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27 Settembre 2026 10:01

Ilva. Giusto lo “stop” del ministro Calenda. Occorre ripartire dal piano industriale

Una norma del decreto di giugno, che stabiliva in maniera ineccepibile l'obbligazione vincolante che gli occupati del nuovo gruppo non potessero essere meno di 10mila lcon 'obbligazione vincolante alla parita' salariale. Il Governo in carica ha applicato questi due pilastri. La trattativa ora riparta con il piede giusto sul versante occupazionale e sul piano industriale

ROMA –  “Questa settimana si doveva sancire un passaggio delicato” dell’ ILVA, quello “dai commissari ad AmInvestCo. Delicato perche’ l’accordo sindacale era vincolante ai fini del passaggio. Ma quanto accaduto e’ stato inaccettabile“. Lo ha dichiarato questo pomeriggio in conferenza stampa alla Camera , il deputato tarantino del Pd Ludovico Vico , che ha fatto il punto dopo il flop del tavolo Mise-azienda-sindacati di 48 ore fa.

“Il ministro Calenda e la viceministro Bellanova – ha spiegato  Vico – hanno semplicemente applicato una norma del decreto di giugno, che stabiliva in maniera ineccepibile l’obbligazione vincolante che gli occupati del nuovo gruppo non potessero essere meno di 10mila“. Il secondo pilastro di quel decreto era invece “l’obbligazione vincolante alla parita’ salariale. Il governo in carica, con la diligenza che gli si riconosce, ha applicato questi due pilastri. La trattativa ora riparta con il piede giusto sul versante occupazionale e sul piano industriale“.

“Da parlamentari dei territori interessati – ha detto intervenendo l’ on. Cristina Bargero, deputata e tra le fondatrici del Partito Democratico nella provincia di Alessandria – ribadiamo la grossa attenzione ai problemi che anche Calenda ha riscontrato. Su tutti: garanzia delle tutele contrattuali e garanzie occupazioni legate al piano industriale, e su questo serve chiarezza – ha aggiunto la Bergero – nello stabilimento di Novi Ligure sono previsti 50 esuberi, vorremmo sapere dove saranno collocati”.

Per Lorenzo Basso, deputato genovese del Pd, “i numeri sono diversi da quelli che ci aspettavamo. Erano previsti investimenti per ultimare alcune linee che consentissero un’occupazione maggiore. Il piano industriale – ha concluso Basso – indichi quali sono gli investimenti da fare e quali sono le prospettive in termini di innovazione, ricerca e sviluppo”

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