Provincia di Taranto: le inutili polemiche sulla nomina di Dilonardo a dirigente del settore Ambiente

Dopo la nomina effettuata dall’attuale presidente della Provincia di Taranto, Martino Tamburrano , che è anche sindaco di Massafra, dell’ingegner Martino Dilonardo a nuovo dirigente del Settore Ambiente, si sono scatenate le solite proteste “pompate” ad arte dagli esclusi o da chi avrebbe voluto nominare invece qualche “amico”

Dilonardo, 62 anni, è peraltro già dirigente di I fascia della Provincia di Taranto, ed era a capo del settore Manutenzione immobili ed impianti. quindi sicuramente non è nè uno sprovveduto, nè è stato catapultato-assunto dall’ esterno, e peraltro la sua nomina peraltro è a tempo determinato,  ricevendo dal presidente la delega che sino a pochi giorni prima in assenza di un dirigente di ruolo   era stata affidata pro-tempore all’architetto Roberto Di Giacinto in quanto l’l’ultimo dirigente di ruolo, cioè l’ingegner Ignazio Morrone, era andato in pensione da qualche anno. Non venendo mai sostituito con un bando. Ma nessuno disse nulla…

Alla Provincia di Taranto attualmente manca peraltro la  copertura economica finanziaria per fare un bando per individuare ed assumere un nuovo dirigente a tempo indeterminato e quindi il presidente Tamburrano è stato di fatto pressochè costretto a reperire all’interno dell’ Amministrazione Provinciale una risorsa interna fra gli attuali sette dirigenti di ruolo presenti.

Negli ultimi anni, la dirigenza del settore Ambiente della Provincia di Taranto è sempre stato una poltrona “bollente”. Un ex commissario della Provincia Mario Tafaro aveva dichiarato attraverso un’intervista al Quotidiano di aver ricevuto pressioni per la nomina relativa proprio alla dirigenza del settore Ambiente. Resta da chiedersi: ma Tafaro ha mai denunciato alla Procura della Repubblica le pressioni ricevute, fatto i nomi di chi faceva le pressioni, ed in favore di chi erano ? Non ci risulta, così come non ci risulta che il giornalista dl Quotidiano glieli abbia chiesti.Chissà perchè…

Nell’articolo del quotidiano salentino, ci si dimentica di raccontare che colui il quale si autodefiniva come il grande accusatore di “Ambiente Svenduto“, cioè Luigi Romandini, è stato successivamente condannato ed interdetto dai pubblici uffici, ed attualmente sospeso anche dallo stipendio, dalla Provincia di Taranto

Il quotidiano salentino, di proprietà del noto imprenditore Francesco Caltagirone (proprietario della Vianini, della Cementir, ecc. nonchè dei quotidiani IL MESSAGGERO (Lazio, Umbria e Molise), IL MATTINO (Campania), IL GAZZETTINO (Veneto), CORRIERE ADRIATICO (Marche) e NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA (Brindisi, Taranto, Lecce) prima di ergersi a “paladino” del conflitto di interessi e di fare supposizioni collegate alla parentela del Dilonardo con il figlio che è socio di Antonio Albanese, (che non è un reato !)  farebbe bene a verificare le condizioni ambientali ed occupazionali della Cementir di Taranto, o magari spulciare le “collezioni” del quotidiano romano IL MESSAGGERO e leggere quante ingerenze vengono fatte da Caltagirone per le nomine nelle società pubbliche della Capitale, o in quelle di cui è persino importante socio di minoranza, come ad esempio l’ ACEA di Roma (leggi QUI) . Anche perchè di  appalti  Caltagirone ne prende molti anche da queste parti in Puglia…..

Schermata 2015-01-18 alle 08.54.12Ricordare che Antonio Albanese,  l’imprenditore massafrese ( socio del Gruppo Marcegaglia) “ha chiesto alla Provincia il raddoppio della seconda linea della centrale termoelettrica di Massafra mediante incenerimento di combustibili da rifiuti e biomasse. Si tratta di un investimento da 50 milioni di euro” significa alimentare volgari sospetti. C’è una bella differenza fra “investire” (cioè tirare fuori i soldi di tasca propria)  e farsi foraggiare da appalti pubblici in cui il Gruppo Caltagirone ha una discreta eperienza…

Restiamo in attesa di leggere sul Quotidiano una bella approfondita inchiesta sulla Cementir di Taranto….

 




L’ Audio dell’ audizione sull’ ILVA alla commissione Industria del Senato. Parlano Vendola, Stefàno, Tamburrano e Prete

Nichi Vendola il  governatore della Regione Puglia , dopo la sua sua audizione odierna dinnanzi alla Commissione Industria del Senato della Repubblica, si è soffermato dichiarando che “sono perplesso che si consenta al commissario di operare al di fuori delle leggi e delle possibili responsabilità penali. Secondo me è  una norma pericolosa e superflua ” aggiungendo che  “i sistemi corruttivi si sono ubriacati“, dimenticando che al momento  è lui ad essere sotto processo nella famosa inchiesta “Ambiente Svenduto” avviata dalla Procura della Repubblica di Taranto. Il governatore uscente della Regione Puglia ha parlato di “elementi di incostituzionalità della norma” spiegando che la Regione Puglia è impossibilitata ad impugnare il provvedimento perché non tocca nulla che abbia competenza regionale.

Vi proponiamo l’audio integrale dell’ intera audizione in cui sono stati ascoltati oltre a Vendola anche il suo “ex” alleato Ippazio Stefàno, sindaco di Taranto, passato con amici e voti alla corte del segretario regionale del Pd Michele Emiliano, quella del Presidente della Provincia di Taranto, Martino Tamburrano, e del presidente dell’Autorità portuale di Taranto Sergio Prete.

Per ascoltare cliccate qui.

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La lettera a Renzi per un accordo quadro sulla “questione Taranto”

Schermata 2014-12-12 alle 03.55.43Questa la lettera inviata dai vertici tarantini al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi

 

 Al Sig.Presidente del Consiglio  dei Ministri

           Dott. Matteo Renzi

            Palazzo Chigi – ROMA

 

 “Gentile Presidente,

la Città di Taranto, per la presenza del più grande stabilimento siderurgico d’Europa e di una realtà portuale considerata strategica a livello nazionale ed europeo, è al centro dell’attenzione del Suo Governo che si accinge a varare, nelle prossime ore, un Decreto Legge sulle azioni da adottarsi proprio in favore dello stabilimento ILVA per un futuro certo di rispetto dell’ambiente, della salute e del lavoro.


In questi ultimi anni è stata posta con forza la “Questione Taranto” nella sua complessità, portandola alla ribalta non solo governativa ma finanche coinvolgendo il Parlamento Europeo. Abbiamo registrato con favore i Suoi costanti richiami all’importanza strategica, per il nostro sistema Paese, della realtà produttiva del territorio tarantino.

 Ed è proprio in questo solco di riconoscimento governativo che oggi, come Istituzioni locali, forze sociali, economiche, produttive e sindacali, avvertiamo l’ineludibile esigenza di richiedere e sollecitare, con grande fermezza, forti della coesione sociale, pur se caratterizzata talvolta da divergenze di posizione, che da parte del Suo Governo vi sia un concreto rilancio delle azioni positive in favore di questo territorio.

 Iniziative governative che puntino con risolutiva decisione sull’ambientalizzazione dell’acciaieria Ilva, sulla riqualificazione dello stabilimento, sul rilancio del porto, sul mantenimento dei livelli occupazionali, sulla qualità della vita e dell’ambiente, quali fattori portanti per il futuro del nostro territorio, ma anche di sostegno e rilancio del Pil nazionale.


Schermata 2014-12-12 alle 03.55.57In questo contesto è avvertita l’esigenza di una inversione dei termini del rapporto che l’ILVA ha con la Città, facendola ritornare parte di essa, ossia di risorsa per l’intero territorio ionico in termini di occupazione, di innovazione e di modello europeo e mondiale di siderurgia davvero eco-compatibile.

 Proponiamo, quindi, nell’azione incisiva che si chiede al Governo di approvare un Accordo Quadro che comprenda nella sua totalità e complessità, le risoluzioni a tutti i problemi che sta vivendo il territorio ionico, valorizzando le reali potenzialità della nostra realtà quali: l’infrastruttura portuale, retroportuale ed aereoportuale , il polo industriale, il recupero e la valorizzazione della Città Vecchia, la cantieristica dell’Arsenale Militare, la valorizzazione dei beni archeologici, il potenziamento dell’offerta universitaria ai giovani, il tutto in un’ottica di crescita socio-economica e di creazione di nuovi posti di lavoro, in grado di fronteggiare la sempre più crescente fascia di inoccupati: insomma, una sfida per il Governo che, grazie al suo Presidente, potrà ed auspicabilmente saprà trasformare una sofferenza in una opportunità. In definitiva, un esempio di buon governo per la Nazione e per l’intera Europa.”

 Taranto, lì 11.12.2014

Il Sindaco – Dr.Ippazio Stefàno

Il Presidente della Provincia – Dott.Martino Tamburrano

Il Presidente dell’Autorità Portuale – Avv.Sergio Prete

(p.s. hanno aderito alla presente missiva i seguenti organismi territoriali:Camera di Commercio;Confindustria;Confcommercio;Confartigianato;OO.SS.Confederali Territoriali CGIL-CISL-UIL e UGL)




Solidarietà a chi? L’apparente risoluzione della vertenza Isola Verde

di Gaetano De Monte

Il legislatore li ha definiti contratti difensivi, di solidarietà. Tecnicamente sono accordi, stipulati tra le aziende e le rappresentanze sindacali che hanno come oggetto la diminuzione dell’orario di lavoro. Espedienti, i quali, di solito servono per risolvere situazioni di crisi industriali complesse, vedi la vicenda ILVA. A cui la politica, negli ultimi anni, vi ha dovuto fare ricorso, (a tali ammortizzatori sociali) nei campi più svariati: dalla meccanica, all’editoria, alla logistica, ogni volta che si sono dovuti scongiurare dei licenziamenti collettivi. E’accaduto anche venerdì sera, quando il consiglio provinciale di Taranto ha accolto, all’unanimità, un documento congiunto delle rappresentanze sindacali Cgil-Cisl-Uil relativo alla vertenza di licenziamento collettivo della società partecipata “Taranto isola verde”.

Scongiurando, di fatto, i 134 esuberi di personale previsti dal piano industriale 2014 presentato dal commissario liquidatore Francesco Zingariello. Peggiorando, però, in pratica, le condizioni economiche di tutti i dipendenti che hanno visto così come possibile soluzione alla vertenza il decurtarsi dello stipendio, già risicato, ( si trattava già di contratti part-time) del cinquanta per cento. Tant’è. In realtà, si tratta di una risoluzione obbligata alla vicenda, quella dei contratti di solidarietà: una soluzione fortemente voluta anche dal neo Presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano che se ne è fatto portavoce. Dopo aver ereditato dalla precedente gestione dell’Ente, bisogna dirlo, una situazione disastrosa dal punto di vista finanziario, e non solo. E così, il nuovo consiglio provinciale è stato chiamato a mettere una “toppa” a dieci anni di mal gestione della società partecipata, evidentemente.

Del “carrozzone” – come è stato definito – a capitale misto pubblico privato, creato a dicembre 2004 tra la Provincia e la spa del Ministero Italia lavoro, ora rimane una procedura di liquidazione tuttora in corso, e quasi due milioni di debiti accumulati, secondo quanto riconosce l’ultima relazione finanziaria predisposta dal commissario liquidatore. E soprattutto duecentosessanta dipendenti, impiegati nella pulizia e nella manutenzione degli immobili provinciali e di altri enti pubblici che esplichino la loro attività nel territorio della Provincia di Taranto, nella manutenzione e pulizia delle strade, della pubblica illuminazione, di alcuni servizi relativi all’ igiene ambientale e nella gestione degli archivi informatici. A loro, nella migliore delle ipotesi, se verrà rinnovato l’accordo di solidarietà tra società, sindacati, ente pubblico e scaduto il 20 ottobre, saranno riconosciuti salari da 450 euro lordi.

E’ bastato l’annuncio dato in aula dal Presidente Tamburrano: “dello stop ai licenziamenti, della volontà da parte della nuova giunta provinciale di rinnovare le convenzioni in scadenza e di concedere in capo alla stessa società isola verde altre competenze in merito alla difesa del suolo”, per placare parzialmente una situazione che rischiava di diventare esplosiva. Lo testimoniano gli incontri frenetici che ci sono stati tra parti sociali ed istituzioni locali negli ultimi venti giorni, ben cinque. Lo dimostravano i volti di quei lavoratori e di quelle lavoratrici che venerdì sera hanno atteso la deliberazione del consiglio provinciale. In religioso silenzio, con gli sguardi vuoti e le facce spente, in attesa, impotenti, di fronte alle decisioni che riguardano le loro stesse vite. Molti di quei dipendenti, verso sera, all’uscita dal palazzo di Via Anfiteatro, non trattengono la propria rabbia. La urlano in faccia ad alcuni consiglieri provinciali di Forza Italia, a Michele Franzoso, in particolare. La rabbia di chi è impiegato in lavori pericolosi ed usuranti, come lo è la manutenzione delle strade, ad esempio.

Ricordano due loro colleghi che hanno perso la vita nell’ultimo anno investiti sul posto di lavoro. Ti dicono che non sanno come mandare avanti le famiglie con appena cinquecento euro al mese. E che “invece di tagliare il capitale sociale si dovrebbero fare i tagli agli affidamenti a ditte esterne, che si occupano, in alcuni casi, degli stessi settori di competenza della società isola verde”. Lamentano l’incompetenza e l’atteggiamento truffaldino dimostrato da una parte della classe politica tarantina che avrebbe gestito, in alcuni casi imposto le assunzioni nella società isola verde in maniera clientelare. Creando sprechi, debiti e diseconomie. Che sono ricaduti infine sulla pelle dei lavoratori, a cui non rimane che ricevere “solidarietà”! O contratti difensivi. L’impressione, comunque è che la vertenza Isola verde solo apparentemente vada verso la sua risoluzione; in realtà sembra piuttosto anch’essa facente parte di quella situazione sociale ed occupazionale, tarantina, pronta ad esplodere, continuamente.

 




Altro giro, altra corsa. Rimpasto in giunta al Comune di Taranto

Dopo due anni e mezzo ancora una volta l’amministrazione comunale di Taranto retta da Ippazio Stefàno si appresta oggi a cambiare i suoi assessori . Dopo  una breve riunione di circa mezz’ora con la maggioranza che governa palazzo di città il sindaco di Taranto  ha deciso che è il caso di cambiare ed accogliendo la richiesta del Partito Democratico intende azzerare la giunta e le commissioni consiliari. Tutto questo accadrà oggi subito dopo il Consiglio comunale iniziato questa mattina alle 10.

All’incontro con i rappresentanti dei partiti di maggioranza di ieri pomeriggio a cui erano presenti il capogruppo Gianni Azzaro e Mimmo Cotugno per il Pd, Giovanni Cataldino e Gina Lupo per Realtà Italia, il capogruppo Cosimo Gigante e Di Giovanni per il Psi,  Salvatore Brisci  capogruppo dell’Udc ed Ernesto D’Eri capogruppo dell’ Idv, ha preso parte anche il consigliere comunale Giovanni Guttagliere componente del gruppo consiliare del Nuovo Centro Destra (insieme ai consiglieri  Giuseppina Castellaneta e Rosa Perelli ), al quale il il sindaco ha detto in maniera molto chiara ed esplicita di non volerli in maggioranza. Il consigliere Guttagliere , prima che il Sindaco adottasse dei provvedimenti, ha quindi  autonomamente deciso di dimettersi da presidente della commissione Assetto del territorio. La stessa decisione che 24 ore prima aveva adottato anche il consigliere comunale Filippo Illiano (Realtà Italia),  che si è dimesso da presidente della commissione Attività produttive  all’indomani dell’elezione a consigliere provinciale ed a seguito delle deleghe ricevute dal presidente della Provincia di Taranto, Martino Tamburrano.

Oggi, quindi, per qualcuno  potrebbe essere l’ultimo giorno in aula da assessore. Il Sindaco sta ragionando   sull’opportunità di valutare se per i due assessori di Sds, Francesco Cosa e Scasciamacchia, ricorrano le condizioni per restare in giunta con l’appoggio in Consiglio dei soli Spalluto e Nistrila , così come in forte dubbio è la permanenza nell’esecutivo dell’assessore Cisberto Zaccheo passato dagli “amici” di Stefàno nel PSI. Anche perchè Realtà Italia, che ha tre consiglieri, ma di fatto non è rappresentato in giunta.

Nella riunione di maggioranza è stato contestato politicamente al sindaco la mancanza di capacità politiche e gestionali di alcuni assessori “esterni”,  per una manifesta incapacità nel rendere noto il proprio lavoro all’opinione pubblica. Come ha già dichiarato il sindaco,  l’Udc,  avrà l’assessore ma dovrà essere una donna e nelle ultime ore il partito di Cesa e Casini sta vagliando ed analizzando i nomi da proporre al primo cittadino. Nel frattempo il Pd fa da “osservatore” pur non ritenendosi soddisfatto in quanto la presidenza del Consiglio Comunale sinora retta dal democratico Bitetti è ben poca cosa in prospettiva di probabili, imminenti, competizioni elettorali, sopratutto in considerazione se la segreteria nazionale del Pd non lo mettesse nelle condizioni di accettare nuovamente le deleghe alla Provincia di Taranto. Ed al Pd  non va più giù di avere soltanto due assessori in giunta (come l’ Sds) pur vantando cinque consiglieri comunali (e voti in consiglio)  in più.

L’ennesimo teatrino politico mentre la città di Taranto affonda sempre di più nell’immobilismo




Il neopresidente Tamburrano assegna i primi incarichi alla Provincia di Taranto

Nella giornata di ieri il sindaco di Massafra, Martino Tamburrano nuovo Presidente della Provincia di Taranto,  dopo la nomina a vicepresidente di Gianni Azzaro del Pd. ha provveduto a nominare la nuova giunta provinciale: Pietro Bitetti (Pd) avrà le deleghe al Bilancio, Pubblica Istruzione ed Edilizia, ; Filippo Illiano (Realtà Italia )  vicino al sindaco Ippazio Stefàno che fu eletto alle scrose elezioni comunali nella lista Sds vicina al sindaco di Taranto, Ezio Stefano ,si occuperà di Sport, Spettacoli e Politiche sociali; Pino Pulito (Forza Italia) dovrà gestire la Formazione professionale e l’Agricoltura. 

Dopo che il segretario regionale del Pd, Michele Emiliano, aveva invitato alle dimissioni ai consiglieri del centrosinistra che avevano votato il candidato del centrodestra Tamburrano preferendolo al candidato del centrosinistra Gianfranco Lopane , oggi è stata la volta della sconfessione pubblica di Domenico De Santis responsabile enti locali per il Pd pugliese,  il quale aveva intimato ai democratici eletti nel consiglio provinciale tarantino neoeletto,  di accettare incarichi dal presidente della Provincia di Taranto. Ma sia l’invito di Emiliano che l’ “indicazione”  di De Santis sono stati letteralmente ignorati. E non solo. La segreteria provinciale del Pd di Taranto, rivendicando la propria autonomia, ha persino elaborato un documento in cui viene confermato il percorso avviato di “larghe intese”  dicendo di no e rifiutando  “settarismi e ideologismi”.




La Provincia di Taranto produce “stracci” e lamenti pre-primarie nel centrosinistra

 “The day after” (il giorno dopo)  il voto delle elezioni provinciali di Taranto, genere un tutti contro tutti nel centrosinistra che si appresta a celebrare le proprie elezioni primarie per scegliere il candidato Governatore del Pd alla guida della Regione Puglia. Chiaramente quale migliore strumentalizzazione, l’avvenuta elezione a presidente della Provincia di Taranto  il sindaco di Massafra Martino Tamburrano, (Forza Italia) che è stato eletto anche con i voti del centrosinistra, sconfessando la debole candidatura di Gianfranco Lopane, sindaco di Laterza.

Dopo gli attacchi alla componente “renziana” del Pd di Taranto coalizzato intorno all’ On.Michele Pelillo adesso  in molti attribuiscono strumentalmente cui responsabilità più o meno direttamente, al segretario regionale Michele Emiliano. Il quale cerca di difendersi promettendo un repulisti a livello locale tarantino. Piccolo particolare: non ha i poteri statutari. «Io ho mantenuto un indirizzo politico chiaro. Pur sapendo che sarebbe stata durissima per Lopane. Ho fatto una battaglia di principio. Senza tener conto di essere nel pieno di una battaglia per le primarie» dice l’ex-sindaco di Bari –  facendo i conti senza l’oste: vice presidente della Provincia di Taranto sarà Gianni Azzaro, capogruppo del Pd nel consiglio comunale di Taranto , come ha annuncia lo stesso neo-presidente Tamburrano .

CdG Pd sottoventoAd approfittare di questa situazione, sono guarda caso proprio i “rivali” di Emiliano nelle primarie del centrosinista.  A Michele Emiliano, segretario regionale del Pd, va la responsabilità di quello che è accaduto ieri a Taranto. Un pezzo degli amministratori del partito, da lui guidato, che votano per il candidato di Forza Italia a discapito di quello del Pd, è una pagina opaca di brutta politica, uno scivolamento verso un passato che non vuole passare”  dice Guglielmo Minervini, candidato alle primarie contro Emiliano, che fa la voce grossa.

Se – prosegue – questo è un tentativo per riportare il Pd pugliese al 15% e per perdere non solo la credibilità, ma anche le prossime regionali, il segretario regionale ha imboccato la strada giusta. Siamo davanti a un inciucio di dimensioni massicce e organizzate, che mostra dove conduce la linea di allegro trasversalismo praticato da Emiliano e rivela il modo con cui lui intende la politica: un partito che fa accordi sottobanco mentre silura i suoi migliori amministratori. E siamo solo ai titoli di testa: non vogliamo immaginare cosa potrebbe accadere nelle prossime settimane tra primarie ed elezioni regionali. Magari non ci stupiremmo di assistere a pezzi del centrodestra, altrettanto organizzato, in fila ai nostri gazebo per rendere la cortesia”.

E secondo voi poteva mancare l’altro candidato-avversario di Emiliano, cioè il senatore di Sel (ex UdC) Dario Stefàno ? Quest’ultimo pur non essendo iscritto al Pd, cerca di attrarre la minoranza interna al Pd jonico ed attacca. “Il voto delle provinciali a Taranto sembra l’esito di ambiguità che incautamente sono state alimentate in queste settimane. Quelle, per capirci, richiamate appena qualche giorno fa da Antonio Polito in un editoriale pubblicato sulla prima pagina del Corriere della Sera. Spesso – scrive Politoqueste alleanze scatenano lotte interne ai partiti, come è accaduto in Puglia, dove Emiliano ha dovuto sconfessare l’intesa raggiunta dal Pd con i berlusconiani a Taranto e Brindisi, per non compromettere le sue primarie alla Regione’. Oggi, la domanda che tutti si pongono è semplice: è accaduto quello che era nelle intenzioni sin dall’inizio, nonostante smentite pubbliche, o siamo chiamati a commentare un’elezione sfuggita totalmente dalle mani delle segreterie politiche? Il voto di Taranto è un atto di sfiducia nei confronti del segretario regionale del Pd, una lotta interna a quel partito che i dirigenti di quel partito devono risolvere, o il compimento di un’intesa che solo a parole è stata smentita, cioè siamo di fronte a una lotta interna alla coalizione, che deve essere affrontata da tutti noi per non compromettere irresponsabilmente le Primarie prima e le elezioni regionali poi?

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Gli stracci fra Sel e Pd. La Provincia di Taranto ? Macchè vogliano solo fare il Governatore !

A muovere le accuse anche Michele Losappio, capogruppo di Sel in Regione, apertamente, diffida  delle rassicurazioni degli “alleati” Pd. “Non ci convinceranno mai gli autorevoli esponenti del Pd che l’elezione di un importante rappresentante di Forza Italia a presidente della Provincia di Taranto sia solo un fatto tecnico, connesso alle particolari procedure del nuovo sistema elettorale”. La colpa, per Sel, è di Emiliano. “Evidentemente il segretario regionale è troppo impegnato come candidato alle primarie per dedicarsi ad evitare un simile sfregio al centrosinistra pugliese”.

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Non una sola parola sul coinvolgimento dell’ (ex) on. Ludovico Vico nell’inchiesta “Ambiente Svenduto , in cui compaiono le telefonate del Governatore uscente Nichi Vendola leader di Sel, (vedi – ed ascolta qui – le intercettazioni pubblicate nella sezione inchieste del quotidiano La Repubblica ed il settimanale L’ Espresso ) . Non una sola parola sulla fuoriuscita del sindaco di Taranto dalle file di Sel al “gruppetto dei fuoriusciti” messo in piedi da Michele Emiliano. L’ultimo degli aderenti al correntone “pro-Emiliano” cioè il sindaco tarantino Ippazio Stefàno,   sa molto bene che senza i suoi voti personali, il centrosinistra a Taranto non ha i numeri , ed allora Stefàno lancia la sua sfida: “Ho pronte le dimissioni. Se qualcuno della maggioranza me lo chiedesse sono pronto ad una verifica politica. Entro 20 giorni da tale richiesta deciderei se andare o meno a casa”. Ridicola la pagliacciata politica messa in atto da due consiglieri del PD (Cotugno e Brunetti) che hanno preso in maniera esibionistica le distanze dai loro colleghi di partito scegliendo di sedersi in una posizione defilata.  

LE MINACCE DI EMILIANO: “PRENDEREMO PROVVEDIMENTI” – Emiliano contrattacca. “Noi non abbiamo vinto le elezioni, ma abbiamo aggregato una grande massa di persone che conoscono bene fatti e circostanze degli accordi politici che sono dietro l’elezione di Tamburrano, ed io sono contento di aver condotto questa battaglia di principi e di valori e di essere a capo dell’energia pulita di Taranto. Chi dice il contrario oggi mente sapendo di mentire. I tarantini e gli esponenti del Pd sanno che ho tentato in tutti i modi di contrastare l’elezione di Tamburrano. Chi afferma il contrario, non potendo dimostrarlo, mi chieda scusa. Quello che è accaduto a Taranto è grave: la direzione del Pd, che convocheremo al più presto, a valutare le condotte dei consiglieri che hanno sostenuto Tamburrano e ad adottare i provvedimenti conseguenti».

Ma alla fine di questo squallido patetico circo equestre, non una sola parola, iniziativa, progettualità sulla crisi economica della provincia jonica, economicamente dipendente dall’indotto siderurgico (ILVA), da quello petrolifero (ENI) ed industriale (Cementir). Non una sola parola sulla tentata strumentalizzazione  degli “amici di Vendola” della pineta Cimino ove si chiede una variante al piano regolatore, per costruite case, che nessuno ha a Taranto i soldi per comprare ?   Non una sola parola sul risanamento della città vecchia di Taranto, ove ha sede la segreteria dell’ assessore (nominato) regionale Fabrizio Nardoni , ma non c’è una sola farmacia e guardia medica !

Se questo è il Pd ed il centrosinistra di Puglia ora capiamo perchè questa regione ed alcune città come Taranto non contano nulla nel panorama della politica nazionale. Ora capiamo come mai Raffaele Fitto ha un consenso così elevato. Ora capiamo come mai questa terra sarà sempre territorio di conquista e sfruttamento della povera gente.




L’analisi del voto e gli eletti alla Provincia di Taranto

Come già previsto , annunciato e confermato, il sindaco di Massafra Martino Tamburrano, di Forza Italia, è il trentesimo presidente della Provincia di Taranto. L’esponente del centrodestra, nonostante svantaggiato dai pronostici del centrosinistra, ha vinto ieri le elezioni col 63,8% dei voti per effetto delle “larghe intese” nazionali, applicate anche a Taranto dai due principali partiti che mantengono in piedi il Governo Renzi, e cioè il PD-Partito Democratico e Forza Italia.  Secondo alcuni il voto provinciale avrebbe di fatto causato una possibile crisi al Comune di Taranto, partendo dal presupposto che 21 consiglieri su 33 dei consiglieri comunali del centrosinistra che governa da circa 10 il comune . Niente di più impossibile, considerando che proprio pochi mesi fa la giunta comunale guidata da Ippazio Stefàno, aveva subito un folto rimpasto e riequilibrio, e che nessuno avrebbe la forza di governare la città senza i voti della maggioranza del Pd jonico.

Le “larghe intese”, che la minoranza interna del Pd di Taranto aveva cercato di neutralizzare attraverso un “cavallo di Troja” cioè Ippazio Stefàno, il quale come ben noto si è staccato ed allontanato definitivamente da Vendola e Sel, appoggiando pubblicamente la candidatura di Michele Emiliano a Governatore della Regione Puglia, in vista delle prossime elezioni previste per la primavera 2015,  attraverso un’apposita direzione regionale del Pd, che però anche per statuto interno aveva solo valore di indirizzo politico, in quanto le decisioni vengono adottate dai direttivi provinciali. Ed infatti “larghe intese”, sono state però rispettate da chi le aveva concordate. Ha funzionato quindi, l’accordo raggiunto dal senatore Michele Pelillo (Pd) e dall’ on. Gianfranco Chiarelli (Fi), che sono i veri vincitori “politici” di questa sfida elettorale, accanto al neo presidente Martino Tamburrano in netta ascesa all’interno del suo partito.

Tamburrano, 56 anni, funzionario della Regione Puglia in aspettativa, ha ricoperto in passato la carica di  vicepresidente della Provincia di Taranto, dal 2000 al 2004 durante la giunta provinciale guidata da Domenico Rana,  e successivamente consigliere provinciale sino allo scioglimento anticipato. Il sindaco di Massafra ha trionfato con 61.954 voti (ponderati) rispetto ai 35.146 del suo avversario, rimasto bloccato al 36,1%. Oltre un terzo dei voti totali sono stati ottenuti dal candidato di Forza Italia proprio nel Comune di Taranto, governato dal sindaco Ippazio Stefàno alla guida di una coalizione di centrosinistra che ha conquistato a suo tempo la maggioranza al ballottaggio grazie ai consensi e lista personale del sindaco. Nel comune di Taranto, ieri,  ben 21 sulle 33 schede viola votanti, sono state aggiudicate a favore di Tamburrano , e soltanto 12 per Lopane. Ogni voto espresso dai consiglieri eletti nel capoluogo aveva un valore di 1051 punti. La conferma che il  patto di “larghe intese” era stato rispettato, è arrivata dai voti di lista: 43.743 (45,5%) a Forza Italia; 33.641 (35,2%) al Pd; ed il 18.543 (19,3%) all’altra lista di centrosinistra. Il totale dei voti lista avrebbe visto quindi nettamente in vantaggio quelle a sostegno di Lopane che però è rimasto a terra, venendo sconfessato dalla decisione della maggioranza del direttivo provinciale jonico, che ha dimostrato di non gradire le ingerenze di Michele Emiliano.

Il sindaco di Massafra ha ottenuto consensi anche dove alla vigilia elettorale gli uomini di Vendola (Sel) e la minoranza del Pd jonico credeva non potesse ricevere , e cioè nel gruppo dei comuni più grandi dopo Taranto (Martina Franca, Grottaglie, Massafra e Manduria), i cui elettori votavano su una scheda di colore verde. Ed hanno sbagliato. Infatti  su 100 elettori , in 69 hanno votato in favore di Tamburrano nonostante la presenza di amministratori locali di due giunte comunali e mezzo eletti nel centrosinistra, soltanto 29 per Lopane e 2 nulle.

In questo gruppo ogni voto costituiva un valore di 251 punti. Nella fascia di Ginosa, Castellaneta, Sava, Mottola, Palagiano, San Giorgio Jonico, Laterza, Statte, Crispiano, Pulsano e Lizzano (scheda rossa), su 186 elettori, il sindaco di Massafra, Tamburrano ha conquistato 107 voti, il suo avversario Lopane soltanto 78 voti, una sola scheda senza voto, cioè bianca: ogni voto di questo raggruppamento portava in dote un controvalore di 156 punti.

Nella fascia di San Marzano di San Giuseppe, Palagianello, Avetrana, Carosino, Monteiasi, Maruggio e Fragagnano (scheda grigia), Tamburrano ha conquistato 51 voti e Lopane 40, sul totale di  su 91 elettori, ed  ogni voto  aveva quindi un controvalore di 90.

Nella fascia elettorale dalla scheda arancione,  cioè quella di Torricella, Montemesola e Faggiano , su 43 elettori, Lopane a sorpresa  ha ottenuto 23 voti, mentre Tamburrano solo 19, una bianca: ognuno di questi voti aveva un controvalore di 48 punti. Nell’ ultima fascia (scheda blu) cioè quella di Monteparano e Roccaforzata , i due candidati su 20 elettori  hanno intercettato la metà dei consensi a testa:  per entrambi ogni voto aveva un valore di 37 punti.

Una competizione elettorale questa,  che è stata vissuta soltanto dagli amministratori locali del capoluogo e dei comuni della provincia  cioè da coloro che chiamati al voto e si sono recati in tanti alle urne. A non presentarsi soltanto in diciassette, e fra le schede scrutinate dei votanti c’è stato chi non ha nascosto il proprio disappunto, scrivendo sulla scheda: «Le mezze cose non servono», dichiarazione di voto che chiaramente  è stato dichiarato nullo .

 

 




L’inutile protagonismo di chi farebbe bene a tacere

di Antonello de Gennaro

Come avevamo previsto, Martino Tamburrano vulcanico sindaco di Massafra ed espondente di spicco del centrodestra jonico, è stato eletto presidente della Provincia di Taranto, con un risultato conseguito grazie anche alla stima e sostegno della “maggioranza” interna al Pd jonico. Leggere questa mattina le velenose dichiarazioni di un esponente del Pd, tale Rocco Ressa che dice «in questo deserto in cui è smarrita la classe politica tarantina, al più vomitevole degli accordi di potere. Una parte consistente degli eletti del Partito Democratico ha “venduto” i propri voti alla destra, accontentandosi di occupare posti di potere, tradendo così la fiducia degli elettori, della base e dei sindaci del Pd che invece, giustamente, avevano puntato su Gianfranco Lopane, giovane sindaco di Laterza, come punto di riferimento per ridare senso ad un partito che, da tempo, ha smarrito il proprio orizzonte. Tradire il proprio partito, – prosegue- le proprie idee, i propri compagni di strada, per occupare alcuni posti di potere è un’operazione squallida ed inaccettabile» fa a dir poco sorridere, per voler restare seri e rispettare le opinioni altrui, altrimenti ci sarebbe da piangere dal troppo ridere.

Forse Ressa ha dimenticato che il suo segretario nazionale del Pd, cioè Matteo Renzi, governa il Paese grazie ad un accordo con il leader del centrodestra Silvio Berlusconi, cioè il Presidente del partito in cui milita Martino Tamburrano.  Il punto di vista di Rocco Ressa che dice  «l’accordo è ora evidente: Pelillo ha compiuto la scalata definitiva al potere divenendo il “grande capo”, il “rais” del partito, ormai capace di portarselo a guinzaglio per ogni dove.  Mazzarano ha campo libero alle prossime elezioni regionali, magari con un piccolo aiutino della “destra” massafrese, così giusto per sdebitarsi, mentre qualcun altro fedelissimo della combriccola sarà proposto ad occupare la poltrona di primo cittadino di Taranto e qualcuno occuperà la poltrona di vice presidente della provincia. E così, magicamente, i conti tornano, con buona pace di tutti i cittadini che dalla politica si aspettano soluzione dei problemi e trasparenza».

Ma lo smemorato Ressa dimentica di ricordare che se qualcuno ha svenduto a Taranto le soluzioni dei problemi e la trasparenza, quel qualcuno è stato il Pd di Bersani, che incassava i finanziamenti (dichiarati al Parlamento, come da Legge) dalla famiglia Riva proprietaria ad oggi dell’ ILVA, ed il Pd tarantino che si rifaceva alle posizioni dell’ex-parlamentare Ludovico Vico, cioè colui il quale che venne intercettato mentre parlando dell’ ILVA diceva al telefono “Ora, a questo punto… lì alla Camera dobbiamo fargli uscire il sangue a Della Seta (ambientalista, ex presidente di Legambiente, uno dei pochi ad opporsi ai disastri della fabbrica)”, ed aveva la sfacciataggine di candidarsi alle primarie nel Pd di terra jonica.

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La Gazzetta del Mezzogiorno, questa mattina sul suo sito, nell’edizione di Taranto un pò troppo “politicizzata” racconta dell’incontro casuale avvenuto ieri sera a Massafra fra Vico e Tamburrano, e  scrive:

L’abbraccio forte dei figli lo fa commuovere, Ludovico Vico (Pd) lo spiazza. L’arrivo di Martino Tamburrano, proveniente in auto dalla «sua» Massafra, avviene intorno alle 22. Ha già saputo della vittoria schiacciante che i consiglieri comunali ed i sindaci dei 28 comuni ionici gli hanno tributato. È raggiante. Vede Vico avvicinarsi con passo felpato. La sagome dell’ex deputato è riconoscibile, nonostante l’illuminazione bassa, anche grazie alla nuvola di fumo che lo accompagna. L’esponente del Pd (area Cuperlo) gli tende la mano ed esclama: «Le faccio gli auguri da avversario politico quale sono. Le giungano gli auguri sinceri di chi non l’avrebbe mai votata». Tamburrano scuote lievemente il capo ma non replica” ed il giornalista (fratello di un consigliere comunale di sinistra) Presidente, allora spieghi la sua vittoria? «Il mio approccio post ideologico è stato capito da tutti. Anzi, da quasi tutti».
Chi non l’ha capita? «Chi mi ha fatto gli auguri prima».
Beh, però, è stato corretto. E le ha detto quel che pensa alla luce del sole. Converrà su questo?«Anche chi mi ha votato, nel loro campo, l’ha fatto alla luce del sole. L’ha dichiarato pubblicamente».

Perché si definisce post ideologico? «Forse hanno fatto male a votarmi».
In che senso? «Sono libero. Vado oltre i partiti. Non ho lacci e lacciuoli. Guarderò a tutti i componenti delle tre liste che si sono presentate a queste elezioni».
Si riferisce alla composizione della giunta? Alla nomina del vicepresidente e degli altri due delegati (assessori)? «No, non solo. La mia porta sarà aperta verso tutti senza distinzioni politiche. E poi anche, se non addirittura soprattutto, i consiglieri provinciali potranno partecipare. Anzi dovranno farlo visto che la riforma Delrio non prevede governo ed antigoverno dell’ente».

Quale sarà il suo primo impegno da presidente? «Non so. Dovrò leggere le carte, i documenti».
Partirà da Taranto Isolaverde? «Probabilmente sì. Era e resta una priorità per la mia Amministrazione».

Sta per guidare un ente che ha pochissimi soldi in cassa e che si appresta a tagliare i servizi. Come farà? «I soldi dice? Li troveremo».
Dove? «Li troveremo».
Si aspettava di avere ben ventuno voti a Taranto? Eppure lì c’è, in teoria, una maggioranza di centrosinistra… «Hanno capito che sono andato oltre i partiti e mi hanno votato. Poi hanno apprezzato evidente la mia capacità amministrativa nota da anni»

Nessun giornalista, ricorda le dichiarazioni del sen. Felice Casson, ex-magistrato e componente della commissione etica del Pd rilasciate a Il Fatto Quotidiano, (04/01/2013) dal titolo ” “Gli impresentabili vanno cacciati fuori dalle liste”. All’interno dell’intervista  Casson aggiungeva  “Come partito abbiamo un codice etico inedito. Dobbiamo esaminare i casi dubbi. Le intercettazioni di Vico sull’ ILVA sono impressionanti“.

Così come nessun giornalista di Taranto ricorda quanto scriveva il Corriere della Sera  (15/05/2013) in merito all’inchiesta della magistratura denominata “Ambiente svenduto“. Anche in questo caso lo ricordiamo volentieri noi: “

Una per tutti, a significare i rapporti amicali che intercorrevano tra uomini del gruppo Riva e i politici, la telefonata intercettata tra uno degli arrestati, Archinà, e il deputato Vico. Il parlamentare riferisce di una telefonata avuta con Vendola il quale si complimentava della disponibilità mostrata dal gruppo Ilva ma si lamentava del sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, protagonista in quel periodo di azioni che infastidivano gli industriali: «il sindaco lo vede come un irresponsabile», riferiva Vico. Sempre ad Archinà, l’onorevole Pd ( cioè Vico n.d.a.) riportava il malumore di Vendola per il funzionario dell’assessorato ambiente della Regione, Antonio Antonicelli, responsabile, a suo dire, della permanenza a capo dell’Arpa del presidente Assennato, nemico giurato dei Riva: «Io dovrei ammazzare Antonicelli, è un pazzo scatenato», avrebbe detto Vendola“.

Mi scusi lo sfogo” iniziava così la lettera del defunto patron ILVA Emilio Riva indirizzata al segretario del partito (all’epoca dei fatti)  Pierluigi Bersani. Qualche riga, scritta il 30 settembre 2010, in cui il dirigente chiedeva al politico di “limitare” il collega onorevole Roberto Della Seta, che rompeva le uova nel paniere chiedendo di rivedere il cosiddetto “decreto salva Ilva”. Il senatore  Della Seta premeva sul rimettere mano al  provvedimento che faceva slittare di due anni il termine entro il quale  l’azienda doveva mettersi in regola sul benzo(a)pirene. Una presenza scomoda perfino tra i banchi dello stesso partito, testimoniata da una intercettazione (quella riportata dal Fatto Quotidiano) che vedeva protagonista il parlamentare Ludovico Vico. L’uomo, al telefono con uno dei dirigenti tarantini, commenta: “Ora a questo punto, lì alla Camera, dobbiamo far uscire il sangue a Della Seta

Fu emblematica la risposta dell’ on. Della Seta nei confronti di Vico Non ho il piacere di conoscere questo collega. Certamente questa frase credo lo rappresenti bene (ironia)”.  Ed aggiunse “Lei crede che il Pd sia stato attento all’Iva o non ha fatto abbastanza? Il partito esiste dal 2008. Io credo che sia la politica che sia la sinistra italiana hanno fatto davvero poco. E credo che abbia fatto anche poco il sindacato. Quando già gli ambientalisti lanciavano allarmi” . Un ulteriore commento? “Io credo che la cosa che si deve chiedere adesso è un atteggiamento del governo più attivo. Se c’è una grande emergenza a Taranto io penso che il governo e i ministri devono essere fisicamente presenti in città. Ormai, se questa vicenda può trovare una parziale soluzione ci vuole un intervento forte e  deciso del governo attuale”.

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ascolta qui

Ma tutto questo i quotidiani tarantini ed i vari siti internet, non lo raccontano. Chissà perchè ? Forse carenza di mezzi e fondi ? O forse per rapporti di vicinanza politica con chi strepita non riuscendo ad influire più nelle vicende politiche tarantine. Si rischia di dare ragione a Corrado Guzzanti, quando in tv scherzava dicendo “Buona la seconda!” . A tutti questi smemorati del giornalismo e della politica tarantina, consigliamo di riascoltare le intercettazioni telefoniche pubblicate da La Repubblica e L’ Espresso, che potete ascoltare anche voi cari lettori direttamente da qui.. E vi sono anche quelle fra ArchinàMichele Mascelllaro il direttore di un quotidiano chiuso (Taranto Sera) attualmente sotto i riflettori della Guardia di Finanza, riciclatosi sotto il nome di “(TarantoBuona Sera” per incassare i contributi di Legge sull’ Editoria…

Quindi riteniamo a questo punto che il presidente Tamburrano, possa essere solo felice di non essere stato votato da Vico e dalla minoranza del Pd jonico. E’ ora che i partiti superino gli steccati ideologici e si mettano a lavorare per il bene della gente, e questo per fortuna a Taranto sia il Pd (la maggioranza in provincia di Taranto) che fa riferimento al sen. Michele Pelillo, e Forza Italia schierata compatta accanto a Martino Tamburrano, sembrano averlo capito. Almeno con i propositi e le parole. Ora attendiamo i fatti.




La Corte dei Conti pugliese indaga sul doppio «stipendio» ai consiglieri provinciali di Taranto

La Procura regionale di Puglia della Corte dei Conti indaga e pretende chiarimenti da ventuno ex consiglieri della Provincia di Taranto. La vicenda ha origine nel febbraio del 2011, quando la sezione “Tutela Spesa Pubblica” del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Taranto trasmette per dovuta competenza alla Procura regionale della Corte dei Conti «una segnalazione anonima – come si legge nella  prima pagina del provvedimento notificato agli ex consiglieri provinciali – relativa all’approvazione della deliberazione n. 14 del 2010 con la quale il Consiglio provinciale aveva riconosciuto il cumulo di indennità e gettoni di presenza in favore di alcuni consiglieri che espletevano contestualmente un mandato elettivo anche presso un ente diverso». Il tutto per un eventuale danno alle casse dell’Amministrazione provinciale di 108mila euro di cui avrebbero beneficiato dieci ex consiglieri provinciali che, all’epoca dei fatti, ricoprivano anche l’incarico di  sindaco o assessore in altre amministrazioni. 

CdG provinciaPer questa ragione Carmela de Gennaro viceprocuratore generale regionale della Corte dei Conti, ha invitato gli ex consiglieri esponenti politici di tutti gli schieramenti., Pietro Bitetti, Mino Borraccino, Giovanni Brigante, Antonio Caprino, Giuseppe Cristella, Luciano De Gregorio, Maria Teresita Galeota, Giorgio Grimaldi, Cosimo Lariccia, Luigi Laterza, Francesco Saverio Massaro, Carmine Montemurro, Augusto Pardo, Domenico Pavone, Luigi Pinto, Bartolomeo Punzi, Vito Rossini, Cosimo Sampietro, Luciano Santoro, Giuseppe Turco ed Angelo Venneri  «a far pervenire le proprie deduzioni ed eventuali documenti entro trenta giorni dalla notifica della presente informativa» 

 Negli atti  oltre al già citato Venneri,  dei beneficiari di questi bonus riportavano i nomi di chi incassò il cumulo : Giuseppe Laddomada, Angelo Miccoli, Martino Tamburrano, Luciano De Gregorio, Pietro Bitetti, Gaetano Castiglia, Giuseppe Cristella, Giovanni Gugliotti, Francesco Massaro e Domenico Pavone, come riportò  La Gazzetta del Mezzogiorno che all’epoca dei fatti, quattro anni fa,  sollevò il caso.

La magistratura contabile della Corte dei Conti di Puglia, nella richiesta di chiarimenti inviata agli ex-consiglieri provinciali, contesta la sussistenza di un’ipotesi di “danno erariale di complessivi 108mila 743 euro pari all’ammontare dei gettoni di presenza corrisposti dall’Ente ai consiglieri già beneficiari di indennità per lo svolgimento di mandati elettivi in altri comuni” ravvisando che la decisione del Consiglio provinciale di Taranto di consentire la possibilità di cumulare le diverse indennità, avvenne nonostante l’abrogazione ad opera della legge Finanziaria 2007 (governo Prodi) della legge che prima consentiva il cumulo e nonostante il parere tecnico e contabile sfavorevole espresso dagli organi amministrativi della Provincia di Taranto. Va detto e ricordato, per dovere di cronaca, che voto dell’Amministrazione provinciale tarantina fu notevolmente influenzato da una sentenza del Tar di Lecce che diede semaforo verde al cumulo del doppio emolumento.

In seguito però ci furono anche diversi altri pronunciamenti di tribunali e soprattutto delle circolari emanate dal ministero dell’Interno che erano nettamente contrapposte alle decisioni assunte dai magistrati del TAR leccesi. Si arrivò così alla fatidica data del 12 febbraio 2010 allorquando  il Consiglio provinciale, all’unanimità dei presenti (21 su 31) e nonostante il parere tecnico contrario del dirigente Stefano Semeraro, il parere contabile del dirigente alle Risorse finanziarie Roberto Carucci e l’attestazione di non conformità alla legge dell’ex segretario generale Cosimo Di Gaetano, deliberò decidendo di riconoscere ai consiglieri che svolgevano un mandato elettivo in un altro ente la possibilità di cumulare il gettone di presenza e l’indennità a partire dal gennaio 2008. Tutto questo in aperta violazione della legge Finanziaria 2007 che, a partire dal 1 gennaio 2008 abrogava e vietava la possibilità di cumulare indennità e gettoni. Fu così che, dopo la votazione del Consiglio Provinciale di Taranto, il dirigente di Affari generali si vide di fatto costretto a riconoscere a dieci consiglieri provinciali (ora indagati) la somma di 108mila euro,  e di 2mila 635 euro in favore del consigliere Venneri per il solo 2009 .

La Corte dei Conti pugliese evidenzia che «la delibera in questione è stata approvata anche dai consiglieri provinciali beneficiari del cumulo in violazione del noto dovere di astensione previsto dalla legge in tutte le situazioni in cui sia configurabile un conflitto d’interessi» e come se già non bastasse, la Prefettura di Taranto, valutando la delibera del Consiglio provinciale, aveva scritto il 22 marzo del 2011 al presidente della Provincia ribadendo che «non fosse più cumulabile l’indennità di funzione con i gettoni di presenza...». Ma tutto ciò non bastò. I consiglieri provinciali in carica all’epoca dei fatti, avevano fame. Molta fame




Elezioni per la Provincia di Taranto, depositate le liste

Rispettato il termine da entrambi gli schieramenti per la presentazione delle liste per le prossime elezioni che decideranno chi sarà il prossimo Presidente della Provincia di Taranto .  A correre per la carica dell’amministrazione provinciale saranno Martino Tamburrano, sindaco di Massafra, potenziale vincitore grazie ad un accordo di “larghe intese” fra Forza Italia ed il Pd, che ricalca gli accordi politici nazionali.

Tamburrano gode non solo del consenso del centro destra ma anche di quello della maggioranza del direttivo del Partito Democratico di Taranto, nonostante l’intervento “disturbatore” del segretario regionale del  Pd  Michele Emiliano che ha consentito alla minoranza del Pd jonico di compattarsi sulla candidatura (di facciata) di Gianfranco Lopane, sindaco di Laterza, che ha poche speranza di prevalere.




E Stefàno spiazza la sinistra di Vendola

«Sono pronto a sostenere un sindaco del Pd alla presidenza della Provincia di Taranto». E’ quanto ha dichiarato il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno  in occasione della riunione avuta a Palazzo di Città e durata un’ora con i sindaci dei comuni della provincia amministrati dal centrosinistra.  All’appello mancavano il primo cittadino di Mottola, Pinto , il sindaco di Carosino  Sapio ed il   sindaco di Palagiano Tarasco.

nella foto, Martino Tamburrano

nella foto, Martino Tamburrano ( Forza Italia) 

Il sindaco di Taranto ha spiazzato letteralmente tutti,mettendo sul tavolo le proprie carte che sembrano mettere in difficoltà la maggioranza del Pd, cioè quella che la  scorsa settimana  in occasione della riunione della direzione provinciale jonica del Pd,   ha votato per il documento che vorrebbe raggiungere le larghe intese con la candidatura del sindaco di Massafra, Martino Tamburrano ( di Forza Italia) a nuovo Presidente della Provincia, dopo esserne già stato in passato vicepresidente . Un’ipotesi che per motivi elettorali (leggasi “primarie del Pd”) non ha visto entusiasta il segretario regionale del Pd, Michele Emiliano, ex-sindaco di Bari e candidato in pectore alle prossime elezioni del 2015 per la guida della Regione Puglia.

Emiliano su Twitter ha dichiarato di essere contrario alle larghe intese: concetto che ribadirà giovedì in occasione della direzione regionale, che però per statuto non ha alcun potere sulle decisione assunte dal direttivo provinciale tarantino. Secondo l’opposizione alla cordata renziana tarantina,  l’organismo regionale guidato da Emiliano non dovrebbe dare spazio a interpretazioni, e quindi il Pd jonico sarebbe costretto a fare retromarcia ed appoggiare su un proprio candidato, sperando  di raggiungere un’unità nel centrosinistra. Con una condizione, come è stato ricordato e messo in luce in un intervento durante la direzione provinciale, che a qualcuno «non faccia schifo votare per un candidato del proprio partito».

Una teoria che però si scontra con gli accordi nazionali fra il Pd e Forza Italia, e molti dimenticano che comunque i candidati devono sempre essere approvati dalla Direzione Nazionale. Ed Emiliano ricorda molto bene come sia sfumata la sua candidatura alle scorse elezioni europee a cui ambiva molto partecipare.

BARI - ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2009 - MICHELE EMILIANO NUOVO SINDACO DI BARIDa ieri alcuni esponenti del Pd sono tornati a care pressioni sul sindaco di Martina Franca, Franco Ancona, nonostante le non poche  perplessità determinate dagli equilibri interni nel suo Comune. In sindaco martinese sarebbe stato individuato dalla minoranza provinciale tarantina per destabilizzare l’ultima decisione del direttivo.  Il sindaco Ancona, è bene ricordare, non è iscritto al partito , ed è sempre stato distante dalle logiche che hanno interessato il Pd, ma è in sintonia con l’assessore regionale Donato Pentassuglia, il quale però fa parte della maggioranza provinciale del Pd insieme al sen. Michele Pelillo.

Su Ancona, secondo alcuni che hanno interesse a far circolare queste voci, ci sarebbe anche il gradimento di Stefàno, speranzoso in cuor suo che se dovesse passare questa linea sarebbe lui stesso ad apporre il sigillo sull’operazione. Ma in realtà  Ippazio Stefàno è estraneo (e non molto ben visto) al Pd jonico, così come è sempre più distante dal partito di Vendola (Sel) .

 I “big” del partito stanno considerando  in queste ore  il valore politico che Emiliano  vorrà dare giovedì al documento da far approvare alla direzione regionale. Se la direzione infatti auspicasse (ma senza poterla obbligare) la convergenza delle segreterie provinciali su candidati di centrosinistra, allora il Pd jonico in teoria potrebbe  giocarsi la difficile partita con Forza Italia, dovendo infatti dare per scontate numerose defezioni e di peso politico locale, regionale e nazionale. Se invece non ci dovessero essere dubbi interpretativi, il Pd jonico sarebbe politicamente “costretto” a candidare nel più breve tempo possibile un proprio rappresentante di “bandiera” , prima che Ippazio Stefàno possa cambiare idea, come spesso ha fatto.

CdG Stefano_VendolaAnche perchè alla sua sinistra , i suoi vecchi amici di Sel scalpitano per sostituirlo alla guida di Palazzo di Città con l’auto-candidato in pectore Fabrizio Nardoni, molto poco amato e stimato dai tarantini, e che sembra camminare con il suo gruppo, in maniera pericolosa, in quanto vi sono alcune inchieste della magistratura in corso che potrebbero danneggiarlo. Quello che molti a sinistra non considerano è l’effetto “intercettazioni-ILVA” che ha coinvolto il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, il Governatore Nichi Vendola, l’ex-deputato del Pd Ludovico Vico oggi schierato con la minoranza interna al Pd di jonico. Un terreno minato su cui Emiliano potrebbe giocarsi la maggioranza dei voti del Pd jonico, ben superiori a quelli che gli porterebbe Ippazio Stefàno che pubblicamente appoggia la candidatura alla guida della Regione dell’ex-sindaco di Bari.

Non a caso appena 24 ore fa lo stesso Emiliano ha ricordato che “è un problema inutile perché il presidente della Provincia è eletto dai consiglieri comunali della provincia direttamente con scheda diversa da quella per lista dei consiglieri. In caso di plurime candidature vince chi prende un voto in più. Dunque non c’è legame tra il candidato Presidente e le liste. Sono dunque elezioni dove non esiste maggioranza e minoranza e non hanno carattere partitico”




Martino Tamburrano sempre più vicino alla presidenza della Provincia di Taranto

La direzione provinciale del Pd  jonico si è pronunciata sulle prossime elezioni provinciali fissate per il 28 agosto del 2015, ottenendo 64 voti favorevoli e 27 contrari. Sconfitta la minoranza che fa riferimento all’area ‘cuperliana’ e ‘civatiana’, rappresentata da Ludovico Vico (ormai bruciato dopo il suo coinvolgimento per le intercettazioni sull’ ILVA) e Anna Maria Lemma, attuale presidente regionale del partito – la quale non ha nemmeno potuto partecipato alle votazioni, venendo esclusa dallo stesso statuto interno, in quanto non è componente della direzione provinciale di Taranto. La decisione della maggioranza interna del Pd jonico ha quindi di fanno annientato l’auto candidatura di Ippazio Stefàno, attuale sindaco di Taranto, che veniva sponsorizzato dall’accoppiata  Vico/Lemma che si è rivelata come facilmente prevedibile debole e perdente.

A prevalere è stata l’alleanza sempre più ferra fra il senatore Michele Pelillo e Mazzarano, ritenuti ormai dei “fedelissimi” di Renzi, che sono stati tra i principali “sponsors” della soluzione bipartisan che prevede appunto il sindaco di Massafra  Tamburrano (Forza Italia) alla presidenza della Provincia di Taranto.

Schermata 2014-08-30 alle 23.01.02Lo scontro interno al Pd jonico a questo punto potrebbe aprire una crisi politica all’interno del comune di Taranto. La componente renziana aveva sostenuto di voler seguire da subito la via delle larghe intese nazionali, sostenendo appunto  la candidatura alla presidenza della Provincia, dell’attuale sindaco di Massafra, Martino Tamburrano, storico avversario ed esponente di Forza Italia  che è stato  preferito non solo al sindaco di Taranto Ippazio  Stefàno recentemente alleatosi con il gruppo che sostiene la candidatura dell’ex-sindaco di Bari  Michele Emiliano alla guida delle Regione Puglia,  ma anche all’attuale sindaco di  Martina Franca Franco Ancona,  che secondo l’opposizione interna al Pd di terra jonica sta raccogliendo ottimi consensi fra i cittadini di Martina .

Secondo voci attendibili interne al Pd,  l’accordo bipartizan, di fatto consentirebbe ad un candidato renziano legato all’attuale consigliere regionale del Pd Michele Mazzarano di avere buone possibilità di poter diventare il prossimo sindaco di Massafra alle prossime elezioni amministrative al posto di Tamburrano. Nel frattempo però è spuntato fuori un commento negativo del segretario regionale del Pd in Puglia Michele Emiliano, il quale è in piena campagna elettorale per le primarie del suo partito, dopo aver acquisito i voti e l’alleanza di Ippazio Stefano a Taranto, che in cuor suo covava di salire sulla poltrona di Presidente della Provincia di Taranto.