Ilva atto finale: Governo e Mittal soci ? Invitalia “Non saremo minoranza”

Ilva atto finale: Governo e Mittal soci ? Invitalia “Non saremo minoranza”

La società Invitalia è il soggetto scelto dal Governo per affiancare la multinazionale franco- indiana nel rilancio dell’Ilva, ed Arcuri ha chiarito che avrà una quota “non di minoranza”, condividendo con ArcelorMittal anche la governance dell’azienda. Quindi sembrerebbe che l’acciaio stia per tornare ad essere un “business” dello Stato, costituendo di fatto il sigillo del fallimento della precedente privatizzazione

di REDAZIONE ECONOMIA

Che la vicenda Ilva sia in prossimità di un atto finale lo si è capito dalle dichiarazioni del ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, in apertura della video- conferenza di ieri con i sindacati: “Ho sempre detto che preferisco incontrarvi quando ho cose da dire, non per passaggi interlocutori. Quindi è giusto aver convocato questo confronto”.

il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli

Ma le dichiarazioni del ministro non sono bastate ai vertici sindacali della Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm al termine dell’incontro si sono dette deluse : ““Nessuna novità sul futuro dell’ex Ilva è arrivata dai tre ministri e da Invitalia presenti all’incontro. Dopo otto mesi di trattativa segreta tra ArcelorMittal e Invitalia, e a soli 17 giorni dalla scadenza del 30 novembre, siamo ancora di fronte a ipotetici scenari futuri sulla più grande acciaieria europea” ha commentato Rocco Palombella leader dei metalmeccanici della Uil, anche se il salvataggio dello stabilimento siderurgico di Taranto, il più grande d’Europa, cuore siderurgico dell’Italia, a parole sembra essere imminente.

il sindacalista Rocco Palombella, leader della UILM

“Patuanelli, Gualtieri, Catalfo e Arcuri – aggiunge Palombellanon sono stati in grado di spiegarci a quale punto sia arrivato il confronto, ma non è più il tempo degli scenari. Vogliamo conoscere effettivamente quali sono le condizioni e i tempi, previsti dall’ipotetico accordo, perché non sono ininfluenti. La situazione di drammaticità che si vive negli stabilimenti non è più sopportabile”.

“Non possiamo prendere atto di accordi finanziari e commerciali a cose fatte, perché si rischierebbe di rendere un eventuale confronto sindacale inutile. Ventimila lavoratori – sottolinea il sindacalista – stanno vivendo una situazione estremamente complicata a causa delle migliaia di ore di cig, con conseguenti riduzioni salariali, dell’insicurezza degli impianti, dell’incertezza sul futuro dei lavoratori di Ilva As e dell’indotto, della sospensione delle manutenzioni e delle relazioni industriali inesistenti”.

“Non c’è più tempo da perdere! C’è bisogno di un confronto continuo, a partire da quello fissato nella prossima settimana, per arrivare prima della scadenza con un quadro di certezza”, conclude il leader dei metalmeccanici della Uil.

Ai sindacati non bastano le parole del Governo e il gesto conciliante e dei reparti mobili della Polizia di Stato che, mercoledì a Genova davanti alla manifestazione degli operai Ilva si sono tolti il casco in segno di solidarietà

Secondo Roberto Benaglia segretario generale Fim CislResta troppo oscuro il piano industriale, come pure gli impegni su investimenti e
l’occupazione. In un momento così delicato e dopo mesi di sospensione e incertezza come quella che stanno vivendo i lavoratori, non possiamo pensare che si possa risolvere il tutto con impegni generici da oggi al 2025.
C’è la necessità che il sindacato venga coinvolto non formalmente ma concretamente nella trattativa

“I lavoratori stanno vivendo da troppo tempo nell’incertezza meritano risposte chiare sul loro futuro, solo rispetto ad impegni e risposte chiare noi potremmo procedere ad un accordo sindacale che è decisivo per salvare il più importante gruppo siderurgico del Paese. Questo sarà possibile se anche l’azienda metterà in campo nuove relazioni industriali con il coinvolgimento reale dei lavoratori. Su Taranto e sugli altri siti del Gruppo, abbiamo la necessità che si facciano investimenti che portino ad maggiore stabilità occupazionale e produttiva. Passare da 3.5 a 8 milioni di
tonnellate come il Governo oggi dichiara di voler fare, richiede l’impegno di tutti”
conclude il segretario generale Fim Cisl.

La firma dell’accordo negoziato tra lo Stato e ArcelorMittal sembra essere alle porte . “Non siamo più nella fase della valutazione delle condizioni – ha affermato Domenico Arcuri amministratore delegato di Invitalia, in videoconferenza come il ministro dell’Economia, Gualtieri, del Lavoro, Catalfo, e del Mezzogiorno, Provenzanola trattativa è in fase molto avanzata, confido nella chiusura positiva entro novembre” . Anche perchè è vicino il termine contrattuale nel caso ArcelorMittal, volesse disimpegnarsi pagando una penale di 500 milioni, così come previsto contrattualmente.

Invitalia è il soggetto scelto dal Governo per affiancare la multinazionale franco- indiana nel rilancio dell’Ilva, ed Arcuri ha chiarito che avrà una quota “non di minoranza“, condividendo con ArcelorMittal anche la governance dell’azienda. Quindi sembrerebbe che l’acciaio stia per tornare ad essere un “business” dello Stato, costituendo di fatto il sigillo del fallimento della precedente privatizzazione.

Nell’incontro non sono stati discussi numeri, ma secondo quanto risulta, l’impegno complessivo dello Stato tra partecipazione azionaria e investimenti nell’impianto dovrebbe essere di oltre un miliardo. Il piano industriale al centro dell’accordo definito a marzo è quello quinquennale che prevede un ammodernamento degli impianti e la riaccensione dell’altiforno Afo5 di Taranto (spento ed inattivo dal 2015), la manutenzione degli altiforni Afo1 ed Afo4, investimento per i forni elettrici, per ottenere il raggiungimento graduale di 8 milioni di tonnellate annue di acciaio a regime (attualmente oscilla tra i 3 e 4 milioni) e l’ assorbimento, sempre a regime, dell’intera forza lavoro che conta 10.700 addetti tra gli stabilimenti industriali di Taranto e Genova.

Domenico Arcuri riferendosi agli ammortizzatori sociali che accompagneranno la graduale crescita produttiva ha parlato di un “meccanismo di correlazione tra produzione e occupazione per il quale Governo ed azienda investiranno nella lenta e inesorabile decarbonizzazione dell’Ilva, all’interno di un piano nazionale della siderurgia”.

Si vuole costruire un polo italiano dell’acciaio che avrà il suo centro a Taranto e che potrebbe svilupparsi anche in sinergia con Piombino dove Invitalia ha affiancato gli indiani di Jindal (competitor di Arcelor Mittal nella gara per l’ ILVA) nella conduzione dell’acciaieria ex-Lucchini. Arcuri e Patuanelli ritengono “vincolante” l’accordo con i sindacati con i quali è stato fissato un incontro per la prossima settimana. I sindacati però restano cauti: “Non si pensi a un accordo sindacale che ratifichi decisioni già prese. C’è consapevolezza da parte del governo di quale sia la situazione all’interno degli stabilimenti? La situazione è esplosiva: si è azzerata la manutenzione ordinaria e straordinaria, è aumentata l’incertezza per la sicurezza dei lavoratori, sono peggiorate le relazioni sindacali con il ricorso massiccio ai licenziamenti disciplinari” ha dichiarato Francesca Re David leader della Fiom-Cgil .

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