Elezioni amministrative. Taranto, Anno “Zero”- 1a puntata

di Antonello de Gennaro

In questi giorni in molti, giornalisti, pennivendoli e ventriloqui si esercitano sulla stampa, siti web a scrivere ed ipotizzare il panorama elettorale delle prossime elezioni amministrative che si svolgeranno nel capoluogo jonico fra circa 7 mesi. E’ a dir poco imbarazzante scriverne, con il rischio di essere confusi fra queste persone che non godono più della reputazione neanche del loro specchio del bagno. Ma qualcuno un’analisi fredda, disinteressata deve pur farla, nel tentativo di far capire ai nostri lettori di Taranto ( e sono molti) qualcosa di più di quanto possano leggere altrove. Prima di andarci ad occupare delle singole candidature, cordate, liste civiche, cerchiamo di capire qualcosa di quanto accade dietro le quinte dei partiti.

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 Il partito sicuramente più rappresentativo e forte di Taranto, elettoralmente parlando, è  senza alcun dubbio di sorta il Pd, che è comunque in questi ultimi tempi sembra più un ginepraio di spine. Al suo interno è in corso da mesi un autentico scontro della serie “tutti contro tutti“. Il gruppo più forte fa capo all’on. Michele Pelillo (ex Margherita, ora renziano di stretta osservanza) a cui fanno riferimento senza alcun dubbio  Gianni Azzaro, un finanziere in aspettativa, capogruppo in consiglio comunale e vice presidente della Provincia di Taranto, ed il segretario provinciale uscente Walter Musillo, un perito navale anima propulsore e socio dello Ionian Shipping Consortium, il quale negli ultimi tempi dopo un commissariamento subito, disposto e quindi revocato dalla segreteria regionale del Pd (che ha dimostrato di non conoscere e rispettare neanche lo statuto del Pd) ha dato prova di poter e saper camminare anche da solo.

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Azzaro e Musillo sono (in)seguiti a ruota
dall’attuale vicesindaco Lucio Lonoce, operaio dell’ ILVA,  che si autodefinisce “pelliliano” , senza di fatto ormai esserlo più. Dietro di loro segue lo sparuto gruppo che fa riferimento all’ On. Ludovico Vico il quale alle scorse elezioni politiche non è stato rieletto dai suoi elettori, dopo la sua “scivolata” sulla vicenda ILVA e le intercettazioni pubblicate dalla stampa (in realtà solo da noi e dall’edizione nazionale del quotidiano La Repubblica), ed il gruppo emergente  che fa riferimento al consigliere regionale martinese Donato Pentassuglia che ci risulta in costante ascesa, grazie al suo incessante attivismo sul territorio.

A latere esiste un gruppetto che si definisce di “sinistra anche se non si capisce bene di quale sinistra sia, che fa capo al consigliere comunale e regionale Gianni Liviano, di cui fanno parte i consiglieri comunali Ciccio Venere e Dante Capriulo. Liviano, non molto amato all’interno del Pd tarantino,  è stato eletto in Consiglio Regionale nelle liste civiche di Michele Emiliano, che all’epoca era il segretario regionale del Pd in Puglia, il quale lo nominò assessore regionale alla cultura alla turismo, pur di non nominare assessore il consigliere regionale massafrese Michele Mazzarano (eletto “miracolosamente” in Regione, grazie ai voti tarantini di Pelillo).

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nella foto Michele Mascellaro, addetto stampa di Michele Mazzarano. Ci sono commenti…?

Michele Mazzarano pur essendo il capogruppo in consiglio regionale del Pd, si è distinto…. per aver conseguito il peggior risultato elettorale elettorale del Pd in Italia, in occasione del rinnovo del consiglio comunale  di Massafra, dove la sua candidata-sindaco, capolista del Partito Democratico, ha raccolto appena il 5% dei consensi ! Nel frattempo Mazzarano ha persino assunto nel gruppo regionale del Pd (a spese dei contribuenti) il giornalista barese Michele Mascellaro il quale contemporaneamente risulta anche alle dipendenze del quotidiano Taranto Buona Sera.  Un conflitto d’interessi a dir poco vergognoso sul quale sarebbe bene che intervenga il Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Bari, se ancora esiste….

Ma la nomina di Liviano ad assessore regionale è durata molto poco, venendo costretto alle dimissioni accettate da Emiliano in meno di 24ore, a seguito di un imbarazzante incarico-appalto conseguito in Regione da una società informatica del tesoriere della campagna elettorale . Fuoriuscita dal Pd, Annarita Lemma capolista alle scorse elezioni regionali, consigliere regionale uscente, arrivata 5a su 7 candidati, che è stato letteralmente “trombata” dal voto dei suoi (ex) elettori.
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Gli ex-vendoliani  (ex-Sel ora Sinistra Italiana) si sono ormai dei veri e propri separati in casa. Da un lato l’on. Gabriella Duranti si è alleato con il consigliere regionale Cosimo Borracino, dall’altro il Sen. Dario Stefàno (un ex-UdC) si è alleato su Taranto con l’x-assessore regionale all’ agricoltura Fabrizio Nardoni, sempre trombato dagli elettori in ogni sua campagna elettorale, che è ormai diventato uno “zombie” della politica locale, e non solo… Fra gli ex-vendoliani compare il “gruppetto” (sfaldatosi) dei SDS il mini-movimento politico tarantino che fa capo all’attuale sindaco Ippazio Stefàno, giunto al suo secondo mandato di Sindaco e quindi non rieleggibile. In occasione delle ultime primarie del centrosinistra per le elezioni regionali del Governatore di Puglia, il sindaco Stefàno ed i suoi “adepti” passarono last minute con Michele Emiliano abbandonando i loro precedenti compagni di merenda di Sel, che appoggiavano invece la candidatura di Dario Stefàno.

Nel centrodestra continua la guerra fra i “reduci” di Forza Italia, un partito ormai pressochè inesistente di fatto sul territorio, che vede l’ex-sindaco di Massafra Martino Tamburrano e l’ex-consigliere regionale Pietro Lospinuso gli unici due politici di razza presenti su Taranto e Provincia, ed i fedelissimi di Raffaele Fitto a cui fanno riferimento all’On. Gianfranco Chiarelli ed al suo inseparabile braccio destro  Renato Perrini, neo-consigliere regionale. Dietro di loro un vero e proprio deserto. Politico e di competenze.

CdG ingresso operai ILVAL’anti-politica: Il Movimento Cinque Stelle, vive esclusivamente di luce riflessa nazionale cavalcando l’anti-politica, radunando intorno a se ex-iscritti del Pd, ex-sindacalisti e molti disoccupati a caccia di uno stipendio e/o incarico pubblico. Infatti nelle precedenti elezioni comunali, il M5s pur presentando una lista non riuscì ad eleggere neanche un consigliere comunale, salvo poi eleggere al Parlamento due deputati selezionati, votati ed indicati dal popolo grillino: i due disoccupati Alessandro Furnari e Vincenza Labriola (che alle comunali aveva raccolto un solo voto: il suo !)  che in campagna elettorale promettevano pubblicamente di accontentarsi di sole 2.500 euro al mese, mentre qualche settimana dopo l’ingresso in Parlamento, tradirono tutte le promesse elettorali, passando al Gruppo Misto ed incassando il loro stipendio “pieno” di parlamentari. Ed accanto a Furnari e la Labriola in campagna elettorale era onnipresente l’attuale eurodeputata grillina Rosa D’ Amato sul cui sito alla faccia della “millantata” trasparenza grillina, non vi è alcuna traccia delle sue spese e compensi elettorali) un altra eccellente disoccupata che per sopravvivere faceva l’insegnante di educazione fisica nelle palestre.

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Il totale incassato da un eletto alla Camera dei deputati è bene ricordarlo, è di circa 11.770 euro netti al mese, che equivalgono ad oltre 140mila euro l’anno. Si tratta di soldi guadagnati peraltro senza dover presentare alcuna fattura o scontrino e ai quali vanno aggiunti 1.200 euro all’anno di spese telefoniche certificate e 1.850 euro al mese per il cosiddetto ‘esercizio di mandato’, soldi che possono essere destinati alle spese (in questo caso da certificare) per un collaboratore o ad esempio per l’organizzazione di un convegno. Nell’arco dei 12 mesi questo tipo di entrata può raggiungere nel caso degli onorevoli quota 23.400 euro. Aggiungendoli al totale netto si arriva ad oltre 163mila euro all’anno. Il costo lordo dello stipendio di un onorevole, infine, sfiora i 230mila euro lordi ogni 12 mesi se si considerano anche le trattenute. Qualcuno di voi può dirci cosa hanno fatto per Taranto i deputati Furnari e Labriola eletti dal popolo grillino tarantino ?

Viene quindi spontaneo farsi alcune domande: ma possono i tarantini fidarsi ancora di questa gente ? E come faranno i tarantini a fidarsi di un branco di disoccupati o di persone alla ricerca di uno stipendio lauto e sicuro, retribuito con denaro pubblico ? Ma la nostra inchiesta non finisce qui. Domani vi racconteremo i retroscena delle auto-candidature, le liste civiche che si stanno formando, e tutto quello che pennivendoli e ventriloqui altrove non vi raccontano. Buon divertimento

1 | continua.




A Taranto la chiamano “informazione”….in realtà è la macchina del fango ! I “soliti” noti contro l’ on. Pelillo

di Antonello de Gennaro

Schermata 2016-01-17 alle 00.17.04Leggo in queste ore tante “vergini”…. tarantine immolate sull’altare di tale Luigi Abbate, e lo confesso mi viene il disgusto più profondo. Si ho profondo disgusto per questa “macchina del fango” giornalistica che da due anni ho scoperto essere attiva ed operante in quel di Taranto. Un “fango” giornalistico che mi ha fatto capire il fallimento “professionale” di un nutrito gruppo di giornalisti, e mi ha aiutato capire documenti alla mano le vere ragioni su come mai la Cooperativa  19 luglio, composta ed amministrata da giornalisti che erano editori-dipendenti ed amministratori della stessa sia miseramente fallita dopo aver incassato negli ultimi 10 anni dal Servizio Editoria della Presidenza del Consiglio oltre 27 milioni di euro di contributi pubblici a fondo perduto.

Unfangogiornalistico che si cela e nasconde dietro la tessera sindacale o sotto le vesti dell’ ordine professionale, cercando di sopravvivere ai propri fallimenti  professionali e spesso anche umani. Una città quella di Taranto, che in un lontano passato ha tirato fuori e cresciuto fior di giornalisti che hanno fatto brillanti carriere in Italia ed all’estero,  ma che hanno purtroppo lasciato la città nella mani di quattro “furbetti”, portaborse e ventriloqui vari , che si sentono realizzati solo quando si fanno i “selfie” in Consiglio Comunale , allo stadio, o quelli di “gruppo” nelle visite agli impianti di Tempa Rossa, postandoli immediatamente sui social network. Quasi un rito della serie: “ci sono anche io” quindi esisto….!  Ma come si fa a non vergognarsi di fare parte di una categoria che si iscrive al sindacato giornalistico solo per cercare di difendere uno stipendio, non essendo capaci ad emergere con la professionalità, con la competenza, con i risultati sul campo ?

Mai un’inchiesta che possa essere definita tale, solo tanti passaggi di carte e pendrive con questurini, appuntati, cancellieri, “avvocaticchi” e toghe smaniose di vedere pubblicato il loro nome e magari anche la propria fotografia sul giornale . “Vedi – mi ha confessato recentemente un noto avvocato penalista tarantino – io a questi giornalisti che sono dei passacarte me li devo tenere buoni, così mi citano sul giornale, mi faccio pubblicità gratuita  e  così magari mi arriva anche qualche cliente nuovo …! ” ed ancora peggio quando un giornalista locale mi ha confessato di “pagare la tessera del sindacato solo per avere la possibilità, grazie ad una convenzione, di non pagare il parcheggio ad ore” nel proprio Comune di residenza ! La realizzazione di questi giornalisti “falliti” professionalmente è stata anche quella di mettersi la giacca e la cravatta per correre a farsi intervistare dagli inviati di programmi televisivi, a cui avevano fornito precedentemente fornito i documenti ricevuti sotto banco da avvocati, Tribunale e Procura (vedi “caso Avetrana” n.d.a.). Anche perchè di inchieste giornalistiche vere e proprie a Taranto non se ne vedono da anni. E quelle fatte , perdonatemi un attimo di soddisfazione professionale le abbiamo realizzate scritte noi, su questo quotidiano online,  e certamente non loro !

 

giornalismo indipendente ?

Pochi di loro hanno il coraggio di ammettere pubblicamente come “arrontondavano”. Chi  come Salvatore Catapano giornalista Rai-Tgr Puglia che  all’insaputa di mamma RAI e calpestando il Codice Etico aziendale RAI si era inventato un “giornaletto” per farsi dare un pò di soldi di pubblicità dalla Provincia di Taranto (con presidente l’arrestato Florido ) e dall’ ILVA . C’è chi si è messo al servizio di associazioni di categoria per le quali nello stesso tempo scrivevano, come ad esempio  Massimo D’ Onofrio alla Confagricoltura di Taranto, chi come Angelo Di Leo è passato dalla Fgci a Forza Italia (al servizio dell’ex-sindaco di Taranto Rossana Di Bello) per poi fare un doppio salto carpiato mettendosi al servizio elettorale della politicante (ormai ex)  Annarita Lemma  del Pd-area Civati  “trombata” alle ultime elezioni per il rinnovo del consiglio regionale pugliese, per poi immolarsi nell’ultimo abbraccio grillino-ambientalista.

Giornalisti che sgomitano per scrivere sugli inserti speciali di qualche quotidiano stampato per incassare qualche soldo in più e magari portare a casa qualche commissione pubblicitaria, o per scrivere sulle riviste delle associazioni dietro lauto compenso. Giornalisti come Claudio Frascella che scrive libri su gruppi musicali e se li fa comprare dalla Confcommercio di Taranto previa adulazione giornalistica del presidente ! Non possiamo non parlare di Michele Tursi un giornalista “aspirante” scrittore ambientalista, che a suo tempo faceva parte del comitato di redazione del fallito quotidiano  Corriere del Giorno di Puglia e Lucania (che sia chiaro, nulla aveva ed ha a che fare con la storica testata tarantina Corriere del Giorno fondata nel 1947 da mio padre e soci) , il quale ha battuto ogni record: l’assembla di redazione (cioè i propri colleghi) lo ha sfiduciato cioè rimosso dal suo incarico, addirittura a giornale chiuso ! Un  primato “unico” mai verificatosi in tutte le redazioni dei giornali di tutt’ Italia  !!! Il bello…è che Tursi pur essendo in stato di disoccupazione e quindi beneficiario degli ammortizzatori sociali, non si è perso d’animo…e si è subito sistemato a fare contemporaneamente  come “consulente” (dal dicembre 2013 n.d.a. ) l’addetto stampa presso l’ azienda speciale Subfor della Camera di Commercio di Taranto che lo scorso 31 dicembre 2015 al termine del suo ultimo incarico, gli ha dato il benservito.

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Quello stesso Michele Tursi che oggi scrivecrediamo che sia necessario discutere apertamente ed in maniera seria del rapporto tra politica e informazione a Taranto…oltre che le regole di una professione profondamente cambiata con l’avvento delle nuove tecnologie, ma immutata nei suoi valori fondanti: la libertà, l’indipendenza, la verifica delle notizie…..Oggi Luigi Abbate è stato allontano dalla conferenza stampa del Pd ionico perchè non gradito. La scorsa settimana nove consiglieri regionali eletti nella provincia di Taranto hanno impedito ai giornalisti di assistere alla riunione del cosiddetto “patto per Taranto” che si svolgeva negli uffici della Provincia ed era stata convocata pubblicamente dall’ufficio stampa della Regione”.

Questo giornalista, ha la memoria corta e dimenticato che è stato proprio lui circa 3-4 settimane a cercare di impedire al collega Walter Baldacconi direttore di Studio 100 ed a un suo cameramen di effettuare delle riprese televisive ed interviste in occasione del consiglio camerale della Camera di Commercio di Taranto ! E non contento scrive delle inesattezze, cioè circostanze false in quanto contrarie al vero. Infatto, la riunione del “patto per Taranto” dei consiglieri regionali eletti a Taranto e provincia, si è svolta nei saloni della Provincia di Taranto, non è mai stato “convocato pubblicamente dall’ufficio stampa della Regione” , struttura che ha ben altri ruoli e compiti istituzionali che quelli di organizzare riunioni politiche

Schermata 2016-01-17 alle 01.43.12Tursi scrivendo sul quotidiano-blog, che è edito non da una società editrice ma bensì da un associazione di promozione sociale….(per tenersi forse al riparo di problemi con la giustizia, con il fisco e con gli ammortizzatori sociali ?) dietro cui si celano lui ed il suo “compagno di merenda giornalistica” Di Leo sostiene che “qualche mese fa il giornalista Michele Montemurro è stato verbalmente aggredito dal presidente della Provincia per il contenuto di un suo articolo. Nelle scorse settimane il sindaco di Taranto ha inviato la sua reprimenda al direttore del Tg1 dopo un servizio televisivo ritenuto lesivo dell’immagine di Taranto” .

Ma Tursi omette ( o si dimentica sempre…?) di dire e scrivere che il suo collega Montemurro,  ha scritto sul Nuovo Quotidiano di Puglia delle notizie smentite documentalmente in conferenza stampa dal Presidente della Provincia di Taranto,  Martino Tamburrano, così come dimentica di scrivere che l’ ASL Taranto e l’ ARPA Puglia hanno smentito il servizio “telepilotato” della giornalista del TG1, cioè quella stessa testata giornalistica, che guarda caso ha nel suo organico di collaboratori un giornalista tarantino Luigi Monfredi che scrive anch’egli sullo stesso blog-quotidiano online… Guarda un pò, i casi della vita !!!

Gianni Svaldi nella veste di addetto stampa dell' UGL Polizia a Roma

E vogliamo parlare di qualche altro “giornalista-sindacalista” cioè di quel Gianni Svaldi che si è sempre professato intellettuale… di sinistra, che nonostante percepisca dallo Stato l’ indennità di cassa integrazione-disoccupazione  si era messo a lavorare contemporaneamente (in nero forse ?) per un sindacato di destra l’ UGL Polizia ? Svaldi si dilettava a rilasciare interviste in occasione della chiusura del Corriere del Giorno di Puglia e Lucania quotidiano tarantino nato nel 1984 e chiuso nel 2014 dopo 30 anni di elemosine di Stato (cioè i contributi pubblici sull’ editoria) dichiarando “mi conforta in questo momento sono le tante forze in campo …. Mi riferisco in particolare alle forze sociali: le cooperative, i sindacati. Sono loro che tirano la carretta insieme a noi. Non ho invece ancora visto la politica” . Cioè per questo signore la politica doveva occuparsi di continuare a dargli uno stipendio !!! La politica di cui egli avrebbe dovuto scrivere e raccontare le gesta ed attività … ai lettori !

Sempre lo stesso sindacalista Svaldi annunciava su un sito online di Martina Franca:  “Noi vogliamo continuare a fare i giornalisti in cooperativa per assicurare quel pluralismo proprio di chi ci è cresciuto professionalmente, e metterlo a disposizione della comunità ionica. Si tratta d’una bella sfida, ma se va bene avremo costruito qualcosa di diverso. In passato sono stati fatti degli errori perché un giornale amministrato da giornalisti non è riuscito talvolta a manifestare quel cinismo imprenditoriale necessario agli utili. Però il mutualismo, il rispetto pieno del collega e delle regole, sono dei valori importanti che ci appartengono e dei quali la politica deve rendersi interprete. Siamo alla ricerca d’un futuro equilibrio tra mutualismo e profitto senza dimenticare la nostra origine” aggiungendo nel suo auto-soliloquio delle promesse ai lettori tarantini: “Credo che occorra un progetto multilivello con un giornale fatto meglio, un buon sito internet, una web tv e una serie d’iniziative in favore della testata. Una parte del XXXXXX (la testata fallita n.d.a.dovrà essere a disposizione di tutti in maniera gratuita: ne va del senso della nostra vocazione cooperativisticae concludeva  “cercheremo di far arrivare alla pensione i colleghi che vogliono e che possono andarci e di traghettare gli altri, forse non tutti ma il più possibile, verso una soluzione futura che potrebbe essere una nuova cooperativa“. Tutte parole al vento in perfetto stile “sindacalese” !

Tutti questi progetti in realtà erano e sono rimasti nient’altro che parole. Parole inutili. Eloquente un post del giornalista-sindacalista sulla sua pagina Facebook: “Aggancio raggiunto” con sullo sfondo la foto della sede del Ministero del Lavoro. Ecco qual’era il vero scopo di questi giornalisti: ottenere gli ammortizzatori sociali, la cassa integrazioine o indennità di disoccupazione cioè due anni a carico dello Stato ed i successivi due anni a carico dell’ INPGI, l’istituto previdenziale dei giornalisti. Altro che garantire il pluralismo dell’informazione a Taranto !

Nel frattempo i lettori tarantini, hanno assistito ad una “strage” nel panorama dell’informazione locale: la chiusura del quotidiano Taranto Oggi (dove lavoravano alcuni bravi colleghi) edito con grande coraggio da un editore indipendente,  l’eterna crisi dalla “storica” tv tarantina Studio 100 che paga gli stipendi quasi ogni 6 mesi ai propri giornalisti e tecnici, e che attualmente è in vendita al miglior offerente, la chiusura (per scelta aziendale e senza debiti)  dell’altra televisione locale,  BlustarTV il cui editore non è fallito e conoscendolo personalmente sono pressochè certo che pagherà sino all’ultimo centesimo tutti i suoi ex-dipendenti. Una scelta imprenditoriale dura, ma seria, da parte di chi si è reso conto che era un’attività a perdere. Tutto questo è avvenuto nel silenzio assordante, salvo qualche comunicato di forma, del sindacato giornalistico il quale ha “puntualmente” dimostrato quanto vale e pesa a Taranto: ZERO !

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l’ SMS di Luigi Abbate all’On. Michele Pelillo 

Ma arriviamo ai nostri giorni. Nel novembre scorso rivelato e documentati le ragioni, i retroscena dell'”odio” viscerale, profondo di Luigi Abbate un giornalista locale (chiamarlo “collega” non mi riesce…) nei confronti del leader renziano del Pd in terra jonica e cioè l’ on. Michele Pelillo “reo” di non averlo salvato dalla disoccupazione, cioè dal licenziamento dal suo editore di Blustar TV, licenziamento in realtà causato da una causa di lavoro intrapresa da una  sua collega di redazione (Alessandra Abbatemattei n.d.a.) rientrata in organico grazie alle “quote rosa” previste per Legge.  Abbate è passato agli onori della cronaca solo per aver fatto in tutta la sua breve carriera una domanda “scomoda” sull’inquinamento ambientale ad Emilio Riva al termine di un convegno, occasione in cui Girolamo Archinà l’ex- lobbista comunicatore tarantino dell’ ILVA si esibì in un “placcaggio” su Abbate a dir poco ridicolo, le cui immagini fecero subito  il giro del web.

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SMS di Luigi Abbate all’On. Michele Pelillo – luglio2014

 Abbate gridava al complotto politico nei suoi confronti, quando è stato  successivamente licenziato da BlustarTV, mentre in realtà così non era come ha chiarito il Tribunale del Lavoro di Taranto, , in quanto Abbate non solo ha perso la causa con il suo editore, ma ha persino dovuto pagare le spese processuali ! Ma arriviamo agli ultimi mesi . Il giornalista tarantino in realtà fa poco il giornalista e molto di più il venditore pubblicitario, violando la Carta dei Doveri del Giornalista (il nostro codice deontologico) per poter pagare lo spazio televisivo concessogli  da un canale digitale terrestre semi-sconosciuto. Abbiamo le prove, i testimoni che Luigi Abbate va in giro a Taranto fra negozi, ristoranti, bar, associazioni chiedendo contributi pubblicitari, facendo quello che tecnicamente si chiamano “marchettoni” pubbli-redazionali. Quando invece ha tempo libero si dedica al suo auto-proclama-sogno sui social network annunciando pubblicamente la sua candidatura a prossimo Sindaco di Taranto. E’ credibile un giornalista del genere ? E’ lecita la sua attività ? Sono queste le domande a cui dovrebbe rispondere l’ Ordine dei Giornalisti di Puglia che tutto fà fuorchè far rispettare la professione e la deontologia, invece di manifestare solidarietà inutile, di circostanza e radio-telecomandata dai sindacalisti tarantini.

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Per non parlare delle speculazioni politiche, come le dichiarazioni immediate dell’ On. Luigi Vitali (commissario regionale pugliese di Forza Italia) dopo solo un’ora dei fatti accaduti. Ebbene ho contattato personalmente l’On.  Vitali, il quale mi ha dichiarato “Ho fatto quella dichiarazione dopo aver ricevuto il filmato dello scontro verbale fra Pelillo ed Abbate. Devo riconoscere che approfondendo la questione, devo ricredermi e porgere le mie scuse all’ on. Pelillo“. Una verifica che la Gazzetta del Mezzogiorno si ben guardata di fare…anche perchè la redazione di Taranto, dove lavorano grazie ai contratti di solidarietà e rischia la chiusura, è molto “vicina” agli ambientalisti tarantini, ed “infarcita” di giornalisti impegnati guarda caso…nel sindacato giornalistico (della serie: “tengo famiglia...”. Ecco spiegato il perchè il quotidiano siculo-barese perde sempre più copie e lettori a Taranto! Quella  Gazzetta del Mezzogiorno che ben si guarda dall’informare i suoi lettori sui guai giudiziari di natura presunta mafiosa (leggi QUI del proprio editore siciliano Mario Ciancio di SanFilippo .

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nella foto l’attivista del M5S Gianluca Casamassima che cercava con la forza di entrare nella sede del PD

Quello che più è incredibile è che secondo la Gazzetta del Mezzogiorno non è normale e corretto il diritto dell’ On. Pelillo e del Pd, come scrive di “vietare di partecipare alla conferenza stampa, sia al cronista che ad alcuni attivisti del Meetup del Movimento 5 Stelle, è stato il deputato Michele Pelillo, che anche in un’altra iniziativa del Pd, svoltasi nelle scorse settimane, in quella occasione pubblica, si era rifiutato di rispondere alle domande poste con insistenza da Abbate“.

Schermata 2016-01-17 alle 10.17.55Ma la Gazzetta dimentica… di spiegare ai suoi poveri lettori che in realtà non si trattava una conferenza stampa in un luogo “istituzionale”, ma bensì in una sede di partito, e che ogni partito è libero di invitare chi vuole e di rilasciare dichiarazioni ed interviste a chi vuole. Ve l’immaginate cosa accadrebbe se stasera un gruppo di attivisti del Pd si recasse all’inaugurazione della nuova  sede del M5S a Taranto, magari con dei cartelli raffiguranti i volti dei deputati che i “grillini” hanno eletto alle scorse elezioni e cioè Furnari e Labriola con accanto il logo del programma televisivo “Chi l’ha visto ?”  O con dei bei cartelli che ricordano la squallida vicenda giudiziaria di Quarto, dove tutta la maggioranza del consiglio comunale, sindaco in testa, eletti dal M5S hanno rifiutato il diktat di dimissioni di Grillo e  Casaleggio ? In tal caso ne siamo certi il personale della Digos di Taranto farebbe seria fatica a riportare la calma….!

Ecco cari lettori cosa accade a Taranto, e come funziona la “macchina del fango” giornalistica tarantina. Quella stessa “macchina” che prepara dossier anonimi sui politici ed anche sul sottoscritto, che mi dà del pregiudicato in virtù di un’inefficace condanna coperta da indulto, quindi nulla ed inapplicabile, e per la quale peraltro i miei legali hanno chiesto la revisione processuale ! Una condanna la mia, cari lettori, che non ho mai nascosto, ben più lieve di quelle subita da molto illustri giornalisti come Bruno Vespa (leggi QUI) , Alessandro Sallusti (leggi QUI) , Marco Travaglio (leggi QUI) e persino quella di un “frustrato” giornalista della provincia tarantina, condannato per “brogli elettorali” in qualità di presidente di seggio per lo “scomparso” PCI in una sezione elettorale in provincia di Taranto, il quale non ha scontato la condanna soltanto grazie ad una provvidenziale amnistia. Ma  il “corvo” poverino, questo particolare non ama ricordarlo…

A Roma, a Milano, dove ho svolto la mia carriera per 30 anni, ve lo garantisco non si accede ad una conferenza stampa, se non si è invitati o accreditati. Ed i giornalisti seri, non pietiscono le raccomandazioni come Luigi Abbate giurando che “tra me e te non ci saranno più scontri“. Si, perchè questo comportamento secondo me altro non è che “auto-prostituzione” professionale. Un giornalista non deve scontrarsi, deve solo dare notizie vere, fondate, verificate ed attendibili ai propri lettori o telespettatori.

Un giornalista al contrario di Luigi Abbate, non se ne va in giro per la città a proporre interviste a pagamento, o magari proporre di filmare le puntate del suo programmino in bar, ristoranti ed associazioni, chiaramente “a pagamento”. E lo dico, attenzione,  con cognizione di causa avendo in mano una fattura che lo prova, e più di qualche testimonianza.  Questi sono comportamenti che violano la Carta dei Doveri del Giornalista, su cui però l’ Ordine dei Giornalisti di Puglia  tace ! Che strano….

Mi fanno molto pena quei giornalisti che sono arrivati in soccorso di Abbate solo per spirito di “casta” senza in realtà conoscere, approfondire i fatti, cercare di capire i retroscena dello scontro verbale, e lo fanno senza peraltro neanche essere stati presenti. Si mi limitano a delle immagini tagliate e montate con un unico scopo: fare la “vittima”, ruolo in cui Abbate è veramente portato e predisposto naturalmente. Chi mi conosce bene, sa altrettanto bene di quanto dure, documentate ed incalzanti siano le domande che faccio nelle conferenze stampa, nelle mie interviste, ma non ho mai preteso che qualcuno mi rispondesse. Maurizio Costanzo uno dei miei direttori con cui nel corso  degli anni delle mia professione, ho avuto il piacere di lavorare e l’onore di imparare non poche cose di questa professione che amo,  mi ha insegnato una regola: “Domandare è lecito, rispondere è cortesia“. E sopratutto non si fa carriera con un microfono in mano ed una telecamerina al seguito accusando ed offendendo le persone, solo perchè non ti hanno “raccomandato”, come nel caso di Abbate che ha un rapporto di astio ed odio nei confronti dell’ on. Michele Pelillo.

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Il compianto Giuseppe D’ Avanzo, inviato di punta del quotidiano La Repubblica, un esempio  di cronista di “razza”  per tutti, ha incalzato per anni Silvio Berlusconi facendogli le famose “10 domande” (vedi sopra nello specchietto)  pubblicate ogni giorno sul giornale romano. Ma la buonanima di Peppino D’ Avanzo non si è  mai presentato alle conferenze stampa di Forza Italia nella loro sede senza essere stato invitato o aver fatto richiesta di accredito stampa.

E le sue domande hanno avuto ben più effetto di qualsiasi risposta. Il silenzio “berlusconiano” di fronte a quelle 10 domande  avrebbe dovuto far riflettere l’on. Pierluigi Vitali che da Roccaraso mentre era ad una convention “forzista” pur di finire citato sui giornali ha subito fatto una dichiarazione contro Pelillo ed il Pd. L’ (ex) onorevole Vitali deve informarsi meglio e sopratutto farebbe bene a ricordare i calci negli stinchi sferrati dall’on. Ignazio La Russa ( quando costui era ministro della difesa in carica per Forza Italia n.d.a.) all’attuale conduttore di “Piazza Pulita”, Corrado Formigli che a quei tempi lavorava per il programma televisivo “Anno Zero” di Michele Santoro.

Ecco cari lettori, come si muove la “macchina del fango tarantina-pugliese, pronta a scattare contro chiunque non si pieghi di fronte ai voleri di una corporazione sindacale. Questo è il giornalismo di cui mi vergogno,  per me questo non è giornalismo. Non mi importa se adesso sarò criticato, se verrò odiato ancora di più da questi giornalisti tarantini, credetemi non mi interessa minimamente. Non comprometto una carriera “nazionale”, oltre 30 anni di tessera di giornalista professionista (lo sono diventato ad appena 23 anni) senza mai aver ricevuto una sola sanzione disciplinare dai tre ordini regionali a cui sono stato iscritto, cioè Bari ( quando era presieduto dal quel galantuomo di Oronzo Valentini ) , Roma e Milano (sotto la presidenza di Franco Abruzzo) per scendere al loro così basso livello.

Per mia fortuna, e senso di abnegazione al dovere professionale. ma sopratutto per la mia spina dorsale e dignità, non ho mai dovuto minacciare o questuare con nessuno per poter lavorare,  e sono quindi fiero di poter dire, che non ho mai preso o avuto una tessera del sindacato dei giornalisti. E mai la prenderò !

Un vero giornalista cari lettori non ha bisogno di essere difeso da qualche sindacalista. E sopratutto non ha bisogno di mandare sms ad un politico per mantenere il proprio posto di lavoro. Un editore serio, capace, lungimirante, non ha mai licenziato un giornalista bravo che con i suoi articoli fa vendere o fa audience in tv . Ed un giornalista capace, bravo, cari lettori,  non ha mai avuto bisogno di fare il sindacalista per fare carriera ! ;a sopratutto un giornalista “vero” e professionale non si comporta come Luigi Abbate.

Per una vostra più completa informazione eccovi di seguito le sentenze del Tribunale del Lavoro, che riguardano la millantata “vittima” Luigi Abbate, che vittima non è mai stata se non di se stesso ! :

Causa e sentenza  Abbatemattei – BlustarTV : Tribunale-Taranto_Ordinanza-05122013

Causa e sentenza  Decreto di rigetto Abbate– Blustar TV

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La velocità di Emiliano di accettare le dimissioni di Liviano. Ecco il perché…

CdG controlli finanzaBARI – Il neo governatore regionale della Puglia, Michele Emiliano, per tutta la campagna elettorale ha ricordato di essere innanzitutto un magistrato. Ed avendo anche fatto per 10 anni l’amministratore pubblico come Sindaco di Bari, ben conosce i “trucchetti” che vengono usati frequentemente nella pubblica amministrazione per agevolare “gli amici degli amici“. Chiunque è pratico di pseudo-bandi di gara come quello in questione, sa molto bene che per aggiudicare un lavoro a chi si vuole,  spesso gli uffici competenti invitano società che data la lontananza dal posto (vedi la società di Milano invitata….) ed a una società non interessata (ad esempio quella di Bari) data l’esiguità dell’importo previsto per il lavoro in aggiudicazione, ed ecco allora vince l’unica offerta che arriva, e cioè quella che “deve” vincere. E così il gioco è fatto ! Questo meccanismo, cari lettori è ben noto, ed è stato svelato da molteplici inchieste in tutt’ Italia da parte della Magistratura e delle infaticabili Forze dell’ Ordine.

Liviano BISResta a questo punto da farsi qualche domanda. E bene farebbero la Procura della repubblica di Bari, la Guardia di Finanza ad attivarsi ed accertare quanto accaduto. La prima domanda da farsi è la seguente : la società tarantina Dijinima kiki consulenti & partners srl’, aveva mai partecipato a bandi del genere prima dell’arrivo di Liviano  in Regione ? Seconda domanda: in che data la società Dijinima kiki consulenti & partners srl’  si è iscritta nel portale regionale Empulia ( www.empulia.it ?) ? La terza domanda che nessuno sinora si è fatto è questa: era previsto la possibilità di subappaltare il lavoro alla società che poi ha realizzato il tutto in subappalto (  Software s.n.c. di Taranto ) ? Ultima domanda: la società Software s.n.c. aveva mai lavorato sinora con la Regione Puglia  ? Non appare quindi molto strana la coincidenza che  Calò (cioè il titolare della Dijinima kiki consulenti & partners srl ) era stato il mandatario elettorale durante la campagna di Liviano #diamocidelnoi .

Schermata 2015-10-09 alle 23.01.15E’ incredibile vedere una gara pubblica bandita il 24 agosto, quando tutti sono ancora in ferie, e gli uffici di quasi tutte le società sono chiusi per ferie. Non è un caso che l’importo è sotto i 40mila euro, altrimenti avrebbero dovuto fare un bando molto più trasparente ! Viene a dir poco da ridere leggere nella relazione degli uffici competenti che i tre nomi sono stati estratti attraverso la funzione”CASUALE TRA” del programma Excel Office. Anche l’ultimo dei ragazzini studenti di informatica sa molto bene che in realtà Excel” (vedi QUI) altro non è che un foglio elettronico, e non un programma per estrarre a sorte delle società da un elenco !

CdG Miti_MartaSenza voler accusare assolutamente Liviano di illegalità nei suoi comportamenti, questo è il secondo caso in cui gli uffici baresi regionali hanno cercato di conquistare la fiducia del neo-assessore. Il primo avvenne al Museo tarantino del Marta, quando dalla società Puglia Promozione inviarono alla direzione del Museo la richiesta di biglietti omaggio per una manifestazione, riservandoli per l’assessore che in realtà non ne sapeva nulla (!!!) come il CORRIERE DEL GIORNO ha puntualmente raccontato e documentato. Resta da chiedersi: ma chi controlla questi funzionari regionali ? Quali procedure vengono adottate per poter escludere ogni favoritismo ed impedire ogni possibile ed eventuale manipolazione dei bandi “telepilotati” in favore di ditte e aziende da gratificare, o da cui essere “gratificati” ?

In queste ore Liviano ha cercato di trovare conforto fra i suoi amici, nel suo elettorato, utilizzando il socialnetwork Facebook. Ma da un’attenta analisi abbiamo verificato che soltanto più o meno  1/5 dei suoi 5.000 “amici” gli ha manifestato solidarietà. Liviano ha  commentato amaramente  la sua uscita dalla giunta regionale:

Schermata 2015-10-10 alle 02.27.06“Ringrazio il presidente Emiliano per avermi consentito di fare l’assessore regionale sia pure per breve tempo. Ho provato in questi mesi ad essere utile all’intera Puglia e a Taranto in particolare. Tutti gli uffici dell’assessorato hanno confermato per iscritto la legalità del percorso utilizzato per l’assegnazione dell’incarico alla società che ha gestito gli Stati generali. Mi dispiace che con la mia uscita dalla giunta possa ridursi la speranza che stavamo ricostruendo nella nostra città e il rapporto con i tantissimi operatori dei settori turismo e cultura con cui in questo breve tempo abbiamo collaborato avviando percorsi partecipati e distribuiti nel territorio pugliese. A tutti rinnovo la mia gratitudine e il mio impegno. Le mie sofferte dimissioni scaturiscono dal mio rispetto per le istituzioni e per la giunta e sono un ulteriore conferma del mio modo di intendere e fare politica fatto di dignità, di gratuità e di servizio”.

La delega all’assessore Capone non è la sola novità di Michele Emiliano. Infatti lunedì 12 ottobre nominerà Carmelo Grassi (attuale presidente del Teatro pubblico pugliese) commissario di Pugliapromozione. E l’indomani martedì 13 vi sarà un incontro con la Capone e Grassi per “dare vita a uno specifico coordinamento operativo per la programmazione e la gestione delle attività del comparto turistico e culturale”. Incontro questo, a  cui parteciperà anche Paolo Verri, appena nominato direttore del dipartimento Turismo, economia e cultura e valorizzazione del territorio.

Schermata 2015-10-10 alle 01.54.24I RETROSCENA DELLA NOMINA AD ASSESSORE. In realtà Liviano si è trovato a fare l’assessore per puro caso , in quanto secondo gli accordi fra i partiti della maggioranza del centrosinistra, per la ripartizione degli assessorati in rapporto ai voti sul territorio, l’assessore in rappresentanza di Taranto avrebbe dovuto essere il candidato Borracino (Sel) che in un primo momento risultava eletto. In seconda battuta avrebbe avuto delle possibilità di diventarlo la capolista del PD a taranto e provincia, che era anche consigliere regionale uscente, e cioè Annarita Lemma, che però è rimasta “azzoppata” cioè trombata dai voti degli elettori non venendo rieletta, esattamente come è accaduto alla sua collega Loredana Capone (con una grande differenza di voti a suo favore però) che era peraltro assessore regionale uscente. E sopratutto non rappresentava come la Lemma l’opposizione interna (ex-area Civati).

Non potevano essere nominati assessori i due consiglieri regionali del Pd tarantino , gli uscenti Michele Mazzarano e Donato Pentassuglia, i quali sono entrambi imputati in distinti  processi dinnanzi al Tribunale di Taranto. E quindi Emiliano, gioco forza  è arrivato alla nomina di Liviano preferito da tutti al consigliere regionale di Torricella  Peppo Turco, ben noto per la sua propensione ad essere un “cavallo pazzo”,  cioè un carattere troppo indipendente e poco “gestibile”.

Adesso Gianni Liviano potrà tornare alle origini e restare per un anno e mezzo ancora sui banchi del consiglio comunale di Taranto a fare il consigliere comunale all’opposizione da “indipendente di sinistra” alla maggioranza di centrosinistra composta anche dal Pd. Cioè lo stesso partito che governa, ed esprime Michele Emiliano alla guida della Regione Puglia, e che sedeva con Liviano (sino a 24 ore fa) nella Giunta regionale pugliese . Giochi di bieco interesse o sola incoerenza politica quella  di Liviano ?

In ogni caso, per entrambi i lati della medaglia, una incoerenza così palese da diventare inconfutabile.




Dopo la “trombatura” elettorale delle Regionali, Annarita Lemma lascia il Pd

Lo faccio con molto rammarico. Il mio impegno nel Pd come nei Ds sino a qualche anno fa, è sempre stato caratterizzato da estremo rispetto dei ruoli, cercando il leale confronto. Non ho mai rinunciato – dice la Lemma – a posizioni limpide sui temi locali e nazionali, espresse nei luoghi deputati come sui media, senza ricercare in accordi paralleli (o non espliciti) soluzioni o prese di posizione in merito alla linea da assumere in nome e per conto del Pd. Così facendo, ho sempre provato a sostenere nel mio partito la coerente attuazione dei suoi principi fondanti. Ma oggi mi fermo qui“. Incredibilmente l’ex- consigliere regionale, da sempre componente del gruppo di minoranza che faceva capo a Civati si è accorta che la strada intrapresa dal Partito Democraticonon è la mia strada. Non è quella di chi il Pd lo ha fondato pensando ad una grande aggregazione di centrosinistra“.

CdG Lemma_DiLeoIn realtà, sino all’ultimo la Lemma (con il suo portaborse) ha sperato di entrare nella giunta regionale, nelle quote rosa, ma il governatore Emiliano, giustamente secondo noi – ha preferito nominare assessore Loredana Capone che seppure non rieletta,  garantisce una consolidata esperienza essendo un ex-assessore regionale uscente. Di qui la delusione profonda della Lemma che parlando delle ultime elezioni regionali ha sostenuto di “averle vissute da me in un contesto Pd (provinciale e cittadino) ostile. I circoli territoriali di fatto mi hanno ostacolata quando non esplicitamente impedito di incontrare tesserati ed attivisti (forse perché in molti casi inesistenti?) nonostante avessi formalizzato la richiesta, in un clima nel quale dirigenti territoriali consigliavano di candidarmi in altre liste, le indicazioni del segretario regionale sono state disattese”.

Peccato che dimentichi che i voti si prendono fra la gente, anche attraverso il web, come il  M5S dimostra. Ma forse il suo portavoce-portaborse, pagato dai contribuenti (è un cassintegrato ex socio-amministratore-dipendente della Cooperativa 19 luglio) tutto ciò non glielo ha ricordato. Adesso la Lemma potrà farsi spiegare almeno come passa la giornata un disoccupato.

Annarita Lemma, nell’uscire di scena dal Pd, lo fa in maniera sicuramente poco elegante, contestando i commenti post-elezioni “affidati al personale quanto discutibilissimo giudizio di qualche singolo, ha teso a minimizzare l’importante risultato da me conseguito , proprio perché tutto conquistato in assenza del Pd di Taranto” dimenticando che il Pd in realtà ha eletto dei consiglieri in provincia di Taranto.

Nessuna replica dal Partito Democratico jonico,  dove un autorevole esponente da noi contattato, in maniera molto ironica ci ha detto: “Annarita chi ?




Regionali Puglia, domani Emiliano sarà proclamato governatore. La Lemma incita la sfiducia a Renzi

Michele Emiliano, neoeletto presidente della Regione Puglia, così commenta i ritardi della sua proclamazione. “L’attesa non mi dà particolare fastidio. Mi dispiace solo di non poter cominciare a lavorare. Credo poi che ci siano motivi obiettivi come hanno spiegato dalla Corte di Appello“.

La proclamazione dei consiglieri eletti, slitterà alla prossima settimana. Ci sono infatti problemi nelle verbalizzazioni dei seggi della provincia di Lecce,  incertezze queste che non riguardano il candidato governatore, dato l’ampio distacco di preferenze con la seconda eletta, Antonella Laricchia del Movimento 5 Stelle.

giornalismo indipendente ?

Le previsioni del “portaborse”. Lui lo chiama giornalismo “indipendente”… ?

Nel frattempo Emiliano ha il suo bel da fare dopo tutte le promesse ai vari alleati. Una certezza riguarda Taranto: il consigliere regionale del Pd uscente Annarita Lemma (opposizione, area Civati) non rieletta pur essendo capolista a Taranto, non entrerà in giunta come assessore, mentre sembra molto vicino alla poltrona di assessore il neo-consigliere regionale Borracino. Nel frattempo la Lemma, indomita..che non ha ancora seguito l’esempio del suo riferimento politico Civati, ed infatti non si è ancora dimessa anche lei dal Pd, ha mandato questa mattina  via WhatsApp un messaggio a tutti i deputati pugliesi del Pd con un appello a votare la sfiducia sul decreto-scuola al premier Matteo Renzi che, per la cronaca… è anche il leader del Partito Democratico.

Lo stesso partito della Lemma. Sino a quando ?




Stracci & Veleni. I retroscena della “trombatura” di Mancarelli alle Regionali 2015 (e l’ 8 maggio va a processo)

Schermata 2015-05-03 alle 16.39.13Giampiero Mancarelli  grottagliese (sanmarzanese d’adozione) attuale vice segretario provinciale del Partito Democratico di Taranto,  dopo aver appreso la sua “trombatura” ufficiale con esclusione dalle liste del Pd alle elezioni regionali, ed il divieto a candidarsi nelle liste civiche a supporto di Michele Emiliano ha pubblicato un post sulla sua pagina Facebook (bloccandoci nel vano tentativo di non farci leggere….) con un commento laconico “sono stato escluso“, accusando di essere stato boicottato dai suoi colleghi di partito “Lemma, Vico e Grottaglie e altri…” aggiungendo “meglio le rendite di posizione e meno intralci. Un grande in bocca al lupo a chi oggi dovrà fare una campagna elettorale regionale dura e competitiva ovvero a Ilaria Cinieri e Silvia Spadaro“.  Della serie: non avrete i miei voti. 

Schermata 2015-05-03 alle 16.47.25Ma il suo commento al vetriolo non è passato inosservato, e gli ha contro replicato Annarita Lemma, capolista del Pd a Taranto alle regionali : “Mi spiace proprio Giampiero. Devo deluderti. A me avrebbe invece fatto piacere che ti candidassi : nel PD e non in una lista Emiliano come hai provato a fare perchè sei vicesegretario provinciale , hai condiviso tutte le scelte del PD provinciale da sempre e non mi sembrava corretto che tu scegliessi di andartene in una lista minore; obbligando a rivedere le candidature maschili ( mi hai ringraziata in Direzione regionale per aver detto per esempio che, se sei stato indicato da 4 circoli territoriali avresti avuto più diritto, senza nulla di personale ma per criteri oggettivi, ad essere al posto del candidato di Grottaglie; senza scaricare la tua candidatura sulla componente di genere perchè tu, con il 40% di donne da presentare , non c’entri assolutamente nulla. Inoltre: poichè la tua più grande sostenitrice è Gloria Saracino che spontaneamente ha prima dimostrato attenzione nei miei confronti e poi legittimamente ha deciso di sostenerti, forse è giusto che tu chieda a lei e solo a lei se mi sono mai permessa di esercitare pressioni perchè tu non ti candidassi. Addirittura, e per te che conosci molto bene i miei rapporti con la Segreteria provinciale, il Segretario provinciale stesso ci ha tenuto a ribadire che l’unica candidata che non ha mai esercitato pressioni per e su alcuno sono stata io: Ho solo fatto proposte per la componente di genere, individuando criteri oggettivi ed indicando un nome in tutte le sedi pubbliche ( circolo di Manduria, coordinamento regionale delle donne, direzione regionale) . L’unico , e lo sai molto bene, che beneficerà della tua assenza e lo sai benissimo è Pentassuglia. In base a tutto questo: perchè dici le bugie ai tuoi simpatizzanti ed elettori potenziali? Buona domenica“.

Schermata 2015-05-03 alle 17.04.32Mancarelli,sempre su Facebook,  è stato quindi costretto a rispondere alla Lemma,  “Cara Annarita noi abbiamo azionato una procedura che è stata votata anche da te per le deroghe e che rappresentava il giusto equilibrio per il fatto che si consentiva al segretario regionale di avere sue liste a danno del Pd. Tu c’eri e non hai mosso alcuna critica, quindi entrare nella lista di Emiliano con il vincolo previsto dalla direzione di iscriversi al gruppo del Pd regionale non mi pareva uno scandalo. Anche perché come sai a Foggia un tuo collega consigliere regionale Pd è nella lista di Emiliano e come a Brindisi il responsabile sanità e organizzazione provinciale lo è altrettanto. La verità è un’altra e chiara a tutti noi che abbiamo vissuto questa battaglia: accaparrarsi le preferenze della zona orientale ne piu ne meno e bloccare un progetto condiviso dal basso con diversi circoli e consiglieri comunali. Per te oggi non c’è problema se nella lista di Emiliano di Taranto c’è un consigliere comunale di Triggiano avvocato eletto nelle grottagliese meglio lui che non Mancarelli chiaro anzi chiarissimo perché la sinistra due pesi due misure è sempre così. La questione di genere, poi, è chiaramente una foglia di fico utile a chiudere i cerchio: la Bat ha tre donne e due uomini; Lecce 5 e 5 quindi politicamente eravamo ben coperti ma meglio mettere nel mucchio due donne. Ha ragione la segretaria di San Marzano e tante e tanti altri amici e compagni sinceri che oggi giudicano in un certo modo i candidati che oggi sono pronti ad accomodarsi ad Avetrana Maruggio e nelle varie realtà per azzannare la preda ferita. Io un nome ce l’ho per questi politicanti…ti saluto cara Lemma e come dire non è obbligatorio frequentare la mia bacheca. Buona campagna elettorale e ogni bene”.

Come al solito Mancarelli quando si sente attaccato, così come ha fatto con noi, invita chi lo contraddice o smentisce, a non frequentare la sua bacheca, salvo scatenare la” dottoressa” cioè sua sorella nei nostri confronti, “specializzanda” in diffamazioni online per le quali dovrà rispondere ben presto insieme al suo caro “fratellino” .

Schermata 2015-05-03 alle 17.05.11Ma gli “stracci” interni al Pd sono volati, sulla bacheca di Mancarelli, dove l’esponente sanmarzanese ha detto che “ i nomi caro Baldassare Mangione (un sostenitore della Lemman.d.r.)  Emiliano gli ha fatti forte e chiaro ed ha pure aggiunto. ..tengono proprio paura. Buona domenica

Ecco cari lettori, di cosa discutono nei partiti, liste, poltrone, calcoli elettorali, e tutto ciò per raggiungere la comoda poltrona di consigliere regionale ed un bello stipendio di circa 12mila euro al mese. Di problemi degli elettori in queste riunioni di partito non si parla mani. Per loro basta che votino……

Concludendo, per dovere di cronaca, abbiamo dato incarico ai nostri legali di procedere per diffamazione nei confronti di Mancarelli, reo di aver scritto il 29 aprile alle ore 8:58 “Valuterò nelle prossime ore le azioni giudiziarie nei confronti di chi ha pubblicato in maniera strumentale questa notizia. Sulla mia reputazione e onorabilità non transigo. Agli sciacalli dentro e fuori il PD un grande sorriso“.

E sapete qual sarebbe stata la colpa di noi giornalisti ? Aver raccontato della richiesta di rinvio a giudizio ricevuta dal pm Filomena Di Tursi per diffamazione (via Facebook) e stalking ! Certe notizie secondo l’ avvocato Mancarelli, che dovrebbe studiare meglio la giurisprudenza in materia di cronaca giudiziaria sono “un reato” ! Ma poverino… dimentica che chi lo ha compiuto questo reato, secondo la Procura della Repubblica, è lui. Non noi. E la prima udienza è l’ 8 maggio 2015, cioè fra qualche giorno !

Questa è la richiesta del rinvio a giudizio del pm Di Tursi:

Schermata 2015-05-01 alle 14.59.25

Questa è la decisione del Giudice per le indagini preliminarì dr.ssa Anna de Simone: MANCARELLI deve essere processato

Schermata 2015-05-03 alle 19.19.39




Come il Corriere del Giorno aveva previsto è Tamburrano il presidente della Provincia di Taranto

Il nuovo Presidente della Provincia, come il Corriere del Giorno aveva previsto  (unico !)   e scritto,  è  Martino Tamburrano sindaco di Massafra ed autorevole esponente di Forza Italia in provincia di Taranto, che è stato eletto con con 61954 voti ponderati cioè il 63,80% delle preferenze. In pratica con la nuova Legge elettorale per le Province,  il voto di ogni scheda è stata poi moltiplicato in base al punteggio prestabilito per la popolazione del singolo comune,  calcolati sul 96,40% dei votanti.   Tamburrano ha ricevuto 21 voti nel solo Comune di Taranto, mentre Lopane invece ha ottenuto  solo 12 voti, dato elettorale che conferma quanto prevedevano,  e cioè che la maggioranza del suo partito il Pd non l’avrebbe votato.   Questa è la prima dichiarazione del nuovo Presidente:  “Questa vittoria non è solo del 65% degli elettori che mi hanno votato, ma appartiene a tutti ed il mio impegno sarà quello di fare squadra con tutte le forze politiche. Con quelle preferenze si è compreso l’effetto di queste elezioni, che non è ad appannaggio dei partiti ma di uomini che vogliono lavorare per cambiare il territorio. Aspetto l’elezione dei Consiglieri Provinciali ma il mio intento è collaborare con tutte e tre le liste che si sono presentate alle elezioni.  Il candidato di centrosinistra, lo sconfitto Gianfranco Lopane ha ricevuto solo 35146 voti  “ponderati” e cioè il 36,20% delle preferenze. Secondo la riforma prevista dalla Legge Del Rio, il nuovo Presidente della Provincia resterà in carica per i prossimi 2 anni (cioè fino al termine del proprio attuale mandato da Sindaco del Comune di Massafra). O meglio, come dice qualcuno che ben conosce le manovre interne nel centrodestra, “fino alle prossime elezioni politiche….

Schermata 2014-09-28 alle 22.18.52Smentite quindi tutte le analisi politiche degli altri organi di stampa locali, e sopratutto di chi cercava di pubblicare ( o meglio di “pilotare”) notizie strumentali di pura propaganda politica che i fatti hanno dimostrato di essere deboli e prive di alcun fondamento. Il nostro sondaggio “riservato”  effettuato fra gli elettori ha funzionato ! In realtà i grandi sconfitti di queste elezioni provinciali, oltre al candidato in pectore ( o dell’ultim’ora ?) del centrosinistra Gianfranco Lopane, che in cuor suo era convinto di potercela fare, sono stati Michele Emiliano segretario regionale pugliese del Pd , il sindaco uscente di Taranto Ippazio Stefàno (che in un primo momento ambiva alla poltrona della Provincia) e la piccola minoranza del Pd jonico che fa riferimento al consigliere regionale del Pd Annarita Lemma.

La campagna elettorale come i nostri lettori ricorderanno è stata impostata sulle polemiche per l’apertura del direttivo provinciale del Pd jonico alle ‘larghe intese” ed avvallato da influenti esponenti del partito come il senatore Michele Pelillo, osteggiata da parte della minoranza interna e da alcuni sindaci, pochi influenti ai fini del voto,  infatti,  i risultati hanno confermato essere più che solida e coerente quella raggiunta dagli accordi politici che ricopiavano l’attuale assetto su cui si basa il Governo Renzi  . A nulla è quindi valso l’intervento strumentale del segretario regionale del Partito democratico, Michele Emiliano, che dimenticandosi delle norme statutarie aveva chiesto esplicitamente di votare il candidato interno del Pd , scelta ricaduta sul 34enne sindaco di Laterza, Gianfranco Lopane,  che al di fuori del suo Comune non godeva dei consensi generali anche all’interno del suo stesso partito.

Nel centrosinistra a Taranto. si fanno i conti. E qualcosa non quadra. Lopane,  avrebbe dovuto ricevere 21 voti dalla “barcollante” maggioranza costituitasi intorno alla giunta comunale guidata da Ippazio Stefàno, più i 4 votanti “fiancheggiatori” e cioè Capriulo, Venere, Liviano e Angelo Bonelli, per un totale di 25 voti in suo favore. In realtà è finita al contrario: 21 voti per Tamburrano  e solo 12 per Lopane (cioè meno della metà di quelli previsti). In pratica la maggioranza del Pd jonico ed alcuni della maggioranza di Stefàno hanno votato per Tamburrano

Ed il bello è che ci segnalano, che alcuni “pennivendoli-giornalisti ” stanno facendo sparire da alcuni siti le loro previsioni politiche che davano per eletto Lopane sostenendo il contrario. Poverini.

AGGIORNAMENTO

Proclamati gli eletti nel Consiglio Provinciale di Taranto.  

I neo eletti (sono 6) del centrodestra sono tutti di Forza Italia: Giuseppe Pulito, Arturo De Cataldo, Michele Muschio Schiavone, Giuseppina Castellaneta, Michele Franzoso, Marco Natale; nel Pd (sono 4) : Gianni Azzaro, Piero Bitetti, Vito Miccolis, Maria Grazia Cascarano; del centrosinistra (sono 2): Dante Capriulo e Filippo Illiano.