Inchiesta Alias: la Cassazione conferma le condanne della Corte d'Appello che diventano definitive

Inchiesta Alias: la Cassazione conferma le condanne della Corte d'Appello che diventano definitive

La condanna della Corte di Appello di Taranto è diventata definitiva ad eccezione di Michele De Vitis ,e per tutti nelle prossime ore si apriranno le porte dei rispettivi carceri. Chi come Fabrizio Pomes che insieme ai suoi figli ci offendevano ed accusavano sui socialnetwork di averlo diffamato, adesso dovrà tacere da dietro le sbarre di una casa circondariale dove merita di stare

ROMA – Gli imputati coinvolti nel maxi-processo Alias che verteva su una serie di attività criminose svolte  dall’associazione mafiosa del “clan D’Oronzo-De Vitis” confidavano sui loro avvocati e sull’eventuale benevolenza dei giudici della Suprema Corte di Cassazione che ha “graziato” (se così si può dire…)  soltanto Franco Scarci che ha ottenuto una riduzione di pena a suo carico di soli sei mesi,  e Michele De Vitis che ha beneficiato di uno stralcio per un legittimo impedimento difensivo.

Gli ermellini della Cassazione hanno confermato per tutti gli altri  le sentenze emanate al termine dal processo di secondo grado senza quindi  intaccare in alcun modo l’impianto accusatorio della vicenda processuale. La Corte d’appello di Taranto, il 18 luglio 2018 aveva confermato sostanzialmente la sentenza di 1 grado emessa dal Tribunale jonico, con ventidue condanne, dieci le assoluzioni, e la sospensione delle pene per cinque imputati che rispondevano di reati minori, ed il  risarcimento del danno in favore del Comune di Taranto (per la gestione dell’impianto sportivo comunale “Magna Grecia“, con una provvisionale di 50mila euro,  con assoluzioni parziali ed una nuova determinazione della pena ed anche assoluzioni per alcuni degli imputati i quali rispondevano di traffico di droga o reati minori come il favoreggiamento.

Nel processo di primo grado impostato dall’accusa rappresentata dal pm Alessio Coccioli della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce (successivamente diventato procuratore aggiunto presso la Procura di Bari), emerse un approfondimento dettagliato e circonstaziato di una parte predominate della criminalità organizzata  di Taranto che non aveva mai trascurato il malaffare rigenerandosi successivamente ai numerosi arresti ed alle condanne subite. Fra i mafiosi compariva anche un “politico” e cioè un ex assessore del PSI Fabrizio Pomes, condannato per aver fatto parte dell’associazione mafiosa del “clan D’Oronzo-De Vitis” che si occupava degli interessi illeciti del clan che incredibilmente si era aggiudicato con una cooperativa  la gestione del centro sportivo “Magna Grecia”. In appello gli vennero riconosciute le attenuanti generiche, non applicate nel giudizio primo grado, e la sua condanna ridotta da 11 a 8 anni, che sono quelli che adesso dovrà scontare ristretto.

Per effetto delle assoluzioni parziali, la pena fu ridotta in Appello a Sergio Cagali, condannato a 4 anni (8 anni in primo grado), e per Massimiliano Salamina condannato in primo grado  a 12 anni per il quale la Corte aveva ridotto la condanna  9 anni e 6 mesi  .

Fra le assoluzioni parziali più importanti della Cassazione emerge quella del noto pregiudicato Francesco Scarci, il quale si è potuto scaricare dell’aggravante di aver agito agevolando l’associazione mafiosa indicata dalla sentenza , in relazione a un episodio contestatogli. I legali degli imputati principali avevano preferito sottoporti al rito abbreviato che prevede la riduzione di un terzo della pena sanzionatoria.

 

Da ieri, però, ad eccezione di Michele De Vitis, la condanna di secondo grado è divenuta definitiva e per tutti nelle prossime ore si apriranno le porte dei rispettivi carceri. E chi come Fabrizio Pomes insieme ai suoi figli che offendevano ci accusava sui socialnetwork di averlo diffamato, adesso dovrà tacere da dietro le sbarre di una casa circondariale, dopo che lo Stato gli ha confiscato ogni bene che aveva cercato di sottrarre intestandolo ad una figlia.

Chissà i suoi amici del cuore, e compagni di partito, come Cosimo Gigante (anch’egli a processo in primo grado per “truffa” al Comune di Taranto) e Cisberto Zaccheo, attuale consigliere comunale (ripescato fra i non eletti)  lo andranno a trovare e consolare in carcere. Abbiamo più di qualche dubbio…

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