Crac Bari Calcio: la procura chiede il processo per gli ex-amministratori

BARI – La Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per il reato di bancarotta fraudolenta nei confronti dei sei ex componenti del Consiglio di amministrazione e amministratori pro-tempore dell’Associazione sportiva Bari Calcio spa, fallita nel marzo 2014.

Richiesto il processo per l’ex onorevole Antonio Matarrese che è stato anche presidente Figc, nella sua qualità di vicepresidente vicario del CdA del Bari dal 2010 al 2011, l’ex parlamentare Salvatore Matarrese, consigliere della società sportiva dal 2002 al 2011, suo cugino omonimo, ad dal 2002 al 2010 e consigliere fino al 2011, gli ex amministratori unici Claudio Garzelli e Francesco VinellaDomenico De Bartolomeo, componente del CdA del Bari calcio dal 2008 al 2011 ed attuale presidente di Confindustria Puglia.

Le indagini della Guardia di Finanza di Bari, coordinate dalla pm Bruna Manganelli, hanno accertato che gli imputati anziché pagare i debiti tributari dal 2009 al 2013 , avrebbero pagato gli stipendi dei calciatori, garantito “tramite pegno” un finanziamento ottenuto dalla Banca Popolare di Bari per un milione di euro, coperto il saldo dello scoperto del conto acceso presso lo stesso istituto di credito e pagato altri debiti per ulteriori 5 milioni di euro, facendo così crescere i debiti col fisco del 70% arrivando fino a 55 milioni di euro.

Secondo la Procura di Bari gli indagati pur in presenza di un’ingente debito con l’Erario, a in seguito vrebbero “posto in essere molteplici condotte depauperative del patrimonio societario in favore della società controllante “Salvatore Matarrese srl e della «Servizi sportivi srl» (coordinatrice dell’attività di marketing e merchandising del marchio «A.S. Bari S.p.A.») quantificate in ulteriori 12,5 milioni di euro, causando un indebitamento che ha aggravato in modo irreversibile lo stato di dissesto della società calcistica, destinandola così al fallimento”.

La Procura contesta ad alcuni degli indagati, tra i quali gli ex parlamentari Salvatore e Antonio Matarrese e De Bartolomeo,  il concorso nella bancarotta per condotte omissive, per non aver cioè impedito l’evento-fallimento nonostante fossero a conoscenza della situazione debitoria.




L'ex calciatore barese Antonio Cassano perde la causa contro il fisco in Cassazione

ROMA – La Suprema Corte di Cassazione ha dato ragione all’Agenzia delle Entrate che  ha vinto un ricorso contro Antonio Cassano l’ex bomber di Bari Vecchia,   per 263 mila euro “sottratti” al fisco quando l’attaccante giocava nella Roma accanto a Totti.

Si trattava di fringe benefit in favore del suo procuratore per prestazioni rese in favore di Cassano. Ma secondo i giudici tributari pugliesi, vi erano forti “perplessità” sul fatto che la somma dovesse essere tassata. La sezione tributaria civile della  Cassazione non ha avuto dubbi: quella cifra rientrava tra i compensi di Cassano ed era quindi  soggetta a tassazione, ed  annullando senza rinvio i due verdetti di merito della commissione tributaria regionale della Puglia che nel 2012 aveva dato ragione al giocatore, ha dato definitivamente il via libera al pieno corso delle cartelle esattoriali.

Secondo la commissione tributaria pugliese vi erano i presupposti “legittimanti l’esenzione dalle sanzioni amministrative” in favore del contribuente, “nell’ipotesi di condizioni di incertezza, relative alla portata e all’ambito di applicazione delle disposizioni disciplinanti l’individuazione del presupposto di imposta”. Una decisione che non è stata condivisa dalla Cassazione che ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate e pertanto la sentenza pugliese impugnata dal Fisco deve essere annullata

Antonio Cassano aveva già avuto problemi con il fisco ai tempi in cui giocava in Spagna con il Real Madrid

 




Corriere dello Sport titola in prima pagina "Black Friday". Roma e Milan vietano l'accesso ai giornalisti del giornale sportivo romano ai centro sportivo

ROMA – Il razzismo dilaga nel mondo del calcio, ed incredibilmente pochi giorni dopo la lettera aperta indirizzata “a chi ama il calcio” sottoscritta dai 20 club calcistici di Serie A che si si sono schierati attivamente per lanciare un messaggio forte, ha suscitato molteplici proteste e polemiche la prima pagina di oggi del Corriere dello Sport.

Il quotidiano sportivo romano ha aperto la sua edizione con la foto di Lukaku e Smalling, ex compagni al Manchester United ed ad esso protagonisti della prossima partita  fra Inter e Roma che si terrà domani venerdì sera, ha titolato”Black Friday”, facendo riferimento al colore della pelle dei due calciatori, giocando anche sul nome dell’iniziativa commerciale per gli acquisti a prezzi scontati.

Una scelta giornalistica che quasi nessuno ha apprezzato e  non a caso sui social si è alzato subito un vibrante oceano di protesta contro il giornale sportivo diretto da Ivan Zazzaroni, Nell’editoriale si specifica subito il significato del titolo: “Alla faccia degli scemi che fanno “buu”, domani tutti dovremmo fare “ooh””, ma tutto ciò non è bastato a fermare lo sdegno e le proteste della rete dove è scoppiata immediatamente la polemica, ed il titolo fuoriluogo e vergognoso del CORRIERE DELLO SPORT, è stato riportato con dure critiche da numerosi siti online stranieri, tra i quali i popolarissimi quotidiani Daily Mail, Guardian e  che la  BBC ha pubblicato in home page, facendo divampare la protesta e provocando attacchi velenosi dall’estero e dall’Inghilterra, nei confronti del calcio italiano.

Smalling e Lukaku: ”Titolo sbagliato”

Hanno preso posizione anche Smalling e Lukaku, i due giocatori pubblicati in sulla prima pagina del quotidiano sportivo romano. Il difensore della Roma Smalling su Twitter ha scritto : “Avrei voluto passare la giornata concentrandomi sulla partita di domani, e devo confessare che quel che è avvenuto stamattina è stato sbagliato e altamente insensibile. Spero che i responsabili coinvolti nella redazione di questo titolo si prendano la responsabilità e capiscano il potere che hanno attraverso le parole, e l’impatto che queste parole possono avere”. Secondo Lukaku quello del Corriere dello Sport è “il titolo più stupido che io abbia mai visto nella mia carriera, dovreste fare un lavoro migliore“.

Anche l’Inter  ha preso posizione sull’episodio lanciando un messaggio contro il razzismo: “Il calcio è passione, cultura e fratellanza. Siamo e saremo sempre contro ogni forma discriminazione”, scrive il club milanese che ha preferito non citare il Corriere dello Sport solo per per non dare ulteriore visibilità ad una prima pagina considerata di pessimo gusto.

Roma e Milan vietano accesso ai centri sportivi a giornalisti del Corriere dello Sport

La Roma ha preso subito posizione, ed ha twittato dal suo canale inglese contro la prima pagina del giornale: “No one, absolutely nobody. Not a single soul”  cioè “Nessuno. Assolutamente nessuno. Non anima viva. Il titolista del Corriere dello Sport“, con riferimento a coloro che avrebbero scritto o solamente pensato a quell’apertura in un momento delicato come questo su un tema del genere.

In serata la Roma ed il Milan hanno diramato una nota in cui hanno reso noto la decisione di negare l’accesso ai rispettivi centri sportivi ai giornalisti del Corriere dello Sport per il resto dell’anno e hanno stabilito che i rispettivi giocatori non svolgeranno alcuna attività mediatica con il giornale durante questo periodo. Entrambi i club sono consapevoli che comunque l’articolo di giornale associato al titolo “Black Friday” contenga un messaggio antirazzista ed è questa la ragione per la quale sarà vietato l’accesso al Corriere dello Sport solo fino a gennaio“.

Zazzaroni: ”Piattaforme digitali? Direi pattumiere”

Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, ha ulteriormente difeso la sua scelta con un nota pubblicata sul sito del giornale: “Piattaforme digitali? Direi pattumiere. Truccate da rancori nobili. Sdegno a buon mercato. Un bel pensiero al giorno toglie il medico di torno. Eserciti di benpensanti di questi tempi affollano il web per tingersi di bianco le loro anime belle. Individuato il razzista di turno, vai, due colpi alla tastiera e via la macchia, ti senti un uomo migliore in un mondo migliore. Bianchi, neri, gialli. Negare la differenza è il tipico macroscopico inciampo del razzismo degli antirazzismi. La suburra mentale dei moralisti della domenica, quando anche giovedì è domenica. “Black Friday“, per chi vuole e può capirlo, era ed è solo l’elogio della differenza, l’orgoglio della differenza, la ricchezza magnifica della differenza. Se non lo capisci è perché non ce la fai o perché ci fai. Un titolo innocente, peraltro perfettamente argomentato da Roberto Perrone, viene trasformato in veleno da chi il veleno ce l’ha dentro“.




Arbitro donna aggredita nel 2014. L'Aia le ritira la tessera. Ma non si vergognano ?

ROMA – Una decisione a dir poco “vergognosa” ed allucinante quella della Commissione disciplinare umbra dell’Associazione Italiana Arbitri nei confronti di Elena Proietti, attuale assessore allo sport di Terni: “niente più tessera dell’Aia” . La Proietti era stata aggredita nel 2014  durante la partita di Prima Categoria giocata fra le squadre del Real Quadrelli ed il Trevana.

La Proietti allora direttrice di gara nel tentativo di mettere fine ad una rissa in campo, si beccò un pungo che le causò danni permanenti a un occhio e a un orecchio. Lo scorso novembre l’arbitro aveva attaccato pubblicamente l’Aia, accusando l’Associazione di averla abbandonata.

La decisione della Commissione disciplinare, fu quella di punire l’arbitro umbro per “aver parlato ai media senza chiedere alcuna autorizzazione all’Aia“. La Proietti però non ci sta e replica: “Ecco l’epilogo di questa tragicomica vicenda –   scrive l’assessore su Facebookin cui chi subisce una violenza non né può neanche parlare né denunciare pubblicamente. Dopo 15 anni di onorato servizio mi viene ritirata la tessera perché ho cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica contro la violenza sugli arbitri. Ad maiora“.

Il punto di vista della Commissione disciplinare invece è differente : “L’Aia fece quanto in suo potere per assistere la vittima. Non appare affatto credibile la versione dell’episodio fornita dall’associata ai mezzi di informazione” spiega la nota ufficiale. Per l’Associazione, Elena Proietti parlò ai media per farsi pubblicità: “Tenuto conto che le dichiarazioni sono state rilasciate a distanza di ben quattro anni dall’episodio – motiva la Commissione – il comportamento tenuto nell’intera vicenda dall’associata appare alquanto strumentale, dettato da fini personali e politici approfittando, nella circostanza, della discussione in atto relativamente ad un grave episodio di violenza accaduto nel corso di una gara del campionato di Promozione laziale“.

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Una giustificazione ridicola considerato che la Proietti si è candidata nelle liste di Fratelli d’ Italia in Umbria e non nel Lazio, e quindi non si comprende quale sarebbe stato lo scopo strumentale.

Il nostro verdetto ? L’ AIA deve solo vergognarsi , come anche i magistrati che hanno archiviato per ben due volte la denuncia presentata dalla Proietti. Chissà come avrebbero giudicato, se il pugno in faccia se lo fosse beccato una loro collega-magistrato ? Ai posteri la facile sentenza




Arrestato il poliziotto della Postale "stalker" del calciatore Fabio Quagliarella

 NAPOLI –  I militari dell’ Arma dei Carabinieri di Santa Maria Capua Vetere, nel tardo pomeriggio di ieri, affiancata  dalla Polizia di Stato di Castellammare di Stabia ha dato esecuzione all’ordine per la carcerazione nei confronti di Raffaele Piccolo, di 54 anni, appartenente alla Polizia di Stato, e sospeso dal servizio, ritenuto responsabile di atti persecutori, calunnia e sostituzione di persona, il quale dovrà scontare la pena di 4 anni e 6 mesi

I reati contestati al poliziotto finito in carcere, sono stati svolti in un arco di tempo intercorrente tra il 2006 ed il 2010, ai danni di numerosissimi imprenditori e professionisti, tra il calciatore ex Napoli Fabio Quagliarella e di Guido Lembo, gestore della taverna “Anema e Core” di Capri. Le lunghe indagini di polizia giudiziaria,  condotte dalla squadra investigativa del Commissariato di Polizia di Castellammare di Stabia, coordinate dalla Procura di Torre Annunziata, hanno reso possibile di documentare le responsabilità del Piccolo – appartenente alla polizia e sospeso da tempo dal servizio – che per anni, fingendosi amico delle vittime, le ha perseguitate con lettere e messaggi anonimi contenenti false accuse di pedofilia e di collusioni con la criminalità organizzata.

Il calciatore Fabio Quagliarella in tribunale a Torre Annunziata

Fabio Quagliarella, costituitosi parte civile assisitito dall’avvocato Gennaro Bartolino, nel corso della sua deposizione in aula presso il Tribunale di Torre Annunziata dichiarò che le lettere anonime inviate da Raffaele Piccolo alla società di De Laurentiis, furono uno dei motivi della sua cessione dal Napoli alla Juventus.
Lo scorso 26 settembre la Corte di Cassazione aveva respinto il ricorso dei legali di Raffaele Piccolo, poliziotto stabiese in servizio presso la Polizia Postale , dichiarando la prescrizione solo per un solo episodio. Gli ermellini della Suprema Corte hanno confermato la condanna a 4 anni e mezzo di reclusione già emessa dai giudici di primo grado e dell’appello.
Piccolo era finito a processo con le accuse di calunnia e atti persecutori nei confronti di una decina di vittime fra i quali diversi professionisti di Castellammare di Stabia, l’artista caprese Guido Lembo e il calciatore Fabio Quagliarella, in quel periodo della sua carriera tra Sampdoria, Udinese e Napoli, ed anche in Nazionale.



Calcio: dal vivaio del Bari, in 10 nella selezione Lega Pro

ROMA – Dopo il fallimento del club guidato da Cosmo Giancaspro, il settore giovanile del Bari, rifondato inizia ad inanellare i primi riconoscimenti. La società presieduta da Luigi De Laurentiis ha ben dieci giovani del vivaio convocati nelle rappresentative di categoria della Lega Pro, allenati dai tecnici Alfieri, Anaclerio e Doudou , per i raduni che si svolgeranno a Roma dall’8 al 10 ottobre.

Nella rappresentativa Under 17 ci saranno Davide Avella e Giovanni Mercurio, considerato un vero e proprio talento a livello nazionale tra i giovani nati nel 2003; nella Under 16 Federico Fioretti, Domenico D’Achille, Giuseppe Montrone, Daniele Hysaj e Giulio Mangialardo; nella Under 15 Claudio Turi, Donatello Leone e Samuele Mari.

Un buon esempio quello del Bari di De Laurentis che andrebbe seguito da quelle società che vogliono realmente fare calcio seriamente, con una gestione societaria sana e solida, e senza dissanguarsi e finire nelle mani dei “mercenari” del calcio.




Taranto, brividi allo stadio. I tifosi ricordano Nadia Toffa: "Siamo pazzi di te"

TARANTO – Cori, striscioni e una gigantografia sugli spalti per ricordare Nadia Toffa. E’ stato l’omaggio che i tifosi del Taranto hanno voluto dedicare alla conduttrice de ‘Le Iene‘, morta a 40 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro e cittadina onoraria della città pugliese che più volte si è occupata dell‘Ilva quando era in vita.

Sugli spalti della curva nord dello stadio Erasmo Iacovone, poco prima del fischio d’inizio della sfida contro il Fasano , tutti hanno alzato le mani al cielo mentre hanno urlato il nome della giornalista. Oltre alla sua gigantografia, uno striscione con la scritta “Nuje assim pacc pe te!“, cioè “Siamo pazzi di te“. Messaggio che ricorda quello delle magliette divenute celebri per la raccolta fondi in favore del reparto di oncologia pediatrica dell’Ospedale S.S. Annunziata, che ha visto Toffa protagonista.

Buio, luci dei telefonini e cori. È terminata così, al 66esimo minuto, la sfida tra Taranto e Fasano per la “Raffo Cup” allo stadio Erasmo Iacovone. Uno dei due trasformatori dell’impianto di illuminazione ha subito un’avaria, generando un allarme nelle sedi Enel tale da rendere necessaria l’interruzione dell’energia elettrica all’intera struttura, in via precauzionale. Un blackout dello stadio che ha spento lo spettacolo in campo (il risultato era di 2-1 per il Taranto) e acceso quello sugli spalti dell” impianto sportivo del rione Salinella. L’ arbitro ha atteso alcuni minuti ma poi ha dovuto decretare la fine dell”incontro per cause di forza maggiore. Il tifo organizzato della curva Nord ha improvvisato una coreografia prima del triplice fischio finale.  Un emozione che  ha colpito tutti gli spettatori ed i giocatori presenti.

Il Comune di Taranto in una nota spiega che oggi “alle ore 12 è stata ripristinata la corrente elettrica in tutto lo stadio grazie all’intervento dell’impresa manutentrice che fornirà a breve un nuovo trasformatore provvisorio nelle more di un intervento di sostituzione radicale degli attuali trasformatori“. Un’ ennesima figuraccia di una amministrazione comunale che dimostra la sua incapacità di amministrare, giorno dopo giorno.




Nasce a Taranto SunRazor 01, la prima barca solare "made in Puglia" progettata dal Politecnico di Bari

La foto di gruppo dei concorrenti

ROMA – Si chiama Sunrazor 01 l’imbarcazione solare ad alta tecnologia sviluppata dal team italiano “BlueMatrix“, di ritorno dai primi test in acqua in occasione della sesta edizione del Monaco Solar & Energy Boat Challenge di Montecarlo svoltosi dal 2 al 6 luglio scorso, manifestazione che ha riunito oltre 400 concorrenti, espositori e oltre un migliaio di visitatori nell’arco di quattro giorni. Nell’evento erano presenti aziende che hanno selezionato e assunto una ventina di giovani professionisti. Ricordiamo alcuni nomi: il cantiere navale tedesco Nobiskrug,  Torqeedo ed Energy Observer.

Soddisfatto  Bernard d’Alessandri, segretario generale del Monaco Yacht Club: “La Monaco Solar & Energy Boat Challenge contribuisce alla riflessione sul futuro della nautica da diporto. Il Principato consente attraverso questo evento di far dialogare le esperienze di industriali, ingegneri, cantieri navali, studenti e armatori per affrontare le sfide energetiche e ambientali del settore nautico».

Più che una semplice barca al momento, Sunrazor 01  è la prima e unica imbarcazione italiana nella categoria “Solar” che si alimenta grazie ad un complesso insieme di sottosistemi elettronici, meccanici e fluidodinamici: unisce materiali avanzati e tecnologie aerospaziali, batterie agli ioni di litio di ultima generazione, un propulsore elettrico ad alto rendimento, complessi software di gestione e sistemi portanti nati da un attento studio fluidodinamico sviluppato con l’aiuto del Politecnico di Bari.

Grazie al potente motore elettrico e alla sua particolare elica da competizione, SunRazor si solleva sui foil di cui è dotato, vere e proprie ali che consentono di raggiungere velocità notevoli per un mezzo di questo genere. “I nostri obiettivi a breve termine – ha commentato Cristian Pilo, team manager di BlueMatrix e progettista dello scafo – sono quelli di effettuare un’ampia batteria di test in tutte le condizioni possibili, ottimizzando il comportamento dei foil e del gruppo motore-trasmissione nelle varie condizioni di navigazione, per poi finalmente testare le reali capacità di endurance di SunRazor e le sue prestazioni di punta“. SunRazor a settembre in occasione della prossima gara di campionato in Olanda sfiderà le altre 18 imbarcazioni solari, barche nate da spin-off universitari e da laboratori sperimentali, portate in gara da 8 nazioni diverse, fra cui ben 11 presenze olandesi.

Il progetto Sunrazor avrà come sede il Mar Piccolo di Taranto. A sostenere il progetto, il Gruppo Comes di Taranto guidato da Vincenzo Cesareo, specializzato in grandi costruzioni in acciaio. E lo fa per tre motivi principali: “primo, vediamo nella mobilità sostenibile sul mare un nuovo settore di sviluppo; secondo, per svolgere attività di monitoraggio di sistemi in mare, abbiamo bisogno di mezzi in grado di muoversi con grande efficienza energetica e, in un futuro non lontano, anche in maniera autonoma; terzo, sentiamo come vocazione e dovere quello di sostenere la ricerca, soprattutto se legata all’attività di giovani all’interno del mondo universitario”, spiega Cesareo, sino a qualche giorno fa presidente di Confindustria Taranto.

“Siamo consapevoli che il futuro delle nostre imprese sarà strettamente legato alla loro capacità di innovare e soprattutto di interpretare la sostenibilità – ha dichiarato  Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, – in un messaggio in occasione della presentazione del progetto ieri presso lo “Spazio Mastai” del Palazzo dell’Informazione a Roma, Accogliere il progetto di SunRazor con una base che avrà sede nel Mar Piccolo di Taranto esprime la nostra volontà di supportare progetti fortemente orientati alla sostenibilità, che diano concreta visibilità e opportunità di sviluppo a una Regione come la Puglia, oggi così ricca di competenze e di voglia di fare“. La Puglia, ha aggiunta  Emiliano, “è un concentrato di strutture all’avanguardia, in grado di competere a livello internazionale, a cominciare dal polo dell’industria aerospaziale. Siamo certi che questo progetto aiuterà la promozione di queste competenze a livello globale. Il progetto SunRazor è anche importante per l’ipotesi di accogliere in futuro competizioni internazionali che daranno risalto alla nostra Regione in chiave turistica.

 

 

Per il sottosegretario all’Ambiente Salvatore Micillo, “ricerca e innovazioni tecnologiche spendibili in futuro per il fine ultimo della tutela dell’ambiente sono costantemente al centro del nostro interesse. Penso, ad esempio, al monitoraggio nelle zone più sensibili, come le Aree Marine Protette, dove sarebbe vantaggioso operare con veicoli di elevata autonomia e basso impatto ambientale. Riteniamo quindi il progetto SunRazor tra le proposte interessanti in questo senso“.

“Vogliamo lavorare  a medio termine – continua il team leader – per sviluppare ulteriormente l’elettronica di navigazione, il sistema di controllo elettronico dell’assetto in portanza, ora puramente meccanico, e aumentare l’autonomia anche in condizioni di scarso irraggiamento solare”. Dopo le prove di Montecarlo, SunRazor sfiderà le altre 18 imbarcazioni solari in Olanda, a settembre in occasione della prossima gara di campionato. Si tratta di barche nate da spin-off universitari e da laboratori sperimentali, portate in gara da otto nazioni diverse, fra cui ben 11 presenze olandesi.

Mario Massimo Foglia

Il “progetto SunRazor” è anche un esempio virtuoso di collaborazione tra accademia, ricerca e industria.Al Politecnico di Bari ci siamo concentrati sullo sviluppo dei foil, le superfici portanti di cui è dotata l’imbarcazione – spiega Mario Massimo Foglia, professore del Dipartimento di Meccanica, Matematica e Management del Politecnico di BariIl team di BlueMatrix si è inoltre avvalso di un gruppo di nostri studenti che hanno supportato il coordinamento, la comunicazione e i primi collaudi di SunRazor. Di qui partirà un percorso di intensa collaborazione con BlueMatrix e le aziende e le istituzioni che hanno sostenuto il progetto, sono certo con grande entusiasmo e soddisfazione di tutte le parti coinvolte“.

 

 

 

 

 

 

 

 




Addio all'ex presidente del Lecce Giovanni Semeraro, aveva 82 anni

LECCE – Questa mattina all’età di 82 anni si è spento  nella Clinica Petrucciani del capoluogo salentino Giovanni Semeraro ex presidente del Lecce Calcio . L’imprenditore era stato ricoverato d’urgenza il 7 luglio scorso all’Ospedale Vito Fazzi di Lecce per uno scompenso cardiaco e poi trasferito in clinica. Semeraro nel 1994 acquistò la società del Lecce  affidando la presidenza a Mario Moroni e nel giro di due anni  con Giampiero Ventura allenatore in panchina riuscì a conquistare la Serie A  facendo il doppio salto dalla C al massimo campionato .

Giovanni Semeraro

Giovanni Semeraro in seguito divenne presidente del Lecce dalla stagione 2005-2006 fino al giugno 2010, passando successivamente il testimone al figlio Pierandrea. Nell’estate 2011 la definitiva cessione del club.

Durante la sua gestione, il Lecce ha giocato nove campionati di Serie A, con il picco raggiunto tra il 2003 e il 2005, quando i pugliesi chiusero al decimo e all’undicesimo posto. Nel 2005, in particolare, i giallorossi allenati da Zdenek Zeman finirono la stagione con il secondo miglior attacco della Serie A

Semeraro è stato azionista di maggioranza della Banca del Salento, poi divenuta Banca 121 e in seguito acquisita dal Gruppo Monte del Paschi di Siena. Il Lecce Calcio gli era sempre rimasto nel cuore, tanto è vero che spesso lo si vedeva in tribuna al Via del Mare.

L’attuale dirigenza del club salentino ha voluto ricordare  lo “storico” presidente del Lecce con una breve nota pubblicata sul proprio sito ufficiale: “L’U.S. Lecce esprime il più profondo cordoglio per la scomparsa di Giovanni Semeraro, che dal 1994 al 2012 è stato patron ed azionista di rifermento del sodalizio giallorosso. Giovanni Semeraro ha scritto pagine indelebili della storia del calcio leccese. I risultati sportivi sotto la sua gestione hanno consolidato e rafforzato la notorietà del club a livello nazionale. Tutta la famiglia dell’ U.S. Lecce si stringe attorno al dolore che ha colpito la famiglia Semeraro”.




Standing ovation per il concerto della Banda della Polizia organizzato dall’ANCRI per spiegare l’Inno Nazionale agli Azzurri.

ROMA – Un’ iniziativa che ha ottenuto la standing ovation della Nazionale di Mancini in piedi ad applaudire il concerto che si è tenuto al Centro Tecnico FIGC di Coverciano, promosso dall’ ANCRI, l’ Associazione Nazionale insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana, per un momento di riflessione ed approfondimento sul significato autentico dell’Inno Nazionale e per farlo”vivere” meglio agli azzurri del calcio italiano. Gli aspetti organizzativi sono stati curati dall’ex responsabile della sicurezza degli Azzurri, il prefetto Francesco Tagliente, delegato ai rapporti istituzionali dell’ANCRI, di concerto con la Figc e la Polizia di Stato.

La Banda musicale della Polizia di Stato diretta dal Maestro Maurizio Billi, accompagnata dal tenore Francesco Grollo, ha arricchito l’evento con brani musicali molto significativi e toccanti anche per il mondo dello sport. L’ omaggio a Ennio Morricone, Galop dall’ouverture di “Guglielmo Tell” di Gioacchino Rossini; “Nessun dorma” da “Turandot” di Giacomo Puccini. A seguire Michele D’Andrea ha quindi raccontato e spiegato agli Azzurri della Nazionale di Calcio il significato dell’Inno, che è il vero Canto degli Italiani, .

“Quando penso al nostro Inno Nazionale– ha spiegato Demetrio Albertini, Presidente del Settore Tecnico di Coverciano – sia quando ero calciatore ed ora da dirigente sento il senso di identità, appartenenza e responsività. La Nazionale, l’Inno e la maglia azzurra sono colonne e valori fondamentali”.

Il prefetto Francesco Tagliente, nel suo intervento,  ha ricordato che “lo sport e i valori fondanti del nostro ordinamento costituzionale sono stati i fili conduttori del mio percorso professionale e della mia vita. E non solo della mia vita perché questo evento è il frutto della sensibilità e della vocazione istituzionale e sociale del presidente della FIGC Gabriele Gravina, del Capo della Polizia Franco Gabrielli e di una bella Squadra impegnata da tempo a promuovere i valori dei simboli della Repubblica. Parlo dell’Associazione Nazionale degli insigniti al Merito della Repubblica ma non solo perché parlo soprattutto degli orchestrali della Banda musicale della Polizia diretti da Maurizio Billi, da Francesco Grollo e da Michele D’Andrea. Una squadra che è partita da Firenze 10 anni fa, festeggiando il Tricolore, ed oggi ancora unita e più attiva che mai, torna a Firenze e fa tappa a Coverciano per spiegare agli Azzurri, attraverso una chiacchierata briosa ed espressiva, il significato autentico dell’Inno Nazionale, pilastro ideale e simbolico della nostra democrazia”.

Il presidente dell’ANCRI Tommaso Bove nel suo intervento ha evidenziato che “Gli Insigniti al Merito della Repubblica Italiana aderenti all’ANCRI, da Statuto, si sono assunti l’impegno di divulgare, a tutti i livelli ed in ogni forma, i principi e i valori della Costituzione Italiana, specialmente quelli incarnati nei simboli della Repubblica, dei quali intendono promuoverne la conoscenza storica e la portata ideale, poiché fermamente convinti che la salvaguardia dei valori rappresenta il modello di riferimento per una coscienza adulta e la formazione del mondo di domani. In tale ottica, è indubbio che lo sport in generale, e gli azzurri della Nazionale di calcio in particolare, rappresentano il momento più alto di questi valori, poiché da sempre capaci di trasmettere emozioni e messaggi positivi”.

A parlare dell’Inno anche gli Azzurri della Nazionale, che lo vivono ogni volta che scendono in campo con la maglia dell’Italia.  “L’inno italiano è un qualcosa di particolare. Non abbiamo mai pensato – ha sottolineato il c.t. Manciniche fosse una marcetta, ma l’inno più bello del mondo. Spero che quanto ascoltato oggi serva a tutti noi quando andremo in campo già da sabato e ci aiuti ancora di più. Il momento più bello penso sia rappresentare la propria nazione”.

Se penso all’inno ripenso a quando ero bambino e guardavo la Nazionale di calcio, – ha aggiunto Giorgio Chiellini –  ma anche gli altri sport e lo cantavo a casa. Poi piano piano dalle nazionali giovanili ho cominciato a cantarlo fino a raggiungere il sogno di cantarlo in Nazionale maggiore. E’ un inno stupendo, e cantarlo è un qualcosa di emozionante, un modo di caricarci tutti insieme prima della partita e trasferirci quelle vibrazioni e quelle emozioni che poi cerchiamo di riportare in campo”. Infine Leonardo Bonucci: “Dopo questa bella mezz’ora passata insieme, quel minuto davanti alle telecamere in cui viene cantato l’inno italiano prima delle gare della Nazionale azzurra sarà ancora più entusiasmante e fatto con ancora più voglia perché racconta la nostra passione, la nostra storia ed è quello che cerchiamo di mettere in campo in ogni partita. Complimenti alla Banda musicale della Polizia di Stato, siete veramente una grande squadra”.

Al termine della manifestazione Albertini ha donato a Tommaso Bove, presidente Nazionale ANCRI, una maglia ufficiale della Nazionale italiana, recante sulle spalle la scritta ANCRI, ed il numero 4.




La Champions League è dei Reds: Liverpool-Tottenham 2-0

MADRID – Jurgen Klopp è appena diventato per la sua prima volta l’allenatore campione d’Europa. Subito dopo il fischio finale, queste le sue parole a Sky Sports. “Una lotta incredibile, una notte fantastica. Non è stata forse la partita più bella del mondo, ma dovevamo soltanto vincere e i ragazzi ci sono riusciti, ed è il giusto coronamento di una stagione fantastica, molto intensa. Pazzesco quello che hanno fatto i ragazzi. Dedico il successo alla mia famiglia, che era seduta in tribuna: ho sofferto molto, questa vittoria è per loro e anche per tutti coloro che fanno parte di questo club“.

Una stagione intera per rincorrere la Champions26 secondi per metterla sotto ipoteca. O, vedendola dall’altra parte del campo, per perderla. La Champions League 2019 e’ del Liverpool ma soprattutto di Jurgen Klopp, che finalmente ha sfatato il tabù delle finali dopo averne perse sei.  La storia si fa con i titoli, e questo conta per le migliaia di tifosi di Liverpool che hanno chiuso la serata con un maestoso “you’ll never walk alone“.

La maledizione di Klopp finisce nella notte dello stadio Wanda Metropolitano di Madrid. Al tecnico tedesco per sei volte  era toccato incamminarsi a testa bassa per ricevere la medaglia d’argento. Sia che si trattasse Champions, Europa League o una coppa nazionale, con il Borussia Dortmund o con il Liverpool, da favorito o da underdog, il finale era stato sempre lo stesso. Ma questa volta no. Klopp aveva confessato alla BBC, cosa gli avrebbe ordinato papà Norbert prima della sfida con il Tottenham, se fosse ancora vivo (è morto prima che diventasse un allenatore di calcio ndr). “Vincila stavolta, Jurgen“. Un dialogo immaginario, a cui mister Jurgen Klopp ha obbedito ugualmente.

Il Liverpool è campione d’Europa, Jurgen Klopp è il tecnico campione d’Europa. Il migliore di tutti, senza se e senza ma. I tifosi delle sue squadre lo hanno sempre adorato. Per i suoi atteggiamenti istrionici in campo, per le sue interviste che hanno finito per conquistare persino quelli dei rivali. Difficile trovare qualcuno a cui Klopp stia antipatico. “Forse perché non avevo ancora cominciato a vincere sul serio”, obietterebbe lui accompagnando la frase sibillina con la solita risata da mezzo matto.

Ecco, se avete un dubbio sulla questione, quel sorriso sotto l’immancabile ciuffo biondo e gli occhi vispi, ve lo toglierebbe. No, caro mister Klopp, non ce la faresti proprio a stare antipatico. Nemmeno oggi che sei lì dove tutti ti invidiano. Sul tetto d’Europa, così in alto che quasi puoi ascoltare le parole di papà Norbert.




Roma, lacrime e striscioni: l'Olimpico saluta De Rossi

ROMA – Migliaia di bandierine gialle e rosse che sventolano in aria e poi un lunghissimo striscione con sopra scritto “Ci hai rappresentato in campo per 18 anni, da oggi la tua curva rappresenterà te per sempre. Siamo tutti DDR“.

Prima del via era stato esposto un altro striscione sempre in Curva Sud con la scritta “Nei giorni belli e in quelli tristi sei stata la bandiera dei veri romanisti!”, mentre in Tribuna Tevere è stata mostrata una gigantografia di De Rossi con sopra lo striscione “Ultras dentro e fuori dal campo”. Non c’è solo il centrocampista però nei pensieri del pubblico dell’Olimpico che non ha fatto mancare numerosi cori di contestazione nei confronti del presidente James Pallotta.

La Curva Sud dell’Olimpico saluta così Daniele De Rossi, all’ultima presenza con la maglia della Roma in occasione della gara col Parma. Prima del fischio d’inizio il capitano è sceso in campo accompagnato dai figli mentre tutto lo stadio intonava il suo nome. Sugli spalti, oltre alla famiglia, anche ex compagni in azzurro come Gigi Buffon e Materazzi, e il ct dell’Italia, Mancini.

Quando entrano le squadre la curva Sud si colora di giallorosso, con migliaia di bandierine con su scritto DDR e la scritta: “Il mio in campo”, “Ultras dentro e fuori dal campo” e “Lode a te, ultimo imperatore”. La pioggia aumentava, ed aiutava a nascondere le lacrime di tanti tifosi, così come sono aumentati anche i cori contro la società per la scelta di non rinnovare il contratto a De Rossi , compreso uno contro Franco Baldini, consulente del presidente.

I tifosi quando è arrivato il momento del saluto finale non trattengono più le lacrime. Insieme a tutti i tifosi presenti all’Olimpico: piange Gaia,  figlia maggiore di Daniele, piange  sua moglie Sarah , stretta alle braccia della moglie di Florenzi, piange Bruno Conti e piange Francesco Totti.

Sono Conti e Totti loro a premiare Daniele con un numero 16 di cristallo e sono loro ad accoglierlo prima del giro di campo con i compagni, tenendo mano nella mano la sua famiglia. De Rossi trattiene le lacrime, fino all’ abbraccio a Totti, dove non ce la fa più e scoppia  a piangere.

E’ una liberazione, per lui e per tutti. Vorrebbero farlo parlare, ma De Rossi non se la sente. Saluta ancora una volta i tifosi, poi scende da solo le scalette degli spogliatoi. E sorride. Il popolo romano lo ama senza se e senza ma. Un amore che i soldi di Pallotta non potranno mai comprare o conquistare.




Sette anni dopo la Puglia torna in serie A : grazie Lecce !

ROMA – Lo Stadio del Mare di Lecce ed il suo popolo di  30.000 spettatori hanno cantato e gridato ieri la felicità di tutto il Salento. Una squadra di calcio che diventa un simbolo territoriale attraendo le famiglie al completo per non perdere per un appuntamento con la storia.  Un doppio salto indietro per la retrocessione in serie B sul campo del Lecce nel 2012 e dopo la retrocessione in Lega Pro a causa del derby “truccato” contro il Bari.

Oltre 111 anni di storia calcistica del club giallorosso che aveva coronato per la prima volta il sogno di giocare della massima seria nella stagione calcistica 1984/85 quando conquistò la sua prima promozione in serie A. Da quel momento fino al 2012, la squadra ha militato sempre fra la massima serie e la serie B, vedendo giocare con la maglia giallorossa dei campioni come Vucinic, Bojinov, Miccoli, Cuadrado, Giacomazzi, Chevanton.

Ieri con una sorta di compensazione il destino ha tracciato un percorso inverso, questa volta verso la felicità, il club salentino ha potuto festeggiare la sua seconda promozione consecutiva. Mister Fabio Liverani ha ripercorso il passato del Lecce con  Ventura in panchina, l’allenatore che, dal 1995 al 1997, era riuscito nell’impresa di conquistare due promozioni di fila alla guida dei giallorossi . Prima di Liverani, avevano messo il loro marchio promozione, nell’ordine, Eugenio Fascetti, Carlo Mazzone, Bruno Bolchi, Gianpiero Ventura, Sonetti, Delio Rossi, Papadopulo e De Canio.

Nove vittorie ininterrotte nelle gare interne sino alla chiusura di un campionato incredibile .   Una società giovane , creata nel 2015 dall’attuale presidente Saverio Sticchi Damiani  noto avvocato amministrativista, esperto in diritto sportivo e docente universitario a soli 44 anni compiuti proprio ieri. Un lavoro straordinario quello svolto dal numero uno della società, che ha saputo conquistare anche il sostegno del finanziere svizzero Renè De Picciotto, trasferitosi da alcuni anni in Puglia ,  attualmente maggior azionista della società (il 30 per cento), e pronto da investire ancora nel Lecce.

il direttore sportivo Mauro Meluso

Sticchi Damiani e soci dopo aver rilevato la società giallorossa dalla famiglia Tesoro, hanno avviato un progetto  serio assegnando al mister Liverani e al direttore sportivo Mauro Meluso, che hanno da poco entrambi rinnovato i rispettivi contratti sino al 2022. Una struttura societaria che mira a consolidarsi nel calcio che conta, con degli  obiettivi, ambiziosi ed importanti, a partire dal restyling e la concessione  con un accordo trentennale dello Stadio del Mare da definire al più presto con il Comune di Lecce.

l’allenatore “artefice” della doppia promozione: Fabio Liverani

Il capolavoro compiuto dal tecnico romano si è basato sul gioco imposto dal Lecce  nella stagione più difficile, che vedeva la squadra iniziare il campionato come  una neo-matricola in Serie B. Liverani dopo aver azzerato la struttura di base sulla quale era stata costruita la precedente stagione vittoriosa in Lega Pro, ha saputo ridisegnare ed organizzare in fretta un nuovo gruppo, esaltando la vocazione offensiva di una squadra, che ha dimostrato una continuità di rendimento (mai due sconfitte di seguito) ed una costante crescita del proprio gioco, che ha consentito al Lecce  di diventare una vera e proprio macchina da gol, seconda soltanto al Brescia.

Fabio Liverani, ha così commentato il successo sullo Spezia che ha sancito la promozione matematica del Lecce in Serie A: “Le prestazioni di livello che abbiamo fatto mi facevano stare tranquillo: c’è stato un percorso di grande qualità e di crescita. Dopo Padova non ho avuto paura: dipendeva da noi e avevo grande serenità e fiducia nei ragazzi. I nove punti consecutivi in casa hanno dato un bel colpo al campionato e abbiamo capito di potercela fare. Vincere queste partite da allenatore è più complicato che giocarle”.




Quando il fair play vale più di una promozione

ROMA Dean Smith  manager dell’Aston Villa dai microfoni della Bbc, ha raccontato: “Ho detto a Bielsa che avrebbero dovuto farci pareggiare, perché era un gol disonesto” ed ha reso omaggio, a fine partita, al gesto di estremo fair play fatto dal collega Bielsa `el Loco´ ex ct dell’Argentina, attualmente alla guida del Leeds: Marcelo Bielsa ha tutto il mio rispetto, e oggi ha dato una bella dimostrazione di cosa sia il concetto di sportività“.

Ieri Leeds e Aston Villa si sono affrontati ad Elland Road,  in un match importante e quantomai decisivo per il torneo cadetto inglese, considerato che entrambe le squadre sono in corsa per la promozione in Premier League, quando Bielsa ha ordinato ai suoi di farsi fare un gol dopo che a loro volta erano passati in vantaggio in modo molto controverso, in quanto la squadra di casa aveva segnato a 18 minuti dalla fine grazie con Klich, “colpevole” di aver continuato l’azione mentre era a terra Jonathan Kodjia dell’ Aston Villa, il quale  poco prima aveva subito un `fallaccio´ dal giocatore Cooper del Leeds.

I giocatori dell’Aston Villa avevano chiesto agli avversari di mettere il pallone fuori, ma gli avversari del Leeds aveva continuato a giocare nonostante i giocatori dell’ Aston Villa si fossero fermati e così era arrivata la rete di Klich. Tutto ciò aveva provocato una vera e propria furibonda rissa in campo, con espulsione di El Ghazi del Villa per una presunta gomitata sferrata a Bamford del Leeds. Un altro calciatore dell’ Aston Villa,  Kodija lo aveva poi seguito negli spogliatoi perché non in grado di riprendere dopo l’infortunio, così gli ospiti erano rimasti a giocare in nove.

 

Bielsa a questo punto dopo aver `confabulato´ a bordo campo con Smith e il suo assistente John Terry ci ha pensato ed al 77′ ha ordinato ai suoi giocatori di restare fermi, ad eccezione del difensore Pontus Jansson che non ha preso bene la decisione del proprio allenatore,  l’unico che la storia del fair play non se la voleva bere e ha cercato di fermare l’ attaccante Adomah dell’Aston Villa , che è andato a segnare la rete del pareggio a porta spalancata, con tutti gli avversari fermi .

Il risultato è che il match è finito con questo risultato, il Leeds è rimasto terzo e ad essere stato promosso assieme al Norwich capolista è stato lo Sheffield United. Leeds ed Aston Villa si affronteranno nuovamente,  probabilmente nei playoff a Wembley.

A fine partita mentre Klich si scusava per avere segnato e Smith applaudiva il collega il señor Marcelo Bielsa ha tagliato corto: “C’è poco da dire, le cose sono andate come avete visto, mi sembra tutto chiaro. Più fair play o intento di placare gli animi? Non vedo la differenza… E comunque il calcio inglese è da sempre famoso per la sua nobiltà”. Da oggi, grazie al “loco” (il pazzo) argentino, lo è ancora di più.

Se il Leeds avesse vinto contro l’Aston Villa, sarebbe rimasta a tre punti dalla seconda, giocando l’ultima giornata contro l’Ipswich Town ultimo in classifica. Una situazione che rende ancora più onore al gesto di Bielsa: “Abbiamo soltanto restituito un gol – ha commentato il tecnico argentino nel post gara – il calcio inglese è noto per la sportività. Playoff? Penso che questa prestazione contro quella che è la migliore squadra del campionato in questo momento ci dia maggiore convinzione nei nostri mezzi“. Nessun dramma quindi .

Marcelo Bielsa ha vinto comunque, dimostrando di essere un “vero” uomo di sport, ed ora è pronto ad una nuova battaglia. Una delle persone più intelligenti, originali e spesso provocatorie della storia del gioco.  Che ama vincere con correttezza.

 

 




Nella storia nessuno come la Juventus: ottavo scudetto di fila

ROMA – La storia del campionato 2018/2019 può essere definito come  un riassunto scritto su poche righe. La Juventus è partita a testa bassa con il piede premuto al massimo sull’acceleratore vincendo le prime otto partite consecutive, e non a caso quindi  il 29 settembre aveva già 6 punti di vantaggio. Il 25 novembre cioè due mesi più tardi, i punti in più erano diventati 8 e da quel giorno non sono mai diminuiti. Questo ha tolto ogni speranza agli inseguitori confermando una previsione molto facile: se senza Cristiano Ronaldo i bianconeri avevano già vinto 7 scudetti consecutivi , con il “fenomeno” portoghese in maglia bianconera non avrebbero neanche dovuto cominciare a giocare l’ottavo campionato per vincerlo e così è stato. Ha ragione chi scrive che forse valeva assegnarlo a tavolino, assegnandolo come un “Oscar alla carriera”.

Se nel campionato precedente il Napoli di Maurizio Sarri aveva sacrificato presto l’Europa all’Italia, restando ad inseguire lo scudetto quasi fino alla fine, quello di quest’anno con Carlo Ancelotti in panchina ha scelto saggiamente  il realismo dei propri limiti pensando soltanto (senza fortuna) all’Europa League. Il risultato è un torneo noiosissimo, ma di questo naturalmente non ha colpa la Juve.

L’impatto psicologico, agonistico, finanziario e mediatico di Ronaldo sulla Juve e sull’intera serie A è stato enorme, ma questo lo si poteva immaginare, ma sicuramente non fino a questo punto. Ronaldo ha scatenato la “caccia” al biglietto in ogni stadio in cui si giocava la Juventus, in una squadra diventata una specie di “Harlem Globetrotters” del calcio, e quando Ronaldo non è stato convocato da Allegri nell’unica volta prima dell’infortunio muscolare, cioè in occasione Genoa-Juventus, gara non a caso persa dai torinesi, il pubblico è quasi insorto con proteste da consumatori buggerati più che da spettatori delusi. Ormai una partita senza Ronaldo in campo, vale meno della metà, ed è anche così che si spiega l’impennata del costo degli abbonamenti della Juventus: se compro il secondo calciatore più importante del mondo, il tifoso poi deve pagare il “giusto” il biglietto per vederlo giocare. Questo l’inevitabile ragionamento del club bianconero.

In questa serie cominciata da Antonio Conte e compiutamente realizzata da Massimiliano Allegri, andata ben oltre la storia (non a caso il precedente primato degli scudetti consecutivi già apparteneva alla Juve, ma risaliva agli anni Trenta),  l’ottavo scudetto di fila è stato il più facile quanto il settimo era stato invece il più conteso e difficile. I tifosi dell’ Italia avversaria dei bianconeri probabilmente non si sono divertiti, ma i 14 milioni di tifosi della Signora invece non volevano altro, ed adesso si sono già sono concentrati sul numero 10 da conquistare di seguito, giusto per fare cifra tonda…
Per certe cose Allegri non è cambiato di una virgola, in questi cinque anni in cui ha fatto la storia della Juventus ma anche nel calcio italiano senza mai atteggiarsi a guru, profeta, divo e nemmeno professore (e come li mal sopporta, i guru, i professori eccetera). Continua a vincere quasi facendo finta che non gli interessi, è la stessa persona smagata che nel 2014 accetto di sedersi sulla panchina di Antonio Conte quando tutti gli suggerivano di non farlo dicendogli “Ma dove vai, hai solo da perderci” e che invece con soave leggerezza, con quella nonchalance che è in definitiva la sua cifra stilistica, che lo distingue dai più (anzi, da tutti) e che nel tempo ha persino valorizzato ha tracciato la sua strada . Peccato soltanto che non faccia scuola, che in questo periodo non si sia formata una categoria di fedeli seguaci: uno come lui fa bene al calcio, lo rende migliore e quindi sarebbe stato bello che altri cercassero di imitare il suo modo di fare. Purtroppo non è successo.
L’acume, la correttezza, la gentilezza e la pazienza con cui Allegri gestisce tutto il contorno ed anche le persone alle sue dipendenze, ovvero i giocatori , sono invece importantissimi valori di riferimento, che però di rado vengono condivisi da altri. Può essere che Allegri abbia un problema: la sua intelligenza è troppo raffinata, troppo sottile, perché possa diventare un fenomeno di massa. È per questo che il giorno in cui lascerà la Juve ed il calcio italiano, probabilmente resterà un vuoto incolmabile.
Allegri è una persona seria che non si prende sul serio: è questo il suo segreto e probabilmente la definizione che gradisce di più. Non ha la presunzione di Arrigo Sacchi, o l’arroganza di Luciano Spalletti, in compenso ama lavorare, è affidabile e pretende affidabilità, ha un grande rispetto delle persone e notevole senso del dovere, ma al tempo stesso non si ritiene una sorta di eroe nazionale solamente perché ha vinto qualche scudetto. E’ consapevole di aver contribuito non poco a far fare palate di soldi al club per cui lavora , ed un bel po’ ne ha incassati da parte anche lui, anche se è ben lontano dall’ostentazione del lusso,  ma sa anche che tutto quello che fa, nella vita, è nient’altro che occuparsi di pallone: tutto sommato, una cosa futile.
Il calcio è un gioco, non un affare di stato: così lo vive lui, e bisogna ammettere che si tratta di una posizione minoritaria, in un mondo così carico di tensioni (per forza, con tutto il denaro che gira e le posizioni di potere che garantisce).
La Juventus è una “tirannide” calcistica, ma anche societaria, di cui non si intravede la fine: non a caso #finoallafine è il famoso hashtag di Andrea Agnelli , che ormai va inteso come la fine degli altri, la fine di una concorrenza che in realtà non esiste più.



Giocatori del Taranto colpiti con una cazzottiera nell'intervallo della partita contro il Picerno

ROMA – Alla squadra di calcio  del Picerno che milita nel girone H della serie D ieri bastava un punto per avere la certezza matematica della promozione in Lega Pro. Un risultato incredibile per questa squadra di calcio di una cittadina in provincia di Potenza,  che ha appena 6.000 abitanti, finanziata da Donato Curcio un conterraneo che ha fatto fortuna negli Stati Uniti ove risiede. Ed invece, hanno organizzato una vera e propria aggressione ai danni di tre giocatori del Taranto nell’intervallo della gara giocata in Basilicata ieri pomeriggio.

Favetta, Croce e Manzo sono stati colpiti con delle cazzottiere tirapugni da tre persone dello staff che indossavano le pettorine da steward, mentre i giocatori rientravano negli spogliatoi dopo il primo tempo con il risultato fermo sullo 0-0. I tre calciatori sono stati poi trasportati all’ospedale di Potenza per accertamenti dove sono stati refertati con 15-20 giorni di guarigione a testa. I Carabinieri presenti allo stadio per il servizio di ordine pubblico hanno fermato e portato in caserma per accertamenti tre steward assunti dal Picerno, rivelatisi pregiudicati campani, due di Salerno(NA) ed uno di Napoli, residente a Battipaglia  che vengono ritenuti essere i responsabile dell’aggressione fisica ai danni dei giocatori tarantini.

I tre individui, incredibilmente con precedenti penali, sono stati perquisiti dai Carabinieri e trovati in possesso di cazzottiere ed un bastone sfollagente metallico, vietati e ritenuti per legge armi improprie. A seguito di tutto i tre pregiudicati campani ciò sono stati denunciati a piede libero con proposta di Daspo nei loro confronti.

La partita è poi ripresa con il Taranto in inferiorità numerica per l’espulsione di Croce che  sopraggiungeva in soccorso dei due compagni di squadra Favetta e Manzo, e si è trovato coinvolto nel parapiglia, rimediando nel contempo un altro duro colpo, e l’arbitro Delrio (figlio dell’ ex-ministro) è stato tratto in inganno ritenendo che il calciatore del Taranto volesse aggredire un giocatore avversario.

Nello stadio di Picerno che ha una capienza di 1.000 spettatori, erano presenti anche 150 tifosi al seguito della squadra del Taranto , ma non vi è stato alcun problema di ordine pubblico, grazie anche alla puntuale presenza allo stadio dei Carabinieri della locazione Stazione,  come ci ha confermato il Col. Antonio Albanese, comandante provinciale dell’ Arma dei Carabinieri di Potenza.

Il Taranto in serata con un comunicato stampa pubblicato sul proprio sito ha smentito il racconto fantasioso diffuso dalla società del Picerno in merito agli accadimenti dello stadio “Donato Curcio”, definendo la ricostruzione dei fatti ad opera della società lucana “assolutamente fuorviante, mendace e priva di ogni fondamento oltre che protesa a nascondere responsabilità evidenti e palesi“. Ed infatti i fatti accaduti accertati dai Carabinieri sembrano smentire nella maniera assoluta le ridicole giustificazioni della dirigenza del Picerno. Allo stadio era presente anche un commissario di campo inviato dalla Lega Nazionale Dilettanti.

Tutti e tre i giocatori sono stati immediatamente trasportati presso l’ospedale di Potenza con lesioni varie alla nuca e al collo per Favetta e Manzo, ed allo zigomo per Croce ed in evidente stato di shock. Sono stati poi dimessi nella tarda serata con una prognosi di guarigione per due calciatori del Taranto di 10 giorni e per uno di 6. Il tutto è ampiamente documentato dall’intervento dei carabinieri che hanno provveduto a mettere nello stato di fermo gli autori della vile aggressione. La società Taranto FC 1927, che ha sempre manifestato grande ospitalità e fair play nei confronti delle squadre avversarie ospiti allo Stadio Jacovone di Taranto, continua il comunicato “non può in nessuna maniera assecondare un comportamento così intollerabile e censurabile, nonché eticamente lesivo dei propri diritti e della propria immagine. Pertanto, annuncia di aver inoltrato ricorso, al fine di farsi riconoscere quanto è doveroso aspettarsi. Lo 0 a 0 maturato sul campo passa giocoforza in secondo piano“.

Quanto accaduto ieri a Picerno non può e non deve passare impunitamente sotto gli occhi degli sportivi e c’è da augurarsi che la Federazione Italiana Gioco Calcio intervenga pesantemente, e sopratutto immediatamente, come previsto dalle carte federali. La città di Taranto è stanca di subire soprusi ed errori federali, con punizioni comminate dopo mesi. Come si possono tacere delle evidenti responsabilità oggettive del Picerno che ha ingaggiato come steward dei pregiudicati campani ?

Sarebbe interessante sapere anche cosa ne pensa il Presidente della Lega Nazionale Dilettanti, il Sen. Cosimo Sibilia, che è anche vice presidente vicario della Federcalcio .




Juventus con 16 milioni in più grazie alla qualificazione ai quarti di Champions. Spinta al piano di crescita

TORINO – La Juventus entra ancora una volta nel G8 della Champions League e si assicura circa 16 milioni di introiti in più, tra premi Uefa e botteghino, proseguendo la corsa europea che, se culminata con la vittoria del trofeo, aggiungerebbe un’altra quarantina di milioni al bottino sin qui incassato. Ma l’impresa di ieri contro l’Atletico Madrid (titolo in Borsa sospeso per eccesso di rialzo, +23% in apertura) offre al club bianconero una ricaduta economica e commerciale ancor più importante della semplice quantificazione degli introiti da Champions: essere rimasti in corsa nella fase calda della competizione, con lo spot della tripletta dell’”icona” Cristiano Ronaldo, dà una forza notevole al piano di crescita quinquennale varato dalla società guidata da Andrea Agnelli.

Iniziamo prima dai freddi numeri. L’accesso ai quarti porta alla Juventus 10,5 milioni di introiti come “bonus” qualificazione, oltre a un milione della quota del market pool dipendente dal numero di partite giocate in Champions e a un altro incasso certo al botteghino dopo il record di 4,9 milioni di ieri (5,5 includendo i servizi di hospitality): in tutto circa 16 milioni. Finora i bianconeri hanno incamerato dalla campagna di Champions 94 milioni come premi Uefa (80 nel 2017-18): 15,3 per la partecipazione ai gironi; 10,8 per i risultati dei gironi; 9,5 per gli ottavi; 10,5 per i quarti; 30 per i risultati sportivi e circa 18 di market pool.

Potrebbero arrivare a un massimo di quasi 130 milioni in caso di vittoria, escluso il botteghino. Si tratta di introiti utili per riequilibrare una gestione molto appesantita quest’anno dai costi della campagna acquisti (nel primo semestre gli stipendi sono aumentati del 35%, gli ammortamenti del 47%), in un esercizio che gli amministratori prevedono in perdita al 30 giugno, ma molto influenzato dall’andamento in Europa.

Poi ci sono conseguenze non quantificabili al momento, relative alla riuscita del progetto di espansione globale della Juventus. che avrebbe subito un inevitabile rallentamento, rispetto alla tabella di marcia, in caso di precoce eliminazione. Ronaldo doveva servire alla Juventus per migliorare la sua competitività in Champions, cioè arrivare fino in fondo e possibilmente vincerla, e per far impennare di conseguenza il fatturato del club, una volta che fosse stato percepito davvero come una big del calcio mondiale. La tripletta di ieri e la presenza nel G8 vogliono dire tanto, in termini di esposizione del marchio, e sono linfa vitale per le ambizioni industriali della Juventus.




Champions: una grande Juventus vola ai quarti. Una "tripletta" di Cristiano Ronaldo asfalta l’Atletico Madrid

di Antonello de Gennaro

Nelle stelle che brillavano sullo Juventus Stadium, una di loro resterà impressa a chi ama il calcio, ma sopratutto all’ Atletico Madrid del “CholoSimeone che stasera non potrà mostrare gli attributi ai suoi tifosi , ma al limite evitare di esibire il lato”b” dei suoi giocatori spediti questa sera a casa dai bianconeri, con il fondoschiena e la faccia madrilena rossa dalla vergogna !

il goal dell’ 1-0 di CR7 all’ Atletico Madrid

Era scritto nelle stelle che l’uomo da 100 milioni di euro, Cristiano Ronaldo, avrebbe preso per mano i propri compagni della Juventus trascinandoli verso una qualificazione che dopo lo scivolone allo stadio “Wanda Metropolitano” di Madrid sembrava impossibile . E come una storia scritta con l’immaginazione fervida nessuno poteva immaginare che coronasse questa prestazione “magica”  con un calcio di rigore, perché  l’ultimo dei tre gol che ha segnato all’Atletico è dal dischetto, una esecuzione perfetta a completamento di una partita perfetta della squadra bianconera guidata da mister Allegri, diventato il goal decisivo di una serata magica.

Il rigore di Cristiano Ronaldo per il 3-0 della Juventus all’ Atletico Madrid

Ronaldo col Real Madrid aveva buttato fuori la Signora ai quarti l’anno scorso proprio dal dischetto del penalty, quello stesso dischetto che ha catapultato la Juventus ai quarti della Champions League. Un grande “CR7“, ma bisogna ricordarlo, una grandissima Juventus, che ha giocato una partita da autentici gladiatori, mettendo a tacere tutti i critici e tuttologi, dimostrando sul campo di poter provare a vincere finalmente la Champions.
Una rimonta resa possibile da una partita perfetta organizzata da mister  Allegri ed il suo braccio destro “tattico” Landucci, schierando Emre Can da centrale di destra nella difesa a tre, che aveva il compito di coprire le spalle a Cancelo. L’ allenatore della Juventus ha disegnato un 3-4-3 con la novità Spinazzola, esordiente in Champions League,  a sinistra, con l’obiettivo di avere più ampiezza, autore di una prestazione superlativa che ha fatto passare in sordina la doppia assenza di Alex Sandro e De Ciglio.

La festa dei giocatori dopo la qualificazione postata da Bonucci su Instagram

Una mossa vincente che ha funzionato alla perfezione ma con tutta la Juventus subito aggressiva dal 1° minuto di gioco, che ha rinchiuso l’Atletico nella sua area. Non a caso dopo 3 minuti Godin è costretto a respingere davanti alla porta un tiro insidioso di Matuidi ed al 4′ arriva il gol di capitan Chiellini , che festeggia la sua gara numero 500 con i bianconeri, che mette il piedone in mischia, ma l’arbitro annulla per un fallo di Cristiano Ronaldo sul portiere Oblak.
Sugli esterni Spinazzola e Cancelo infatti hanno fatto la differenza rendendosi pericolosi durante tutto l’arco della partita. Il portoghese ha commentato così a SKY Sport la partita: “Sono contento per la prestazione personale e collettiva. Meritavamo la vittoria e il passaggio del turno. Avere Bernardeschi davanti mi offre tante garanzie, con lui c’è intesa e ci capiamo al volo quando abbiamo la palla al piede. Adesso non dobbiamo pensare ad altro, solo alla gara con il Genoa. Dedico la vittoria al papà di Joao Mario che è venuto a mancare ieri, la dedico anche a mia nonna, scomparsa domenica. Un pensiero è andato anche a loro appena è finita la partita”.

Antpine Griezmann, attaccante dell’Atletico Madrid.

Sul fronte dell’Atletico Madrid tanta delusione ma consapevolezza che ha vinto la squadra più forte.  Venire eliminati dopo aver vinto la gara d’andata 2-0 in casa propria a Madrid fa male. La delusione è tangibile nelle parole della sua “stella”, Griezmann: ” “Oggi Juve superiore. Dopo lo 0-3 non possiamo parlare molto Credo che a tutti i livelli loro siano stati superiori a noi, come noi all’andata“, ha ammesso a fine partita. “Non abbiamo fatto la gara che volevamo, non siamo entrati in partita, insomma non è stata una gran serata per noi. Gli abbiamo reso la vita facile, siamo dispiaciuti, io per primo. A differenza dell’andata in cui abbiamo espresso noi il ritmo, oggi non è stato così“.
La Juve ha conquistato con merito la qualificazione  come riconosciuto dallo stesso tecnico madrileno  Diego Simeone. “Sono stati più bravi, il primo tempo non abbiamo trovato le posizioni giuste, poi abbiamo sbagliato con Morata. Loro si sono presentati tante volte in area creando pericolo, noi abbiamo difeso ma sono stati più bravi ad entrare in questa partita. Dobbiamo fare i complimenti, hanno attaccato molto bene e hanno meritato questa vittoria. Sono stati migliori tatticamente e sulle seconde palle
CR7: “La mia notte magica, mi hanno preso per questo” . “Doveva essere una notte speciale e lo è stata, non solo per i gol, ma per la squadra. Questa è mentalità da Champions, questo è il percorso da seguire. La Juve mi ha preso per aiutarla, è stata una serata magica. L’Atletico è una squadra molto complicata, ma anche noi siamo una squadra forte, vedremo adesso cosa accade“. Così Cristiano Ronaldo, ai microfoni di Sky, dopo la tripletta-qualificazione ai quarti di Champions.
“I ragazzi hanno interpretato al meglio la partita, devo complimentarmi con loro. Avevo qualcosa in testa anche all’andata: stasera siamo stati lucidi, il rischio era di fare una partita nevrotica e isterica. Poteva anche durare 120′, dovevamo essere equilibrati. L’anno scorso il passaggio del turno con il Real Madrid non maturò quando la punizione di Dybala finì fuori di poco. I ragazzi stasera hanno dimostrato grande maturità“. Così Massimiliano Allegri, a Sky Sport sorridente e pacato come sempre.
È stata la notte perfetta di una squadra intera, di Emre Can che giganteggia in difesa e di Spinazzola che sgomma sulla fascia, di Bernardeschi che trascina palloni e avversari, di Dybala che entra e lotta col sorriso. È stata la notte dello Stadium che si riscopre unito e incandescente e di un sogno che si riaccende all’improvviso: perché i bianconeri, schivato il baratro, adesso tornano liberi di pensare in grande. Il sogno della Coppa torna bianconero.



La Juventus all’arrembaggio dell’Atletico Madrid

ROMA – Il giorno della rivincita è arrivato. La Juventus di Massimiliano Allegri  deve rimontare 2 gol all’Atletico Madrid. La vigilia è trascorsa nelle fede.  Il mantra di Allegri in cammino verso il “Cholo” Simeone : se la Juve l’ha fatto in passato, può rifarlo anche oggi.

Coppa Campioni 1972-73, primo turno. A Lione, un autogol di Salvadore fece felice l’Olympique Marsiglia. Il 27 settembre ’72, a Torino, Bettega sale due volte in cielo e schiaccia in rete due cross di Haller, che poi segna in contropiede: 3-0. Il risultato che andrebbe bene stanotte. A fine match, Bobby Gol scoppia a piangere. Sono i primi gol importanti dopo otto mesi di malattia, i polmoni sgonfi, la paura di un sogno senza fiato, già a 22 anni. Invece no. La malattia lo ha pure migliorato, come scriveva Gualtiero Zanetti sulla Gazzetta dello Sport , perché mister Vicpalek, nella convalescenza, per non affaticarlo, lo allenava con esercizi tecnici “che gli allenatori di oggi non fanno più con i ragazzi”.

Il cielo è elemento naturale per Mario Mandzukic. Nella scorsa Champions: 4 gol di “Supermario”, tutti di testa. Stasera lassù il croato dovrà salirci come se avesse i capelli d’argento per annientare il muro difensivo  di Godin e Gimenez. Dovrà bombardare dall’alto le barricate difensive erette da Simeone. Per fortuna polmoni di Mario sono sani e forti, ed  il croato aspetta un gol da mesi. L’ultimo lo segnò  di testa alla Roma prima di Natale. È ora di ripetersi . Nel caso difficilmente piangerà.

Coppa Campioni 1975-76. La Juve perde di misura a Sofia: 2-1. La rimonta arrivò ancora di testa, ma dal meno prevedibile dei colpitori: Beppe Furino, un mediano alto 167 centimetri. Un ricordo, un messaggio buono per stanotte: tutti dovranno trasformarsi in giganti e lanciarsi con coraggio tra le fila del nemico, anche i mediani, anche Emre Can e Matuidi. Furino era l’ “anima” di quella Juve, come oggi lo è Chiellini. Da Giorgione, abbattuto a Madrid dai gol degli uruguaiani, ci si aspetta una rivincita “rabbiosa”, in una gara che celebra le sue 500 partite in bianconero. Tra i quattro juventini che lo precedono in presenze c’è proprio Furino che quella volta disse: “Il Cska si lamenta del nostro gioco duro? A Sofia mi hanno linciato. Un po’ per uno”. Il “Chiello” ancora oggi non dimentica il gol di Godin che lo eliminò dal Mondiale brasiliano e neppure i denti di un altro uruguaiano piantati nella spalla.

Champions 1995-96. Nel ritorno dei quarti di finale c’era da rimontare il gol di Raul al Bernabeu. La notte del 20 marzo 1996 uno striscione steso in Curva Scirea annunciava: “Un solo grido: avanti, Savoia!”. Settantamila anime soffiavano sull’impresa. Tra quelle anche Bruna e Gino Del Piero, i genitori di Alex. Papà Gino puntava i fari dell’auto nel campetto accanto a casa, a San Vendemiano, per permettere al figlio di giocare anche al buio. Lì allenò la mira, tanto che riusciva a spegnere un interruttore calciando una pallina da tennis.

Al 16’ del primo tempo, nella barriera del Real Madrid, si aprì uno spiraglio abbastanza grande per non approfittarne. Ed Alex Del Piero ci fece passare la palla in mezzo: 1-0. Padovano firmò il 2-0, ma la qualificazione l’aveva spianata il totem, il capitano, il più atteso, che con quel gol raggiunse Raul e Litmanen in cima alla classifica dei cannonieri (6). Stanotte a Torino nessuno sarà più atteso di Cristiano Ronaldo che nelle ultime 6 Champions giocate ne ha vinte 5 . Ha segnato 39 dei 121 gol negli scontri diretti, proprio quando la temperatura sale. Nella semifinale Champions ‘16-17 firmo da solo il 3-0 all’ Atletico. Ai Colchoneros rifilò altre due triplette il 12-4-2012 e il 19-11-2016, in Liga. Se c’è al mondo cì un giocatore assolutamente capace di rimontare l’Atletico, quel qualcuno veste la maglia bianconera della Juve. All’andata a Madrid lo derisero e gli urlarono di pagare le tasse. Il portoghese ha fatto un bel nodo al suo orgoglio di campione. Stanotte intende presentare un nuovo ricordo amaro al Cholo” Simeone : un bel 3-0

Ronaldo  arrivato a Torino per serate come queste anche se, finora, l’alieno in Champions di magie ne ha fatte vedere poche. La Juventus ha puntato su di lui in estate per sfatare la maledizione europea: il Cristiano “Real” però si è visto poco. Un gol tanto bello quanto inutile con il Manchester United, e due assist nelle ultime due giornate di un girone in cui forse non ha brillato come ci si aspettava a inizio stagione, anche a causa del rosso esagerato di Valencia. Stasera sarà comunque il più atteso allo Stadium e le condizioni per rivedere un CR7 in versione “Galactica” ci sono tutte, a partire dall’avversario.

Champions 2002-03. Il 15-5-2003 a Torino c’è da rimontare ancora una volta il Real. Semifinale. Ci pensano Trezeguet e Del Piero, ma al 22’ delle ripresa Ronaldo il Fenomeno si procura un rigore e, se Figo lo segna, sarà 2-1 come al Bernabeu e quindi supplementari. Ma il portoghese frena due volte la rincorsa, segno che il monumento che ha di fronte lo intimidisce. Infatti Buffon lo parò . La partita finì  3-1 con Nedved in lacrime perché l’ammonizione gli costerà la finale a Old Trafford. Stanotte servirà fare gol, ma anche non prenderli. Szczesny dovrà chiudere con la saracinesca la sua porta ai pericoli di Griezmann e Morata, ex della Juventus e del Real Madrid proprio come Figo.
Champions 2004-05. Questa volta l’eroe della rimonta sul solito Real è una sorpresa: Marcelo Zalayeta, il “Panterone”, che nel secondo tempo supplementare segnò il gol che porta la Juve ai quarti. Allegri questa sera ha in panchina un attaccante felino, affamato di gloria: Moise Kean. Il giorno è arrivato. Cara Juve, l’hai già fatto, puoi rifarlo. Con il cuore e lo spirito dei padri rimontatori.



Le strane decisioni "postdatate" della Federcalcio, ed i debiti dell' "armata brancaleone" Zelatore-Bongiovanni

Massimo Giove

TARANTO – Ancora una volta la società guidata da Massimo Giove si trova a pagare per la precedente mala gestione e le follie dell’ accoppiata Zelatore-Bongiovanni, che hanno lasciato una società piena di debiti a riprova della loro inadeguata solidità economica finanziaria. Pensate che non avevano neanche pagato delle competenze notarili oltre a stipendi a tecnici e giocatori. Questa volta si tratta dello stipendio di giugno 2017 dovuto dalla proprietà di allora (che non sbagliavano a definire un’ “Armata Brancaleone” a caccia di visibilità ed affari facili) , cioè guidata dalla coppia Zelatore e Bongiovanni, non corrisposto ai calciatori   Stendardo, Altobello e Maurantonio, che vennero tre aggrediti nel marzo 2017 da un gruppetto di delinquenti mentre la squadra di allora si stava allenando,  che poi si misero in una discutibile malattia sino alla fine della stagione calcistica di Lega Pro come ripicca con la società.

L’ “armata brancaleone” Zelatore e Bongiovanni

Il Taranto Calcio successivamente passato nelle mani di Massimo Giove ,  rendeva noto  il 18 dicembre 2017 che che per adempiere alle prescrizioni del Collegio Arbitrale di Lega Pro, aveva provveduto ad onorare gli insoluti dei calciatori Roberto Maurantonio, Errico Altobello e Mariano Stendardo, tesserati del Taranto F.C. 1927 nella stagione sportiva 2016/17, quindi gestioni precedenti. Questo procedimento doveva quindi essere chiuso dalla Procura Federale nel 2017, quando i tre giocatori erano stati pagati, ma dati i suoi ridicoli tempi biblici, arriva guarda caso oggi proprio mentre la società del Taranto è in corsa per conquistare sul campo la tanta desiderata promozione in Lega Pro,  è arrivata una sentenza molto pesante, con una squalifica per tre mesi per il presidente Giove ed un punto di penalizzazione in classifica per la squadra (incolpevole) che adesso è finita al terzo posto in classifica, a 5 punti dal Picerno ed a 1 dal Cerignola.

Questa mattina abbiamo letto delle ricostruzioni a dir poco imbarazzanti pubblicate dai soliti pennivendoli locali che parlano di “documentale e puntuale ricostruzione dei fatti operata dalla Procura federale non può lasciare spazio ad altre interpretazioni all’evidenza in contrasto con l’Ordinamento federale” dimostrando ancora una volta il basso livello della stampa sportiva (e non solo) jonica. Infatti con la gestione Giove il Taranto Calcio ha sempre pagato tutto e tutti, alla faccia dei soliti “gufi” di provincia.

Una decisione totalmente sbagliata ed immotivata, contro la quale presenteremo ricorso“, ha commentato Giove il quale chiarisce che “ Così stanno danneggiando il calcio tarantino, in quanto i tre calciatori sono stati pagati dal sottoscritto puntualmente una volta depositati i lodi arbitrali. Ho tutta la documentazione che lo attesta. Inoltre stiamo parlando di lodi di Lega Pro che seguono una normativa che non ha attinenza con la serie D, ed   è incomprensibile quindi che questa sanzione si applichi in questo campionato, ed in questa categoria, a due anni di distanza dai fatti, che ricordo fanno parte della vecchia gestione.“.

La società ha organizzato nel pomeriggio una conferenza stampa allo Stadio Iacovone con il presidente Massimo Giove, il direttore generale Gino Montella e l’ avvocato Fabio Fistetto, che ha rappresentato purtroppo senza successo la società in giudizio. In tutto questo stride il silenzio della politica locale che non difende i colori della ciottà, vittima dell’ennesima ingiustizia sportiva. Così si uccide lo sport, e si danneggia la città, se qualcuno che gioca a fare il politico arriva a capirlo…