Ilva, la produzione è ripartita. Ma l'indotto batte cassa

Ilva, la produzione è ripartita. Ma l'indotto batte cassa

Il premier Conte in conferenza stampa al termine dell’incontro ha detto di non aver discusso dello scudo penale con i Mittal, ma è molto ben chiaro e noto a tutti che un accordo finale tra le parti dovrà prevedere la reintroduzione di una qualche forma di tutela giudiziaria per i gestori dello stabilimento siderurgico.Anche secondo le organizzazioni sindacali lo scudo penale va ripristinato

ROMA – Dopo una lunga notte di Palazzo Chigi, a Roma sembra tornato il giorno dell’ottimismo sull’ILVA ed a parole, arriva quella continuità produttiva chiesta dal premier Giuseppe Conte a fronte del possibile congelamento delle azioni giuridiche. Ieri, Arcelor-Mittal ha definito l’incontro con il governo “costruttivo”, assicurando in una nota che “le discussioni continueranno con l’obiettivo di raggiungere al più presto un accordo per una produzione sostenibile di acciaio a Taranto” e la multinazionale franco-indiana per rafforzare il proprio pensiero, ha fatto trapelare che “gli ordinativi dei clienti nella scorsa settimana sono soddisfacenti, la produzione è in marcia e le materie prime sono state ordinate secondo i consueti programmi di approvvigionamento” .
Ora toccherà ai protagonisti della trattativa raggiungere degli accordi per tutte le questioni in esame, contenute nella riassuntiva nota ufficiale di Palazzo Chigi, venerdì notte: “L’obiettivo è pervenire alla elaborazione di un nuovo piano industriale che contempli nuove soluzioni produttive con tecnologie ecologiche e che assicuri il massimo impegno nelle attività di risanamento ambientale”.
Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, commenta la situazione come “rimessa su binari positivi e che può concludersi con il rilancio dell’Ilva, con un piano di investimenti per una prospettiva di sviluppo industriale e, al contempo, di risanamento ambientale“. Ed a sostegno dell’eurodeputato del Pd, ora ministro economico del Governo Conte ,  arrivano i suoi compagni di partito  David Sassoli presidente del Parlamento Europeo  ed il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni, che sostengono come necessari gli sforzi per salvaguardare la siderurgia italiana e promettono nuove regole sulla concorrenza.

Il premier Conte in conferenza stampa al termine dell’incontro ha detto di “non aver discusso dello scudo penale con i Mittal”, anche per evitare ulteriori tensioni politiche all’interno della maggioranza di Governo, ma è molto ben chiaro e noto a tutti che un accordo finale tra le parti dovrà prevedere la reintroduzione di una qualche forma di tutela giudiziaria per i gestori dello stabilimento siderurgico.Anche secondo le organizzazioni sindacali lo scudo penale va ripristinato. Nel caso della tutela giudiziaria e in quello del “Cantiere Taranto“, non è escluso l’utilizzo dello strumento dei decreti.

Permane l’impegno delle aziende pubbliche nei piani di rilancio dell’economia di Taranto, ma anche in un possibile affiancamento societario diretto (o con una newco) ad ArcelorMittal.  La società energetica Snam sarebbe  in prima fila ed ha già annunciato la previsione di 40 milioni di investimenti sul territorio ( con l’ambizione di avere un ruolo nella decarbonizzazione dell’ILVA), mentre potrebbero aggiungersi altri gruppi pubblici compresa la Cassa Depositi e Prestiti che andrebbe a rafforzare nell’azionariato  la presenza di Intesa Sanpaolo, che ha rilevato la quota del Gruppo Marcegaglia in Am Invesco.
Ma a Taranto in realtà al momento non si sente tranquillo nessuno. L’impressione è che, per il momento, si tratti solo del sollievo di tutti per aver scongiurato in extremis il colpo finale al cuore d’acciaio del Paese, mentre gli operai dell’acciaieria, quelli dell’indotto continuano a guardare con ansia e preoccupazione il futuro dell’ ILVA con i suoi impianti ed i suoi altoforni. Un nuovo piano industriale  significa rivedere al ribasso gli obiettivi produttivi , da ridimensionare a causa della crisi del mercato che giustifica l’attuale limitata produzione nell’ ILVA   di 4 milioni di tonnellate annue  rispetto alle 6 previste un anno fa nel contratto ed accordo sindacale successivamente sottoscritto, e quindi conseguentemente livelli occupazionali diversi da quelli dell’accordo del 2018. I Mittal hanno chiesto a Conte nel primo incontro 5.000 esuberi strutturali nell’azienda di Taranto, numeri che il Governo non condivide offrendo solo 2.500 e temporanei,  manifestando la propria disponibilità ad attivare ammortizzatori sociali.
“Sia chiaro il punto da cui si parte è l’accordo firmato un anno fa”  dice il leader della Cgil, Landini, che non prevedeva nessun esubero e la conferma dell’impiego di 10.700 lavoratori, come sostengono anche la Cisl e la Uil.  Altrettanto complicato sembra il lato “ambientale” del nuovo piano, perché al di là della conferma degli impegni già sottoscritti, l’ILVA in un prossimo futuro dovrà essere accompagnata in un percorso di decarbonizzazione degli stabilimenti che può prevedere sia un alternanza tra altiforni e forni elettrici, sia una soluzione più drastica indirizzata all’utilizzo del gas in alternativa al carbon coke. Soluzioni condizionate dal costo economico poco competitivo dell’energia. “Intanto — aggiunge  Marco Bentivogli, segretario della Fim-Cisl si riprenda in considerazione il progetto Meros deliberato a giugno, avviando subito il rifacimento con nuove tecnologie dell’altoforno 5″ che è il più grosso d’ Europa ed attualmente spento da tempo.
A Taranto il clima in realtà è ancor più in ebollizione di ventiquattr’ore fa per le società fornitrici dell’indotto, che sono sono sul piede di guerra permanendo in presidio per il sesto giorno consecutivo  davanti alle portinerie della fabbrica. Le assicurazioni sui pagamenti promesse fatte in prima persona dall’ad Lucia Morselli non sono state mantenute: gli attesi bonifici di pagamento per saldare le decine di milioni di crediti vantati dalle imprese appaltatrici restano parole al vento nonostante le varie spiegazioni tecnico-organizzative fornite dai dirigenti della multinazionale, che ieri sera ha fatto sapere di essere pronta a versare il 60% del dovuto.
La situazione è così esplosiva che Confindustria Taranto ha convocato, alle 11.30 di oggi, un incontro con la stampa per illustrare lo stato delle cose. “Nessun pagamento è avvenuto fatta salva una mezza dozzina di aziende preposte alla manutenzione degli impianti e la platea degli autotrasportatori, ristorati nella misura del 70 per cento del fatturato. Sono sconcertato dall’atteggiamento della multinazionale che solo tre giorni fa aveva assicurato, dati alla mano, che avrebbe disposto i bonifici per una buona metà della platea dell’indotto, dopo aver assicurato i pagamenti dell’autotrasporto. La promessa si è rivelata in tutta la sua infondatezza”  ha spiegato Antonio Marinaro, presidente degli industriali tarantini,

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