Sequestrati della DIA beni per 150mila euro al pluripregiudicato Pietro Tondo

Sequestrati della DIA beni per 150mila euro al pluripregiudicato Pietro Tondo

L’uomo nato in Germania ha 45 anni e risiede da tempo a Manduria, ma è stato condannato per associazione mafiosa e a delinquere, finalizzata al traffico di droga e sigarette

CdG piero Tondo

nella foto, Pietro Tondo

La DIA, Direzione Investigativa Antimafia di Lecce  a seguito della decisione della seconda sezione penale del Tribunale di Taranto ha disposto la confisca dei beni appartenuti alla famiglia Tondo di Manduria facenti partedi un’organizzazione criminale operante nel versante orientale della provincia di Taranto con collegamenti nel brindisino. Il collegio composto dai giudici Fulvia Misserini (presidente), Giuseppe De Francesca (relatore) e Loredana Galasso, con la presenza del pubblico ministero della direzione distrettuale antimafia di Lecce, Alessio Coccioli, riunitosi in camera di consiglio,  ha inoltre avviato la procedura per la futura confisca di un’autorimessa, un magazzino, un fabbricato di 300 metri quadrati, tre terreni agricoli, tutti situati in agro di Manduria, contrada «Laccello»; un’auto Alfa Romeo Mito e conti correnti bancari attivi e movimentati intestati a Pietro Tondo, manduriano di 45 anni, alla moglie Antonia Piccini di 44 e alla loro figlia Loredana Tondo di 26 anni.

CdG Dia Lecce

La famiglia Tondo è una vecchia conoscenza delle forze dell’ ordine. Nell’ agosto 2014 Loredana Tondo, di 24 anni, di Manduria (fidanzata di Luigi Dalemmo per l’omicidio Massari) e  la madre di quest’ultima, Antonia Piccinni, di 42 anni, vennero poste ai domiciliari a seguito di un’ ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Taranto Pompeo Carriere su richiesta del pm Antonella De Luca, nel corso dell’indagine per l’uccisione di un fruttivendolo di 39 anni, Antonio Massari, anch’egli di Manduria, ad opera secondo gli inquirenti del fidanzato della figlia di Pietro Tondo.


Il pluripregiudicato Pietro Tondo
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di 45 anni, nato in Germania e residente a Manduria (Taranto) è stato già condannato in passato e sottoposto dal Tribunale di Taranto alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale,   è recluso attualmente nel carcere di Teramo, dove sta già scontando pene detentive per associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di sigarette, furto e detenzione illegale di armi e munizioni.

cdG carcere Teramo

Nel corposo certificato penale di Pietro Tondo compare infatti una sentenza del Tribunale di Taranto che lo riconosce colpevole di partecipare ad un’”associazione di stampo mafioso“, costituente di fatto la  “componente” manduriana della Sacra Corona Unita che operava in collegamento con la banda dei mesagnesi controllata dal “boss” Massimo Pasimeni e ad altri esponenti della stessa organizzazione criminale di Francavilla Fontana (Brindisi) tra cui Giancarlo Capobianco, anch’egli “affiliato” ed esponente di spicco del clan Pasimeni.

CdG accertamenti GdF

Le attività ed entrate economiche della famiglia Tondo, sono state controllate e verificate dagli investigatori della Guardia di Finanza, che nella propria relazione hanno messo in risalto che i proventi leciti della famiglia Tondo-Piccinni (titolari di un’azienda per il commercio di legna da ardere) non sarebbero state di fatto sufficienti neanche al minimo sostentamento dello stesso nucleo familiare. Per esempio, il reddito dichiarato dal capofamiglia Pietro Tondo dal 1995 al 1998, è stato di appena 18mila euro.

nella foto l' avv franz Pesare

 

Gli avvocati Franz Pesare ( accanto nella foto) ed Armando Pasanisi, difensori dei Tondo, sono comunque riusciti ad evitare dalla futura confisca l’abitazione attualmente occupata dal nucleo familiare ed un terreno adiacente che erano  tra i beni proposti per il sequestro quelli di maggiore valore patrimoniale. Nel dispositivo si legge che,   ad eccezione di queste due proprietà entrambe di proprietà della famiglia Tondo,  per le quali non vi è stato il sequestro,  “tutti gli altri  devono restare assoggettati all’inevitabile ablazione in vista della definitiva acquisizione alla mano pubblica, giacchè, oltre ad essere risultati sprovvisti di lecita giustificazione quanto alla relativa provenienza in rapporto alle fonti reddituali dei predetti soggetti incapaci, anche solo in astratto, di sorreggere i relativi titoli acquisitivi, l’acquisto di quei cespiti finisce per collocarsi entro un perimetro temporale tracciato da fatti attraverso cui la pericolosità sociale, senz’altro qualificate, del proposto ha trovato occasioni di ripetuta manifestazione, lasciando così presumere che quei beni ne costituiscano il frutto”.

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