Cyberspionaggio: “Non avvertì i vertici dell’indagine”. Il prefetto Gabrielli rimuove Di Legami (ex) capo della Polizia postale

Cyberspionaggio: “Non avvertì i vertici dell’indagine”. Il prefetto Gabrielli rimuove Di Legami (ex) capo della Polizia postale

Il capo della Postale Roberto Di Legami non avrebbe informato dell’inchiesta né il capo della Polizia né l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, che sarebbe state spiate dai due fratelli romani Giulio e Francesca Maria Occhionero. Ma il Capo della Polizia Gabrielli non sa qualcos’altro…

Il Capo della Polizia Franco Gabrielli ha rimosso ieri sera alle 20.30 dall’incarico il direttore della Polizia postale,  Roberto Di Legami, responsabile dell’indagine sul cyberspionaggio che ha portato in carcere Giulio e Francesca Maria Occhionero. Tra i motivi alla base della decisione di Gabrielli, uomo di “polso” con una grande esperienza maturata nel servizi segreti,  la colpa di Di Legami di aver sottovalutato la portata dell’indagine sullo spionaggio dei politici, e quella di non aver  informato i vertici del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, né l’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi, una delle personalità politiche che sarebbero state spiate dai due fratelli romani.

La leggerezza contestata da Gabrielli all’ormai ex-capo della Polizia Postale è stata che della pericolosità del virus, Eyepyramid,  erano al corrente dal gennaio 2016,  e circostanza ancora più grave, non per proprie indagini e controlli sulle istituzioni, ma soltanto grazie ad una segnalazione pervenuta dal responsabile della sicurezza dell’  Enav l’ Ente nazionale assistenza volo. La mail del 26 gennaio 2016 aveva come mittente uno studio legale, con cui l’ ENAV  non aveva mai avuto alcun contatto di lavoro. effettuata un’analisi tecnica da parte di una società esterna, la mail venne quindi segnalata al Cnaipic, il Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche della Polizia postale.

L’ autorizzazione della Procura di Roma di iniziare le intercettazioni sulle utenze di Giulio Occhionero venne data a marzo del 2016 . Ma nonostante ciò, i due fratelli hackers a giugno aggredirono gli account personale di posta elettronica Matteo Renzi ,di Mario Draghi,  di Mario Monti, e di un centinaio di esponenti della politica e dell’economia per infettarlo con il loro sofisticato virus. Quindi si può giustamente definire sottovalutazione quella Di Legami, nonostante quanto stava accadendo sotto i suoi stessi occhi.

L ‘8 ottobre scorso con una circolare di 5 cartelle firmata dal Capo della Polizia Gabrielli, venne  esteso a tutti i corpi di polizia l’obbligo che sino a quel momento coinvolgeva solo l’Arma dei Carabinieri di riferire in via gerarchica anche le risultanze delle indagini espletate per conto della magistratura, ai fini chiaramente di un efficace coordinamento informativo . Una circolare necessaria per attuare di una norma contenuta nel decreto legislativo approvato il 19 agosto 2016  dal titolo “Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato” .

Nella sua circolare Gabrielli si era preoccupato di sottolineare che tutti i corpi di polizia avrebbero dovuto in ogni caso  “preservare il buon esito delle iniziative di indagine in corso“. Quindi secondo “i principi di proporzionalità e di leale collaborazione istituzionale”, il Capo della polizia aveva chiesto per questo motivo che “le comunicazioni alla scala gerarchica dovranno essere circoscritte ai soli dati e notizie indispensabili a garantire un adeguato coordinamento informativo” raccomandando una “graduale selezione delle comunicazioni, in modo da far affluire alla struttura di vertice di ciascuna forza di polizia solo quelle riguardanti situazioni che appaiono di particolare rilievo”. Tutto ciò nell’inchiesta sui fratelli Occhionero non è stato rispettato.

Secondo alcune fonti del Ministero dell’ Interno sono quele le reali motivazioni per cui Di Legami  è stato assegnato con decisione immediata  ad un nuovo incarico all’interno dell’ Ucis, l’ufficio centrale del Viminale che si occupa di scorte e tutele, ma  si tratterebbe di un “promoveatur ut amoveatur“. Contattato dai giornalisti, Di Legami ha confermato la notizia della sua rimozione dal vertice della Polizia Postale delle Comunicazioni ma non ha voluto rilasciare commenti. Eppure ieri quanto ha parlato….

Ieri mattina era stato proprio Di Legami a illustrare alla stampa i dettagli dell’operazione, ma in serata a “Porta a porta” sui RAIUNO a spiegare l’operazione ai telespettatori del programma condotto da Bruno Vespa era stato inviato un altro dirigente, il vice questore della Postale Ivano Gabrielli . Quello che forse il Capo della Polizia Gabrielli non sa è che nei mesi scorsi la Polizia Postale  sotto la “gestione Di Legami” distaccò 4 suoi uomini del Servizio Centrale Operativo presso la segreteria particolare del Presidente della Camera Boldrini, la quale pretese ed ottenne un monitoraggio costante e continuato del suo nome sui socialnetwork, dove viene costantemente deriso ed attaccata. Il paradosso è che i quattro poveri bravi poliziotti dovettero cambiare luogo di lavoro recandosi a lavorare alla Camera dei Deputati invece che nella sede dello SCO sulla via Tuscolana,  dovendosi comprare e pagare a proprie spese giacche e cravatte per accedervi !

Al suo posto, come nuovo capo della Postale, arriva Nunzia Ciardi, primo dirigente finora alla guida del Compartimento del Lazio, da sempre collaboratrice strettissima del Prefetto Domenico Vulpiani  “padre ri-fondatore” della Polizia Postale, la quale in passato ha già lavorato al Servizio Centrale della Polizia Postale delle Comunicazioni, per la quale quindi si tratta di un ritorno “a casa”, e siamo sicuri sulla base della competenza e professionalità che le viene riconosciuta nel settore, saprà svolgere un ottimo lavoro.

 

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