Di tutto di più….

I genovesi possono tirare un sospiro di sollievo: ecco la promessa del ministro alla Infrastrutture Danilo Toninelli da Bruxelles

Penso che Genova tornerà più forte di prima in pochi mesi, AL MASSIMO ANNI…

Critiche e sfottò a Toninelli? Marco Travaglio il direttore del Fatto Quotidiano non ci sta, e verga queste righe in difesa di uno dei più grandi gaffeur della storia repubblicana

(…) qualunque cosa dica Toninelli diventa automaticamente ‘gaffe’ e ‘figuraccia’, anche le rare volte che ci azzecca. Lui sbaglia sempre, per definizione, a prescindere che il problema non siano i suoi torti (piuttosto copiosi), ma le sue ragioni: il niet ad Autostrade Spa e alla sua lobby nei partiti e nei giornali foraggiati dai Benetton; o il noi al Tav Torino-Lione; o l’appartenenza a un movimento che non doveva vincere le elezioni e invece purtroppo le ha vinte...”

Incontro con la delegazione torinese pro-Tav: il premier Giuseppe Conte non sa chi sia Marco Ponti, consigliere del ministro Toninelli per le grandi opere e capo della commissione che dovrà effettuare le analisi costi-benefici 

Ponti? Quali ponti?“, ha chiesto il premier rivolgendosi di soppiatto al suo vice Di Maio ( Fonte: Corriere Torino)

L’ex senatore forzista Antonio Razzi intervistato dal quotidiano Il Tempo

Farò un appello la ministro dell’Interno, con cui in passato abbiamo anche fatto un viaggio in Corea del Nord. Caro Matteo Salvini, sostieni con la Lega la candidatura al Nobel per la pace di Trump, Kim e Moon. La situazione di tranquillità ritrovata tra le due Coree è un risultato straordinario che deve essere riconosciuto e premiato

La settimana enogastronomica del ministro dell’Interno Matteo Salvini, condivisa passo passo sui social

Stasera cena milanese coi bimbi a base di cotolette, carote, cachi, castagne, gelato cookies & cream e un buon bicchiere di Cabernet. Vi abbraccio Amici“. “Alla vostra salute Amici! Che fate oggi?” (foto di Salvini sorridente con Moretti gelata, ndr). “Ma a chi non piace la crêpe alla nutella??? Buona serata, Amici!”. “Mentre mi guardo il Milan, ravioli al Castelmagno e carciofi e un bicchiere di rosso. Buona domenica Amici miei“. “Due etti di bucatini Barilla, un po’ di ragù Star e un bicchiere di Barolo di Gianni Gagliardo. Alla faccia della pancia! Buon pomeriggio Amici” (segue foto di terrificante piatto di pasta dai colori indefibibili, ndr). “La giornata comincia con un bel Bacio Perugina: “L’amicizia reca grande felicità con piccoli gesti”. Vi abbraccio!“. “Torta Pan di Stelle, con mascarpone e Nutella. Vado???”

Dinnanzi a cotanta ars culinaria, la senatrice Pd Maria Elena Boschi poteva rispondere solo in un modo…

Stasera si cucina: per cena gnocchi fatti in casa! E prometto di non avvelenare nessuno… anche perché c’è sempre l’immancabile ‘Artusi’ a portata di mano! Buon sabato sera a tutti! #cena #Roma #friends #gnocchi #Artusi #weekend  #buonappetito” (Fonte: Instagram)

Il fotografo Oliviero Toscani si scaglia contro la leader Fdi

Giorgia Meloni? Poveretta, lei è una ritardata… è brutta e volgare, mi dà proprio fastidio la sua estetica”  (Fonte: La Zanzara, Radio 24)

L’esponente Fdi Daniela Santanchè interviene in Senato in difesa della collega di partito Giorgia Meloni

Io considero Toscani un mandante intellettuale della violenza contro le donne, un cattivo maestro, un uomo pericoloso perché fomenta la violenza sulle donne. (…) Se non combattiamo i cattivi maestri, i mandanti intellettuali, non possiamo poi versare lacrime di coccodrillo quando le donne vengono ammazzate

Alcune semplicissime domande di Lilli Gruber sul reddito di cittadinanza mandano completamente nel panico Laura Castelli sottosegretaria al ministero dell’Economa. La supercazzola della giovane esponente 5 Stelle lascia sbigottiti i presenti, su tutti Alessandro Sallusti 

5 o 6 milioni di tessere? Ve lo diremo nelle prossime… no, eeeeh… sono dettagli che vi renderemo noti tutti insieme. Però è vero che si stanno stampando le tessere. Chi le sta stampando? Eh… quando pubblicheremo il progetto completo e avrete il testo si vedrà chi… e tutti i dettagli. Il poligrafico dello Stato? Forse… ve lo diremo presto“. Lilli Gruber: “Ma solo per capirci, lei lo sa chi le sta stampando queste tessere?”. Castelli: “Sì, io e Luigi Di Maio abbiamo lavorato insieme… vi garantisco che è molto innovativo perché usa molta digitalizzazione…” (Fonte: Otto e mezzo, La7)

Ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta, il vicepremier Luigi Di Maio parla di reddito di cittadinanza ed introduce la figura del ‘Mississippi navigator’

“Chi oggi non ha lavoro ed entrerà nel programma del reddito, avrà dall’altra parte una figura che possiamo chiamare Navigator, che lo prenderà in carico e lo indirizzerà verso il placement“. Vespa: “Ma chi è ‘sto Navigator? ‘Ndo sta questo Navigator?”. Di Maio: “Selezioneremo i Navigator normalmente, con un colloquio. Lo definiamo Navigator perché ci stiamo lavorando con una università che ha lo stesso programma, quella del Mississippi

Alice Salvatore portavoce 5 Stelle in Regione Liguria

“Ma hanno finito di calunniare Luigi Di Maio?? Il più grande Ministro del Lavoro d’Italia degli ultimi 30 anni!? Non hanno vergogna???”. Slurp!

In un video sul proprio blog, mascherato da robot, Beppe Grillo fondatore dei 5 Stelle riflette sui rapporti futuri tra uomo e macchina. Ma ad un certo punto…

Anche nella politica italiana non sappiamo dove andiamo, cosa facciamo e cosa stiamo pensando. Aspettiamo questo Godot che non arriverà mai…’

L’eurodeputata Alessandra Mussolini intervistata da La Verità sul tema delle “colpe dei padri che ricadono sui figli“, dai Di Maio ai Renzi

Del mio cognome ne vado orgogliosa (…). Chi era peggio trovarsi davanti tra Benito e Donna Rachele? Mio padre non aveva dubbi. Prendeva brutti voti e mi diceva: ‘Se devo farmi firmare una pagella, meglio affrontare il Duce che mia madre’. E infatti le firmava tutte lui”

Il senatore Pd Matteo Renzi gongola per i gesti tecnici eseguiti con la Nazionale Parlamentari, e ne cinguetta i video

Diciamo che il fisico non e più quello di una volta ma come uomo assist ancora me la cavo. Qui uno dei due passaggi gol di oggi. Ma per tornare in forma bisognerebbe avere 10 kg in meno“. Un paio di giorni dopo pubblica il video di un’altra grande azione, fissando il tweet: “E per tutti quelli che hanno detto che il video del primo assist era una finzione, ecco il secondo. Buttiamola sul ridere, vai. Che se pensiamo alla Legge di Bilancio ci deprimiamo “. Tra i commenti spicca @NicKiappa: “Bell’assist, hai premiato il movimento. Come hai fatto da segretario del Pd

L’ex ministro Carlo Calenda e le primarie Pd 

Emiliano non è più iscritto al Pd ma è il candidato del Pd. Renzi è un senatore del Pd ma si candiderà con un suo partito. Minniti è candidato alla segreteria indipendente da Renzi ma si ritira (forse) perché non ha l’appoggio di Renzi. Bello. Altre idee?” (Fonte: Twitter)

La deputata Pd Anna Ascani non ci sta e risponde a Calenda

Altre idee? Calenda vota Più Europa ma spiega al Pd cosa deve fare. Un giorno si iscrive al Pd, quello dopo vuole chiuderlo. Sostiene Minniti al congresso, poi non rinnova la tessera. Ma questa polemica esattamente a cosa serve? Non dicevi ‘basta autoflagellarsi’? Bah”. Calenda replica: “Anna sa benissimo che non ho votato +Europa ma Gentiloni e Bonino. Ho fatto tutte le campagne elettorali per i candidati Pd senza essere candidato. Ho minacciato di strappare la tessera solo in caso di alleanza con i 5S. Ogni tanto si diverte a provocare. Nulla di grave. #hobbypd“. E la Ascani: “L’unico provocatore sei tu Carlo: un professionista. Ti metto qui un esempio di quante volte ti contraddici per il gusto di provocare. E no, non mi diverto. Cerco di fare ogni giorno opposizione in Parlamento mentre tu spari a zero sul Pd. C’è bisogno d’altro. Davvero

L’ex ministro dell’ Interno Marco Minniti aveva deciso di candidarsi alla segreteria del Pd…

Ho deciso di mettermi in campo perché considero la mia una candidatura di servizio. Di una persona che ha ricevuto tanto dal suo partito, dalla sinistra e che sente ora di dover restituire qualcosa. Servono otto parole chiave: sicurezza e libertà, sicurezza e umanità, interesse nazionale e Europa, crescita e tutele sociali”. Un paio di settimane dopo, il 6 dicembre, sempre a Repubblica: “Ritiro la candidatura. Con tanti candidati il congresso potrebbe non consegnarci una leadership forte. Il mio è un gesto d’amore verso il partito” (Fonte: La Repubblica)

Il procuratore capo di Torino Armando Spataro costretto a richiamare il ministro dell’Interno Matteo Salvini 

Salvini alle 8 del mattino, in un tweet: “Non solo, anche a Torino altri 15 mafiosi nigeriani sono stati fermati dalla Polizia“. Spataro in un comunicato: “Il ministro dell’Interno eviti comunicazioni simili o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso”. Per Spataro, cosa gravissima, la notizia sarebbe stata diffusa ad operazione ancora in corso, con il rischio di danneggiarla. Salvini: “Spataro farebbe meglio a pensare prima di aprire bocca. Se il procuratore capo a Torino è stanco, si ritiri dal lavoro: gli auguro un futuro serenissimo da pensionato. Oppure si candidi

L’ex premier Romano Prodi intervistato dal Sole 24 Ore

I tempi si sono incattiviti. L’aria è pesante. Quest’estate un automobilista mi ha visto mentre faticosamente pedalavo in salita, ha rallentato, ha tirato giù il finestrino e ha urlato: ‘Mortadella, hai rovinato l’Italia…’. Un tempo il ciclista, almeno in salita, era sacro”

L’avvocato Maurizio Paniz che difese Berlusconi alla Camera sulla vicenda “Ruby nipote di Mubarak”, ora sta provando a scongiurare il taglio dei vitalizi di 700 ex parlamentari a partire dal 1° gennaio 2019 

La convinzione di vincere è alta. Mi permetto di dire altissima. Ne difendo 535 alla Camera, 200 al Senato. Il fronte è trasversale, da destra a sinistra. Ci troviamo dinanzi una misura irrazionale, anzi, moralmente inaccettabile. La gente non ha capito che qui c’è in ballo molto di più. Il rischio è che, dopo i vitalizi, si proceda con il taglio delle pensioni dei cosiddetti baby pensionati. Conosco casi di parlamentari minacciati di venire sbattuti fuori dalle case di riposo, vedove che non potranno più pagare la badante. Si rivolgono a me anche molti parlamentari M5s. Anche loro, in segreto, hanno delle perplessità. Se mi accontento di un pareggio? Tutti conoscono la mia passione calcistica. Sono un centravanti. Non per vantarmi, ma ieri ho segnato pure un rigore” (Fonte: Il Giornale)

L’eurodeputato Stefano Maullu lascia Forza Italia e passa con Giorgia Meloni in Fdi

Una scelta difficile dopo 24 anni in Forza Italia ma dettata da ragioni di coerenza“; “Le motivazioni che mi hanno portato a questa scelta nascono dall’esigenza di essere coerente alle mie idee, ai miei valori, alle mie convinzioni. Oggi, in coscienza, sono certo di poter proseguire un percorso lineare all’interno di Fratelli d’Italia

L’annuncio in pompa magna di Paola Taverna del Movimento5 Stelle, vice presidente del Senato 

Con 60 milioni le università italiane tornano a respirare. Nella manovra sono previsti 40 milioni per i fondi degli atenei (…). Finalmente il governo agisce”. (Un incremento dello 0,5%, simile a quello degli ultimi anni, e che non smuove di una virgola la quota di Pil destinata a ricerca e università, una delle più basse in Occidente)

Il vicepremier Matteo Salvini su Twitter

#Pamela Anderson: “Salvini non è la soluzione, le tendenze attuali in Italia mi ricordano gli anni ’30”. Ahimè, con dolore, da affezionato spettatore e fan di “#Baywatch”, lei questo sabato a Roma non ci sarà. #primagliitaliani #dalleparoleaifatti”




Sondaggio Emg per Agorà (RAI): il nuovo partito di Renzi dato al 12%

ROMA – Se Matteo Renzi  l’ ex-premier ed ex-segretario nazionale del Partito Democratico decidesse di fondare un nuovo partito raccoglierebbe il 12% dei consensi e verrebbe votato dal 47% degli elettori del Partito Democratico. Il dato politicamente politicamente interessante proviene dal  sondaggio Emg Acqua presentato il 22 novembre ad Agorà, su Raitre . Infatti in questi giorni molti collegano l’iniziativa dei circoli civici lanciata da Ivan Scalfarotto alle future ambizioni di Renzi che in un’intervista al quotidiano Il Foglio ha sostenuto che  la ruota prima o poi girerà: “Torneremo“.

Più  fronti confermano da mesi di trattative in corso per le prossime elezioni Europee con gli spagnoli di Ciudadanos econ il partito di Emmanuel Macron . Lo scorso giugno  l’ex segretario del Pd, attuale senatore eletto a  Rignano sull’Arno, in provincia di Firenze, aveva commissionato delle ricerche ad hoc sull’ipotesi di avviare un suo possibile partito, i risultati trapelati sul Giornale erano però stati deludenti: Renzi avrebbe ottenuto appena il 4%.

Nel frattempo il gradimento per una sua iniziativa autonoma è triplicato in pochi mesi, e tutto ciò spiega il suo ottimismo sulle sue sorti politiche. Nel frattempo Renzi resta nel Pd , che viaggia verso le primarie per eleggere il prossimo segretario. Al momento il candidato Nicola Zingaretti secondo i sondaggi di Emg Acqua è in testa alle preferenze degli intenzionati a partecipare al voto con il 38%, delle preferenze, seguito da Marco Minniti con il 28% il più “vicino”dei tre candidati a Matteo Renzi, e dal segretario uscente Maurizio Martina con il 15%. Giù dal podio Matteo Richetti con l’8%, Cesare Damiano con il 5%, Francesco Boccia con il 4%, e il giovane Dario Corallo, appena al 2%

 




Pd: Minniti, “Io candidato di Renzi? Ho dimostrato autonomia”

ROMA –  “Io sono Marco Minniti penso di aver dimostrato in questi anni di aver una capacità di autonomia politica e una cosa che non si può dire è che io non abbia dimostrato carattere“. ha affermato Minniti a “In Mezz’ora in più” rispondendo alla domanda di Lucia Annunziata,  se lui sia il candidato di Renzi. “Quando sarà noto il documento vedremo le firme e non saranno solo quelle di un’area politica per me il riferimento sono i sindaci. La mia candidatura non è espressione di una corrente o di un’area politica, io discuto con il partito così com’è“, aggiunge Minniti a proposito della raccolta di firme di 551 sindaci a sostegno della sua candidatura.

L’ex ministro dell’Interno spiega: “Mi consenta una cosa: io penso che Renzi si sia assunto delle responsabilità importanti dopo la sconfitta si è dimesso prendendosi anche colpe non sue,le colpe non sono solo di una persona ma un leader si assume tutte le responsabilità detto questo io considero sbagliato e diseducativo che tutte le persone che quando Renzi era al potere gli erano vicine adesso non fanno che marcare le distanze”. Minniti ha annunciato un programma basato sul recupero del rapporto con le classi meno abbienti: “C’è bisogno della sinistra riformista. I più deboli si sono sentiti abbandonati. Anzi, addirittura biasimati. Quello spazio è stato colmato dai nazionalpopulisti. Basta vedere quel che è accaduto nelle nostre peri ferie”, spiega

Su un possibile ticket con Teresa Bellanova, Minniti commenta: “C’è un giudizio positivo su Teresa Bellanova. Il ticket in quanto tale non è all’ordine del giorno. Vuol dire che non si sta facendo“, ha detto per essere ancora più chiaro. Poi ha difeso il governatore  campano De Luca: “Le clientele? Sa che non si fanno. Ed è l’uomo che ha cambiato Salerno”. Infine ha rivelato che in famiglia la scelta della candidatura non è stata apprezzata: “Ha una piccola resistenza”, ha detto.

Su un eventuale cambio di nome del Pd, il candidato alla segreteria del Pd dice: “Non è questione di cambiare nome al Pd. Se penso a un campo più ampio contro i nazional-populisti non posso che chiamarlo campo democratico”. continuando: “Vorrei che qualcuno arrivasse al 51 per cento. Tra non arrivare io al 51 per cento e che ci arrivi comunque qualcuno, io preferisco questo. Se nessuno arriva al 51 per cento quello sarà uno scacco per l’intero Pd“.

“Se non ci posso arrivare io, che ci arrivi un altro – ribadisce – il Pd è patrimonio dell’Italia e come tale dobbiamo spiegarlo agli italiani. Compito di tutti quanti noi è far sì che qualcuno arrivi al 51 per cento perché io non oso nemmeno immaginare quale scacco sarebbe se di fronte a una discussione impegnativa nessuno arrivasse al 51 per cento. Il Pd ha sofferto fin qui di essere una confederazione di correnti. Se nessuno arriva al 51 per cento, quell’idea sarà sancita”.

A Minniti arriva anche il “sì” di Stefano Ceccanti, costituzionalista, oggi deputato dem. “La sua candidatura è una buona notizia. Minniti è portatore di autorevolezza, di competenza e di visione. La sua esperienza, e al governo e di dirigente politico, è una garanzia per tutto il partito”. C’è anche il sostegno del senatore Gianni Pittella. “La sua candidatura è una buona notizia: Minniti è portatore di autorevolezza, di competenza e di visione. La sua esperienza, e al governo e di dirigente politico, è una garanzia per tutto il partito”. Per un altro renziano doc, Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria con l’ex premier e ora presidente del Copasi, “Minniti rappresenta al meglio l’ambizione riformista del partito”.

“Molto contento. Marco è una persona di livello. Lo sosterrò. È stato un collega prezioso al governo, si è sobbarcato un carico difficile. L’importante è che tra lui, Zingaretti e Richetti prevalga un approccio di reciproco rispetto. Sono tutte e tre persone di grande qualità” scrive su twitter, l’ex ministro, Carlo Calenda.

“Sono molto contento che parta il Congresso e mi auguro che si possa svolgere rapidamente. Certamente sostegno a Zingaretti, ma grande apprezzamento per quello che rappresenta Marco Minniti e per altri candidati se ce ne saranno, vedremo“, ha detto l’ex premier Paolo Gentiloni. “Io comunque farò il tifo per il Pd“, ha concluso.

 




Il voto di scambio a Taranto è sotto gli occhi di tutti, ma la magistratura si distrae….

ROMA – Abbiamo più volte parlato nei nostri articoli, inchieste sulla città di Taranto e la Regione Puglia, del voto di scambio, fenomeno molto diffuso,  e che è emerso anche dai servizi sull’assessore regionale Michele Mazzarano ( e non solo..!) del noto programma Striscia la Notizia e del nostro giornale. Il problema del voto di scambio era stato affrontato dall’ ultima riforma dell’articolo 416 ter, l’articolo del codice penale che delineava il reato di voto di scambio politico mafioso, avvenuta nel settembre 2017: il via libera ebbe l’ approvazione ed il consenso quasi totale del Parlamento, ad eccezione del voto contrario espresso soltanto dal Movimento Cinquestelle.

Si trattava di modifiche importanti: da un lato sono state alzate le pene per chi commette il reato (portate da un minimo di sei a un massimo di 12 anni); dall’altro, soprattutto, è stato introdotto un principio che potrebbe estenderne l’applicazione: perché si consumi il voto di scambio politico mafioso, basta l’accordo delle parti o, come aveva spiegato il relatore del provvedimento Davide Mattiello (Pd),nel momento in cui politico e mafioso si accordano ed è l’accordo e soltanto l’accordo che va dimostrato, non rilevando quanto capiti successivamente“. In pratica,  indipendentemente se il patto criminale sia stato messo in pratica o meno.

La riforma solo dopo la strage di Capaci . Alla presentazione dell’ultima relazione finale della Commissione Antimafia, Marco Minniti, all’epoca dei fatti ministro degli Interni,  aveva ammesso e ricordato: “Siamo nel pieno della competizione elettorale, dire questo non appaia irrituale: è cogente. Su questi temi non ci può essere silenzio durante la campagna elettorale. Lo dico da ministro dell’Interno, su questo vedo troppo silenzio, lo dico da ministro dell’Interno“. Serve uno sforzo in più, perché –  aggiunse Minniti – “c’è il rischio che le mafie possano condizionare il voto libero degli italiani. Se vogliamo affrontare il nodo delle mafie dobbiamo sapere che le mafie sono differenti dalle altre organizzazioni criminali, perché sono in grado di condizionare le istituzione e la politica. Rompere i legami è un aspetto cruciale”.

La questione, per usare il termine usato dal titolare del Viminale, era ed è rimasta “cogente”. Eppure il legislatore italiano aveva affrontato il problema del voto di scambio politico mafioso soltanto nel 1992, con il decreto-legge 306, e la successiva legge di conversione 365/92, dopo la strage di Capaci e la morte di Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e la loro scorta. Poco prima c’era stato l’omicidio di Salvo Lima considerato il “riferimento” di Giulio Andreotti a Palermo. Cosa nostra, come racconteranno in seguito i pentiti, spostò pacchetti di voti verso il Psi per punire la Dc, che non aveva fermato il maxiprocesso di Palermo.

Vito Ciancimino venne arrestato nel 1984 per associazione mafiosa dopo che il collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta aveva rivelato allo stesso giudice Falcone che l’ex sindaco Dc era “nelle mani dei Corleonesi“. Senza contare che di lui già parlava la Relazione Antimafia del 1976, firmata da Pio La Torre e Cesare Terranova. Quindi già ancor prima della fatidica tragica data del 1992, volendo ci sarebbe stata tempo e materia per intervenire, però si è preferito accontentarsi di difendersi da possibili malefatte con gli articoli 86 e 87 della legge 579/1960 sul voto di scambio.

Nessun riferimento al metodo “mafioso”. Il primo prevede che “chiunque, per ottenere, a proprio od altrui vantaggio, la firma per una dichiarazione di presentazione di candidatura, il voto elettorale o l’astensione, dà, offre o promette qualunque utilità a uno o più elettori, o, per accordo con essi, ad altre persone, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni, anche quando l’utilità promessa sia stata dissimulata sotto il titolo di indennità pecuniaria data all’elettore per spese di viaggio o di soggiorno o di pagamento di cibi e bevande o rimunerazione sotto pretesto di spese o servizi elettorali”.

Idem avviene se èl’elettore, che, per dare o negare la firma o il voto, ha accettato offerte o promesse o ha ricevuto denaro o altra utilità“. L’altro, l’articolo 87, recita che chiunque usa violenza o minaccia ad un elettore, od alla sua famiglia, per costringerlo a firmare una dichiarazione di presentazione di candidatura o a votare in favore di determinate candidature, o ad astenersi dalla firma o dal voto, o con notizie da lui riconosciute false, o con raggiri o artifizi, ovvero con qualunque mezzo illecito, atto a diminuire la libertà degli elettori, esercita pressioni per costringerli a firmare una dichiarazione di presentazione di candidatura o a votare in favore di determinate candidature, o ad astenersi dalla firma o dal voto è punito con la pena della reclusione da sei mesi a cinque anni”.

CHI È RIPARTE IL FUTURO

Riparte il futuro è un’organizzazione indipendente e apartitica che lotta contro la corruzione promuovendo la trasparenza e la certezza del diritto. In occasione delle elezioni politiche 2018, Riparte il futuro aveva lanciato una petizione chiedendo ai politici di tutte le forze politiche di rendersi trasparenti sul proprio portale fornendo cv, status giudiziario, conflitti di interessi, reddito e patrimonio dei candidati, e di rendere la trasparenza un obbligo di legge.La trasparenza è fondamentale per poter consolidare il patto di fiducia con gli elettori.

Ma come scoprì il CORRIERE DEL GIORNO, durante la campagna elettorale delle Amministrative del 2017 un candidato a sindaco di Taranto, tale Luigi Romandini, dichiarò il falso inserendo sul portale. delle informazioni false. E nessuno se ne accorse…




Il ministro Minniti ed il Capo della Polizia Gabrielli a San Severo: la risposta dello Stato alla mafia

ROMA – Il Reparto Prevenzione Crimine Puglia settentrionale della Polizia di Stato, è ormai una realtà a San Severo (Foggia) dove  stamane, in via Guareschi, è stata inaugurata la sede  alla presenza, del ministro degli Interni Marco Minniti e del Capo della Polizia prefetto Franco Gabrielli.

il Ministro Marco Minniti

Lo scorso febbraio il Ministero dell’ Interno aveva accolto le richieste del sindaco di San Severo, Francesco Miglio, che aveva lanciato l’allarme dopo che il 5 marzo 2017 erano stati sparati colpi di pistola contro alcuni mezzi della polizia parcheggiati, uccisa una coppia, marito e moglie (il 24 maggio 2017) in una profumeria, probabilmente nel corso di un regolamento di conti tra bande criminali.

Avevamo detto che la risposta ci sarebbe stata e sarebbe stata durissima, la nostra presenza qui, quella dello Stato, si è ulteriormente e decisamente rafforzata“. Il ministro ha ricordato le promesse fatte all’indomani del 9 agosto del 2017 quando a San Marco in Lamis, a 20 km da San Severo, vennero uccisi in un agguato il boss Mario Luciano Romito; il suo autista e cognato, Matteo De Palma, e due contadini, eliminati perché testimoni scomodi: i fratelli Luigi e Aurelio Luciani.

Il sindaco Miglio davanti alla recrudescenza della criminalità,  iniziò uno sciopero della fame – insieme ad alcuni rappresentanti della sua amministrazione – per essere ascoltato dal ministro. Migliaia di cittadini scesero in piazza per chiedere più sicurezza. Lo stabile di via Guareschi è di proprietà del Comune, che l’ha messo a disposizione gratuitamente.

 




Consultazioni di Governo. I partiti al Quirinale, ma manca l’accordo

ROMA – Dopo il nulla di risolto nel vertice di ieri sera, nel centrodestra regna il caos. Nella prima  mattinata di oggi  tutti i leader si sono ritrovati a Palazzo Grazioli da Silvio Berlusconi di Forza Italia affiancato dal presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.  Partecipano al vertice  Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti della Lega, Giorgia Meloni ed Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia . Il tentativo è quello di trovare una soluzione alla mancanza di un Governo nella diciottesima legislatura. E fare il punto in vista dell’incontro al Colle con il presidente Sergio Mattarella per l’ultimo giro di consultazioni.

Forza Italia ribadisce senza mezzi termini la sua contrarietà al nuovo tentativo di Luigi Di Maio di spaccare la coalizione, ribadendo di non essere disponibile a dare un appoggio esterno a un esecutivo Lega-M5S. E dice “no” anche all’ipotesi di un governo del presidente. A ribadirlo stamattina la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli ospite del programma “Circo Massimo” su Radio Capital: “Come il centrodestra sta unito nel dire no alla proposta di Di Maio, è unito nel dire no a un governo del Presidente“.

Ieri sera Salvini avrebbe mantenuto la sua posizione contraria ad un “governo del Presidente” spiegando a Berlusconi che senza un governo politico che dia garanzie agli italiani sarebbe meglio andare al voto al più presto. Il leader di Forza Italia avrebbe ribadito al leader della Lega che Forza Italia non intende rimanere fuori da un eventuale governo politico con i M5S, avvertendo che non darà mai il via libera ad appoggi esterni.

Nel frattempo con l’arrivo al Quirinale della delegazione del Movimento 5 Stelle, composta da Luigi Di Maio e dai capigruppo di Camera e Senato Giulia Grillo e Danilo Toninelli, ha preso il via il terzo e ultimo ciclo di consultazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la formazione del nuovo governo, al termine del quale il Capo dello Stato potrebbe prendere una sua iniziativa, se le forze politiche si dimostreranno ancora incapaci di dar vita ad una maggioranza parlamentare in grado di sostenere un esecutivo. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Agi, si è appreso di una telefonata intercosa stamane fra Di Maio e Salvini prima che il segretario della Lega prendesse parte al summit della sua coalizione.

Al termine, Luigi Di Maio ha detto: “Se c’è la volontà si può ancora fare un governo politico. Sono disponibile a scegliere con Salvini un premier terzo con un contratto di governo che preveda condizioni non trattabili che sono il reddito di cittadinanza, l’abolizione della Fornero e una serie di misure anti-corruzione“. Il leader M5s ha aggiunto: “Non siamo disponibili a votare la fiducia a governi tecnici. Se c’è buona volontà si può ancora fare un governo politico” proseguendo: “Se non ci sono condizioni per governo politico, consapevole dei problemi degli italiani e che non faccia solo quadrare i conti, allora per noi si deve tornare al voto nella consapevolezza che sarà un ballottaggio: ora è chiaro che ci sono due realtà politiche che competono per governo di questo Paese e gli italiani sceglieranno” e concluso “Quando dico vogliamo fare un contratto con la Lega stiamo considerando una forza politica: la novità è che siamo disposti a trovare un presidente del Consiglio insieme. Se abbiamo eletto delle cariche istituzionali è bene che continuino a fare le cariche istituzionali”.

 

Sul fronte dei possibili candidati premier di un eventuale governo di “tregua”, in testa alle classifiche figura anche il nome di Carlo Cottarelli, già commissario alla spending review: “Non mi ha chiamato nessuno“, risponde a Circo Massimo. Ma non nega che “sarebbe pronto a prendersi le proprie responsabilità”  ritenendo però che “per mettere al riparo da certi rischi l’economia italiana ci vuole un governo politico. I mercati finanziari al momento sono tranquilli, c’è molta liquidità. Non c’è un’emergenza economica in questo momento. Non serve un esecutivo alla Monti“. E conclude: “Se non c’è qualche choc esterno non mi aspetto un aumento particolare degli spread anche con le elezioni a ottobre“.

Alle 11 sono arrivati  al Colle , i rappresentanti del centrodestra e Salvini si è messo in campo personalmente : “Abbiamo offerto al presidente della Repubblica la mia disponibilità di dare vita a un governo di centrodestra che cominci a risolvere tutti i problemi del Paese. Il Colle ci dia modo di trovare la maggioranza“, afferma dopo l’incontro con il capo dello Stato, confermando una linea comune decisa nel corso di un vertice di coalizione che si è tenuto nella prima mattina a Palazzo Grazioli. Subito dopo i colloqui la distanza fra Lega e M5s è aumentata con una nuova rottura innescata dalle rispettive dichiarazioni incrociate. Di Maio ha affermato: “Salvini non ha i numeri per formare un governo“. Ma  il capogruppo leghista della Camera Giancarlo Giorgetti di rimando replica: Di Maio non conta più un c..., il leader incaricato sarà Salvini”.

Il Partito Democratico intanto osserva da spettatore: “Mi pare che adesso il problema sia di qualcun altro“, ha detto il segretario reggente  Maurizio Martina . Questa mattina al Nazareno per un vertice allargato sono arrivati oltre a Martina, Ettore Rosato, Graziano Delrio, Lorenzo Guerini, Andrea Romano, Matteo Orfini e i ministri Marco Minniti e Carlo Calenda. Atteso Andrea Marcucci. La riunione è allargata anche alle minoranze, sono presenti infatti Dario Franceschini, Andrea Orlando, Gianni Cuperlo, Antoci (in rappresentanza di Michele Emiliano) prima delle partecipazione delle delegazione Pd alle consultazioni al Quirinale.

Come ben noto i dem al momento sono gli unici intenzionati a sostenere un eventuale governo tecnico. “Noi pensiamo che a questo punto sia urgente dare una soluzione alla crisi. Basta traccheggiare, basta con il gioco dell’oca. Supporteremo l’iniziativa del Presidente della Repubblica fino in fondo. Bisogna fare tutti un passo avanti, il Paese viene prima di tutto”, ha dichiarato il segretario reggente del Pd Maurizio Martina al termine delle consultazioni, facendo appello alla responsabiltà di tutte le altre forze politiche.

Dal portavoce di Matteo Renzi era arrivata la smentita di contatti con Luigi Di Maio: “A differenza di quanto riportato ancora oggi da alcuni quotidiani, Matteo Renzi non ha mai incontrato né si è mai sentito con Luigi Di Maio. Tra i due non ci sono stati dopo il 4 marzo né contatti, né trattative, né sms“.

Nel pomeriggio, a partire dalle 16, intervallate di 20 minuti, le udienze con Leu, Autonomie Senato, Gruppi Misti di Senato e Camera. Quindi alle 17.30 e alle 18 gli incontri con i presidenti della Camera, Roberto Fico, e del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Al momento scompare all’orizzonte la prospettiva di un governo “di tregua” che, nelle intenzioni del Quirinale, sarebbe dovuto durare fino a dicembre per proteggere l’Italia da alcune tegole, incominciando dall’aumento dell’Iva al 25 per cento quale conseguenza dell’impossibilità di approvare in tempo la manovra finanziaria 2019. Ma alla alla luce delle dichiarazioni rilasciate, dopo i colloqui al Quirinale, da Luigi Di Maio e Matteo Salvini, sulla base dei numeri parlamentari le possibilità di questo tipo di governo sono pressochè inesistenti.

Negli ambienti del Quirinale la parola è cambiata. Al posto dell’esecutivo “di tregua” adesso si parla esplicitamente di governo “elettorale“. cioè necessario  esclusivamente ad accompagnare il paese alle urne, il più in fretta possibile (compatibilmente con le ferie estive). Negli ultimi giorni qualcuno immaginava che questo compito lo avrebbe potuto tranquillamente svolgere Paolo Gentiloni, senza bisogno di mettere in campo altre personalità. Ma negli ultimi giorni pare sia prevalsa l’esigenza di affrontare il voto-bis con figure più “indipendenti” del pur equilibrato ed apprezzato Gentiloni, specialmente se l’attuale presidente del Consiglio dovesse correre per il Pd quale “candidato premier”.

Non sarebbe in fondo una prima volta. Già nel 1979 il quinto governo Andreotti fu creato apposta per portare l’Italia alle urne, e così il sesto gabinetto Fanfani, nel suo caso correva l’anno 1987. Più ci si addentra nella ipotetica “Terza Repubblica”, e più ci accorgiamo che in realtà somiglia sempre di più alla Prima.

(notizia in aggiornamento)




Elezioni Amministrative: elezioni il 10 giugno e ballottaggi domenica 24

ROMA – Il Ministero dell’ Interno ha reso nota la data scelta per le elezioni amministrative, fissata con un decreto del ministro dell’Interno, Marco Minniti. Si voterà domenica 10 giugno 2018. L’eventuale turno di ballottaggio per l’elezione diretta dei sindaci avrà luogo domenica 24 giugno. Il voto in Sicilia è fissato nella stessa data del 10 giugno, mentre in Friuli – Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Trentino – Alto Adige gli elettori interessati andranno al voto rispettivamente il 29 aprile, il 20 maggio e il 27 maggio 2018.

Il Ministero dell’ Interno

Le consultazioni amministrative 2018 riguardano in tutto 797 comuni italiani, dei quali 203 nelle regioni a statuto speciale.  Sul totale dei comuni si contano 114 comuni “superiori”, cioè con più di 15.000 abitanti (più di 3.000 in provincia di Trento), e 683 “inferiori”;Ventuno i comuni capoluogo di provincia interessati dalla consultazione elettorale (Ancona, Avellino, Barletta, Brescia, Brindisi, Catania, Imperia, Massa, Messina, Pisa, Ragusa, Siena, Siracusa, Sondrio, Teramo, Terni, Trapani, Treviso, Udine, Vicenza e Viterbo). Ancona è anche capoluogo di regione.   I consigli circoscrizionali interessati sono il III e l’VIII Municipio di Roma Capitale.

 




Il datagate sulla Fake News fa tremare Facebook. Cade la prima testa: il capo della sicurezza si è dimesso

Alex Stamos

di Francesca Laura Mazzeo

ROMA –  In seguito al datagate che ha investito Facebook, si è dimesso  Alex Stamos il responsabile della sicurezza della sicurezza delle informazioni , che ha parlato di “disaccordi interni” su come affrontare la vicenda e su come i vertici del gigante dei social media hanno gestito la questione delle fake news che vengono diffuse attraverso la piattaforma.

Stamos ha lasciato Facebook in polemica con il direttore generale del gruppo Sheryl Sandberg, come scrive il New York Times  dopo aver più volte esortato i vertici di Facebook a mostrare la massima trasparenza nello scoprire e svelare le attività di disinformazione della Russia sulla sua piattaforma.

L’addio di Stamos viene letto come un evidente segnale delle tensioni interne che stanno attraversando in queste ore il gruppo dirigente di Facebook, nel periodo più tempestoso che il colosso dei social media sta vivendo dalla sua nascita.

Questa volta a Facebook tremano. Ed il primo a rendersene conto e’ proprio il suo fondatore Mark Zuckerberg, mai come questa volta nell’occhio del ciclone. Tutti da Londra a Washington  chiedono chiarezza su quello che si sta delineando come un vero e proprio ‘datagate‘. Anche l’Unione Europea protesta , definendo quanto accaduto “inaccettabile“. Le ripercussioni in Borsa non si fanno attendere, e sono un inequivocabile segnale del terremoto che sta scuotendo il gigante dei social media: dopo le rivelazioni del Guardian e del New York Times il titolo e’ crollato  arrivando a perdere oltre il 7%, (mai così male dal 2012)  trascinando in basso il mercato finanziario di Wall Street.

 

La tensione nel quartier generale di Menlo Park dove ha sede Facebook , nel cuore della Silicon Valley, , è ai massimi livelli . L’accusa e’ grave, ed e’ quella di aver ignorato o, ancor peggio, di aver tenuto all’oscuro gli utenti su quanto accaduto: le informazioni su oltre 50 milioni di persone raccolte attraverso una app da una societa’ di ricerche – la Global Science Research (Gsr)- e vendute alla controversa Cambridge Analytica, azienda che ha lavorato per la campagna di Donald Trump. Quelle informazioni infatti sarebbero state usate anche per influenzare il voto sulla Brexit.

Le autorita’ britanniche hanno gia’ chiesto un mandato di perquisizione della Cambridge Analytica, accusandola di non collaborare. L’ obiettivo e’ quello di scandagliare anche i server della societa’. La polemica sul ‘ruolo politico’ di Facebook fa un salto di livello enorme, ma questa volta rischia di travolgere il social network  fondato da Zuckerberg che conta nel mondo oltre due miliardi di utenti. La spiegazione ufficiale e’ che l’autorizzazione per raccogliere dati attraverso l’app ‘thisisyourdigitallife era stata fornita esclusivamente per scopi accademici. E che quando e’ stata scoperta la vendita delle informazioni alla Cambridge Analytica sia questa che la Gsr sono state radiate dal social network.

A smentire questa versione difensiva c’e’ Aleksandr Kogan, l’accademico che in prima persona ha gestito la raccolta dei dati: “Non sono una spia russa e sono pronto a parlare con l’Fbi e davanti al Congresso americano o al parlamento britannico. E non abbiamo mai detto che il nostro progetto era finalizzato ad una ricerca universitaria“. Cresce quindi ancor di piu’ dunque la pressione su Zuckerberg, a cui viene chiesto di spiegare ufficialmente e davanti alle sedi istituzionali la dinamica di quanto accaduto. Anche perche’ –  come rivela il quotidiano inglese  GuardianJoseph Chancellor, il cofondatore della Gsr insieme a Kogan, e’ attualmente un dipendente di Facebook: lavora come psicologo e ricercatore nella sede centrale di Menlo Park e fu assunto nel 2015, quando gia’ la vendita definita “illegale” dei dati a Cambridge Analytica era avvenuta. Un altro aspetto questo che potrebbe rivelarsi alquanto imbarazzante per il colosso dei social media.

Mark Zuckerberg , CEO Facebook

Su quest’ultimo intanto si scaglia anche l’ira di Bruxelles: “Il cattivo uso per fini politici di dati personali appartenenti agli utenti di Facebook, se confermato, è inaccettabile, spaventoso”, ha commentato la Commissaria Ue alla giustizia Vera Jourova, appena arrivata negli Usa dove incontrerà i responsabili della società di Zuckerberg e rappresentanti dell’amministrazione Trump, che ha aggiunto “Seguiamo da vicino l’evoluzione del caso Facebook. Per l’Unione europea la protezione dei dati personali è un valore.Con il potere informativo che converge verso un solo destinatario”, cioè le media company come Facebook, “si sta creando una nuova geografia dei poteri, che tende a cambiare la natura delle democrazie moderne”. 

La vicenda “Cambridge Analytica“, si sta riflettendo anche sulla politica italiana, poichè la società è stata consulente di un partito politico del nostro paese. Per Michele Anzaldi del Pd, è opportuno che il ministro dell’Interno, Marco Minniti, e il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, si attivino per verificare se questa notizia corrisponda al vero e, qualora sia appurato il rapporto tra la società inglese e un partito italiano, se non sia opportuno consegnare tutte le carte alla magistratura”.

Per Anzaldil’identikit del partito italiano per il quale avrebbe lavorato Cambridge Analytica nel 2012, così come delineato dai giornali, farebbe pensare alla Lega“. Deborah Bergamini, deputata e responsabile Comunicazione di Forza Italia  in una nota dichiara che “Chiunque rispetti la democrazia non può che dirsi preoccupato per quanto sta emergendo dal clamoroso caso Facebook-Cambridge Analytica. L’utilizzo di dati personali e psico-attitudinali a fini politici, in violazione della privacy di milioni di persone, è un tema su cui una democrazia matura ha il dovere di interrogarsi“.

Sulla vicenda è intervenuto anche il  Garante dell’ Unione Europea della privacy Giovanni Buttarelli,”La sempre maggiore pervasività” di algoritmi basati sui dati personali “nelle nostre vite ha un impatto articolato sull’impegno civico nel processo decisionale e sulle barriere al coinvolgimento pubblico nei processi democratici” e provoca “una crisi di fiducia nell’ecosistema digitale” aggiungendo  “è ora il momento di estendere la collaborazione tra i garanti per la privacy a quelli delle telecomunicazioni ed elettorali”Antonello Soro, garante della privacy in Italia,  intervistato dal quotidiano Il Mattino, ha così commentato il caso Cambridge Analytica:”è a rischio la libertà di scelta“.

 




Habituè e new-entry, le facce del nuovo Parlamento

ROMA – Il nuovo Parlamento uscito dalle urne del 4 marzo è un mix di veterani e outsider. Nel Transatlantico di Montecitorio  si incontreranno il leghista nigeriano Toni Iwobi, primo senatore di colore d’Italia, la testimone di giustizia Piera Aiello che finalmente potrà riavere pubblicamente indietro la sua identità, ma anche pezzi grossi del governo uscente, dalla toscana Maria Elena Boschi, eletta a Bolzano, a Marco Minniti, sconfitto a Pesaro dal pentastellato Cecconi ma ripescato grazie al proporzionale. 

Tra i big recuperati, mezzo governo Gentiloni: Dario Franceschini, Roberta Pinotti, Valeria Fedeli, Andrea Orlando. Salvati anche tre dei principali esponenti di Liberi e Uguali: sconfitti all’uninominale conquistano comunque un seggio Pietro Grasso, Laura Boldrini e Pier Luigi Bersani.Entrano, invece, dalla porta principale del collegio i ministri Pier Carlo Padoan, Graziano Delrio, Luca Lotti e Beatrice Lorenzin.

Al Senato passa Emma Bonino, che a Roma fa incetta di voti, e torna Umberto Bossi. Ma gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama ospiteranno anche perfetti sconosciuti o ‘famosi’ per motivi diversi dalla politica. Due veterinarie si accingono a prendere posto in aula: la napoletana Doriana Sarli, eletta alla Camera con il M5s; al Senato, per la Lega, la toscana Rosellina Sbrana. Tra i 28 eletti del Movimento 5 Stelle nei collegi uninominali siciliani Gaspare Marinello, dirigente dell’ospedale di Sciacca, e Giorgio Trizzino, direttore dell’ospedale Civico di Palermo.

Il M5s, che ha già designato come possibile successore della ministra Fedeli  Salvatore Giuliano   preside dell’Iiss Majorana di Brindisi, una delle scuole più raccontate d’Italia -, porta diversi insegnanti in Parlamento; molti dalla Calabria tra ritorni, come quello del senatore Nicola Morra, docente di storia e filosofia a Cosenza confermato per il secondo mandato, e new entry come Bianca Laura Granato, una delle più attive nelle battaglie contro la Buona Scuola.

Nutrito pure il drappello di giornalisti. Nel M5s ce l’hanno fatta Primo Di Nicola, ex direttore de Il Centro, con il 41% in Abruzzo; Emilio Carelli, ex direttore di SkYTg24Pino Cabras, giornalista-blogger, scrittore e fondatore di Pandora Tv, 46% nel collegio di Carbonia. Nelle liste di Forza Italia eletti Giorgio Mulè, direttore di Panorama (46%), Andrea Cangini, ex direttore di Qn, che era capolista nelle Marche. Per il Pd a Milano entra al Senato Tommaso Cerno, ex direttore de l’Espresso.

Restano fuori, invece, con il M5sGianluigi Paragone, ex direttore de La Padania, e la Iena Dino Giarrusso. Non ce la fanno per il Pd Francesca Barra, candidata in Basilicata, e neppure la bersaniana Chiara Geloni. Tra i vip dello sport l’ha spuntata l’ex Ad del Milan Adriano Galliani, mentre il presidente della Lazio Claudio Lotito resterà fuori dal Senato, a meno che non segua il consiglio del sindaco di Benevento Clemente Mastella e faccia ricorso.




Elezioni 2018: tutti gli “eletti” ripescati grazie ai partiti nel proporzionale

ROMA – Il conteggio ufficiale dei seggi della Camera assegnati con il metodo proporzionale ha permesso di assegnare 607 seggi sui 630 disponibili (la maggioranza parlamentare è di 316 voti). La quota più consistente tra i partiti va ovviamente al Movimento 5 Stelle, primo in virtù del 32,7 % dei voti ricevuti nelle urne  che valgono 133 deputati ed aggiungendoli agli 88 conquistati con il meccanismo uninominale, il gruppo parlamentare grillino a Montecitorio conquista 221 seggi. Segue la “pattuglia” del Partito Democratico, che in virtù del 18,7 per cento dei voti raccoglie 86 seggi del proporzionale.

Tra i “ripescati” vi sono anche i ministri uscenti Marco Minniti , Valeria Fedeli,  Dario Franceschini, Maurizio Martina,  Roberta Pinotti ed il presidente del partito Matteo Orfini usciti sconfitti nelle sfide dei collegi uninominali. Nella coalizione di centrosinistra anche due seggi per Svp, nessuno invece dalla ripartizione proporzionale per +Europa, Civica popolare e Insieme. Il numero totale dei deputati centrosinistra, che ha portato a casa anche 24 collegi uninominali, si ferma a 112 deputati.

Nel centrodestra il 17,4 per cento della Lega vale 73 seggi, alcuni dei quali anche al Sud: uno in Calabria, uno in Basilicata, due ciascuno in Campania, Puglia e Sicilia. Forza italia, con il 14% si aggiudica 59 seggi, mentre 19 seggi vanno  a Fratelli d’ Italia  grazie al 4,3 per cento conquistato dagli elettori. Sommandoli ai 109 seggi conquistati nell’uninominale, la coalizione di centrodestra ha eletto  260 deputati.

Gli ultimi 14 seggi finora assegnati col proporzionale finiscono invece a Liberi e Uguali , che non ha vittorie nell’uninominale ma salva in questo modo tra gli altri Laura Boldrini e Pier Luigi Bersani, usciti entrambi pesantemente sconfitti nelle sfide nei collegi in cui si erano presentati

A Palazzo Madama  dove l’assemblea è composta da 321 membri composta dai 315 gli eletti e 6 senatori a vita, il numero necessario  per conquistare la maggioranza è di 161. Dopo le elezioni del 4 marzo, sommando il dato dell’uninominale a quello del proporzionale, il centrodestra ha conquistato 135 seggi, il M5s 112 e il centrosinistra 57. Guardando per la ripartizione dei seggi (al solo proporzionale)  il Movimento 5 Stelle si conferma primo partito anche al Senato e con il 32,2 per cento si è aggiudicato 68 seggi, seguito dal Pd con il 19,1 per cento e 43 seggi, la Lega con il 17,6 per cento e 37 seggi, Forza Italia in virtù del proprio 14,4 per cento i suoi 33 seggi, Fratelli d’Italia con il 4,3 per cento ottiene 7 seggi, Liberi e uguali al 3,3 per cento solo 4 seggi. Nessun seggio per +Europa, (2,4 per cento), Noi con l’Italia, (1,2 per cento) e Potere al popolo!, (1 per cento) .

Nessun partito ha raggiunto la maggioranza nei due rami del Parlamento necessaria per poter governare. E questa circostanza conferma la necessità di cambiare al più presto questo nuovo sistema elettorale, assolutamente ed al più presto.

 Tra gli altri eletti nei listini “bloccati” dai partiti , anche i ministri Andrea Orlando e Maurizio Martina – che non erano stati candidati nell’uninominale – insieme a Lucia Annibali (Pd), Michele Anzaldi (Pd), Simone Baldelli (Forza Italia), Alfredo Bazoli (Pd)Teresa Bellanova (Pd), Deborah Bergamini (Forza Italia), Michaela Biancofiore (Forza Italia), Francesco Boccia (Pd), Alfonso Bonafede (M5S)Vittoria Brambilla (Forza Italia)Enza Bruno Bossio (Pd),  Daniela Cardinale (Pd),  Annagrazia Calabria (Forza Italia), Mara Carfagna (Forza Italia), Guido Crosetto (Fratelli d’Italia) , Gregorio De Falco (M5S),  Paola De Micheli (Pd),  Umberto Del Basso De Caro (Pd), Manlio Di Stefano (M5S), Guglielmo Epifani (Leu),  Stefano Fassina (Leu)Pietro Fassino (Pd),  Valeria Fedeli (Pd), Emanuele Fiano (Pd)Nicola Fratoianni (Leu), Maria Stella Gelmini (Forza Italia), Giancarlo Giorgetti (Lega), Stefano Graziano (Pd)Piero Grasso (LeU), Giulia Grillo (M5S) Lorenzo Guerini (Pd)Gennaro Migliore (Pd), Alessia Morani (Pd), Raffaella Paita (Pd)Gianluigi Paragone (M5S)Gianni Pittella (Pd)Barbara Pollastrini (Pd), Renata Polverini (Forza Italia) Stefania Prestigiacomo (Forza Italia), Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia) , Ettore Rosato (Pd) , Nino Rizzo Nervo (Pd), Gianfranco Rotondi (Forza Italia),  Carla Ruocco (M5S)Barbara Saltamartini (Lega),  Jole Santelli (Forza Italia), Giulia Sarti (M5S), Vittorio Sgarbi (Forza Italia), Debora Serracchiani (Pd), Paolo Siani (Pd) , Cosimo Sibilia (Fratelli d’Italia) , Roberto Speranza (Leu), Nico Stumpo (Leu)Valentino Valentini (Forza Italia), Elio Vito (Forza Italia), Pini,   Cantone,  Borghi,  Giacomoni,   Baroni, Daga, Angelucci, Campana, Pezzopane,  Cirielli, , Bitonci, Zan, Fedriga . 

 

GLI ELETTI IN SICILIA

In Sicilia  i 5stelle hanno problemi di abbondanza, mentre gli altri partiti fanno i conti con un numero di seggi inferiore alle previsioni. Forza Italia, attestata al 21% è rimasta a secco negli uninominali, in Sicilia elegge nei listini 6 deputati (uno per ogni collegio plurinominale) e tre senatori. Tornano a Montecitorio Francesco Scoma, Stefania Prestigiacomo (eletta in due listini, gli subentra Nino Germanà a Messina, il collegio in cui Forza Italia ha incassato la percentuale minore) e Nino Minardo.

Matilde Siracusano

Elette anche due matricole: Matilde Siracusano (ex concorrente di Miss Italia), Giusi Bartolozzi (magistrato, compagna del vicepresidente della Regione Sicilia, Gaetano Armao). Al Senato confermato l’ex presidente Renato Schifani e la parlamentare uscente Gabriella Giammanco; entra Urania Papatheu.

Totalmente asfaltati i centristi di Udc-Noi per l’Italia, gli alleati del centrodestra si dividono i pochi posti rimasti. Nella Lega eletti deputati l’ex forzista ed ex alfaniano Alessandro Pagano  e l’ex lombardiano Carmelo Lo Monte. Per Fratelli d’Italia elette due donne: Carolina Varchi e Carmela Bucalo. Al Senato la neo-leghista Giulia Bongiorno (capolista altrove, ma dovrebbe scattare il seggio in Sicilia) e il musumeciano Raffaele Stancanelli capolista di Fdi nel versante orientale della Sicilia.

La rappresentanza siciliana del Pd è ridotta ai minimi storici. Sconfitti in tutte le sfide uninominali vinte dal M5S, i dem piazzano quattro deputati. Tre dei quali al posto di Maria Elena Boschi, che per legge prende il seggio vinto all’uninominale in Alto Adige. I beneficiari dell’exploit altoatesino della sottosegretaria sono Carmelo Miceli (segretario del partito a Palermo), l’ex rettore di Messina, Pietro Navarra (che era stato sconfitto nel suo collegio) e il segretario regionale Fausto Raciti, rieletto a Montecitorio. Rientra per il terzo mandato anche Daniela Cardinale (figlia dell’ex ministro dc e leader di Sicilia Futura, Totò Cardinale), al centro di polemiche e proteste da parte dei dem nisseni che non la volevano candidata.

Restano fuori due dei sei capilista “blindati”. Il primo è Fabio Giambrone, braccio destro di Leoluca Orlando ed incredibilmente anche Paolo Gentiloni.che se non fosse stato già eletto nel suo collegio a Roma, il premier non avrebbe avuto – a causa dei pessimi risultati dei dem in Sicilia – il seggio ritenuto “sicuro” nell’Isola. A farne veramente le spese è Francesca Raciti (seconda nel listino dopo Gentiloni), fedelissima di Luca Sammartino, deputato regionale sconfitto nel suo collegio che si consola con il seggio di senatrice per Valeria Sudano. L’ex deputata regionale è l’unica dem a entrare a Palazzo Madama oltre al sottosegretario renziano Davide Faraone.

Liberi e Uguali nonostante la sconfitta deludente  rispetto alle previsioni e agli obiettivi, ottiene tre seggi anche in Sicilia. Uno al Senato, con il presidente Pietro Grasso. E due alla Camera: l’uscente Erasmo Palazzotto e l’ex segretario di Cgil e Pd, Guglielmo Epifani.

Ma ci sono quei seggi come “avanzi” della vittoria devestante del Movimento  5stelle. Quattro posti disponibili che non hanno rappresentati grillini eleggibili, che quindi faranno sicuramente la felicità di altrettanti delusi di centrodestra e centrosinistra.

GLI ELETTI IN PUGLIA

Nei due collegi plurinominali della Camera e cioè il collegio 1 che comprende le circoscrizioni elettorali di Bari città, Bari-Bitonto, Altamura, Molfetta-Bisceglie ed il collegio 3 che comprende le circoscrizioni elettorali di Monopoli, Brindisi, Taranto e Martina Franca il Movimento 5 Stelle ha ottenuto  altri rappresentanti e cioè Giuseppe BresciaAngela MasiDavide GalantinoDiego De LorenzisVeronica GiannoneLeonardo DonnoGiuseppe L’AbbateAlessandra ErmellinoGiovanni VianelloMarialuisa FaroGiorgio Lovecchio e Francesca Troiano che scatterà al posto di Giuseppe D’Ambrosio, già eletto col sistema uninominale.

Nel Partito Democratico eletti solo i capilista Marco Lacarra segretario regionale del PD  (Puglia 1) ed il segretario provinciale di Bari Ubaldo Pagano candidato imposto da Michele Emiliano nel  collegio Puglia 3 a Taranto ! Tra i baresi eletti in quota Pd anche Francesco Boccia (capolista nel collegio Puglia 2) e Michele Bordo.

Francesco Paolo Sisto

In Forza Italia, eletti 6 deputati. Francesco Paolo Sisto (collegio Puglia 1), Elvira Savino, l’ex ministro Elio VitoMauro D’Attis,  Annaelsa Tartaglione e Vincenza Labriola, deputata uscente eletta la prima volta col M5s e l’anno scorso passata con il partito di Berlusconi. mentre rimane a terra Massimo Cassano, terzo in listino e già sconfitto all’uninominale. Conquistano un posto a Montecitorio anche i baresi Rossano Sasso (Lega) e Marcello Gemmato (Fratelli d’Italia), eletti nel collegio Puglia 2. La Lega ottiene un seggio per Anna Rita Tateo. Non ce l’ha fatta Michele Larfogia, il noto avvocato penalista barese candidato con Liberi e Uguali che nell’uninominale aveva ottenuto oltre il 7% dei consensi doppiando la media nazionale del suo partito !

Annaelsa Tartaglione

Un deputato scattato  per  Fratelli d’italia (Marcello Gemmato) ed uno , Rossella Muroni, pluricandidata per  LeU in vari collegi del Paese, ma eletta solo in Puglia.

Al Senato eletti altri 6 nel plurinominale per il Movimento 5 Stelle  Alfonso Ciampolillo, Gisella Naturale, Vincenzo Garruti, Daniela Donno e Cataldo Mininno, dentro al posto di Barbara Lezzi già eletta all’uninominale, Maurizio Buccarella (uno degli espulsi da Di Maio)

Eletti per Forza Italia al Senato nel collegio Puglia 1 che comprende le circoscrizioni elettorali di Bari Città, Bari-Bitonto, Molfetta, Altamura, Andria, Manfredonia, Foggia, San Severo , eletto Dario Damiani  che scatta al posto di Licia Ronzulli eletta all’uninominale in Lombardia, Luigi Vitali, coordinatore regionale di FI, e nel collegio Puglia 2  che comprende le circoscrizioni elettorali di Monopoli, Brindisi, Lecce, Francavilla Fontana, Nardò, Casarano, Taranto, Martina Franca, eletto l’uscente Michele Boccardi . Per il Pd, nel collegio Puglia 1, eletta la capolista Assuntela Messina e Dario Stefano, mentre resta a casa Dario Ginefra.

Eletto anche Roberto Marti per la Lega. Nessun eletto invece al Senato per Fratelli d’Italia, con Filippo Melchiorre e l’ex sindaco di Lecce, Paolo Perrone, rimasti entrambi  fuori dall’aula di  Palazzo Madama.

 

GLI ELETTI IN CAMPANIA

Le sorpresa non si esauriscono solo con il voto uninominale. Infatti anche con il sistema proporzionale, legato a percentuali di voti ottenute dai listini dei partiti il Movimento Cinque Stelle in Campania ha fatto man bassa di seggi sia al Senato (9) che alla Camera (18). Eletti in parlamento anche alcuni candidati sconfitti nel maggioritario. E’ stato eletto infatti  Piero De Luca, il figlio del governatore della Campania, giunto terzo nel collegio elettorale di Salerno e “salvato” grazie al listino in cui era inserito nel collegio plurinominale Campania 2-02. Esattamente come De Luca jr. è stato eletto anche anche Federico Conte, figlio dell’ex ministro ai tempi dell’onda lunga socialista Carmelo Conte  e genero di Alfonso Andria, uscito invece sconfitto dallo scontro nel maggioritario ma ripescato grazie al 3,52% ottenuto dal listino di Liberi e Uguali nel collegio plurinominale Campania 2-03.

Paolo Siani

Approda in parlamento anche Paolo Siani, fratello del compianto Giancarlo giornalista de Il Mattino ucciso dalla camorra, capolista del listino Napoli 2 e sconfitto nel collegio uninominale dell’Arenella. Resta fuori al momento dal Senato la senatrice uscente Angelica Saggese, seconda nel listino Pd di Campania 3 alle spalle di Gianni Pittella (eletto grazie al listino) che nella sua Basilicata ha perso il confronto con Salvatore Caiata (41,7%), presidente della squadra di calcio del Potenza ed espulso dal M5s dopo aver scoperto l’indagine per riciclaggio a suo danno, notizia resa nota per primi in Italia dal nostro quotidiano !

Chi spera in un seggio al Senato è Valeria Valente (Campania 02) seconda alle spalle dell’eletto segretario Pd, Matteo Renzi. Come la Valente anche Claudio Lotito spera in un ripescaggio. E’ secondo nel listino al Senato di Forza Italia in Campania 1 alle spalle di lady Mastella (Sandra Lonardo) eletta anche per Forza Italia in ben due collegi,  insieme col capolista Cesaro in Campania 3.

Claudio Lotito

Probabilmente verrà ripescato il giornalista salernitano Gigi Casciello terzo nel listino di Forza Italia alla Camera in Campania 3 alle spalle degli eletti Vincenzo Fasano (passato dal Senato alla Camera) e Marzia Ferraioli che nel sistema maggioritario ha conquistato il seggio di Agropoli impedendo al Movimento 5 Stelle di fare il “pieno” nei 33 collegi campani 32 dei quali sono stati conquistati dai grillini.

Il presidente della Lazio Calcio Claudio Lotito che si era presentato con Forza Italia nella lista del plurinominale al collegio Campania1, non ce l’ha fatta ad essere eletto al Senato . E forse anche questo è un bene per la politica italiana.  Anche Nunzia De Girolamo non è stata eletta alla Camera. In famiglia è bastato un “nominato” rieletto grazie al listino del PD in Puglia, e cioè suo marito Francesco Boccia. Due “riciclati” evidentemente erano troppi !

Fratelli d’Italia in Campania si aggiudica un seggio in Senato assegnato ad Antonio Iannone,e x vice presidente della Provincia di Salerno, considerato il “pupillo” di Edmondo Cirielli  eletto alla Camera nel listino di Fratelli d’Italia in Campania 3 .

 




Ecco tutti i candidati del Pd nei collegi di tutt’ Italia

di Francesca Laura Mazzeo

ROMA – Ecco le liste ufficiali che verranno depositate questa mattina, con i candidati del Partito Democratico. “Combatteremo. Il Pd deve vincere qualunque sia stata la decisione presa, anche se non nel modo giusto”. E’ alle 4 di notte di ieri che anche il “vero” leader della minoranza Andrea Orlando, sfidante Renzi alle ultime “primarie”, lasciando il Nazareno, ha confermato il malumore ma per ora ha preferito chiudere la polemica sulle liste, rese note ufficialmente all’alba.

candidati-PD-2018

Le parlamentari “dem” emiliane dopo la presentazione delle liste, hanno scritto a Renzi lamentando il non rispetto delle quote rosa, con il ministro Claudio De Vincenti recuperato in extremis nel collegio di Sassuolo rifiutato da Gianni Cuperlo che ha dichiarato: “Spero che ci sarà un candidato che di quei luoghi si sentirà parte. Molto più di me” .

Molti candidati provengono dalla società civile, e correranno in diversi collegi. L’imprenditore Riccardo Illy , ad esempio, sarà in un collegio senatoriale a Trieste, Paolo Siani, il fratello del giornalista Giancarlo, ucciso dalla Camorra, sarà candidato a Napoli. E mentre Lucia Annibali sarà in lizza a Parma (più diverse circoscrizioni), Francesca Barra scenderà in pista a Matera. Poi ci sono Flavio Corradini a Macerata, e l’avvocatessa Lisa Noja, impegnata sul fronte sociale, a Milano.

 Quanto ai “fedelissimi”,  il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, è capolista in Emilia Romagna 01 (Forlì-Cesena-Rimini) ed è candidato nel collegio uninominale di Ferrara per la Camera. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando è capolista nel listino Emilia Romagna 04 (Parma-Piacenza Reggio) mentre Matteo Orfini, presidente del Pd, è capolista nel collegio Lazio 1-02 (Roma Ovest) ed è candidato nel collegio uninominale alla Camera di Roma zona Torre Angela. Maria Elena Boschi è candidata nel collegio uninominale di Bolzano e “sarà capolista anche a Taormina, dove ha organizzato il G7 donne”,

Luca Lotti  ha avuto il ‘suo’ collegio di Empoli, sempre alla Camera e Valeria Fedeli che sarà a Pisa per il Senato. Anche Graziano Delrio correrà in casa alla Camera, Reggio Emilia, nel listino, mentre Marianna Madia affronterà una sfida nel collegio Camera Roma2 e poi spazio nei listini in Calabria e nelle Marche. Anche il ministro Pier Carlo Padoan ha un collegio a Siena, e un listino a Torino, dove è capolista, mentre nell’uninominale di Massa è stato scelto l’ex magistrato e sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, che corre anche come capolista nel listino Toscana 04 (Arezzo, Siena, Grosseto). Ieri Renzi ha ringraziato Marco Minniti, responsabile del Viminale, impegnato a gestire la complessa macchina delle operazioni elettorali, che ha accettato la candidatura nel collegio di Pesaro, e sarà candidato anche in due liste plurinominali.

Matteo Renzi rimanda le critiche ai mittenti: “Abbiamo messo in campo la squadra più forte. Abbiamo idee vincenti e convincenti. Abbiamo restituito al Paese la possibilità di provarci, uscendo da una crisi devastante”, sostenendo il suo pensiero diffuso sui socialnetwork o in tv. Renzi, si sforza di fare il realista, prendendo effettivamente in prestito un pezzetto del modo di fare del premier Paolo Gentiloni. La corsa per “il premier che verrà” a questo punto è più aperta che mai,  anche, se parlando in termini realistici, la strategia su cui contano Pd e Forza Italia è sempre quella delle larghe intese. La grande  verità inconfessabile della campagna elettorale.

Il segretario dem ha ringraziato anche il premier Paolo Gentiloni (che correrà nel collegio uninominale Camera 1 del Lazio, e sarà capolista nelle Marche 01 Ascoli-Macerata e in Sicilia 2-02) e i ministri. Un ringraziamento anche a Cesare Damiano, per aver accettato collegio di Terni, da sempre complicato per la sinistra. E poi c’è Teresa Bellanova che sfiderà Massimo D’Alema nel collegio pugliese: “Speriamo di poter dire dopo il 4 marzo che quello è il collegio di Bellanova e non più di D’Alema”, ha affermato il segretario.




Lotta alle fake news. Nasce il pool anti bufale della Polizia di Stato. Servirà a qualcosa ?

di Antonello de Gennaro

Mentre lo Stato ed il Governo italiano hanno dimostrato di non saper fronteggiare l’arrogante strapotere delle società americane proprietarie dei socialnetwork, a differenza di Francia e Germania che hanno applicato leggi molto severe a tutela della verità, in tempi di campagna elettorale arriva l’annunciato pulsante rosso” anti fake news, gestito dalla Polizia Postale delle Comunicazioni che entra in campo su una materia molto pericolosa, quella delle “fake news” che coinvolge però il mondo dell’ informazione.

Che vi siano gruppi di sostegno e pressione che utilizzano i socialnetwork per avvelenare e manipolare i sentimenti già rancorosi della popolazione, traendo persino dei profitti gestiti dall’estero è un dato certo. Così come è altrettanto certo che nulla hanno fatto sinora anche la Magistratura e le forze dell’ ordine che si rimpallano le responsabilità sulla totale assenza di regole certe sul web che alimenta l’anarchia sotto gli occhi di tutti.

Il ministro dell’Interno Marco Minniti aveva preannunciato un’iniziativa per contrastare la diffusione delle bufale, e ieri presso la sala operativa del CNAIPIC della Polizia Postale ha svelato l’iniziativa alla presenza del capo della Polizia, il prefetto  Franco Gabrielli,  Il servizio presentato permette agli utenti di segnalare sul sito della Polizia di Stato la presenza in rete di una eventuale “fake news” circolante online, indicandone l’indirizzo del sito sui cui si trova e la piattaforma social su cui  viene “postato” cioè pubblicato. Per premere il pulsante “rosso” di segnalazione  bisogna lasciare la propria email che teoricamente consentirebbe l’identificazione del segnalante.

 

 

Ma chi è conoscenza di come funziona il web se la sta ridendo. Infatti sono molteplici gli strumenti gratuito di navigazione per non essere tracciati, così come sono molteplici le possibilità di aprire delle mail false o persino in Paesi dove non vi è possibilità di rogatoria ed utilizzarle senza essere identificati . Quindi tutto ciò sembra solo tempo sprecato. Ieri abbiamo documentato e contestato  in conferenza stampa come la Polizia Postale incaricata da una Procura della repubblica di attuare un provvedimento di sequestro di un account diffamatorio su Facebook, da 4 mesi, ed abbiamo detto 4 mesi, ancora oggi non è stata capace di oscurare questa pagina che non contiene solo fake news, ma diffamazioni ed attività di stalking. Risultato ? Al termine della conferenza stampa la dr.ssa Ciardi a capo della Polizia Postale è fuggita al seguito del Ministro e del Capo della Polizia, mentre i suoi collaboratori ritenevano la nostra una provocazione !

 

Ma vediamo come funziona questo nuovo servizio della Polizia Postale.  La segnalazione di “fake news” arriva a un team di poliziotti del Cnaipic, il Centro nazionale anti crimine informatico, che la sottopone a delle verifiche utilizzando tecniche e software per la raccolta di informazioni su fonti aperte,  in poche parole, ricercano nel web per verificare se sull’argomento vi sono state delle smentite ufficiali, o viceversa se il la notizia viene contestata come non veritiera da fonti autorevoli o con dati inoppugnabili.
Nel verdetto finale della Polizia Postale può influire anche scoprire che il soggetto diffusore della notizia non è verificato. Tutto inutile, in quanto nel frattempo la notizia si è diffusa nei social network, nei gruppi, e quindi il danno è fatto. Chi andrebbe mai a leggersi la pagina Facebook o il sito della Polizia di Stato ?  E’ sin troppo evidente che chi ha “pensato” questo sistema sia letteralmente a digiuno di informazione e sul funzionamento ed utilizzo di massa dei social network.

 

 

Secondo la Polizia Postale delle Comunicazioni, i cui uomini non ci risultano essere degli esperti di informazione, cioè giornalismo, verrà dato risalto alla smentita sul sito del “ Commissariato online” e sui canali della Polizia sui vari socialnetwork e la notizia falsa che non esiste diventerà ufficialmente “fake news” . Resta da chiedersi: ma chi li andrà mai a visitare ? Questo specie di “pronto soccorso della verità”, che dovrebbe funzionare 24 ore su 24, non sarà mai a riposo. Ognuno avrà la sua bugia o presunta tale da denunciare. E quindi vivremo tutti ancora di più nell’imbroglio quotidiano della politica italiana e delle istituzioni al loro servizio.

Come non dare ragione al collega Federico Ferrazza direttore della testa informatica Wired (gruppo Condè Nast) quando sostiene checi sono le fake news “non apparentemente anonime”, cioè quelle notizie diffuse da politici e giornali che in periodo di campagna elettorale (ma anche fuori) alimentano la disinformazione, creando le fake news più pericolose e dannose per l’opinione e il dibattito pubblici. Che facciamo con quelle? Le segnaliamo alla Polizia Postale? Ci sarebbe da ridere se non facesse piangere. Ora che il servizio è stato lanciato, speriamo che non siano molte le persone a presentare una segnalazione. Sarebbe veramente uno spreco se delle risorse pubbliche fossero impegnate in un’attività tanto inutile quanto potenzialmente dannosa e delatoria. Le fake news non si combattono così, ma con un’operazione culturale che coinvolge in prima persona i giornali (o chi fa informazione) e i cittadini. I primi nella costante ricerca di essere onesti. I secondi nella capacità di saper distinguere cosa è falso da ciò che non lo è. Sia esso presente su Facebook o su una testata registrata

 

 

Il problema infatti, non è certamente risolto con questo sistema attivato dalla Polizia Postale che secondo il nostro parere è semplicemente inutile, anche se la si vuole considerare una iniziativa  buona volontà , che però viene applicata però in maniera assolutamente inutile, confusa ed errata, per contrastare l’informazione pilotata e deviata.  Secondo il ministro Minniti la “terzietà” della Polizia Postale dovrebbe servire da garanzia ed  “è  uno strumento trasparente e legittimo di servizio pubblico per tutelare il cittadino. Non c’è la minima intenzione di entrare nel dibattito politico “ ha aggiunto il ministro, replicando con chiaro riferimento all’  editoriale di Marco Travaglio di ieri apparso in prima pagina sul Fatto Quotidiano . “Non stiamo creando un Grande Fratello, non diremo mai che l’opinione di quel politico è giusta o no”, ha precisato il capo della Polizia Gabrielli.

 

 

L’esempio portato ieri durante la conferenza stampa guarda caso è stato quello della notizia apparsa sul socialnetwork su Facebook alcune settimane fa secondo la quale la presidente della Camera Boldrini e la sottosegretaria Boschi avrebbero partecipato ai funerali di Totò Riina. Una totale falsitò che però generò  comunque una marea di commenti indignati ( i creduloni incapaci di ragionare e fare delle ricerche abbondano in rete) , dimostrando quindi l’utilità di avere un servizio come quello pensato (a proposito chi ha generato questa follia mediatica ?)  che la definisca ufficialmente “fake news“.

L’ex vicepresidente Usa Joe Biden

Un secondo esempio, guarda caso sempre politico è  stata la dichiarazione attribuita all’ex vicepresidente americano Joe Biden che avrebbe detto “la Lega e il Movimento 5 Stelle sono aiutati dalla Russia ” che è stata smentita dai direttori dei servizi di intelligence Alberto Manenti dell’ AisiMario Parente dell’ Aise) davanti al Copasir il comitato di controllo parlamentare sulle attività dei servizi segreti. Ma nessuno si è chiesto o tantomeno ha mai spiegato come mai invece il Governo USA non è intervenuto sulla società che gestisce Facebook che è in America e tantomeno sull’imbarazzante circostanza che dall’ Ambasciata USA a Roma non è arrivata alcuna smentita alle reali dichiarazioni dell’ ex-vice presidente americano  ?

Tecnicamente non era una fake news, in quanto la dichiarazione c’è stata e quindi era vera e l’autore è più che autorevole, ma se segnalata potrebbe finire lo stesso al vaglio degli agenti. ” Se lo riterrà opportuno la  PoliziaPostale potrebbe pubblicare la smentita del Parlamento ” – ha aggiunto il ministro  Minniti –  ” Vi dovete aspettare il fact checking“.

 

Caro Ministro Minniti se dovessimo iniziare ad applicare il fact-checking alle dichiarazioni false o illusorie della politica ed in alcuni casi anche delle forze dell’ordine che spesso in prima battuta cercano sempre di coprire le responsabilità dei propri uomini che sbagliano, altro che bottone rosso… !

Sulla nostra pagina ufficiale Facebook (guarda QUI)

potrete vedere il video della conferenza stampa del Ministro Minniti




Renzi vuole candidare il premier Gentiloni in Puglia simbolo anti-D’Alema

Matteo Renzi

ROMA – Matteo Renzi l’altra sera parlando ai militanti di un circolo storico di Firenze ha esortato amici e compagni ad impegnarsi per evitare che “il trofeo del primo partito te lo giochi con loro e questa non è la coppa Italia, ma il campionato vero, perché sarà il partito che ha maggior numero di voti ad ottenere l’incarico per formare un governo” aggiungendo “Io sono convinto che il Pd non può che tornare a crescere e che i Cinquestelle caleranno. Perché nei collegi avranno forza di traino i nostri candidati, che sono migliori. Quindi il Pd può arrivare al 27 e i grillini al 25 per cento“.

il premier Paolo Gentiloni

Ma Renzi sta pensando anche a spendere la popolarità del premier in un’altra ottica  candidandolo a capolista anche in Puglia per un motivo ben preciso. Il nome Gentiloni come capolista del Pd si affaccerebbe nella scheda elettorale insieme a quello di Massimo D’Alema, capolista di Liberi & Uguali , oltre che in corsa in uno dei collegi regionali. Una mossa che saprebbe tanto di  battaglia diretta e frontale , dall’ alto valore politico e simbolico, per portare il Partito Democratico  in quella regione ai massimi livelli., scavalcando i desideri, le ambizioni  e “giochetti” speculari di Michele Emiliano.

Renzi ritiene parlando con i suoi più stretti collaboratori che, oltre ai candidati, sarà il profilo moderato del Pd, e le sue “cento proposte” di programma che verranno sfornate dal duo Nannicini-Da Empoli , entrambi con seggio “blindato” a pesare almeno tre punti in più nelle urne elettorali, unitamente ai voti che dovrebbero arrivare  dalle liste collegate che si stimano non dovrebbero superare a loro volta  il 3%.

La Direzione del Partito Democratico convocata per mercoledì quindi dovrà innanzitutto votare le regole per le candidature e stabilire delle deroghe da assegnare a chi è in parlamento già da oltre quindici anni, che verranno riconosciute  al premier Paolo Gentiloni ed ai ministri, Dario Franceschini, Marco Minniti, Roberta Pinotti Maria Giulia Boschi al momento  resiste per ora nel collegio di Firenze alla Camera, il collegio gemello di quello scelto da Renzi per il Senato. Molte saranno le donne candidate per rientrare nel 40% di parità di genere. Tra le new entry c’è pure Rita Borioni, attuale membro del cda Rai., in “quota” Orfini.

il Ministro Marco Minniti

Minniti non si candiderà in un collegio, perché non considerebbe opportuno per il ministro dell’Interno ingaggiare scontri diretti nei collegi. E quindi sarà eletto in una regione, l’ipotesi più probabile è la Campania  territorio “simbolo” della lotta al crimine organizzato. Complessivamente le deroghe concesse dalla Direzione dovrebbero essere in tutto una decina: a Piero Fassino (ex segretario), Beppe Fioroni,  Roberto GiachettiLuigi ManconiErmete Realacci, ed alla Sereni . Viceversa saranno in molti nomi di “rilievo” del Pd che non le chiederanno,  come Bindi, Finocchiaro, Sposetti e Tonini,  che non si ricandidano.

 




La cerimonia di avvicendamento nella carica di Comandante Generale dell’ Arma dei Carabinieri

il premier Gentiloni ed il ministro Pinotti

ROMA – Questa mattina alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni, del Ministro della Difesa Roberta Pinotti, del Ministro dell’Interno Marco Minniti  e del Capo di Stato Maggiore della Difesa Generale Claudio Graziano, ha avuto luogo la cerimonia di avvicendamento nella carica di Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri fra i Generali Tullio Del Sette, cedente, e Giovanni Nistri, subentrante, presso la caserma “De Tommaso” sede della Legione Allievi Carabinieri in Roma.

In tribuna d’onore, fra le molte autorità politiche, religiose, amministrative e militari, erano presenti anche il Consigliere per gli Affari del Consiglio Suprema di difesa del Presidente della Repubblica Generale Rolando Mosca Moschini, il Capo della Polizia  di Stato, Prefetto Franco Gabrielli, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano Generale di C.A. Danilo Errico, il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare Ammiraglio di Squadra Valter Girardelli, il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Generale di Squadra Aerea Enzo Vecciarelli, il Vice Segretario Generale della Difesa / Direzione Nazionale degli Armamenti Generale di C.A. Nicolò Falsaperna, ​il Comandante Generale della Guardia di Finanza Generale di C.A. Giorgio Toschi, il Direttore del DIS Prefetto Alessandro Pansa, il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Dott. Santi Consolo, il Direttore dell’Aisi Prefetto Mario Parente, l’Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia Sua Ecc.za Mons. Santo Marcianò, il Presidente del Gruppo Medaglie d’Oro al V.M. Generale di B. Umberto Rocca, il Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri in Congedo Generale di C.A. Libero Lo Sardo, il Presidente dell’O.N.A.O.M.A.C. Generale di C.A. Cesare Vitale ed esponenti di tutti gli organismi di rappresentanza dell’Arma.

il Generale Tullio Del Sette

Le prime parole del discorso di commiato del generale Del Sette sono state di  profondo ringraziamento per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarellala vicinanza che gli ha sempre dimostrato , oltre alle soddisfazioni che gli ha regalato la sua carriera chiusa con tre anni al vertice del Comando Generale dell’Arma. Il generale  Del Sette nel suo commosso intervento ha parlato di “pochissime amarezze, qualcuna molto difficile da assorbire” e  di “un ultimo anno a volte un po’ amaro”,  rivendicando anche di aver comandato i Carabinieri durante il mandato di due Governi e di due Presidenti della Repubblica, sottintendendo un ampio consenso sul suo nome. L’etica dei carabinieri, ha aggiunto Del Sette, deve farsi distinguere dai “comportamenti sbagliati e da quelli indegni”, con un chiaro riferimento alle inchieste sul caso CONSIP che coinvolgono militari dell’Arma.

Il Comandante Generale  dell’ Arma, Generale Giovanni Nistri

Dal nuovo Comandante Generale Nistri nel corso del suo intervento ricco di spunti, è arrivato un attestato di stima e una difesa dell’operato del suo predecessore. Il generale Tullio Del Sette è “uno straordinario esempio” e “voglio dirgli che ho la certezza che il tempo è galantuomo, sempre”  e che le ragioni di Del Sette, con il suo “straordinario esempio”, verranno  riconosciute. Il Generale Nistri ha quindi evidenziato l’importanza della “consapevolezza  come elemento centrale che  deve ispirare l’azione di un carabiniere”, indossare la divisa “impone obblighi ulteriori”.

allievi della  Scuola Militare “Nunziatella”

Come è noto il Generale Nistri ha cominciato la sua carriera formandosi nel Collegio Militare “Nunziatella“, la scuola militare di Napoli, sostanza di un modo di essere e, quindi, dei valori . Se da un lato il saluto alla Bandiera di guerra dei Carabinieri come chiusura del discorso è un rito,  l’omaggio da egli reso alla Bandiera della Nunziatella all’indomani della sua nomina, come svelato dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti.è un chiaro segnale di rispetto ed amore per le istituzioni.

Anche il premier Paolo Gentiloni ha elogiato il lavoro di Del Sette   esaltando la sua  “dedizione totale e spirito di servizio”  e quella dell’ Arma dei Carabinieri, “sono sempre stati in termini di sicurezza i vicini di casa degli italiani e di questa sicurezza vicina abbiamo più che mai bisogno: è vero, se guardiamo le statistiche che sono diminuiti i reati grazie all’impegno delle varie istituzioni dello stato, ma nonostante questo sappiamo che la domanda di sicurezza non diminuisce. E il governo deve rispondere a questo, il paese chiede maggiore sicurezza” ha detto Gentiloni parlando ai vari corpi dell” Arma  schierati nel piazzale della caserma Orlando de Tommaso a Roma. “Sono diminuiti i reati grazie all’impegno straordinario delle forze dell’ordine“. ha aggiunto il premier, “Diminuiscono i reati si moltiplicano i risultati del vostro lavoro e contemporaneamente il Paese chiede maggiore sicurezza. Tutto ciò richiede più che mai questa idea fondamentale di una sicurezza più vicina, di essere tutelati in modo continuo ed in prossimità delle nostre case e dei nostri ambienti di lavoro“.

Abbiamo bisogno della vostra professionalità, il Governo è consapevole e fiero del lavoro dell’Arma dei Carabinieri ha aggiunto il premier dichiarandosi poi “orgoglioso che il mio Governo abbia attuato il riordino del comparto: ora il mandato è di tre anni, questa è l’occasione per ringraziare il generale Del Sette e fare gli auguri al generale Nistri“.

 

l’ intervento del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni

 

 

 “Onore, passione e impegno” sono stati tributati al generale Del Sette dal capo di Stato maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, il quale ha voluto ricordare  il suo “completo sostegno” nei momenti di amarezza svelando la particolarità dei messaggi ricevuti frequentemente tra la mezzanotte e le 3 del mattino, anche di domenica che confermano l’impegno profuso da Del Sette nel corso del suo comando.

 

 

Gli interventi integrali del premier Paolo Gentiloni, del Ministro della Difesa Roberta Pinotti, del comandante generale Giovanni Nistri e del capo di Stato Maggiore sono anche disponibili integralmente sulla nostra pagina Facebook, dalla quale questa mattina abbiamo effettuato una “diretta”  dalla caserma “De Tommaso” sede della Legione Allievi Carabinieri a Roma.

 




Arrestato Igor, il killer russo era in Spagna

ROMA –  Al termine di un conflitto a fuoco nel quale sono morte tre persone (due uomini della Gardia Civil) è  stato arrestato in Spagna ‘Igor il russo’, alias Norbert Feher alias Igor Vaclavic, che è ritenuto responsabile di due omicidi in Emilia-Romagna lo scorso maggio. L’arresto del latitante serbo accusato degli omicidi del barista Davide Fabbri di Budrio (Bologna)  e della guardia ecologica volontaria Valerio Verri di Portomaggiore (Ferrara), l’1 e l’8 aprile, è avvenuto durante una sparatoria nella zona di El Ventorrillo, compresa tra le città di Terruel in Andorra e Albalete del Arzobispo.

La Procura della Repubblica di Bologna, coordinando i Carabinieri del Ros e del comando provinciale di Bologna e Ferrara, aveva da tempo un’attività di indagine con rogatorie in Spagna, avendo trovato riscontri sulla presenza del ricercato, di origine serba. Altre indagini sono state fatte proprio in Serbia, in Austria e Francia, con trasferte degli investigatori, di concerto anche con le autorità di polizia spagnole.

La foto identificativa di Norbert Feher dopo l’arresto

Al momento della cattura, ‘Igor il russo’ era “vestito in uniforme e pesantemente armato” con le armi rubate agli agenti della Guardia Civil  Víctor Romero Pérez, 30 anni, e Víctor Jesús Caballero Espinosa, 38 anni:uccisi ieri sera in una sparatoria. Secondo fonti dell’inchiesta citate da El Mundo onlineIgorsapeva dove sparare perché ha ferito mortalmente le due guardie nonostante indossassero giubbotti antiproiettile. Gli agenti non hanno avuto il tempo di sparare“.

Norbert Feher, questo il suo nome all’anagrafe, 36 anni, nato in Serbia, è stato rintracciato grazie ad un incidente stradale. L’uomo, latitante da maggio, ha almeno tre identità: una serba, una croata e una italiana. Igor era ricercato anche dalla Polizia spagnola dopo che la scorsa settimana aveva aggredito due persone in una casa colonica nella cittadina aragonese di Albalate del Arzobispo.

Le indagini avevano portato giovedì sera due agenti della Guardia civil, accompagnati da un terzo uomo, a perquisire un’abitazione a El Ventorrillo, sempre nella stessa zona. Lì i tre sono stati sorpresi e uccisi in una sparatoria. E Igor, dopo aver rubato loro le armi di ordinanza, si è dato alla fuga a bordo di un grosso pick-up.

La polizia scientifica italiana – secondo quanto reso noto dall’ANSA – ha concluso positivamente il riscontro delle impronte digitali rilevate ad Igor ‘il russo’ e immesse dalla Guardia Civil nella banca dati europea Afis con quelle già in possesso della Polizia italiana. Il riscontro ha dato esito largamente positivo, confermando definitivamente che la persona arrestata è proprio quella ricercata per gli omicidi commessi a Budrio (Bologna) e Portomaggiore (Ferrara), avvenuti rispettivamente il primo e l’otto aprile scorsi.

Maria Sirica, vedova del barista ucciso Davide Fabbri, ha dichiarato spero che Igor sconti la pena dovuta e che possa essere finalmente fatta giustizia. Anche se questo non potrà mai cambiare il mio dramma“. Secondo il suo legale, avvocato Giorgio Bacchelli, la donna è “molto agitata e molto turbata” dalla notizia.

il Ministro Marco Minniti

“Un ringraziamento alle autorità spagnole, all’Arma dei carabinieri e il pensiero va alle vittime di Budrio e alle vittime in Spagna” è stato espresso dal ministro dell’Interno Marco Minniti a Rimini in prefettura a latere della la firma del “Patto per la sicurezza avanzata” alla presenza dei 25 sindaci della Provincia. “Come potete capire – ha detto Minniti  è stata una situazione piuttosto drammatica l’arresto è avvenuto a circa 200 chilometri da Saragozza, il tutto è frutto di un’attività investigativa che è partita dall’attività di indagine dell’Arma dei carabinieri. Di recente in Spagna c’era stato un reparto del Ros che aveva segnalato alla Guardia Civil il possibile luogo dove si poteva nascondeva Robert Feher, a testimonianza di un’attività investigativa mai cessata. Abbiamo sempre detto dal momento in cui la vicenda è diventata drammaticamente presente nel nostro Paese che noi non avremmo mai mollato“.

Il sindaco di Bologna Virginio Merola commenta: “In questo momento il mio primo pensiero va alle famiglie Fabbri e Verri, vere vittime di questa tragedia che per loro continuerà per sempre. Voglio inoltre esprimere la mia vicinanza alle comunità di Budrio e Molinella che hanno condiviso il dolore e la rabbia sapendo però mantenere la calma nonostante mesi lunghi e difficili. Un plauso ai sindaci che hanno mantenuto unite le loro comunità in una situazione inedita di stress e pressioni fortissime. Mi complimento infine con i carabinieri per la tenacia con cui hanno lavorato in tutti questi mesi che ha portato al successo di una grande operazione di intelligence e di coordinamento a livello europeo”.

Il ministro dell’Interno ha ricordato che il tutto “è stato coordinato dalla procura di Bologna: “Ho appena sentito il procuratore Giuseppe Amato – ha detto – che ho sinceramente ringraziato per il lavoro investigativo fatto. C’è stata una sintonia d’indagine tra la Procura di Bologna e l’attività dei Carabinieri che considero particolarmente importante“. “Il pensiero va – ha sottolineato il ministro Minniti alle persone che sono morte a Budrio e a Portomaggiore, ai loro familiari”. Per rispondere alle polemiche seguite ai giorni delle scorribande di Igor, il ministro ha ricordato come possa sembrare alle volte che in “in questo Paese abbiamo un’attività di investigazione e repressione alle volte lente, ma tuttavia arrivano“.

Igor il russo, il killer di Budrio, catturato in Spagna dalla Guardia Civil

“Il risultato investigativo secondo me è eccezionale” e fin dall’inizio delle indagini sulla vicenda “non c’è stata nessuna sottovalutazione. Neanche dopo il primo omicidio”, ha commentato questa mattina in conferenza stampa il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato, che ha annunciato richiesta di estradizione.

Concludendo, Minniti ha valutato come l’epilogo testimoni la pericolosità del soggetto con una conclusione cruenta dell’attività di indagine: “In questo momento Italia e Spagna si sentono vicinissime“. Con un tweet il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni ricorda le vittime in Spagna e di Budrio: “Fatte le mie condoglianze a @marianorajoy per i due agenti e per il cittadino spagnolo uccisi stanotte nel corso dell’arresto del criminale #igor. Il mio pensiero va alle vittime di Budrio e alle loro famiglie”.




Giornalista RAI aggredito ad Ostia. Arrestato Roberto Spada: accuse per lesioni aggravate da contesto mafioso

di Antonello de Gennaro

Un fermo immagine del video girato dalla troupe RAI

ROMA – Roberto Spada è stato arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Ostia in relazione all’aggressione del giornalista Rai. La Procura di Roma ha emesso un decreto di fermo con l’accusa di violenza privata aggravata dal metodo mafioso, come previsto dall’articolo 7 della legge 203 del 1991. Spada dopo essere stato fermato con le accuse di lesioni aggravate e violenza privata con l’aggravante di aver agito in un contesto mafioso è stato tradotto presso il carcere romano di Regina Coeli . “Il fermo di Roberto Spada è la dimostrazione che in Italia non esistono zone franche“, ha detto  il Ministro dell’Interno Marco Minniti, il quale ha ringraziato la Procura della Repubblica di Roma e l’Arma dei Carabinieri.

Vi sono stati momenti di tensione al momento del fermo dei Carabinieri . All’uscita da casa Spada, fermato per lesioni aggravate e violenza privata con l’aggravante di aver agito in un contesto mafioso, non ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento e se si fosse pentito dell’aggressione avvenuta martedì ai danni del giornalista. Spada è uscito dal palazzo sotto la pioggia battente e accompagnato dai Carabinieri si è infilato in macchina senza parlare né guardare nessuno. Dai balconi dei palazzi che affacciano sulla strada un paio di persone hanno urlato  in direzione degli stessi giornalisti”vergognatevi“. Questa è Ostia….

Domani i sostituti procuratori della repubblica  Giovanni Musarò ed Ilaria Calò della Procura di Roma titolari degli accertamenti chiederanno la convalida del fermo al gip. L’interrogatorio di garanzia potrebbe tenersi a partire da sabato prossimo.

A Ostia lo conoscono come “Robé” o “Robertino”. Roberto Spada è il fratello di Carmine Spada, detto “Romoletto”(a destra nella fotocondannato in primo grado a 10 anni per estorsione aggravata dal metodo mafioso e ritenuto da inquirenti e investigatori al vertice dell’omonimo clan mafioso che imperversa e comanda a Ostia.  È stata la terza sentenza che attesta la mafiosità del clan nomade del X Municipio. Per Armando Spada, cugino del boss, lo scorso gennaio è arrivata una condanna a 6 anni per corruzione con aggravante del metodo mafioso per essersi appropriato di uno stabilimento di Ostia nel 2012 con la complicità dell’allora direttore dell’Ufficio tecnico del Municipio decimo Aldo Papalini.

Sono in corso gli accertamenti per l’ identificazione del complice di Roberto Spada, coinvolto anche lui secondo gli investigatori dell’ Arma dei Carabinieri nell’aggressione ai due giornalisti della Rai. La persona che viene ricercata  dai Carabinieri faceva da guardaspalle al fermato prima e durante il pestaggio a Daniele Piervincenzi. “Non vi fate più vedere qui. Vi prendo la macchina e vedi che non la trovi più”, avrebbe detto Spada insieme al complice durante l’aggressione di due giorni fa.al reporter della Rai Piervincenzi e al videomaker Anselmi

 

(video tratto da Corriere.it)

Secondo quanto accertato nel corso delle indagini, al momento dell’ aggressione  in strada era presente una decina di persone e nessuna di questa è intervenuta, anzi alcuni hanno anche imprecato e persino inveito contro i giornalisti della Rai urlando: “Andate via, qui non ci dovevate venire!“. Scene da “Gomorra” o “Suburra“, scegliete voi. La sostanza non cambia….

Secondo gli investigatori il pestaggio della troupe giornalistica RAI del programma “Nemo” è stata un’azione plateale effettuatata volyamente davanti a numerosi testimoni al fine di riaffermare la sua figura all’interno del suo territorio. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri , Roberto Spada  aveva fatto entrare inizialmente nella palestra il giornalista Piervincenzi con cui aveva scambiato alcune parole. Subito dopo la decisione di spostarsi verso l’ingresso dove dopo pochi minuti è partita all’improvviso la violenta testata sferrata davanti ad altre persone.

CasaPound all’attacco dopo le polemiche su presunti legami con la famiglia Spada e con Roberto Spada che ha aggredito un giornalista di ‘Nemo‘. “Chiediamo alla magistratura – dichiara Simone Di Stefano vice presidente di CasaPound  – che apra un fascicolo su CasaPound per appurare se esistono rapporti criminosi tra noi e gli Spada; chiediamo anche un’inchiesta parlamentare per tirare fuori la verità su questa vicenda. Chiediamo inchieste rapide e pubbliche e che i risultati siano diffusi all’opinione pubblica” aggiungendo  “Le forze dell’ordine e la magistratura si occupano degli atti criminosi, non la politica. Quello di Roberto Spada è stato un atto criminale e quindi come tale va perseguito“. 

Ai nostri elettori – aggiunge intanto il candidato al decimo municipio Luca Marselladiciamo di non andare alle urne, di andare al mare anche con il brutto tempo. Non sosteniamo nessuno al ballottaggio“. Quello che Di Stefano ignora, o forse…. nasconde consapevolmente, è un fatto in realtà facilmente constatabile. L’amicizia di Spada con alcuni suoi dirigenti: Luca Marsella e Carlotta Chiaraluce. Non due militanti qualunque, ma i “registi” del successo elettorale a Ostia, dove alle ultime elezioni i fascisti del terzo millennio hanno realizzato il record di preferenze della loro storia. Oltre a essere la portavoce del movimento fondato da Gianluca Iannone, la Chiaraluce è la fidanzata di Marsella, candidato presidente per CasaPound al X Municipio. Quello di Ostia, appunto, che con quasi 250mila abitanti è di fatto più popolosa di grandi città italiane come Brescia, Reggio Calabria, Livorno, Taranto o Trieste.

 

 

 

La prova che Spada sostenga CasaPound è un fatto noto. Prima delle elezioni, sulla sua pagina Facebook , Roberto Spada il fratello del “boss” di Ostia scriveva infatti: “Il 5 novembre si avvicina (la data delle elezioni, ndr) e sento dai cittadini quasi tutti la stessa cantilena “qua sto periodo se vedono tutti sti politici a raccontarci barzellette, mai visti prima, …gli unici sempre esclusivamente presenti CasaPound…“.

Il collega Daniele Piervincenzi  dopo l’aggressione da parte di Roberto Spada a Ostia. torna a parlare “Non è un naso rotto che ci può fermare”, dice il reporter Rai del programma “Nemo“. Il collega Piervincenzi è stato invitato a viale Mazzini per incontrare il direttore generale  Mario Orfeo (ex direttore del TG1) che voleva sincerarsi delle sue condizioni di salute. “Certo che io ed il film-maker Edoardo Anselmi siamo scossi, – ha aggiunto  entrando nella sede Rai –  Lui ha difeso coraggiosamente il girato della telecamera durante l’aggressione, e gliene sono grato. Entrambi continueremo a fare il nostro lavoro con la stessa dedizione di prima”   . Daniele Piervincenzi non si sente sollevato dal fermo: “Non provo nessuna gioia, nessuna soddisfazione. Solo un uomo arrestato. Anzi c’è un filo di ipocrisia perché in piazza Gasparri a Ostia si spaccano i nasi tutti i giorni”, ha dichiarato oggi pomeriggio nel corso della trasmissione ‘La vita in diretta‘, su Rai1.

Intanto è stata trasmessa dai Carabinieri di Ostia l’informativa sull’aggressione subita dal reporter. I militari dell’ Arma  hanno raccolto le certificazioni mediche, e restano da valutare la necessità di nuovi accertamenti. Nel video dell’aggressione, girato dall’operatore della trasmissione Nemo, si vede Roberto Spada dare prima una testata al reporter rompendogli il naso per poi inseguirlo in strada con un bastone e colpendolo . Piervincenzi ieri sera ha denunciato l’aggressione. La prima prognosi del pronto soccorso dell’ ospedale è di 30 giorni di guarigione salvo complicazioni .

Sull’aggressione da parte di Spada, membro della famiglia che annovera alcuni esponenti condannati per mafia, gli inquirenti stanno valutando se il fatto sia avvenuto all’interno di un contesto mafioso. Il fascicolo è affidato alla Dda di Roma. Tra le ipotesi investigative dunque non si tralascia il fatto che l’aggressione sia avvenuta ad Ostia, terra di clan, e all’interno eventuali modalità criminali.

Sull’aggressione avvenuta a Ostia indaga anche la Procura della Federboxe. Il Presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha chiesto alla Federazione Pugilistica Italiana un’immediata relazione “per quanto attiene alla posizione di tesserati alla Fpi“. Il presidente della federazione, Vittorio Lai, ha immediatamente informato il Coni che oggi è stato già aperto un procedimento da parte della Procura Federale che “ha prontamente avviato un’inchiesta al cui esito saranno presi i provvedimenti che si renderanno necessari“.

Le reazioni della politica.  “Lo Stato c’è, siamo d’accordo con quel che ha detto il ministro Minniti“, ha dichiarato   Matteo Renzi, segretario del Partito Democratico , e Stefano Esposito, senatore del Pd, si è espresso con toni duri: “Arrestato #spada dopo l’aggressione di ieri al giornalista rai di #nemo ora mi auguro resti in galera #lostatoèpiufortedellamafia“, ha scritto su Twitter. 

Nicola Zingaretti  presidente della Regione Lazio, parla di “segnale positivo immediato” aggiungendo  “è stato commesso un reato davanti a una telecamera che ha sconvolto un po’ tutti ed è positivo che si sia dato un segnale immediato. Come ha detto il ministro Minniti  ciò è importante anche per ribadire che non esistono zone franche in questo Paese né tanto meno in un territorio bello e martoriato come Ostia”.

Finalmente lo Stato si sta comportando da Stato, e l’immediato intervento della Procura di Roma e dell’ Arma dei Carabinieri dovrebbe essere portato ad esempio per tutti coloro che indagano sulle minacce ed aggressioni ai giornalisti che facendo il proprio lavoro esercitano un diritto costituzionale: la libertà di stampa ed il diritto di informare




Indagati due giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno per “rivelazione di segreto di Stato”

ROMA – I due giornalisti Giovanni Longo e Massimiliano Scagliarini della redazione barese de “La Gazzetta del Mezzogiorno” sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Bari per rivelazione di “segreto di Stato” in relazione alla pubblicazione degli articoli sul commissariamento per mafia del Comune di Valenzano.

Il Consiglio dei ministri  alla fine dello scorso settembre aveva deliberato lo scioglimento del consiglio comunale di Valenzano per infiltrazioni e condizionamenti mafiosi,  e sulla base della relazione della commissione di accesso nominata dalla Prefettura di Bari ed autorizzata dal Ministero dell’Interno,  ha deliberato lo scioglimento del consiglio comunale di Valenzano per infiltrazioni e condizionamenti mafiosi.  Soddisfatta la presidente della commissione parlamentare antimafia Rosi Bindi  che ha commentato “seguiremo la fase del commissariamento del Comune“.

la Prefettura di Bari

Gli 007 della Prefettura hanno lavorato al Comune di Valenzano per sei mesi, dal 17 novembre 2016 al 16 maggio 2017, analizzando gli atti e ascoltando i dipendenti, ed a seguito della propria ispezione , a luglio hanno inviato  la relazione conclusiva al ministro dell’Interno Marco Minniti. Incredibilmente la  giunta del Comune di Valenzano (guidata da una coalizione di centro-destra) lo scorso 7 agosto ancora prima di conoscere gli esiti dell’ispezione prefettizia, ha nominato un avvocato incaricato di “tutelare l’immagine dell’amministrazione comunale“.

Secondo l’avviso di garanzia notificato dalla Direzione distrettuale antimafia firmato dal procuratore aggiunto Francesco Giannella (a lato nella foto), i due giornalisti baresi “ottenevano (e pubblicavano in più occasioni sul quotidiano ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’) il contenuto degli atti allegati e posti a fondamento del decreto del Ministro dell’Interno con cui veniva disposto lo scioglimento del Consiglio comunale di Valenzano, atti classificati come ‘riservati’, dei quali, dunque, era vietata la divulgazione“. Negli articoli pubblicati i giornalisti hanno riportato il contenuto dei documenti relativi a presunti intrecci fra politici, amministratori e pregiudicati locali.

I due giornalisti baresi Longo e Scagliarini  assistiti dall’avvocato Gaetano Castellaneta del Foro di Bari , sono stati interrogati presso la sezione di polizia giudiziaria dei Carabinieri negli uffici giudiziari in via Nazariantz a Bari, ma si sono avvalsi della “facoltà di non rispondere“.

In difesa dei due giornalisti baresi  sono intervenuti come sempre in “accoppiata” l’ Ordine dei giornalisti di Puglia  e l’ associazione sindacale pugliese Assostampa con un comunicato in cui contestando la decisione della D.D.A. di Bari, sostengono  che “pur nel rispetto del lavoro d’indagine della magistratura , rilevano come a fondamento del lavoro giornalistico vi sia il dettato costituzionale per cui la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure“.

Peccato qualcuno dimentica o ignora che  il dettato costituzionale parlando di “stampa” (“la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure“) si riferisce all’ attività regolamentata dalla Legge sulla Stampa ( n. 47 del 1948), e non di quella giornalistica, attività che è invece regolamentata da un’altra Legge  (n. 69 del 1963) che molti dovrebbero conoscere ed applicare, ed invece purtroppo per loro,  in molti ignorano e calpestano. Anche se siedono su alcune poltrone grazie alle cordate sindacali….

la Procura della repubblica di Bari

Un principio su cui siamo parzialmente d’accordo, in quanto se la D.D.A. la Direzione distrettuale antimafia di Bari ha avviato un azione giudiziaria probabilmente quanto previsto dalla Legge non è stato rispettato. Noi siamo “garantisti”, ma rispettiamo le norme di Legge, e siamo e saremo sempre dalla parte della Legge. Così come i magistrati non sono esenti da responsabilità e quando violano la Legge finiscono in carcere, anche noi giornalisti non possiamo e non dobbiamo sentirci al di sopra della Legge e non dobbiamo pubblicare quanto è vietato dal Codice Penale. Chi lo fa se ne assume le responsabilità e ne risponde davanti alla Legge. Che è e deve essere uguale per tutti.

 




35 anni fa l’agguato mortale al generale Dalla Chiesa. Mattarella lo ricorda con i figli a Palermo

ROMA – La città di Palermo ha ricordato oggi il Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia il 3 settembre 1982.  Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivato in via Isidoro Carini a Palermo per la commemorazione dell’uccisione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato 35 anni fa (3 settembre 1982) dalla mafia insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di polizia Domenico Russo. Il capo dello Stato ha deposto una corona di alloro sotto la lapide che ricorda l’eccidio.

 

 
 

 

Il Presidente della Repubblica Mattarella ha deposto una corona di alloro sotto la lapide che ricorda l’eccidio. In via Isidoro Carini ci sono anche i figli del prefetto, Nando, Rita e Simona Dalla Chiesa, il ministro dell’interno Marco Minniti, il presidente del Senato Piero Grasso, il comandante generale dell’ Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette, il prefetto di Palermo, Antonella De Miro, il questore Renato Cortese, il sindaco Leoluca Orlando e il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, il presidente dell’assemblea regionale siciliana Rosario Ardizzone. Presenti anche la moglie Filomena e i figli, Dino e Toni, dell’agente Domenico Russo, poliziotto di scorta del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che hanno partecipato alla commemorazione dell’anniversario dell’eccidio col Capo dello Stato.

nella foto il Presidente Sergio Mattarella in Via Isidoro Carini con i familiari del Prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa e dell’agente di scorta Domenico Russo

Russo, morto a solo 31 anni, medaglia d’oro al valor civile alla memoria seguiva il prefetto di Palermo, che con la moglie Emanuela Setti Carraro era su un’A112, a bordo di un’Alfetta. I sicari uccisero Dalla Chiesa e la moglie e spararono all’agente che tentò di fermarli con la sua pistola d’ordinanza. Russo morì dopo 13 giorni di agonia.

Il presidente Mattarella ha salutato i familiari del generale Dalla Chiesa , i vertici istituzionali militari e delle forze dell’ordine e dopo la deposizione della corona di alloro sotto la lapide si è fermato in raccoglimento. Il capo dello Stato si è poi recato nella chiesa San Giacomo dei Militari nella Caserma dei Carabinieri del comando regionale intitolata a Dalla Chiesa dove è stata celebrata una messa di suffragio.



Rimini, preso dalla Polizia il quarto uomo della banda degli stupri

ROMA – E’ stato arrestato stamattina in stazione a Rimini il quarto uomo, il ventenne congolese Guerlin Butungu (unico incensurato del gruppo) capo della banda accusata di stupro di una ragazza polacca e di una trans peruviana a Rimini. Lo ha reso noto la stessa Polizia sul suo account Twitter.

L’uomo è stato rintracciato presso la stazione ferroviaria di Rimini , dove si era nascosto mentre cercava di prendere un treno per far perdere le proprie tracce, dagli agenti della Squadra Mobile e dello Sco, il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato  ed è stato quindi portato in Questura. La caccia all’ultimo componente del gruppo, era iniziata ieri sera  dopo la confessione dei primi due che si sono presentati dai Carabinieri ed il fermo del terzo. Il congolese fermato questa mattina, unico maggiorenne dei quattro, risiedeva anche lui nella provincia di Pesaro-Urbino, probabilmente in una struttura di accoglienza. Guerlin Butungu era partito in treno da Pesaro nella notte ed era diretto a Milano. Una tappa prima di espatriare e andare in Francia. Ne sono pressochè certi gli investigatori che lo stavano monitorando, seguendo le celle del suo cellulare. Lo hanno fermato mentre il treno transitava alla stazione di Rimini.

Una volta bloccato il convoglio gli uomini dello Sco e della squadra mobile di Rimini e Pesaro sono saliti e lo hanno trovato in una delle carrozze. Guerlin Butungu ha prima cercato di negare la sua identità, successivamente, il suo coinvolgimento nelle aggressioni e stupri. Il congolese era arrivato in Italia due anni fa, nel 2015, come richiedente asilo per motivi umanitari. Era stato affidato a una cooperativa di Cagli, nel Pesarese e gli era stato concesso un permesso di soggiorno con scadenza nel 2018. Ma da alcuni mesi aveva lasciato la comunità casa Freedom, facendo perdere le proprie tracce. Secondo gli investigatori, sarebbe a capo di un gruppo di minorenni dedito a furti e piccolo spaccio, tra cui i due fratelli marocchini che ieri si sono consegnati ai Carabinieri.

La conferma che Butungu  era il capo, era arrivata dalla trans peruviana divenuta ormai la teste chiave dell’accusa, poichè che i due fidanzati polacchi sono rientrati in patria. La trans aveva raccontato nei dettagli l’inferno che aveva passato la notte del 25 agosto scorso, quando la banda dei quattro stupratori seriali,  dopo avere lasciato le prime due vittime al Bagno 130 di Miramare, si sono diretti verso la strada statale .

 

 

 

Il primo a saltarle addosso dopo averla trascinata in un cespuglio,  era stato uno dei due fratelli minorenni, che però era stato subito spinto via con forza da quello in canottiera, ossia Butungu che aveva ordinato “Faccio io”. Un comportamento arrogante che non era piaciuto all’altro , e tra i due c’era stata un acceso diverbio, fino a quando un altro del gruppo era intervenuto e aveva fatto capire al più giovane che non era il momento di litigare, e che  doveva farsi da parte  riconoscendo l’autorità del più grande. Il capo della banda era un adepto dei “Testimoni di Geova” come si evince da una lettura-analisi della sua pagina Facebook.

 

 

La svolta si era avuta nel pomeriggio di ieri, quando  i più piccoli del gruppo, due fratelli di origini marocchine, già noti nella zona come baby spacciatori e per una serie di piccoli furti,  si sono presentati verso le 17 alla caserma dei Carabinieri di Montecchio, in provincia di Pesaro, per confessare. Gli investigatori erano però molto vicini al loro arresto. Infatti secondo quanto lascia trapelare la Questura di Rimini, gli uomini del questore Maurizio Improta stavano intercettando il telefonino di uno dei quattro, in attesa di identificare i componenti dell’intera banda.

Agli agenti della Squadra mobile di Rimini, che sin sono allungati sino a Pesaro per riportarli indietro in Questura a Rimini, hanno confessato che ormai avevano capito di non avere scampo e che dopo aver visto le immagini delle telecamere che li ritraevano di spalle hanno deciso di costituirsi. Sono stati loro a confermare i nomi degli altri due appartenenti al gruppo. Il terzo, un congolese di 17 anni, è stato arrestato dallo Sco della Poizia, qualche ora dopo, mentre il quarto arrestato questa mattina, ritenuto il più pericoloso del gruppo era ancora ricercato.

I tre arrestati avevano raccontato alla Polizia che il congolese capo della banda, stava cercando di raggiungere la Francia, raccontando ai tre minorenni che aveva un rifugio oltre confine . La Questura di Rimini ieri aveva diffuso la sua foto, le sue generalità e soprattutto le sue impronte presenti nel circuito Schengen acquisite a suo tempo, quando  ha chiesto asilo in Italia ed è andato a vivere a Cagli, nel pesarese.

nella foto Guerlin Butungu (Facebook)

Dopo averla violentata tutti una prima volta, i quattro come delinquenti consumati, si erano messi a fumare in tutta calma soddisfatti di quanto avevano fatto. Un comportamento causato probabilmente da un’alterazione provocata dall’assunzione di alcool e droga . La transessuale terrorizzata raggomitolata a terra, ha raccontato che non osava neanche guardarli, avendo capito che il suo calvario non era finito. Ed infatti, dopo aver finito di fumare, i quattro avevano ricominciato ad abusare di lei. Il trans aveva pero assimilato e fissato nella sua mente registrato ogni dettaglio: aspetto, abbigliamento, persino l’accento dei quattro. Ha raccontato nella sua testimonianza che i quattro fra di loro parlavano in italiano, probabilmente perche di nazionalità diverse. E quando se n’erano andati abbandonandola come uno straccio per terra, avevano preso la direzione versoi Riccione probabilmente diretti in stazione per prendere un treno.

“Gli ho detto di andare subito dai Carabinieri. Può capitare che uno rubi un telefonino, ma non che uno violenta una donna. Se hanno fatto una cosa del genere devono pagare“. Sono le parole al quotidiano il Resto del Carlino del padre dei due fratelli marocchini di 15 e 17 anni residenti a Vallefoglia, nel Pesarese, che ieri si sono presentati in caserma per ammettere il loro coinvolgimento nel doppio stupro di Miramare di Rimini. Grazie alle loro indicazioni è stato in seguito fermato un nigeriano 16enne e poi nella notte è stato rintracciato anche il capobanda, un congolese di 20 anni, Guerlin Butungu. Il padre, 51 anni, ha spiegato di aver riconosciuto i figli dalle foto diffuse sui giornali e che ieri il figlio 17enne è tornato a casa piangendo. “Mi ha detto che lui era con suo fratello e altri due loro amici, un congolese e un nigeriano, a Rimini. Hanno partecipato allo stupro di cui si parla da giorni”.

 

 “La polizia polacca ringrazia i colleghi della Squadra mobile della questura di Rimini per l’azione investigativa che ha portato a cattura presunti autori stupri” . E’ quanto scrive su Twitter la Polizia di Stato italiana pubblicando un tweet delle forze di polizia polacche, che erano arrivate in Italia proprio per seguire le indagini dopo la brutale aggressione ai loro due connazionali in spiaggia a Miramare.

L’arresto di questa mattina è stato una doppia soddisfazione perché a mettere le manette al quarto uomo sono state due donne. Un gesto simbolico che ha reso giustizia alle vittime delle violenze“. Così il Questore Maurizio Improta ha commentato con l’ ANSA la cattura che chiude il cerchio attorno al branco autore delle brutali violenze commesse poco più di una settimana fa a Rimini. “Un risultato reso possibile da un grande lavoro di squadra. L’uomo fermato questa mattina, un nigeriano maggiorenne che risulta richiedente asilo, in un primo momento è rimasto meravigliato dalla presenza dei poliziotti e ha cercato di negare la sua identità. Ma ormai era stato inchiodato“.

Nel frattempo sulla pagina Facebook  di Guerlin Butungu si sono scatenate offese, minacce e contestazioni razziali nei confronti del congolese, capo del branco di stupratori.

Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, si è congratulato con il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, per le indagini svolte dal personale della Polizia dello Sco e della Squadra Mobile di Rimini e Pesaro.  “Grazie a una complessa e articolata attività investigativa – ha commentato il ministro – sono stati individuati e assicurati alla giustizia in tempi brevi, i presunti autori di delitti così efferati“. Gli arresti “sono il frutto dello straordinario impegno che Forze dell’ordine e Magistratura stanno mettendo in campo quotidianamente e a loro va il mio ringraziamento e apprezzamento“.

Il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, ha annunciato che la Regione si costituirà parte civile al processo.

 

 




Indagini, veleni e guai: “grandi manovre” dietro le quinte dell’Arma dei Carabinieri

di Emiliano Fittipaldi

Chiunque arriverà,”dovrà rimboccarsi le maniche. Perché troverà macerie:erano decenni che l’Arma dei Carabinieri non soffriva di una crisi così grave”. Il militare che lavora al Comando Generale di Roma forse esagera, ma non è l’unico a pensare che la Benemerita stia vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia recente.

Una crisi latente da tempo, esplosa con l’indagine Consip. Uno scandalo che ha tramortito, in un domino di cui ancora non si vede la fine, tutti. Dal comandante generale Tullio Del Sette (indagato per favoreggiamento) ai capi di stato maggiore, ascoltati come testimoni; passando ai comandanti di reparti specializzati, accusati di depistaggio; e ai carabinieri iscritti nel registro per falso ideologico e materiale; per finire con la caduta di eroi simbolo dell’Arma come il colonnello Sergio De Caprio, meglio conosciuto come “Capitano Ultimo” per aver arrestato Totò Riina, allontanato su due piedi lo scorso mese da una delle nostre agenzie di intelligence perché considerato improvvisamente “non più affidabile“.

Leggendo le carte e le accuse dei magistrati – tutte ancora da provare – sembra che sul caso Consip l’Arma si sia spaccata a metà. Con il vertice della piramide impegnato a rovinare attraverso fughe di notizie insistite un’indagine giudiziaria che rischiava di compromettere l’immagine del Giglio magico di Matteo Renzi, e la base – rappresentata dagli investigatori del Noe – concentrata al contrario a costruire prove false pur di inchiodare Tiziano Renzi, il padre del segretario del Pd.

Un cortocircuito mai visto nel Corpo, un disastro giudiziario e mediatico che ha indebolito ancor di più la posizione del numero uno Tullio De Sette, indagato dallo scorso dicembre a Roma per favoreggiamento e divulgazione di segreto istruttorio, con l’accusa di aver fatto trapelare a soggetti terzi (come l’ex presidente della Consip Luigi Ferrara) l’indagine sulla stazione appaltante dello Stato su cui stavano lavorando i pm di Napoli.

nella foto il ministro Luca Lotti in Parlamento

Per lo stesso reato sono iscritti anche il ministro Luca Lotti e il generale Emanuele Saltalamacchia: il comandante della Legione Toscana, è stato accusato di aver spifferato informazioni segrete sia da Luigi Marroni (l’ex ad di Consip ha detto che era stato anche Saltalamacchia, suo amico, a dirgli “che il mio cellulare era sotto controllo“) sia dall’ex sindaco Pd di Rignano sull’Arno Daniele Lorenzini.Durante una cena a casa di Tiziano“, ha specificato in una deposizione, “sentii Saltalamacchia” suggerire al papà dell’ex premier “di non frequentare un soggetto, di cui tuttavia non ho sentito il nome, perché era oggetto di indagine“.

Se gli ultimi mesi sono stati difficilissimi, va evidenziato che Del Sette, nato 66 anni fa in Umbria, a Bevagna, era inviso a pezzi dell’Arma anche prima dell’iscrizione nei registri della procura, e che fonti del Comando generale non negano come molti generali, davanti ai guai giudiziari del loro capo, non si siano certo stracciati le vesti.

Giàil comandante generale, arrivato al posto di Leonardo Gallitelli all’inizio del 2015, è infatti stato giudicato fin da subito “troppo” vicino alla politica: anche se la lunga carriera dell’Arma ne faceva un candidato autorevole, in molti non gli perdonavano (e non gli perdonano) i sette anni in cui è stato capo ufficio legislativo del ministero della Difesa, sotto governi sia di destra sia di sinistra; né la scelta, nel 2014, di accettare la chiamata del ministro Roberta Pinotti, per diventarne capo di gabinetto. Non era mai accaduto prima che un carabiniere assumesse quell’incarico fiduciario.

A Del Sette viene poi contestato un carattere non facile. Se Gallitelli, (a lato nella foto) mente fredda e raffinata, ha puntato su una guida inclusiva e meritocratica, seppur giudicata da alcuni troppo “curiale”, Del Sette ha preferito un comando verticistico, che per i critici ha finito con l’essere divisivo. “Del Sette è persona di grande valore, molto leale con le istituzioni. Ha lavorato bene con i ministri di ogni partito, come Martino, Parisi, anche con Ignazio La Russa. Molte delle leggi vigenti portano la sua “firma”, compreso l’accorpamento del Corpo forestale ai Carabinieri”, spiega chi lo stima e ha lavorato con lui al dicastero della Difesa. “Cosa lo ha penalizzato negli ultimi tempi? Su Consip credo si sia trattato di un’ingenuità, e la sua posizione sarà archiviata. Al comando generale invece, non l’ha mai aiutato il suo carattere fumantino. È un uomo capace, che però si arrabbia facilmente. Soprattutto quando si convince che il suo interlocutore non rispetta le gerarchie e i ruoli che lui ha definito“.

Del Sette viene definito sia dai suoi estimatori (che sono molti) sia dai suoi nemici (che sono ancor di più) un uomo schivo, persino timido, ma poco propenso alla mediazione. Appena nominato dai renziani a numero uno dei Carabinieri, ha deciso in effetti di spazzare via la vecchia nomenclatura costruita in sei anni dal suo predecessore, scegliendo di andare allo scontro frontale con alcuni generali fedelissimi di Gallitelli. Molto stimati, però, dalla base dell’Arma.

nella foto il Gen. Maruccia

Così, se il Capo di Stato maggiore Ilio Ciceri è stato sostituito da Vincenzo Maruccia (anche lui sentito come testimone dai pm di Roma per la vicenda Consip), e il generale Marco Minicucci è stato sottoutilizzato, un altro pezzo da novanta come Alberto Mosca ha dovuto cedere la poltrona di comandante della Legione Toscana a uno dei pupilli di Del Sette, proprio Saltalamacchia, dovendosi accontentare del comando della Legione Allievi Carabinieri.

Clamorosa poi la scelta del colonnello Roberto Massi: l’ex comandante dei Ros considerato uno degli ufficiali più brillanti dell’Arma, e promosso da Gallitelli capo dell’ufficio legislativo nel 2014, dopo una breve convivenza con Del Sette ha preferito fare armi e bagagli e trasferirsi all’Anas nel 2016. All’ente nazionale per le strade Massi ricopre l’incarico di “responsabile della tutela aziendale”. L’unico gallitelliano che è riuscito a stringere un patto di ferro con il comandante umbro è stato Claudio Domizi, ancora influente capo del personale del primo reparto.

“Le tensioni interne sono iniziate fin dal suo arrivo, ma sono peggiorate nel tempo. La crisi Consip le ha fatte solo esplodere”, ragiona preoccupato un militare con le stellette, che considera i colleghi gallitelliani veri responsabili della spaccatura, perché nostalgici e incapaci di accettare il nuovo corso.

Tutti, però, mettono sul banco degli imputati anche il sistema della rotazione obbligatoria degli ufficiali (che costringe pure i Carabinieri più esperti e capaci a cambiare reparto dopo due anni) e l’assenza di una vera meritocrazia interna. “Qualche tempo fa a Reggio Calabria durante un giuramento a passare in rassegna i reparti, oltre agli ufficiali, è stato anche un appuntato del Cocer, il sindacato interno dei carabinieri a cui Del Sette si è molto appoggiato dall’inizio del suo mandato“, racconta uno degli scontenti “Forse a voi civili sembra una sciocchezza, ma nell’Arma è una cosa inverosimile, che ha fatto accapponare moltissime divise”.

 Ottimi rapporti con Maria Elena Boschi e lo stesso Lotti, qualche incontro con l’imprenditore renziano Marco Carrai (tra cui una cena a casa del compagno di Mara Carfagna, Alessandro Ruben, che ama invitare mimetiche e stellette nel suo salotto), Del Sette ha dovuto gestire anche la patata bollente del colonnello Sergio De Caprio, “Ultimo” (sotto nella foto)

L’attivismo “anarchico” dell’ex vice comandante del Noe (che ha collaborato con il pm John Woodcock a quasi tutte le inchieste più delicate degli ultimi anni su politica e potere, da quelle sulle tangenti di Finmeccanica alla P4 di Luigi Bisignani, passando dalle tangenti della Lega Nord a quelle sulla Cpl Concordia) non è mai stato amato dai piani alti della Benemerita.

Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è caduta proprio nel luglio del 2015, quando una delle intercettazioni del fascicolo sulla Cpl (una telefonata privata tra il generale della Finanza Michele Adinolfi e Matteo Renzi in cui il segretario del Pd definiva il suo predecessore Enrico Lettaun incapace“) è finita in prima pagina sul “Fatto Quotidiano”. Del Sette, dopo un mese di buriane politiche e polemiche infuocate, deciderà di firmare una circolare che toglie ai vicecomandanti dei reparti le funzioni di polizia giudiziaria. Una norma considerata da molti “contra personam”. “Continuerete la lotta contro quella stessa criminalità, le lobby e i poteri forti che le sostengono e contro quei servi sciocchi che, abusando delle attribuzioni che gli sono state conferite, prevaricano e calpestano le persone che avrebbero il dovere di aiutare e sostenere“, polemizzò senza mezzi termini “Ultimo” in una lettera di saluto ai suoi uomini. Poi grazie alla mediazione dell’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Marco Minniti e del capo dell’Aise Alberto Manenti, De Caprio a fine 2016 viene distaccato ai servizi segreti. Per la precisione all’ufficio Affari interni, quello che controlla gli 007 italiani che righino dritto.

nella foto il Ministro dell’ Interno Marco Minniti

Se malumori e dissapori sono una costante di ogni struttura gerarchica, la crisi dell’Arma supera i livelli di guardia a inizio del 2017. Alle indagini sulla fuga di notizie si aggiungono prima quelle sul capitano Gianpaolo Scafarto del Noe, accusato dai pm di Roma di aver falsificato le prove nell’informativa. Poi quelle al suo capo Alessandro Sessa, numero due del reparto, incolpato nientemeno per “depistaggio” per non aver detto la verità (questa l’ipotesi della procura) durante un’audizione con i magistrati. Infine il tentativo di ritrattazione dello scorso giugno di Luigi Ferrara, il manager Consip che aveva tirato in ballo Del Sette come colui che lo aveva messo sull’avviso in merito a un’indagine giudiziaria sull’imprenditore Alfredo Romeo e la stessa Consip: dopo un confuso interrogatorio, in cui probabilmente il manager ha cercato di proteggere proprio Del Sette, i pm hanno iscritto anche Ferrara nel registro degli indagati. Per falsa testimonianza.

nella foto, il colonnello Sergio De Caprio (“Ultimo“) ed i suoi uomini

La crisi strutturale del corpo “Nei Secoli Fedele ha toccato nuove vette qualche giorno fa, quando i pm romani hanno scoperto che Scafarto mandava documenti riservati sull’inchiesta Consip a ufficiali ex Noe traslocati con “Ultimo” ai servizi segreti. L’ipotesi investigativa è che questi stessero ancora collaborando alle indagini su Consip portate avanti dagli ex colleghi. “Ultimo” e tutti i suoi uomini (De Caprio aveva portato con se due dozzine di fedelissimi, di cui la gran parte provenienti dal Noe) sono stati così allontanati dal nuovo incarico, e sono rientrati nell’Arma.

Un allontanamento avvenuto senza accuse formali da parte della magistratura, e senza una richiesta esplicita di Manenti. È stato Marco Mancini, un alto funzionario del Dis (il dipartimento che coordina le agenzie d’intelligence) coinvolto in passato nel sequestro dell’imam Abu Omar a chiederne la testa. Dopo aver scoperto che Scafarto e gli investigatori del Noe, sempre nell’ambito dell’inchiesta Consip, lo avevano seguito e fotografato, mandando ai collaboratori di “Ultimo” all’Aise le risultanze dei loro appostamenti.

nella foto Marco Mancini

L’incarico di Del Sette terminerà il prossimo gennaio. Ed è probabile che il suo successore verrà nominato non dal Governo Gentiloni, ma da quello che entrerà in carica dopo le elezioni politiche, previste per la prossima primavera. In pole position ci sono il numero uno del comando interregionale Ogaden Giovanni Nistri (romano, tre lauree, giornalista pubblicista, ex comandante del comando per la Tutela del patrimonio e direttore del Grande Progetto Pompei, che ha ottimi rapporti con il Pd) e il generale Riccardo Amato, numero uno della divisione Pastrengo ed esperto di antimafia, che gode dell’appoggio del Quirinale. Subito dietro c’è Vincenzo Coppola (chiamato “il paracadutista”, una vita in prima linea nelle missioni di peacekeeping e da marzo promosso numero due dell’Arma), mentre il generale Ilio Ciceri e Riccardo Galletta, capo della Legione Sicilia, sembrano avere tutti i titoli necessari, ma meno chance. Il primo, considerato il miglior uomo macchina possibile, sconta il peccato di essere considerato un “gallitelliano”, mentre il secondo – all’inverso – un uomo di Del Sette.

 A chiunque toccherà, risollevare l’Arma non sarà impresa facile.