Omicidio Luca Sacchi, nello zaino della ragazza c'erano oltre 2mila euro. Arrestati i due responsabili

Omicidio Luca Sacchi, nello zaino della ragazza c'erano oltre 2mila euro. Arrestati i due responsabili

La svolta alle indagini che ha portato al fermo dei due delinquenti, è arrivata grazie alla madre di Del Grosso, che si è presentata in un commissariato della Capitale nella tarda serata di ieri in commissariato, accompagnata dal marito e dall’altro figlio per comunicare i suoi sospetti e denunciare suo figlio dicendo:  “Temo che mio figlio abbia fatto qualcosa, forse è coinvolto nell’omicidio di Luca Sacchi. Meglio saperlo in carcere che nelle mani di spacciatori, delinquenti e criminali”.

ROMA – “Volevo spaventarlo. Non volevo ucciderlo“. Si è giustificato con queste parole Valerio Del Grosso parlando con l’amico e con la fidanzata  mentre cercava di nascondersi. Si nascondeva, dopo avere premuto il grilletto della pistola P38 che ha ucciso Luca Sacchi con un colpo secco sparato alla nuca che ha trapassato il cranio del venticinquenne. Del Grosso lo ha confessato qualche ora più tardi anche agli agenti che lo hanno arrestato, mentre li accompagnava nei luoghi dove ha nascosto le prove dell’omicidio.

L’arma del delitto non è ancora stata rinvenuta ma nel provvedimento di fermo del pm si legge che lo stesso Del Grosso ha indicato ai poliziottiil “luogo impervio” dove è stata gettata la pistola. È stata invece rintracciata la mazza da baseball probabilmente utilizzata dai due aggressori nelle prime fasi della rapina per malmenare Anastasiya Kylemnyk, la fidanzata di origini ucraine (è in Italia dal 2003) di Luca Sacchi, che era stata buttata in un campo ai margini del Gra, sulla Fiumicino-Roma nei pressi della Centrale del Latte, dove è stato rinvenuto anche il tamburo della pistola che ha sparato.

E’ stato ritrovato anche lo zainetto di Anastasia Kylemnyk che conteneva oltre duemila euro divisi in mazzette da 20 e 50. Davanti al pm Nadia Plastina, però, sceglierà di avvalersi della facoltà di non rispondere. Ma oggi in sede di convalida del fermo che lo ha spedito a Regina Coeli potrebbe raccontare perché la follia omicida lo abbia spinto a sparare. Intanto, cosa sia successo la sera del 23 ottobre lo hanno raccontato i testimoni ascoltati da Polizia e Carabinieri, che hanno condotto congiuntamente le indagini, con una ricostruzione dei fatti contenuta nel fermo a carico di Del Grosso e del suo complice Paolo Pirino.

Il testimone, una sorta di “mediatore” di Del Grosso, ha raccontato anche come, nelle fasi precedenti il delitto, si sia recato al parco della Caffarella con altre due persone “alle 21:30 del 23 ottobre incontrandone una terza, già a lui nota, al quale si presentava come inviato di Valerio“. Doveva verificare, per conto di Del Grosso “se persone in zona Tuscolana avessero il denaro per acquistare come convenuto merce”.

Dalle testimonianze è emerso che i due pusher avevano una “rete”, almeno tre emissari, ed erano organizzati ed emerge la possibilità che fossero stati “contattati” per l’acquisto di droga. Secondo la Procura emerge che i fermati avevano complici che potevano consentire loro una fuga. Motivo per cui è stato convalidato l’arresto.

La svolta alle indagini che ha portato al fermo dei due delinquenti, è arrivata grazie alla signora Giovanna Proietti madre di Del Grosso, che si è presentata in un commissariato della Capitale nella tarda serata di ieri in commissariato, accompagnata dal marito e dall’altro figlio maggiore Andrea Del Grosso per comunicare i suoi sospetti e denunciare suo figlio Valerio dicendo:  “Temo che mio figlio abbia fatto qualcosa, forse è coinvolto nell’omicidio di Luca Sacchi. Meglio saperlo in carcere che nelle mani di spacciatori, delinquenti e criminali“.

Tutto succede nel primo pomeriggio di giovedì Valerio la notte prima non era rientrato, ma sapevo che l’indomani era andato a lavorare nella pasticceria dove fa l’aiuto cuoco da circa sette mesi e che è proprio di fronte casa. Ero tranquilla. Poi però lo chiamavo al telefono e non rispondeva“. Quando il figlio Andrea racconta alla madre cosa ha appreso dagli amici del fratello, la donna spalanca gli occhi: “Mi ha detto che Valerio aveva sparato a una persona e che quella persona è Luca Sacchi“. Il figlio maggiore Andrea è accanto a lei in commissariato e conferma tutto. Raccontando questa storia: nel pomeriggio un amico di Valerio, Cristian Bertoli, lo chiama chiedendogli di vedersi perché gli doveva dire una cosa urgente. Quando i due si incontrano, Bertoli confida ad Andrea che Valerio aveva sparato a una persona e che lo aveva saputo da un altro amico loro, Manuel Incani.  che rintracciato ed ascoltato dagli investogatori, ha confermato la versione aggiungendo di averlo confidato, inoltre, a un altro amico, Valerio Rispoli. “È troppo“, dice la mamma  “lo abbiamo aiutato tante volte e anche adesso lo stiamo facendo perché questa è la cosa più giusta“.

Successivamente è stata la fidanzata di Del Grosso a indicare ai Carabinieri il residence dove  si era rifugiato il compagno, come contenuto dal provvedimento di fermo del pm, che riporta mun chiaro riferimento alle sue dichiarazioni. “Valerio mi ha detto che era con Paolo Pirino e che non voleva uccidere. Dopo l’omicidio mi ha chiesto: ‘Stai con me in hotel?’. Sono stati i suoi amici a dirmi: ma sai cos’ha combinato?“. La ragazza spiega che durante la notte c’è stato anche un violento diverbio tra i due. E subito dopo Del Grosso le ha detto che “era successo un casino” aggiungendo a verbale “Mi riferiva che aveva sparato in testa a una persona non specificandone le motivazioni…tutti gli amici me compresa, consigliavamo a Valerio di andarsi a costituire“.

Nel cuore della notte quindi la “caccia all’uomo” ha subito una forte intensa accelerazione. Come hanno riferito il capo della Squadra Mobile di Roma, Luigi Silipo, ed il colonnello Mario Conio, comandante del Reparto Operativo dei Carabinieri di Roma, Del Grosso è stato rintracciato in un residence in zona Tor Cervara, mentre Pirino si era rifugiato sul terrazzo di una palazzina in zona Torpignattara nello stabile dell’ abitazione della fidanzata. L’auto con cui erano fuggiti – una Smart bianca a quattro posti – è stata sequestrata. I due hanno precedenti: Valerio Del Grosso per botte alla ex compagna, Paolo Pirino invece per droga. La Smart bianca con cui si  erano dati alla fuga, è stata posta sotto sequestro.

La traduzione in carcere di Valerio del Grosso

L’ indagine: le cause dell’omicidio

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Luca Sacchi e la sua fidanzata Anastasiya Kylemnyk volevano acquistare della droga, probabilmente dell’hashish. Dovevano incontrare i pusher, poi le cose sono degenerate. Del Grosso e Pirino volevano impossessarsi del denaro senza consegnare alcuna droga, e si sarebbero presentati armati di pistola e mazza da baseball con l’intento di sottrarre lo zaino ad Anastasia. Quando però hanno colpito la ragazza con la mazza da baseball, il fidanzato, Luca ha reagito riuscendo a mettere a terra Paolo Pirino uno degli aggressori. A quel punto, l’altro, cioè Del Grosso, ha preso la pistola P38 sparando da distanza ravvicinata il colpo mortale alla nuca a Sacchi .

Luca Sacchi  è stato trasportato  in condizioni gravissime all’ospedale San Giovanni e sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Che però a causa delle condizioni conseguenti al proiettile che ha trapassato la testa , il suo decesso è avvenuto intorno alle 13 di giovedì. I genitori hanno autorizzato l’espianto degli organi. La fidanzata della vittima è stata visitata in ospedale per le contusioni riportate nell’aggressione.

La fidanzata di Luca: “La droga non c’entra”

Nel racconto fatto dalla fidanzata della vittima respinge decisamente le accuse.  “La droga? Non c’entra niente. Luca era lì per guardare il fratellino piccolo che si trovava nel pub – ha dichiarato Anastasiya Kylemnyk ai microfoni del Tg1. “Luca non ha mai incontrato gli spacciatori – ha detto -, non ho visto e sentito nulla. Ho sentito solo la voce di un ragazzo romano e giovane. Mi ha detto ‘dammi sto zaino‘. E Luca mi ha protetto come ha sempre fatto: l’ha messo a terra e forse per questo si sono spaventati“.

L’avvocato di Del Grosso: “Mio assistito pronto a parlare“. Ma non parla…

Gli investigatori e i magistrati sostengono di avere indizi molto evidenti a carico dei due fermati e sperano che collaborino per chiudere quella che definiscono “un’indagine lampo”: “Il mio assistito – ha dichiarato l’avvocato Alessandro Marcucci, difensore di Valerio Del Grosso – , si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma intende chiarire, appena possibile, la sua posizione. È molto provato da una tragedia che colpisce più persone, in primis quella di Luca Sacchi. Non riusciamo a immaginare il dolore che stanno provando. Ho avuto modo di parlare con lui per pochi minuti questa notte – spiega il difensore -. Questa è una tragedia che colpisce anche la famiglia di Valerio composta da persone oneste. Anche il mio cliente, da quanto so, non ha precedenti penali gravi. Lavorava come pasticciere. Questa vicenda rappresenta un fulmine a ciel sereno“. Evidentemente picchiare la sua compagna che ha messo al mondo un bambino di appena 6 mesi, per questo avvocato non è grave…

I precedenti di Del Grosso provengono dalle botte che aveva dato all’ex compagna, dalla quale ha avuto un figlio, e che lo ha denunciato per percosse dopo una lite, per la quale i sanitari del pronto soccorso,  l’avevano refertata con 40 giorni di prognosi.

Valerio Del Grosso da ieri è rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, insieme a Paolo Pirino. Pur avvalendosi della facoltà di non rispondere negli uffici della Squadra Mobile di Roma di fronte a Polizia e Carabinieri, ha condotto gli agenti che lo hanno rintracciato ed arrestato ,  in quattro posti diversi tra cui quello dove si era disfatto dello zainetto rubato ad Anastasia Kylemnyk e nel luogo dove aveva gettato il tamburo della pistola che ha ucciso Sacchi e la mazza utilizzata per colpire la fidanzata.

Il capo della polizia, Gabrielli: “Non è storia di poveri ragazzi scippati”

La ricostruzione degli investigatori è stata confermata indirettamente dal prefetto Franco Gabrielli, il capo della polizia: “Gli accertamenti che l’autorità giudiziaria disvelerà quando riterrà opportuno non ci raccontano la storia di due poveri ragazzi scippati. Lo dico tenendo sempre ben presente, non vorrei essere equivocato su questo, che stiamo parlando della morte di un ragazzo di 24 anni. Parliamo di una vicenda gravissima  – ha sottolineato Gabrielli –  È morto un ragazzo di 24 anni. Questo dovrebbe imporre ad ognuno di noi un atteggiamento di grande riflessione e rispetto. Sono soddisfatto  della risposta delle forze di polizia, – ha proseguito – che hanno agito in maniera sinergica, senza gelosie. E non posso non notare, con un certo sollievo  che questa vicenda, sotto il profilo dell’accertamento della verità, ha visto coinvolta la stessa famiglia di uno degli autori dell’efferato gesto” ha concluso il capo della Polizia di Stato.

l’albergo Cervara Hotel Park dove si era rifugiato Valerio Del Grosso

La ragazza di Valerio agli agenti: “Lo trovate nella camera 103”

Conosco Valerio Del Grosso da moltissimi anni, l’amicizia negli ultimi tre giorni si è trasformata in una relazione. Nella giornata del 23 novembre Valerio mi ha messaggiato chiedendomi di voler uscire insieme per una passeggiata. Alle 23.15 circa ho ricevuto uno squillo da parte sua che mi avvisava che era arrivato sotto la mia abitazione. Appena scesa ho visto Valerio che scendeva dall’autovettura Smart di colore bianca condotta e di proprietà di un nostro comune conoscente di nome Paolo Pirino, che abita nella zona di Casalmonastero. Una volta salutato Paolo, Valerio mi chiedeva se potevamo utilizzare per uscire la mia autovettura Fiat 500 come difatti facevamo. Durante l’uscita insieme Valerio per diverse volte mi faceva fermare con la vettura per scendere a parlare con diversi nostri conoscenti. Non ho mai capito il contenuto dei loro dialoghi ma mi sono insospettita pensando comunque che fosse accaduto qualcosa di importante. Dopo ripetute richieste di spiegazioni, Valerio mi ha riferito che mentre era in compagnia di Paolo Pirino lo stesso aveva dato una bastonata ad una persona, non specificandomi il motivo e il soggetto vittima. Intorno alle ore 3.00 circa chiedevo a Valerio di essere accompagnata a casa, ma lo stesso mi chiedeva di andare a passare fa notte con lui in un Hotel perché era meglio non tornarci. Difatti subito dopo provavamo a prendere una stanza all’hotel Urban sito in Via di Rebibbia. Questo tentativo non andava a buon fine vista l’indisponibilità di una stanza, quindi ne prendevamo una all’Hotel Domus Urbis di Via della Bufalotta. Durante la nottata a seguito delle continue discussioni, Valerio aggiungeva a quanto mi aveva riferito in precedenza, che era successo un casino e che lui nella circostanza aveva esagerato nel comportarsi. Alle ore 7.30 circa abbiamo lasciato l’hotel perché Valerio doveva andare a lavorare. Alle 12.00 circa dopo ripetute chiamate che lo stesso mi faceva e alle quelli io non ho mai risposto, lo stesso si portava sotto la mia abitazione. Nella circostanza notavo che Valerio era vestito con abiti che utilizza per la sua attività di pasticcere, mentre ricordo che nella serata passata indossava una tuta del tipo da ginnastica marca Fila di colore bianco con delle strisce di colore verde e lilla, con scarpe di colore bianco dello stesso marchio. Valerio mi chiedeva se potevamo mangiare insieme, infatti ci siamo recati in zona Trastevere in un ristorante di un suo conoscente dove abbiamo mangiato fino alle 16.30 circa. Successivamente siamo tornati in zona Casal Monastero e ci siamo divisi. Alle 20.30 circa ci siamo nuovamente incontrati insieme anche ai nostri amici Manuel, Cristian ed un altro ragazzo di cui non conosco il nome. Mentre eravamo intenti a parlare tra di noi, Manuel mi ha chiesto se ero a conoscenza di cosa fosse successo e cosa avesse combinato Valerio. Alla mia risposta negativa, Manuel mi raccontava dell’accaduto suggerendomi anche di andare a vedere su internet gli articoli sull’accaduto. Subito dopo chiedevo spiegazioni a Valerio. Lo stesso mi riferiva che aveva sparato in testa ad una persona non specificandone le motivazioni. Capivo a questo punto i particolari comportamenti che aveva avuto nelle ore precedenti. Tutti gli amici me compresa a questo punto consigliavamo a Valerio di andarsi a costituire. Lo stesso mi pregava di accompagnarlo in un albergo per restare con lui a fargli compagnia. Mi rifiutavo a tale richiesta e mi limitavo ad accompagnarlo al Cervara Hotel Park sito in via di Tor Cervara, dove precedentemente, su indicazione dello stesso, prenotavo a mio nome e con un mio documento, una stanza. La stanza assegnata è risultata la numero 103. Subito dopo alle ore 23.00 circa, mi allontanavo dalla struttura alberghiera e mi recavo da una mia amica di nome Magdy. In seguito, dopo che mi sono allontanata da quest’ultimo indirizzo venivo controllata da una pattuglia della Polizia di Stato, nel corso del quale dopo aver raccontato sommariamente gli ultimi passaggi in precedenza descritti, davo loro indicazioni dell’albero dove potevano rintracciare Valeria”
DOMANDA: Lei è a conoscenza che la sera dell’omicidio Valerio Del Grosso fosse in compagnia di Pirino Paolo?
RISPOSTA: Si, perché Valerio mi ha raccontato l’accaduto dicendomi che nel contesto era in compagnia di Pirino Paolo.
DOMANDA: Valerio le ha specificato le motivazioni per le quali ha sparato?
RISPOSTA: No, mi ha solamente detto che il suo intento era quello di spaventare e non di uccidere.

(notizia in aggiornamento)

 

 

 

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