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17 Maggio 2022 17:21
17 Maggio 2022 17:21

Per la Procura di Caltanissetta “su Borsellino c’è stato un gigantesco depistaggio”

Parlando dell'agenda rossa del giudice Borsellino scomparsa, il magistrato Luciani ha detto: "La sparizione dell'agenda rossa, se sparizione c'e' stata, non fu di interesse di Cosa Nostra ma da collegare a interessi estranei".

In mattinata è stato il Procuratore capo di Caltanissetta, Salvatore De Luca, a prendere la parola per primo, per spiegare la sua presenza in aula. “Io oggi sono qui quasi come testimone diretto – ha detto De Lucaperché l’eccellente lavoro fatto dai colleghi, in particolare dal pm Stefano Luciani, non ha bisogno di alcuna integrazione. Sono qui per testimoniare che, pur tenendo conto dell’autonomia di udienza che accompagna ciascun magistrato della pubblica accusa, le conclusioni che saranno formulate non rappresentano il convincimento isolato di uno o due pm di udienza. Sono qui per testimoniare che tutta la Procura di Caltanissetta condivide, senza riserve, le conclusioni che saranno formulate e le valutazioni che saranno svolte dal collega Luciani in relazione all’aggravante di mafia”. E aggiunge: “Non si tratta di una frattura rispetto al passato ma di una lenta evoluzione che ci porta ad affermare la sussistenza dell’aggravante di mafia, i plurimi e gravi elementi depongono tutti nel senso che il depistaggio ha voluto coprire delle alleanze, delle cointeressenze, di alto livello, di Cosa nostra che in quel momento riteneva di vitale importanza“.

Parlando dell’ex pentito Vincenzo Scarantino, che con le sue false dichiarazioni, ha fatto condannare all’ergastolo degli innocenti accusati di avere fatto parte della strage di Via D’Amelio, De Luca ha detto: “Tutti sapevano che Vincenzo Scarantino alla Guadagna era un personaggio delinquenziale di serie C. Parlare di questo gigantesco, inaudito, depistaggio solo per motivi di carriera del dottor La Barbera (ex dirigente della Mobile di Palermo ndr) è la giustificazione aggiornata e rimodulata classica di Cosa Nostra“.

La Procura al termine della requisitoria fiume, dal Procuratore capo di Caltanissetta Salvatore De Luca con accanto i pm Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso, subentrato da pochi mesi nel pool, ha chiesto pene alte per i tre poliziotti imputati nel processo sul depistaggio sulla strage di via D’Amelio, con la condanna a 11 anni e 10 mesi per Mario Bo, dirigente della Polizia di Stato attualmente in pensione, 9 anni e mezzo per Michele Ribaudo e 9 anni e mezzo per l’ispettore Fabrizio Mattei. I tre appartenenti alla Polizia di Stato, rispondono delle accuse di concorso in calunnia aggravata dall’avere favorito Cosa nostra, facevano parte del “Gruppo Falcone e Borsellino” guidato dall’allora dirigente della Squadra mobile, Arnaldo La Barbera.

Secondo la Procura di Caltanissetta i tre poliziotti avrebbero “istruito” e pilotato il falso pentito Vincenzo Scarantino a testimoniare il falso sulla strage di via D’Amelio in cui persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, ed a causa delle dichiarazioni di Scarantino vennero ingiustamente condannati all’ergastolo anche diversi innocenti .

«Voglio solo sottolineare che vi sono tre fatti che non possono in alcun modo se non negandone l’esistenza ascriversi ai motivi di carriera del dottor La Barbera o in un incredibile eccesso di zelo per dare una risposta immediata dello stato alle stragi», ha detto il Procuratore capo prima di fare le richieste. Parlando del ruolo degli imputati, il pm ha detto: «Si tratta di condotte di diversa natura che si sono protratte per diverso tempo. Non possiamo non evidenziare quello che pacificamente emerge sul ruolo che ha rivestito il dottor Mario Bo. Un ruolo apicale rivestito nel coordinamento delle indagini gestite dal ‘Gruppo Falcone e Borsellino. L’aver rivestito il ruolo di funzionario unico, a partire dal settembre 1994 rende evidente l’accesso a tutte le informazioni. Bo è l’unico funzionario del gruppo, l’uomo di riferimento di Arnaldo La Barbera, che segue le sue direttive. Situazione che diventa ancora più netta quando La Barbera diventa questore nel settembre del 1994». «Come emerge dalle intercettazioni, Bo continua ad agire sotto la supervisione di La Barbera nonostante quest’ultimo fosse stato nominato Questore», ha aggiunto il pm Luciani.

Inquirenti, pompieri e gente comune in via D’Amelio a Palermo subito dopo l’attentato del 19 luglio 1992 in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta

Parlando dei tre poliziotti-imputati il pubblico ministero ha poi aggiunto: «C’era una fiduciarietà del rapporto tra i tre imputati e Arnaldo La Barbere, che rende concreta l’ipotesi che abbiano avuto la reale rappresentazione degli scopi sottesi delle condotte poste in essere». «Avete agli atti numerose dichiarazioni – dice – come quella del dottor Sanfilippo che descrive i rapporti tra i due “ottimi” e come Bo fosse ritenuta una persona “affidabile” da parte del dottor La Barbera». «Si tratta di molteplici condotte e tutte estremamente gravi che rendono tangibile il grado di compenetrazione nelle vicende – ha continuato il pm Stefano Luciani rivolgendosi al Tribunale – avete ulteriori elementi che provano la sussistenza di questo elemento, la condotta che caratterizza l’illecito».

«Non è una condotta illecita di passaggio ma che dal primo momento fino all’ultimo si ripete e si reitera», ha aggiunto il pm Luciani. «È la pietra tombale al discorso che stiamo facendo». «È dimostrato in maniera assoluta il protagonismo del dottor Bo sulle false dichiarazioni di Vincenzo Scarantino e nella illecita gestione di Scarantino nella località protetta», ha continuato il magistrato. «I tre imputati hanno consentito che per anni calasse l’oblio su tutta questa vicenda» e parlando dell’agenda rossa del giudice Borsellino scomparsa, il magistrato ha detto: “La sparizione dell’agenda rossa, se sparizione c’e’ stata, non fu di interesse di Cosa Nostra ma da collegare a interessi estranei”.

La strage di Via D’Amelio (1992)

“La familiarità di Arnaldo La Barbera con i Servizi segreti emerge in maniera chiara attraverso i suoi rapporti con il Prefetto Luigi De Sena”, dice il pm Stefano Luciani. “Rapporti particolarmente stretti tra De Sena e La Barbera – aggiunge il magistrato – ma come dice l’avvocato Gioacchino Genchi in aula, De Sena era una sorta di mentore di la Barbera“. E ricorda che “il Sisde era solito erogare somme di denaro verso i funzionari che si occupavano di eversione o criminalità organizzata“. E poi spiega ancora che La Barbera, morto diversi anni fa, avrebbe ricevuto i soldi dal Sisde “in nero”. “Che un ufficiale di Polizia giudiziaria prenda fondi riservati in nero per soddisfare sue esigenze di vita privata, prende quel soggetto più o meno compromesso rispetto a quegli apparati che lo foraggiano?“.

Il pm Luciani ha chiamato in causa non solo La Barbera, ma anche il capitano Giovanni Arcangioli, che prese la borsa del magistrato dalla Croma ancora in fiamme: «Arcangioli non ha mai chiarito la circostanza sulla borsa, tutto questo è inaccettabile e incredibile sotto ogni punto di vista, lo si dica una volta per tutte». L’ufficiale era stato accusato di furto, ma poi il gip di Caltanissetta  archiviò l’accusa sostenendo che non c’era prova che l’agenda fosse nella borsa, come invece  detto dalla moglie del giudice. Arcangioli ha invece dichiarato di avere guardato dentro la borsa e di averla rimessa nell’auto del magistrato perché non c’era «niente di importante».

Poi, fu un ispettore di polizia a prendere nuovamente la borsa ed a portarla alla squadra mobile. Lì dove restò per mesi, nella stanza di La Barbera: «In bella mostra sul divano di colore beige – ricostruisce il pubblico ministero Lucianinon è mai apparsa ufficialmente negli atti, perché manca un verbale di sequestro. Una vicenda incredibile».

Concludendo: «È stato un lavoro duro e faticoso ma pensiamo di avervi dato quantomeno una traccia che vi possa aiutare di fare finalmente luce. Questa è una delle ultime spiagge rispetto alle quali potere continuare a fare luce su fatti cosi gravi che hanno segnato la storia di questo paese». Il processo è stato rinviato a martedì prossimo per dare la parola alle arringhe difensive delle parti civili.

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