Cresce Il fatturato dell’industria “made in Italy” cresce al top dal 2011

Cresce Il fatturato dell’industria “made in Italy” cresce al top dal 2011

ROMA – La crisi di cui il mondo imprenditoriale italiano si è lungo lamentato potrebbe diventare quasi un cattivo ricorso. Lo ha rilevato l’Istat informando che il fatturato dell’industria nel 2017 , corretto per gli effetti di calendario, è aumentato in valore del 5,1%, gli ordini (cioè gli acquisti dei clienti) addirittura del 6,6%.  E’ sicuramente il dato più alto dal 2011 quando raggiunse il 6,8%. L ’Istat motivando la crescita pari al 2,9% nel quarto trimestre , rispetto al precedente trimestre segnala l’ indice destagionalizzato del fatturato dell’industria ha raggiunto invece nel solo mese di dicembre, il livello più elevato (110) da ottobre 2008, mese significativo perché immediatamente successivo al fallimento di Lehman Brothers, evento simbolo della grande crisi finanziaria ed economica degli anni successivi.

Il fatturato è salito del 7,2% anche in termini tendenziali  con incrementi del 7,3% sul mercato interno e del 7,1% su quello estero. Soddisfatto il Governo per voce del  Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che invita a “continuare a giocare in attacco stimolando investimenti in competenze e tecnologie e in difesa gestendo le transizioni industriali con strumenti più forti2. Anche dal fronte politico, arrivano commenti soddisfatti: “Il tempo è galantuomo, le chiacchiere stanno a zero. Noi abbiamo fatto questo e vogliamo andare avanti.  Altri vogliono i dazi e uscire dall’euro“, commenta il segretario del Pd, Matteo Renzi su Twitter.

I sindacati sono più cauti. Il segretario generale della Cisl Anna Maria Furlan è del parere che adesso”serva un patto imprese-sindacati ed una riforma fiscale che dia slancio a salari e pensioni per favorire anche i consumi interni”Rocco Palombella segretario generale della Uilm, sottolinea che “ci vogliono investimenti pubblici e privati a sostegno dell’industria manifatturiera ma occorre sbloccare in tempi brevi il confronto nelle vertenze riguardanti la siderurgia nazionale. Se l’Italia smette di produrre buon acciaio l’industria non po’ avere futuro. Occorre determinare un epilogo positivo alle vicende che riguardano i gruppi Ilva ed Aferpi per esempio. Non si puo’ perdere altro tempo“.

Dall’Inps arriva infine un’altra buona notizia . Nel settore privato si registra a fine 2017, un saldo tra i flussi di assunzioni e cessazioni registrati nel corso dell’anno pari a +488.000, superiore a quello (+326.000) corrispondente del 2016 ma inferiore a quello del 2015 (+613.000). Il saldo annuo complessivo, che misura la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro, riflette dinamiche diverse per le singole tipologie contrattuali: è pari infatti a -117.000 per i contratti a tempo indeterminato, a +58.000 per i contratti di apprendistato, a +10.000 per i contratti stagionali e, soprattutto, a +537.000  per i contratti a tempo determinato.

Tutti i principali raggruppamenti delle industrie – a guardare gli indici destagionalizzati del fatturato – segnano dati positivi, ma spicca l’energia che cresce del 5,7% rispetto a novembre. Quanto all’indice grezzo degli ordinativi, nel raffronto con il dicembre 2016 gli incrementi più rilevanti riguardano l’elettronica e le apparecchiature elettriche, entrambe sopra il +20%.

Oltre ai dati dell’Istat, si registrano anche le stime della Confindustria per l’andamento economico italiano, con prospettive positive. Secondo gli analisti viale dell’Astronomia “a compensazione di una chiusura del 2017 più fiacca del previsto, la dinamica dell’economia italiana nel primo trimestre potrebbe rivelarsi superiore alle attese, stando anche all’andamento molto positivo degli indicatori qualitativi“.

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