ULTIMI ESAMI PER ELEGGERE LA CAPITALE DELLA CULTURA ITALIANA : TARANTO PRESENTA LA SUA CANDIDATURA

ULTIMI ESAMI PER ELEGGERE LA CAPITALE DELLA CULTURA ITALIANA : TARANTO PRESENTA LA SUA CANDIDATURA

Il titolo di “Capitale Italiana della Cultura” è conferito per la durata di un anno e la Città vincitrice riceverà un milione di euro. Negli anni precedenti il titolo è stato assegnato alle Città di Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena nel 2015; Mantova nel 2016; Pistoia nel 2017, Palermo nel 2018. Parma è stata la Capitale italiana della Cultura per il 2020

di DANIELA GUASTAMACCHIA

Oggi venerdì 15 gennaio alle ore 10.45, la delegazione della Città di Taranto presenterà il dossier di candidatura a Capitale italiana della Cultura per il 2022 alla Commissione di esperti nominata dal Mibact e presieduta dal prof. Stefano Baia Curioni. L’incontro sarà in video conferenza e potrà essere seguito sul canale YouTube del Mibact (https://www.youtube.com/user/MiBACT) .

Al termine delle audizioni delle dieci città candidate a capitale della cultura 2022 , Ancona, Bari, Cerveteri, L’Aquila, Pieve di Soligo, Procida, Taranto, Trapani, Verbania e Volterra, sarà poi compito della Giuria indicare al Ministro Franceschini, entro lunedì prossimo 18 gennaio, il progetto di candidatura più idoneo alla designazione della città Capitale italiana della Cultura per l’anno 2022. 

Ieri sono state ascoltate le delegazioni di Ancona, Bari, Cerveteri, L’Aquila e Pieve di Soligo. Lo comunica una nota dell’ufficio stampa del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. 

il ministro dei beni culturali e turismo Dario Franceschini

Il titolo di “Capitale Italiana della Cultura” è conferito per la durata di un anno e la Città vincitrice riceverà un milione di euro. Negli anni precedenti il titolo è stato assegnato alle Città di Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena nel 2015; Mantova nel 2016; Pistoia nel 2017, Palermo nel 2018. Parma è stata la Capitale italiana della Cultura per il 2020

I dieci progetti appaiono uniti proprio dal desiderio di dialogo: con la natura e il paesaggio, con i sogni, il futuro, l’acqua, l’uomo. La candidatura di Ancona si intitola “La cultura e l’Altro”, inteso come porto, luogo di incrocio, conoscenza e scoperta. “Ad oggi – spiegano i promotori del dossier –  la cultura è chiamata a occuparsi della coesione, della differenza, della civiltà e Ancona, che nasce e si sviluppa in funzione dell’altro, offre un terreno fertile di scambio e di produzione di nuovi contenuti e nuove mappe attraverso progetti che guardano all’accessibilità, alla sostenibilità, alla tutela, ai giovani e al dialogo tra le discipline“. Gli eventi presentati sono suddivisi in un percorso composto da tre macrosezioni: Altro come incontro, Altro come trauma e Altro come cura.

Il rapporto da valorizzare per la città di Bari, è invece quello con il mare. Con 300 appuntamenti in programma “La cultura vien dal mare” vuole declinare sei concetti, ispirati alla storia di San Nicola: il sacro, la luce, il mare, l’oriente, il dialogo, il femminile.

Il mare è protagonista anche de “La cultura non si Isola”, il progetto presentato da Procida che si propone come “capitale esemplare di dinamiche relazionali, di pratiche di inclusione nonché di cura dei beni culturali e naturali”, si legge nella presentazione del dossier.

Il dossier di Cerveteri invece cerca di andare “Alle origini del futuro” proponendosi come centro di sperimentazione di modelli innovativi di governance della cultura a livello locale. Partendo dalle sue radici etrusche, vuole aprirsi a un futuro che parli di sostenibilità, accessibilità e partecipazione civica.

L’Aquila guarda al futuro, ma a partire dal suo rapporto con il trauma causato dal terremoto del 2009. Con “La cultura lascia il segno” la ferita che percorre il ventre di questa terra diventa l’opportunità di raggiungere quattro obiettivi: ripopolare la città e riannodare il tessuto e le relazioni sociali, promuovere un nuovo modello di sviluppo e benessere a partire dalla cultura, diventare un centro di riferimento a livello europeo sulla resilienza dopo una catastrofe e formulare una strategia di sviluppo utile alle realtà italiane simili al capoluogo abruzzese.

Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, sogna invece il paesaggio: i progetti del dossier invitano infatti a “paesagire” ovvero a mettere in atto azioni che moltiplicano e creano le reti culturali presenti nel territorio e strettamente legate al paesaggio che le circonda.

Molto simile l’idea alla base del progetto di Verbania, sul Lago Maggiore, che intende mettere a sistema le eccellenze culturali del territorio facendo emergere il loro legame inscindibile con l’eccezionalità ambientale e paesaggistica del lago, attraverso il filo conduttore dell’acqua.

La sfida di Taranto è invece all’insegna della trasformazione radicale“La cultura cambia il clima” si propone come un laboratorio nazionale di resilienza e sostenibilità, dove la cultura è l’elemento che può sospingere la rinascita socioeconomica e ambientale della città. Peccato che queste per chi conosce bene la città in questione siano solo tante belle parole….

La città di Trapani pensa ad una fabbrica completamente diversa da quella inquinante di Taranto: nel dossier l’hanno chiamata la fabbrica della creatività e gli eventi in programma puntano a trasformare la città nella “Capitale italiana delle culture euro mediterranee”.

Infine il progetto di Volterra, in provincia di Pisa, parla di “Rigenerazione umana”. Spiegano i promotori: “Il tema, scelto prima della diffusione del virus Covid-19, si rivela oggi più che mai di straordinaria attualità e utile a costruire una nuova comunità a partire dalle sfide che la pandemia ci impone”.

La Capitale italiana della Cultura è stata istituita nel 2014 e ha tra gli obiettivi quello di sostenere, incoraggiare e valorizzare l’autonoma capacità progettuale e attuativa delle Città, affinché venga recepito in maniera sempre più diffusa il valore della leva culturale per la coesione sociale, l’integrazione, la creatività, l’innovazione, la crescita e lo sviluppo economico.

“Dal 2014 da quando abbiamo avuto l’idea di istituire anche in Italia il titolo di Capitale della Cultura – sottolinea il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini – , ogni edizione ha avuto effetti concreti e positivi sullo sviluppo turistico e sulla fruizione del patrimonio culturale materiale e immateriale dei territori e delle città vincitrici”.

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