Autorizzate le intercettazioni per chi non farà la dichiarazione dei redditi

Autorizzate le intercettazioni per chi non farà la dichiarazione dei redditi

La possibilità di fare intercettazioni è conseguenza dell’inasprimento delle pene previsto dal nuovo Decreto contro l’evasione fiscale, vera “piaga” del nostro Paese. Diventa applicabile anche la custodia cautelare. A fronte di questo inasprimento delle pene e del conseguente potenziamento degli strumenti investigativi e coercitivi, che è indubbiamente giusto quando si intende colpire la grande e più pericolosa evasione, vi però il serio pericolo sparando nel mucchio di rischiare di colpire anche l’evasione fiscale per necessità e di arrivare ad applicare il carcere ai piccoli evasori.

ROMA – Non è previsto soltanto il carcere nella lotta agli evasori fiscali, infatti adesso, arriva anche il rischio sicuramente più insidioso, quello delle intercettazioni. Arrivano subito e silenziose, senza che l’intercettato lo sappia. È la misura adotta dal Governo a seguito dell’innalzamento delle pene previste dal Decreto fiscale per i reati tributari , dopo il ritorno della pena detentiva in carcere per chi non paga le tasse così come è previsto  arriva il carcere anche per chi non paga le cartelle esattoriali, ma spulciando bene i provvedimenti governativi  sono previste nuove gravi implicazioni  e più immediate per i contribuenti che non pagano le tasse,  che adesso quindi rischiano molto di più di un processo penale ed eventuale condanna.

Le intercettazioni diventano possibili perché le pene sono state innalzate, superando la soglia di legge che ne consente l’applicazione: in tal modo arriveranno a colpire una vasta area di contribuenti che sinora era immune da questo insidioso strumento investigativo, sinora previsto ed applicato solo per una serie di reati particolarmente gravi e di maggior pericolo sociale, mentre era applicato molto raramente per i reati tributari per i quali era consentito solo in ipotesi di reato molto chiare.

Il reato più diffuso è quello di omessa dichiarazione dei redditi che rientra in questo campo non appena la legge sarà in vigore, cioè 15 giorni dopo l’approvazione definitiva prevista entro la fine dell’anno. Aumentata anche la pena detentiva che sale dagli attuali 1 anno e 6 mesi di reclusione minima e 4 anni massimi,  a 2 di minimo e 6 nel massimo.

Anche nel caso il reato di infedele dichiarazione , cioè quella effettuata da chi la presenta occultando redditi o ricavi oppure gonfiando costi, per evadere così facendo le imposte, viene aumentata la pena prevista, che arriva da un minimo di 2 ad un massimo di 5 anni crescendo rispetto ai precedenti valori edittali da 1 a 3 anni. Quando la dichiarazione è fraudolenta , cioè effettuata mediante uso di fatture o documenti per operazioni inesistenti,  la pena prevista sarà dai 6 agli 8 anni.

Giovanni ha una piccola società di cui è amministratore unico e nell’anno 2020, non presenta la prevista dichiarazione Iva. L’Agenzia delle Entrate rileva immediatamente l’omissione dopo la scadenza del termine e trasmette in automatico la comunicazione di reato alla Procura della Repubblica, dove il pm valuta e decide che la società sia pericolosa perché dai dati disponibili emerge che ha rapporti anche con l’estero, e compie diverse operazioni con un volume d’affari notevole. Quindi chiede al Gip l’autorizzazione a compiere le intercettazioni telefoniche e ambientali. Limiti e presupposti ci sono e dalle captazioni delle conversazioni si attendono risultati utili, indispensabili alla prosecuzione delle indagini, che infatti proprio grazie alle intercettazioni compiute – prorogate di 15 giorni in 15 giorni per un lungo periodo – vengono ottenuti. Diventano fondamentali i discorsi con il proprio ragioniere o commercialista, ai quali spesso l’amministratore si rivolgeva per sapere e capire “come fare. A quel punto gli elementi di prova raccolti diventano schiaccianti e, pertanto, grazie alle intercettazioni effettuate, si apprendono altri reati analoghi e più gravi, alcuni dei quali commessi anche dai soggetti coinvolti nei dialoghi ascoltati.

La legge  consentirà le intercettazioni  telefoniche, ambientali o telematiche quando la pena massima prevista per il reato per cui si procede è superiore a 5 anni di reclusione, e quindi anche nei confronti di chi non farà la prossima dichiarazione dei redditi,  ed i responsabili reati che abbiamo appena elencato che rientrano in questo ambito. Se adesso la Legge offre la possibilità di effettuarle, non è difficile prevedere che ci saranno molti casi concreti in cui verranno svolte. Andiamo a capire meglio cosa potrà accadere quando si commette un reato tributario “potenziato” dal Decreto fiscale ormai pronto ad essere varato e ad entrare in vigore da gennaio prossimo.

Cosa succederà quindi d’ora in avanti ? Il reato di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi è formale: basta non presentare la dichiarazione annuale, dei redditi o dell’Iva, pur in presenza dell’ obbligo a farli, non solo i contribuenti, ma anche i loro sostituti d’imposta. Prevista  una soglia di punibilità, pari a 50mila euro per ciascuna imposta e per ogni annualità, che il Decreto fiscale in arrivo lascia inalterata , mentre viene abbassata a 100mila ( da 150mila) euro la soglia prevista per configurare il reato di dichiarazione infedele. Non sarà quindi difficile per il Fisco accertare che l’adempimento non è stato effettuato: basterà controllare il calendario dei termini scaduti incrociandolo con l’archivio informatizzato dell’Anagrafe tributaria per verificare che la dichiarazione prevista non risulta.

Accertata l’evasione partirà automaticamente la segnalazione di notizia di reato per la Procura della Repubblica competente territorialmente ed i magistrati, se lo riterranno opportuno e  necessario per le indagini, potrà chiedere e ottenere in pochi giorni  dal Gip l’autorizzazione a disporre le intercettazioni nei confronti del contribuente inadempiente, sia se è  il legale rappresentante della ditta individuale, l’amministratore della società, i soggetti coinvolti nella titolarità o nella gestione aziendale. Se questo accadrà, da quel momento, le comunicazioni telefoniche, ambientali e informatiche verranno messe sotto controllo ed i risultati potranno essere utilizzati come prove nel procedimento penale instaurato, consentendo anche di aprire eventuali altre inchieste, se le conversazioni dovessero portare alla luce indizi e prove della commissione di ulteriori reati.

Le conversazioni ascoltate saranno moltissime e quelle rilevanti proprio per l’oggetto dell’indagine saranno trascritte ed inserite nel fascicolo processuale: per esempio, quando il soggetto intercettato, come il titolare di un’azienda, parla al telefono con il proprio commercialista per chiedergli consigli su adempimenti fiscali, oppure con il notaio per la redazione di un atto di trasferimento immobili o quote sociali o con un consulente direzionale sulle strategie da adottare per espandere gli affari, con un socio o un cliente per compiere un’operazione di vendita, in tal caso il raggio di azione dell’indagine potrà estendersi in base a tutti questi elementi acquisiti e si potranno acquisire facilmente una miriade di informazioni, sintomatiche di evasione fiscale e della commissione di altri reati tributari.

Dalle intercettazioni si arriva facilmente al carcere “anticipato” della custodia cautelare : infatti con i nuovi limiti di pena, che superano i 5 anni, questa diventa possibile anche per i reati di omessa o infedele dichiarazione dei redditi o Iva. Non saranno rari i casi in cui, proprio attraverso le intercettazioni disposte, si otterranno elementi di gravità e significanza indiziaria che renderanno possibile applicare queste misure cautelari agli evasori fiscali.

A fronte di questo inasprimento delle pene e del conseguente potenziamento degli strumenti investigativi e coercitivi, che è indubbiamente giusto quando si intende colpire la grande e più pericolosa evasione, vi però il serio pericolo sparando nel mucchio di rischiare di colpire anche l’evasione fiscale per necessità e di arrivare ad applicare il carcere ai piccoli evasori.

La Guardia di Finanza l’anno scorso ha individuato 13.957 evasori, ne ha arrestati 400, nessuno di loro è finito in carcere. Negli anni precedenti è stato ancora peggio: 11.303 denunce nel 2016 con 99 arresti, 12.375 nel 2017 con 226 arresti. Andrà meglio con meno contante in circolazione? I tedeschi usano più cash degli italiani, eppure evadono di meno. Il gioco a guardie e ladri è inefficace in assenza non delle manette facili, ma di una sanzione morale o valoriale contro chi non paga il dovuto

Dobbiamo diventare certamente più severi con gli evasori fiscali, ma non coi disperati. A volte qualcuno ha avuto accertamenti, problemi, verifiche per errori minimali o formali, per dimenticanze, per il modulo sbagliato. Sento parlare di cifre ridicole. Pensare alle manette per alcune decine di migliaia di euro mi sembra veramente da fuori di testa, quando ci sono multinazionali che evadono miliardi di euro di imposte”. Sono le parole pronunciate ai microfoni de “L’Italia s’è desta”, su Radio Cusano Campus, dal leader della Lega, Matteo Salvini, che aggiunge: “Sicuramente chi sbaglia paga e pagare le tasse è un dovere, ma lo Stato deve mettere in condizione la gente di pagare le tasse. Quindi, si metta una soglia oltre la quale c’è la galera. Ma se chiedi il 60-65% di tasse a un cittadino e lui non ce la fa, non è che puoi crocifiggerlo“.

Persino il magistrato Pier Camillo Davigo, consigliere del Csm, a modo suo si pone il problema: “Ci sono 12 milioni di evasori, e dove li mettiamo tutti quanti?”. La realtà è che nella legge di bilancio la priorità data alla lotta all’evasione fiscale è un tentativo per costringere gli italiani a pagare le tasse. Probabilmente una risposta più efficace sarebbe potuta arrivare piuttosto da una riduzione delle aliquote marginali e reali per i ceti medio-alti.

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