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9 Maggio 2026 01:32

L’Intelligenza artificiale? Peggio della droga !

La ragazza è stata presa in carico dal Servizio per le dipendenze (Serd) dell'azienda sanitaria Ulss 3 veneziana. È la prima volta che comportamenti del genere vengono sviluppati nei confronti dell'intelligenza artificiale

Una “dipendenza comportamentale da IA” da parte di una giovane di 20 anni è stata presa in carico dal Serd il Servizio per le dipendenze dell’azienda sanitaria Ulss 3 veneziana. Ne dà notizia oggi Il Gazzettino, sottolineando che finora nell’esperienza dei Serd comportamenti del genere erano circoscritti al gioco, allo shopping compulsivo, all’utilizzo dello smartphone o dei social network.

Quell’amica invisibile, “dietro” la tastiera, doveva essere l’unica che la ascoltava e che, un poco per volta e domanda dopo domanda, aveva imparato a conoscerla, perfino nell’intimità. Un dialogo costante che era diventato una sicurezza, apparentemente come quella che si ha nella relazione con un’amica o un amico. Solo che, in questo caso, l’interlocutore non era in carne ed ossa, ma un programma di Intelligenza artificiale con il quale si può ormai dialogare, e che l’aveva progressivamente esclusa da tutto e da tutti

In questo caso, la dipendenza riguarderebbe una relazione con l’intelligenza artificiale. “Per noi – afferma Laura Suardi primaria del Serdè come la punta di un iceberg, in un servizio che è storicamente marchiato come quello rivolto ai tossicodipendenti“. La specialista sottolinea che non sarebbe comunque una sorpresa ma di un esito atteso dopo una progettualità e una formazione svolti negli ultimi due anni.

Suardi sottolinea che nel “dialogo” l’algoritmo “man mano che impara a conoscerti sa dare delle risposte che corrispondono a quanto vorresti sentire, anche molto più di un tuo coetaneo, rafforzando progressivamente quella che sembra essere una relazione amicale. Diventa un problema quando non la si sa gestire, quando diventa un unico orizzonte di riferimento“.

Per quanto riguarda i rimedi, per Suardi non basta imporre dei limiti all’uso di questi strumenti, come possono fare i genitori, per arginare il problema. Di fronte a questi disturbi comportamentali il nostro aiuto è quello di mettere in campo competenze non solo psicologiche, ma anche psichiatriche, coinvolgendo pure i familiari dei pazienti”.





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