di Antonello de Gennaro
C’era una volta l’informazione libera ed indipendente che faceva prevalere il diritto dei lettori ad essere informati, come quello dei giornalisti di pubblicare notizie. Ma sull’inchiesta della procura di Milano qualche cronista giudiziario milanese ha indossato recentemente i panni della “verginella” scrivendo che il suo giornale non vuole fare i nomi. Guarda caso è lo stesso giornale che anni fa i nvecepubblicò la notizia dall’ avviso di garanzia al presidente del consiglio Silvio Berlusconi, impegnato in un G8 a Napoli, ancora prima che gli venisse notificato !
E’ lo stesso giornale che in occasione dell’ inchiesta “Vallettopoli”, nata dalle rivelazioni di chi scrive alla procura di Potenza, che porto in carcere Fabrizio Corona e Lele Mora, mi tartassava di telefonate pur di avere i nomi delle persone coinvolte, e gli atti dell’inchiesta per pubblicarli. Ma forse a quei tempi il giornalista in questione si occupava di riempire i cruciverba…

Una notizia quando la si ha, la si pubblica, senza fare sconti a nessuno. Ed il contenuto di un ordinanza cautelare avanzata dalla procura di Milano, a seguito di una lunga e minuziosa indagine (piena di riscontri ed intercettazioni della Guardia di Finanza ) ed accolta da un Giudice per le Indagini preliminari , che vede coinvolti calciatori che guadagnano milioni di euro, ridotti a pagare delle escort, per soddisfare i propri appetiti sessuali lontani dagli occhi indiscreti di mogli, fidanzate e tifosi, è una notizia. E quindi va pubblicata senza falsi moralismi o presunti garantismi.
Nelle ultime 24 ore abbiamo ricevuto una decina di minacce legali, messaggi privati sui social, telefonate da parte di avvocati che di alcune delle persone coinvolte nell’inchiesta, i quali poverini pensavano di farci paura, mentre dal basso della loro ignoranza giuridica invocavano un presunto diritto all’ oblio o alla privacy, diritti inesistenti in questa vicenda, formulando richieste di risarcimento per decine e decine di migliaia di euro. Importi che a seguito delle loro minacce e liti temerarie, dovranno pagarci loro, a seguito delle nostre querele e citazioni per danni in fase di preparazione e deposito da parte dei nostri legali dinnanzi alle Procure e Tribunali competenti.

Non siamo mai stati dei “giustizialisti” bensè dei garantisti, ma non possiamo accettare questo finto perbenismo di qualche giornalista che scrive di cronaca giudiziaria, su un giornale milanese. Come non dare ragione quindi all’ottimo collega Mario Calabresi, ex direttore del quotidiano La Repubblica, allorquando scrivendo di un certo giornalismo affermava che “è la stampa a tradirlo, perché asservita a interessi diversi e menzognera. E così facendo il potere si presenta come una sorgente di verità indiscutibili.Se ciò è possibile è evidente che i giornalisti hanno molte colpe, la prima delle quali è di essere apparsi troppo legati allo status quo e troppo poco critici con l’esistente” ed aggiungeva “È una truffa chiedere al giornalismo di essere asettico e senza opinioni: è solo un tentativo per trasformarlo in un megafono e svuotarlo di senso critico”.
Leggere negli atti dell’ Autorità Giudiziaria la mercificazione del proprio corpo da parte di ragazze immagine ed escort, e l’induzione e lo sfruttamento sessuale da parte di quattro “scappati di casa”, privi di alcuna competenza o esperienza professionale o manageriale, ci ripugna, così come ci fanno pena i loro “azzeccagarbugli” che purtroppo, non si sa come, indossano la toga di avvocato e pensano di farci paura. Poveretti, che non sanno , quanto ci fanno ridere e ci inducono ae essere ancora più attenti all’evolversi di questa inchiesta, che non finisce qui e che racconteremo facendo nomi e cognomi.
Il nostro giornale, che ho l’onore di dirigere ormai da 12 anni, va avanti per sua strada. Quello che fanno certi “giornalini” (altro che “giornaloni “!) lasciatacelo dire non ci interessa minimamente. Ed i nostri lettori che crescono di giorno in giorno lo sanno molto bene e ci apprezzano. Sono e saranno soltanto loro il nostro vero editore, come ci insegnava un certo Indro Montanelli. Lui si che era “un giornalista vero” e che tutti infatti rimpiangiamo.









