Roma: uno su quattro non pagava le multe grazie a vigili infedeli. I nomi dei “furbetti”: dall’amico del boss al figlio dell’ex ministro

Roma: uno su quattro non pagava le multe grazie a vigili infedeli. I nomi dei “furbetti”: dall’amico del boss al figlio dell’ex ministro

Fra i “furbetti” finiti sotto inchiesta per lo scandalo “Multopoli”, per le migliaia di contravvenzioni cancellate da quattro funzionari e dirigenti del dipartimento Risorse economiche del Comune di Roma, compaiono indagati per truffa e falso personale del Senato, della Camera, persino della Presidenza della Repubblica e del Ministero della Difesa. ALL’INTERNO TUTTI I NOMI

di Federica Gagliardi

Nonostante l’impennata delle contravvenzioni degli ultimi anni della Polizia Locale di Roma Capitale, grazie all’utilizzo di sistemi elettronici di controllo, secondo i revisori dei conti dell’Oref,  il Campidoglio ha una percentuale di riscossione delle multe, ma anche di imposte e tributi locali, pari ad appena il 25,4 per cento a causa della insufficiente capacità di riscossione da parte del Comune di Roma. Osservando i dati delle multe stradali su 423.266.921 euro di sanzioni accertate nel 2017 , sono stati incassati soltanto 97.481.292, con una percentuale del 23,03.

Un dato che è ulteriormente peggiorato rispetto all’anno precedente:  infatti, gli accertamenti nel 2016  furono di 339.759.136 euro, mentre le somme incassate 86.150.387 euro, con una percentuale di riscossione del 25,36 per cento. Questa “cronica lentezza” come la definisce  l’organismo di revisione contabile, si manifesta come in un “elemento di forte criticità nella gestione corrente“. Un problema quindi  strutturale che, secondo l’inchiesta della Procura di Roma, andrebbe ad aggiungersi all’ulteriore perdita di cifre consistenti di  circa 16 milioni di euro  a causa dei presunti illeciti nella gestione del sistema delle contravvenzioni. Che aggiungono al danno, anche la beffa per le casse di Palazzo Senatorio.

Da tanti anni il dato delle entrate dovute alle sanzioni stradali nelle previsioni di bilancio del Comune di Roma Capitale , come pressochè in tutt’ Italia esponenzialmente sovrastimato, e viene utilizzato spesso e volentieri soltanto per far tornare i conti dei vari bilanci comunali in maniera artificiosa. Nei conti del Campidoglio, anno dopo anno, si è così accumulata una voragine da 7.919.695.421 euro di crediti non riscossi per tributi locali e altre entrate, secondo le cifre inserite nell’ultimo Dup (documento unico di programmazione ) dalla giunta grillina guidata da Virginia Raggi.

Oltre 1,6 miliardi di questi soldi mancanti nelle casse comunali, sono dovuti proprio alle multe arretrate non pagate. In media,  tre verbali su quattro, restano impagati a causa di ritardi amministrativi, notifiche difficili o impossibili, ricorsi a prefetto o giudice di pace, insolvenza o semplice noncuranza degli automobilisti multati che, molto spesso, non hanno alcuna voglia di pagare.

L’inchiesta della procura di Roma. I numeri dell’inchiesta “Multopoli“, coordinata dal pm Francesco Dall’Olio e dalla Guardia di Finanza di Roma , sono letteralmente da record: dal 2008 al 2014 sarebbero state cancellate contravvenzioni per circa 18 milioni di euro e due giorni fa, le Fiamme gialle hanno sequestrato più di un milione di euro. All’inizio gli indagati erano più di 400, ma gli inquirenti hanno deciso di concentrarsi solo sugli illeciti commessi a partire dal 2012, perché i casi precedenti risultano prescritti.

A coordinare un vero e proprio “mercato parallelo” delle multe, secondo gli inquirenti, sarebbe stato Pasquale Libero Pelusi, ex direttore del Dipartimento Risorse Economiche di Roma Capitale, insieme alle sue due segretarie, Laura Cirelli e Maria Rita Rongoni, e la funzionaria Patrizia Del Vecchio,. Indagati anche un carabiniere in pensione ed un poliziotto. I pubblici ufficiali avrebbero annullato in modo illegittimo migliaia di contravvenzioni facendo un favore ad amici, parenti e ai vip della Capitale che, girando in macchina tra le strade del Centro, avevano attraversato senza preoccuparsene i varchi Ztl. Per giustificare la cancellazione, avrebbero usato diversi escamotage: firme false, documenti taroccati e macchine di privati cittadini fatte passare come vetture utilizzate per servizi di polizia giudiziaria.

Fra i “furbetti” finiti sotto inchiesta per lo scandalo “Multopoli”, per le migliaia di contravvenzioni cancellate da quattro funzionari e dirigenti del dipartimento Risorse economiche del Comune di Roma, compaiono indagati per truffa e falso insieme a 193 beneficiari del trattamento di favore, fra cui personale del Senato, della Camera, persino della Presidenza della Repubblica e del Ministero della Difesa, un dipendente dell’Ordine di Malta, una giornalista della Rai, ma anche numerosi dipendenti di Roma Capitale. Ma non solo. Infatti sono tantissimi anche i poliziotti, alcuni carabinieri ed esponenti delle forze dell’ordine distaccati alla Camera, al Senato e alla presidenza della Repubblica. I loro nomi occupano circa un terzo della lista degli indagati.

Nell’elenco compaiono Riccardo Brugia il braccio destro di Massimo Carminati (finiti entrambi in carcere per il noto professo “Mafia Capitale”) condannato a 11 anni e 4 mesi di reclusione del maxiprocesso di Rebibbia, si sarebbe fatto cancellare una multa da circa 140 euro , ed anche la sua compagna Annalisa Ugazio avrebbe beneficiato dei servigi dei dipendenti capitolini infedeli , commessi di negozi in pieno Centro e dipendenti di locali di piazza Venezia e di via del Corso. Nell’elenco anche Angelo Gava, figlio dell’ex ministro Antonio Gava. Incredibilmente figurano  una decina persone che secondo quanto riportato negli atti  risultano percepire redditi da Roma Capitale !  A partire da Damiano Colaiacomo, manager regionale impiegato in Arsial ed ex direttore del Dipartimento Risorse Umane del Comune,  Gloria Bianchin, impiegata nell’ufficio Servizi per la mobilità del comune di Roma ed insieme a loro Antonio Esposito, Fabio e Francesco Bagnato (quest’ ultimo attualmente in pensione), Patrizia De Latte  (anche lei in pensione ) e Stefano Masselli.

Sotto inchiesta sono finiti anche Giovanna Parlato, dipendente della Presidenza del Consiglio dei ministri,  Annamaria Proto e Stefano Santoro, dipendenti della Presidenza della Repubblica, Christian Tirati, che risulta percepire redditi dal ministero della Difesa,  la principessa Caterina TorloniaRodolfo Anastasi, candidato con Casapound nel 2017  nel  X Municipio, Filippo Branchesi, pensionato che era in servizio al Comune di Fiumicino, e persino un’ambulante del Centro storico, Enrica Gattegna.

Tra gli indagati, anche un’impiegata del noto bar Ciampini, a piazza San Lorenzo in Lucina uno dei luoghi più rinomati d’incontro della Capitale, che per ironia della sorte ha sede proprio di fronte al Comando Provinciale dell’ Arma dei Carabinieri di Roma. All’interno delle pagine del decreto di sequestro si legge che alcune contravvenzioni annullate erano relative a veicoli “intestati a ditte esercenti attività economiche, come la società Ciampini” e ad alcuni membri della famiglia Ciampini, che però stranamente non risultano nell’elenco degli indagati.

Indagato anche il presidente e proprietario della Lazio Calcio , Claudio Lotito accusato di avere spacciato per auto utilizzate per la sua scorta delle vetture, in realtà intestate a due sue società, che invece venivano per attività aziendali. Utilizzando questo falso stratagemma Lotito avrebbe ottenuto la cancellazione di sanzioni per circa 26mila euro, cifra che successivamente gli è stata sequestrata. dalle Fiamme Gialle.

 

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