VACCINI IN PUGLIA. L’IMPRENDITORE DE BARTOLOMEO: “FURBETTI? LE NOSTRE VACCINAZIONI SONO STATE ASSOLUTAMENTE LEGITTIME”. ED A TARANTO LA MAGISTRATURA COME AL SOLITO DORME…

VACCINI IN PUGLIA. L’IMPRENDITORE DE BARTOLOMEO: “FURBETTI? LE NOSTRE VACCINAZIONI SONO STATE ASSOLUTAMENTE LEGITTIME”. ED A TARANTO LA MAGISTRATURA COME AL SOLITO DORME…

Sulla base delle linee guida emanate dall’allora commissario straordinario, Domenico Arcuri, venivano incluse nelle categorie delle persone aventi diritto al siero anti Covid nella prima fase della campagna vaccinale, anche le imprese che operavano nelle strutture sanitarie. A Taranto, dove tra i vaccinati ci sono i sacerdoti, i consiglieri comunali, gli assessori ed i formatori di Confcommercio che istruiscono i barman, mentre persone fragili e anziani sono ancora in attesa, e gli ospedali sono saturi.

di REDAZIONE CRONACHE

Sono stati ascoltati nel fine settimana negli uffici giudiziari di Bari dal procuratore facente funzione Roberto Rossi, con il procuratore aggiunto Alessio Coccioli e il pm Baldo Pisani, i primi 27 indagati nell’inchiesta sui presunti “furbetti” dei vaccini anti Covid in Puglia . Gli imprenditori baresi, Domenico De Bartolomeo ex presidente di Confindustria Puglia, e suo fratello Luigi negano qualsiasi favoritismo nei loro confronti. “Abbiamo spiegato come, da chi e quando siamo stati convocati per la vaccinazione – ha spiegato Domenico De Bartolomeo al CORRIERE DEL GIORNO dopo l’incontro con i magistrati – non abbiamo saltato alcuna fila o fatto i furbetti“. I fratelli De Bartolomeo assistiti dall’ avv. Michele Laforgia hanno documentato di aver in corso dei cantieri in alcuni ospedali di Bari e in altre città italiane e quindi di non aver saltato alcuna fila o ricevuto alcun favoritismo.

gli imprenditori Domenico e Luigi De Bartolomeo

I fratelli De Bartolomeo con la loro azienda Debar, fanno parte dell’ATI (associazione temporanea di imprese) , che ha partecipato ai lavori di ristrutturazione dell’ Ospedale San Paolo. Sulla base delle linee guida emanate dall’allora commissario straordinario, Domenico Arcuri, venivano incluse nelle categorie delle persone aventi diritto al siero anti Covid nella prima fase della campagna vaccinale, anche le imprese che operavano nelle strutture sanitarie.

Resta da chiedersi come mai invece a Taranto tutto tace in Procura sulle vaccinazioni “prioritarie” dell’ ASL Taranto effettuate ai sacerdoti della Curia Arcivescovile, e sulle insistenti voci circolanti secondo le quali i consiglieri comunali ed assessori della Giunta Melucci, si sarebbero fatti vaccinare (occultati come “Altri“) nel corso delle vaccinazioni agli agenti della Polizia Locale di Taranto. Per non parlare poi delle vaccinazioni “allegre” a dirigenti, impiegati e funzionari delle associazioni aderenti alla locale Confcommercio Taranto, associazione peraltro dove si lavora in smart working. La trasmissione RAI “Agorà” ha raccontato di quanto accade a Taranto, dove tra i vaccinati ci sono i formatori di Confcommercio che istruiscono i barman, mentre persone fragili e anziani sono ancora in attesa, e gli ospedali sono saturi.

Nel caso della vaccinazione alla Curia Arcivescovile ad un centinaio di sacerdoti della diocesi di Taranto e Castellaneta nell’hub appositamente allestito nel seminario arcivescovile del capoluogo jonico, da segnalare che il vescovo di Taranto Mons. Filippo Santoro, aveva coinvolto il prefetto Demetrio Martino che avrebbe raccolto la domanda dell’arcivescovo di vaccinare i religiosi per girarla poi all’Asl, ma è stato proprio il Prefetto di Taranto a smentire il vescovo Santoro: “Non ho rilasciato alcuna autorizzazione e comunque non avrei potuto farlo perché non ne ho la competenza”. 

il dg dell’ ASLTa Rossi, il vescovo di Taranto Santoro ed Emiliano

Imbarazzante la giustificazione del vescovo Santoro:Questa stessa Arcidiocesi intende precisare e chiarire di non aver mai auspicato, chiesto e preteso trattamenti di favore, o corsie preferenziali e privilegiate, verso gli esponenti del clero. Ci si è solo limitati a prospettare alle autorità la situazione delicata in cui gli stessi sacerdoti operano ogni giorno, a stretto contatto con le comunità di riferimento, e i potenziali rischi insiti in questa situazione. Non è stato mai rivendicato in nessuna occasione, e a nessun soggetto preposto, la priorità del vaccino anti Covid ai sacerdoti. È avvenuta solo una semplice informativa della situazione. Le autorità, vagliato quanto prospettato dall’Arcidiocesi, e verificato quanto stabilito dal piano vaccinale, hanno quindi ammesso a vaccinazioni anche i sacerdoti. È così partita la programmazione delle vaccinazioni che hanno poi avuto luogo partendo dai casi dei sacerdoti più anziani e fragili. Si evidenzia, a tal proposito, che il piano regionale anti Covid della Puglia ha previsto dal 22 marzo 2021 la possibilità di vaccinare il personale delle comunità religiose. Il piano fa infatti riferimento ad una serie di categorie e indica chiaramente i “Luoghi di comunità”. 

Peccato però che negli altri capoluoghi pugliesi analoghe richieste non siano state accolte. Non a caso le raccomandazioni di Palazzo Chigi erano state chiare: stop alle vaccinazioni per categorie e via libera alle immunizzazioni solo per fasce d’età. “Ci hanno contattato dalla curia locale, ma la risposta è stata che non è ancora giunto il momento di somministrare i vaccini ai sacerdoti”

Giuseppe Pasqualone, direttore generale dell’ASL Brindisi, al contrario del suo collega di Taranto Stefano Rossi, ha opposto un fermo diniego. Pasqualone ha risposto che “prima dei preti ci sono altre categorie , quelle indicate dai protocolli ufficiali. Io credo – ha aggiunto – che prima dei preti vengano, per esempio, i ragazzi che lavorano nei supermercati, i quali, da quanto mi risulta, si stanno ammalando. E a Brindisi si rispettano le disposizioni impartite dalle autorità”.

Quindi su queste due vicende ci sono pochi dubbi: o ha abusato il direttore generale dell’ ASL Taranto Rossi autorizzando la vaccinazione i sacerdoti della Diocesi tarantina, o ha omesso il direttore generale dell’ ASL Brindisi Pasqualone, nel rigettare la richiesta della diocesi brindisina.

Sulla vicenda tarantina avrebbe indagato il Nirs, nucleo ispettivo regionale sanitario letteralmente “inventato” di sana pianta dal governatore pugliese Michele Emiliano, per capire se ci siano stati favoritismi o meno nelle vaccinazioni in Puglia. Nucleo che però non ha alcun potere effettivo. E forse sarebbe il caso anche che la Procura di Taranto si svegliasse dal consueto torpore e dall’indifferenza che aleggia nella provincia jonica.

Un altro caso arriva invece dal Salento, come racconta La Repubblica, con una cinquantina di persone che si sono vaccinate fuori lista già nella Fase 1 della campagna: tra i dati solo i nomi, senza la professione. Nelle schede compilate tra gennaio e metà febbraio, diverse persone si sarebbero vaccinate senza indicare la propria professione: più che una svista, probabilmente un modo per evitare di venire colti sul fatto per professionisti che non rientravano tra le categorie prioritarie. Ma ci sono anche altri vaccinati che svolgono professioni non inserite nell’elenco: imprenditori, artigiani, liberi professionisti. 

Secondo la Regione Puglia chi ha varie patologie (sul sito istituzionale viene indicata una lunga lista) non può prenotare il vaccino autonomamente, ma deve rivolgersi al proprio medico di base che dovrebbe occuparsi lui della prenotazione. Peccato però che i medici di base spesso non ne sappiano niente, o non abbiano idea della procedura, e suggeriscono ai loro pazienti di fare da soli, prenotandosi in farmacia o sul portale della Regione, dove però si procede in ordine di età e senza nessuna corsia preferenziale per i più deboli. E non a caso l’assessore regionale Lopalco, dopo le accuse delle opposizioni ed in particolare di Fratelli d’ Italia è stato rimosso dal coordinamento della campagna vaccinale.

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