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3 Dicembre 2022 06:49
3 Dicembre 2022 06:49

Stadio della Roma. Beppe Grillo diceva: “Voi consiglieri non valete un ca…”

Processo Tor di Valle per il nuovo stadio della Roma: sentita la vice della commissione Urbanistica Cristina Grancio. Il costruttore Parnasi è a giudizio per associazione a delinquere e corruzione

“Uno vale uno” era il mantra di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio agli arbori della nascita del Movimento 5 Stelle. Ma più recentemente quando si trattava di discutere sul nuovo stadio della Roma, nell’ era di Virginia Raggi sindaco di Roma, secondo il comico genovese i consiglieri comunali pentastellati “non valevano un ca..o” e “quando si tratta di questioni grandi dovevano essere altri a decidere“. Questo è quello che Cristina Grancio, ex consigliera pentastellata del Comune di Roma, all’epoca, vicepresidente della commissione urbanistica che si doveva occupare del progetto relativo all’impianto sportivo da realizzare a Tor di Valle.

Ha deposto in aula in Tribunale a Roma lunedì scorso, chiamata a testimoniare dalla pm Giulia Guccione,  nel procedimento sulla realizzazione dello stadio di Tor di Valle, che vede imputati il costruttore Luca Parnasi, alcuni suoi collaboratori, l’ex presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito, l’ex consulente del Campidoglio Luca Lanzalone l’avvocato genovese incaricato dalla Raggi, secondo i pm, di seguire i dossier più delicati, in primis quello sullo stadio,  ed altri politici che, secondo le imputazioni del pubblico ministero Giulia Guccione, sarebbero stati finanziati illecitamente dall’imprenditore. L’accusa è associazione a delinquere finalizzata alla corruzione.

“Lanzalone mi viene presentato in Campidoglio, penso dai componenti del governo Fraccaro e Bonafede, lo hanno introdotto come colui che ci doveva aiutare a gestire la questione stadio”. In realtà, spiega la Grancio, “cercava di smontare una per una quelle che venivano presentate come illegittimità”, agevolando Parnasi, secondo la teste. Di fatto, spiega l’ex consigliera, “si è smesso di parlare di annullamento e lui ci guidava nella scelta delle soluzioni che potessero essere accettate dal proponente”. Secondo l’accusa, in realtà, l’avvocato genovese avrebbe fatto gli interessi del costruttore, cercando di portare a casa un accordo vantaggioso e venendo ricompensato con contratti di consulenza per il suo studio. “Perché vi facevate guidare da lui?”, le ha chiesto la pm Guccione. La risposta è netta: “Avevamo avuto un incontro con Beppe Grillo, che ci disse che noi non valevano un c… e dovevamo farci guidare da chi era più in alto… ho riletto il contratto dei 5stelle, che ci hanno fatto firmare: per le questioni di alta rilevanza dovevamo sottostare a una guida superiore“.

Adesso in aula i pm stanno cercando di accertare chi prendeva realmente le decisioni. La Grancio in aula ha aggiunto che “Il caro buon Beppe Grillo di fronte a tutti ci aveva praticamente…insomma noi eravamo i rappresentanti dei cittadini di Roma quindi dirci testualmente che non valevamo un ca..o, mi scusi presidente, ma testualmente ci ha detto questo e che quindi noi dovevamo farci guidare da chi era più in alto“ricordando che, da statuto, “dovevamo sottostare a una guida superiore”.

Beppe Grillo e Virginia Raggi

Alla riunione in questione ha ricordato la Grancio erano presentiFraccaroBonafede“, due “big” (ormai rottamati) del movimento. La situazione era di totale tensione era teso, e tra i consiglieri comunali pentastellati c’erano opinioni divergenti sul progetto di Tor di Valle. “I consiglieri  (…) quindi eravamo pressati sicuramente, e chiunque, in modo particolare io, cercava di portare avanti le sue ragioni veniva in qualche modo…ehm… io questa aggressività la ricordo soprattutto dal buon Ferrara, che era il capogruppo in quel momento”, prosegue la testimonianza.

La consigliera comunale capitolina ricorda bene l’intervento di Grillo: “È venuto in consiglio comunale, eravamo tutti di nuovo in sala bandiere e ci parla, adesso non ricordo, del più e del meno, delle strade, insomma così, dopodiché ci fa capire che quando si tratta di questioni grandi dovevano essere altri a decidere nella sostanza” aggiungendo che “Sostanzialmente nelle questioni importanti dovevamo essere guidati, ma del resto questa cosa era scritta nero su bianco sul contratto“.

La vicenda del nuovo stadio a Roma, ha origini lontane: “Paradossalmente all’interno del gruppo consiliare il dibattito sullo stadio della Roma, quindi nelle sedi ufficiali, con riunioni di maggioranza….non c’è stato modo effettivamente di verificare – ha testimoniato in aula la Grancio -.  Io ricordo una volta che chiesi addirittura a Frongia ( l’ ex assessore Daniele Frongia della giunta Raggi – ndr) (…) di poterlo portare in commissione urbanistica per valutare quello che effettivamente avevamo per poter studiare ed eventualmente affrontare la questione con assunzione di consapevolezza da parte dei consiglieri. Perché mi rendo conto che non tutti i consiglieri che poi sono entrati facevano parte del tavolo urbanistica del M5S comunale e quindi non avevano magari quella chiarezza sui motivi che avevano spinto il M5S al “no” allo stadio . E invece ci ritrovammo che fu aperta la conferenza dei servizi”.

Vani i tentativi di ottenere maggiori informazioni:mi capitava di vedere nel sito atti e delibere, e non avevo mai visto che era stata prodotta una memoria di giunta dall’assessore Berdini in cui sostanzialmente dava il via, diciamo, si chiedeva di dare il via a questa, diciamo allo stadio. Questa cosa per averla ho dovuto fare due accessi agli atti, alla fine me la sono ritrovata in atti e delibere quando prima invece non l’ho mai trovata“, chiarisce la Grancio.

L’ esponente del M5S ricorda l’opposizione alla delibera Marino, le manifestazioni in Campidoglio e le richieste dei consiglieri e degli attivisti di sollecitare un parere all’avvocatura capitolina: “A un certo punto la Raggi decide di fare lei i quesiti all’avvocatura, al fine del rilascio di un parere. Quel parere non ci viene detto quando viene scritto, non sappiamo quando quel parere effettivamente sarà nelle mani del sindaco, fatto sta che noi ancora aspettavamo il parere e si materializza l’accordo con la società“, prosegue la testimonianza.

“Quindi in attesa ancora del parere… ci ritroviamo con l’accordo ufficiosamente siglato”. Ma che fine ha fatto quel parere?  “È stato secretato“, ricorda l’ex consigliere. “Addirittura eravamo in queste condizioni, che io per poterlo leggere, siamo andate insieme alla consigliere Montella in una stanza assurdo, controllate come se fossimo sotto giudizio, a leggere questo parere che non potevamo avere copia, non potevamo prendere appunti, né fotografare, niente. A quel punto ho acceso il registratore e me le sono letto ad alta voce”. Il contenuto? “Permetteva di andare in annullamento sostanzialmente”.

La Grancio nell’aprile del 2018 dopo un anno di tira e molla è stata espulsa definitivamente, dal Movimento 5 stelle della Capitale. Dava troppo fastidio ai “manovratori”. In precedenza dopo la sua astensione in Commissione sulla delibera del nuovo stadio della Roma in Commissione, l’attivista era stata sospesa dai vertici del Movimento, salvo poi venire reintegrata dopo qualche mese a seguito di un suo ricorso in Tribunale civile. La consigliera comunale era tornata nel gruppo solo da un punto di vista formale, continuando però ad essere esclusa dalla chat e dalla riunioni interne.

Luca Lanzalone e Virginia Raggi

Una mossa impopolare. Un risultato che in ogni caso è stato raggiunto ugualmente. Infatti lo stadio di Tor di Valle è rimasto un progetto che ha generato esclusivamente indagini e processi. Virginia Raggi potrebbe aver mentito al momento di testimoniare al processo sull’abortito progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle. L’ex sindaca era stata denunciata nel maggio 2021 e lo scorso 22 maggio 2022 è stata iscritta nel registro degli indagati della Procura di Roma.

A dire della Grancio, i vari consiglieri avrebbero man mano cambiato posizione. “L’ho capito quando Parnasi venne a mostrarci delle slide, c’era ancora l’assessore Berdini – poi rimosso, ndrche, dopo la presentazione, aveva detto di no allo stadio. De Vito – anch’egli imputato per corruzione, ndrsbianca e Frongia – assessore allo sport – ha uno scatto all’indietro sulla sedia. Si capiva che il vertice aveva cambiato e che serviva qualcuno che potesse convincere gli altri“. Secondo l’accusa, il cambio di sponda sarebbe avvenuto per agevolare Parnasi. “Lanzalone portava controproposte, ci riportava i desiderata di Parnasi, ha aggiunto la Grancio. L’ex consigliera ha ricordato anche un altro aneddoto legato a Beppe Grillo: “Eravamo in un’aula, fu messo un cellulare al centro di un grande tavolo, lo mise Bonafede, si sentì la voce di Grillo che si complimentava per l’accordo raggiunto, quando tutti stavamo ancora aspettando il parere dell’avvocatura. Era come se fosse stato dato per scontato che noi avessimo già preso una posizione, invece non era così“. E Lanzalone venne “promosso” sul campo dalla Raggi che lo nomino presidente dell’ ACEA la società energetica, che ha come azionista di maggioranza il Comune di Roma, da cui si dovette dimettere a seguito del suo arresto.

La sua deposizione ha riguardato l’infinito iter burocratico che impedì di fatto al progetto di partire prima ancora che intervenisse l’inchiesta della procura (da cui il processo ancora in corso) per la presunta corruzione che coinvolgeva l’imprenditore Luca Parnasi. Quest’ultimo, per il tramite di Luca Lanzalone, incaricato “speciale” dei vertici del M5S sul dossier stadio, avrebbe cercato di snellire le pratiche per la posa del primo mattone (mai avvenuta). Per questo i pm stanno indagando per capire se la Raggi abbia mentito. E chi insieme a lei voleva fare affari alle spalle dei romani e del comune di Roma Capitale.

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