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11 Giugno 2026 04:45

Vittorio Sgarbi prosciolto per il quadro comprato all’asta: “Il fatto non sussiste”.

Rasa al suolo l'accusa dei pm: niente processo per una vicenda che risaliva all'ottobre del 2020 e che ruotava attorno all'acquisto all'asta di un quadro di Vittorio Zecchin "Il giardino delle fate"

La contestazione dei pm era relativa all’articolo 11 della legge sui reati tributari sulla sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e tra qualche giorno verranno depositate le motivazioni della sentenza. La vicenda risale all’ottobre 2020 e riguardava anche l’acquisto all’asta di un quadro in cui figurava come acquirente la compagna di Sgarbi. I pubblici ministeri avevano chiesto il processo per Sgarbi, contestando l’acquisito all’asta del dipinto di Vittorio Zecchin per 148 mila euro quattro anni fa facendo apparire quindi Sabrina Colle, difesa dall’avvocato Giuseppe Iannaccone del Foro di Milano, come effettiva proprietaria dell’opera d’arte e con denaro di una terza persona (Corrado Sforza Fogliani, poi deceduto) con l’intento di mettere il quadro al riparo da eventuali aggressioni da parte del Fisco. Tuttavia il giudice ha però ritenuto che il dipinto potesse essere intestato anche ad altre persone – quindi anche la compagna di Sgarbi – e che questa operazione non fosse una sottrazione fittizia del bene.

Non luogo a procedere perché il fatto non sussiste: è quanto ha stabilito il giudice dell’udienza preliminare nell’archiviare la posizione di Vittorio Sgarbi, e per la compagna Sabrina Colle nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria che riguardava un presunto mancato pagamento di debiti con l’Agenzia delle Entrate per un totale di circa 715mila euro. L’ex sottosegretario ai Beni e alle Attività Culturali – come ha deciso il gip nel decreto di proscioglimento – non ha infatti commesso reati nell’intestare, nel 2020, il quadro “Il Giardino delle Fate” alla donna, pur avendo contrattato personalmente per l’acquisto

Esulta la difesa di Sgarbi

Rimane ancora in piedi invece l’altro fascicolo, aperto sempre presso la Procura di Roma, attraverso il quale i pm stanno cercando di verificare se Sgarbi abbia fatto pressioni sui funzionari ministeriali per evitare che il dicastero alla Cultura esercitasse l’opzione sul quadro. In ogni caso, oggi viene espressa totale soddisfazione dai legali di Sgarbi: “La decisione del gup di Roma ci lascia pienamente soddisfatti anche perché siamo in presenza della formula assolutoria più ampia. Con oggi speriamo si chiuda una vicenda giudiziaria che ha provocato sofferenze al mio assistito e alla sua compagna”. Lo scorso ottobre, quando era stata data la notizia dell’inchiesta, Sgarbi aveva spiegato che si trattava di una “sequela di bugie che procuravano un grave danno reputazionale mio e di tutti gli altri soggetti citati, accomunandoli a ipotesi di reato che, in quanto fondate su presupposti falsi, configurano una grave calunnia“.

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