Per il Tribunale del Riesame il mandante della strage di Palagiano resta in carcere

Per il Tribunale del Riesame il mandante  della strage di Palagiano resta in carcere

Schermata 2015-04-12 alle 12.26.06Giovanni Di Napoli esponente della mala locale  61enne conosciuto con il soprannome di Nino il “calabrese” resta in carcere. E’ quanto ha deciso il Tribunale del Riesame che ieri mattina ha rigettato il ricorso presentato dai difensori dell’uomo identificato dalle indagini dei Carabinieri di Taranto e del ROS di Lecce, come il mandante dell’orribile strage di Palagiano. Il collegio dei giudici del Tribunale del Riesame di Taranto ha ritenuto molto gravi ed altamente attendibili gli indizi emersi a suo carico . L’ arresto del Di Napoli avvenuto lo scorso 17 marzo, esattamente il giorno prima dell’anniversario dell’agguato in cui vennero brutalmente uccisi a sangue freddo il pregiudicato Cosimo Orlando, con la sua compagna Carla Fornari ed il bambino della donna, Domenico che aveva appena più di due anni, avuto da un altro pregiudicato assassinato anch’egli in passato da una guerra fra bande locali per il controllo degli affari malavitosi nel territorio .

Secondo gli investigatori dell’ Arma , fu proprio Di Napoli ad ordinare l’omicidio-vendetta per Orlando, che da poco era tornato  in semi-libertà. I due,  in passato avevano militato nella stessa banda, ma avevano forti dissidi  per delle norme di malavita non rispettate e screzi personali culminate in scontri ed offese anche in un bar del centro di Palagiano con offese infamanti come “sei un vecchio pedofilo“.

I killer attesero l’auto in cui viaggiavano le vittime e la massacrarono di colpi d’arma da fuoco. Gli altri due bambini, figli di Carla Fornari, che viaggiavano in macchina, scamparono per miracolo alla pioggia di fuoco abbassandosi sul sedile posteriore della vettura e fingendosi morti per non essere giustiziati anche loro. Una ricostruzione dell’agghiacciante omicidio, che è stata confermata dal Tribunale del Riesame che ha confermato il provvedimento restrittivo spiccato su richiesta del procuratore  capo della DDA la Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce dr. Cataldo Motta e del pm dr. Alessio Coccioli della Procura di Lecce.

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