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13 Maggio 2026 23:28

Spionaggio no-stop. Accessi abusivi alle banche dati, nei confronti anche di Lory Del Santo, Alex Britti e i calciatori Júlio César e Cordaz

L'inchiesta della procura di Napoli sui poliziotti infedeli: uno ha lavorato alla Squadra Mobile della Questura. Ecco come operavano gli indagati e a chi venivano rivenduti i dati sensibili.

Sono decine e decine i report contenenti dati sensibili raccolti nel corso di ricerche reputazionali, spesso richieste nel corso di pratiche di separazioni e compravendite, un elenco mostruoso di nomi e codici fiscali, per effettuare accertamenti attraverso banche dati non accessibili ai privati. Insieme a manager e noti imprenditori ci sono anche Alex Britti, la showgirl Lory Del Santo e due ex portieri dell’Inter, Júlio César  e Alex Cordaz, tra i vip spiati attraverso gli accessi abusivi alle banche dati, come rivela l’inchiesta della Procura di Napoli.

“Esfiltravano dalle banche dati, attraverso accessi abusivi, informazioni riservate di calciatori, su imprenditori, gente dello spettacolo, cantanti e attori e venduto queste informazioni ad alcune agenzie”. ha spiegato il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri raccontando i dettagli della maxi operazione della Polizia che ha consentito di sgominare una organizzazione criminale. L’operazione, scattata alle prime ore dell’alba, tra Napoli, Roma, Ferrara, Belluno e Bolzano, è stata coordinata dalla Procura di Napoli in coordinamento con la Procura nazionale antimafia guidata da Giovanni Melillo con il pm Antonello Ardituro e con scambi di informazioni con la Procura di Milano per il caso Equalize.

Appartenenti alle forze di polizia, funzionari di Inps, Agenzia delle Entrate e Poste Italiane sarebbero stati a busta paga di alcune agenzie di investigazione private, delle quali la principale era la Sole, che fino al 2023 aveva sede a San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, ma varie filiali e collegamenti in giro per l’Italia, dove avrebbe continuato ad avere una certa operatività fino allo scorso anno, nonostante fosse stata posta in liquidazione in seguito alle prime perquisizioni. In due anni sono stati 730 mila gli accessi alle banche dati riservate effettuati da due agenti infedeli, 600 mila uno e 130 mila l’altro, tutti privi di qualsiasi giustificazione di servizio.

la conferenza stampa con il procuratore Gratteri

Sono 85 le persone indagate, 29 delle quali le persone ristrette a misura cautelare. In gran parte si tratta di imprenditori attivi nel settore delle agenzie di investigazione In carcere sono finiti Mattia Galavotti e Giuseppe Picariello, ritenuti soci della Sole Investigazioni di San Giorgio a Cremano, Giuseppe Emendato, titolare della Futura, e il poliziotto Giovanni Maddaluno, ora in pensione, ma fino ad alcuni mesi fa in servizio alla Questura di Napoli e ritenuto tra i principali responsabili dei furti di dati attraverso accessi illegali nelle banche dati. Ai domiciliari Maria Rosaria Cantiello (moglie di Picariello), Francesco Saverio Falace (dipendente dell’Agenzia delle Entrate), il commercialista Pietro De Falco, altri due poliziotti, Alfonso Auletta e Piermassimo Caiazzo, nonché l’agente della polizia locale napoletana Raimondo Siena che avrebbero effettuato diversi accessi in cambio di denaro, applicando un vero e proprio tariffario. “Ci sono agenzie che raccolgono informazioni riservate per cederle a terzi, sulle quali sono in corso ulteriori accertamenti – ha sottolineato il coordinatore del pool cyber-crime della Procura di Napoli, Vincenzo Piscitelli,Il mercato delle informazioni è un mercato vivissimo e questa indagine lo dimostra”.

Secondo quanto ricostruito nelle indagini condotte dalla Squadra Mobile di Napoli guidata da Mario Grassia, e della Polizia Postale per un accesso illegittimo alla banca dati Inps bastavano tra i 6 e gli 11 euro, per un accesso abusivo e consultazione del sistema Sdi utilizzato dalle forze di polizia bisognava pagare 25 euro, (reparto in cui era in servizio uno degli agenti arrestati) . Una volta effettuati gli accessi, utilizzando i codici fiscali, venivano recuperate le informazioni richieste, copiate e incollate in un file word, poi fornito alle agenzie che ne avevano fatto richiesta. I pagamenti avvenivano incredibilmente anche attraverso ricariche di carte prepagate. La Polizia di Stato ha aggiunto Piscitelli “è riuscita a individuare i colleghi infedeli, i presunti innocenti, che però hanno violato le regole di accesso alle banche dati riservate”.




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