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3 Dicembre 2022 06:36
3 Dicembre 2022 06:36

Operazione del Ros Carabinieri: 15 arresti per droga. Coinvolti anche due agenti della Polizia Penitenziaria ed un ex maresciallo dei Carabinieri

L’indagine sviluppata dal Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri di Lecce in prosecuzione della omonima operazione TAROS contro il clan di Pulsano (Taranto) guidato da Maurizio Agosta, eseguita nel marzo 2021 avrebbe documentato l’operatività del gruppo “Lucchese” di San Giorgio Ionico (TA), dedito al traffico e allo spaccio di stupefacenti in una vasta area della provincia di Taranto. Infiltrazioni nella politica locale. Il Comune di S. Giorgio Jonico (TA) a rischio scioglimento. Fra le carte delle indagini spunta anche il nome dell' avv . Chiarelli, commissario (in quota Lega) della Camera di Commercio di Taranto ALL'INTERNO IL VIDEO DELL'OPERAZIONE E TUTTI NOMI DEGLI ARRESTATI ED INDAGATI

I Carabinieri del R.O.S. di Lecce con il supporto in fase esecutiva dei Comandi Provinciali Carabinieri di Taranto e Brindisi, del 6° Elinucleo di Bari, del Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno (BA) e dello Squadrone Eliportato Carabinieri “Cacciatori Puglia” hanno dato esecuzione in provincia di Taranto e Brindisi ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Lecce su richiesta del sostituto procuratore Milto Stefano De Nozza, della Procura della Repubblica di Lecce-Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 15 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di appartenere ad un’associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi e munizioni, operante sul territorio di San Giorgio Jonico (TA) e comuni limitrofi.

L’indagine sviluppata dal Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri di Lecce in prosecuzione della omonima operazione TAROS contro il clan di Pulsano (Taranto) guidato da Maurizio Agosta, eseguita nel marzo 2021 avrebbe documentato l’operatività del gruppoLucchese” di San Giorgio Ionico (TA), dedito al traffico e allo spaccio di stupefacenti in una vasta area della provincia di Taranto.

Le investigazioni dirette dalla Procura Distrettuale di Lecce avrebbero portato alla luce come, nei territori di interesse, il gruppo Lucchese esercitava un controllo pressoché monopolistico del mercato illecito degli stupefacenti, che erano approvvigionati attraverso una rete di fornitori operante anche nelle province di Brindisi e Lecce. Gli approfondimenti, inoltre, hanno consentito di delineare gli assetti del gruppo, al cui vertice si colloca Marcello Lucchese pregiudicato quarantottenne di San Giorgio Jonico il quale, oltre ad interessarsi della direzione organizzativa della consorteria, avrebbero curato personalmente i rapporti con i vari fornitori di stupefacente. Gli inquirenti hanno identificato due agenti di polizia penitenziaria, Vincenzo Fonseca e Osvaldo Gigantiello in servizio al carcere di Taranto che fungevano da “guardaspalle armati” del Lucchese.

CC-occ-lucchese-CORRETTO

Elementi indicativi della forza infiltrativa del sodalizio e delle capacità di condizionamento esercitata dal gruppo Lucchese sul territorio emergerebbero dalla rete di relazioni che l’organizzazione era riuscita a costruirsi che coinvolgeva anche appartenenti alle istituzioni, i quali, in vario modo, avrebbero favorito i sodali. La manovra investigativa è avvalsa anche degli apporti di un collaboratore di giustizia già legato alla cosca di ‘ndrangheta “Flachi – Trovato – Schettini” operante in Lombardia, e si colloca in una più ampia strategia di contrasto della Procura della Repubblica di Lecce che mira a colpire anche quelle attività estremamente redditizie condotte dalle varie organizzazioni operanti nei territori jonici-salentini, come il traffico di stupefacenti che hanno l’effetto di rafforzare il potere delle varie consorterie sul territorio.

Nell’inchiesta compare anche un ex-maresciallo dei Carabinieri Adriano Meleleo, in pensione da qualche anno, che aveva prestato servizio come comandante della Stazione CC di S. Giorgio Jonico (TA) il quale si era venduto al Lucchese per 2.000,00 euro, compiendo un atto contrario ai suoi doveri di ufficio e di servizio, eliminando mediante distruzione un atto pubblico, cioè un informativa di reato, indirizzata alla Procura della Repubblica ed Tribunale di Sorveglianza di Taranto (ma agli stessi mai pervenuta), a firma del vice comandante Giuseppe Nisticò contenente in allegato la relazione di servizio a firma di due militari avente ad oggetto la denuncia a piede libero dello stesso Lucchese, il quale essendo sottoposto al regime di sorveglianza speciale, l’aveva violata come verificato dai militari della locale Stazione di Giorgio Jonico nel corso di un controllo eseguito in data 24 luglio 2018 alle ore 20.30, non veniva trovato nella sua abitazione (poichè il pregiudicato, era tenuto a rincasare entro le ore 20.00 ) così compiendo un atto contrario ai propri doveri di ufficio.

Vincenzo Fonseca, 49enne di Carosino, poliziotto della Penitenziaria in servizio presso la casa circondariale di Taranto è tra i destinatari delle misure restrittive. L’altro poliziotto della Penitenziaria Osvaldo Gigantiello è indagato a piede libero ma entrambi sono tra i 14 accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga. Per il Gip dr. Sergio Mario Tosi i due agenti “hanno garantito l’indebito invio o ricezione di comunicazioni tra soggetti detenuti all’interno della casa circondariale e terzi al di fuori dell’istituto penitenziario» e «hanno allertato anticipatamente i sodali dell’eventuale esecuzione di provvedimenti di cattura da parte delle diverse forze di polizia nella provincia di Taranto“.

Vi è anche un terzo agente della Penitenziaria, Tommaso Rondinonegià da tempo in amicizia con Lucchese Marcello” indagato a piede libero per accesso abusivo a un sistema informatico aggravato dall’essere stato commesso da pubblico ufficiale con abuso di potere e violazione dei doveri inerenti alla funzione perché si sarebbe introdotto all’interno del sistema informatico del CED (la Banca Dati n.d.r.) utilizzata dall’Amministrazione Penitenziaria per conoscere il “regime cui era sottoposto” il collaboratore di giustizia Giorgio Tocci (un ex poliziotto in servizio presso la Questura di Milano) che aveva rilasciato dichiarazioni anche nei confronti del Lucchese e per informare il presunto capoclan.

La sede del Comune di S. Giorgio Jonico

Le infiltrazioni malavitose nella politica

Nell’attività investigativa dei Carabinieri del ROS, emergono situazioni imbarazzanti che potrebbero creare più di qualche problema nella politica di questo versante della provincia. Infatti il Gip Sergio Mario Tosi nella sua ordinanza scrive che “Il sodalizio diretto da Marcello Lucchese, a dimostrazione della sua forza e pervasività sul territorio, ha avuto anche un ruolo centrale nel condizionamento delle consultazioni elettorali amministrative del comune di San Giorgio Ionico svoltesi nell’anno 2016“. E continua: “Ciò è avvenuto attraverso il procacciamento di voti, da parte del citato computo criminale, in favore dei candidati Cosima Crocefissa Farilla (UDC) e Mauro Sessa, entrambi appartenenti alla lista a sostegno del candidato sindaco Cosimo Fabbiano“. I due candidati consiglieri all’epoca delle indagini, che non sono indagati nell’inchiesta attuale, hanno tuttora ruoli nell’amministrazione comunale di S. Giorgio Jonico, sempre nella stessa maggioranza di centrosinistra guidata dal sindaco Fabbiano, anche egli rieletto ma non coinvolto nell’inchiesta.

Mauro Sessa è attualmente assessore ai Lavori pubblici, manutenzione e decoro urbano, rigenerazione centro storico e periferia, valorizzazione del patrimonio. La dottoressa Cosima Crocefissa Farilla (eletta nella lista UDC) attualmente siede in Consiglio comunale come consigliera di maggioranza. L’ipotesi di uno scioglimento per infiltrazioni mafiose, dovrebbe creare non poche tensioni negli attuali amministratori del comune alle porte del capoluogo. Tensioni che trovano giustificazione leggendo le pagine dell’ordinanza che il CORRIERE DEL GIORNO pubblica integralmente in esclusiva.

“Più in dettaglio le attività investigative consentivano di rilevare l’esistenza di un accordo avente le medesime connotazioni di un patto illecito di natura tipicamente politico-mafiosa, in virtù del quale Farilla Cosima Crocefissa, a fronte del sostegno elettorale ricevuto dal gruppo capeggiato da Lucchese Marcello, garantiva la propria disponibilità a soddisfare consapevolmente gli interessi del sodalizio, in via continuativa e del tutto volontaria”. prosegue il gip Tosi

Meno problematici rispetto a quelli riguardanti il presunto rapporto del clan Lucchese con l’ex assessora Crocefissa, le indagini evidenziano situazioni di rilievo riguardanti la presunta “esistenza di un accordo fra Marcello Lucchese e l’allora consigliere comunale ed attuale assessore Sessa antitetico rispetto ai compiti istituzionali dell’amministratore locale nell’interesse della collettività“. Le dichiarazioni nell’interrogatorio del maggio 2021 verbalizzate dal collaboratore di giustizia, l’ex-poliziotto Giorgio Tocci, accende i riflettori delle commistioni tra politica e criminalità: “Per quanto di mia conoscenza, sia perchè riferitomi da Lucchese e sia perché accertato da me personalmente, Lucchese ha dei fortissimi legami di natura personale e di interesse reciproco con Farilla Mina e con Mauro Sessa.

Gianfranco Chiarelli

L’infiltrazione mafiosa continua il collaboratore di giustizia Tocci, non era solo con il centrosinistra, ma anche con l’altra sponda. Lucchese poteva vantare radicali collegamenti anche nella coalizione di centrodestra grazie ai suoi rapporti intimi e di interesse reciproco” con un imprenditore della ristorazione della provincia jonica che a sua volta avrebbe avuto esperienze dirette in politica con Forza Italia. In questo stesso ambito politico compare nell’inchiesta, seppure non indagato, l’ex onorevole ed attuale commissario (in quota Lega) della Camera di commercio di Taranto, Gianfranco Chiarelli.

(estratto dall’ ordinanza del Gip)

Sempre secondo le dichiarazioni del pentito Tocci, il nome dell’avvocato martinese sarebbe stato fatto da una donna impegnata nella precedente campagna elettorale per le Regionali a sostegno del centrodestra. La donna, secondo il racconto del collaboratore di giustizia, avrebbe incontrato Lucchese e Romano (i due accusati di essere al vertice dell’organizzazione smantellata ieri), offrendo e successivamente consegnando 4mila euro in cambio di 100-150 voti per il centrodestra alle regionali “per fare bella figura con Chiarelli. E non è questa la prima volta che il nome di Chiarelli compare nelle inchieste ed atti processuali della magistratura sui voti comprati dalla malavita jonica.

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