Tempa Rossa. Il Cipe rigetta la proroga per Total

ROMA  – Il CIPE – Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica presieduto dal premier Giuseppe Conte, e composto a maggioranza da ministri del M5S ha rigettato nelle riunioni del 15 e 20 maggio scorso, la richiesta di proroga della dichiarazione di pubblica utilità presentata dalla Total per il giacimento petrolifero Tempa Rossa in Basilicata, e quindi bloccato le opere di sviluppo del centro sul quale la multinazionale francese e la Shell hanno già effettuato investimenti per 1,5 miliardi di euro, ed ci potrebbero essere effetti a catena sui lavori per il completamento dell’opera, con riflessi anche per l’altro terminale del progetto che è  Taranto, dove è previsto lo stoccaggio del greggio.

Da qui ne consegue una difficoltà per i futuri espropri dei terreni che diventeranno più lunghi e costosi non potendo contare più sulla dichiarazione di pubblica utilità ripercuotendosi eventualmente anche su future richieste di ampliamento del Centro olio.

Il Cipe  il 5 giugno scorso ha così deliberato:  «non approva la richiesta di proroga della dichiarazione di pubblica utilità presentata da Total E&P Italia S.p.A. relativamente alle opere per lo sviluppo del giacimento di idrocarburi in Basilicata nei comuni di Corleto Perticara, Guardia Perticara e Gorgoglione“,uno stop che si riflette quindi anche sui lavori del progetto Tempa Rossa per il versante tarantino, che vede coinvolta la raffineria Eni che dovrebbe ricevere 20-30mila da subito per poi diventare a regime 50mila  barili di petrolio al giorno  dal giacimento lucano. Il trasporto complessivo di petrolio dallo stabilimento di Tempa Rossa in Basilicata, attraverso la condotta interrata che dal giacimento di Corleto Perticara dovrebbe collegarsi all’oleodotto Viggiano-Taranto, viene  stimato in 2,7 milioni di tonnellate l’anno.

L’investimento previsto per  Taranto è di 300milioni di euro per la realizzazione in raffineria di due serbatoi di stoccaggio da 180mila metri cubi, oltre all’estensione del pontile petroli dell’Eni di 515 metri . Attualmente erano in corso gli scavi preliminari per la realizzazione dei due serbatoi, lavori che dovrebbero durare tre anni, mentre per i lavori per l’allungamento del pontile in questo caso sarebbero dovuti durare due anni e mezzo. Ma adesso tutto ciò è a rischio.

Secondo Total, si tratta del maggior investimento privato in corso in Italia (1,6 miliardi) che avrebbe contribuito alla creazione in fase di costruzione di 300 posti di lavoro a Taranto, fornendo così una risposta immediata e concreta ai bisogni occupazionali che affliggono la comunità tarantina nel suo complesso. Il traffico navale prodotto da Tempa Rossa di circa 90 navi/anno, ma se ne prevedono fino a 140 alla rada in mar Grande, inoltre, secondo il gruppo francese, avrebbe contribuito al traffico marittimo oggetto di una forte contrazione negli ultimi anni (dimezzato del 40% dal 2008 ad oggi), contribuendo così ad aiutare il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo strategico del porto di Taranto.

Lo stop del Governo porta ad ipotizzare  qualsiasi tipo di scenario, anche se al momento (come prevedibile…) non si registrino particolari reazioni da Taranto. Lo scorso 14 giugno, nonostante la delibera negativa del CIPE, si sono incontrati  il sindaco di Taranto ed il direttore della Raffineria di Taranto Michele Viglianisi, per trovare un accordo sulle royalties, e la delegazione dell’ Eni  si era recata a Palazzo di Città per sottoscrivere l’esecutività dei progetti di compensazione della Convenzione Tempa Rossa,  che era stata firmata fondandosi sulle prescrizioni indicate del decreto Via.

Da non dimenticare che nel 2014 la stessa maggioranza di centro-sinistra che amministrava il il Comune di Taranto, all’epoca guidata da Ippazio Stefàno, ed ora da Rinaldo Melucci, aveva formalizzato la sua opposizione al progetto  «Tempa Rossa» di Eni e Total approvando una delibera che ha la forma di un atto di indirizzo al Consiglio comunale, competente ad esprimersi per legge sulle questioni urbanistiche. La giunta ha ha dato il proprio parere favorevole ad una delibera con cui si invita la massima assise cittadina, nell’ambito dell’approvazione del Piano regolatore portuale, ad impedire la realizzazione delle opere comprese nel progetto denominato «Tempa Rossa»

Adesso diventano a rischio i progetti del Comune di Taranto finanziati da Eni, che   prevedevano diversi interventi di rifacimento del manto stradale e la riqualificazione degli arredi urbani, lavori questi finanziati per la quota parte a valere sul plafond di 6 milioni di euro messo a disposizione dall’ Eni, a seguito del un protocollo d’intesa sottoscritto dal Comune di Taranto,  il 19 aprile dello scorso anno, con la joint venture “Gorgoglione” partecipata dalla compagnia francese Total, Mitsui Italia e Shell Italia,  e dal partner logistico Eni, per prevedere degli effetti di ricompensa economica in favore della città di Taranto per il progetto Tempa Rossa. Ma tutto questo non si realizzerà, con l’esultanza dei 5 Stelle, sulla base di quanto deciso dal Cipe.

Tempa_Rossa_a_Taranto_Confindustria

A rischio quindi lo sviluppo dell’omonimo centro oli di Corleto Perticara (Potenza), che prevedeva l’estrazione e il trattamento del greggio che poi sarà inviato alla raffineria di Taranto, mediante il già esistente oleodotto Val d’Agri-Taranto, e infine spedito via mare attraverso le navi petroliere, conseguentemente viene messo in forte dubbio  . La Total  appena 7 mesi fa aveva inaugurato a Taranto la sua nuova sede operativa a Palazzo d’Ayala Valva, un punto strategico vicino alla raffineria e al porto, che affaccia sul canale navigabile della città dei due mari, dove era stata trasferita la direzione commerciale e di shipping da Roma .

 




Melucci, solo un Sindaco può chiedere di rivedere l’Aia

di Giorgio Assennato*

Nella confusa vicenda dell’ex-Ilva di Taranto occorre trovare una via d’uscita dal doppio stallo che paralizza ad oggi le istituzioni locali. Il primo riguarda la Regione. E la sua richiesta di riesame dell’Aia. Il Ministero dell’Ambiente fa presente alla Regione che la richiesta potrà essere esaminata in presenza di nuove evidenze scaturite dal Piano Regionale di Qualità dell’aria, un piano che si basa sui dati delle centraline di Arpa Puglia.

Ma, a partire dal 2012, anno dell’intervento della Magistratura tarantina, i dati di qualità dell’aria nel quartiere Tamburi, per tutti gli inquinanti monitorati, sono abbondantemente nei limiti previsti dalla normativa (e questa è comunque, a mio parere, una buona notizia per i cittadini di Taranto). Né d’altra parte la Regione può chiedere il riesame dell’Aia sulla base della Valutazione del Danno Sanitario, perché per Ilva non si applica la legge regionale 21 del 24 luglio 2012, ma il Decreto Interministeriale del 24 aprile 2013 (noto come decreto Balduzzi-Clini) che non prevede il riesame dell’Aia per criticità sanitarie anche se acclarate, essendo possibile il riesame soltanto in caso di superamento dei valori soglia degli indicatori di qualità dell’aria urbana.

È evidente quindi che, sic rebus stantibus, la Regione Puglia non ha alcuna concreta possibilità di richiedere il riesame dell’Aia. Il secondo stallo riguarda il sindaco di Taranto Melucci, che minaccia il ricorso ad una ordinanza di chiusura dell’area a caldo del siderurgico. E qui siamo al dèjà vu. Gia nel 2010 il sindaco Ippazio Stefàno emise una simile ordinanza, fondata su dati Arpa ben più critici rispetto agli attuali, ordinanza che fu cassata dal Tar.

La normativa vigente infatti consente al sindaco, come massima autorità sanitaria del comune, di intervenire nelle conferenze dei servizi decisorie dell’Aia e di pretendere, accertata la criticità sanitaria causata dalle emissioni, prescrizioni più rigorose rispetto a quelle previste dalla commissione istruttoria ministeriale. Non c’è quindi alcun motivo per far ricorso ad uno strumento straordinario.

A dare supporto alla mia opinione, e quindi ad una eventuale richiesta di riesame dell’Aia da parte del sindaco, è lo stesso direttore del Dipartimento per le autorizzazioni ambientali del Ministero dell’Ambiente, Giuseppe Lo Presti. In un intervento pubblicato sulla rivista di Arpa Emilia-Romagna, scritto in replica ad una mia nota, egli precisava che «l’istruttoria tecnica (…) non prevede direttamente valutazioni sanitarie; queste sono eventualmente introdotte nel procedimento (Aia) da parte dei soggetti a ciò abilitati, in base a valutazioni istruttorie loro proprie. In particolar modo la norma richiama e fa salvi i poteri del sindaco (…) che vengono esercitati con apposite prescrizioni in sede di conferenza di servizi ovvero con la possibilità di chiedere un riesame volto a stabilire condizioni di esercizio più severe per acclarati motivi sanitari“.

Il Sindaco di Taranto dovrebbe quindi utilizzare le criticità sanitarie per rompere il doppio stallo istituzionale sopra citato.

*ex direttore generale Arpa Puglia



La Fondazione Cittadella della Carità di Taranto in crisi. I sindacati proclamano lo sciopero generale per gli stipendi non pagati

Sergio Prete

di Antonello de Gennaro

La conferma dello sciopero generale dei lavoratori della Cittadella della Carità di Taranto proclamato per il prossimo 20 marzo 2019 arriva dal sindacato UIL FPL , che di fatto ha smentito quanto dichiarato  un mese fa dal nuovo presidente della Fondazione avv. Salvatore Sibilla, il quale aveva preso il posto dell’ Avv. Sergio Prete (nominato il 2 agosto 2018 e dimessosi il 30 gennaio 2019) , che aveva preso il posto di Giuseppe Mele, quest’ultimo nominato ad agosto 2015 (dopo un breve periodo circa un anno come city manager del Comune di Taranto, su nomina del sindaco Ippazio Stefàno) affiancato come vice presidente dall’ Avv. Angelo Esposito, ex presidente dell’ Ordine degli Avvocati di Taranto (mandato a  processo dalla Procura per una triste storia di gravi ammanchi di cassa n.d.r.), che era subentrato al  posto dell’ Avv. Lelio Miro (attuale presidente della BCC di Taranto)  che a sua volta aveva sostituito di don Franco Semeraro e monsignore Emanuele Tagliente i quali avevano preso a loro volta il posto  della dr.ssa  Gianna Zoppei ( a lungo braccio destro di Don Verzè ed ex- Sovrintendente Sanitario dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano). Un turn-over di presidenti che neanche la più discutibile squadra di calcio come quella  Palermo Calcio sotto la gestione del vulcanico presidente Zamperini, noto mangia-allenatori, ha mai avuto !

“Le chiediamo di intervenire ancora una volta in nostra difesa” scrivevano sin dal gennaio 2015 i dipendenti della Cittadella della Carità che rivolgevano  un appello all’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro. C’erano  pesanti problemi economici da affrontare che hanno già comportato disagi: tredicesima non pagata, stipendi in bilico e si andava verso l’applicazione dei contratti di solidarietà al personale. Poi c’era un contenzioso con l’Asl. Gli operatori della struttura ospedaliera cattolica  del quartiere Paolo VI  di Taranto (che opera in convezione con il servizio sanitario nazionale tramite la Regione Puglia  n.d.r.) chiedevano a monsignor Santoro di fare in modo che “non avvenga la nomina che taluni “nemici” della Cittadella già danno per certa proprio del dottor Scattaglia (ex direttore generale dell’ASL Tarantondr) a nostro nuovo direttore generale“.

il vescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro

Una nomina questa “bloccata” solo e soltanto grazie ad un articolo del nostro giornale in cui documentavamo l’illegalità della nomina che indusse Scattaglia a non accettare l’incarico dimettendosi ancor prima di aver preso possesso del suo nuovo ufficio alla Fondazione Cittadella della Carità . Basta andarsi a rileggere le dichiarazioni a suo tempo di monsignor Santoro per provare imbarazzo per lui…

Veniamo a sapere sgomenti – scrivevano quattro anni fa  i lavoratori – che lo stipendio di dicembre non ci verrà corrisposto per intero in quanto, con opinabile tempismo, il direttore generale dell’ASL di Taranto, Fabrizio Scattaglia, ha richiesto alla Fondazione il pagamento immediato di somme milionarie per prestazioni rese dal 2003 al 2009 a loro dire indebitamente percepite, in ciò confortati da una sentenza del Tar che grida vendetta“. “Solo noi – aggiungevano – sappiamo se è vero o non è vero che quelle prestazioni, rese a favore di pazienti con patologie complesse che ci venivano ricoverati dalla Asl per risparmiare i loro preziosi posti letto e raggiungere i livelli di deospedalizzazione che gli garantivano lauti premi, erano coerenti o meno con le somme che oggi ci chiedono indietro. Perché eravamo noi ad assistere, spesso fino alla fine del loro cammino, quei pazienti che il “pubblico” rifiutava».

“Siamo consapevoli che il percorso da intraprendere è irto di difficoltà, – ha dichiarato all’ atto del suo insediamento l’ Avv. Sibilla ( a lato nella foto)ma siamo anche sereni e certi di operare al meglio per il proseguimento del lavoro già impostato da coloro che, appartenenti alla precedente consiliatura, hanno lavorato per il bene della Cittadella della Carità negli ultimi anni”. Un comunicato stampa dello scorso 16 febbraio 2019 con il quale il neo Presidente (in precedenza era vice presidente n.d.r.) della Fondazione informava che  “sta operando perché il piano di risanamento sia portato avanti, nell’ottica del perseguimento del benessere della persona e del mantenimento dei posti di lavoro“, rendendo noto alcuni avvenimenti di quei giorni che  si voleva far passare per “molto importanti“: era stato pagato lo stipendio del mese di dicembre 2018 , ed a loro dire era “stato realizzato un incontro molto proficuo con i vertici della ASL Taranto, rispettivamente rappresentati dal Direttore Generale avv. Stefano Rossi, dal Direttore Amministrativo dott. Andrea Chiari e dal Direttore Sanitario dott. Vito Gregorio Colacicco“. Il comunicato si concludeva con l’informazione che “le oo.ss. (organizzazioni sindacali n.d.r.) in un clima di massima collaborazione ed apertura, sono state convocate per un incontro con i vertici della Fondazione”

l’avv. Stefano Rossi, direttore generale ASL Taranto

Ma evidentemente tali notizie erano assolutamente contrastanti a quanto aveva dichiarato la Fondazione rispetto a  quanto invece stanno vivendo, in termini di incertezza lavorativa i dipendenti dell’ente, come si legge in una nota sindacale. E non sono segnali che la UIL FPL intende sottovalutare. I dipendenti della Cittadella della Carità infatti, aspettano ancora di ricevere due mensilità di stipendio, mentre fornitori e personale medico ospedaliero-sanitario (medici , infermieri ecc. tutti a partita Iva ) non vengono pagati da oltre un anno ! Una gestione dissennata dalla quale emerge anche l’imbarazzante presenza nel Collegio dei Revisori  della Cittadella, come Presidente , del commercialista Cosimo Damiano Latorre,  recentemente rinviato a giudizio dalla Procura di Taranto per una squallida storia di vessazioni e stalking nei confronti di una dipendente dell’ Ordine dei Commercialisti di Taranto , del quale Latorre è  incredibilmente ancora oggi Presidente !

Cosimo Damiano Latorre Presidente del Collegio dei Revisori della Cittadella della Carità

Così come non viene “spiegata” all’esterno della Fondazione la rimozione dalla Direzione Generale di Bruno Causo (considerato molto “vicino” al direttore generale dell’ ASL Taranto, Stefano Rossi n.d.r.) che però è rimasto incredibilmente nel consiglio di amministrazione, e la nomina di un primario attualmente sotto processo dalla Procura di Taranto per “ricettazione

Secondo fonti non ufficiali la Fondazione verserebbe in grave difficoltà finanziaria (si parla di oltre due milioni di euro di debiti) ma il vertice della Cittadella non ha mai voluto fornire i propri bilanci al nostro giornale , così come la UIL ha chiesto ripetutamente alla Direzione della Cittadella della Carità di fornire la documentazione relativa allo stato delle casse dell’Ente, richieste puntualmente cadute in un nulla di fatto. Risultato ? Un muro di gomma !

Il segretario generale della UIL FPL, Emiliano Messina, manifesta una forte preoccupazione dell’atteggiamento della Fondazione Cittadella della Carità che a tutt’oggi non ha risposto ad alcuna “sollecitazione sindacale”. Un silenzio quello della Direzione e del vescovo Mons. Filippo Santoro che non fa molta chiarezza anche, in considerazione dei numerosi e repentini cambi di vertice avvenuti negli ultimi anni. La UIL FPL, per voce del suo segretario Emiliano Messina, vuole fare chiarezza senza tanti giri di parole inutili e chiede di sapere cosa è avvenuto  dopo l’accordo sindacale siglato nella primavera del 2018. Un accordo che venne siglato dai rappresentanti della  CISL, UIL ed UGL , nel quale la Fondazione Cittadella della Carità si impegnava a fronte di un Piano Industriale di risanamento nel quale assicurava, tra l’altro, ai dipendenti tre tredicesime e il premio produzione.

Sempre nello stesso Piano Industriale era previsto l’ammodernamento della struttura esistente e l’apertura di un nuovo reparto di Medicina e un Hospice rispettivamente per 30 e 15 posti letto. L’accordo stipulato con i sindacati includeva che la Direzione della Cittadella della Carità avrebbe informato le organizzazioni sindacali sullo stato dell’andamento del piano di risanamento dell’Ente. “Accordi”  afferma il sindacato “del tutto disattesi” (che non è sbagliato definire autentiche promesse di Pulcinella n.d.r) , così come è stata  disattesa l’apertura delle nuove strutture sanitarie.

La UIL FPL  teme che strutture in difficoltà a causa di gestione poco “illuminate” possano finire insieme al capitale umano e professionale,  come è accaduto frequentemente nel territorio del tarantino, sotto il controllo del miglior offerente, ed in particolare di una famiglia tarantina legata alla “massoneria” cattolica della Compagnia delle Opere il braccio armato economico di  Comunione e Liberazione, della quale questo giornale si è già occupato in un recente passato . Una ipotesi che purtroppo dicono dalla UIL “non possiamo escludere totalmente e che sta mettendo a dura prova la serenità dei circa 160 lavoratori che da anni quotidianamente operano all’interno della struttura”.

Un clima di incertezza  causato anche dalle note inviate dalla Direzione della Cittadella della Carità ai lavoratori. Infatti con una comunicazione inviata a gennaio 2019, la Direzione della Cittadella della Carità annunciava che a fronte del ritardo nel pagamento dello stipendio la Direzione si stava adoperando per ottenere nuove coperture di credito onde evitare ulteriori ritardi nell’erogazione degli stipendi. La nota di gennaio scorso, ricorda  il sindacato, non è stata neanche l’unica, pochi mesi dopo dalla sigla del Piano Industriale dell’Ente, con una lettera inviata ai lavoratori con la quale  la Fondazione rendeva noto la circostanza di una necessaria ulteriore ricapitalizzazione dell’Ente. Ha ragione quindi  il segretario generale della UIL FPL, Emiliano Messina a sostenere che “le rassicurazioni a mezzo stampa diffuse nei giorni scorsi dall’ente, in cui veniva sottolineato l’impegno del management, in continuità con il lavoro già impostato da parte della precedente consiliatura, per il bene della Cittadella  valgono ben poco alla luce dei fatti accaduti successivamente e degli accordi disattesi“.

Il segretario della UIL FPL, Emiliano Messina, sottolinea che “al momento sono stati i lavoratori ad aver lavorato affrontando non pochi sacrifici, per il bene della Cittadella della Carità, affinché restasse un presidio sanitario di riferimento per il territorio di Taranto e provincia,   e che forse sarebbe ora che arrivassero risposte altrettanto capaci, per il rilancio della struttura, da parte degli organi di vertice della Fondazione. In attesa che ciò avvenga la UIL FPL conferma la proclamazione dello sciopero generale e invita tutti i lavoratori e i cittadini a partecipare alla mobilitazione in difesa del futuro occupazionale dei 160 lavoratori che assicurano al territorio un servizio sanitario di qualità”.

Forse è arrivato il momento che anche la Prefettura di Taranto (che ha competenza per legge sulle Fondazioni) e la Procura della repubblica diano un’occhiata più approfondita e legalitaria sulla gestione “allegra” della Fondazione Cittadella della Carità. Non è in nome dell’assistenza caritatevole infatti, che si possono fare strani affari ed operazioni sospette…E noi lo stiamo scrivendo e denunciando da anni !

Ecco i nostri articoli-inchiesta  sulla Cittadella della Carità  

La scelta poco chiara di Mons. Santoro sulla Cittadella: quello che i giornali tarantini non dicono sulla “vicenda Cittadella” (leggi QUI

 

La Cittadella della Carità…o dell’omertà ? Con qualche grembiulino e cappuccio di troppo….! (leggi QUI

Cittadella della Carità campus delle facoltà sanitarie ? Ma dietro le quinte c’è qualcosa di poco chiaro e la Procura indaga (leggi QUI)

Sit-in di protesta e sciopero del personale della Cittadella della Carità, da 2 mesi senza stipendio (leggi QUI

 

Il decesso alla Cittadella della Carità a Taranto : storia di una morte prevedibile. Purtroppo… (leggi QUI

La Cittadella della Carità…o dell’illegalità ? (leggi QUI

Sfiorata tragedia alla Cittadella della Carità a Taranto (leggi QUI




Il Comandante Generale dell’ Arma dei Carabinieri inaugura la Stazione San Cataldo a Taranto

TARANTO – Questa mattina si è svolta la cerimonia di inaugurazione della sede della Stazione Carabinieri Taranto San Cataldo, già intitolata alla M.O.V.M. – Mar. Ca. Ettore D’AMORE alla presenza del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Nistri, del Comandante Interregionale Carabinieri “Ogaden”, Generale di Corpo d’Armata Vittorio Tomasone, del Comandante della Legione Carabinieri “Puglia”, Generale di Brigata Alfonso Manzo e delle massime autorità civili, religiose e militari della provincia jonica.

Il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, accolto dal Comandante Provinciale dei Carabinieri di Taranto, Col. Luca Steffensen, ha rimarcato nel corso del suo intervento  come i Carabinieridebbano costantemente improntare il loro agire ai massimi valori etici e morali fungendo da esempio di rettitudine e fermezza, in quanto chiamati a vigilare quotidianamente sul rispetto delle leggi a garanzia della civile convivenza di ogni comunità”. Particolarmente delicato e oneroso è inoltre il compito dei militari in servizio presso la Stazione, unità di base dell’Arma, che con il loro “passo rassicurante” per i vicoli dei quartieri, costituiscono un punto di riferimento per la tutta cittadinanza.

 

il Comandante Provinciale di Taranto Col Stefensen, il Comandante Generale Gen. Nistri ed il comandante della Stazione Carabinieri Taranto San Cataldo, L.te Tomasi

Il ritorno sull’isola di un presidio di legalità è fondamentale per il sano sviluppo di tutta l’area ed il benessere della popolazione. A Taranto Vecchia, ciò è stato possibile grazie alla lungimiranza dei precedenti Comandanti, alla ferma volontà dell’Amministrazione Comunale a partire dall’ ex sindaco Ippazio Stefàno e alla proficua sinergia di tutte le componenti istituzionali, espressione di uno Stato coeso, che ha a cuore le istanze di sicurezza e la pacifica convivenza della comunità. Il presidio dell’Arma, con il suo trasferimento da via C. Giovinazzi nel Borgo a via Duomo nello storico “Palazzo Fornaro” nella città vecchia , antica dimora gentilizia risalente al diciottesimo secolo, garantirà una maggiore presenza istituzionale nei vicoli del borgo antico, a suggello della vicinanza dello Stato ai cittadini, che da sempre è tratto distintivo della Benemerita, contribuendo altresì a rivitalizzare l’intera area, che anticamente fu la prima zona cittadina ad accogliere i Carabinieri.

Ripercorrendo brevemente oltre 150 anni di storia infatti, appare d’obbligo ricordare che la Città di Taranto, già da pochi giorni dall’Unità d’Italia (17 marzo 1861), con ripetute suppliche e reiterati telegrammi, inviati a Torino al Ministro dell’Interno, aveva richiesto l’immediato invio, in sostituzione della vecchia ed odiata Gendarmeria Reale Borbonica, di una guarnigione di Carabinieri da insediare stabilmente nell’isola (ora Città Vecchia) che – recita un documento
dell’archivio storico di Taranto – “…con la loro disciplina moralizzasse questo popolo, tutelasse l’ordine, garantisse la proprietà ed invigilasse sulla vita dei nostri concittadini”.

 

La Compagnia dei Reali Carabinieri di Taranto si insediò proprio in Città Vecchia a pochi passi dall’attuale sede che oggi si inaugura, in seguito alla costituzione il 10 luglio 1861 della Legione di Bari, dalla quale dipendeva. Molteplici furono i compiti ai quali l’Arma dovette da subito far fronte: dalla lotta al brigantaggio che affliggeva soprattutto le zone rurali, a sedare i duri conflitti tra filo-borbonici e sostenitori del nuovo governo, a gestire il pericoloso clima di generale malessere diffusosi nelle contrade a seguito della mancata attuazione della promessa riforma agraria.

Con il passare del tempo, nel primo decennio del XX secolo, la città di Taranto si espanse oltre “l’isola” occupando una vasta zona denominata “Borgo” caratterizzata da bei palazzi in stile umbertino e così anche il Presidio dell’Arma dei Carabinieri si spostò nella via Giovinazzi, al centro del nuovo quartiere, ove si costituì successivamente il Gruppo Carabinieri di Taranto. Nell’anno 2014, dopo circa 100 anni, l’Amministrazione Comunale di Taranto guidata dal Sindaco Ippazio Stefàno , al fine di favorire uno stabile presidio di legalità nella “Città Vecchia” che potesse contribuire alla valorizzazione del patrimonio artistico-culturale nonché alla riqualificazione socio-ambientale del centro storico, propose di concedere all’Arma dei Carabinieri un’antica dimora gentilizia, denominata “palazzo Fornari”, da destinare a Comando Stazione ed a riportare  i Carabinieri  dopo un secolo “sull’isola”.

Fin da subito il progetto fu favorevolmente accolto dalla scala gerarchica che iniziò uno studio di fattibilità, riscuotendo anche il convergente consenso delle altre Istituzioni operanti sul territorio. Del resto, l’inaugurazione nella stessa “Città vecchia” del Monumento al Carabiniere, avvenuta il 27 giugno 2014 alla presenza del Comandante Generale in carica,  il Generale Leonardo Gallittelli (peraltro nato a Taranto) , aveva fornito le basi per un percorso virtuoso, il cui contenuto non poteva essere meramente celebrativo.

La realizzazione del progetto avrebbe anche risolto le annose problematiche della Stazione Carabinieri di “Taranto Centro”, sito, come detto, in via Giovinazzi (in un palazzo di proprietà della Provincia di Taranto), caratterizzato da costi di locazione particolarmente elevati e da ambienti in precarie condizioni strutturali che richiedevano importanti interventi di ristrutturazione e nel contempo avrebbe sanato talune criticità della “Città Vecchia” che priva di presidi di polizia, risultava sottratta ad una efficace ed adeguata azione di controllo del territorio a differenza della zona “Borgo”, caratterizzata invece da un’alta concentrazione degli stessi, è da considerarsi “area sensibile” sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Il Borgo Antico ( o città vecchia) di Taranto ospita peraltro importanti sedi istituzionali quali l’Arcivescovato, il Polo Universitario, il Tribunale per i Minorenni, il Palazzo di Città e vari Servizi Sociali nonché siti di particolare interesse storico-artistico ed archeologico, hanno indotto l’ Amministrazione Comunale grazie ai favorevoli riscontri pervenuti dai vari schieramenti politici nonché dalla locale cittadinanza,  a deliberate nel settembre 2015 la cessione per 30 anni a titolo gratuito dell’immobile all’Arma dei Carabinieri per la realizzazione del Comando Stazione.

In seguito, durante una riunione Comitato Prefettizio per l’ Ordine e la Sicurezza Pubblica, il Prefetto di Taranto ha avviato – per la su parte di competenza – le necessarie procedure Ministeriali per la costituzione del nuovo Presidio manifestando, anch’egli, il totale pieno consenso all’iniziativa. Ottenute le previste autorizzazioni ed effettuati importanti lavori di ristrutturazione ed adeguamento dello stabile alle specifiche necessità operative,  la Stazione Carabinieri Taranto Centro è stata spostata nel luglio 2018 all’interno dello storico “palazzo Fornari”, assumendo la nuova denominazione di Taranto San Cataldo, pur non variando le precedenti competenze territoriali che copre un’ area di 3 kmq, con una popolazione di circa 40.000 residenti.

Il Presidio ha da subito riscosso il plauso della popolazione che vede nella Stazione Carabinieri un punto di riferimento per la civile convivenza e finalmente, all’interno “dell’isola”, la parte più antica della città di Taranto per sin troppo tempo lasciata all’incuria ed al degrado, un simbolo di legalità per riportare ordine e sicurezza tra quei vicoli, finora malfamati. Durante la cerimonia – alla quale hanno preso parte anche una rappresentanza di alunni della scuola “Consiglio”, soci dell’Associazione Nazionale Carabinieri e delle altre Associazioni Combattentistiche e d’Arma con rispettivi Labari, l’attuale Sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci ha consegnato il Tricolore al Comandante della Stazione, Lgt. C.S.  Mario Tomasi, che lo ha prontamente issato sulle note dell’inno nazionale suonato dagli allievi del “Conservatorio Paisiello”.

La manifestazione è proseguita con il taglio del nastro da parte della madrina della cerimonia, l’Avvocato Loredana Del Core, la benedizione dello stabile a cura dell’Arcivescovo Metropolita della città di Taranto, Monsignor Filippo Santoro e con un momento di raccoglimento in ricordo dei caduti. Subito dopo, le Autorità convenute ed i gentili ospiti hanno potuto visitare i locali del palazzo gentilizio, risalente al XVIII sec., nel cui interno sono custoditi veri e propri tesori d’arte, tra cui un ipogeo perfettamente conservato e soffitti lignei “a cassettoni” finemente decorati che fanno del presidio militare, oltre che una sede funzionale, anche un vero e proprio punto di riferimento storico – artistico della città vecchia di Taranto.

Per il Procuratore capo della repubblica di Taranto, dr. Carlo Maria Capristo  “Il generale Nistri è stato molto chiaro. È un presidio che aiuta tutti i tarantini. Fa onore non solo all’Arma ma rappresenta l’orgoglio di tutte le istituzioni che a Taranto lavorano in squadra. Oggi, infatti, abbiamo posto un altro tassello di questo lavoro di squadra“. Per l’arcivescovo di Taranto, Mons. Filippo Santoro, presente alla cerimonia. “Oggi è un momento straordinario per Taranto. Non c’era ricorrenza del patrono San Cataldo o altro avvenimento importante in cui non ricordavo la necessità di quest’opera“.




Il Comune di Taranto non convince il Ministero di Economia e Finanza

Daniele Franco

ROMA – Il ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco ha deciso di rimettere la valutazione di numerose criticità riscontrate nell’ispezione ministeriale effettuata tra settembre e ottobre del 2015, quando era ancora in carica l’amministrazione guidata da Ippazio Stefàno alla Corte dei Conti. L ’amministrazione comunale ha opposto le sue controdeduzioni ai rilievi mossi dagli ispettori del Mef , ma in più casi non sono servite queste controdeduzioni a confitare e chiarire i dubbi espressi dagli ispettori del ministero sulla correttezza gestionale dell’Ente Comunale tarantino.

Lo scorso 6 giugno il ragioniere generale dello Stato ha inviato una dettagliata nota di contestazione al Sindaco, trasmettandola anche alla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, alla Procura regionale della Corte dei Conti, al Collegio dei revisori dei conti del Comune di Taranto ed al Ministero degli Interni. che  ha riconosciuto l’adozione di “idonei interventi correttivi” per alcuni dei rilievi mossi nella relazione redatta dagli ispettori, che il CORRIERE DEL GIORNO pubblica in esclusiva, mentre invece per altri la vicenda amministrativa diventa molto a rischio. Tra le contestazioni “bollenti” per il Comune di Taranto compare l’adeguamento della tariffa della Tari per la quale viene messo in discussione e contestato il mancato adeguamento al fine di garantire la necessaria copertura integrale dei costi di investimenti e di esercizio del servizio di raccolta dei rifiuti.

Secondo il Ragioniere Generale dello Stato, “le iniziative intraprese non possono ritenersi esaustive al fine di sanare le situazioni pregresse” e pertanto viene reiterato  “l’invito ad adottare ogni misura correttiva per evitare la formazione di nuovi debiti“. Inoltre si  prende atto delle divergenze interpretative tra il Comune di Taranto ed i  revisori dei conti e conseguentemente affida la decisione alla magistratura contabile. Analoga decisione è stata adottata per quanto riguarda l’irregolare costituzione del Fondo crediti di dubbia esigibilità e per la violazione del patto di stabilità. La relazione degli ispettori del Mef  evidenzia  anche la “criticità nelle procedure di recupero dei crediti”. che contribuiscono ad evidenziare i forti dubbi conseguenti sul contenimento dei debiti fuori bilancio.

Verifica-amministrativo-contabile-al-comune-di-taranto

Sarà quindi la Corte dei Conti a pronunciarsi su questi rilievi contabili . A cui viene affidata la valutazione sulle carenze emerse in materia di assunzioni, con un particolare richiamo relativo alla mancata rideterminazione della dotazione organica nel periodo tra 2013 e 2015 (giunta Stefàno n.d.r. ) , alla mancata verifica delle eccedenze di personale nel 2012 ed alla mancata adozione del piano delle performance nel 2011, 2014, 2015. Tra le contestazioni compaiono alcune controversie di particolare interesse per i dipendenti comunali:, e cioè la costituzione del fondo per il trattamento accessorio per la dirigenza e la spinosa questione questione del fondo per la produttività per la quale è in corso una dura battaglia sindacale per ottenere l’erogazione di quanto non è stato corrisposto ai dipendenti del Comune di Taranto negli ultimi anni.

Il Ministero dell’ Economia e Finanze ha evidenziato che anche  la Corte dei Conti su questi punti ha riscontrato  “varie irregolarità in materia di contrattazione decentrata e di erogazione del salario accessorio” sia per il 2008 che per il 2009.  Scrive il Ragioniere Generale dello Stato:  “Nel prendere atto che per il futuro  l’ente ha avviato le opportune misure (…) al fine di sanare le criticità, per il pregresso, in considerazione della complessità della vicenda e delle implicazioni finanziarie riconducibili agli atti posti in essere, questo Dipartimento rimanda la questione al definitivo giudizio della competente Procura della Corte dei Conti”.

Analoga sorte per quanto riguarda l’attribuzione a tutti i dirigenti della retribuzione di posizione massima “in assenza di pesatura”  sia per  “l’erogazione della retribuzione di risultato in assenza di un processo valutativo“. Confermati anche  i rilievi contestati dagli ispettori per l’indebito utilizzo delle risorse destinate alle alte professionalità, per il quale il ministero “invita al recupero di quanto indebitamente erogato“. E quindi qualcuno dovrà restituire quanto incassato illegittimamente.

Fra i rilievi più imbarazzanti dell’ispezione ministeriale compare anche  la retribuzione di risultato conferita al Segretario Generale del Comune di Taranto .per il quale quale  si contesta la “mancata adozione di un idoneo sistema di valutazione per l’erogazione della posizione di risultato“. Emergono dubbi anche sull’assunzione di personale flessibile e di dirigenti a termine in quanto effettuati “in assenza di procedure selettive e per termine inferiore al triennio”. Confermati anche i rilievi per la utilizzazione di “collaborazioni autonome per la copertura di incarichi di uffici stabili dell’ente” nonchè per le “proroghe di contratti per la fornitura di beni o servizi in assenza dei presupposti di legge, con violazione dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità e concorsualità“.

Rilievi  questi per i quali il Comune di Taranto ha riproposto le precedenti controdeduzioni “già considerate non idonee al superamento del rilievo”  e pertanto “stante la divergenza delle posizioni assunte” il ragioniere generale dello Stato Daniele Franco ha rimesso la decisione “all’autorevole apprezzamento della magistratura contabile“.

 




Taranto. Il Sindaco revoca gli assessorati: tutti a casa

ROMA – Per ottenere la fiducia in consiglio comunale, il Sindaco Rinaldo Melucci dopo aver fatto azzerare le cariche nella municipalizzata dei trasporti AMAT Taranto, ha deciso di revocare tutti gli incarichi di giunta del Comune di Taranto.

Dopo il turn-over degli assessori attuato reiteratamente del suo predecessore Ippazio Stefàno, anche Melucci adotta il metodo del rimpasto per controllare una maggioranza composta in prevalenza da questuanti e mantenuti dalla politica.

L’ azzeramento della Giunta comunale era stato preannunciato già da alcune settimane per effettuare un rimpasto delle alleanze fra le varie forze politiche della maggioranza per effettuare un “riesame e riordino delle attività mirate a rendere maggiormente efficace l’azione di governo cittadino”. A tal fine è consequenziale “una opportuna riflessione  sull’attuale compagine dell’esecutivo comunale; una riflessione complessiva delle azioni svolte e da svolgersi che non può prescindere da un preliminare azzeramento delle nomine assessorili a suo tempo conferite”.

l’ avvocato barese Rocco De Franchi

Sono sette gli assessori a cui è stata ritirata la delega, oltre alla dimissionaria Annamaria Franchitto ed al “dimissionato” ex procuratore Franco Sebastio. Sarebbe in uscita anche l’ avv. Rocco De Franchi, barese, “nominato” vice sindaco ed assessore all’ambiente su indicazione di Michele Emiliano presidente della Regione Puglia . Nell’ordinanza il decreto sindacale a firma Melucci si riserval’adozione di successivo provvedimento  per la nuova composizione della Giunta comunale con attribuzione delle relativa deleghe”.

Immediate le reazioni politiche locali, a partire dal  comunicato stampa dei consiglieri comunali tarantini Massimo Battista e Francesco Nevoli del Movimento 5 Stelle commentando la notizia diffusa sull’azzeramento della Giunta tarantina: “Il sindaco Melucci ha definitivamente dimostrato di essere un uomo solo al comando, non gli resta che rassegnare immediatamente le dimissioni” aggiungendo “I cittadini di Taranto ormai hanno realizzato che il re é nudo. Questa città non può più permettersi di aspettare”.

i consiglieri comunali Massimo Battista e Francesco Nevoli (M5S)

“Dopo solo dieci mesi dal suo insediamento– riporta il comunicato stampa del M5S Taranto – il Primo cittadino del capoluogo ionico, il quale aveva già silurato nei mesi scorsi due assessori, ha inferto al suo Esecutivo il fendente finale. Crediamo che una decisione di questo tipo non possa che dipendere da atteggiamenti di lesa maestà che qualcuno dei suoi assessori può aver osato adottare nei suoi confronti, come per esempio il mancato rispetto di quelle ‘direttive’ che giungono loro magari con mezzi informatici. Questo perché, mentre la nostra amata città é allo sbando, Melucci rifiuta qualunque confronto con i cittadini, con i dipendenti comunali, con i revisori dei conti, con gli ordini professionali e anche con coloro i quali ha scelto come suoi collaboratori”.  “Sono mesi – concludono Battista  e   Nevoliche lancia i suoi violenti strali contro qualunque voce di dissenso”.
Anche il Gruppo Indipendente per Taranto che vanta ben 5 consiglieri comunali eletti ( de Gennaro, Festinante, Fuggetti, Pulpo, Simili) all’interno della “cosiddetta” maggioranza, per voce di Walter Musillo ricorda qualcosa di indigesto al sindaco Melucci : “Quando un anno fa le abbiamo scritto il programma, gli occhi brillavano, l’emozione, la passione, la visione stampata in pochi fogli rappresentava il sogno che finalmente con impegno e dedizione si sarebbe potuto realizzare. Su questo, solo su questo, vorremmo confrontarci e garantire tutto il nostro sostegno, invece assistiamo al banchetto intorno alle municipalizzate che ci indigna, al tentativo goffo di ricostruire una giunta prima a brandelli ed ora azzerata, per assicurarsi l’eventuale numero legale nel consiglio comunale”
“Tutto questo ci turba e ci preoccupa – continua Musillo giacché risulta oramai evidente l’assoluta mancanza di visione viste le frequenti e quasi violente virate. Per questo non ci confronteremo mai su nomi e poltrone, lasciamo questo compito a chi è abituato da anni a sguazzare nelle posizioni di potere. Il progetto aveva ben altri fondamenti, che per noi rimangono la stella polare: “il programma“.
” Ora signor sindaco–  conclude Musillo è passato un anno, ma di quel sistema economico in cui circolano idee di rigenerazione di riciclo e di riuso, neanche se ne parla, mi riferisco all’ “economia circolare “. Eppure ricordiamo bene, unimmo una coalizione intorno a questa idea, immaginammo come finanziarla, impostammo una strategia di comunicazione per spiegare ai cittadini l’impatto benefico, prima culturale e poi economico che tale progetto avrebbe avuto sulle persone e sul territorio. Ora, è arrivato il momento di dimostrare se si è all’altezza della situazione, il programma c’è, magari impolverato su qualche scrivania di Palazzo, lo rispolveri sindaco,  faccia presto”.

Ing. Luca Tagliente

ULTIM’ORA. Secondo fonti autorevoli si sarebbe dimesso anche il Presidente dell’ AMIU Taranto, Ing. Luca Tagliente, a seguito delle pressioni e contestazioni ricevute dal Gruppo Marcegaglia  azionista di controllo ( 51%) dell’ APPIA ENERGY, società di cui Tagliente è direttore di stabilimento a Taranto.

COMUNE DI TARANTO revoca assessori




Con il caso Mazzarano emergono nuove rivelazioni sulla “parentopoli” nelle aziende legate all’ASL di Taranto

ROMA – Ieri sera il programma Striscia la notizia (Canale 5) ha svelato nuove rivelazioni sulla “parentopoli”  (vedi QUI il filmato integrale ) nelle società che svolgono lavori in appalto per conto dell’ASL di TarantoPinuccio  inviato pugliese del telegiornale satirico di Canale5, il più seguito programma della televisione italiana,    è tornato ad intervistare l’impiegato di una delle aziende coinvolte, che ha parlato di gare “poco oneste” e di un giro di appalti e consulenze tra società che gravitano intorno all’ASL tarantina . Il testimone ha rivela, inoltre, che la moglie di uno dei soci di queste società lavorava proprio all’ASL di Taranto ma che , dopo i servizi di Striscia, la donna sarebbe stata spostata a un altro incarico. Inutile chiedere chiarimenti all’ Avv. Stefano Rossi attuale direttore generale dell’ ASL Taranto che ha le valigie in mano. Lui non vede, non sente, non parla, e quando c’è da leggere qualcosa lo fa sempre a cose fatte. Un comportamento che ci ricorda qualcosa di imbarazzante, e molto in uso in Sicilia….

 

Il Festinante di cui Mazzarano parla, si chiama Vincenzo (soltanto cugino dell’attuale consigliere comunale Cosimo Festinante del Gruppo Indipendente per Taranto n.d.r. ) ed è uno dei soci principali della società SDS srl di Taranto, con sede in via Cataldo Nitti 45/a. L’ attuale sistema informativo dell’ASL TA , veniva annunciato e presentato alla stampa nel dicembre 2012, in cui L’ ASL Taranto si vantava di essere la prima Azienda Sanitaria della Regione Puglia ad avvalersi di un sistema informativo integrato, per informatizzare  le attività amministrative, quelle di diagnostica, sanitarie,  ma anche le attività di prenotazione delle prestazioni sanitarie e di gestione delle attività libero-professionali in modo complementare alle iniziative e sistemi regionali di Sanità Elettronica, così, permettendo La connessione tra le diverse aree lavorative ed i diversi processi di attività migliorando l’efficienza.

 

Ora basta andare a farsi un giro negli ospedali tarantini e chiedere cosa pensino gli utenti sul concetto di efficienza, per capire che si è trattato dell’ennesimo spreco di denaro pubblico. La progettazione e realizzazione del Sistema Informativo dell’ASL TA venne affidata ad un raggruppamento di imprese leader del mercato e delle soluzioni ICT in cui erano presenti le società consortile  Consis di Bari (che annovera fra i propri soci fondatori consorziati, proprio la SINCON di Luigi Sportelli), e  la SDS di Taranto di Festinante.

Ma la cosa più incredibile è che il segretario cittadino PD di Massafra, Domenico Lasigna, notoriamente legato a Michele Mazzarano, risulta addirittura  nell’organico dell’ ASL di Taranto, nonostante sia in realtà alle dipendenze della SINCON insieme ai suoi due compagni di partito massafresi Paolo Tristani, Piermario Pagliari e Giampiero Pagliari.

Quello che è sfuggito agli amici di Striscia ma sopratutto alla memoria sbiadita di Michele Mazzarano è che nella SDS sono dipendenti oltre ad Anna Russo moglie dell’ex assessore ora consigliere del Comune di Taranto Vincenzo di Gregorio (Pd)   che venne assunta circa sette anni fa proprio durante il mandato da assessore del marito, e Loira De Pasquale moglie di Lucio Lonoce (Pd) attuale presidente del consiglio comunale di Taranto e candidato alla Camera nelle ultime elezioni (“trombato” dagli elettori tarantini n.d.r.) , la quale venne assunta anche lei quando il marito era vice sindaco al Comune di Taranto, nella Giunta guidata dal sindaco Ippazio Stefano. Le due signore, erano in compagnia anche della moglie del capogruppo Pd in Consiglio Comunale, Gianni Azzaro, la quale dal gennaio 2017 si è licenziata avendo vinto un concorso pubblico scolastico. Un “conflitto” di interessi in meno !

 

Gli amici di Striscia hanno portato alla luce anche delle vicende imbarazzanti, come ad esempio quella relativa ad una gara di acquisto di arredamenti che inizialmente ritenuta perfettamente in regola, viene aggiudicata alla GIVAS srl una delle due aziende che avevano presentato offerta.

 

La società SERVIMED srl, seconda classificate ed esclusa, ha però immediatamente fatto ricorso lo scorso 15 marzo 2018 al Tar di Lecce, notificandolo all’ ASL Taranto ed ecco che all’improvviso l’ ASL annulla l’aggiudicazione poichè “si è rivelato che la procedura di gara non risulta pienamente rispondente ai principi di trasparenza…e per non aver effettuato l’ Amministrazione la verifica di conformità su tutti gli articoli in gara e per altro verso, per aver inserito nella lettera di invito la descrizione di un bene che va ad identificare delle apparecchiature fornite specificatamente da un’ azienda” della serie, un bando fatto su misura per far vincere un’azienda. L’ ASL Taranto come racconta in esclusiva  Striscia la Notizia e come  il Corriere del Giorno è in grado di documentarvi “integralmente” ha immediatamente fatto retromarcia . Per evitare qualche implicazione penale forse ? Resta legittimo chiedersi cosa aspettino la Guardia di Finanza, il NAS dei Carabinieri ad intervenire ?

REVOCA GARA ONCOLOGIA PERCHE SI SONO ACCORTI CHE LA GARA RICONDUCEVA A POCHE DITTE

Una vicenda che è finita sotto i riflettori dell’ ANAC, l’ Autorità Nazionale Anticorruzione guidata dal magistrato Raffaele Cantone, che si è immediatamente attivata come Striscia la Notizia ha prontamente documentato.

 

L’inchiesta di “Striscia la Notizia” è appena iniziata e sono molti i nomi della politica tarantina, ma anche della magistratura che tremano, per il timore di essere trascinati nell'”inchiesta Parentopoli” che è appena iniziata, e che troverà questo giornale accanto agli amici autori e redattori di Striscia la Notizia, con un solo fine: fare pulizia e contribuire al ripristino della legalità attraverso la denuncia attraverso l’informazione di fatti noti a molti. Ma che molti a partire dal Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, hanno preferito ignorare. Compresi i giornalisti locali, silenti sull’inchiesta di Striscia, salvo una patetica difesa “d’ufficio” del solito giornalista… in favore di Michele Mazzarano, un esperto del voto di scambio, che si è salvato da ben due processi penali solo e soltanto grazie all’intervenuta prescrizione.

La stessa salvezza conseguenza della lentezza della giustizia degli uffici giudiziari di Taranto, che hanno evitato sempre grazie alla prescrizione una condanna per “brogli elettorali” anche al giornalista “difensore” mediatico di Mazzarano . I latini dicevano “similia com similibus” (trad: i simili con i simili). Come dare loro torto ?

 

LE PUNTATE DELL’INCHIESTA LE TROVATE NELL’APPOSITA SEZIONE “LE INCHIESTE DEL CORRIERE” (Vedi QUI




Il delirio dello “smemorato” Sindaco di Taranto sull’ ILVA

di Antonello de Gennaro

Il Sindaco di Taranto dimostra ancora una volta non solo la propria totale inesperienza politica ed il suo inconsistente “peso”, ma anche di essere leggermente… “smemorato”.  E’ quanto si deduce dalle dichiarazioni odierne con cui Melucci sostiene di tutto e di più rasentando il ridicolo. Questa mattina con il solito comunicato (che non invia al Corriere del Giorno, motivo per abbiamo presentato una denuncia alle Autorità e magistrature competenti) il sindaco sostiene che l’atto istituzionale concordato fra soli…5 ministri del Governo in carica, sia una “lettera” e che “sia stata inoltrata ieri sera tardi solo dopo averla consegnata ai TG nazionali“.

Ebbene Melucci o mente sapendo di mentire, o si circonda di collaboratori e “staffiste” incapaci di intendere e di volere, in quanto  il comunicato è stato inviato alle redazioni dei giornali e TG (quelli veri) alle 21:38 , contestualmente alla pubblicazione sui siti istituzionali dei rispettivi ministeri, che sono ben diversi dal sito o dall’ Albo Pretorio del Comune di Taranto, che è è sprovvisto di un’area stampa (come fanno tutti i Comuni seri e ben gestiti) , e dove non cancellano delibere, comunicati o determinazioni dopo 15 giorni come invece accade nel capoluogo jonico nel vano tentativo di occultare le numerose “pastette” dell’ Amministrazione Comunale.

Purtroppo Melucci non ha alcun titolo di laurea che possa aiutarlo a capire ed applicare le norme di Legge nazionali ed europee, affidandosi ad avvocati di dubbia e limitata preparazione, e sostiene che  “i ministri vogliano allontanare ogni ipotesi di accordo, vogliano mettere gli enti locali nella difficile condizione politica di non poter arretrare”. Secondo il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, la gestione della vertenza Ilva  sarebbe “fallimentare” e che “può essere superata solo dall’intervento diretto del capo dello Stato. Ed è a lui che affido le sorti della città”. Dichiarazioni che sono più vicine ad un vero e proprio delirio esistenziale, che ad un ragionamento politico istituzionale. Qualcuno avvisi il disattento (o smemorato ?) Sindaco di Taranto che i sindacati nazionali e locali confederali, la Confindustria, la Provincia di Taranto ed il Governo sono tutti d’accordo sulla bontà della soluzione sull’ ILVA che solo a Taranto ha “salvato” 14mila dipendenti diretti, oltre 4mila dell’indotto e 350 società che lavorano per lo stabilimento siderurgico del capoluogo jonico.

Melucci con queste dichiarazioni fa riferimento alla decisione del Consiglio dei Ministri che ieri sera ha ridicolizzato e respinto la proposta di accordo di programma avanzata dalla Regione Puglia e dal Comune di Taranto che pretendevano di stravolgere il Dpcm del 29 settembre scorso che contiene il piano ambientale dell’ILVA, contro il quale i due enti pubblici pugliesi hanno presentato ricorso al Tar di Lecce contro il Governo rinunciando alla sospensiva cautelare, che altro non era che una vera e propria “minaccia politica ” al limite del reato di estorsione previsto dal Codice Penale. Il sindaco definisce fallimentare una soluzione che ha portato il più grosso gruppo mondiale nel settore siderurgico, i franco-indiani di Arcelor Mittal, a  rilevare a seguito di una regolare gara le attività dell’ ILVA espropriate al Gruppo RIVA.

Eppure Melucci dovrebbe sapere cosa sono le gare, come si partecipa, quali sono le norme che le regolamentano, visto nella sua precedente vita imprenditoriale, a capo di un consorzio di operatori portuali, le gare le ha sempre perse, compresa quella per rilevare la società ILVA Servizi Marittimi. Parla di  un fallimento “ormai prevedibile di una aggiudicazione al limite delle leggi e dell’etica“. In realtà chi rischia il fallimento sono le deficitarie attività personali delle società personali di Melucci, di cui ha affidato l’amministrazione a sua moglie e suo padre, senza però cedere le proprie azioni, vivendo quindi in un imbarazzante conflitto di interessi.

Come non ridere quando Melucci scrive “Ora studieremo con i nostri tecnici e consulenti il da farsi, ma oggi è davvero complicato immaginare un percorso che si allontani dalle aule della giustizia nazionale e comunitaria. Probabilmente, questi Ministri hanno voluto segnalare ai tarantini che non sono più, da questo momento, i nostri interlocutori. Ormai è evidente che la gestione fallimentare di questa vertenza epocale può essere superata solo dall’intervento diretto del Capo dello Stato. Ed è a lui che da sindaco di Taranto affido le sorti della città”.

Emiliano, Mazzarano e Melucci: l’Armata Brancaleone di Fronte Democratico

E chi sarebbero i consulenti ? I quattro dirigenti comunali ? O i consulenti di Emiliano privi di alcuna competenza scientifica o giuridico-tecnica ?  Povero Sindaco Melucci non sa più a che santo votarsi. Adesso si accoda persino alle iniziative (che resteranno prive di alcun riscontro ed effetto concreto) dei soliti pseudo-ambientalisti di rivolgersi al Capo dello Stato, all’ Unione Europea, dimenticando che da un giorno all’altro rischia di essere sfiduciato in consiglio comunale e di dover tornare a fare il mediatore portuale con la sua valigetta in mano, lavoro che ha fatto sino a 7 mesi fa, e con risultati economici non molto brillanti, come i bilanci delle sue società dimostrano e confermano. Non a caso Emiliano gli ha affiancato un proprio ex-assessore barese (Rocco De Franchi) per consentirgli di amministrare la città.

Melucci gioca con i soldi dei contribuenti di Taranto quando annuncia che  “Il Comune di Taranto sta valutando di dare mandato ai propri legali di ripresentare opportuna istanza cautelare del suo ricorso innanzi al Tar di Lecce, ora arricchita nelle motivazioni. Sta, inoltre, valutando esposto alla Procura della Repubblica in relazione al diniego degli uffici del Mise circa l’accesso agli atti dell’aggiudicazione Ilva (contratto e piano industriale)dimostra di non capire nulla di Legge. Infatti nella fase attuale in cui è il procedimento, prima del 6 marzo data in cui il Tar del Lecce deciderà sull’eccezione presentata dai legali dell’ ILVA sulla competenza territoriale del Tribunale giudicante , il Comune di Taranto non può fare nulla e tanto minacciare ulteriori aggressioni legali. Contro un diniego per mancato accesso può rivolgersi al TAR competente.

Per la precisione il Comune di Taranto potrebbe soltanto presentare ex-novo una nuova istanza al Tar del Lazio, contro il DCPM del 29 settembre scorso che contiene il piano ambientale dell’ILVA , iniziativa questa che però coprirebbe ulteriormente di ridicolo e sconfesserebbe l’attività sinora svolta dallo Studio Legale Vernola di Bari nominato per decisione del Sindaco e del Vice Sindaco di Taranto, e “profumatamente” pagato dai cittadini di Taranto . Il Sindaco aggiunge che “il  Civico Ente sta raccogliendo elementi utili all’esposto presso le Autorità UE circa la procedura di aggiudicazione del compendio industriale. Istituzioni locali e nazionali, potenziali investitori e lavoratori, cittadini tutti, devono oggi essere consapevoli che o si dà soddisfazione piena alle istanze di Taranto o nemmeno la chiusura definitiva dello stabilimento Ilva rappresenta più un tabù per l’Amministrazione comunale.

Siamo veramente curiosi di vedere come faranno gli “amici” di Emiliano candidati nel PD a Taranto e provincia, a raccontare in campagna elettorale alle oltre 18mila famiglie ed alle 350 imprese che lavorano nell’indotto siderurgico tarantino che “nemmeno la chiusura definitiva dello stabilimento ILVA rappresenta più un tabù per l’Amministrazione comunale”. Ecco cari lettori come dei dilettanti allo sbaraglio mandano in fumo i voti del Partito Democratico (a cui si è iscritto da appena un anno) nel territorio di Taranto, con investimenti già finanziati dai Governi Renzi-Gentiloni ,  soldi già assegnati dal CIPE e disponibili per circa un miliardo di euro, soldi con i quali da tre anni si sta lavorando alla ricostruzione della città. Senza dimenticare un miliardo e 350 milioni di euro (soldi confiscati dalla Procura di Milano  ai Riva in Svizzera) messi a disposizione dei Commissari Straordinari per il risanamento ambientale dell’ ILVA, che verranno utilizzati con la copertura dei parchi minerari, i cui lavori inizieranno a febbraio per concludersi entro due anni.  Ancor prima che arrivasse Melucci e la “banda” di Emiliano a cercare di prendersi meriti non propri, come loro abitudine.

Lo smemorato Melucci dimentica (o tanto per non cambiare “ignora” ?) ancora una volta i limiti delle sue competenze amministrative-ambientali che gli sono stati ricordati dall’ Amministrazione Provinciale di Taranto con il proprio ricorso al TAR con cui si appoggia il Governo contro il Comune di Taranto e la Regione Puglia. Il Sindaco di Taranto millanta il “coinvolgimento totale e trasparente della nostra comunità, al contrario di quanto sempre disposto dal Governo, continueremo a pubblicare tutti gli atti salienti di questa vicenda. Noi abbiamo nulla da nascondere”. In realtà questo Comune nasconde spesso e volentieri i propri atti amministrativi, come accaduto con la nostra testata giornalistica a cui viene negato il diritto di accesso agli atti amministrativi comunali su delle assegnazioni irregolari e sospette del Comune di Taranto. Se Melucci vuole siamo pronti anche noi a pubblicare tutti i documenti sulla mancanza di trasparenza del Comune di Taranto. Ed anche la presenza di interessi di parenti diretti dei dirigenti comunali coinvolti nelle opere comunali in corso d’ opera, a partire dal Teatro Fusco….

“La Bellanova offende Taranto” ? Scrive Melucci: “ Anche il viceministro Bellanova non perde occasione di offendere questa città, sempre con un tempismo tragicomico, a lei devo purtroppo chiedere di non dirci quali siano o non siano gli argomenti da trattare in questo mese. Perché, al contrario suo, io non sono in campagna elettorale e qui a Taranto l’Ilva non è un tema da sfoderare su di un manifesto elettorale. L’Ilva qui da noi è presenza ingombrante e costante. Bene ha fatto il segretario Renzi a evitarle il collegio di Taranto, piuttosto”. Il sindaco Melucci con queste affermazioni manifesta ( o meglio, conferma) la sua totale mancanza di stile e correttezza istituzionale, sputando persino nel piatto in cui mangia da mesi, dimenticando quanto la Bellanova si sia spesa per Taranto ed anche  per la sua campagna elettorale a Sindaco di Taranto, sbagliando secondo noi.

“Chiediamo, poi, alla Regione Puglia – prosegue il delirio mediatico di Melucciche metta finalmente ordine tra i propri organismi che hanno un ruolo nella vertenza, per stemperare nuove strumentalizzazioni da parte di questo Governo ormai agli sgoccioli” . sostenendo che  “i Ministri interessati hanno perduto l’ennesima opportunità di coinvolgere costruttivamente il Comune di Taranto e la comunità ionica in una vera e propria negoziazione dei grandi temi di interesse intorno alla vicenda Ilva. È, inoltre – conclude il sindaco – talmente evidente il totale disinteresse per il merito della vicenda, è talmente smaccata la chiave di lettura unicamente elettorale e speculativa della questione Ilva sulla pelle di Taranto, che non hanno avuto neanche il pudore di risponderci prima della chiusura delle liste, hanno atteso il closing. La paura che una posizione così offensiva potesse turbare la caccia ai seggi era troppo grande perché si potesse discutere in modo oggettivo e sinceramente interessato della salute dei tarantini e del destino dei lavoratori“.

Qualcuno spieghi a Melucci, che il suo “tutor” Emiliano ha imposto e candidato a Taranto  il segretario provinciale del PD di Bari, e non quello di Taranto Giampiero Mancarelli, che con il viceministro Teresa Bellanova e Ludovico Vico hanno fatto scendere a Taranto per la sua campagna elettorale mezzo Governo. Qualcuno spieghi al sindaco “crispianese”che un Governatore regionale non può imporre niente a nessuno, al limite forse al suo fidato autista-segretario Gianni Paulicelli indicandogli che strada prendere con l’auto nei loro viaggi e  spostamenti. E’ disinteresse aver trovato un gruppo che investe la bellezza di 5 miliardi per risanare e rilanciare lo stabilimento siderurgico di Taranto, rispettando le stringenti normative ambientali previste ? In effetti cosa ci si può aspettare da uno come Melucci che come amministratore di una società (la sua) si accontentava di 2mila euro al mese, per non gravare sui debiti e le perdite non essendo stato capace di generare utili e profitti ? A proposito Sindaco, ha finalmente pagato il suo debito con la sua addetta stampa Maristella Baggiolini che ha impegnato in  campagna elettorale ? O forse le stanno solo a cuore le sorti economiche della sua adorata “staffista” Doriana Imbimbo ?

Lo “smemorato” Melucci ha dimenticato però più di qualcosa. La vera “genesi”, cioè origine  della sua candidatura (immeritata) a Sindaco di Taranto. Ma è bene che una volta per tutte vi raccontiamo noi come si è arrivati alla sua candidatura. Oltre un anno fa in una cena mi venne offerta la candidatura “indipendente” a Sindaco di Taranto, appoggiato dal centrosinistra, in qualità di espressione della società civile e della tarantinità (come ben noto Melucci è di Crispiano), ma alla presenza di alcune persone di sicuro affidamento e serietà, rifiutai cortesemente la proposta ricevuta non avendo voglia di lasciare il mio progetto di rinascita del Corriere del Giorno. E’ stata la seconda volta che uno schieramento politico mi offriva la candidatura a Sindaco di Taranto. La prima offerta  infatti era avvenuta prima del secondo mandato di Ippazio Stefàno dai vertici romani del centrodestra “berlusconiano”, ma anche in quel caso gentilmente, ringraziando per la lusinghiera offerta, rifiutai.

Rinaldo Melucci e Costanzo Carrieri

La stessa offerta venne avanzata ad un noto banchiere della provincia jonica di comprovata esperienza, il quale rifiutò, e mi pregò in una nostra successiva conversazione “privata” intercorsa, nella quale gli chiesi il perchè del suo rifiuto, di non farne mai menzione. Ed infatti per correttezza lo scrivo soltanto oggi a distanza di oltre un anno. Dopodichè il PD tarantino per evitare la guerra interna fra le sue “seconde file”  cioè Piero Bitetti, Gianni Azzaro, e Lucio Lonoce, decise di proporre la candidatura all’amico e collega Walter Baldacconi, direttore dell’emittente televisiva Studio 100, il quale anch’egli usando la ragione e saggezza declinò la proposta ricevuta. A quel punto il coordinatore provinciale tarantino Costanzo Carrieri ed Ennio Pascarella (ex Presidente provinciale del Pd ) proveniendo dalla corrente degli amici di Donato Pentassuglia ed entrambi molto vicini all’on. Michele Pelillo, prima di saltare sul carrozzone dell’ Armata Brancaleone (pardon Fronte Democratico) di Michele Emiliano., arrivarono a mettere persino degli annunci sui socialnetwork invitando i cittadini ad avanzare la propria candidatura. Ma nessuno rispose.

La candidatura di Melucci fu l’ultima scelta, che come sempre si è rivelata la più sbagliata. Ma va  ricordato sopratutto a lui, la sua candidatura a Sindaco fu sostenuta in campagna elettorale da tutto il PD con il gruppo dell’ Associazione Liberdem in testa guidato da Walter Musillo e di cui faceva parte anche Gianni Azzaro. Erano loro il suo comitato elettorale, che ha rinnegato e tradito, e non gli arrampicatori e gli “staffisti” e “staffiste” dell’ultima ora di cui attualmente si circonda.

Walter Musillo e Rinaldo Melucci

Melucci si diletta a parlare di “rebranding” (sulle municipalizzate)  di “closing” (sulle liste elettorali) . Ma si dimentica che quando ci sono le campagne elettorali solitamente è tutto il partito ed i suoi iscritti (qualsiasi esso sia) ad impegnarsi per conquistare la vittoria finale. Ma uno che è stato eletto e “nominato” grazie al lavoro ed impegno degli altri, purtroppo (per lui) questo non potrà mai capirlo. Per fortuna di Taranto il mandato di Sindaco dura 5 anni (ed a volte molto meno…) , i “miracoli” non si ripetono e quindi un bel giorno Rinaldo Melucci potrà tornarsene finalmente a Crispiano con la sua valigetta da mediatore portuale, insieme alla sua corte di aspiranti consultanti, consiglieri, portaborse e staffisti.  In campagna c’è posto per tutti.

La città di Taranto quel giorno sarà finalmente salva e libera.




Quelle inutili conferenze e passerelle … Smentite le “cassandre” sul dissesto del Comune di Taranto

ROMA – Sembra arrivata al capolinea la lunga storia infinita sul dissesto del Comune di Taranto. Nell’ormai lontano 2004  l’ex Banca Opi si era offerta in veste di “tutor” finanziario del Comune di Taranto mettendo a disposizione 250 milioni di euro che vennero utilizzati a onorare i 142 milioni di debiti che l’Amministrazione Comunale di Taranto  aveva maturato . La differenza, cioè 108 milioni venne quindi destinata ed utilizzata per delle spese di investimento.

Nel 2006 il commissario Blonda bloccò il pagamento delle rate alla Banca Opi in quanto il Comune di Taranto  non aveva più neanche i soldi per versare  ai dipendenti comunali i loro stipendi. Successivamente si arrivo ad una transazione con l’Osl – Organismo Straordinario di Liquidazione per l’importo di 25 milioni. Ma la banca pretendeva gli interessi, e quindi la Osl chiarì la sua posizione con fermezza in quanto era competenza sua trattare e nacque un contenzioso con l’amministrazione comunale tarantina.

Tre anni dopo, nel 2009 a seguito di una causa in Tribunale  vi fu una prima sentenza che dichiarò nullo il contratto fra la Banca Opi ed il Comune di Taranto. Successivamente la Corte di Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto  e nel 2012 , confermò la sentenza di primo grado. Secondo le valutazioni dei magistrati nei primi due gradi di giudizio, il contratto stipulato con ex Banca Opi non ha consentito al Comune di andare avanti, provocando la conseguente dichiarazione di dissesto.

La sentenza della Corte di Cassazione – Sezione Civile relativa alla questione dei BOC (i  Buoni Ordinari Comunali) contratti nel 2004 sotto la gestione della Giunta Di Bello-Tucci, fa rientrare nelle disponibilità del Comune 198 milioni di euro, fondi questi che erano stati accantonati dalle precedenti giunte comunali per un’ eventuale sconfitta del Comune di Taranto in Tribunale, e che invece adesso potranno essere utilizzati ora diminuire le tasse e  mettere a disposizione della città dei servizi “reali”. Uscire “ufficialmente” dal dissesto, di fatto renderebbe possibile (legalmente e tecnicamente parlando)  al Comune di Taranto di poter procedere alle assunzioni, per coprire le carenze dell’attuale la pianta organica, conseguenza del procedimento instaurato nell’ ottobre 2006  dall’allora commissario prefettizio, Tommaso Blonda .

Adesso il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci potrà rivolgersi al Ministero degli Interni per ottenere l’agognata attesa delibera ufficiale di conclusione ed uscita dal dissesto, presentando il piano di estinzione dal quale si rileva che la massa passiva debitoria rapportata ai 200mila abitanti di Taranto, adesso è di pochi milioni di euro e che potrà essere facilmente risolta con un prestito da dilazionare comodamente negli anni, anche se ci sono alcuni ostacoli da risolvere. Innanzitutto l’ OSL che finora ha lavorato al rallentatore… dovrà concordare e quindi concludere le restanti partite debitorie con alcuni creditori. Ma sopratutto occorre verificare e quantificare con esattezza la massa debitoria del Comune di Taranto per evitare che possa compromettere ed indurre in errore le valutazioni del Ministero degli Interni per emanare l’attesa delibera di uscita dal dissesto.

L’ex  sindaco Ippazio Stefàno  un anno fa in conferenza stampa aveva reso noto che il Comune di Taranto  sotto la sua gestione aveva risparmiato ed accantonato circa 100 milioni di euro, somme risultanti come “avanzo di bilancio” vincolato. La disponibilità del Comune era di poco più di 170 milioni, in quanto gli altri 70 milioni sono composti dalle disponibilità dell’ Organo Straordinario di Liquidazione (ammontanti a 44 milioni) e conseguentemente ai crediti vantati da Banca Intesa Sanpaolo ( che ha rilevato Banca Opi) per l’importo di 26 milioni più interessi , che la banca doveva restituire al Comune.

Onestamente è semplicemente “ridicolo” apprendere che il nuovo sindaco Sindaco Rinaldo Melucci, ieri sera abbia “formalmente e con emozione ringraziato tutti i propri collaboratori per questo risultato che si avvicina a meno di 90 giorni dal completo insediamento della compagine amministrativa“. Emozione ? Risultato ? Tutto ciò è frutto, e bisogna ammetterlo con onestà delle precedenti giunte di centrosinistra guidate da Ippazio Stefàno, e sopratutto all’avvocato patrocinante in Cassazione che ha ben difeso le ragioni del Comune di Taranto.

Una sentenza quella della Corte di Cassazione che mette a tacere tutti quei “professorini”, commercialisti  e le “cassandre” interessate che in un recente convegno universitario avevano sostenuto che il Comune di Taranto era ancora in dissesto, ma come il nostro Direttore fece presente con un suo intervento, lungimirante molti professori sono abituati a “teorizzare” opinioni personali, e qualche fornitore insoddisfatto del Comune di Taranto a buttare benzina sul fuoco per squallide ragioni personali che presto renderemo note e documenteremo con una nostra imminente inchiesta, sulla base di documenti “ufficiali” che spiegheranno molte cose dietro le quinte di Taranto. Comprese le fatture “facili” autorizzate da burocrati infedeli rimossi dal Sindaco Stefàno.

Ecco l’ordinanza della Corte di Cassazione:

Cassazione Civile_Ordinanza Taranto

 




Lo studio del prof. Turco sulla storia infinita sul dissesto del Comune di Taranto

ROMA – Un bilancio comunale sparito introvabile, e tante ombre su un dissesto che nessuno ha ancora chiarito e spiegato, documenti alla mano fino in fondo. Ma che è servito al commercialista tarantino Mario Turco per realizzare a casa uno studio commissionato, presentato alla Camera di Commercio di Taranto, il cui presidente Cav . Luigi Sportelli è notoriamente coinvolto attraverso una sua società la Sincon nel dissesto comunale vantando un presunto credito. Società che come tante altre non ha inteso transarre come molte altre con l’ OSL. Il dottore commercialista Turco è professore a contratto dell’ Università del Salento.

Il dissesto di Taranto viene imputato erroneamentealla Giunta Di Bello, mentre in realtà è conseguente ad una gestione comunale deficitaria, duratura da 20 anni prima, e cioè dalle giunte Guadagnolo, Cito, De Cosmo e successivamente ereditata  dall’ amministrazione comunale guidata dalla Di Bello, come ha onestamente ammesso dallo stesso Turco autore dello studio-ricerca.

E’ assolutamente doveroso per il nostro giornale rendere noto un forte contrasto in essere, taciuto a molti, ma in realtà esistente e ben noto a tutti, e cioè che la società (SINCON ) del Cav . Sportelli, risulterebbe aver richiesto in passato al Comune di Taranto il pagamento di fatture prive di alcun ordinativo, la cui documentazione completa è stata acquisita dal nostro giornale, motivo per cui il Sindaco Ippazio Stefàno con un provvedimento rimosse il dirigente competente Rosa De Benedetto che ne autorizzava illegittimamente il pagamento. Chiaramente questo è quanto si evince dai documenti amministrativi e disciplinari del Comune.

 

Contrariamente a quanto prospettato dal commercialista dr. Turco,  il Comune di Taranto in realtà non rischia un secondo dissesto alle porte come qualcuno vorrebbe far presagire.  Ad oggi, il totale delle somme trasferite dal Comune di Taranto alla Osl ammonta a 128.403.834,68 euro. Una cifra imponente, pagata dalle casse dell’ amministrazione comunale tarantina, nel corso del “quinquennio di prescrizioni” in cui il Comune guidato da Stefàno è stata autorizzato per legge a mantenere la tassazione ai massimi livelli. Circostanza questa che il dr. Turco si è ben guardato dall’evidenziare.

Stralciando la “partita dei Boc” (circa 250 milioni di euro) in realtà contrariamente a quanto emerso da questa ricerca unidirezionale restano da pagare debiti per pochi milioni di euro. Il Comune, sta provvedendo a trasferire all’Osl le somme necessarie ad avviare le ultime transazioni. Ci sono poi le “cause pendenti”, il cui valore nominale ammonta ad oggi  circa 80 milioni di euro. Se il Comune che finora ha vinto tutte le cause intercorse, dovesse essere condannato, ovviamente dovrà pagare. Se le dovesse vincere invece dovrebbe incassare non pochi soldi dal Gruppo BancaIntesaSanpaolo.

Interessante la relazione del dr. Davide Di Russo vice presidente del Consiglio Nazionale dell’ Ordine dei Commercialisti basata sullo studio effettuato recentemente sui dissesti delle pubbliche amministrazioni in tutt’ italia, anche se un pò disinformato sul “caso Taranto” con le sue considerazioni sulla presenza di ben 15 candidati (in realtà erano 10) alla poltrona di Sindaco dopo il dissesto. Ignorando che nel frattempo sono passati 10 anni e sopratutto che fra quei 10 candidati c’era anche la moglie di un commercialista seduto in prima fila, membro del consiglio dell’Ordine dei Commercialisti di Taranto, il quale come la prevalenza dei commercialisti eletti nel Consiglio dell’ ordine dei commercialisti tarantini, lavora prevalentemente grazie alle curatele fallimentari, consulenze e perizie per il Tribunale e la Procura della repubblica.

SLIDES DOTT. DAVIDE DI RUSSO

In questi anni l’Osl ha complessivamente effettuato oltre 24mila transazioni, dato che non è stato preso in considerazione (come mai ?) nello “studio”… di Turco, accantonando circa 34 milioni euro, frutto di offerte transattive avanzate ma rifiutate dalla controparte. Comprese quelle della Sincon di Sportelli.

E la Camera di Commercio tace….

Alla Camera di commercio tarantina invece tutto tace sulla questione AGROMED, sollevata due anni fa dal nostro giornale, società partecipata con ugual quota (33%) dal Comune di Taranto e dalla Camera di Commercio di Taranto, che ha in cassa fondi inutilizzati  per 10.924.000 euro, versati su un conto corrente della BCC di S.Marzano di S. Giuseppe. il cui incarico di tesoreria scadrà il prossimo 31 dicembre 2017. Ma questo particolare deve essere sfuggito… nella ricerca di Turco sulle attività economiche del Comune di Taranto.. Sarà forse perchè è sul libro paga (come revisore) di questa società ferma, immobile e che non svolge alcuna attività?

 

 

Dall’ultimo bilancio disponibile di Agromed  approvato nell’ aprile 2016 si legge che “in merito agli indici di redditività si segnala quanto segue: a) il ROE (Return on equity) – Indice di redditività del capitale proprio – sia netto che lordo, presenta nuovamente un andamento decrescente, dovuto alla riduzione dei tassi di interesse applicati alle disponibilità di conto corrente, correlati all’andamento del T.U.R. fissato dalla B.C.E. b) il ROI (Return on investment) – Indice di redditività del capitale investito – presenta valore negativo data l’assenza di ricavi della gestione caratteristica. c) il ROS (Return on sales) – Indice di redditività operativa – non è calcolabile, dal momento che il denominatore del rapporto (Ricavi delle vendite) è pari a zero.

Anche in questo caso, questi soldi, fermi, immobili giacenti sul conto corrente di una banca (il cui presidente Franco Cavallo e direttore generale Emanuele Di Palma siedono nel consiglio della CCIAA di Taranto ) che ci lucra utilizzandoli per le proprie attività di finanziamento alla propria clientela, nessuno ne parla, data la generosità di questa banca ad elargire elemosine pubblicitarie alla stampa locale o allestire sedi faraoniche ad ogni buon gusto di gestione economica

Sino a quando durerà Agromed ? Cosa si aspetta a questo punto a liquidarla o ad utilizzare finalmente gli oltre 10 milioni di euro per i reali fini istituzionali, e non lasciarli fermi immobili su conti bancari  ?

Ma le “stranezze” della Camera di Commercio di Taranto non finiscono mai. Infatti da alcuni mesi è apparso online NOI CAMERA ( vedi QUI) il blog “ufficiale” della Camera di Commercio di Taranto gestito in spregio alle vigenti leggi italiane sulla trasparenza. Infatti non risulta nell’area Amminsitrazione Trasparente della CCIAA di Taranto non risulta alcun ruolo, incarico e compenso economico per i curatori (“TEAM“) di questo blog, fra i quali risulta persino un Senatore della repubblica, Mauro Del Barba, un ex-impiegato nativo e residente a Sondrio in Lombardia, membro della 5a  commissione Bilancio e della commissione parlamentare per le questioni regionali.  Che si non capisce che attinenza abbia con il blog della Camera di Commercio di Taranto, ente che assegna incarichi senza alcun bando di evidenza pubblica

 

 

Ma quello che è ancora peggio, è che non è dato sapere di chi sia proprietà di questo blog, che dalle nostre ricerche online, risulta “mascherato” e quindi anonimo. Alla faccia della trasparenza e legalità.

Per non parlare poi dell’ufficio stampa affidato formalmente ad un avvocato, Domenico Carbone, giornalista pubblicista, il quale notoriamente si occupa in realtà da sempre dell’ufficio di conciliazione, come si evince nella pianta organica della Camera di Commercio di Taranto, ente che da anni paga fior di quattrini a persone assunte senza alcun titolo o esperienza reale, o parenti di magistrati del Tribunale di Taranto. Ma in questo caso si tratta di assunzioni effettuate dalle gestione precedenti al Cav. Sportelli, quando l’ente camerale era molto “generoso” anche con i giornalisti locali.




Ma per avere una Taranto migliore bisognava aspettare 1500 pensionati inglesi?

di Antonello de Gennaro

ROMA – Ieri ero a Taranto ed ho avuto modo di visionare personalmente il “taroccamento” di una città diversa, vestita a festa, per accogliere la 1a nave da crociera che è sbarcata nel porto di Taranto, facendo una sosta turistica, grazie unicamente all’attivismo, l’efficienza e la voglia di “fare” dei soci dello Ionian Shipping Consortium guidato da Rinaldo Melucci. Nelle ore che hanno preceduto l’arrivo della nave Thompson Spirit , finalmente qualcuno del Comune di Taranto, dell’ AMIU e del Comando della Polizia Locale si è ricordato di fare il proprio dovere, pulendo a nuovo una parte della città (e tutto il resto ?) , sgomberando spazi pubblici occupati abusivamente nella città vecchia, per offrire ai circa 1.500 turisti, in prevalenza pensionati inglesi una nuova immagine.


Nelle ore di permanenza della nave a Taranto,
ripartita nel pomeriggio, sono scomparsi i parcheggiatori abusivi, che taglieggiano quotidianamente i tarantini ed i malcapitati forestieri di passaggio, raddoppiando in tal modo la tassa di sosta nelle vie del centro e sul lungomare. Davanti al Museo del Marta finalmente “qualcuno”, dopo la provvidenziale riunione tecnica voluta dal nuovo Prefetto, ha collocato un furgone delle forze dell’ ordine che hanno allontanato malintenzionati, tossici, e mendicanti dalle adiacenze del Museo e del mercatino che la Confartigianato aveva organizzato in piazza  Garibaldi.

Resta da chiedersi: ma i tarantini che pagano le tasse comunali e nazionali, che vivono a Taranto, hanno forse meno diritti dei 1.500 turisti-pensionati inglesi, per potersi godere la propria città ? Sono forse figli di un Dio minore ? Ed i vigili urbani quando la smetteranno di fare da “cavalier servente”, autista , tuttofare ai vari assessori (Sindaco compreso) e si ricorderanno chi gli paga lo stipendio ogni mese e torneranno quindi a fare il loro dovere e lavoro per le strade della città ?

Giusto per darvi un esempio, domenica mattina nell’ atrio di Palazzo di Città ho visto e contato personalmente 16 vigili fermi lì. inutilizzati,  senza far niente, ed una decina di loro erano comodamente seduti a parlare di fatti loro, mentre gli altri erano impegnati a fare i “ruffiani” con i vari candidati che depositavano le liste elettorali per le prossime elezioni amministrative.

Leggendo i commenti, le notizie del giorno dopo, pubblicate questa mattina dalla stampa locale, ho visto anche tanti racconti che evidenziavano lo stupore dei turisti inglesi alla presenza di cameramen televisivi, fotografi, del sindaco (uscente) Ippazio Stefàno , del presidente dell’ Autorità Portuale di Taranto  Sergio Prete, che è bene ricordarlo, NON hanno avuto alcun ruolo in questa nuova iniziativa turistica, e cercano in maniera quasi patetica se non vergognosa i riflettori per prendersene i meriti. Soltanto a Taranto infatti si è potuto vedere un anno fa il taglio del nastro con la presenza di una rappresentate del Governo, del prossimo terminal turistico interno al Porto che costerà al contribuente la modica…cifra di 6milioni e 600mila euro, che avrebbe dovuta essere pronta in concomitanza dell’arrivo delle navi crociera, e che invece non è stata completata e quindi non è pronta! 


Ancora una volta questa Autorità Portuale ha dimostrato la sua inefficienza
nel far rispettare le tempistiche degli appalti, che è stata la vera causa che ha svuotato il Porto di Taranto, facendo scappare verso altri lidi e porti (fra cui Livorno) i terminalisti , lasciando a casa e oltre 500 persone (e rispettive famiglie) che hanno perso il posto di lavoro.

Ma tutto questo nessuno lo ricorda, nessuno lo scrive ad eccezione del CORRIERE DEL GIORNO. E siamo fieri di essere gli unici in questa campagna di informazione libera ed indipendente, in una città dove la “stampa-monnezza” è troppo compromessa, comprata e pagata con qualche centinaia di euro, come raccontò Marco Travaglio il direttore de Il Fatto Quotidiano in occasione della sua presenza al concertone del 1° maggio 2016.

Abbiamo fatto fare un giro per le vie del centro cittadino di Taranto ai nostri collaboratori locali, ed abbiamo verificato che molti negozi erano chiusi, praticamente quasi nessuno aveva previsto e predisposto il listino prezzi nei bar e ristoranti in lingua inglese (come accade in tutte le località turistiche italiane). Abbiamo scoperto che un noto produttore di vino della provincia estrema jonica, molto vicino al “grembiulino” di Sergio Prete, ha fatto consegnare ad alcuni ristoranti del centro cartoni di bottiglie di vino da offrire ai turisti, per farsi della pubblicità, in una maniera fiscale poco lecita, sui cui farebbe bene la Guardia di Finanza ad indagare. Volte scommettere che qualche ristoratore quel vino se l’è venduto a qualche ignaro cliente ?

Un candidato Sindaco di Taranto, a cui chiaramente non facciamo pubblicità gratuita e peraltro ingannevole, ha diffuso un comunicato stampa sull’arrivo della Thompson sostenendo che  “va dato atto al lavoro svolto in questi anni dall’Autorità Portuale che è riuscita a realizzare un’operazione che speriamo possa contribuire a risollevare finalmente un comparto economico che da troppo tempo attende un rilancio”. Affermazioni queste assolutamente prive di fondamento che dimostrano la pochezza di certe candidature, di cui Taranto dovrebbe fare a meno. Ma forse per questo candidato-sindaco, che ha nelle proprie liste non pochi “grembiulini” vicini all’ Avv. Sergio Prete,  riconoscere i meriti a chi ha lavorato in realtà (cioè lo Ionian Shipping Consortium guidato da Rinaldo Melucci)  per questo evento per la città di Taranto deve costargli molto…

Sono molto curioso a questo punto di vedere come si svolgerà domenica  21 maggio  la gara nazionale “STRATARANTO”  e tappa del Campionato Corripuglia quando i previsti 2500 atleti invaderanno Taranto. Sono quasi il doppio dei pensionati inglesi sbarcati per qualche ora dalla nave da crociera. C’è da augurarsi che anche in questa occasione la città, il Comune di Taranto non si faccia trovare impreparata. Pensate che l’ anno scorso nella centrale piazza Immacolata che era il punto di partenza della corsa,  era piena di rifiuti cartoni di pizza, carte, bottiglie di vetro abbandonati per terra anche perchè i cestini erano stracolmi, i bar quasi tutti chiusi (tutti al mare forse ???!!!)

C’è da augurarsi che il Comune di Taranto, le associazioni di categoria, i commercianti, gli esercenti, i bar e ristoranti ripetano che è stato fatto per i turisti inglesi sbarcati a Taranto  dalla nave Thompson Spirit che per qualche ora hanno visitato la nostra città. C’è da augurarsi che questa amministrazione comunale che è ormai sulla soglia del fiine del proprio mandato elettorale, faccia trovare Taranto pulita, sicura.  Molti dei  podisti partecipanti sono sopratutto donne e chiaramente chiederanno l’uso del bagno . Speriamo che non accada come successo l’anno scorso quando veniva risposto da quasi tutti che è guasto.

Questa gente, i loro amici e parenti al seguito consumeranno sicuramente qualche caffè, qualche bottiglietta d’acqua minerale. Dopo la gara saranno affamati ed assetati e sicuramente consumeranno nei bar e ristoranti che si saranno rivelati gentili,  un aperitivo, oppure mangeranno un panino.  Molti degli atleti sono con famiglie al seguito che restano tutto il giorno in città e  quindi se informati opportunamente vorranno visitare le bellezze  di Taranto. Il podista medio è solitamente persona abbastanza colta .

Il museo del Marta, il Castello Aragonese, le chiese, gli ipogei della città vecchia possono attrarre questa gente che, se non potrà visitarli domenica prossima., sicuramente vi ritornerà fra qualche giorno, in quanto non dovrà pagare il costo di una crociera via nave per tornare a Taranto ma percorrere solo qualche decina o centinaia di chilometri in macchina .

E’ il momento che Taranto si  rimbocchi le maniche ed  ognuno come imprenditore, commerciante, artigiano, lavoratore ma sopratutto come “cittadino” offra il proprio contributo ad una rinascita vera, con i fatti, e non con i soliti annunci politico-elettorali.

Taranto svegliati !




Elezioni Taranto 2017: depositate le liste.

ROMA – È scaduto questa mattina a mezzogiorno il termine ultimo previsto dalla Legge per il deposito delle liste elettorali, per le prossime elezioni amministrative dell’ 11 giugno per il rinnovo del consiglio comunale. Sono scesi a 10 i “candidati” alla poltrona di sindaco : Stefania Baldassari, Piero Bitetti, Massimo Brandimarte, Mario Cito, Vincenzo Fornaro, Pino Lessa, Rinaldo Melucci, Francesco Nevoli, Luigi Romandini, Franco Sebastio.

Migliaia i candidati che concorrono come consigliere comunale, fra i quali numerosi quelli che in realtà cercano solo uno stipendio “sicuro” da consigliere comunale per prossimi 5 anni.

Stefania Baldassari,  8 liste a sostegno: “Lista Baldassari”, Taranto nel cuore”, “Forza Taranto”, “Ambiente e lavoro”, “Progetto in Comune”, “Direzione Taranto”, “Taranto Rinasce”, “Iniziativa Democratica”.
Piero Bitetti 7 liste a sostegno: “Taranto futuro prossimo”, “Taranto Bene Comune”, “Io sto con Taranto”, “Movimento civile Cultura e Università”, “Partito dei Pensionati”, “Laboratorio democratico” e “Rivoluzione cristiana”.
Massimo Brandimarte:  2  liste a sostegno: “Sds” (la stessa lista che faceva capo al Sindaco uscente Ippazio Stefàno in occasione delle precedenti elezioni amministrative e “Lista Brandimarte”.
Mario Cito 1  lista a sostegno: “AT6”.
Vincenzo Fornaro 3  lista a sostegno: “Partecipazione è cambiamento”, “Taranto Respira” e “DemA”.
Pino Lessa 1  lista a sostegno: “Lessa sindaco”

Rinaldo Melucci 7 liste a sostegno: “Pd”, “PSI”, “Che sia primavera”, “Insieme per cambiare”, “Centristi area popolare”, “PER”, “La Scelta”.
Francesco Nevoli, 1  lista a sostegno: “Movimento 5 Stelle”.
Luigi Romandini 3  liste a sostegno: “Lista Romandini”, “Taranto d’Amare” e “Taranto sorridi”.
Franco Sebastio 5  liste a sostegno: “Mutavento”, “Movimento Territorio è Vita”, “Riprendiamoci il futuro”, “Taranto in Comune” e “SiAmo Taranto”.
Potrebbero essere esclusi,

Si attende l’ufficialità dell’esclusione delle liste dei 2 candidati sindaco, Alfano Alfonso e Giuseppe Quaranta.

Aspiranti sindaco a parte, nelle 40 le liste presentate sono 1300 i candidati per i 32 posti di consigliere comunale, sembra un concorso pubblico : la caccia allo stipendio “sicuro” per i prossimi 5 anni a Taranto è aperta.




L’analisi della Corte dei Conti sul triennio 2013-2015 del Porto di Taranto. Ma Prete è sempre lì…

Sergio Prete

ROMA – La relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’Autorità Portuale di Taranto pubblicato alla fine dello scorso mese di febbraio 2017  della Corte dei Conti, che ha acceso i riflettori sulla disastrosa gestione economica e finanziaria dell’Autorità Portuale di Taranto relativamente agli esercizi 2013, 2014 e 2015, mettendo in luce i risultati negativi della gestione per l’ (ex) ed attuale presidente dell’ Autorità Portuale Avv. Sergio Prete, che dovrebbe indurre  lettori, gli operatori a chiedersi: ma dopo tutti questi guai di una gestione che i numeri dicono essere stata poco capace ed efficiente, come mai l’ Avv. Prete è stato riconfermato? Prima di andarvi a spiegare il “dietro le quinte”, andiamo a leggere i numeri accertati dalla Corte dei Conti.

Il traffico complessivo delle merci,  prevalentemente costituito da merci solide, è  diminuito in maniera esponenziale scendendo dalle  34,9 milioni di tonnellate nel 2012,  ai 22,6 milioni nel 2015, secondo la magistratura contabile “anche in conseguenza delle vicende legate allo stabilimento siderurgico dell’Ilva“.  Secondo i dati presenti sul sito ufficiale dell’Authority, il primo trimestre del 2017 si è chiuso con un traffico di 5,6 milioni di tonnellate di merci, in calo del –3,4%  rispetto ai  primi tre mesi del 2016. La diminuzione complessiva del traffico è stata soprattutto determinata dalla flessione del -11,1% delle rinfuse solide che si sono attestate a 3,0 milioni di tonnellate. Unico aumento per le rinfuse liquide , che hanno totalizzato quasi 1,3 milioni di tonnellate (+4,2%), con una crescita più accentuata registrata dalle merci varie che sono salite del +10,6% a 1,3 milioni di tonnellate.

Il traffico passeggeri risulta pressoché irrilevante, cioè inesistente. Ed i numeri sbandierati su un presunto miglioramento generale delle movimentazioni portuali a Taranto nelle varie conferenze dall’ Avv. Sergio Prete nascondono delle verità tragico-comiche sotto il punto di vista gestionale-occupazionale , che come sempre vengono ripetutamente “incappucciate”, cioè camuffate.

Il risultato finanziario della gestione portuale tarantina si mostra deficitario, essendo passata da un utile di 23,5 milioni di euro conseguito nel 2012 e di 13,5 milioni nel 2013, ad delle perdite secche di 11,6 milioni nel 2014 e di 25,5 milioni nel 2015, che vengono attribuite a “scostamenti attribuibili sostanzialmente alla gestione in conto capitale“. L’avanzo di amministrazione complessivo scende  continuamente e progressivamente dai 192,8 milioni nel 2013 a 181,1 nel 2014 e a 155,2 milioni nel 2015 considerata la mole rilevante di residui, “con particolare riguardo a quelli passivi si raccomanda di monitorare con attenzione la sussistenza del titolo giuridico per il loro mantenimento in bilancio“.

L’ avv. Prete ed i suoi comunicatori occulti (l’ Autorità peraltro comunica senza rispettare la Legge 150 nell’indifferenza silente-complice della Procura della Repubblica jonica  e dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia ) sbandierano ai quattro venti che il  risultato economico in tutto il periodo analizzato rimane positivo , scendendo dai 19,5 milioni del 2012 agli 11 milioni del 2013, ai 14,3 del 2014 e quasi a dimezzarsi con i 10,2 del 2015. Ma la Corte dei Conti nella sua relazione-analisi , spiega che in realtà quell’utile del risultato economico in realtà proviene  dal ridimensionamento del valore della produzione, ovvero principalmente dalla diminuzione del traffico merci, mentre rimangono pressoché costanti i costi fissi.

nella foto il Porto di Taranto vuoto

Gli utili determinano un incremento progressivo del patrimonio netto che passa dai 198 milioni del 2012 ai 211 del 2013, ai 225 del 2014 e ai 235,2 milioni di euro del 2015.  Nell’ambito delle entrate, i canoni concessori risentono peraltro della liquidazione di una società titolare di concessione demaniale.

Mentre per garantire la solidarietà sociale ai lavoratori ex-TCT che hanno perso il posto di lavoro a causa dei ritardi prolungati da parte dell’ Autorità Portuale di Taranto, di adeguamento della banchina, è dovuto intervenire il Governo, sul fronte delle spese, crescono contro tendenza quelle per il “personale” dell’ Autorità Portuale , partendo dai 3,1 milioni del 2013 rispetto ai 3,7 milioni del 2015, un aumento dovuto all’assunzione di personale per fare cosa resta un mistero ! Mentre il costo unitario medio del personale progressivamente calava , da 91,4 migliaia di euro del 2012,  a 89,6 nel 2013, a 79mila euro  nel 2014, ecco all’improvviso nel 2015 è risalito a 84,2 .

I numeri dell’ Autorità Portuale di Taranto. Il patrimonio netto nel triennio 2013-2015, riporta un incremento passando dai 210,5 milioni del 2013 ai 235,2 nel 2015, grazie e per effetto degli avanzi economici costanti. Anche il risultato totale delle attività segnala un incremento, passando dai 569,1 milioni nel 2013 ai 748,2 nel 2015. Ma questo incremento è prevalentemente generato all’aumento delle immobilizzazioni conseguenti agli investimenti strutturali posti in essere. La posta principale di bilancio è composta dalle immobilizzazioni immateriali, i cui valori sono riferititi alle manutenzioni straordinarie, cioè alle migliorie realizzate nell’area portuale, principalmente su beni demaniali, nonché agli investimenti realizzati. Poste di bilancio queste che segnalano un andamento crescente, raggiungendo nel 2015 322,2 milioni di euro . Invariate sino al 2014 le immobilizzazioni materiali, che raggiungono 20,9 milioni nel 2015 , riferibili agli investimenti in corso d’opera. Un notevole decremento è rappresentato dalle immobilizzazioni finanziarie scese da 128.080 euro nel 2012 ad appena 5.580 euro nel 2015, da collegare alle vicende relative alle società partecipate che sono state poste in liquidazione.

Le partecipazioni dell’ Autorità portuale.  Sono due. La prima, il famoso consorzio Distripark società consortile a responsabilità limitata, costituito nel 2002 con lo scopo sociale di “fornire supporto ai servizi ferroviari“. Il valore riportato in bilancio riferito a tale società, iscritto nell’attivo dello stato patrimoniale dell’ Autorità Portuale di Taranto, alla voce “immobilizzazioni finanziarie”, nel 2012 è stato di  125.000 euro; l’anno successivo (nel 2013)  pari a zero a seguito della sua svalutazione totale, e pari ad euro 2.500 nel 2014, a seguito della ricostituzione obbligatoria prevista per legge del capitale sociale di euro 10.000. Il Consorzio Distripark è stato finalmente posto in liquidazione 16/11/2015  anche se il presidente dell’ Autorità Portuale di Taranto ha provato di riesumarla cercando di inserirla nei finanziamenti governativi previsti dal Tavolo Istituzionale Permanente per l’area di Taranto. Di questo consorzio è difficile reperire documenti e numeri in quanto non sono mai stati pubblicati sul sito internet contrariamente a quanto prevede la Legge sulla trasparenza. Ma anche in questo caso la Procura di Taranto da anni dorme sonni profondi….

La seconda delle partecipazioni dell‘ Autorità portuale , è quella del Consorzio Attività Formative Porto di Taranto a.r.l., costituita nel 2000 con lo scopo sociale della “formazione di personale”. Il valore iscritto nello stato patrimoniale dell’ Autorità portuale di Taranto è risultato pari a  3.080  euro nel periodo considerato, venendo posta in liquidazione il 26/11/2012 .

Corte dei Conti_porto di taranto

I magistrati contabili della Corte dei Conti, segnalano fra le critiche, il fondo rischi ed oneri, dive non risultano in bilancio appostazioni a riserva, pur in presenza di un considerevole contenzioso giudiziario e quindi  “questa Corte pertanto, non può non rilevare la necessità di un adeguato accantonamento per spese legate ai contenziosi” . Così come non si può non evidenziare quanto contenuto nel Piano Regolatore Portuale, cioè il documento di pianificazione-previsione  delle opere necessarie fondamentale per l’assetto funzionale del porto, e nello  stesso tempo lo strumento di raccordo con gli altri documenti di pianificazione territoriali e nazionali.

Viene evidenziata la temporalità del Piano Regolatore Portuale  di Taranto che venne adottato nel novembre 2007 dal Comitato Portuale e successivamente  è stato sottoposto alla procedura di VIA (Valutazione Ambientale Strategica) nel 2011 dopo il  parere favorevole espresso il 24.3.2010  dal Consiglio superiore dei lavori pubblici . La Regione Puglia ha espresso il  6 aprile 2012, il proprio parere favorevole, con prescrizioni alla Valutazione Ambientale Strategica del nuovo PRP. La Giunta Regionale pugliese concluse la procedura di valutazione della variante con Determinazione n. 78 del 6.4.2012 ed espresse valutazione positiva di compatibilità paesaggistica con propria deliberazione n. 1918 del 15.10.2013.

La Corte dei Conti ha ricordato anche, sulla vergognosa vicenda “Tempa Rossa” come il Comune di Taranto, in intesa con l’Autorità Portuale di Taranto (il cui presidente Sergio Prete all’atto del suo 1° mandato era stato indicato proprio dal Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno)  aveva avviato il procedimento per la variante al Piano regolatore generale, diretta al riconoscimento delle previsioni del Piano regolatore portuale, così  come deciso e deliberato nelle delibere (vedi Deliberazioni del Consiglio n. 116 del 2006 e n. 41 del 2007) di adozione dell’intesa raggiunta .  Il Consiglio comunale di Taranto , con delibera n. 123 del 5.11.2014, aveva  approvato ed  adottato successivamente una variante  senza l’esclusione dell’allungamento del pontile petroli dell’ Eni (di ulteriori 325 metri sugli attuali 700 come peraltro previsto dalla famosa delibera approvata nel lontano 2005), cioè “con esclusione delle opere che interessano gli interventi contemplati nell’area denominata “Tempa Rossa” (prolungamento del pontile petroli, serbatoi ed ogni altra opera relativa), con conseguente revisione dell’Atto di intesa di cui alle delibere comunali precedenti“.

Contro questo provvedimento vi erano erano state state contestazioni da parte di diversi soggetti che erano sconfinate in un contenzioso in sede giurisdizionale amministrativa. infatti due compagnie petrolifere hanno impugnato dinnanzi al TAR di Lecce la sopracitata delibera 123/2014, ricorso accolto dal TAR con sentenze nn. 2132/2015 e 2133/2015 che hanno annullato la delibera del Consiglio comunale n. 123 del 2014, proprio  nella parte in cui il Consiglio Comunale di Taranto aveva escluso dalla variante al Piano Regolatore di Taranto le opere relative al progetto “Tempa Rossa”, costringendo il Consiglio Comunale di Taranto a deliberare (n. 5 del 25.1.2016), per recepire e prendere atto delle sentenze del TAR, e conseguentemente attuare definitivamente la variante al PRG comunale “finalizzata al riconoscimento dell’ambito del Piano Regolatore del Porto di Taranto e alla riqualificazione delle aree contermini secondo gli elaborati progettuali allegati alla Delibera di Consiglio Comunale del 5 novembre 2014 n. 123“, trasmettendo quindi il PRG variato e il PRP alla Regione Puglia ai fini della loro definitiva approvazione, di cui si è ancora in attesa.

Il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano in un’intervista ( di cui abbiamo una registrazione audio) rilasciata al nostro Direttore , ha espresso il proprio parere favorevole, condizionato al raggiungimento di un accordo che preveda delle royalties  da parte delle compagnie petrolifere attive nel “progetto Tempa Rossa“, anche  per la Regione Puglia così come era stato definito precedentemente con la Regione Basilicata.

La Corte dei Conti infine segnala che dal 10 novembre 2016 l’Autorità portuale di Taranto è diventata Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio e risulta nominato con decreto ministeriale  n. 362 dell’8 novembre 2016, quale Presidente,  il precedente Commissario straordinario Sergio Prete, il presidente della precedente Autorità Portuale, cioè “responsabile” dello svuotamento e fuga da Taranto di ogni attività di business portuale degna di essere chiamata tale.

Sulla malagestione del Porto di Taranto si è espresso recentemente anche un osservatore sicuramente qualificato come il prof. Romano Prodi, che intervistato dal quotidiano La Repubblica, la scorsa settimana ha detto una sacrosanta verità. Eccola:

Con chiunque si parli, infatti, al di fuori della città di Taranto ed estranei dal giro degli “amici degli amici” del ministro dei trasporti Delrio, sono tutti increduli che il vertice “responsabile” della fuga da Taranto degli operatori portuali e del traffico merci e container, sia stato riconfermato. Ma capirlo è molto facile. Infatti l’ avv. Prete ha trovato gioco facile nell’ottenere la riconferma, grazie anche alla regia ed il sostegno dietro le quinte ricevuto dai “baresi” Emiliano e Decaro, sicuramente più forti ed “influenti” a Roma , degli attuali deputati del Pd tarantino Michele Pelillo e Ludovico Vico.

Ai baresi infatti non importava nulla del porto di Taranto, essendo riusciti ad ottenere la seconda (ma in realtà diventata la prima per influenza, fatturato e numeri) autorità portuale pugliese a Bari, annettendo a sè subito dopo l’Autorità Portuale di Brindisi che portava in dote un’importante mole di  traffico passeggeri e merci, sottraendola alla possibile fusione con l’ Autorità Portuale di Taranto.

Ma tutto questo sui giornali pugliesi non lo leggerete mai. Chiedetevi il perchè….




La solidarietà delle istituzioni al nostro Direttore

Il Sindaco di Taranto Dr. Ippazio Stefàno non appena appresa la notizia dell’incendio che ha distrutto in pieno centro l’autovettura del nostro direttore Antonello de Gennaro  gli ha immediatamente esternato, nel corso di una telefonata i suoi sentimenti di solidarietà e vicinanza auspicando che gli organi di Polizia e Magistratura facciano piena luce su quanto accaduto e che, per il bene di tutta la nostra comunità, sia riconducibile ad una fatto meramente accidentale.

Nella mattinata odierna il nostro Direttore è stato ricevuto dal Prefetto di Taranto e dai suoi principali collaboratori, nel corso del quale è stata espressa non solo la solidarietà dello Stato, ma è stata data ampia assicurazione ce presto verranno adottate tutte le necessarie azioni di tutela per il nostro lavoro giornalistico, per la nostra sede di Taranto, per garantire la massima libertà e diritto all’informazione .

Analoga solidarietà è stata espressa dal Vice Ministro per lo Sviluppo Economico Teresa Bellanova, dai  deputati  On. Gianfranco Chiarelli , On. Michele Pelillo, e On. Ludovico Vico, e da parte del presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano, dei consiglieri regionali Renato Perrini, Cosimo Borracino e Luigi Morgante, e dal gruppo regionale pugliese del Movimento Cinque Stelle, dal Coordinamento Provinciale di Taranto del Partito Democratico, dal consigliere comunale Avv. Gina Lupo, dal Presidente della Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo nonchè dai vertici nazionali, regionali e provinciali dell’ Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e dal collega Enzo Iacopino Presidente uscente del Consiglio Nazionale dell’ Ordine dei Giornalisti 

Vergognoso l’assordante silenzio dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia e del Sindacato dei giornalisti pugliesi a dir poco imbarazzante . Ma da certe persone (chiamarli “colleghi” non è il caso) non c’è da meravigliarsi di nulla. Loro sono abituati a vivere nel branco. E noi non vogliamo appartenere e far parte di un “branco” ….

A tutti i colleghi delle altre testate e redazioni pugliesi e nazionali , invece, va il nostro più sincero ringraziamento per la vicinanza manifestata ed i molti messaggi di solidarietà pubblici e privati che continuiamo a ricevere ancora oggi in queste ore.




Il ponte girevole di Taranto perde i pezzi ? Il Corriere del Giorno lo aveva scritto un anno fa !

di Antonello de Gennaro

ROMA. Ieri Domenico Palmiotti capo servizio redazione di Taranto della Gazzetta della Mezzogiorno, , ha scritto sul deficitario quotidiano economico di proprietà della Confindustria, di cui è corrispondente da Taranto che” Comune di Taranto e la Marina Militare vogliono portare al Tavolo istituzionale Taranto – che domani a mezzogiorno (cioè oggi per voi lettori n.d.r.i) si riunisce in Prefettura presieduto dal ministro per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti – il problema del ponte girevole. Costruito nel 1958 per unire il centro della città alla parte antica scavalcando il canale navigabile, ma anche Mar Grande a Mar Piccolo, il simbolo di Taranto mostra segni evidenti di sofferenza. Nei giorni scorsi sono crollati, finendo nelle acque del canale dove ogni giorno transitano barche e altri mezzi navali, alcuni pezzi staccatisi dal marciapiede del ponte. Un campanello d’allarme quindi“.

Peccato per loro che arrivano sempre secondi, se non ultimi, in quanto  il CORRIERE DEL GIORNO il 14 aprile 2016, cioè un anno fa, aveva già suonato un “campanello d’allarme”  segnalando il problema con un proprio articolo supportato fotograficamente e peraltro ripreso da un post su Facebook di un consigliere comunale, ex assessore. Ma evidentemente al Comune di Taranto, al Sindaco Ippazio Stefàno e la Banda Bassotti “made in Taranto” (cioè i suoi assessori di stretta “fiducia”) nostro articolo deve essere  passato inosservato, e tutti erano troppo presi ad un anno dalle prossime elezioni amministrative a spedire letterine, gestire voti di scambio (leggasi sussidi alla povera gente, case a spese del Comune e via dicendo) , annunciare lavori di ripristino di strade, guarda caso tutte dalle parti di Talsano “feudo elettore” dell’ ex-operaio ILVA ed attuale vice-sindaco uscente Lucio Lonoce (Pd) .

Per evitare che la situazione del ponte girevole peggiori  ha dichiarato il sindaco di Taranto,Ippazio Stefàno al Sole24Ore –, d’intesa con la Marina vogliamo porre la questione al Tavolo istituzionale che segue il Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto. L’avevamo accennato tempo fa ma adesso il problema si è ripresentato con urgenza. Il ponte girevole è di competenza statale e le ipotesi che vogliamo approfondire sono due: o un nuovo ponte girevole oppure una manutenzione strutturale dell’esistente, tenuto conto che sinora si sono fatti solo interventi tampone. Nel primo caso, si tratterebbe di spendere circa 3,5 milioni di euro, nel secondo, invece, 1,5. Nell’immediato, intanto, per evitare che crollino altri pezzi di asfalto, il Comune farà una manutenzione immediata”. Tanto comunque vada, pagano sempre i cittadini con le loro tasse, ed il sindaco uscente non potrà più ricandidarsi per la gioia dei cittadini.

Non contento il giornalista Palmiotti nella sua “corrispondenza” tarabtina, continua come sempre ispirato da qualcuno… e scrive: “domani, intanto, al Tavolo istituzionale con De Vincenti dovrebbe approdare l’intesa definita tra Autorità portuale e Marina Militare con la quale quest’ultima cede all’Authority la banchina della stazione torpediniere. Si tratta di 750 metri di molo in Mar Piccolo dove la Marina ha attraccato le sue navi prima che ci fosse la nuova base in Mar Grande. Una volta che il Tavolo istituzionale darà il via libera all’intesa, si potrà passare all’accordo di programma e alla condivisione allargata dell’iniziativa“.

Ma la ciliegina sulla torta degli “articoletti” senza costrutto si prolunga. E Palmiotti scrive:  “La trasformazione dell’ex banchina torpediniere in punto di approdo per la nautica da diporto e gli yacht è uno dei progetti che sarà finanziato dal Contratto istituzionale di sviluppo gestito da Palazzo Chigi ed è finalizzato alla riqualificazione di Taranto. Al momento, c’è uno studio di fattibilità dell’Authority che prevede interventi per circa 30 milioni tra ristrutturazione della banchina e dei capannoni che sono a monte. Benché inizialmente fosse stata prevista la possibilità di far attraccare qui anche le navi da crociera, si è scelto poi di privilegiare la nautica da diporto, lasciando invece alle navi – le prime, della compagnia Thomson Cruises, arriveranno a Taranto a maggio – l’attracco al molo San Cataldo, in area portuale, dove peraltro sono in corso i lavori di costruzione del centro servizi che sarà anche stazione marittima. L’opera dovrebbe essere terminata nei prossimi mesi”.

Il corrispondente del SOLE24Ore si guarda bene dal ricordare che il porto di Taranto si è svuotato di operatori e terminalisti proprio a causa della esasperante lunghezza dei lavori infiniti per il raddoppio della banchina conclusasi fuori tempo massimo, lasciando a casa oltre 500 dipendenti licenziati dai terminalisti scappati via da Taranto, trasferendo il traffico dei loro container nel porto di Livorno, che ha conseguito risultati di segno positivo a doppia cifra. Per non parlare poi delle soste tarantine previste dalle navi crociera della compagnia Thomson Cruises, che dovrebbero arrivare (ma solo per una sosta a Taranto)  nel  maggio prossimo, solo e soltanto grazie al prezioso lavoro ed operato dello Ionian Shipping Consortium e non certamente per merito del Sindaco Stefàno e del suo “protetto” Sergio Prete, presidente dell’ Authority Portuale di Taranto, quest’ultimo troppo occupato a frequentare i corridoi della segreteria del Ministro Graziano Del Rio a Roma per ottenere la riconferma di un Porto vuoto. E di fatto pressochè inutilizzato. Mentre al contrario i baresi hanno annesso con la loro Authority anche il porto di Brindisi. e Taranto è rimasta con il cerino in mano…

Così come il corrispondente del SOLE24Ore si guarda bene dal raccontare o indicare entro quanti mesi è prevista la consegna del centro servizi dell’ Autorità Portuale di Taranto che dovrebbe fungere anche da stazione marittima.  Non parliamo poi dell’operazione “truffa” quella che coinvolge la prevista fusione societaria fra Agromed (società della Camera di Commercio pressochè inattiva da anni) che ha in cassa la cospicua somma di 10milioni euro di fondi pubblici mai utilizzati, e la società Distripark che era stata posta in liquidazione dai precedenti soci (CCIAA di Taranto, Amministrazione Comunale di Taranto e Provincia di Taranto) con la nomina a “liquidatore” dell’attuale presidente dell’ Ordine dei Commercialisti jonici. Palmiotti su tutto ciò tace.

Palmiotti domani in conferenza stampa (come già avvenuto con la Commissione Industria del Senato) con il Ministro De Vincenti farà le sue belle “domandine” ? E dopodomani l’indomani sul giornale barese-siciliano che gli paga lo stipendio scriverà qualcosa ? O riserverà il palcoscenico delle poche centinaia di lettori che gli sono rimasti al suo “vice” che per sua stessa auto-ammissione in realtà è un cronista di nera e giudiziaria ? Pigrizia ? Interessi ? Pressioni sindacali ? O forse per non disturbare qualche “manovratore” in gonnellino…. ?

Secondo i dati Ads di accertamento delle vendite dei quotidiani,  pubblicati in settimana dal mensile specializzato Prima Comunicazione, la diffusione del Sole 24 Ore a gennaio 2017 è stata di 191.121 copie. Un anno fa, nel gennaio 2016, era di 386.226 copie. In 12 mesi la diffusione è scesa di 194.105 copie, con un calo del 50,38%. Per non parlare della Gazzetta del Mezzogiorno i cui giornalisti da oltre un anno lavorano grazie ai contratti solidarietà (ammortizzatori sociali), giornale che  fra Puglia e Basilicata vende appena una media di sole 19.862 copie al giorno ed ha solo 758 copie digitali (cioè lettori abbonati online). Come meravigliarsi quindi, quando si leggono certi “articoletti” e quando certi giornali rischiano la chiusura ?

Ah se le Fiamme Gialle avessero più tempo e uomini a disposizione quante se ne scoprirebbero ! La corruzione a Taranto non circola solo negli appalti della Marina Militare a Maricommi, ma anche fra i “colletti bianchi” che si spacciano per “istituzioni”. Ma, mai dire mai…




Il parroco tarantino don Larizza via Facebook attacca gli scissionisti del Pd : “Sono degli s…i” ed invita al suicidio una donna. Il Vescovo di Taranto tace. Esiste ?

 

L’ ultima esternazione sui social del parroco tarantino don Luigi Larizza , notoriamente “vicino” agli ambienti della destra tarantina,  esterna su Facebook la propria opinione poco civile sul neonato gruppo dei Democratici e progressisti destando scalpore:”I comunisti sono degli s…i, hanno finalmente capito cosa sono realmente” aggiungendo “I comunisti cambiano nome al partito. Da oggi dicono in modo chiaro cosa sono. Infatti hanno scelto di chiamarsi DP… dopo pranzo… cosa si fa dopo pranzo? Si va a gabinetto ed escono gli s…i. Quindi loro hanno finalmente capito cosa sono realmente”, scrive il sacerdote (…?)  sulla sua pagina personale del social network Facebook , in cui si autodefinisce come “operaio nella vigna del Signore“. Il post all’improvviso è stato rimosso da Facebook a seguito di qualche segnalazione

Alcune ore dopo il parroco, che evidentemente si occupa poco di anime, prediligendo le polemiche e le cooperative sociali… è intervenuto nuovamente, questa volta commentando la vicenda di Fabiano Antoniani, cioè dj Fabo, l’uomo rimasto paralizzato e cieco dopo un incidente,  il quale ha deciso di porre fine alla propria vita in una clinica svizzera. “Mi spiace per lui – scrive il sacerdote – ma non condivido tutto quello che si sta dicendo. Fabo viene presentato come eroe, invece è uno sconfitto. Chi scappa è sempre un vigliacco“. Anche con questo secondo post il sacerdote ha scatenato una ridda di polemiche sul suo profilo. Polemiche alle quali il parroco non si è sottratto rispondendo o in maniera offensiva anche nei confronti di una donna .

In risposta al suo commento, sicuramente poco cortese, con il quale lo invitava (virtualmente)  a spararsi, il parroco Don Luigi Larizza ha alimentato la polemica ancor di più  invitandola a suicidarsi scivendo:Gentilissima Enza Fanelli, i tipi come lei, che invita chi non condivide il suo pensiero a spararsi, non li esorterei a spararsi, perché significherebbe sciupare un colpo di pistola, ma li esorterei ad impiccarsi perché un suo simile potrebbe riutilizzare la stessa corda. Siccome non sono un dittatore e assolutista come lei, la invito a collegare il cervello prima di parlare, imparando il dialogo e non l’imposizione delle proprie idee”.

Nel gennaio 2016 don Luigi Larizza era finito su YouTube e sui giornali per una lite con il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, con cui ebbe un alterco poco sacrale botta “si tolga il colletto che porta“, “e lei si dimetta da sindaco” a causa della collocazione di una decina di famiglie le quali occupavano abusivamente uno stabile inagibile e in parte evacuato. In quell’occasione anche  il sacerdote diffamò sui socialnetwork anche il CORRIERE DEL GIORNO, motivo per cui il nostro direttore attraverso il nostro legale avv. Giuseppe Campanelli ha depositato dinnanzi alla Procura di Roma, città in cui il nostro giornale online viene realizzato ed edito, una querela denuncia nei confronti del sacerdote sboccato. Il fatto più divertente è che il sacerdote dietro le quinte, cerco attraverso un deputato pugliese di intervenire per farci rimettere la querela. Inutilmente.

Ma per capire meglio l’ideologia politica di questo parroco bisogna ricordare che nell’aprile dello scorso anno  don Luigi Larizza, aveva programmato una messa per Benito Mussolini e Giovanni Gentile iniziativa che vennebloccata  per il momento, dal vescovo di Taranto Mons. Filippo Santoro e quindi  “rinviata a data da destinarsi” come  reso noto dalla Diocesi.  La messa da celebrare era stata contestata in una nota dalla sede tarantina dell’ Anpi, l’associazione che aveva  protestato. “Apprendiamo con incredulità e sgomento che il 18 aprile nella chiesa del Sacro Cuore di Taranto si terrà una messa in suffragio di Benito Mussolini e Giovanni Gentile, promossa dai ‘missini di terra jonica‘”.




L’ex sindaco Di Bello ed il suo vice Tucci salvati dalla prescrizione dal reato di associazione a delinquere

L’ex sindaco di Taranto, Rossana Di Bello, e l’ex vice sindaco, Michele Tucci, imputati nel processo per l’affidamento della gestione di parco Cimino e altre strutture del Comune di Taranto, si sono salvati grazie all’avvenuta dichiarazione di intervenuta prescrizione dei reati a loro addebitati , ed in particolare il reato di associazione a delinquere  e quindi si è concluso così per loro il processo a cui  gli ex amministratori comunali tarantini erano stati sottoposti a seguito delle accuse formulate dalla Procura di Taranto rappresentata dal procuratore aggiunto Pietro Argentino, che a fine mese dovrà lasciare il suo incarico di aggiunto per scadenza dei termini.

Secondo le accusa della Procura, il Comune di Taranto a partire dal 1999, avrebbe più volte pagato ai fornitori delle  fatture gonfiate o relative ad operazioni mai avvenute: oltre 5 milioni di euro per il parco comunale Cimino alla ditta Day Service , 800.000 euro per l’area attrezzata per la sosta e il parcheggio Paddy’s bar, e circa 4 milioni di euro  per la fornitura di materiale igienico-sanitario importi entrambi pagati alla società  Ok Executive  , 131.000 euro per la gestione dell’area a verde attrezzato con annesso bar Giardini Virgilio alla società cooperativa Il Panda , .

Per chiarire alcuni dubbi, è bene ricordare che la prescrizione (art. 157 c.p.) è un istituto di diritto penale che si limita a prevedere l’estinzione del reato, ossia la non punibilità astratta di un reato qualunque esso sia e da chiunque sia commesso.  decorso un certo periodo di tempo dalla sua commissione. Va da sé che i tempi di estinzione del reato sono diversi in base alle specifiche fattispecie illecite in discussione. Sul piano processuale, la prescrizione opera esattamente come la morte del reo (art. 150 c.p.), l’amnistia (art. 151 c.p.), la remissione della querela (art. 152 c.p.). Si tratta quindi di situazioni “asettiche” di fronte alle quali lo Stato decide di rinunciare ad agire in sede penale. Viene lasciata ai privati, nell’ambito della giurisdizione squisitamente civile, la possibilità di fare valere le eventuali ragioni risarcitorie. Parlare quindi di assoluzione o di proscioglimento per prescrizione – menzionando addirittura la parola innocenza – è una clamorosa falsità. O forse ancora, un ingenuo tentativo di manipolazione mediatica.

Il processo si è concluso con otto condanne verso ex dirigenti e funzionari comunali ed imprenditori coinvolti nel caso Cimino. Fra i condannati, Adele Aloisio,  Luigi Casimiro Lubelli, Carlo Patella, Santo Barracato, Loredana Ladiana, Olimpia Ladiana, Antonia Ladiana, Filonema Fanelli, che sono stati interdetti per cinque anni dai pubblici uffici. Fra gli imputati che si sono “salvati” grazie all’intervenuta prescrizione, l’ex consigliere comunale Clara Funicello, e Giuseppe Licciardello,  capo di gabinetto dell’attuale sindaco Ippazio Stefàno,  

Il Tribunale penale di Taranto ha disposto  il versamento di una provvisionale di 120mila euro, immediatamente esecutiva in favore dell’ amministrazione comunale di Taranto, che si era costituito quale parte lesa rappresentato dall’avvocato Daniele Convertino. Secondo le accuse della Procura del capoluogo jonico, il Comune di Taranto a partire dal 1999, avrebbe liquidato piu’ volte,  fatture gonfiate o relative ad operazioni inesistenti per la gestione del parco pubblico. Ecco il dispositivo della sentenza

Dispositivo di sentenza TAranto




Saldi di fine stagione ? No, l’ultima nomina-barzelletta del Sindaco di Taranto !

Il Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, con proprio atto in data odierna ha nominato un nuovo componente in seno alla Giunta Municipale. Prosegue, con questo atto di nomina, il percorso già avviato di esperienza assessorile a progetto. Con un comunicato stampa il Sindaco di Taranto, che evidentemente non si rende conto che fra 4 mesi si vota per il rinnovo del consiglio comunale nel capoluogo jonico parla di “una nomina di carattere tecnico “che vedrà impegnata la dott.ssa Francesca Uccelli, in possesso di laurea in Economia e Commercio e forte di un “nutrito curriculum, negli importanti settori della Programmazione Finanziaria, Tributi Locali, Sviluppo delle Politiche Comunitarie e Marketing del Territorio”.

Come al solito il Corriere del Giorno non si ferma ai comunicati stampa e preferisce andare a cercare e verificare le notizie. Ebbene abbiamo cercato e trovato il curriculum della dr.ssa Francesca Uccelli che dice ben altro ….del  solito “fumo” che il Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno “vende” ai giornalisti locali.

Francesca Uccelli

Ebbene chiunque consultando questo curriculum potrà constatare delle strane circostanze. La prima è che la dottoressa Uccelli proviene da uno studio di commercialisti molto “vicini” al Sindaco, ed onnipresenti nella suddivisione degli incarichi dei collegi sindacali delle aziende comunali tarantine, le stesse aziende guarda caso oggetto di accertamenti in corso da parte dell’ ANAC e della Guardia di Finanza. La seconda è la tesi di laurea della dr.sssa Uccelli: “Contratti di sponsorizzazione sportiva” .  La terza circostanza è che la neo-assessora da oltre 10 anni insegna in licei ed istituti tecnici di Taranto e della provincia.

Ultima “ciliegina” sulla torta è la reale ultima attività della dr.ssa Francesca Uccelli, che negli ultimi abbandonando lo sport, si è specializzata in diritto fallimentare e come i suoi “maestri” si diletta nell’ attività di curatore fallimentare per il Tribunale di Taranto e di consulente tecnico per la Procura di Taranto, che guarda caso “pesca” i suoi consulenti quasi sempre dallo stesso studio professionale. Chiaramente si tratterà di un puro caso…


Così come guarda caso da
 …. questa mattina la dr.ssa Uccelli ha oscurato la sua pagina Facebook. Paura forse che qualcuno curiosasse un pò troppo nella sua vita privata ?

Probabilmente il Sindaco di Taranto l’ha nominata per “gestire” la parte finale del totale fallimento politico di questa giunta composta da politicanti allo sbaraglio, mercenari della politica pronti a cambiare casacca a seconda delle convenienze personali, poliziotti sbarcati dalle “Volanti” della Questura di Taranto, operai dell’ ILVA e quant’altro. Gente che tutta la città non vede l’ora di mandare a casa, o meglio a lavorare ! Come non dare ragione ai tarantini ?




La Classifica dei Sindaci d’ Italia

E’ una classifica a 5 stelle.  Aperta dal sindaco di Torino Chiara Appendino al 1° posto, con la collega  Virginia Raggi in coda  al penultimo posto, seguita solo da  Rita Rossa, sindaco di Alessandria. Le strade delle due sindache-simbolo delle vittorie del Movimento Cinque Stelle alle scorse elezioni amministrative del giugno 2016 si dividono ed allontanano sempre di più, almeno nella classifica instabile ma decisiva del consenso.

I primi cittadini scelti dagli elettori nelle  urne della scorsa primavera portano parecchia aria nuova anche lontano da Torino e Roma,nel Governance Poll,  la rilevazione sul gradimento riservato ai sindaci dai propri cittadini realizzato  da Ipr Marketing ogni anno per il quotidiano economico-finanziario Il Sole 24 Ore: dall’ottimo piazzamento di Damiano Colletta a Latina (primo sindaco non di centro-destra della città dal 1993) alla risalita potente di Luigi De Magistris a Napoli, che dopo il successo rinnovato di giugno abbandona le posizioni di coda delle scorse edizioni e aggancia il gruppo che occupa il quarto posto.

Dopo aver vinto l’edizione 2014 ed essere arrivato sesto nel 2015, ottima la performance del sindaco di Firenze, Dario Nardella (Pdpiazzatosi al secondo posto , e confermati i buoni i risultati del sindaco di  Venezia Luigi Brugnaro  e quello di Lecce Paolo Perrone, rispettivamente primo e secondo lo scorso anno e oggi al quarto posto, in testa alla pattuglia dei sindaci del centrodestra. Tra i nuovi sindaci soltanto Virginia Raggi la sindaca di Roma, scende sotto il 50%. Il  neo-eletto sindaco di Milano Beppe Sala si piazza al 30esimo posto con il 55% , con 3,3 punti in meno rispetto al risultato dello scorso anno conquistato dal suo predecessore Pisapia .  Vincenzo Napoli classificato al quarto con il 60%,  prosegue la tradizione di alti consensi inaugurata a Salerno dal suo predecessore Vincenzo De Luca. Da segnalare, poi, il  brillante risultato conquistato a Benevento da Clemente Mastella, il quale  con il 59,5% di “sì” occupa il decimo posto della graduatoria nazionale.

Al quesito posto ai cittadini dei diversi Comuni manca chiaramente un confronto con altri possibili candidati. Le risposte, infatti, misurano il gradimento ottenuto dalla figura del Sindaco  guidando le scelte degli elettori.   La politica quando si parla di Comuni  deve fare i conti con la qualità della vita quotidiana offerta dalla città. Anche questo elemento spiega la forbice che si apre fra i risultati medi di Nord e Sud: in generale, gli italiani delle città confermano la sufficienza piena per i propri sindaci, anche se con una frenata dal 54,8% di consensi dell’anno scorso rispetto al 53,5% di quest’anno, ma i primi cittadini del Mezzogiorno si fermano in media al 52%, due punti sotto quelli del Nord.

Analizzando i partiti e movimenti le novità più importanti si manifestano nell’elettorato dei Cinque Stelle, che oltre a rappresentare la testa e la coda della graduatoria di quest’anno, vedono piazzato al terzo posto un loro ex esponente. Parliamo del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, il quale conquista una netta crescita di consenso (nella scorsa edizione era 49esimo) probabilmente grazie al conflitto con il Movimento,  che ha abbandonato a ottobre scorso dopo essere stato inutilmente (ed ingiustamente)  sospeso a maggio a causa dell’indagine (archiviata a stretto giro) per un palesato “abuso d’ufficio” nelle nomine al Teatro Regio, che ha creato  il “casus belli” che il vertice del M5S cercava per sancire una rottura già maturata sull’onda delle incalzanti critiche mosse da Pizzarotti nei confronti della discussa e contestata gestione del Movimento ad opera dell’accoppiata Grillo-Casaleggio.

Ma è il confronto fra le due neo-sindache a cinquestelle  sull’asse Torino-Roma a far emergere una distanza siderale che inverte il risultato delle urne, che  a suo tempo si era rivelato più generoso e plebiscitario  con la Raggi che con l’ Appendino. Circostanza questa che misura nel modo più evidente la differente condizione in cui versano le due città oltre che delle due giunte comunali.  A Torino, che ha tradizionalmente tributato, prima della sorpresa di giugno  alti consensi ai sindaci in carica, in realtà  problemi non mancano, dalle periferie all’indebitamento (che negli ultimi anni è in calo ) fino ai rapporti finanziari con le partecipate come Gtt su cui sta indagando anche la procura, ma il capoluogo piemontese funziona, e cresce da tempo grazie anche ai  crescenti successi in termini di immagine: non solo agli occhi delle varie forme di turismo che caratterizzano il capoluogo piemontese, evidentemente, ma anche a quelli dei cittadini che premiano
il sindaco in carica.

La stessa sindaco Appendino,  dopo l’inevitabile rupture iniziale che ha imbastito più di una polemica con il sincado predecessore Piero Fassino, nella conferenza stampa di fine anno ha spiegato che “il cambiamento va fatto gradatamente, attraverso le piccole cose, con senso sabaudo. Anche per non rischiare di lasciare indietro tutto quello che di buono è stato fatto in passato“. Esattamente tutto  il contrario di quel che è accaduto ed accade ancora oggi  a Roma, dove Virginia Raggi alle eredità impossibili lasciate dalle giunte precedenti di destra e di sinistra, ha aggiunto degli imperdonabili propri errori , spesso sconfinanti in un’ arroganza che l’ha punita.

Fra i sindaci di Puglia primeggia ancora una volta  il sindaco di Lecce, Paolo Perrone che si piazza al 4° posto della classifica nazionale, giunto alla fine del suo secondo mandato (passa dal 64,3% al 60%), guidando la classifica dei primi cittadini pugliesi.  precedendo  in classica il primo cittadino di Bari Antonio Decaro  neo presidente dell’Anci , che con la percentuale del 58% di consenso, rispetto alla classifica del 2016 il sindaco di Bari scala una posizione, dal 16° posto al 15°. Bisogna scendere sino al 47° posto generale per trovare un altro pugliese: è Nicola Giorgino  di centrodestra ,sindaco di Andria che quale  migliora il suo ranking (dal 52,2% al 54).

Precipita invece il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, che perde 18 punti percentuali, e si classifica al 71° posto scendendo dal 69,7% al 51% dei consensi e gradimento.  Cala di un punto percentuale anche la neo-eletta sindaca di Brindisi, Angela Carluccio (da 51,1 a 50 %). Fanalino in fondo alla classifica il sindaco di Foggia, Franco Landella, che perde 4,3 punti percentuali vendendo crollare il  suo gradimento dal 50,3% al 46% .




Il Consiglio Comunale di Taranto dice no ai parcheggiatori abusivi ? Si….a 6 mesi delle elezioni !

Il Consiglio Comunale ha discusso ieri una mozione per sensibilizzare le forze dell’ordine per combattere il fenomeno dei parcheggiatori abusivi. L’ assise cittadina di Taranto chiederà al Prefetto Guidato  di predisporre servizi adeguati per accrescere il controllo soprattutto quelle zone della città dove ci sono le “strisce blu” dei parcheggi a pagamento e gli automobilisti tarantini sono costretti a lasciare anche l’”obolo” ai parcheggiatori abusivi. “È anche una questione di ordine pubblico” ha dichiarato iil presidente del Consiglio Comunale di Taranto Pietro Bitetti. Solo che qualcuno dovrebbe chiedere a Bitetti : ma dove sono, cosa fanno i 125 agenti della Polizia Locale, pagati con i soldi dei contribuenti, che non si vedono in giro, e che escono fuori solo quando c’è da fare qualche ora di straordinario, o arriva qualche Ministro a Taranto ?

A noi tutto questo sembra l’ennesima pagliacciata elettorale di questo consiglio comunale e del Sindaco che è bene ricordare ha la delega alla polizia locale. Il Comune di Taranto ha 160 vigili alle dipendenze del Corpo di Polizia Locale, ma di questi in realtà sono solo 35 quelli  in servizio, gli altri tutti imboscati negli uffici a fare gli autisti, i portaborse, i segretari. Non a caso soltanto nella segreteria del sindaco Ippazio  Stefàno ce ne sono 3 , ed una di questi addirittura fa l’addetto stampa illegalmente violando la Legge 150 !!! Avete letto bene , si,  il Sindaco Stefàno, cioè colui che gioiva perchè finalmente gli hanno consentito da Roma di indire un concorso per l’assunzione di 2 nuovi agenti della Polizia Locale, con cui qualcuno fuor di senno crede di poter risolvere i problemi della città di Taranto !

Leggere poi le dichiarazioni di Pietro Bitetti l’attuale presidente del consiglio comunale (per fortuna, ancora per poco) di Taranto è a dir poco ridicolo ! Parla proprio lui  il “protettore” (insieme a Stefàno)  del comandante Michele Matichecchia da Grottaglie ? !!!

Vi preghiamo…. diteci che non è vero e che no siamo su “Scherzi a parte” !