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16 Agosto 2026 23:49

Il difensore di Lavitola: “Anche Ranucci aveva chiesto di aumentare la scorta”

Lo sostiene l’avvocato Sergio Cola preannunciando che “tutto questo confluirà in una memoria difensiva che verrà depositata contestualmente alla richiesta di Riesame”

“Dagli atti risulterebbe che lo stesso Ranucci aveva chiesto di aumentare la scorta prima dell’attentato”. Ad affermarlo l’avvocato Sergio Cola, difensore di Valter Lavitola, che aggiunge come “tutto questo confluirà in una memoria difensiva che verrà depositata contestualmente alla richiesta di Riesame”. La difesa di Lavitola, come anticipato dall’agenzia Adnkronos nei giorni scorsi, infatti a inizio settimana depositerà la richiesta di ricorso al Tribunale del Riesame sia per quanto riguarda le esigenze cautelari sia per l’aggravante del metodo mafioso contestata e l’udienza potrebbe essere fissata tra fine agosto e gli inizi di settembre.

Secondo il legale, inoltre, alcune dichiarazioni degli stessi coindagati nell’inchiesta, indicati come gli esecutori materiali dell’attentato, andrebbero nella direzione di ridimensionare l’effettiva volontà di colpire il giornalista. “Loro non avevano alcuna intenzione di far male a Ranucci, lo si vede dalle modalità dell’attentato”. La difesa contesta anche l’ipotesi di un eventuale livello ulteriore nella vicenda. Alla domanda sull’esistenza di un “terzo livello”, l’avvocato Cola afferma: “congetture ed aggiunge: “E’ intuibile che dopo l’attentato Ranucci avesse capito chi fosse il mandante”. Ma non spiega come mai Ranucci avesse capito ma non lo avrebbe mai riferito agli inquirenti. Non si può tralasciare la circostanza imbarazzante notizia che Ranucci appreso che Lavitola fosse indagato, emersa il 7 luglio, aveva reagito dicendo che era “un suo caro amico e non avrebbe mai fatto una cosa del genere”.

Dopo la confessione resa mercoledì scorso davanti al Gip Lavitola ha ammesso di essere stato il mandante dell’attentato nell’ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci conduttore del programma Rai “Report“, sostenendo di averlo fatto per fargli innalzare il livello di protezione, i suoi difensori stanno valutando di farlo risentire dal pm., in quanto non è bastata la confessione di Valter Lavitola alla Gip Iole Moricca che con un’ordinanza ha confermato la detenzione in carcere per l’ex editore faccendiere pluripregiudicato ritenendo sussistenti il rischio di inquinamento probatorio e il pericolo di fuga. Le dichiarazioni rese da Lavitola sono state valutate dal giudice “fumose, assolutamente generiche e prive qualsivoglia indicazione concreta suscettibile di riscontro”.

La vicinanza di Ranucci con Lavitola, e i dettagli e le conferme sul loro rapporto emerse da alcune intercettazioni e dai racconti dello stesso Ranucci, hanno attirato moltissime critiche al giornalista: a partire dalla disinvoltura con cui condivideva informazioni con Lavitola, e in generale per l’opportunità che un giornalista d’inchiesta come lui avesse una tale assiduità con una sua “fonte” (è stato il conduttore di Report stesso a definire così Lavitola). Questo anche perché Lavitola gode di una pessima reputazione, essendo stato coinvolto in diversi scandali della politica italiana degli ultimi vent’anni, e avendo subito due condanne definitive scontate in carcere.

Dopo l’arresto di Lavitola l’11 agosto, Ranucci non ha più parlato pubblicamente se non attraverso il suo avvocato, che poi ha definito la confessione di Lavitola «un delirante teatro della follia». Teatro del quale Ranucci era attore co-protagonista . In questi giorni il Comitato etico della Rai sta concludendo un’indagine interna analizzando chat, mail e audio recuperati dai dispositivi di Lavitola per capire se contengano prove di violazioni da parte di Ranucci alle norme di comportamento e tutela dell’immagine dell’azienda, a cui tutti i dipendenti sono tenuti. Sono presenti infatti per esempio intercettazioni che mostrano come Ranucci condividesse con Lavitola comunicazioni interne all’azienda.

La settimana entrante verrà depositata una richiesta di interrogatorio davanti al pm anche da parte dei difensori dei quattro arrestati lo scorso 30 giugno con l’accusa di essere gli esecutori materiali dell’attentato. Finora i tre uomini, detenuti in carcere, e la donna, ai domiciliari, sia nell’interrogatorio di garanzia che in quello davanti al pubblico ministero titolare dell’inchiesta si erano avvalsi della facoltà di non rispondere rendendo solo dichiarazione spontanee.

Ora i quattro accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso, sono pronti a tornare davanti agli inquirenti questa volta per rispondere alle domande. Un passaggio che arriva dopo la confessione di Lavitola che nella sua confessione aveva sostenuto anche di aver immaginato l’attenato con modalità diverse: non una bomba ma una serie, quattro o cinque, di colpi di pistola dimostrativi da esplodere contro il muro dell’abitazione di Ranucci.

Tra gli elementi emersi nell’inchiesta c’è anche il progetto politico di Lavitola per Ranucci, con l’idea di una candidatura e la realizzazione di sondaggi sulle sue potenzialità elettorali. Stefano Cappellini direttore pro-tempore del quotidiano La Repubblica , presente nell’ordinanza, ha spiegato di aver parlato con Lavitola di un possibile sondaggio, scoprendo solo in seguito che il nome al centro del progetto era quello di Ranucci. La sua valutazione fu netta: “Per me è una follia. Non ha chance di decollare”. Cappellini, secondo quanto riportato in un lungo articolo, avrebbe quindi deciso di non pubblicare nulla. Lavitola avrebbe escluso che questo progetto fosse il movente dell’attentato.

Dai loro scambi emergono alcune circostanze sicuramente significative: la prima è che Ranucci era perfettamente a conoscenza del sondaggio, e aveva anche segnalato a Lavitoladue punti da correggere o integrare”, come risulta in un messaggio inoltrato da Lavitola a Cappellini. La seconda è che dopo aver scoperto di essere indagato, Lavitola aveva scritto a Cappellini un messaggio piuttosto equivocabile: “Spero molto che l’aver intrattenuto rapporti con me non ti venga a pregiudicare, anche se dato il tuo spessore mi sembrerebbe difficile, a meno che non decidessi di chiedermi di fare un attentato anche a te“.

Le reazioni politiche

Da Fratelli d’Italia a Forza Italia, la maggioranza accusa Ranucci e il programma Report . “È Report che va cambiato, non il conduttore…” Dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, arriva non certo una difesa di Ranucci, ma una critica a quello che viene definito il “metodo Report: “Già prima la credibilità di Report era vicina allo zero”, accusa ancora La Russa. Del resto, la vicenda dell’attentato al giornalista, che vede da lunedì ristretto in carcere come “mandante-reo-confesso” il faccendiere e ristoratore Valter Lavitola, amico di Sigfrido Ranucci, ha fornito al centrodestra più di un motivo per tornare all’attacco del programma e del suo conduttore.

“Il caso Ranucci-Lavitola, con le sue zone d’ombra, svela l’inciviltà del metodo Report, un processo mediatico che costruisce mostri e li sbatte in TV e non riconosce mai i propri errori”, dichiara il deputato Enrico Costa capogruppo di Forza Italia alla Camera, .

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