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5 Dicembre 2022 19:42
5 Dicembre 2022 19:42

Quello che i grillini e Selvaggia Lucarelli non commentano

Spiegate a Selvaggia Lucarelli ed ai suoi vecchi "amichetti" del Fatto Quotidiano, come si fanno le inchieste. Rocco Casalino, almeno ha una scusante: viene pagato per mentire !

Riceviamo da un lettore una segnalazione che volentieri pubblichiamo:

“Per Selvaggia Lucarelli “qualcosa  non torna sul caso di Carlotta Rossignoli” e fa molto bene a indagare. Le suggerirei di metterci poi altrettanta meritoria acribia nell’indagare, però, come il suo già apprezzato (quando era a “il Fatto Quotidiano”) Giuseppe Conte passò tra il 1998 e il 2002 da “Cultore della materia” a Docente ordinario, una scalata in quattro anni mai riuscita ad alcuno.

Certo, stiamo parlando dell’Einstein del diritto, ma non si è mai visto che si passi da cultore a ricercatore (1998), da ricercatore a associato (2000), da associato a ordinario (2002) nei tempi minimi di legge (due anni ogni volta e da verificare nelle scadenze) e, più o meno, con le stesse pubblicazioni “scientifiche”!

Qualcuno rileva che nel 2002 nel mentre all’università Luigi Vanvitelli di Salerno si teneva il concorso che dà la carica di ordinario a Conte , il professor Guido Alpa, presidente di commissione, condivideva con il suo pupillo “Giuseppi” Conte la stessa sede di lavoro in via Sardegna, a Roma. E qui c’è solo quel piccolo problema, che le università non concedono l’accesso agli atti dei concorsi…

Selvaggia Lucarelli, Giuseppe Conte e Guido Alpa

Sul caso Conte-Alpa per fortuna avevano indagato giornalisti veri e seri come Maurizio Belpietro direttore del quotidiano La Verità, ed i servizi televisivi su Le Iene realizzati dagli inviati Antonino Monteleone e Marco Occhipinti. Belpietro lo ha inserito in un suo libro dato alle stampe, Giuseppe Conte il trasformista”, nel quale racconta i presunti “scivoloni”, privati e politici, dell’ex premier che si auto-definiva “avvocato del popolo italiano”.    

A Maurizio Belpietro che lo intervistava per il suo libro, Conte, dopo avere ripetuto che in realtà il professor Guido Alpa non è stato il suo maestro, ribadiva un leitmotiv già più volte espresso a Le Iene: “Tra noi non c’è mai stata un’associazione né formale né neppure di fatto. Non ci dividevamo i proventi. Eravamo solo coinquilini”. Un concetto che ha ribadito più volte: “Non si è trattato di una collaborazione professionale”. Il presidente del M5S dopo avere ammesso di avere un po’ “infiocchettato” il suo curriculum vitae, è costretto a tornare sul concorso universitario di Caserta, con il quale nel 2002 fu nominato professore ordinario di diritto privato.

Maurizio Belpietro nel suo libro-intervista lo incalzava e gli faceva notare che proprio Guido Alpa, sentito sul suo ruolo di esaminatore al concorso, avrebbe affermato di “essere stato sorteggiato per quel ruolo“. Una dichiarazione però che il giornalista smentisce seccamente: “Le carte che abbiamo consultato smentiscono Alpa, in realtà venne eletto con un plebiscito: 54 voti”.

Conte contrattaccava:Quanti voti servivano per diventare professore ordinario? Tre su cinque. E io quanti ne ho presi? Cinque. Dunque voi avete un concorso che nel 2002 ha designato ordinario questo fessacchiotto, oggi presidente del Consiglio. E Guido Alpa non era nemmeno a capo della Commissione…”. Una posizione sposata anche da Rocco Casalino, portavoce e capo ufficio stampa di Giuseppe Conte, che ha provato ad intervenire in sua difesa: “Anche senza il voto di Alpa, Conte avrebbe vinto comunque il concorso”.

Una vicenda che non sembra ancora volersi esaurire, quella del concorso universitario del 2002 a Caserta. Parliamo del concorso che aveva nominato Giuseppe Conte professore ordinario di diritto privato, subito dopo una causa civile nella quale lui e il suo esaminatore, Guido Alpa, hanno lavorato insieme. Ci siamo chiesti se il professore che l’ha giudicato e promosso al concorso era incompatibile, sulla base della loro collaborazione professionale con l’esaminato.

Le Iene avevano mostrato un documento esclusivo, che sembrava mettere in crisi la ricostruzione che Giuseppe Conte aveva dato suoi rapporti professionali con Guido Alpa, del fatto che avessero fatturato ognuno per proprio conto riguardo a quell’incarico ricevuto dal Garante per la Privacy, conferito insieme agli avvocati Conte e Alpa e che quindi quest’ultimo fosse per legge incompatibile nel suo ruolo di esaminatore al concorso.

E’ stato pubblicato anche il progetto di parcella per la causa civile del 2002 nella quale il premier Conte e il professor Alpa difesero il Garante per la Privacy. Un progetto su carta intestata a entrambi gli avvocati, con la richiesta di pagamento dell’intera cifra di 26.830,15 euro su un unico conto corrente intestato ad Alpa di una filiale di Genova di Banca Intesa. Ed il tutto con la firma di entrambi.

I due giornalisti del programma “Le Iene” Antonino Monteleone e Marco Occhipinti si erano chiesti il motivo di mandare un’unica lettera ai due professionisti se, come ha sempre sostenuto Giuseppe Conte, “si trattava di due incarichi distinti e non c’era un’associazione né di diritto né di fatto e soprattutto se quell’incarico fu pagato con due fatture separate”.

Giuseppe Conte, nel corso di una tesissima conferenza stampa, aveva ribadito la sua posizione, rivolgendosi alla Iena: “Se lei si è procurato la lettera di conferimento dell’incarico e ha visto che l’incarico è stato conferito ad Alpa e a Conte… abbiamo sviscerato che un collegio difensivo può essere composto anche da venti avvocati nel civile… Se l’incarico mi è stato conferito dal Garante e io non mi faccio pagare come in questo caso perché ritengo di aver svolto attività difensiva non di rilievo, evidentemente non me la sono sentita di fatturare essendo il Garante un ente pubblico. Lei stesso si è fatto dire dal Garante che anche qualche altra volta, dove sono io solo nel collegio difensivo, non mi sono fatto pagare”.

Le Iene avevano proseguito nella loto inchiesta, mostrando in televisione i verbali di 5 udienze di quel processo al tribunale civile di Roma, da cui si evinceva che Conte partecipò quasi sempre, mentre Guido Alpa quelle 5 udienze le saltò tutte. È legittimo quindi pensare al “dominus” di studio (Alpa) che manda a udienza il suo “giovane allievo” (Conte) ? E’ stato pubblicato anche un altro documento, che con maggiore forza sembrerebbe smentire la versione di Conte sul pagamento delle sue spettanze nel primo grado di quel processo.

Si tratta della seconda parte del progetto di parcella firmato da Alpa e da Conte, in cui compare la lista delle prestazioni che i due professionisti indicano come svolte e che chiedono all’autorità di pagare su un unico conto corrente. Nella lista delle prestazioni da fatturare sono indicate le voci che riguardano sicuramente anche il lavoro svolto da chi ha partecipato alle udienze, quindi come detto, presumibilmente da Giuseppe Conte.

Nell’elenco compariva la partecipazione alle udienze dal valore di 416 euro, la precisazione conclusioni, stimata 103 euro, l’assistenza all’udienza conteggiata per 2.160 euro e la discussione in pubblica udienza valutata 1.392,50. Che in generale si tratti di prestazioni attribuibili anche da Giuseppe Conte sembra certificato dal fatto che c’è la sua firma sul progetto di parcella. Perché mai dunque, ci chiediamo, l’avvocato Conte avrebbe dovuto firmare un documento con l’elenco delle prestazioni fornite da un altro avvocato, se lui con quelle prestazioni non aveva niente a che fare ?

Per verificare il vero significato di queste carte, gli inviati delle Iene le hanno portate al vaglio di Corrado Ferriani, commercialista e docente di diritto penale dell’economia, che le aveva così commentate: “Si tratta di un classico progetto di parcella, un documento tipico dei professionisti che viene emesso nei confronti del cliente per chiarire alla fine di una prestazione l’attività svolta, i soggetti che l’hanno svolta ed evidentemente gli estremi per il pagamento della successiva fattura che sarà emessa nel momento del pagamento. È ovvio che chi emette un avviso di parcella, deve necessariamente aver svolto una prestazione, in questo caso evidentemente due soggetti. Questo documento sta dicendo all’autorità che i due professionisti che hanno emesso la nota proforma hanno svolto le prestazioni indicate nell’oggetto e nella fattispecie sono quelle chiaramente indicate per onorari e diritti complessivi per 21.920 euro”.

Le stesse carte vennero mostrate anche a un professore di diritto civileRoberto Calvo, che spiegò le informazioni che aveva ricavato dalla loro lettura: “Ricavo l’informazione che è stato conferito un mandato da parte dell’autorità garante ai due professori, per una causa civile. Poi c’è un progetto di parcella firmato da entrambi. È un incarico congiuntivo, quindi un incarico conferito da due professionisti per un identico oggetto. Da lì arriva un rapporto contrattuale da cui può nascere un rapporto di debito e credito con il conferente quindi il garante con la pubblica amministrazione, parlo di debito nel senso che può anche nascere in astratto una responsabilità del professionista”.

Ed aggiunse: “I professionisti stanno dicendo al cliente che hanno operato congiuntamente e hanno agito come se fosse stato conferito un mandato congiuntivo alla difesa oggetto di questa vicenda. I professionisti in questione chiedono al cliente il pagamento di un incarico conferito collettivamente, come ho detto prima”. L’inviato Antonino Monteleone gli fece una domanda secca: “Se lei fosse il garante capirebbe da questo documento che Conte rinuncia ai compensi?”. La risposta fu altrettanto secca: Evidentemente no. Secondo il professor Calvo dunque dai documenti a firma Alpa-Conte non si evinceva alcuna rinuncia da parte di Conte affinché i suoi compensi non siano pagati, ma anzi sembrerebbe che l’indicazione sia di girarli direttamente sul conto indicato nel progetto di parcella.

“Quindi lei mi sta dicendo con questa lettera di incarico del garante che è di gennaio 2002, automaticamente il commissario Alpa diventa incompatibile al concorso di luglio?”, chiedeva ancora la Iena. “Io non voglio insegnare ad Alpa nulla, dico solo che a mio modo di vedere è sufficiente, come per altro dice la giurisprudenza amministrativa, che vi sia un rapporto professionale da cui nasca un rapporto da cui poi possono derivare rapporti, vicende di debito e credito verso il cliente, ma anche verso i singoli professionisti… In astratto eh, sia chiaro”.

Monteleone insistette: “Quindi quando Conte dice io ho deciso di rinunciare ai miei compensi’, rinuncia a beneficio del garante o a beneficio dell’avvocato Alpa?”. “La seconda ipotesi”. La Iena chiese ancora: “Dire che l’avvocato giudicato abbia lavorato gratis per l’avvocato giudicante è un’affermazione fuori dalla realtà?” La risposta fu molto chiara: “È un’affermazione che quanto meno è smentita dai documenti che io vedo. Io naturalmente non posso giudicare i propositi, giudico i documenti e dai documenti risulta che entrambi hanno preteso, come legittimo e doveroso, perché parliamo di attimi legittimi e doverosi sia chiaro…”.

Un’ultima domanda: “Conte dice, più volte, mi ha detto Conte: ‘Lei è fuori di testa, lei è fuori di testa perché continua a insistere su una cosa che non esiste’. E la cosa che secondo Conte non esiste è che non è mai esistito conflitto tra lui esaminato a Caserta e Alpa membro della commissione che lo giudicava. Sono io fuori di testa professore?”.Assolutamente no, il conflitto nasce nel momento in cui è stato conferito ad entrambi questo incarico, da cui nasce un rapporto professionale”.

L’inviato Monteleone tornò dal premier Giuseppe Conte, che ribadisce più volte che il concorso non è stato assolutamente viziato. “Lei, Monteleone, si può incaponire… ma non cambia il fatto come voi dovete dimostrare una cointeressenza economica nel 2002… Le confesso che ho chiesto al commercialista: ‘Trovami la fattura del 2002 del primo grado’. Questa sua teoria significherebbe che si creerebbero incompatibilità in tutto il mondo legale perché nei collegi difensivi spesso ci si ritrova più avvocati. Il fatto di essere in collegio difensivo con un altro avvocato se abbiamo un mandato dallo stesso cliente non crea un’incompatibilità, uno. Lei ritiene di accreditare ai telespettatori, secondo lei, che io nel 2002 ho avuto un vantaggio indebito da Alpa che era ininfluente, perché bastavano tre commissari e invece è stata l’unanimità su cinque. Quindi vincerebbe qualsiasi prova di resistenza davanti ai giudici, vorrebbe accreditare il fatto che avrei aspettato il 2009 per sdebitarmi nei confronti di Alpa, ma questa è follia”.

E aggiungeva: “Diciamo che io ho avuto rispetto nei confronti del Garante perché potevo fatturare per mio conto. Nel secondo grado, nel terzo grado, le sue indagini hanno dimostrato che io ho fatturato… e quindi ho fatto la fattura separata e Alpa ha fatto… In primo grado essendo stato il mio apporto difensivo marginale ho inteso, per rispetto di un ente pubblico, all’epoca c’era Rodotà vorrei ricordare… lei non vuole chiarire ai telespettatori… non vuole che io risponda: posso? Le ho spiegato questo, credo, che migliaia di avvocati che ha sentito le avranno spiegato che nel processo civile la magna pars, gran parte dell’attività difensiva è scritta, le memorie scritte, studiare la controversia, studiare, questa è una causa molto delicata”. Monteleone gli chiede ancora: “Ma se era molto delicata perché ha dato un apporto marginale..”, e Conte: “Mi fa finire? È terribile, ascolti Monteleone, mi faccia finire, poi giudicherà il popolo…”. (Cliccate qui per vedere l”intervista integrale di Antonino Monteleone a Giuseppe Conte)

Antonino Monteleone e Marco Occhipinti a quel punto decisero di sentire proprio Raffaele Cantone, all’epoca presidente dell’ Anac, per cercare di fare chiarezza una volta per tutte. Monteleone chiese: “La chiamavo perché sto cercando di capire se l’autorità quando ai tempi in cui lei era presidente fu formalmente incaricata di esprimere un parere sulla questione del concorso dell’avvocato Conte prima di diventare Presidente del Consiglio”. Raffaele Cantone rispose così: “Sì, ci fu un esposto, mi pare di un’associazione di consumatori. Noi facemmo un intervento di carattere procedurale, dicemmo che in realtà si trattava di una vicenda non recente per i quali il nostro intervento di qualunque tipo sarebbe stato irrilevante visto che nei confronti di quel concorso nessun atto amministrativo poteva essere fatto”.

Sembra quindi più che evidente, almeno sulla base delle parole di Cantone e al documento esclusivo che le Iene mandarono in onda, che Giuseppe Conte non avrebbe detto il vero quando ha affermato che l’Anac si era pronunciata “escludendo la comunanza di interessi economici”. Monteleone proseguì: “Lei fece anche un’intervista a Radio Capital nell’ottobre del 2018, nella quale disse ‘effettivamente è plausibile la spiegazione del presidente Conte, se è vero come lui sostiene che hanno, emesso fatture separate per l’incarico del 2002’”.

“Io avevo detto semplicemente che mi sembrava plausibile la spiegazione che aveva dato”, aggiunge CantoneMontaleone lo incalzava: “L’unica cosa che volevo capire è se due professionisti che usano una carta intestata comune che firmano entrambi un progetto di parcella possono definirsi due professionisti che svolgono incarichi distinti e separati”. La risposta di Raffaele Cantone fu assolutamente inequivocabile: “Certamente i fatti emersi sono diversi da quelli che erano stati rappresentati all’epoca, però io non me la sento di esprimere un giudizio. L’unica cosa che mi sento di dirle è che ovviamente rispetto alla situazioni che io vissi all’epoca le cose sono cambiate, quindi all’epoca lui aveva dato una giustificazione. Oggi le cose sono cambiate.

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