La Morselli "commissariata" a Roma dalla famiglia Mittal. Ora rischia anche lei il posto

Aditya Mittal

ROMAAditya Mittal anche ieri è rimasto a Roma  per continuare la trattativa con il Governo in preparazione dell’incontro a Palazzo Chigi di venerdì, ma sopratutto per condividere con gli avvocati italiani del gruppo  la propria difesa per difendersi dell’offensiva congiunta delle procure. C’è, in questa decisione di restare a Roma, però anche una sorta di “commissariamento” dell’ad del gruppo in Italia Lucia Morselli. È trascorso poco più di un mese, dal 15 ottobre quando la multinazionale ha deciso un improvviso cambio alla guida del gruppo in Italia, affidando la guida alla top manager nota per il suo carattere  di “dura”.

Troppo d’acciaio, forse. Di certo da quel dì la situazione è precipitata. La Morselli aveva l’incarico di intrecciare rapporti con i politici e le istituzioni in modo da evitare quello che il colosso temeva più di tutto: l’abolizione definitiva dello scudo penale. Obiettivo fallito: l’immunità, è ancora “sub judice” sulla graticola delle lotte interne e dei rancori presenti fra le correnti del Movimento Cinquestelle. E la Morselli non è riuscita ad ottenere alcunchè dalla politica. In queste ore infatti, continua il lavoro dei “tecnici”dei ministeri coinvolti  sugli altri punti di un possibile accordo: sconto sull’affitto, risoluzione del blocco dell’altoforno AFO2 ed impegni sulla futura decarbonizzazione.
I commissari straordinari dell’ILVA in A.S. accompagnati da dirigenti e tecnici, hanno avuto accesso ieri e compiuto delle  verifiche in particolare nell’area dei parchi minerali, dove vengono stoccati i materiali che servono ad alimentare l’attività della fabbrica. Da quanto è trapelato da fonti “vicine” alla gestione commissariale di ILVA in A.S. , l’ispezione compita avrebbe sostanzialmente confermato quanto ipotizzato nell’esposto presentato alla Procura di Taranto che ha dato luogo all’apertura da parte della procura di un fascicolo di inchiesta sulle ipotesi di reati di ‘Distruzione di mezzi di produzione’ e di ‘Appropriazione indebita‘. Subito dopo la visita i commissari hanno incontrato il procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo.
L’Ilva in amministrazione straordinaria presenterà entro questa settimana una richiesta di proroga all’autorità giudiziaria di Taranto  del precedente termine del 13 dicembre fissato dal Tribunale per la realizzazione degli adeguamenti di sicurezza dell’Altoforno AFO2 sottoposto a sequestro dopo l’incidente del giugno 2015 in cui è morto l’operaio Alessandro Morricella. Fonti vicine alla gestione commissariale confermano che non ci sarebbe alcun “automatismo” tra il termine del 13 dicembre e la chiusura dell’altoforno in quanto prima di avviare eventualmente lo spegnimento bisognerà compiere le verifiche necessarie che richiedono dei tempi tecnici. La gestione commissariale, infatti, avrebbe già realizzato 20 delle 21 prescrizioni indicate dall’Autorità Giudiziaria. L’ ultima, la ventunesima, riguarda la realizzazione delle macchine automatiche, è quella tecnicamente più complessa e richiede ancora tempo. La proroga verrà richiesta per rendere possibile il completamento dell’ultimo adempimento non ancora del tutto realizzato.
Sul fronte dell’ inchiesta avviata dalla Procura di Milano, il pm di Milano Stefano Civardi, che insieme al collega Mauro Clerici coordinati dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli , conducono l’indagine con al centro l’addio di ArcelorMittal all’ex Ilva, ha sentito come testimone Steve Wampach, General Manager del gruppo franco indiano e Direttore Finance di ArcelorMittal Italia.
Da quanto è trapelato, le indagini degli inquirenti milanesi in questi giorni si stanno concentrando sul presunto depauperamento del polo siderurgico per depositare i primi esiti dei loro accertamenti nell’ambito della causa civile nella quale interverranno come “parte” a sostegno dei commissari. Un alleato di non poco conto.
Nel frattempo si è è svolto oggi un nuovo incontro “tecnico” al Ministero dell’ Economia e Finanze. Sul tavolo il ruolo delle società a partecipazione pubblica che il Governo vuole coinvolgere nel salvataggio dello stabilimento siderurgico di Taranto. Iniziando da quelle che hanno rapporti con ILVA in qualità di ” clienti” , come  ad esempio Fincantieri, ed i e fornitori.
La Cassa depositi e prestiti ha già rivolto un invito alle sue società partecipate di cominciare a ragionare delle iniziative da poter mettere in campo per  investire rapidamente sul territorio nell’ambito del “Cantiere Taranto”.
Per favorire una mediazione fra l’atto di recesso e il ricorso d’urgenza per indurre Arcelor Mittal a recedere dai suoi propositi, sono stati attivati studi legali di altissimo livello, tutti nomi di “grido” del diritto societario ed industriale,  che hanno partecipato al  vertice del Mef , in un incontro che ha avuto lo scopo anche di stemperare le tensioni pre-esistenti causate anche dall’ eccessiva “durezza” fuoriluogo della Morselli, ed aperto la strada ad un possibile negoziato. Ad assistere i commissari di ILVA in AS sono stati chiamati Marco Annoni di Roma, esperto di piani finanziari, Giorgio De Nova, ritenuto un “luminare” del diritto civile, ed Enrico Castellani dello studio Freshfield; ad assistere Arcelor Mittal l’ avv.  Scassellati con Ferdinando Emanuele dello studio Cleary Gottlieb, e Franco Gianni, senior partner dello studio Gianni Origoni Grippo Cappelli & partners,  consulenti legali che stanno stendendo da ieri una  dichiarazione di intenti basata sui punti qualificanti del contenzioso per costituire una nuova base negoziale.

Sono quattro i punti-guida cardine del documento lungo diverse pagine e redatto in inglese. Il punto 1 sarebbe quello sulla certezza del diritto mediante il ripristino dello “scudo penale“. Il punto 2 riguarda la funzionalità dell’Altoforno AFO2, che dovrebbe venire svincolato dalla “mannaia” giudiziaria” per poter tornare a produrre a regime; il punto 3 riguarda le misure “a supporto del rilancio del territorio mediante una combinazione pubblico-privato per creare condizioni di lavoro sostenibili”.

Quest’ultimo è uno dei passaggi più delicati in quanto necessita di circa 1 miliardo di investimenti: ed è in questo ambito che il governo avrebbe allertato Banca Intesa Sanpaolo che  è il principale creditore dell’ ILVA in amministrazione straordinaria, debitrice della non indifferente somma di 1,7 miliardi nei confronti del pool creditizio formato da sette banche. I banchieri avrebbero dato disponibilità a esaminare un progetto concreto, contenente sopratutto obiettivi raggiungibili ed in presenza di queste condizioni Intesa Sanpaolo sarebbe disposta persino a rafforzare il proprio impegno.

Infine, il punto 4 riguarda la tecnologia verde legata alla riconversione del piano ambientale che comporta una sensibile riduzione della forza lavoro, che potrebbe venire assorbita dalla Cassa Depositi e Prestiti attraverso delle misure compensative, schierando Cdp Immobiliare società del gruppo attiva nell’housing sociale, i cui immobili di proprietà potrebbero accogliere gli sfollati residenti nel rione Tamburi, adiacente lo stabilimento siderurgico.

Fonti di Palazzo Chigi fanno trapelare che il premier Giuseppe Conte, ieri a Berlino, ha sondato la disponibilità della cancelliera Angela Merkel a supportare l’Italia nel risolvere la “questione Taranto” almeno su due fronti europei: l’impiego di fondi comunitari per l’occupazione e per l’innovazione, ed il via libera a un eventuale ingresso dello Stato nell’azionariato del gruppo siderurgico ex-ILVA.




È troppo facile accusare solo Salvini

di Ernesto Galli della Loggia

Che cosa intendiamo per “eversione” e “violenza” quando adoperiamo questi due termini a proposito di molte situazioni politiche nuove che stanno sorgendo in Europa, le stesse che qui da noi a molti sono sembrate trovare espressione in alcune decisioni dell’ ormai ex ministro degli Interni Salvini?

Io credo che in una democrazia i due termini di cui sopra vadano adoperati solo quando una parte usa la violenza per condizionare e manipolare la vita politica in tutti i modi immaginabili, per impedire libere elezioni, per chiudere la bocca agli oppositori e così via: questa è l’ eversione e la violenza che le è funzionale, come il fascismo ci ha insegnato fin troppo bene.

Ma avendo detto queste cose in tv, Adriano Sofri mi sgrida accusandomi di colpevole distrazione. Infatti si può e si deve parlare di eversione, egli scrive ( Il Foglio , 4 settembre), anche quando la violenza fisica è impiegata “contro i migranti tenuti in ostaggio, sofferenti, umiliati e offesi nelle imbarcazioni dei soccorritori“; come per l’ appunto ha fatto Salvini, forte del fatto di poter impiegare una violenza per cui: “non occorrevano le squadre quando si poteva impiegare allo scopo i corpi militari e le forze dell’ ordine dello Stato“.

Bene, con questi criteri Salvini è certamente un eversore criptofascista. Ma allora allo stesso modo, però, lo sono i governanti spagnoli di destra e di sinistra che a Ceuta e Melilla da anni sparano contro gli africani che vogliono superare il confine, lo sono i governanti di Malta che praticano anche loro la politica dei “porti chiusi“, lo è Macron che a Calais rastrella gli immigrati per non fargli attraversare la Manica e a Ventimiglia gli impedisce con la forza di entrare in Francia, e lo è anche la signora Merkel, che quando occorre li rispedisce in Italia.

Tutti eversori e tutti fascisti, caro Sofri? O questo invece non è violenza?

*tratto dal Corriere della Sera



Crisi di governo: il M5s insiste su per Conte premier. Oggi nuovo vertice col Pd

ROMA – E’ terminato, dopo circa quattro ore, intorno alle 2 di questa notte l’incontro tra le delegazioni del Pd e di M5s svoltosi a Palazzo Chigi, sede insolita per una trattativa politica fra due partiti . Vi è un punto rigida in questa “trattativa” che è andata fino a notte fonda, senza produrre(ancora) un accordo, perché “c’è ancora molto da fare sui programmi”. In realtà il vero problema trovare un accordo sulla  figura del premier, perché la posizione di Di Maio appare come un diktat: prima il sì a Conte, poi si discute dell’esito. Una posizione che il Pd non condivide. Un nuovo vertice dovrebbe tenersi stamani alle 11.

Fonti del Partito Democratico hanno commentato:”Strada in salita su programma e contenuti. Sulla manovra finanziaria emergono differenze. Oggi si continua“: mentre dal M5S commentano : “E’ un momento delicato e chiediamo responsabilità, ma la pazienza ha un limite. L’Italia non può aspettare, servono certezze. Aspettiamo una loro posizione ufficiale su Conte” . Una sola cosa è certa, e cioè che il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti non entrerebbe in un ipotetico governo M5s-Pd, restando alla guida della Regione Lazio.

il capigruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci ed alla Camera Graziano Delrio. Al centro il vicesegretario Andrea Orlando

Ma cosa è successo ieri ? Nel pomeriggio si è svolto un primo incontro interlocutorio tra Zingaretti e Di Maio. Fonti del MoVimento facevano trapelare che “si va verso il Conte bis“. Ma Zingaretti, dopo aver ascoltato Di Maio,  si è recato al Nazareno per un ulteriore confronto con i capigruppo del Pd al Senato ed alla Camera Andrea Marcucci e Graziano Delrio. Non ci sono veti, vogliamo parlare di contenuti“, ha spiegato Marcucci all’uscita dalla riunione sull’ipotesi di Conte premier di un governo M5s-Pd.

Casa Pd

Il segretario Zingaretti.  intercettato dai giornalisti davanti alla sede del partito al Nazareno, a sua volte ha detto “Credo che siamo sulla strada giusta. Avevamo chiesto che si partisse su idee e contenuti e stasera continueremo ad approfondire, sono ottimista” aggiungendo “Sono e rimango convinto che serva un governo per questo paese, un governo di svolta. Voglio difendere l’Italia dai rischi che corre che vuol dire anche difendere le idee, la dignità i valori e la forza del Pd. Bisogna ascoltarsi a vicenda, le ragioni degli uni e degli altri e mi auguro che nelle prossime ore ci sia la possibilità di farlo, finora non era avvenuto”. Ma Zingaretti ribadisce che servono “elementi di discontinuità sia sui contenuti sia su una squadra da costruire“.

Matteo Renzi nella sua e-news scrive Adesso la crisi di governo è nelle mani dei segretari di partito. Io come tutti auspico che prevalgano la saggezza e la responsabilità, da parte di tutti. Dire ‘prima gli italiani’ oggi significa dire: mettiamo a posto i conti e garantiamo un governo” dimenticando tutti i suoi proclami anti-M5S spesi nell’ultima campagna elettorale per le recenti Elezioni Europee.

Una riunione della Direzione Nazionale del Partito Democratico è stata convocata dal presidente del partito, Paolo Gentiloni, per martedì alle 18 con all’ordine del giorno, la “crisi di Governo” e varie ed eventuali.

Casa M5S

Nel frattempo  in un appartamento del centro storico di Roma , si è svolta una riunione dei vertici dei Cinque stelle, movimento che notoriamemte non ha una sede propria,  per decidere sul governo. All’incontro ha partecipato Luigi Di Maio che è stato a Palazzo Chigi prima di dirigersi all’appuntamento, con i capigruppo Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli e gli altri esponenti di spicco del Movimento da Roberto Fico ad Alessandro Di Battista, da Paola Taverna a Davide Casaleggio. Alla riunione non c’è il “garante” Beppe Grillo che ieri ha avuto una “vivace” telefonata con Di Maio che teme di essere oggetto di un cambio in corsa che Grillo cerca e Casaleggio più o meno subisce. E martedì alle 19, da quanto si apprende, si terrà l’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari del M5S.

Duro attacco della Lega

Chi ha paura del voto non ha la coscienza pulita ha detto Matteo Salvini in una conferenza stampa tenuta al Senato, chiarendo che “non stiamo facendo appelli alle piazze. Continuo a garantire stabilità a questo Paese. La via maestra è il voto”.

Sta per nascere un Governo conun gioco di palazzo contrario alla maggioranza silenziosa del popolo italiano che ha votato da due anni a questa parte, un ribaltone pronto da tempo”, ha detto ancora Salvini: “”Rifarei tutto era un governo fermo, era un Parlamento fermo, era inutile tirare a campare. Ora viene il dubbio che questo essere fermi fosse telecomandato“. “Dico a Pd e M5S che da giorni si stanno trascinando nella contrattazione di ministeri e poltrone: fate in fretta, state perdendo giorni su giorni e non trovano accordo su ministeri, non su progetti, ma sulle poltrone. Sembra di tornare ai tempi della Prima Repubblica, ai tempi di De Mita e Fanfani”. Così su Facebook il leader della Lega, Matteo Salvini.

“Sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto per l’Italia e per gli italiani – ha aggiunto il Ministro dell’Interno – “Qualcuno per il patto per le poltrone vuole smontare quello che abbiamo fatto finora. Sta vincendo il partito delle poltrone“. Conte – commenta Salviniè la riedizione del Governo Monti, preparava la manovra su suggerimento dei suoi amici Merkel e Macron“. Per settimane – aggiunge il leader della Lega – i Cinque Stelle ci hanno sfidato a votare il taglio dei parlamentari, ci sono anche per farlo domani. Ci sono, va bene, si può fare: è un segnale di serietà e di rispetto del contratto di governo e di altra promessa mantenuta. Bisogna preparare una manovra economica importante che tagli le tasse“.    Leggo che Di Maio vuole fare il ministro dell’Interno. Vai, io sono pronto a darti consigli per un mestiere difficile ma entusiasmante: affidarmi questo ministero è la cosa più bella che Dio e gli italiani potessero farmi”, ha concluso Salvini

Il “valzer” delle poltrone

Dietro il complicato confronto ufficiale tra Pd e M5S sui “programmi e sulle idee”, anche in questa crisi di governo di agosto spunta una febbrile trattativa sulle poltrone di governo. Con uno scambio progressivo di proposte e controproposte sull’organigramma approfondito fino tarda sera nell’incontro tra Di Maio e Conte da una parte del tavolo e Zingaretti e Orlando dall’altra.

La poltrona del Premier visto che sta prendendo corpo un Conte Bis, è quella più chiara anche se per rispetto verso il Quirinale il segretario del Pd Zingaretti continuerà,  a ripetere in pubblico che il “nodo non è sciolto”, almeno fino a domani quando sarà ricevuto dal capo dello Stato. Il “totoministri” diventa subito un rebus se si passa alla questione dei vicepremier : il Pd chiede che ci sia una sola poltrona di vicepremier da assegnare ad Andrea Orlando (o a Dario Franceschini), mentre il M5S vuole i gradi di vice anche per Di Maio, destinato a conquistare la delega del Viminale sinora ricoperta da Matteo Salvini. Qualcuno dei suoi l’ha anche avvertito dei rischi: “Occhio, Luigi, quella del ministero dell’Interno è poltrona che scotta. Non potrai fare la politica di Salvini sull’immigrazione. E, soprattutto, dal giorno dopo diventerai il bersaglio mediatico numero uno di Salvini stesso“. Per il Ministero dell’ Economia, poi, sarebbero in corsa Antonio Misiani (Pd), l’uscente Giovanni Tria ed anche Pier Carlo Padoan (Pd) visto che è caduto il veto sugli ex .

Verso il Viminale potrebbero spuntare altre soluzioni: il ritorno di Marco Minniti (Pd), o il capo della polizia Franco Gabrielli), Pd e M5S vorrebbero dividersi i tre ministeri che hanno una sfera d’azione internazionale. Possibile la conferma alla Difesa per l’anti-salviniana Elisabetta Trenta (M5S) ma per questa nomina ci sono richieste per Emanuele Fiano del Pd. da definire anche il nuovo Ministro degli Esteri che potrebbe essere Paolo Gentiloni o la riconferma di Enzo Moavero Milanesi (M5S) , le Politiche comunitarie potrebbero finire alternativamente a Roberto Gualtieri ed Enzo Amendola, il primo attualmente eurodeputato, il secondo ex sottosegretario agli Esteri.

Per il Ministero della Giustizia in ballo tra l’uscente Alfonso Bonafede e l’ex Andrea Orlando (con outsider l’ex magistrato Pietro Grasso di Leu): Bonafede è un nome talmente in cima ai desiderata di Di Maio da essere stato indicato per primo. Zingaretti, che non entrerebbe al governo perché se lo facesse dovrebbe lasciare la guida della Regione Lazio, vuole nella squadra di Conte anche la sua vice Paola De Micheli per la guida del Ministero dello Sviluppo Economico,  e dal Nazareno spunterebbero anche i profili dei renziani Teresa Bellanova (Lavoro), Ettore Rosato (Difesa), Roberto Cingolani (Istruzione). Senza contare che Lorenzo Guerini (Pd) dovrà lasciare la presidenza del Copasir (il Comitato parlamentare sui Servizi Segreti, che viene affidato per prassi consolidata ad un rappresentante dell’opposizione di Governo) a un leghista e, quindi, anche per lui si profila un ingresso nel governo.

Il pacchetto di nomine dei 5 Stelle al governo, oltre a Di Maio, comprenderà Riccardo Fraccaro (Rapporti con Parlamento e delega alle Riforme) con l’occhio puntato al taglio dei parlamentari, forse Giulia Grillo (ancora Salute) e Sergio Costa (Ambiente). La poltrona delle Infrastrutture sembra ritagliata per Graziano Delrio (Pd) che sarebbe un ritorno alla guida del Ministero o per l’ingegnere triestino Stefano Patuanelli, attuale capogruppo M5S al Senato. Altro punto di discontinuità nella continuità rispetto al Governo Conte dimissionario (M5S-Lega) , viste le tensioni con Salvini, Vincenzo Spadafora, già sottosegretario alle Pari opportunità prossimo alla riconferma, sarebbe in odore di promozione.

Per concludere c’è la partita di Bruxelles. Nel totonomi che si è appena aperto c’è anche quell’appendice comunitaria, sulla scena delle prove generali del governo Conte entra Matteo Renzi che  alle 18.20 commenta : “Io commissario europeo? Guardate, piuttosto mi iscrivo al partito di Bersani e D’Alema”  cedendo la pole position per i galloni da commissario a Paolo Gentiloni.

 

 

 

 

Le consultazioni del Capo dello Stato si svolgeranno in due giorni.  Martedì il capo dello Stato sentirà al telefono l’ex-presidente Giorgio Napolitano, poi alle 16 riceverà il presidente del Senato Elisabetta Casellati e alle 17 il presidente della Camera Roberto Fico. A seguire i partiti, con il M5s ultimo gruppo ad essere ascoltato mercoledì alle 19.




La doppia faccia di Giuseppe Conte

ROMA – In un Paese civile e rispettoso della legalità il premier dimissionario Giuseppe Conte non sarebbe mai arrivato alla guida del Governo. Ma in Italia, si sa tutto è possibile. Tutto ed il contrario di tutto. A partire dai conflitti d’interesse, dalla bionda e più giovane consorte Olivia Palladino che era stata “beccata” per aver trattenuto oltre due milioni di euro di tasse di soggiorno da pagare al Comune di Roma riscosse dai clienti del suo hotel il “Plaza” di Roma nella centralissima via del Corso, una volta quartier generale del compianto ministro socialista Gianni De Michelis.
Per poi arrivare al suo curriculum vitae poco credibile e sbugiardato dal “fact-checking” dei colleghi dell’ Agenzia AGI. Senza dimenticare  i presunti rapporti di Conte con il giurista e avvocato Guido Alpa, che per anni è stato consigliere di Banca Carige  ed oggi è consulente di Raffaele Mincione, il finanziere e uomo d’affari entrato nella banca genovese un anno fa con il 5,4% e attualmente azionista dell’istituto. E poi ci sono i presunti rapporti tra il Presidente del Consiglio e lo stesso Mincione. Conflitti di cui adesso si sta occupando l’ Authority Antitrust.
“Nessun conflitto di interessi, rinuncio alla cattedra esclusivamente per una sensibilità personale”  aveva dichiarato il premier Giuseppe Conte in una diretta su Facebook, dopo una giornata piena di polemiche sul suo rinvio della prova di inglese per il suo trasferimento all’Università La Sapienza di Roma. “Si è detto addirittura che cercavo un dopolavoro non confidando sulla durata di questo governo: fatevene una ragione, lo dico a tutti gli oppositori, questo governo durerà 5 anni“, aveva poi aggiunto il presidente del Consiglio, smentito dai fatti, data la durata di appena un anno del suo governo !
Pochi ricordano che  Giuseppe Conte non aveva rinunciato al concorsoper la cattedra di diritto privato all’Università La Sapienza di Roma. Il presidente del Consiglio dei Ministri, ordinario a Firenze ma in aspettativa non retribuita dopo l’assunzione dell’incarico di governo, avrebbe infatti chiesto e ottenuto di rimandare il test di inglese legale a cui dovrà sottoporsi insieme agli altri candidati. Conte aveva fatto domanda per il concorso alla cattedra del primo ateneo romano nel febbraio 2018, pochi mesi prima di diventare il capo del governo di Lega e M5S. Una volta assunto l’incarico istituzionale, però, potrebbero sorgere questioni legittime di opportunità e conflitti di interessi.
In quanto capo del governo, Conte avrebbe infatti dei poteri di gestione dei fondi di un’università pubblica, dalla cui commissione giudicante dovrebbe essere valutato. Il suo mentore Guido Alpa, l’uomo che ha lasciato la cattedra per cui ora concorre anche il premier, negava però queste ipotesi: “Non deve rinunciare, è preparatissimo e non sta infrangendo alcuna norma“. Resta da capire se la partecipazione di Conte al concorso fosse conforme a tutte le stringenti norme, nazionali e interne a La Sapienza, che mirano a evitare corruzione e conflitti di interessi. La candidatura di Conte era stata valutata il successivo primo agosto e il 4 settembre dalla commissione esaminatrice, che però, in maniera anomala e inusuale, non ne aveva dato conto sul sito dell’ateneo.
Conte era un illustre sconosciuto quando il primo giugno del 2018 venne nominato premier. Professore di diritto privato con più di qualche sospetto sulle cattedre ottenute e la conseguente accusa di essere un giovane “barone”. Un curriculum gonfiato (in perfetto stile M5S) a proposito dei suoi dichiarati studi alla New York University dove, giurano e smentiscono gli americani, non lo hanno mai visto. In realtà a Giuseppe Conte pesava più della scarsa popolarità ,  di dover stare sempre un passo indietro al premier di fatto, cioè Matteo Salvini. E di bocconi amari  deve averne ingurgitati molti. Non è stata una nota di merito averli sputati fuori il 20 agosto al Senato, persino esagerando, nella consapevolezza che il suo Governo era arrivato al capolinea.
L’Avvocato del “Popolo”…. professor Giuseppe Conte in cuor suo immagina un ritorno trionfale a Palazzo Chigi, riconfermato premier, anche perché il M5S non ha altre figure in grado di ricoprire quel ruolo. Ci ha preso gusto piano piano, questo lo abbiamo capito, ma in realtà l’unico cambiamento sicuro e realmente apportato dal precedente Governo sarà quello subito da Conte sfiduciato dal suo alleato e vicepremier Matteo Salvini.
Giuseppe Conte si è scrollato di dosso la fastidiosa versione di rappresentare a stento l’ombra di un premier, fino al discorso in Senato contro Salvini. Mentre i giornali scrivevano che Conte era in buona sostanza al servizio del “Capitano” della Lega, più il premier indicato e voluto dal M5S covava una rabbia nascosta e più che profonda. Il difetto di Giuseppe Conte ? “È troppo ambizioso” parole queste pronunciate da suo padre Nicola, ex segretario del Comune di Volturara Appula, in provincia di Foggia, paese natale del premier uscente e quasi sicuramente rientrante. Insomma, uno che lo conosce bene come suo padre che sa qual è il suo punto debole. Un’ambizione però non esibita e manifesta, a volte apparentemente timida. “Dica la verità dottore — si è lasciato andare qualche settimana fa durante un colloquio telefonico con un giornalista — anche lei sta diventando contiano“.
Diciamo la verità,  Giuseppe Conte non è quello che è andato in Senato sei giorni fa  a cantargliele in faccia a Salvini. Il vero Giuseppe Conte in realtà è quello che negli ultimi 14 mesi è stato sempre zitto davanti a tutte le iniziative dei suoi “vice” Di Maio e Salvini. E no, non conta il fatto che abbia “rimproverato” o “ripreso” Salvini in privato. In primo luogo perché nessuno se ne è accorto, in secondo luogo perché non è servito a nulla.
Il suo tentativo di dare lezioni sulla religione emerso anche nel discorso al Senato quando ha bacchettato Salvini per i suoi bacetti al crocefisso. è risultato vano. E’  stato lo stesso Conte che  ha mostrato il santino di Padre Pio  a Bruno Vespa in televisione a “Porta a porta”  .
È davvero cambiato Giuseppe Conte, che da millantato “Avvocato del Popolo” in questi ultimi mesi non ha speso una sola parola sugli attacchi pretestuosi del M5S prima e della Lega poi al PD definito “il partito di Bibbiano”. Ma per capire bene quanto Conte sia  dobbiamo tornare indietro a quel 5 giugno del 2018 quando il premier incaricato si presentò al Senato per chiedere la fiducia, ed in quella circostanza Conte rivendicò come le due forze di maggioranza (M5S e Lega)  fossero orgogliosamente “populiste” ed “anti sistema”. Conte promise di promuovere una revisione (mai realizzata) del sistema delle sanzioni alla Russia,  ed annunciò che il suo governo avrebbe “chiesto con forza il superamento del Regolamento di Dublino“.
Ma anche in questo caso il Governo Conte non mosse un dito, anzi il premier presentò una multilevel strategy per l’immigrazione affatto innovativa. E finì poi per approvare non una ma due versioni del Decreto Sicurezza, diventati il fiore all’occhiello di Salvini.

Matteo Salvini e Giuseppe Conte: faccia a faccia

Un Conte a due facce. Inizialmente figura di sfondo e contorno dei vicepremier Di Maio e Salvini occupavano senza scampo la scena, mentre lui era “ostaggio” delle esternazioni di Rocco Casalino, mentre adesso cerca di riciclarsi come “capo” dell’anti-sovranismo. Eppure era l’8 settembre del 2018 quando Conte in occasione di un incontro pubblico, parlando della vicenda sul sequestro dei fondi della Lega (quei 49 milioni di soldi pubblici che la Lega Nord di Umberto Bossi, Belsito e Roberto Maroni hanno fatto sparire,  disse: “Vi confesso, se non avessi fatto il premier mi sarei offerto alla Lega per difenderli, per mettere al loro servizio la mia esperienza professionale. Per me sarebbe stato stimolante e non lo dico per offendere i legali che se ne occupano”.
Non sono bastati 40 minuti, peraltro ben recitati da vero “attore” di aule di giustizia, per far cambiare idea su di lui e sul suo futuro. In politica non basta un discorso di attacco sfrontato, pronunciato in faccia all’interessato guardandolo negli occhi, per valutare una persona.  Forse può servire nel territorio dei social e del movimentismo grillino probabilmente. Conte ha dimenticato di essere stato  a modo suo, più “sovranista” (senza le dirette su Facebook che piacciono così tanto a Di Maio e Casalino)  quando a luglio replicava  ad Angela Merkel su Carola Rackete, la comandante della Sea Watch dicendole: “Se la Germania si lamenta per il trattamento ricevuto dalla capitana noi siamo in attesa dell’estradizione dei manager della ThyssenKrupp“.  Qualcuno spieghi al “civilista-amministrativista” Conte che basta un mandato europeo di cattura per superare il problema estradizione.
Conte ha sostenuto e firmato i decreti sicurezza 1 e 2 presentati dal ministro dell’ interno e vicepremier Matteo Salvini . Per il primo decreto si è speso mostrando un cartello a uso dei fotografi. E stava accanto a Salvini. Per il secondo, quello ancora più “rigido” su Ong e immigrazione, firmandolo senza alcun esitazione. Si è presentato in Senato per difendere il leader leghista sul “caso Moscopoli” che sta per sciogliersi come neve sotto al sole, per coprirlo come ha rinfacciato lui stesso in Senato il giorno delle sue dimissioni. E quindi ? Aveva ragione Emma Bonino quando gli ha detto che non avrebbe dimenticato i 14 mesi trascorsi a Palazzo Chigi cavalcando il  “sovranismo”. Conte ha cercato modi giustificarsi sostenendo di aver  provato a contenere Salvini tante volte . Senza dirlo, senza fare niente di concreto e senza ammettere di non esserci riuscito.
Il problema non è che un avvocato voglia difendere la Lega, anzi sarebbe assolutamente normale e legittimo esercitare la propria professione. Il punto è che il Presidente del Consiglio abbia ritenuto necessario far sapere che lo avrebbe fatto. Ma in fondo si arriva ad oggi, e si scopre che quello che è cambiato (grazie all’esperienza di governo) è proprio lui: Giuseppe Conte. Qualcuno potrebbe chiedergli cosa non rifarebbe di questi 14 mesi.
Ma la vera domanda è: Conte che cosa ha fatto per 14 mesi?



Confessioni di una deficiente

di Lucia Annunziata

Confesso, sono una deficiente. Pur avendo questo giornale scoperto il piano B del primo accordo di governo, l’ho poi lasciato da parte, cullata lentamente in uno stato di semicosciente ottimismo, perché poi, alla fine, chi mai davvero potrebbe esporre il paese alla destabilizzazione politica? Una cosa sono le idee altro è la responsabilità di governo, mi sono ripetuta. In fondo quale politico accetterebbe mai di giocare a carte con il Destino del Popolo in nome del Popolo?

Non lo avevo messo in conto. Questo azzardo non l’ho visto arrivare perché era sempre stato lì, nello stesso atto fondativo della coalizione di governo.

Il Def, presentato ieri da Luigi Di Maio (con tutti i mezzucci comunicativi di un partito che della comunicazione ha fatto il suo unico Dio), e definito come l’abolizione della povertà, è solo una povera misura elettorale. L’asticella del deficit al 2.4, per i prossimi tre anni, non è infatti una manovra e nemmeno una proposta di manovra. E’ solo una sbruffonata, inaccettabile non tanto dall’Europa e dai mercati quanto, e innanzitutto, dai portafogli degli Italiani. E’ la bizzarra proposta di indebitare ulteriormente una famiglia che non riesce a liberarsi dei debiti. Difficilmente il modo per combattere la povertà.

Sono tutte cose queste di cui gli economisti discutono da tempo, e che lo stesso Di Maio (che deficiente non è) conosce bene. Il suo Def è in realtà un mezzo per intraprendere un altro percorso, in base al quale l’Italia starà meglio solo se viene esposta oggi a un grande scontro: lo scontro frontale con l’Europa per ottenerne o le proprie condizioni (il 2.4) o lasciarla. E’ il piano B, appunto, che era in quella prima versione del contratto di governo, che, scoperto, fu cancellato. L’idea dello scontro per liberarsi dai lacci europei venne attribuita allora soprattutto all’anima sovranista della Lega. Lo scossa che si avvertì mise in dubbio persino la formazione del governo, e il professor Savona non divenne Ministro del Tesoro. Di Maio in quelle ore si presentò invece come il paladino della continuità, l’interlocutore delle istituzioni, il contro bilanciamento di Salvini. E siccome tutti crediamo solo alle cose in cui vogliamo credere, tutti gli credemmo, dimenticando l’originaria piattaforma dei Pentastellati a favore dell’uscita dall’Euro.

L’obiettivo, invece, è rimasto lì – la rottura con la Ue come elemento palingenetico di una sovranità nazionale, di una nuova economia, e di un nuovo popolo. Il Def presentato, con i suoi numeri gonfiati, è l’avvio di questa rottura, anzi il mezzo scelto per “creare” in vitro il Cigno nero, l’evento imprevisto con cui giustificare l’avvio del conflitto.

Il discorso di ieri di Luigi di Maio davanti a Palazzo Chigi è dunque una dichiarazione di guerra, nemmeno tanto mascherata. Che apre per il paese due scenari.

Il primo punta sull’effetto too big to fail : l’Italia è un paese troppo grande per potere essere davvero punita. In particolare da una Unione Europea molto indebolita ridotta a una collezione di Stati mai così disuniti. Il cosiddetto motore dell’Europa è imballato; Macron e Merkel per diverse ragioni avvitati in una spirale discendente, l’Inghilterra fuori, e buona parte dell’Europa dell’Est in ribellione. La disaffezione e il sovranismo sono galoppanti. Insomma l’Europa è in condizioni tali da poter essere sfidata, con una possibilità di vittoria – e in questo caso forse lo sfondamento del livello di deficit potrebbe accontentarsi di una messa a cuccia dei poteri deboli europei.

Il secondo scenario ci porta invece alla esposizionesenza se e senza ma” alla reazione dura dell’Europa, e dei mercati che, a differenza della politica, vivono e ingrassano nelle crisi. Nel qual caso, si tratterà di una “vera guerra” come avrebbe detto oggi il Professor Savona a un think tank, “ll nodo di Gordio”.

In entrambi i casi siamo entrati ieri in una nuova fase in cui nessuna opzione sarà indolore. Il valore dei nostri risparmi, delle nostre case e delle nostre pensioni si abbasseranno. La manovra di Luigi di Maio si rivelerà una specie di commedia dell’arte con un Pantalone che con una mano dà e con l’altra toglie.

Ma c’è terzo scenario, peggiore.

Qualcun infatti dovrebbe ricordare a Palazzo Chigi che il discorso sulla debolezza dell’Europa ha fatto il suo tempo. Nelle istituzioni europee da tempo la fragilità del sistema ha convinto molti leader a cominciare a pensare a un modello nuovo, fondato sulla accettazione della fine di una Europa unita e paritaria. C’è già al lavoro nei fatti lo sviluppo di doppie e triple velocità istituzionali, e persino abbandoni. Basta osservare la Brexit e alle delusioni di quella Gran Bretagna che ha guardato con sufficienza alla debolezza europea e ha sopravvalutato la propria forza negoziale. Salvo trovarsi poi davanti a un conto miliardario da pagare presentatogli dalla Ue che si è impuntata contro ogni mediazione, ribaltando la sua crisi in una crisi interna degli stessi Tory. O pensa la coalizione gialloverde che alla fine della guerra saranno capaci anche di non pagare nessun prezzo all’addio dell’Europa?

Se dobbiamo misurare dai festeggiamenti in piazza ieri sera, Palazzo Chigi non ha nessuna paura. E perché averla dopotutto? Nell’attesa della guerra, la decisione presa è per la coalizione comunque win- win.

Qualunque sarà lo scenario Luigi di Maio potrà tessere nei prossimi mesi la narrazione che già da tempo è diventata la colla che tiene insieme questa fragile coalizione. Potrà sempre dire, “Vedete, noi siamo con voi, vi abbiamo dato tutto, vi abbiamo liberato dalla povertà. Ma i poteri forti, il grande capitale, quei burocrati dei ministeri, quei giornalisti venduti, quei giudici che si sono messi a servire la politica invece di affiancare il popolo, ci hanno fermato”. Una narrativa perfetta per sostenere la prossima campagna per le europee, alimentando il risentimento del Popolo e fare il pieno di voti alle prossime europee. Una soluzione perfetta.

Sempre che Salvini, che per ora segue lo schema, non metta in campo i suoi, di interessi. E sempre ammesso che le fake news dei 5 stelle, le caleidoscopiche balle create per fomentare questa narrazione, non vengano erose dalla realtà.

Perché dopotutto io sono una deficiente, ma il popolo italiano ha sempre dato prova di non esserlo.

*direttore del quotidiano online Huffington Post




Ecco quanto l' Italia versa realmente all' Unione Europea

di Francesca Laura Mazzeo

ROMA – Il vicepremier leader del M5S Luigi Di Maio sostiene continuamente negli ultimi giorni  che  l’Italia versi annualmente  20 miliardi di euro all’ Unione europea, mentre  il commissario Ue al Bilancio , Günther Oettinger  nei giorni scorsi ha quantificato l’importo  a solo 3 miliardi. Uno strumento, nelle intenzioni esplicite del Governo Italiano, da utilizzare come arma di ricatto nei confronti di Bruxelles sulla questione dell’accoglienza dei migranti. “Noi siamo pronti a tagliare i fondi che diamo all’Ue” aveva dichiarato venerdì scorso, nel pieno della crisi sulla “nave Diciotti” il Di Maio, sostenuto immediatamente dal “socio-collega” Matteo SalviniVogliono 20 miliardi dei cittadini italiani? Dimostrino di meritarseli e si prendano carico di un problema che non possiamo più affrontare da soli. Agli italiani non chiederemo un centesimo di più”  A questo punto l’unica maniera per capire chi dice la verità  è quella di consultare i dati relativi al 2016 attualmente disponibili e pubblicati sul sito dell’Europarlamento (questa la versione in italiano), che per comodità riproduciamo anche graficamente.

 

 

Ma Di Maio e Salvini sono stati immediatamente smentiti dal commissario Oettinger È ora di correggere le cifre sbagliate – ha dichiarato il politico tedesco al giornalista Florian EderL’Italia non versa affatto 20 miliardi di euro l’anno all’Ue, ma tra i 14 e i 16 circa. Se si sottraggono a questi i contributi che arrivano al Paese per i programmi di coesione, la ricerca o le infrastrutture, resta un contributo netto di 3 miliardi l’anno“. In poche parole: il Governo italiano può utilizzare le leve politiche e finanziarie che meglio crede, ma l’arma politico-economico utilizzata come minaccia è meno pericolosa per l’ Unione Europa  di quanto sostengono (o facciano credere) gli alleati  giallo-verdi Di Maio-Salvini.

Günther Oettinger

A rafforzare la dura presa di posizione del commissario UE Oettinger è arrivate nella stessa mattinata anche la  posizione espressa dal Governo Tedesco. Il finanziamento del bilancio europeo “è stato ratificato nei Trattati europei, e vale per tutti” ha ricordato e chiarito Steffen Seibert  portavoce di Angela Merkel, rispondendo alle domande dei giornalisti sulle “minacce” del governo italiano.

Le affermazioni del commissario Oettinger sono sostanzialmente corrette. Infatti, l’Italia ha contribuito al bilancio comunitario nel 2016, per  13,939 miliardi di euro. Il nostro Paese a sua volta ha ricevuto in cambio 11,59 miliardi di fondi europei. Di questi il 44,07%, pari a poco più di 5 miliardi è stato destinato all’agricoltura (la media europea è del 46%), il 39% a fronte di una media Ue del 32% alle politiche regionali di coesione , l’11,6%  (in linea con gli altri Paesi Ue) ai settori di ricerca e sviluppo , il 2,32 % alle politiche di cittadinanza, giustizia,  libertà e  sicurezza ed una cifra analoga per l’amministrazione.

La differenza quindi i quasi 14 miliardi versati e gli 11 e mezzo rientrati sotto forma di fondi si avvicina dunque ai 3 miliardi correttamente indicati dal commissario europeo. Per la precisione nel 2016 siamo addirittura più vicini ai 2 miliardi e mezzo. Quindi Di Maio ha detto una clamorosa fesseria.

 

Legittimo quindi chiedersi come mai il vicepremier Di Maio abbia parlato di 20 miliardi .  E’ un errore che a dire il vero, nel dibattito politico italiano si protrae nel tempo . A “dare i numeri” (sbagliati !)  prima del leader grillino , erano stati l’altro vicepremier, all’epoca dei fatti soltanto leader della Lega, Matteo Salvini, il quale il 21 dicembre 2016 in una intervista al programma televisivo “Coffee Break” di La7  aveva detto “Noi ogni anno diamo al club Unione Europea 20 miliardi e ce ne tornano indietro 12“; e, come pubblicato dal sito d Pagella Politica, anche il leader del Pd Matteo Renzi,  partecipando  da premier a Porta a Porta il 21 gennaio 2016 , e parlando alla conferenza stampa di fine anno,  tre settimane prima.




E’ nato il governo M5s-Lega. Conte e i ministri hanno giurato al Quirinale

ROMA – Giuseppe Conte ha giurato nelle mani del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Dopo il giuramento del Presidente del Consiglio, è proseguita al Colle la cerimonia che ha visto i 18 ministri presentarsi davanti al Capo dello Stato per pronunciare la formula di rito (“Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione“). Dal termine della cerimonia, il governo è nella pienezza dei suoi poteri. La squadra di Governo è composta da diciotto ministri, tra cui cinque donne.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale

I mercati hanno reagito bene alla formazione del nuovo governo politico giallo-verde con lo spread in netto calo e Piazza Affari in crescita. Fiducia nel nuovo esecutivo viene manifestata a livello europeo. Angela Merkel si dice “aperta a collaborare“. La commissione Ue manifesta piena fiducia nella volontà europea del governo. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è detto “emozionato“. In mattinata colloquio con il presidente della Camera Roberto Fico. Entrando a Montecitorio il premier si è fermato qualche minuto a parlare con alcuni lavoratori che stavano protestando: “Vi dovete fidare“, ha detto, aggiungendo “Grande forza, grande entusiasmo e determinazione vogliamo lavorare nell’interesse del paese degli italiani cercheremo di fare il nostro massimo”.

Il Paese ha bisogno di fiducia, ha bisogno che si creino i presupposti per poter andare tutti fieri e orgogliosi di questo paese”. Così il neo presidente del Consiglio Conte ha risposto ieri sera all’uscita da una pizzeria romana . Ai cronisti che gli hanno chiesto se il governo nasce debole Conte ha risposto: “Dimostreremo coi fatti che non lo è“.

L’ultimo ad arrivare al Quirinale è il capo del governo Giuseppe Conte, in Volkswagen. E varca il portone principale del Quirinale quando sono le 15.58. Appena in tempo. Matteo Salvini non rinuncia alla cravatta verde d’ordinanza. Ma anche, dettaglio che fa impazzire i social, calvini verde-turchese. Gli esordienti mostrano un po’ di imbarazzo e soprattutto d’emozione. Ma gli occhi sono tutti puntati su Paolo Savona, il ministro degli Affari europei. E sulla stretta di Milano con il capo dello Stato che si è opposto alla sua nomina all’Economia. “Grazie presidente”, dice Savona quasi sussurrando prima di allontanarsi per tornare al proprio posto.

Auguri al governo da Matteo Renzi che però puntualizza: ‘Siamo radicalmente un’altra cosa‘. E il premier uscente Gentiloni saluta: ‘Lasciamo l’Italia meglio di 5 anni fa‘. Messaggio di Mattarella per il 2 giugno: ‘Tensioni e prove trovano nel quadro delle istituzioni repubblicane piena possibilità di espressione e composizione, in una nazione unita e solidale‘.

Il Video del giuramento al Quirinale

 

 

 

 




Le critiche del NYT: "Conte? Uno sconosciuto la cui unica qualifica è eseguire gli ordini"

di Francesca Laura Mazzeo

ROMA – “I populisti si prendono Roma”. A scriverlo oggi è un durissimo editoriale del New York Times, che definisce il primo ministro incaricato Giuseppe Conte giustamente come di uno “sconosciuto professore di legge” con un curriculum taroccato , “la cui principale qualifica è la sua disponibilità ad eseguire gli ordini” di Salvini leader della Lega e Di Maio del M5S.

Secondo l’autorevole quotidiano americanoNon è chiaro quanti danni potrà fare la coalizione“, evidenziando le differenze ideologiche fra le due formazioni politiche che compongono l’improvvisata maggioranza e la insufficiente maggioranza di cui godono in Parlamento. Definendo”un serio colpo” ai progetti di un rafforzamento dell’integrazione europea portati avanti dal presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel,  il preannunciato cambiamento di direzione in un Paese dome l’ Italia, membro chiave dell’Unione europea la cui fedeltà al progetto europeo sinora non era mai stata messa in dubbio.

“Se l’Italia, la quarta economia dell’Ue, inizia a sfidare le regole dell’Unione e chiede di rinegoziare i termini della sua adesione, sarà più difficile tenere gli altri membri in riga“, afferma il New York Times, che così conclude  “è troppo presto perché Bannon e i suoi alleati possano celebrare o i campioni dell’Unione si facciano prendere dal panico. Il fascino dei populisti potrebbe presto svanire se non troveranno soluzioni concrete al risentimento che li ha portati al potere. Il compito di Macron e Merkel e dei loro alleati è di mantenere la barra dei valori, la coerenza e le regole dell’Ue, ma anche di riconoscere e affrontare la rabbia che ha alimentato la ribellione“.

Dal Regno Unito alla Germania, le copertine e le vignette dei principali quotidiani e settimanali esteri non lasciano nulla all’immaginazione. Nel parlare della situazione politica italiana e del possibile nuovo governo, la satira è più che mai pungente. Per l’Economist l’Italia è “Serva di due padroni“, con Giuseppe Conte raffigurato nei panni di Arlecchino tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini che discutono. Il settimanale finanziario della City inglese sottolinea che quello che sta per nascere è “il primo governo tutto populista dell’Europa occidentale” e specifica che, politicamente parlando, “in molti altri paesi Conte sarebbe un morto che cammina” a causa delle controversie sul suo curriculum gonfiato.

Per il quotidiano tedesco  Frankfurter Allegemeinel’Italia è un’Ape-car che si lancia già da un burrone, il cui guidatore fa il gesto dell’ombrello. Significativo anche il titolo scelto: “Mamma mia!”. Ancora più forte la vignetta della Suddeutsche Zeitung, che immagina l’Italia come un malato nelle mani dei dottori Peste e Colera.




Marina Berlusconi attacca Di Battista(M5S) : “Lui non sarà mai nei libri di storia, mio padre sì”

ROMAMarina Berlusconi, invitata a commentare al termine dell’assemblea dei soci della Mondadori spa, sulla battuta di suo padre, che assumerebbe i grillini solo per “pulire i cessi” a Mediaset, è chiara e perentoria: “Beh, cosa volete si risponda a chi ti dice di non voler nemmeno sedersi a un tavolo con te, dimostrando un assoluto disprezzo della democrazia? O a chi addirittura ti definisce “il male assoluto”, come dire Stalin, Hitler, il diavolo?” aggiungendo “mio padre si è conquistato un posto nei libri di storia, del signor Di Battista non credo che su questi libri troveremo grandi tracce”.

L’attivista ed ex deputato grillino Alessandro Di Battista, parlando dell’impossibilità per il M5S di fare accordi con Forza Italia, in procinto di partire per il Sud America qualche giorno fa aveva scritto su Facebook: “Io considero da 25 anni Berlusconi e ancor di più il “berlusconismo” con tutte le sue manifestazioni successive (il renzismo ne è una delle tante) il male assoluto del nostro Paese”  .

Marina Berlusconi

La figlia dell’ ex-Cavaliere ha così successivamente commentato gli insulti subiti da suo padre: “Se non fosse drammatico, perché c’è di mezzo il futuro del Paese sarebbe da prenderla come la ridicola sparata di ragazzi arroganti che non hanno nulla di costruttivo da proporre e quindi devono cercarsi a tutti i costi un nemico. Stiamo parlando di un signore, mio padre, che è uno dei più grandi imprenditori italiani, ha creato dal nulla un gruppo che dà lavoro a 20mila persone, un gruppo che ha pagato dalla sua nascita 10 miliardi di tasse”.

Marina Berlusconi precisando chenon vuole entrare nel merito delle consultazioni” sottolinea: “Ha fatto una campagna elettorale straordinaria, per le politiche ma anche per le regionali in Molise, con tutto l’impegno e la generosità di cui è capace. A livello nazionale ha recuperato parecchio, nonostante il voto del 4 marzo non abbia certo premiato le posizioni moderate, e si conferma l’unico davvero in grado di dar voce a idee che per fortuna non moriranno mai: la passione per la libertà, la lotta alle ideologie totalitarie e alle ipocrisie del giustizialismo, la difesa del mercato“.

Silvio e Marina Berlusconi

Aggiungendo: “Stiamo parlando di un signore che ha innovato nelle imprese e in politica, ha raccolto oltre 200 milioni di voti, ha guidato l’Italia per nove anni realizzando innumerevoli riforme, ha ridato orgoglio a questo Paese trattando da pari a pari con i più grandi leader del mondo. Mio padre alza il telefono e parla con Vladimir Putin o con Angela Merkel, e chi lo offende parla al massimo con un comico o un esperto di computer. Mio padre si è conquistato un posto nei libri di storia, del signor Di Battista non credo che su questi libri troveremo grandi tracce“.

La Presidente di Fininvest e Mondadori ha quindi concluso: “La sua esperienza e saggezza, così come i suoi rapporti con l’Europa e con molti fra i più importanti leader mondiali  rappresentano un patrimonio prezioso che va al di là di Forza Italia e della stessa coalizione di centrodestra“.

la satira sul libro di Di Battista edito con il soldi di “casa Berlusconi”

Marina Berlusconi si è anche soffermata sul futuro governo: “Ci vorrebbe una sfera di cristallo. Io auspico un governo che possa fare le cose di cui ha bisogno questo paese“. E non ha risparmiato un commento sulla sentenza di Palermo sulla trattativa tra stato e mafia che ha portato alla condanna di Marcello Dell’Utri, storico collaboratore di Silvio Berlusconi: “E’ una sentenza davvero priva di fondamento, in processo non è stato presentato uno straccio di prova“.

“L’Italia non merita di vedere la propria storia riscritta da sentenze come quella – si lascia andare Marina Berlusconi quella sentenza quel verdetto e anche il modo con cui e’ stato utilizzato per andare contro mio padre con la giustizia non hanno assolutamente niente a che vedere. La giustizia dovrebbe guardare ai fatti e basarsi sui fatti. I fatti li conosciamo, in processo non e’ stato presentato uno straccio di prova” ricordando che “l’allora procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso aveva detto che sarebbe stato giusto dare un premio ai risultati raggiunti dai governi Berlusconi nella lotta alla mafia: Questi sono i fatti, ma ora sembra che i fatti non contino nulla e vengano cancellati dalle strumentalizzazioni e mistificazioni nel piu’assoluto disprezzo della verita’“.




Terremoto a Ischia: 2 morti, 39 feriti e 2.600 gli sfollati dalle abitazioni

ROMA –  Alcune case sono crollate a Casamicciola, travolgendo diverse famiglie. Due le donne morte: una colpita dai calcinacci di una chiesa, un’altra travolta dalle macerie della sua casa. Una decina le repliche.

Momenti di terrore e paura quelli vissuti dai tanti turisti in vacanza sull’isola, ma in sindaci rassicurano: “Crolli localizzati, falso che siano in tutta l’isola. Nessun legame sisma-abusivismo”.geologi però evidenziano che si tratta di “crolli non normali per un terremoto di magnitudo 4“.

Due vittime, 39 feriti (di cui uno molto grave). Gli sfollati sono 2.000 a Casamicciola, 600 a Lacco Ameno secondo il bilancio fatto dal capo del dipartimento della protezione civile Angelo Borrelli, giunto sull’isola in mattinata.

Durante la notte, grazie a tre corse appositamente organizzate sotto il coordinamento del Comando generale delle Capitanerie di Porto, hanno lasciato l’isola 1.051 persone, accolte a Pozzuoli dai volontari della Croce Rossa Italiana prima di allontanarsi autonomamente.

Centinaia di persone sono ancora in fila in fila agli scali portuali per lasciare l’isola d’Ischia dopo la scossa di terremoto di magnitudo 4 che alle 20,57 di ieri ha colpito le acque a largo dell’isola di Ischia. Una delle vittime è un’anziana donna, Lina Cutaneo, che è morta dopo essere stata colpita da calcinacci caduti dalla chiesa di Santa Maria del Suffragio di Casamicciola. L’altra donna deceduta non è ancora stata identificata: non è ancora chiaro se sia rimasta travolta da un crollo o colta da malore.

Un’intera famiglia è rimasta sotto le macerie dopo il crollo della loro casa, a Casamicciola. I primi a essere estratti sono stati i genitori. È stata proprio la madre a indicare ai soccorritori dove cercare i figli.

Dopo una notte di lavoro, alle 4 di questa mattina i soccorritori hanno estratto vivo Pasquale, un neonato di appena sette mesi, il più piccolo dei tre fratelli, che una volta liberato dalle macerie è stato riportato con la madre all’ospedale Rizzoli, chiuso in un primo momento per la presenza di alcune crepe.

 

 

 

Gli altri due fratelli erano rimasti imprigionati dalle macerie, ma in salvo protetti sotto un letto.  I vigili del fuoco sono rimasti in contatto con loro per ore, riuscendo anche a far avere loro dell’acqua. Verso le 11 è stato estratto il secondo dei tre fratelli, Mattias, un bimbo di 8 anni. Prima di loro, i vigili del fuoco avevano tratto in salvo la madre Alessandra bloccata al momento del sisma e il padre Alessandro, con i soccorritori che hanno dovuto anche tagliare la lamiera di una macchina per raggiungerlo.

Sono servite altre due ore di paziente lavoro per trarre in salvo anche Ciro, 11 anni, il più grande dei tre fratelli, che è stato finalmente estratto dalle macerie della palazzina crollata a Casamicciola in seguito al terremoto di ieri sera a Ischia.Un lungo applauso dei vicini di casa ha incoraggiato i vigili del fuoco che lo hanno tirato fuori dopo 16 ore di lavoro ininterrotto. Mentre il bimbo veniva portato in ospedale per i primi controlli e soccorsi, i vigili del fuoco rimasti sul luogo del salvataggio si sono lasciati andare a gesti di esultanza e gioia per aver raggiunto il loro obiettivo.

 

 

E’ stato Ciro a salvare il fratellino Mattias. Dopo la scossa lo ha preso e lo ha spinto con lui sotto al letto, un gesto che sicuramente ha salvato la vita a entrambi. Poi con un manico di scopa ha battuto contro le macerie e si è fatto sentire dai soccorritori“. questo il commosso racconto del comandante della Tenenza di Ischia della Gdf, Andrea Gentile, che ha riportato il racconto di uno dei vigili del fuoco che lavoravano sul luogo del crollo.

 

 

Firmato il decreto di dichiarazione di «compromissione degli intreressi primari». Per il sisma di Casamicciola c’è il primo documento del Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni, firmato all’esito del Comitato Operativo nazionale della protezione civile al quale ha preso parte. Il documento rende pienamente operativo l’intero Servizio nazionale della protezione civile in attesa del perfezionamento della dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei Ministri.

La cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha trascorso più volte periodi di vacanza a Ischia, ha espresso “profonda vicinanza” ai cittadini colpiti dal sisma e “ai soccorritori che stanno facendo il loro meglio“.

Il Ministro Beatrice Lorenzin  dalle prime notizie giunte sul sisma a Casamicciola, sull’isola di Ischia,  è in costante contatto con il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, garantendo il pieno supporto del Ministero della Salute e dell’intero Sistema Sanitario Nazionale, all’interno del meccanismo di Protezione Civile, al cui Comitato Operativo ristretto partecipa il Ministero della Salute, immediatamente convocato per l’emergenza. In particolare, il tavolo di coordinamento del Ministero della Salute, si è da subito attivato nella notte e gli uffici di Sanità marittima, aeroportuale e di frontiera del Ministero con sede a Napoli, si sono subito collegati col sistema regionale e locale per garantire la propria massima collaborazione. 

 Il Ministero della Salute ha seguito  nel corso della notte  le operazioni di soccorso per quanto di propria competenza, che hanno visto anche la partecipazione, per il settore sanitario, dell’ARES 118 Lazio, che ha messo a disposizione un proprio elicottero per eventuali necessità urgenti, che non si sono manifestate grazie all’impegno straordinario dei Vigili del Fuoco e del personale sanitario del 118 di Pozzuoli e dell’ Ospedale Rizzoli.

A tutti loro vanno i ringraziamenti del Ministro per l’alta preparazione professionale e capacità immediata di intervento – è contenuto in una nota stampa diramata nel pomeriggio odierno – che ha reso possibili in tempi rapidi il salvataggio e l’assistenza a tutta la popolazione coinvolta nell’evento sismico. Si hanno notizie anche della Residenza sanitaria isolana e del Centro di riabilitazione neuromotorio che non risulta abbiano riportato danni. Anche l’agibilità della struttura ospedaliera è di fatto ripristinata. L’immediata e generosa solidarietà della popolazione ischitana, dei volontari, ha permesso, poi, di utilizzare al meglio le risorse di accoglienza dell’isola, per cui non è stato necessario predisporre attendamenti“.

Per quanto concerne la gestione dei presidi fondamentali di sanità pubblica, relativi al ciclo dell’acqua, alla filiera alimentare e allo smaltimento dei rifiuti, non pare esservi al momento alcuna criticità. Il Ministro Lorenzin nel suo comunicato “desidera anche ringraziare il personale dell’Aeronautica Militare, della Capitaneria di Porto, della Marina Militare e della CRI per avere attivato immediatamente la propria capacità operativa, che si aggiunge alla sempre eccezionale azione dei Vigili del fuoco, capaci anche di localizzare e procedere all’estrazione in tempi brevissimi dei feriti e di quanti travolti dai crolli, come i bimbi di cui tutti hanno potuto seguire le operazioni di salvataggio“.

I piccoli allevamenti dell’isola – conclude il comunicato – saranno presto contattati dagli Uffici veterinari del Ministero, di concerto con l’autorità veterinaria locale e con la Protezione Civile, la cui tempestività è stata ancora una volta encomiabile”

 




Referendum 4 dicembre, per il Financial Times e Wall Street Journal: “L’Italia fuori dall’euro se vince il no ”

Il Financial Times ed il Wall Street Journal Europe, i due quotidiani economico-finanziari più autorevoli  hanno dedicato ieri un articolo al referendum italiano e alle possibili conseguenze politiche ed economiche, segnalando entrambi possibili rischi per l’euro. Il Wsj sottolinea   in prima pagina, i rischi per gli investitori che “si preparano al tumulto“, mentre il Ft  nelle pagine interne, dedica un commento  a firma del condirettore Wolfgang Munchau  esperto di Unione Europea che vede dopo il referendum il rischio di una nuova “crisi della zona euro”.

CdG Financial TimesMünchau sul Ft prevede In caso di vittoria del No,  “una sequenza di eventi che metterebbe in dubbio l’appartenenza dell’Italia alla zona euro“. Una possibilità “inquietante che non ha nulla a che fare con il referendum stesso”, ma con altre cause. La prima è la debole performance economica del Paese che dall’adozione dell’euro nel 1999 “ha perso il 5% di produttività” , “mentre in Germania e Francia è salita del 10%“. La seconda è il “fallimento” dell’Unione Europea  “che non ha saputo costruire una vera Unione economica e bancaria dopo la crisi del 2010-2012 e ha invece imposto l’austerità“.  Per Münchau il “5 dicembre l’Europa potrebbe svegliarsi con l’immediata minaccia della disintegrazione“. E le cause sarebbero da ritrovare anche nei problemi strutturali dell’economia italiana: “Da quando l’Italia nel 1999 è entrata nell’euro la sua produttività totale è stata di circa il 5%, mentre Germania e Francia hanno superato il 10%“. Sarebbe inoltre fallimentare il tentativo di costruire un’unione economica e bancaria efficiente dopo la crisi dell’eurozona del 2010-2012 basata solo sull’austerity, scelta attribuibile secondo il FT al cancelliere tedesco Angela Merkel. “La combinazione di questi due fattori sono la più grande causa dell’esponenziale crescita del populismo in Europa” che per Münchau ha in Italia tre partiti d’opposizione tutti a favore, seppur in modo diverso, dell’uscita dall’euro: il Movimento Cinque Stelle, Forza Italia e Lega.

CdG wsjIl Wall Street Journal: “Meglio un governo tecnico”. Seppure meno catastrofiche, non sono meno allarmanti,  le previsioni del Wall Street Journal, uscito ieri con un articolo in prima pagina dedicato proprio alle ricadute sui mercati del referendum italiano. Secondo Riva Gold e Giovanni Legorano, dopo la Brexit e Trump, un eventuale esito negativo della consultazione porterebbe a una caduta dei titoli bancari italiani e a un ulteriore indebolimento dell’euro. “Il referendum si è trasformato in un voto di fiducia sulla capacità del governo Renzi di rilanciare l’economia“, sottolinea il Wsj, citando poi Wolf von Rotberg, analista economico di Deutsche Bank, secondo cui l’esito referendario “servirà a impostare il tono per il 2017 sul clima politico e gli investimenti in Italia e in Europa”. il Wall Street Journal  ag giunge anche un messaggio decisamente più ottimista “Finché c’è crescita c’è speranza”  aggiungendo che “se respinto, il referendum avrà il potere di far tremare i titoli bancari, spingere gli spread ed indebolire ulteriormente l’euro”. I recenti sondaggi, che danno il No in vantaggio  “hanno innervosito gli investitori“. Ma le “vendite” sui mercati in caso di vittoria del No potrebbero “avere vita breve“, come avvenuto con il voto Usa e con la Brexit. Inoltre, la “ricaduta politica potrebbe essere meno severa del temuto se ci fosse un Governo per gli affari correnti credibile e se il sostegno per il M5S scemasse“.

Per gli esperti di Bloomberg e lo sottolinea il giapponese Norihiro Fujito,  senior investment strategist presso Mitsubishi UFJ Morgan Stanley Securities: il referendum costituzionale italiano del 4 dicembre, accanto al prossimo vertice Opec (i Paesi produttori di petrolio), sarà uno degli snodi fondamentali per capire l’umore dei mercati internazionali nei prossimi mesi. Per il New York Times, poi, le riforme sono solo una sovrastruttura: il problema vero dell’economia italiana sta nelle poca solidità delle banche, sconfessata però dal governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Per Goldman Sachs invece “se vincesse il No, ci sarebbero rischi per le banche più deboli“.




Per la Gazzetta del Mezzogiorno l’ Inghilterra è in Europa e la sterlina vola sui mercati finanziari. Povero giornalismo…

Schermata 2016-06-24 alle 15.41.38Povero giornalismo” è il leit-motiv  che oggi imperversa nei socialnetwork dove si ride sul titolo in prima pagina della Gazzetta del Mezzogiorno che ha letteralmente capovolto il risultato finale del referendum  sull’ europa che si è svolto nel nel Regno Unito.  Ma il peggio in realtà è pubblicato in seconda pagina titola “Mai paura suo mercati. Tutte le Borse brindano“. Anche in questo caso, chi ha scritto o ripreso da qualche agenzia di stampa l’articolo, ha dimostrato di  non capirci un granchè di economia e finanza. Infatti è stato un vero e proprio venerdì nero per i mercati di tutto il mondo. La Borsa di Milano non ha mai perso così tanto. Tokyo chiude la peggior seduta dall’incidente di Fukushima. Lo spread sale oltre quota 180 punti base, poi ritraccia in area 150 punti: smentite le previsioni degli analisti che vedevano vicina quota 200

In avvio di contrattazioni a Piazza Affari è solo il titolo farmaceutico “Recordati” a fare prezzo e perde soltanto… oltre il 9%, mentre tutti gli altri restano a lungo bloccati per l’eccesso di vendite.Le contrattazioni iniziano con lo scorrere dei minuti  ed il “rosso” a Piazza Affari arriva sino fino all’11%. E’ questa la maggiore perdita da quando è possibile ricostruirne a ritroso l’andamento, dal 1994.L’  Ftse Mib il 6 ottobre 2008,segnò un crollo dopo il crac della banca d’affari Lehman Brothers dell’8,24%  mentre l’11 settembre 2001 aveva perso il 7,57%.

Schermata 2016-06-24 alle 16.37.35L’ Inghilterra esce quindi dall’Ue e l’Europa reagisce, con nettezza e durezza. “L’Unione di 27 stati membri continuerà, ci aspettiamo che il governo del Regno Unito dia effetto alla decisione del popolo britannico al più presto possibile, per quanto doloroso potrà essere il processo“, commentano i presidenti delle istituzioni europee Juncker (Commissione Ue), Tusk (Consiglio Europeo), Schulz (Parlamento Europeo) e Rutte (presidente di turno del Consiglio Ue) in una dichiarazione congiunta. Mentre l’accordo raggiunto dal premier David Cameron con la Ue nel vertice del 19 febbraio scorso con le concessioni per lo statuto speciale del Regno Unito, come si legge nel comunicato,  “cessa di esistere” . Alcune ore prima era stato lo stesso presidente del Consiglio europeo Donald Tusk a commentare che “è un momento politicamente drammatico, ma siamo preparati allo scenario negativo“.
Questa mattina i premier  di Italia, Germania e Francia, Renzi, Merkel e Hollande, si sono parlati per telefono per concordare le prossime mosse e predisporre una risposta comune alla Brexit.Il  cancelliere tedesco, Angela Merkel ha reso noto che Ho invitato a Berlino il presidente francese, Francois Hollande, il premier italiano Matteo Renzi e il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk per dei colloqui” ed aggiunto “Poi  allargheremo questo circolo per rendere le discussioni più profonde“. In queste ore di frenetico lavoro per preparare il vertice della prossima settimana, è cambiato anche il programma del presidente Tusk, ed infatti l’incontro con il premier italiano Matteo Renzi  molto probabilmente non si svolgerà oggi ma avverrà  a Bruxelles martedì prima del summit.
Schermata 2016-06-24 alle 16.33.33Ha ragione Ferruccio De Bortoli, ex direttore del SOLE24 ORE  e del CORRIERE DELLA SERA quando scrive su Facebook  :”Brexit è realtà. Confidavamo nel pragmatismo britannico e ci siamo sbagliati. I sondaggi hanno fallito anche questa volta. Il leave era meno confessabile del remain. La volontà popolare è sacra. Il referendum sarà imitato da altri in Europa e riproposto dagli scozzesi. Quando un governo andrà in difficoltà si aggrapperà al voto sull’Europa per tentare di salvarsi. L’effetto politico sarà più grave di quello, pesante, sui mercati che speriamo si esaurisca in qualche settimana. Una cintura di sicurezza verrà stesa da BCE e banche centrali. Ma l’Europa unita non può e non deve finire in una notte di mezza estate per opera di Farage e Johnson. In quasi settant’anni di vita, avrà commesso molti errori ma oggi i leader devono rivendicare con forza e orgoglio i tanti meriti. Gettare il cuore oltre l’ostacolo e difendere sacrifici e conquiste. Ci sarà probabilmente un summit straordinario. Ci vuole una nuova Ventotene, qualcosa di formale e di solenne. I britannici avevano tutto il diritto di decidere, ma non quello di farlo anche per noi. Erano fuori già da tutto. Ora ( il trattato di Lisbona dà tempo due anni) ogni ambiguità è risolta. Tocca a chi resta dimostrare che stare insieme è l’unica scelta saggia e lungimirante.



Alfano: “100 militari tra Bari e Taranto contro la criminalità”

Schermata 2016-02-29 alle 20.48.50

nella foto da sinistra il viceministro Bubbico ed il Ministro Alfano

Da domani 50 militari arriveranno a Bari, altri 50 sono da oggi in servizio a Taranto per fronteggiare l’emergenza criminalità nelle due città. Lo ha annunciato il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, al termine della conferenza regionale sulla sicurezza e l’ordine pubblico in Puglia. “Qui sta funzionando molto bene la squadra Stato – ha aggiunto – che gioca unita e che è nelle condizioni di affrontare ogni situazione che dovesse verificarsi. C’è stato – ha continuato il Ministro – un calo dei reati del 4,7 per cento rispetto al 2014. Sono diminuiti in particolare del 20,5 per cento gli omicidi, del 6% le rapine, del 3,2 i furti”. Alfano ha poi ricordato i “sequestri di 1.426 beni del valore complessivo di 154 milioni di euro, le confische di 599 beni del valore di oltre 87 milioni e l’arresto dal 2013 di 18 latitanti di rilievo, uno dei quali nei mesi scorsi“.

Annunciando i cento militari inviati a Taranto e quelli pronti ad arrivare a Bari, Alfano ha ricordato che “in Puglia vi è una presenza molto significativa delle forze dell’ordine, che può contare di ben 15.209 unità, oltre ad un contingente di 300 militari delle Forze armate che è già impegnato nella regione“.

Schermata 2016-02-29 alle 20.49.10In quanto alla possibile ondata prevista di migranti in arrivo sulle coste della Puglia, il ministro Alfano ha detto: “Stiamo lavorando affinché la rotta balcanica non si riapra. Se ciò dovesse accadere siamo pronti ad affrontare il flusso dei migranti” ed ha aggiunto. “Mi confortano le parole di ieri di Angela Merkel – ha concluso AlfanoNoi stiamo facendo di tutto affinché la Grecia non venga isolata“.

Il governo italiano si sta attrezzando – ha detto Alfanonel caso in cui si verifichi la riapertura di una eventuale rotta balcanica via mare dai Balcani verso la Puglia, ma non mi pare opportuno alimentare allarmismi su questo. Sulla riapertura di una eventuale rotta balcanica via mare dai Balcani verso la Puglia –  ha aggiunto il ministro dell’ Interno – noi siamo già al lavoro per individuare tutte le misure di accoglienza che dovessero essere necessarie. Non mettiamo il carro davanti ai buoi perché noi stiamo lavorando per la prevenzione a livello di politica internazionale e stiamo lavorando per ridurre la possibilità che questa evenienza si verifichi”.

Schermata 2016-02-29 alle 21.21.31Noi stiamo facendo gli hotspot, gli altri Paesi si devono prendere i migranti, perché il ricollocamento significa questo. Poi c’è il terzo capitolo, strettamente connesso: che è il rimpatrio degli irregolari. Gli immigrati ha spiegato il Ministro  Alfanoarrivano e devono essere divisi tra profughi e irregolari. I profughi vanno divisi tra i 28 Paesi europei; gli irregolari vanno rimpatriati. Se gli irregolari non vengono rimpatriati dall’Europa, i Paesi che hanno gli irregolari nel proprio territorio nazionale vedranno il sovrapporsi degli irregolari anno dopo anno se non funziona il meccanismo del rimpatrio. Quindi, c’è il rischio che il sistema collassi. Ecco perché noi insistiamo affinché il trinomio hotspot-collocazione-rimpatri funzioni, perché se si inceppa uno dei tre si inceppa il sistema”.

Il presidente della Regione, Michele Emiliano, a latere dell’incontro ha dichiarato che “la situazione della Puglia in generale è tenuta molto sotto controllo. Mi preoccupa particolarmente la situazione della città di Foggia ed in particolare della Capitanata che è afflitta da fenomeni estorsivi molto gravi. A San Severo ha aggiunto Emiliano – qualche giorno fa è stata addirittura trovata una granata per strada”

Ma “abbiamo preoccupazioni molto serie anche per Taranto – ha aggiunto Emilianodove l’episodio dell’omicidio di tre sere fa è estremamente preoccupante, perché è avvenuto con armi pericolosissime da guerra e soprattutto è avvenuto nell’ambito di traffici di stupefacenti che preoccupano moltissimo. La situazione di Brindisi, come abbiamo più volte detto alla Commissione Antimafia è molto pesante. Noi dobbiamo trovare il modo di ripristinare la legalità in città”.

A Lecce la situazione appare meno impegnata – ha continuato il Governatore Emilianoda fatti di cronaca di particolare gravità, ma è inutile dire che le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia  di Lecce, così come quella di Bari hanno dato ultimamente risultati importanti in particolare proprio nella città di Brindisi è stata praticamente individuata una nuova Sacra Corona Unita giovane, fatta di rampanti che collegandosi ai vecchi riti, alle vecchie alleanze e ai vecchi capi, stavano cercando di colonizzare il capoluogo, come avevamo intuito e già riferito alla Commissione Antimafia”.

Questa  è una strategia di un governo di un grande Paese democratico come l’Italia – ha aggiunto Emilianoed è una strategia che anche in Europa ha un peso molto significativo perché noi in Europa ci stiamo presentando con tutte le carte in regola per essere creduti e per imporre la linea nostra, che non è creativa ma che la Commissione europea ha già assunto”.

Sul fronte dell’immigrazione ha concluso Emiliano  “anche noi stiamo facendo la nostra parte, pretendiamo che tutti facciano la loro parte, ciòè stiamo facendo quello che prevede la strategia europea: hotspot per distinguere i profughi dagli irregolari; che gli irregolari vengano rimpatriati e i profughi vengano ricollocati equamente nei 28 Paesi dell’Unione”.

 

 




WikiLeaks: così la Nsa spiava il governo di Silvio Berlusconi: “Le parole non bastano più”

Schermata 2016-02-23 alle 14.05.45Un incontro tenutosi il 22 ottobre tra la cancelliera Angela Merkel, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il primo ministro italiano Silvio Berlusconi è stato definito nei giorni seguenti come teso ed estremamente duro verso il governo di Roma dal consigliere personale per le relazioni internazionali del primo ministro italiano, Valentino Valentini. Merkel e Sarkozy, che evidentemente non tolleravano scuse sull’attuale situazione difficile dell’Italia, hanno fatto pressioni sul primo ministro affinché annunciasse forti e concrete misure e affinché le applicassero in modo da dimostrare che il suo governo è serio sul problema del debito”.

E’ una delle intercettazioni top secret dell’ottobre 2011,  di  WikiLeaks (leggi i documenti originali QUI ) pubblicati in esclusiva (in Italia) dal settimanale l’Espresso e nel mondo da un un team di media internazionali, che dimostra il fatto, anche il governo italiano oltre a Germania e Giappone,  era spiato e riapre il caso del complotto ai danni dell’allora Presidente del consiglio che aveva spinto i fedelissimi di Berlusconi a chiedere (giustamente, è il caso di dire ora) una commissione d’inchiesta parlamentare.

Schermata 2016-02-23 alle 14.28.34

nella foto i “cable” riservati dell’ NSA su Berlusconi. Merkel e Sarkozy

I cablo di WikiLeaks riportano frasi dettagliate dei protagonisti di quelle intercettazioni: “Sarkozy avrebbe detto a Berlusconi che, mentre le affermazioni di quest’ultimo sulla solidità del sistema bancario italiano, in teoria, potevano anche essere vere, le istituzioni finanziarie italiane potrebbero presto “saltare in aria” come il tappo di una bottiglia di champagne e che “le parole non bastano più” e che Berlusconi “ora deve prendere delle decisioni”. Non solo: il 24 [ottobre] Valentini ha indicato che il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha sollecitato l’Italia ad adottare misure finalizzate a ridurre l’impressione all’interno dell’Unione Europea che l’Italia sia oppressa da un enorme debito, in un momento in cui sta lottando anche con una bassa produttività e la sua economia sta mostrando poco dinamismo».

L’incontro del 22 ottobre avviane a Bruxelles, al consiglio europeo. Il giorno dopo c’è la famosa conferenza stampa di Sarkozy e Merkel, con scambio di sorrisi ironici davanti alle telecamere, quando viene nominato il premier italiano. Qualche giorno dopo, il 12 novembre, Berlusconi si dimetterà.

 Schermata 2016-02-23 alle 14.06.59

Che cosa accadde nell’autunno più cupo per l’Italia, in cui lo spread viaggiava a ritmi insostenibili per l’economia italiana, e gli scandali sessuali di Berlusconi, da Ruby Rubacuori alle “olgettine”, facevano il giro del mondo? Cosa esattamente ha portato alla caduta del governo Berlusconi, aprendo così la strada all’esecutivo non eletto di Mario Monti? Una cosa è certa: quello che accadeva in quei giorni è stato puntualmente ascoltato e trascritto dalla più potente agenzia d’intelligence del mondo: la National Security Agency (Nsa), come rivelano questa intercettazione e altri documenti top secret pubblicati da WikiLeaks e dall’Espresso.

Secondo questi file, Silvio Berlusconi, il suo fidato consigliere personale Valentino Valentini, il suo consigliere per la sicurezza nazionale, Bruno Archi – uno dei testimoni del processo Ruby, insieme a Valentini – il consigliere diplomatico di palazzo Chigi, Marco Carnelos, e il rappresentante permanente dell’Italia alla Nato, Stefano Stefanini, sono stati tutti nel mirino della “più grande, più potente, più tecnologicamente sofisticata agenzia di spionaggio che il mondo abbia mai conosciuto”, secondo la definizione del prestigioso magazine americano “New Yorker”. Si tratta, ancora una volta, della Nsa, l’organizzazione del governo americano i cui piani di sorveglianza di massa sono stati rivelati tre anni fa da Edward Snowden.

I documenti rivelano che nel marzo 2010, Silvio Berlusconi è stato addirittura intercettato nei suoi colloqui con il leader israeliano Binyamin Netanyahu, nel momento di massima crisi tra Stati Uniti e Israele, quando l’annuncio di Netanyahu di costruire mille e seicento case a Gerusalemme est fece sprofondare Washington e Tel Aviv in un gelo diplomatico senza precedenti. A quel punto, secondo quanto ricostruisce un’intercettazione top secret della Nsa, Netanyahu contattò vari paesi europei, tra cui l’Italia, nel tentativo di smussare il conflitto con gli Usa.

Schermata 2016-02-23 alle 14.29.55

nella foto i “cable” riservati dell’ NSA su Berlusconi ed Israele

Parlando con il primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, si legge nella trascrizione delle intercettazioni Nsa, “il primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu ha insistito che la scintilla che ha innescato la disputa – la decisione di Israele di costruire 1.600 case nei territori contesi di Gerusalemme est – era totalmente in linea con la politica nazionale fin dai tempi dell’amministrazione di Golda Meir, e ha dato la colpa della cattiva gestione di questo caso a un funzionario del governo dotato di scarsa sensibilità politica. L’obiettivo adesso – ha detto Netanyahu – è evitare che i palestinesi usino questa vicenda come una scusa per bloccare la ripresa dei colloqui o per avanzare pretese irrealistiche che potrebbero affondare una volta per tutte le negoziazioni di pace. Continuando, ha affermato che la tensione è stata solo aggravata dalla mancanza di un contatto diretto tra lui e il presidente degli Stati Uniti. In risposta, Berlusconi ha promesso di mettere l’Italia a disposizione di Israele, nell’aiutare a rimettere a posto le relazioni di quest’ultima con Washington”.

Questa intercettazione dei colloqui Berlusconi-Netanyahu, che risale al marzo 2010, è una di quelle che la Nsa classifica come condivisibile con i “Five Eyes”, ovvero i “cinque occhi”: Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda, le potenze con cui gli Usa hanno accordi di intelligence speciali, che permettono all’alleanza di condividere informazioni segrete che non passerebbero ad altre nazioni. L’intercettazione di Valentino Valentini, dell’ottobre 2011, è invece top secret/noforn, ovvero non rilasciabile a nazioni straniere.

Entrambe le registrazioni sono state condotte da quella che probabilmente è la divisione più sensibile in assoluto della Nsa: lo Special Collection Service (Scs), un’unità speciale che opera sotto copertura diplomatica nelle ambasciate e nei consolati americani in giro per il mondo, per sorvegliare governi amici e nemici, lavorando spesso in collaborazione con la Cia. Obiettivo dei team Scs è raccogliere intelligence fresca e facilmente “deperibile” sulla leadership del paese in cui si trova l’ambasciata o il consolato in cui sono basati. Questo compito è facilitato dalla presenza e dall’operatività del team nelle ambasciate delle grandi capitali mondiali. Già nel 2013, grazie ai file di Snowden, l’Espresso aveva rivelato come l’Italia fosse, secondo un documento top secret della Nsa datato 2010, l’unico paese europeo, insieme alla Germania, ad avere sul proprio territorio due team dello Special Collection Service: uno a Roma e l’altro a Milano.

Schermata 2016-02-23 alle 15.31.32Nell’intercettazione Nsa del colloquio Berlusconi-Netanyahu, lo Special Collection Service viene menzionato esplicitamente, mentre in quella di Valentino Valentini si scrive che è stata raccolta con  mezzi “non convenzionali”, un termine che nella maggior parte dei casi si riferisce alle attività di intercettazione condotte dall’Scs. Che un consigliere fidato di Silvio Berlusconi come Valentino Valentini potesse essere oggetto della sorveglianza Nsa era in qualche modo immaginabile: in un cablo del 2009 della diplomazia americana, pubblicato da WikiLeaks, Valentini è definito come “una figura in qualche modo nell’ombra, che opera come l’uomo chiave di Berlusconi in Russia, senza alcuno staff o anche solo una segretaria“. Per gli americani non era chiaro cosa Valentini facesse esattamente a Mosca, «ma si vocifera ampiamente che curi gli interessi di Berlusconi in Russia». Nel cablogramma, la diplomazia di via Veneto riferiva che i contatti degli Usa sia nel partito dell’allora premier sia nel centro sinistra credessero che “Berlusconi e i suoi compari stessero approfittando personalmente e lautamente di molti degli accordi nel settore energetico tra l’Italia e la Russia“.

Nei nuovi documenti sul nostro Paese rivelati da WikiLeaks sono presenti due intercettazioni Nsa trascritte, rispettivamente quella di Berlusconi e quella di Valentini, e anche tre “selectors”, ovvero i numeri di telefono usati dalla National Security Agency per i suoi programmi di sorveglianza e ascolto. I tre selectors corrispondono ai numeri di telefono di Stefano Stefanini, rappresentante permanente dell’Italia alla Nato dal 2007 al 2010; del consigliere diplomatico di palazzo Chigi, Marco Carnelos, diventato poi consigliere diplomatico della Regione Lazio nel 2011 e oggi ambasciatore italiano a Baghdad, e infine del consigliere per la sicurezza nazionale, Bruno Archi, negli anni del governo Berlusconi. Il primo selector è un numero fisso e, ancora oggi, permette di collegarsi direttamente all’ufficio di rappresentanza permanente della Nato a Bruxelles, mentre gli altri due sono cellulari: chiamando quello di Carnelos è ancora oggi possibile raggiungere direttamente il diplomatico.

Già nel 2013, l’Espresso aveva rivelato, grazie ai file di Snowden, i piani di sorveglianza di massa della Nsa contro l’Italia. Dai documenti top secret emergevano: la presenza in Italia di due team dello Special Collection Service a Roma e a Milano, le due operazioni NsaBruneau” e “Hemlock” per spiare le comunicazioni della nostra ambasciata a Washington e, infine, la massiccia raccolta dei metadati degli italiani. I file dettagliavano come in un solo mese, dal 10 dicembre 2012 al 9 gennaio 2013, la Nsa avesse raccolto i metadati di 45.893.570 di telefonate degli italiani, dove i “metadati” sono quelli che in Italia comunemente si chiamano “tabulati telefonici”, ovvero chi chiama chi, a che ora, per quanti minuti, da dove.

Sebbene la Costituzione italiana tuteli esplicitamente la riservatezza delle comunicazioni e le leggi del nostro Paese prevedano che sia possibile intercettare e raccogliere i dati delle comunicazioni dei cittadini solo in modo mirato e non massivo, e solo dietro un mandato e sotto la stretta supervisione dell’autorità giudiziaria, ad oggi, nessuna procura ha ritenuto di dover aprire un’inchiesta su queste rivelazioni.

CdG Palazzo ChigiQuanto al Governo italiano, si è sempre distinto per il suo silenzio e i suoi dinieghi assoluti, con il presidente Matteo Renzi che ha completamente ignorato lo scandalo e con l’ex presidente Enrico Letta che, nei mesi in cui il caso Snowden infuriava, dichiarava alla Camera: “In base alle risultanze dell’intelligence e ai contatti internazionali avuti, non risultano compromissioni della sicurezza delle comunicazioni dei vertici del governo, né delle nostre ambasciate. Non risulta che la privacy dei cittadini italiani sia stata violata”. Dopo la rivelazione di questi nuovi documenti pubblicati da WikiLeaks, sarà più difficile fare finta di nulla.

Le reazioni. “Dopo le gravissime notizie pubblicate questa mattina da “Repubblica”, in merito alle intercettazioni della Nsa americana, chiediamo un incontro urgente al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega ai servizi segreti, Marco Minniti. Sul caso cosiddetto Wikileaks chiediamo inoltre che il governo, auspicabilmente nella persona del presidente del Consiglio Matteo Renzi, venga al più presto a riferire in Parlamento”. Non hanno perso tempo i capigruppo di Forza Italia al Senato e alla Camera, Paolo RomaniRenato Brunetta, spiegando che “questo incontro è ancor più necessario considerando che da oltre due anni Forza Italia non è rappresentata nel Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica che ha un ruolo fondamentale e che ci vede vergognosamente esclusi dalla conoscenza e dalla discussione di dossier essenziali per la sicurezza del Paese”.

Schermata 2016-02-23 alle 15.33.15La Farnesina convoca l’ Ambasciatore USA Phillips  Per il governo, ha parlato nel pomeriggio lo stesso premier Matteo Renzi, il quale in un passaggio del suo intervento al vertice dei senatori dem a Palazzo Madama sulle unioni civili annuncia l’interessamento di palazzo Chigi per chiarire la vicenda direttamente con la diplomazia Usa. “Ci accingiamo a chiedere informazioni in tutte le sedi anche con passi formali sulla vicenda di Berlusconi“, ha detto il premier riferendosi al presunto “spionaggio” ai danni dell’ex Cavaliere. Poco dopo, il Ministero degli Esteri  ha annunciato la convocazione per chiarimenti dell’ambasciatore Usa a Roma John Phillips.

 

Procura di Roma pronta ad aprire un’inchiesta . Da piazzale Clodio, sede del tribunale penale della Capitale, trapela invece la disponibilità della Procura, in caso di denuncia, all’apertura di un’inchiesta sulle eventuali responsabilità per le intercettazioni telefoniche dell’ex presidente del Consiglio Berlusconi ad opera dello Social Collection Service, La prassi vuole infatti che le indagini preliminari siano avviate sulla base di atti che contengono notizie di reato e non in seguito a pubblicazione su organi di stampa di vicende che in apparenza possono avere risvolti penalmente valutabili.




I Gufi e la comunicazione nella politica di oggi

di Gianluca Comin *

Ho seguito con molto interesse la diatriba andata in scena sulle pagine de Il Fatto Quotidiano tra Antonio Padellaro e Filippo Sensi, il portavoce del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Al centro del contendere l’autorevolezza della comunicazione istituzionale del primo ministro. È uno spunto interessante per analizzare in che direzione sta andando la comunicazione politica degli ultimi anni. Il gufo utilizzato dal premier nelle slide della conferenza di fine anno simboleggia indubbiamente il disfattismo nostrano. Quel gruppo di persone che non crede nel cambiamento perché «finora non è successo niente» e pertanto non pensa né spera che possa avvenire.

Schermata 2016-01-24 alle 20.11.37

nella foto Filippo Sensi portavoce di Matteo Renzi

AVERE UN NEMICO IN POLITICA È UTILE. L’utilizzo di un nemico, vero o inventato, è una pratica piuttosto comune nella dialettica politica degli ultimi cinquant’anni. Fa sentire i cittadini parte di un gruppo, sicuri di stare dal lato “giusto” della barricata, e delinea nettamente il perimetro del messaggio pronunciato da un leader.
Tuttavia, come ha cercato di spiegare Filippo Sensi, i codici comunicativi dei leader politici stanno cambiando radicalmente. Non bisogna stupirsi che un premier giovane, che si è sempre presentato come alfiere del cambio generazionale, si faccia portatore di innovazioni comunicative che possono spiazzare un pubblico di giornalisti e politici abituato a codici più tradizionali.
Basti pensare al presidente degli Stati Uniti Barack Obama. L’abbiamo visto di recente sgommare su una corvette del 1963 accanto al conduttore televisivo Jerry Seinfield, per il programma televisivo Comedians in cars getting coffee.
Ma non è la prima volta che Obama si lascia andare a simpatiche gag. Il popolarissimo sito Buzzfeed lo ha convinto a girare un video virale dal titolo Things everybody does, but doesn’t talk about, in cui faceva smorfie davanti allo specchio e si fotografava con un selfie stick. O ancora la cancelliera Angela Merkel, che di certo non manca di un forte lato istituzionale, mentre beve una pinta di birra ai festival folk di paese. Non ultimo Vladimir Putin, che più volte ha mostrato il suo lato “privato”, attraverso servizi fotografici in palestra, a pesca o assieme ai suoi cani.

Tuttavia il leader politico è in grado di distinguere nettamente i vari contesti in cui si trova e non compiere errori: negli incontri ufficiali lo stile deve essere chiaramente istituzionale e rigoroso.
Tornando all’esempio di Obama, è proprio la sua capacità di essere sé stesso con naturalezza (dal pranzo al McDonald’s al ricevimento a Buckingham Palace) che rende il suo comportamento in pubblico più credibile e genuino.

Schermata 2016-01-24 alle 20.12.04

nella foto Antonio Padellaro

ORA SI PARLA AGLI ELETTORI, NON AI GIORNALISTI. Il premier Matteo Renzi può essere a volte criticato per la sua tendenza a forzare un po’ la mano di fronte a un pubblico, come quello italiano, che non è pronto a vederlo con un cono gelato in mano e subito dopo in divisa davanti ai soldati in Libano. Rimproverargli però l’incapacità di gestire le diverse tipologie di comunicazione è esagerato.
Al centro dello scontro Padellaro-Sensi c’è una tendenza della comunicazione politica che fa ormai la differenza: la scelta dell’interlocutore. Matteo Renzi, come Berlusconi prima di lui, non parla in via preferenziale ai giornalisti o agli addetti ai lavori, ma agli elettori. È questa forse un’ulteriore forma di disintermediazione operata dal leader del Partito democratico, che ha impatti sia sul linguaggio sia sul modus operandi di chi fa politica. Anche negli scontri pubblici più celebri, come quello con i sindacati, è chiaro che il vero destinatario dei suoi discorsi è sempre stato il cittadino-elettore, non qualche autorevole editorialista.
Il gufo, senza per forza giustificare l’aggressività retorica di Renzi, potrebbe essere interpretato come il simbolo dell’altro da sé: il “diverso” perché portatore di una visione antitetica delle cose, più scettico sulla possibilità di intervenire nel contesto che ci circonda.
Da qui gli attacchi, non solo di Padellaro, a un linguaggio considerato troppo diretto e poco istituzionale: parlare in modo semplice e senza filtri (senza per forza scivolare nel semplicismo) evita sicuramente le secche del “politichese”, ma toglie al giornalista il (legittimo) potere di interpretazione della notizia e di decrittazione del linguaggio politico.

L’OBIETTIVO È RESTARE A GALLA NEL FLUSSO DI NOTIZIE. A che pro dedicare il caffè mattutino alla lettura di pensosi editoriali, quando basta scorrere le agenzie (o la timeline di Twitter!) per venire a conoscenza delle decisioni del premier? Forse è proprio questo il senso della polemica tra un cronista di razza come Padellaro e un ex giornalista quale Sensi. In realtà, a ben guardare, la sterzata comunicativa del leader Renzi è dovuta soprattutto a un contesto in vorticosa evoluzione, segnato da eventi che, a mio avviso, hanno imposto al ‘Rottamatore’ un cambio di paradigma: penso all’impetuosa discesa in campo di Beppe Grillo e al successo del suo movimento, all’esigenza di rilanciare il centrosinistra umiliato dalla “non-vittoria” del 2013 e alla diffusione a macchia d’olio dei social network, con cui è necessario fare i conti.

Restare a galla nel flusso quotidiano di notizie e identificare strategie che permettano ai leader di partito di non essere travolti dal mare del web è un obiettivo che richiede (anche) l’adozione di un linguaggio incisivo e diretto, a tratti aggressivo o canzonatorio.
L’essenziale è trovare sempre il giusto equilibrio tra compostezza istituzionale e dirompenza verbale.

* tratto dal quotidiano online Lettera43




Romani Prodi al processo Standard & Poor’s : “Nostro sistema debole su rating”

Schermata 2015-11-20 alle 08.30.04Quello che mi preoccupava e che mi preoccupa è la debolezza del nostro sistema di fronte a questo giudizio (cioè quello delle agenzie di rating, ndr) che deve essere inserito in un più robusto quadro normativo perché ha delle conseguenze sulla vita di un Paese“. E’ quanto ha dichiarato l’ex premier Romano Prodi deponendo dinanzi al Tribunale di Trani al processo per manipolazione del mercato ad analisti e manager di Standard & Poor’s. L’ex premier Romano Prodi è comparso in Tribunale a Trani per deporre come testimone al processo per manipolazione del mercato a Standard & Poor’s Corporation che è una società privata con base negli Stati Uniti che realizza ricerche finanziarie e analisi su titoli azionari e obbligazioni, fra le prime tre agenzie di rating al mondo insieme a Moody’s e Fitch Ratings

Non so perché mi ha chiamato il magistrato – ha detto Prodima sono ligio al mio dovere di cittadino: se un magistrato chiama, io vado a rispondere”. L’ex premier che è arrivato puntuale in aula nell’orario concordato, si è risentito con il pm Michele Ruggiero per l’udienza non ancora cominciata e, soprattutto, dopo aver saputo che la sua testimonianza sarebbe stata resa come ultima sulle quattro previste. Ha quindi lasciato visibilmente seccato il Tribunale dove ha fatto ritorno successivamente. Prodi, che ha parlato in generale sulle agenzie di rating, ha però aggiunto di ritenere “che il giudizio di rating sia ancora molto serio”.

La deposizione e durata un quarto d’ora.. In precedenza era stata ascoltata il dirigente del Mef, Maria Cannata:”La chiusura del derivato con Morgan Stanley, con il pagamento di 3,1 miliardi di euro, – ha detto Cannata – non è intervenuta per il declassamento del rating. La clausola era indipendente dal rating“. La vicenda riguarda la clausola di estinzione anticipata (‘early termination’) dei contratti derivati, tramite la quale il ministero dell’Economia italiano, nel 2011, versò 2,5 miliardi di euro (ma Cannata ha detto oggi che furono pagati 3,1 miliardi) alla banca d’affari americana Morgan Stanley dopo il declassamento del rating italiano (da A a BBB+) da parte di S&P. Il pagamento era previsto da una clausola del contratto di finanziamento tra il Mef e la banca d’affari americana. Secondo la procura di Trani, il pagamento rappresenta “un forte elemento indiziario” a carico di S&P, che nel 2011 decise “illegittimamente e dolosamente” il declassamento “al solo fine di danneggiare l’Italia“.

Mario Draghi, attuale presidente della BCE la Banca Centrale Europea come risulta dal verbale, venne sentito sul pericolo di contagio del sistema finanziario italiano dopo un report di Moody’s, la cui posizione è stata archiviata. Tra le altre cose il governatore sottolineava che “la reputazione delle agenzie di rating è stata completamente screditata dall’esperienza del 2007-2008” e “una delle dichiarazioni del Financial stability board è trovare il modo per cui sia gli investitori sia i regolatori potranno farne a meno, comunque potranno avere meno bisogno delle agenzie di rating e dei loro giudizi”. Nell’udenza dello scorso 24 settembre, Giulio Tremonti l’ex ministro del governo Berlusconi, , affermò che “quello (il 2011) era un periodo di grande turbolenza che non è nemmeno venuta meno dall’intervento salvifico del governo Monti. Lo spread, infatti, rimarrà alto fino al luglio 2012. Difficile dire cosa abbia prodotto quel downgrade” deciso da Standard &Poor’s. “Sarò provinciale – concluse ironizzando, Tremontima se Angela Merkel mi dice che per l’Italia va tutto bene, per me questo è più importante di qualsiasi outlook”.

L’inchiesta, condotta dal pm  Ruggiero, è partita da una denuncia di Adusbef e Federconsumatori. La Procura ha invece rinunciato alla citazione di Mario Draghi come teste ritenendo che le dichiarazioni rese dall’attuale presidente della Bce durante l’interrogatorio del 24 gennaio 2011 siano sufficienti.

Morgan Stanley – contesta il pm Michele Ruggiero –  infatti è tra gli azionisti di Mc Graw Hill, il colosso che controlla Standard & Poor’s. Sulla stessa vicenda dell’estinzione anticipata dei contratti derivati, la procura di Roma ha ritenuto che la clausola è stata “in origine legittimamente apposta” ed è stata “legittimamente esercitata da Morgan Stanley nell’ambito delle sue facoltà contrattuali“. Per questo motivo la procura della capitale ha chiesto l’archiviazione del fascicolo. “La mancanza di coerenza delle metodologie sul rating italiano da parte di S&P fu segnalata all’Esma dalla Consob perché si riteneva che vi fosse una possibile violazione del regolamento europeo. L’Esma però fu di diverso avviso e archiviò il procedimento“. Lo ha detto  Giuseppe Vegas, il presidente della Consob,  deponendo dinanzi al Tribunale di Trani al processo per manipolazione del mercato ad analisti e manager di Standard & Poor’s. Il rilievo – è emerso in udienza – fu però apprezzato dall’Esma che, successivamente, modificò il regolamento.

Il pm Michele Ruggiero ha annunciato che nella prossima udienza, il 10 dicembre, deporrà il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ed è prevista la presenza dell’ex premier Mario Monti.




Parigi sotto attacco oltre 120 morti. Il Presidente Hollande chiude le frontiere

Schermata 2015-11-14 alle 01.51.58Diverse sparatorie a Parigi, almeno tre esplosioni vicino allo stadio: è l’ inferno in tutta la capitale francese, con decine di morti registrati sin qui, scatenato da una furia cieca nei luoghi del divertimento e del tempo libero, una partita di calcio, un concerto rock, una cena al ristorante, sicuramente il più grave nella storia del Dopoguerra in Francia. Ed è stato un allarme continuo per ore, con conflitti a fuoco che si sono aperti e spenti in diversi punti della città. Difficilissimo da gestire, perché inaspettato. Isis intanto si attribuisce le stragi come “vendetta per la Siria” con una serie di tweet deliranti, ma nulla è stato ancora accertato.

Schermata 2015-11-14 alle 02.14.18Le sparatorie sono state almeno sette, in sei luoghi diversi della capitale. Il primo conflitto a fuoco, a colpi di kalashnikov, ha causato la morte di almeno undici persone in un ristorante del decimo arrondissement di Parigi, vicino a Rue Bichat nella zona del Canale Saint Martin, affollatissima di venerdì sera, perché è una delle zone nevralgiche del divertimento parigino. Il secondo, il più grave, con 112 morti, è invece avvenuto nel famoso locale notturno Le Bataclan, nell’ XI arrondissement, non lontano dalla sede di Charlie Hebdo, dove si stava svolgendo un concerto della band americana Eagles of Death Metal: la sala si è trasformata in una gigantesca trappola, con numerosi cadaveri a terra, mentre due o tre giovani a volto scoperto sparavano con gelida calma in tutte le direzioni: prendendo all’inizio cento ostaggi, anche se trenta sarebbero riusciti a fuggire.

Schermata 2015-11-14 alle 01.53.22Una Parigi che ripiomba nuovamente nel terrore. Colpi di kalashnikov in un ristorante del X arrondissement. Esplosioni attorno allo Stade de France, alla periferia della capitale francese, dove era in corso l’amichevole Francia-Germania. Un’altra sparatoria a Les Halles. In azione anche due attentatori suicidi. Fonti di polizia citate da BFMTv parlano di almeno 40 morti, oltre a quelli del Bataclan. Un’offensiva terroristica che colpisce al cuore della Francia, la seconda in meno di un anno, di fronte alla quale il presidente François Hollande annuncia lo stato d’emergenza e la chiusura delle frontiere.

Schermata 2015-11-14 alle 01.45.33L’attacco più sanguinoso è quello portato al Bataclan, dove centinaia di persone assistevano a un concerto rock: l’assalto, gli spari, gli omicidi a sangue freddo, la presa di ostaggi, poi il blitz delle teste di cuoio, conclusosi con la morte di tre terroristi. A quel punto non rimaneva che contare i corpi rimasti a terra e cercare di assistere i sopravvissuti. Il capo dell’Eliseo, che assisteva alla partita tra Francia e Germania, è stato fatto allontanare dallo stadio ed è andato al ministero dell’Interno per seguire gli eventi. Le inferriate attorno allo stadio sono state bloccate e migliaia di persone sono rimaste bloccate all’interno.

Testimoni che si trovavano al Bataclan di Parigi hanno raccontato in lacrime che i terroristi gridavano “Allah u Akbar“, “Allah è grande“. E militanti dello Stato islamico hanno immediatamente celebrato su Twitter con l’hashtag in arabo “Parigi in fiamme“. Le indagini sono state subito prese in carico dall’antiterrorismo. “Siamo riusciti a fuggire, c’era sangue dappertutto, hanno tirato con un fucile a pompa sulla folla“, ha detto al sito di Le Figaro un uomo che si trovava al Bataclan. E un altro: i terroristi “erano molto calmi. Hanno ucciso a freddo molti ostaggi, ad uno ad uno. Poi ricaricavano e ne uccidevano altri. Hanno ricaricato le armi tre o quattro volte“.

Schermata 2015-11-14 alle 01.51.00La Polizia francese ha evacuato le strade attorno ai luoghi degli attentati avvertendo che gli assalitori “sono ancora in strada, tornate a casa“. E la prefettura ha invitato i cittadini a rimanere in casa “per le prossime ore” a “evitare di uscire salvo in caso di necessità assoluta”. Ai locali pubblici è chiesto di “rafforzare la sicurezza agli ingressi e accogliere chi ne ha bisogno“, e di “interrompere le manifestazioni in corso all’aperto“. Domani tutte le scuole e le università della regione di Parigi rimarranno chiuse.

Schermata 2015-11-14 alle 02.14.40Il presidente francese ha voluto rivolgersi alla nazione poco dopo gli attentati: “Nel momento in cui vi parlo sono in corso attacchi terroristici senza precedenti nella zona di Parigi. E’ una terribile prova che ancora una volta ci colpisce. Dobbiamo dare prova di sangue freddo. La Francia di fronte al terrore deve essere forte e grande“. “Dobbiamo difenderci“, ha affermato annunciando in diretta tv lo stato d’emergenza in tutto il Paese e la chiusura delle frontiere. “Rinforzi militari convergono sulla regione di Parigi per evitare nuovi attentati”, ha proseguito il capo dell’Eliseo, visibilmente scosso. Hollande, che ha annullato la sua partecipazione al G20 in Turchia domenica, ha chiuso il proprio discorso con un pensiero positivo e incoraggiante: “Abbiamo di fronte una nazione pronta a difendersi“, ha detto sottolineando che “le forze di sicurezza stanno facendo del loro meglio, sono in azione” e invitando i francesi ad “avere fiducia“.

Gli attentati che hanno nuovamente colpito al cuore Parigi hanno suscitato sdegno in tutto il mondo. E il mondo politico francese ha messo da parte le proprie divisioni. “Stasera ancora l’orrore… Sospendiamo le nostre campagne fino a nuovo ordine“, ha comunicato su Twitter la presidente del Fronte Nazionale, Marine Le Pen.

In questi video amatoriali il blitz delle teste di cuoio francesi all’interno del Bataclan, il locale a est di Parigi attaccato dai terroristi. Circa 1.500 persone si erano riunite qui per assistere a un concert del gruppo rock statunitense Eagles of death Metal. Tre kamikaze si sono fatti saltare in aria nel locale.

 

Obama: “Attacco all’umanità”

Quello che sta accadendo a Parigi “è un attacco non solo al popolo francese ma a tutta l’umanità e ai valori che condividiamo. Ancora una volta siamo di fronte a un vergognoso tentativo di terrorizzare civili innocenti”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, parlando in diretta tv dalla Casa Bianca. “I tre valori della Francia sono libertà, uguaglianza e fratellanza, che sono anche i nostri. Quelli che pensano di poter terrorizzare i francesi o i valori che condividono, sbagliano. Ho scelto di non chiamare il presidente francese Hollande, ma siamo a disposizione per qualsiasi aiuto possiamo dare e per assicurare i terroristi alla giustizia. La Francia è stata un partner straordinario nella lotta contro il terrorismo, noi siamo vicini alla Francia“, ha concluso Obama.

Il messaggio di Mattarella. “A pochi mesi di distanza dalla tragedia del 7 gennaio il terrorismo ha nuovamente aperto una ferita profonda nel cuore della Francia, della libertà e della democrazia” ha scritto da parte sua Sergio Mattarella a Francois Hollande aggiungendo che l’Italia e tutti gli italiani in queste ore buie si stringono con affetto e vicinanza a tutte le famiglie delle vittime, ai numerosi feriti e a tutto il popolo francese, “ancora una volta vittima della furia cieca e omicida del terrorismo“.

Il Governo Italiano. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha annunciato l’innalzamento delle misure di sicurezza, il premier Matteo Renzi ha indirizzato il cordoglio alla Francia. “L’Italia piange le vittime di Parigi e si unisce al dolore dei fratelli francesi. L’Europa colpita al cuore saprà reagire alla barbarie” dice il presidente del Consiglio che segue gli sviluppi degli attacchi terroristici a Parigi da Palazzo Chigi. Alfano ha convocato per sabato mattina alle ore 9.30 il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica che sarà in via eccezionale presieduto dallo stesso premier. Renzi è in contatto con le cancellerie dei paesi alleati ed esprime tutto il proprio “sgomento” di fronte alle notizie francesi e la “solidarietà totale” al presidente Francois Hollande e a tutto il popolo francese.

 Merkel e Cameron: “Scioccati”

Sono scioccato dagli eventi di Parigi. I nostri pensieri e preghiere sono con il popolo francese. Faremo tutto ciò che possiamo per aiutar”»: così il premier britannico David Cameron su Twitter. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha espresso “profonda commozione” per gli attentati di Parigi. In un breve comunicato diffuso dopo il discorso di François Hollande, Merkel ha detto che i suoi pensieri sono in questi momenti con le vittime di questi “attacchi evidentemente terroristici“, con le loro famiglie e con tutti gli abitanti di Parigi.

Ban Ki-Moon: “Vicino alla Francia”

Vicino al governo e al popolo della Francia“. Nel condannare i «disprezzabili attentati di Parigi», il segretario generale dell’ Onu Ban Ki moon ha chiesto l’immediato rilascio degli ostaggi e espresso “fiducia che le autorità francesi faranno quanto in loro potere per portare i responsabili davanti alla giustizia»”.

AGGIORNAMENTI

Schermata 2015-11-14 alle 10.02.06

Gli aggiornamenti “live” in tempo reale attraverso gli inviati e le pagine del quotidiano La Repubblica. Aggiornatevi QUI 




Fitto si prende la rivincita in Fiera a Bari : “Non ci sbatteranno fuori da Forza Italia”

CdG Fitto_Schittulli Bari 1Appena Raffaele Fitto ha fatto il suo ingresso in sala è partita la musica. Colonna sonora; l’inno di Forza Italia ed insieme si è levato un vero e proprio boato  da stadio:”Fitto, Fitto, Fitto”  in un vero e proprio tutto esaurito di folla. Sono arrivati in migliaia per riempire in ogni angolo lo spazio 7 della Fiera del Levante. I posti a sedere esauriti, molti i militanti rimangono in piedi. “Forza Italia – ha detto l’eurodeputato pugliese aprendo la manifestazione- siamo tantissimi. Ci sono parlamentari, consiglieri regionali e sindaci, c’è il popolo di Forza Italia qui”. Per arrivare al palco l’ ex ministro salentino ha  attraversato tutta la sala, tra strette di mano e selfie fotografici a ripetizione richiesti dai suoi sostenitori.  Lo sfondo del maxischermo sul retropalco è dedicato ai “Ricostruttori di Forza Italia“, nonostante lo sventolio delle bandiere di Forza Italia.

All’appuntamento elettorale immancabile l’inno di Mameli ed un pensiero rivolto ai due maró pugliesi trattenuti in India. Sul maxi schermo viene trasmesso e viene proiettata anche la famosa risata di scherno tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy alla domanda in conferenza stampa su Berlusconi. Il popolo azzurro ricorda ed applaude.

Lo confesso,  questa accoglienza calorosa a Bari me l’aspettavo ” ha detto Fitto al fianco dell’ oncologo Francesco Schittulli, ex presidente della Provincia di Bari,  il candidato unitario del centro destra a presidente della Regione Puglia , che ha commentato  “Due convention a distanza di una settimana e ne faremo ancora altre” , alla presenza in sala dei parlamentari Nuccio Altieri,  Luigi D’Ambrosio Lettieri, Antonio Distaso, Rocco Palese, e Francesco Paolo Sisto  il quale era presente anche domenica scorsa  alla manifestazione organizzata dal commissario pugliese di Forza Italia, l’ex-deputato (non rieletto dagli elettori) Luigi Vitali in occasione della quale era intervenuto  Silvio Berlusconi, come di consueto telefonicamente.

CdG palco Fitto_Schittulli BariFitto parlando dal palco ha ricordato che  “Noi non vogliamo dividere, vogliamo esserci, vogliamo evitare che qualcuno possa agitare cartellini rossi senza motivazione, perché per vincere le elezioni bisogna includere non escludere. E per includere ci si confronta, non si mette fuori nessuno solo perché ha un’idea diversa e con coerenza dice ciò che pensa. E le preferenze contano alle regionali. Non c’è un problema di altre liste  – ha precisato l’eurodeputato – e questa è la prima manifestazione regionale di Forza Italia” ed ha svelato di aver parlato con Berlusconi L’ho sentito dopo l’assoluzione” non escludendo la possibilità di un incontro in settimana.

Quando è stato il momento di Schittulli, il candidato ha ricordato e spiegato dal palco ai sostenitori  che “senza Fitto in Puglia non si vince. Mio padre diceva a ragione che tutti sono importanti e nessuno è indispensabile, ma in questo caso devo ammettere che non vale: Fitto è indispensabile per vincere. Il mio ruolo è per l’unità del centro-destra perché se siamo uniti siamo forti“.

Il popolo di centro-destra esiste – ha dichiarato ai cronisti l’on. Sisto – non avere unità è una follia. Notoriamente sto provando a fare una mediazione ma è difficile, c’è molto da lavorare“.  Una cosa è certa,  sopratutto sul piano dei numeri, chiaramente quelli della convention, e parlano  tutti a favore di Fitto. La sfida di forza lanciata da Fitto sul territorio pugliese  nei confronti del “commissario” Vitali è stata assolutamente più che una vittoria dei “Ricostruttori di Forza Italia” la componente guidata dall’eurodeputato salentino. Ed i numeri parlano più delle parole.