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8 Dicembre 2022 00:16
8 Dicembre 2022 00:16

Tensione Pd-M5S sulle spese militari. Poi arriva la mediazione: il 2% in sei anni

"Ascolta, mi sono morso la lingua tutto il giorno per non dire quanto sono indignato per questo metodo. Hai messo a rischio il governo!": alle sei del pomeriggio, arriva la prima e unica telefonata tra i due (ex?) alleati giallorossi in una giornata bagnata dalla pioggia che è scesa per tutto il giorno sulla Capitale. Enrico Letta dopo aver apostrofato così Giuseppe Conte, il quale invece rivendica "il risultato portato a casa", gli fa capire il pericolo corso da un punto di vista politico

Tutti contro Giuseppe Conte , Conte contro tutti . Lo scontro sull’aumento delle spese per gli armamenti aveva portato la tensione nel governo ben oltre la sottile, immaginaria linea rossa oltre la quale la maggioranza non sta più in piedi. La crisi è rientrata un attimo prima di deflagrare grazie all’intervento del capo dello Stato Sergio Mattarella, ed i i toni sono scesi di qualche decibel con la mediazione di Enrico Letta, il leader che più ha da perdere dalle mosse antigovernative dell’ex premier ed alla posizione assunta pubblicamente dal ministro della Difesa Lorenzo Guerrini  . Malumori e contrasti rimangono, ma oggi i senatori del M5S voteranno la fiducia sul decreto Ucraina, come annunciato dal ministro D’Incà.

Martedì Mario Draghi era salito al Colle per informare il capo dello Stato dell’esito, disastroso, del faccia a faccia avuto con Conte, ieri Letta ha chiamato sia il premier sia il leader del M5S. Dalla triangolazione telefonica è uscita una tempistica degli aumenti di spesa che era nelle cose ma appare come un compromesso politico.

Letta chiama Mario Draghi prima di Conte, e gli garantisce il totale sostegno del Pd e conviene con lui che su questa vicenda delle armi “dobbiamo siglare un compromesso”. Quando Guerini tira fuori dal cilindro l’idea di mettere nero su bianco la data del 2028 come dead line per raggiungere il 2% di spese militari, e Letta gli risponde “ottima idea!“. Una data sinora mai considerata, ma anche se il governo aveva accolto gli ordini del giorno alla Camera e al Senato per incrementare le spese in armamenti fino al 2% del Pil, tutto era stato fatto senza una data in calce.

“Ascolta, mi sono morso la lingua tutto il giorno per non dire quanto sono indignato per questo metodo. Hai messo a rischio il governo!”: alle sei del pomeriggio, arriva la prima e unica telefonata tra i due (ex?) alleati giallorossi in una giornata bagnata dalla pioggia che è scesa per tutto il giorno sulla Capitale. Enrico Letta dopo aver apostrofato così Giuseppe Conte, il quale invece rivendica “il risultato portato a casa”, gli fa capire il pericolo corso da un punto di vista politico: “Guarda che in Francia la Le Pen ha recuperato sei punti battendo solo sul potere di acquisto delle famiglie. Quindi c’è un potenziale conflitto sociale, che però può premiare la destra nazionalista: ci vuole responsabilità, non si può dire che noi vogliamo spendere per le armi e non per la crisi sociale”

Da Palazzo Chigi sostengono che il 2028 sarebbe la data messa in conto già dal governo, tenendo conto delle compatibilità di bilancio e spiegano “Dopo anni di rallentamento, abbiamo ripreso gradualmente per avvicinarci a quell’obiettivo“. Una tesi contestata dai 5stelle, che rivendicano di aver fatto cambiare posizione al premier e al Pd sul 2024, quando in realtà non è esattamente così, anche se Draghi e Conte avrebbero discusso proprio di questo: mentre il premier he faceva notare che si sarebbe arrivati nel 2028 al 2%, il rieletto leader del M5S avrebbe ribattuto che invece bisognava arrivarci nel 2030.

I 5 stelle imperterriti hanno sostenuto che tutti avevano parlato del 2024, e quindi il cambio di linea ci sarebbe stato. Sul piano politico è la prima volta che i rapporti tra Letta e Conte precipitano così in basso. “Guerini ha dimostrato che in queste cose serve senso di responsabilità e serietà, non bandierine da sventolare”, è il trattamento che Enrico Borghi, uomo “forte” della segreteria Pd, ha riservato a Conte. Con questo affondo : “Parliamo di contingente europeo di 5 mila uomini: il Pd è favorevole ad aumentarlo, altri cosa dicono? Noi siamo pronti a trasferire funzioni militari dai paesi nazionali a livello europeo, a razionalizzare la spesa militare, a integrare le industrie nazionali in un quadro europeo. Altri sono pronti a discuterne?”.

Questo è il clima attuale nei rapporti tra Pd e M5S. Confermato dalle accuse incrociate di aver cambiato posizione, una batteria di dichiarazioni velenose. Lo scontro politico lascia sul campo feriti pronti a rialzarsi e a colpire: come i “renziani” del Pd che fanno pressioni su Letta per tentare di convincere Salvini a cambiare la legge elettorale con un sistema proporzionale, “per andare al voto ognuno per conto proprio” e quindi non insieme al M5S. Nel Pd infatti c’è più di qualcuno che sospetta che “se Conte vuole far cadere il governo e votare a giugno, troverà presto un altro alibi per farlo“.

Di certo c’è che nel circolo ristretto di Giuseppe Conte l’argomento è stato trattato più di una volta nei giorni scorsi, ovvero la “pazza idea” di andare all’opposizione, non adesso ma a settembre. Cioè quando con buone probabilità, la legislatura comunque arriverebbe alla fine naturale, consentendo però nel frattempo ai 5 Stelle di passare qualche mese nella vecchia modalità di contrapposizione parlamentare, una sorta di ritorno alle vecchie origini, nella speranza di recuperare consensi perduti e ritrovare un’ identità perduta dopo quattro anni e passa di governo. E di risultati elettorali e di consensi deludenti.

L’alleanza tra Pd e M5S è a forte rischio di rottura, mentre i rapporti tra Conte e Draghi continuano ad essere pessimi . Per avere un’idea del clima basta porgere l’orecchio alle telefonate di Letta. Il segretario ha chiamato il premier Draghi per esprimergli “il massimo sostegno del Pd“, condividendo la sua “indignazione per il metodo di Conte” alzando il livello di guardia: “Dobbiamo stare attenti. Se la maggioranza non è unita rischiamo di fare un regalo alla destra amica di Putin” . Mancano cinque mesi, ed in mezzo può succedere qualsiasi cosa, con i 5 Stelle in caduta libera più di tutti.

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