LE MOTIVAZIONI DELLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DELLA PROCURA DI BOLOGNA PER LA “CITOFONATA” DI SALVINI ALLE ELEZIONI REGIONALI

LE MOTIVAZIONI DELLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DELLA PROCURA DI BOLOGNA  PER LA “CITOFONATA” DI SALVINI ALLE ELEZIONI REGIONALI

La vicenda avvenne nelle battute finale della campagna elettorale per le elezioni Regionali in Emilia Romagna: nel mirino una famiglia del quartiere Pilastro, dove si riteneva vi fossero degli spacciatori. Ed il tempo ed i fatti hanno accertato che Salvini aveva ragione

di REDAZIONE POLITICA

Il pm Roberto Ceroni della procura di Bologna ha chiesto l’archiviazione nei confronti di Matteo Salvini per il presunto reato di “diffamazione aggravata”, in concorso con un’altra persona, per quella ‘citofonata’, nel corso della campagna elettorale per le Regionali in Emilia Romagna, a una famiglia del quartiere Pilastro, dove si riteneva vi fossero degli spacciatori. Un episodio che sollevò aspre polemiche.

Secondo il pubblico ministero non sussisterebbero elementi di prova sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio, valutati gli atti e contestualizzato il fatto, avvenuto nel pieno di una campagna elettorale in gran parte incentrata sui temi della sicurezza nel quartiere . A presentare querela è stata appunto la famiglia di Fauzi Labidi, Yassin Faouzi Labidi e Caterina Razza che ricevette la citofonata del leader della Lega.

I Labidi-Razza, la famiglia italo-tunisina di Bologna, arrestata dai Carabinieri

La vicenda risale al 21 gennaio 2020, nei giorni cruciali della campagna elettorale per le regionali in Emilia Romagna,  allorquando Anna Rita Biagini , residente da oltre trent’anni a Bologna nel quartiere Pilastro,  in via Deledda 18, viene contatta via Whatsapp dal maresciallo dei carabinieri Piergiorgio Madonno, chiedendole se si rendeva disponibile ad accompagnare Matteo Salvini per una visita al quartiere. La donna aveva avuto in passato ripetuti contatti con il sottufficiale dell’ Arma per segnalazioni di danneggiamenti e di spaccio di droga nel quartiere. L’incontro con Salvini era avvenuto in occasione del giro nel quartiere effettuato dal leader della Lega, stato seguito da giornalisti e telecamere fino alla famosa scampanellata.

Fu la Biagini a indicare a Salvini il campanello della famiglia Razza – Labidi. Nell’ordinanza di archiviazione viene riportata integralmente la citofonata, con Salvini che cortesemente chiede di entrare a casa della famiglia. Alla domanda “perchè ?”, Salvini rispose: ” No.. perchè ci hanno segnalato una cosa sgradevole e vorrei che lei la smentisse… ci hanno detto che da lei parte….una parte dello spaccio della droga qua in quartiere” … Aggiungendo “Ce l’hanno detto dei cittadini …. è una cosa giusta o sbagliata? Ha attaccato… E’ questo qua? E’Tunisino?” chiese ancora il leader della Lega.

Il leader della Lega, Matteo Salvini

Al citofono si alternarono due voci maschili diverse, prima il figlio e poi il padre: ” Volevo entrare da lei” insistette Salvini “. “A fare cosa ?” gli replicò l’uomo al citofono Ma no, replicò Salvinivoglio riabilitare il buon nome della sua famiglia … c’è qualcuno che dice che lei e suo figlio spacciate“. La conversazione a quel punto si interruppe bruscamente con Salvini che allontanandosi disse “Va beh, segnaliamo”..

Nella richiesta di archiviazione si legge che l’episodio si verificò in piena campagna elettorale in cui, “sul tema della pubblica sicurezza, le opposte fazioni hanno sicuramente avuto modo di prendere posizione nelle rispettive campagne. L’episodio in esame si colloca dunque in questo contesto e le condotte tenute portano con sè questo obiettivo: la critica alla precedente amministrazione in un momento in cui le amministrazioni devono essere rinnovate”.

“Una causa di giustificazione – aggiunge ancora il magistrato – che nel caso in specie non pare possa escludersi, ricorrendo in fondo le tre caratteristiche tipicamente richieste: una sostanziale verità del fatto narrato (quantomeno dal punto di vista soggettivo sulla base degli elementi a disposizione), un interesse pubblico alla conoscenza e alla diffusione dell’informazione (quantomeno nei suoi termini astratti così come emersi) e il ricorso comunque ad un linguaggio entro i termini della convenienza”

Sulla richiesta di archiviazione, di cui oggi sono state rese note le motivazioni, c’è stata l’opposizione dei querelanti: sulla vicenda deve ancora esprimersi il gip di Bologna. 

I DUE GENITORI DELLA CITOFONATA DI SALVINI ARRESTATI PER SPACCIO DI DROGA E NON SOLO

Lo scorso 27 gennaio 2021 i Carabinieri di Bologna hanno eseguito due arresti per droga proprio nel condominio che un anno fa fu il teatro dell’episodio riguardante la “citofonata” di Matteo Salvini che chiedeva se nel palazzo vi fosse uno spacciatore, un ragazzino all’epoca minorenne. A finire nei guai sono stati i genitori di quel ragazzo, estraneo comunque ai fatti: il padre e la madre, rispettivamente , lui Yassin Faouzi Labidi 59 anni di origine tunisina e lei e Caterina Razza 58 anni nata in Svizzera. Sono entrambi accusati di spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I due, secondo l’accusa, avrebbero avuto anche soldi falsi ed armi.

Secondo quanto ha spiegato il comandante provinciale dei Carabinieri di Bologna, Col. Pierluigi Solazzo, si è trattato di una “attività occasionale”, non mirata, fatta “nell’ambito dell’abituale controllo del territorio“. “E’ stato ‘pizzicato’ un assuntore di droga e da lui siamo risaliti a chi gli aveva ceduto lo stupefacente”. Il leader delle Lega Matteo Salvini ha commentato su Twitter l’operazione dei Carabinieri: “Blitz anti-droga a Bologna. Il tempo è galantuomo. La droga fa male”

La perquisizione dell’abitazione era avvenuta al termine del pedinamento di un 39enne che si aggirava nella zona dell’abitazione in macchina ma a passo d’uomo. Dopo essere sceso dall’auto, avrebbe citofonato al portone del palazzo, dove entrava per poi uscire dopo appena dieci minuti. Quando i Carabinieri si sono avvicinati per un controllo antidroga, si sarebbe mostrato nervoso e poi ha ammesso di essere in possesso di cocaina. A quel punto i miliari sono entrati nell’appartamento dove si era recato poco prima il 39enne.

I militari del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri Bologna Centro  hanno perquisito l’appartamento della coppia e sono stati trovati 13 grammi di cocaina, 170 grammi di marijuana e 384 grammi di hashish oltre che un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento. I militari avrebbero anche trovato il caricatore di una pistola semiautomatica calibro 380 Acp con sei proiettili, uno storditore elettrico e 925 euro autentici oltre che 340 euro in banconote contraffatte. La donna è attualmente ai domiciliari mentre il marito è in caserma, in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto

Il legale dei Labidi-Razza : “Violazione privacy di Salvini resta”

“Voglio sottolineare che il mio assistito non è stato raggiunto da alcun provvedimento, la vicenda mi pare riguardi i genitori e non lui. La violazione di privacy di Salvini resta, in ogni caso, in piedi”. ha dichiarato all’AdnKronos dopo l’arresto l’avvocato Cathy La Torre, ex consigliere comunale di Bologna, legale del figlio dei due arrestati, all’epoca dei fatti minorenne. Secondo il legale Salvini ha poco da esultare perché gli ricordo che una persona condannata è, a maggiore ragione, tutelata dalla normativa sulla privacy, visto che la condanna è un dato ipersensibile”. “Nessuno di noi – aggiunse ancora – va a citofonare a Salvini e gli chiede se è un sequestratore, anche se ci sono in corso dei processi nei suoi confronti, come sappiamo”.

Il procedimento per violazione dei dati personali e dei diritti civili è in corso, il tema di cui deve rispondere il senatore Salvini resta quello“, sottolinea l’ avvocato La Torre: “Non è che il fatto che dopo un anno sono andati a fare un blitz, fa venire meno la gravità del gesto dell’ex ministro dell’Interno”. “Altrimenti – conclude – qui si sdogana il concetto che le forze dell’ordine non servono a nulla, che ognuno si fa i processi da sé, quel gesto andava condannato, perché quelle azioni competono alle forze dell’ordine, che si devono occupare dei reati, come fatto dai Carabinieri ora al Pilastro‘”. Incredibilmente la Latorre riconosce l’operato ed il ruolo fondamentale delle forze dell’ ordine, dopo essersi resa di una volgare azione di oltraggio e vilipendio indossando una maglietta con sopra stampato “Frociaria di Stato” !

Ma adesso per l’avvocato Latorre dopo l’archiviazione di Salvini e l’arresto dei coniugi italo-svizzeri-tunisi Yassin Faouzi Labidi e Caterina Razza sarà molto più difficile vedere prevalere dinnanzi al Gip le proprie teorie. Una cosa è certa: Salvini aveva ragione quando ipotizzava che in quella casa si spacciasse.

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