Ilva: Bruxelles chiede uscita Marcegaglia dalla cordata InvestCo Italy

Ilva: Bruxelles chiede uscita Marcegaglia dalla cordata InvestCo Italy

La Commissione Ue, che lo scorso 8 novembre ha aperto un’indagine approfondita sull’operazione, non ha voluto commentare le indiscrezioni raccolte, confermando solo la scadenza dell’inchiesta antitrust, fissata per il prossimo 23 marzo 2018.

ROMA – L’ Antitrust europea per superare le preoccupazioni che l’operazione Ilva ha sollevato sul fronte della concorrenza,  avrebbe richiesto l’ uscita del gruppo Marcegaglia dalla cordata formata con ArcelorMittal in Am InvestCo Italy per rilevare l’Ilva di Taranto .

Un’eventuale uscita del gruppo Marcegaglia, dalla newco che ha rilevato le attività e stabilimenti del Gruppo ILVA potrebbe infatti essere ovviata un aumento della quota di Intesa o della stessa ArcelorMittal, che attualmente ha l’85% della newco. Ed in ogni caso non dovrebbe costituire problemi o impatti significativi sul passaggio dell’ Ilva a AmInvestco.

Il gruppo franco indiano si era detto pronto a cedere asset in altri Paesi europei per ridurre il proprio potere di mercato. La Commissione Ue, che lo scorso 8 novembre ha aperto un’indagine approfondita sull’operazione, non ha voluto commentare le indiscrezioni raccolte, confermando solo la scadenza dell’inchiesta antitrust, fissata per il prossimo 23 marzo 2018. Peraltro l’indagine della commissione è ancora nella fase del procedimento in cui alle parti coinvolte nell’operazione sono concesse ancora dei margine operativi per presentare proposte di eventuali rimedi ai rilievi contestati.

Antonio ed Emma Marcegaglia

Marcegaglia Spa è il gruppo industriale leader mondiale nella trasformazione dell’acciaio con 5,6 milioni di tonnellate lavorate ogni anno (dati 2016).

Nel 2016 ha registrato un fatturato di oltre 3,991 miliardi di euro operando in tutto il mondo, con 6.500 dipendenti alle proprie dipendenze , 60 unità commerciali, 210 commerciali e 43 stabilimenti, dove produce manufatti per 12.000 clienti.

Il gruppo Marcegaglia ha preferito non commentareper rispetto della delicatezza della procedura” Nessun commento anche da parte di ArcelorMittal, azionista di maggioranza della cordata, che dovrebbe cedere lo stabilimento della Magona il laminatoio di Piombino che occupa 480 dipendenti. Mentre quest’ultima prescrizione non sorprende in quanto da tempo circolano indiscrezioni su una trattativa per la sua cessione al Gruppo Arvedi , la richiesta di escludere il gruppo Marcegaglia dalla cordata non era prevedibile e tantomeno attesa.  La partecipazione in Am Investco Italy del gruppo della famiglia Marcegaglia  con una quota iniziale del 15%, che era peraltro destinata a ridursi a favore dell’entrata nella cordata di Banca Intesa Sanpaolo creava più qualche problema in materia di conflitto d’interessi, considerato che Marcegaglia utilizza per la trasformazione la maggior parte parte della produzione di acciaio in uscita dell’ Ilva di Taranto. In pratica il gruppo Marcegaglia si sarebbe ritrovato nella insolita posizione di fornitore-cliente.

 

 

 

In particolare Bruxelles teme una riduzione della concorrenza ed un aumento dei prezzi per i prodotti piani di acciaio al carbonio laminati a caldo, a freddo e zincati utilizzati dalle imprese in vari settori, dall’edilizia all’auto, come a suo tempo riferito dal commissario Vestager. La preoccupazione è che la restrizione della concorrenza potrebbe determinare un aumento dei prezzi soprattutto per le Pmi dell’Europa meridionale. Bruxelles intende valutare anche se ci possano essere effetti su offerta e prezzi di altri prodotti come l’acciaio a rivestimento metallico utilizzato per gli imballaggi.

Il confronto tra Ilva e Commissione Antitrust oltre che sul piano industriale, resta aperto anche su quello ambientale. Mentre potrebbe essere preso chiusa la procedura che riguarda i fondi messi a disposizione dalla Stato per il risanamento dell’area, nuove perplessità sarebbero sorte a Bruxelles riguardo al piano di bonifica presentato dalla cordata guidata da ArcelorMittal. Piano che verrebbe applicato su un arco di cinque anni, un periodo troppo esteso per porre fine a una situazione ritenuta assai critica non solo dagli ambientalisti e dai cittadini di Taranto.

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