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16 Agosto 2022 03:58
16 Agosto 2022 03:58

Travaglio e il Fatto Quotidiano condannati per diffamazione alla senatrice Casellati

Gli articoli costati la condanna sono “Le marchette di Mamma Casellati alla figlia Ludovica” del 17 novembre 2019, “Bestemmie & cazziatoni. È Casellati show al Senato” datato 20 giugno 2020” e “Elisabetta Casellati cuore di mamma (e di megavitalizio)” dell’11 dicembre 2019, oltre all’editoriale di Travaglio del 10 dicembre 2019 dal titolo “La lettera minatoria”.

Bersagliata da decine di articoli da parte del Fatto Quotidiano , dall’uso dei voli di Stato al ruolo dei figli, la Casellati aveva citato davanti al tribunale civile di Padova lo stesso Marco Travaglio, la Società Editoriale Editrice il Fatto Spa, editrice del Fatto Quotidiano e i giornalisti Carlo Tecce e Ilaria Proietti, autori assieme al direttore Marco Travaglio degli articoli diffamatori sulla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Cinque articoli diffamatori costati al giornale filo-grillino circa 38mila euro. 

La Casellati domenica ha reso pubblica la sentenza del tribunale, annunciando di aver “vinto la causa di diffamazione contro i giornalisti del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, Ilaria Proietti e Carlo Tecce”. Il tribunale di Padova ha infatti accertato la responsabilità dei tre giornalisti “per il carattere diffamatorio, nei limiti e per le ragioni esposte in parte motiva, degli articoli del 17.11.2019 a firma Carlo Tecce, del 20.6.2020 a firma Ilaria Proietti, del 10.12.2019 a firma Marco Travaglio, nonché degli articoli dell’11.12.2019 e del 12.12.2019”.

Gli articoli costati la condanna sono Le marchette di Mamma Casellati alla figlia Ludovica” del 17 novembre 2019, “Bestemmie & cazziatoni. È Casellati show al Senato” datato 20 giugno 2020” e “Elisabetta Casellati cuore di mamma (e di megavitalizio)” dell’11 dicembre 2019, oltre all’editoriale di Travaglio del 10 dicembre 2019 dal titolo “La lettera minatoria”.

Per il Fatto la Casellati sarebbe stata colpevole di aver posato per una foto con una sua amica stilista e con il figlio dell’amica, che aveva avuto una condanna per palpeggiamenti. Colpevole di portare un doppio cognome, tanto da meritarsi il nomignolo di Casellati Mazzanti Vien dal Mare, a fare il verso alla Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare di Fantozzi. Per tacere dell’altro soprannome affibbiato alla presidente del Senato: Lady Casta.

Ai giudici del tribunale di Padova sicuramente non mancava il materiale per condannare per diffamazione Travaglio e i cronisti Carlo Tecce (nel frattempo passato a L’Espresso) ed Ilaria Proietti. «Ho vinto la causa di diffamazione contro i giornalisti del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, Ilaria Proietti e Carlo Tecce», dice la Casellati. Il resto è scritto nel dispositivo di condanna. La società editrice e i tre giornalisti dovranno pagare all’esponente di Forza Italia 25mila euro a titolo di risarcimento danni. Poi c’è la riparazione pecuniaria: condannati al versamento di 2mila euro ciascuno Travaglio e Proietti e di mille euro Tecce. Infine il rimborso delle spese: 940,90 euro più 7mila e 254 euro di onorari, oltre a Iva, Cpa e 15% di rimborso spese generali. Senza contare la pubblicazione della sentenza sul Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Il Gazzettino e Il Mattino, naturalmente «a cura e spese dei convenuti».

L’editoriale di Travaglio del 10 dicembre 2019, intitolato «La lettera minatoria», che altro non era che una lettera in cui si informavano i giornalisti dell’avvio della procedura di mediazione nei loro confronti. In conclusione un altro pezzo, pubblicato due giorni dopo, sulle presunte minacce della Casellati. In realtà l’unica notizia sarebbe stata un’assoluzione, non la condanna ricevuta che va ad aggiungersi a tante altre. Tanto pagano i lettori….

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