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2 Giugno 2026 13:56

80 anni della Repubblica Italiana. Mattarella: “La Costituzione è la nostra casa comune”

il Capo dello Stato dopo la deposizione della corona sull'Altare della Patria, assiste alla parata. I sindaci quest' anno i primi a sfilare

I sindaci italiani da quando sono entrati nel protocollo della parata sono sempre stati gli ultimi e chiudevano simbolicamente la sfilata delle forze armate e civili. Per gli ottant’anni della Repubblica  il Presidente Sergio Mattarella ha rovesciato l’ordine per simboleggiare un tema che ha voluto sottolineare nei suoi auguri: la Repubblica è stata costruita con il sacrificio dei cittadini. Sono stati i sindaci ad “aprire” la parata del 2 giugno in via dei Fori Imperiali, dopo gli onori iniziali.

Duecentottanta i Comuni rappresentati (12 quelli capoluogo: Ascoli Piceno, Bari, Barletta, Brescia, Como, Crotone, Forlì, Napoli, Pordenone, Rieti, Roma e Terni); 58 le donne, tra sindache e assessori. In rappresentanza dell’Anci, il presidente dell’Anci e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, il presidente Consiglio nazionale e sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il sindaco di Bari, Vito Leccese, il vicepresidente, sindaco di Ginosa (Taranto), Vito Parisi e il vicepresidente, sindaco di Valdengo (Biella) Roberto Pella, il presidente di Anci Lazio e sindaco di Rieti Daniele Sinibaldi e la presidente di Anci Calabria, sindaca di Gioia Tauro Simona Scarcella.

Cerimonia all’Altare della Patria

Le celebrazioni sono cominciate con l’omaggio solenne ai caduti all’Altare della Patria in mattinata in piazza Venezia. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è arrivato all’Altare della Patria accolto dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, e da un picchetto militare interforze. Sul sacello del Milite Ignoto, il Capo dello Stato ha deposto una corona d’alloro, un gesto sottolineato dal consueto passaggio delle Frecce Tricolori che hanno solcato il cielo della Capitale. Alla cerimonia hanno preso parte i presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso.

Successivamente, il Capo dello Stato si è trasferito poi in via dei Fori Imperiali, scortato dai Corazzieri a cavallo, per assistere alla parata militare. Dopo l’esecuzione dell’inno di Mameli e gli onori militari, Mattarella è stato salutato dai vertici del Parlamento e del Governo. Oltre alla premier Meloni e al ministro Crosetto, la delegazione dell’esecutivo presente in tribuna autorità vedeva la partecipazione dei ministri Antonio Tajani, Carlo Nordio, Giuseppe Valditara, Gilberto Pichetto Fratin, Orazio Schillaci, e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.

Il messaggio del presidente Mattarella

Al di là della liturgia delle cerimonie, il significato politico e ideale della giornata è stato affidato ai messaggi ufficiali. Il presidente Mattarella, in una lettera inviata al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, ha voluto richiamare l’origine democratica della scelta repubblicana, definendola una svolta epocale fondata sulla partecipazione popolare. “Sono trascorsi ottant’anni da quel 2 giugno del 1946 che segnò il compimento, da parte degli italiani, di un atto di libertà senza precedenti. Con il suffragio universale, donne e uomini, insieme per la prima volta, decisero di lasciarsi alle spalle le macerie della guerra e le nefandezze di un regime oppressivo e totalitario, per avviare la ricostruzione di un Paese libero, democratico, repubblicano”. Nel suo messaggio, il Capo dello Stato ha evidenziato il ruolo dei militari che combatterono nella Guerra di Liberazione all’interno dei Gruppi di Combattimento, definendoli protagonisti della rinascita nazionale, per poi soffermarsi sul valore attuale della Carta costituzionale. “Non celebriamo oggi solamente una ricorrenza storica, ma un momento di alto significato che rinnova l’impegno collettivo all’affermazione, alla tutela e alla piena attuazione dei valori che costituiscono il fulcro della nostra Costituzione, ‘casa comune’ che garantisce la vita della nostra comunità nazionale, i nostri diritti, richiamandoci al contempo ai nostri doveri di solidarietà”. Mattarella ha poi definito le Forze Armate come un “pilastro della Repubblica e presidio dei principi alla base della pacifica convivenza tra i popoli”, concludendo con un ringraziamento per l’impegno profuso da tutti i militari.

L’augurio della premier Giorgia Meloni

Sul valore del percorso repubblicano si è espressa anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha affidato una prima riflessione ai propri canali social per poi commentare a margine delle cerimonie l’andamento della giornata. Per la premier, l’identità nazionale si costruisce sulla somma dei grandi eventi e della quotidianità. “Oggi celebriamo gli ottant’anni della Repubblica italiana. Una ricorrenza che non rappresenta soltanto una data storica, ma racconta il cammino che gli italiani hanno saputo costruire insieme: con storie di sacrificio, coraggio, unità, solidarietà e impegno, generazione dopo generazione. Perché sono certe le grandi storie, ma anche – e forse soprattutto – le piccole scelte quotidiane ad aver fatto dell’Italia la straordinaria nazione che è oggi”.

Meloni ha parlato del 2 giugno come di una data che unisce riconoscenza e responsabilità”, un concetto ribadito anche davanti ai giornalisti a margine delle celebrazioni a Roma. “Una festa di riconoscenza perché quello che noi abbiamo oggi dobbiamo sempre ricordare che qualcuno l’ha costruito prima di noi, con grandi storie e con piccoli gesti quotidiani con piccole scelte di ciascuno. Festa di responsabilità perché dopo 80 anni dobbiamo chiederci che Repubblica vogliamo essere domani. Credo che questa nazione abbia tutte le carte in regola per essere più ambiziosa e penso che stia dando, nonostante le difficoltà, grande prova di sé. Mi piacerebbe per questo che fosse anche una festa di orgoglio“.



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