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10 Gennaio 2026 21:34

Per la procura i fatti sull’ ILVA meritano un processo

Dalle denunce di singole persone, associazioni ambientaliste ed enti alle intercettazioni telefoniche, alle relazioni stilate dalle forze dell’ordine, alla documentazione sanitaria che attesterebbe i danni, fisici e non, subiti dagli abitanti di Taranto e da chi svolgeva un’attività, soprattutto agricola, a causa dell’inquinamento provocato dal Siderurgico: sono questi gli elementi di prova con i quali la procura tarantina per voce del suo procuratore capo di Taranto, Franco Sebastio, ha aperto la discussione dell’udienza preliminare per disastro ambientale a carico dell’ILVA.

Franco Sebastio
nella foto il procuratore capo Franco Sebastio

Il procuratore della Repubblica Sebastio ha ricordato che la gran mole di documenti, prodotti o acquisiti, ha portato, a partire dal luglio del 2012, ad una serie di misure cautelari e di sequestri, e che i successivi interventi legislativi e normativi non farebbero altro che confermare il quadro accusatorio.

Da qui la necessità, ha aggiunto Sebastio, che i fatti contestati e le posizioni dei 52 imputati vengano vagliati in un processo. Prima dell’intervento di Sebastio, il gup Vilma Gilli aveva rigettato le eccezioni della difesa sulla ulteriore documentazione depositata oggi dalla Procura. Se oggi si decidesse di eseguire un sopralluogo nell’area delle batterie delle cokerie ILVA per verificare se ci sono stati interventi di miglioramento dell’inquinamento ambientale, potrebbe anche emergere che nulla o quasi è cambiato rispetto al 26 luglio 2012, quando gli impianti a caldo vennero posti sotto sequestro su disposizione della magistratura.

E’ quanto avrebbe sottolineato nel suo intervento il pm  Mariano Buccoliero, discutendo nell’udienza preliminare, del procedimento penale per disastro ambientale a carico dell’ILVA tenutasi a porte chiuse nel capoluogo ionico, come si è appreso da fonti interne alla Procura. Buccoliero ha concluso il suo intervento cedendo la parola ad un altro pubblico ministero, Giovanna Cannarile, la quale si è soffermata sui danni ambientali causati dall’inquinamento dell’ILVA agli edifici del quartiere Tamburi, a ridosso del siderurgico, e ai suoi abitanti.

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