Il gasdotto è operativo. La battaglia persa del M5S e di Emiliano

Il gasdotto è operativo. La battaglia persa del M5S e di Emiliano

Da oggi le imprese e le famiglie italiane potranno quindi avvalersi di energia a un prezzo più basso. Pagare il riscaldamento ad un prezzo più conveniente è una notizia positiva che si può dare una volta ogni 10 anni. Un evento quindi che merita di essere ricordato non solo per i riflessi economici sul fronte interno e geopolitici su quello internazionale ma anche perché consacra la sconfitta di movimenti anti-sviluppo e la mutazione del Dna del Movimento 5Stelle, e delle posizioni di contrasto del governatore pugliese Michele Emiliano (un ex-Pd) per anni contrari al progetto

di REDAZIONE ECONOMIA

Finalmente una “good news” per l’economia italiana. Dopo sette anni di lavori e di polemiche è diventata operativa la Tap (Trans Adriatic Pipeline), il gasdotto che trasporterà in Puglia in Europa ben dieci miliardi di metri cubi di metano, estratto ogni anno nel Mar Caspio a 3.500 chilometri di distanza, proveniente giacimenti dell’Azerbaigian e non della Russia.

Il Tap fa parte del Corridoio meridionale del gas (Southern Gas Corridor o Sgc). Si tratta di un insieme di progetti di infrastrutture parzialmente finanziati dall’UE e destinati a incrementare la diversificazione delle fonti e la sicurezza degli approvvigionamenti, grazie al trasporto di nuovo gas naturale, proveniente dall’Asia centrale. È dunque un pezzo, quello finale, di un progetto più ampio: un gasdotto lungo complessivamente quasi 4 mila chilometri, di cui il tracciato Tap in senso stretto copre 878 chilometri (550 chilometri in Grecia; 215 chilometri in Albania; 105 chilometri nell’Adriatico e 8 chilometri in Italia).

Da oggi le imprese e le famiglie italiane potranno quindi avvalersi di energia a un prezzo più basso. Pagare il riscaldamento ad un prezzo più conveniente è una notizia positiva che si può dare una volta ogni 10 anni. Un evento quindi che merita di essere ricordato non solo per i riflessi economici sul fronte interno e geopolitici su quello internazionale ma anche perché consacra la sconfitta di movimenti anti-sviluppo e la mutazione del Dna del Movimento 5 Stelle, e delle posizioni di contrasto del governatore pugliese Michele Emiliano (un ex-Pd) per anni contrari al progetto ma che poi, di fronte alla realtà delle cose, hanno dovuto compiere un clamoroso dietrofront, a seguito anche di una valanga di sentenze in favore di Tap.

Questo gasdotto nato in sordina nel 2013 rappresenta oggi per l’Italia un valore, sia per chi punta sulla crescita economica ma anche su mercati globali più aperti e concorrenziali , al contrario rappresenta una pedante sconfitta a coloro i quali erano avversi alla realizzazione di opere pubbliche di così grande importanza.

Divergenze alimentate anche da uno scontro internazionale neanche tanto sotterraneo min quanto l’Unione Europea e gli Stati Uniti infatti sono sempre stati in prima linea a favore della Tap con l’obiettivo strategico di limitare la forte influenza della Russia nei rifornimenti energetici all’Occidente. Il gasdotto si è trovato coinvolto in questa bagarre che ha aveva occultato le sue caratteristiche tecniche grazie ad una enorme quantità di fake news diffuse sui socialnetwork.

La principale falsità era quella di sostenere che il territorio italiano fosse attraversato da decenni da circa 35.000 chilometri di gasdotti di ogni grandezza senza effetti rilevanti di alcun genere. Mentre la realtà odierna è sono bastati 8 chilometri di Tap scavati sul territorio italiano a diventare presto questione di vita o di morte. Del ministero dell’Ambiente è stata messa in piedi e prodotta una imponente documentazione per garantire l’assenza di conseguenze negative per il mare e per lo spicchio di territorio coinvolto. Con tutte le cautele previste circa 300 olivi sono stati spostati e poi rimessi al loro posto .

Ma nonostante tutto ciò sindaci, associazioni d’ogni tipo, il M5S e la Regione Puglia guidata da Michele Emiliano hanno condotto una epica battaglia anti-Tap. In un memorabile comizio il grillino Alessandro Di Battista per prendere voti cavalcando la protesta, affermò che “appena saremo al Governo fermeremo il gasdotto in un quarto d’ora“.

Secondo la senatrice Barbara Lezzi, esponente di punta del M5S nel Salento, sarebbe persino stato pericoloso prendere l’abbronzatura in spiagge sotto le quali passava il tubo del gas. Teoria smentita nei fatti dalla presenza di migliaia di turisti che la scorsa estate estate hanno potuto godersi il mare trasparente della spiaggia di Melegnano magnificamente identica. 

Sbarazzarsi di un gasdotto internazionale da 3.500 km era assurdo come capì nel luglio 2018 anche il premier Giuseppe Conte, seguito a ruota l’allora ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio che dichiarò di aver “scoperto” la presenza di penali per 20 miliardi. E proprio ieri lo stesso premier Conte ha affermato che “quando governi devi avere il coraggio e l’intelligenza di cambiare idea“.

Questi otto preziosi, chilometri di gasdotto portano un po’ di tranquillità. poichè mentre il gas del Mar Caspio è utile a sostituire quello olandese o libico che scarseggiano, ci ostiniamo a non sfruttare quello italiano. Le imprese italiano pagano il metano un po’ più caro di quelle francesi e tedesche che sono più vicine ai giacimenti norvegesi. Adesso questo rapporto si invertirà e saranno i partners europei acquirenti del gas pugliese a pagare un po’ di più in virtù dei costi di trasporto.

La realtà è che i “talebani” del M5S e qualche piccolo sindaco di provincia non avevano capito che l’Italia col Tap fa un salto di qualità strategico sul quel fronte strategico che è quello energetico. Gli italiani consumano più o meno 80 miliardi di metri cubi di metano l’anno e quindi con i 10 miliardi della Tap (che in futuro potranno raddoppiare) il nostro approvvigionamento interno crescerà del 12% . Gran parte verrò rivenduto all’estero, in quanto Tap è partecipata al 20% dell’italiana Snam che a sua volta è socia di partners azeri, belgi, inglesi, spagnoli e svizzeri.

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