Il Consiglio di Stato boccia il ricorso della Regione Puglia: via libere alle ricerche di gas nel Salento

Il Consiglio di Stato boccia il ricorso della Regione Puglia: via libere alle ricerche di gas nel Salento

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentati dalla Regione Puglia contro il ministero dell’Ambiente: le trivelle possono continuare le loro ricerche utilizzando la tecnica dell’ “air gun”

ROMA – Ancora una volta i ricorsi della Regione Puglia fortemente voluti da Michele Emiliano  vengono disattesi dalle più alte autorità amministrative dello Stato. Il Consiglio di Stato ha respinto ieri  il  ricorso presentato dalla Regione Puglia contro il Ministero dell’Ambiente e la società Spectrum Geo Ltd, che quindi potrà riavviare le ricerche con la tecnica utilizzata dalle società petrolifere  ( “air gun” n.d.r.) per cercare idrocarburi nei fondali del Mare Adriatico, in un’area che va da Rodi Garganico (Foggia) a Santa Cesarea Terme (Lecce)

Le decisioni sono contenute in una serie di sentenze pubblicate tra il 28 febbraio e l’8 marzo. Le sentenze sono tre, tutte emesse della quarta sezione del Consiglio di Stato. Le prime due ( del 28 febbraio) erano relative due ricorsi analoghi presentati della Regione Abruzzo, che erano stati affiancati dalla Regione Puglia a sostegno di parte delle posizioni sostenute dall’Abruzzo. La terza sentenza dell’8 marzo invece è relativa a un ricorso presentato dalla provincia di Teramo e da una serie di comuni della costa abruzzese.

Il referendum tenutosi in Italia nell’aprile del 2016 meglio noto come  “No Triv” chiedeva di abrogare la norma che concedeva l’attività delle piattaforme marine entro le 12 miglia nautiche fino ad esaurimento dei giacimenti (dunque senza bisogno di ulteriori ok dei ministeri). Ma la consultazione aveva esito fallimentare a seguito del mancato raggiungimento del quorum.

La Regione Puglia aveva chiesto l’annullamento  del parere di compatibilità ambientale rilasciato dal Ministero. In passato nel 2016, anche  il Tar Lazio  aveva respinto il ricorso di primo grado della Regione Puglia, che dopodichè si era rivolta al Consiglio di Stato confidando in un ribaltamento della sentenza. Inutilmente.

Infatti, la decisione del Consiglio di Stato ha ribadito e confermato quella espressa nel 2016 dal Tar della Lazio e a sua volta impugnata dalla Regione Puglia. Oggetto del contendere la compatibilità tra la perforazioni marine e le norme di tutela ambientale.  Secondo le teorie di Emiliano  il metodo adottato per le trivellazioni , cioè il cosiddetto «air gun», che consiste nello sparare in profondità aria compressa,  rischiava di provocare, secondo i firmatari del ricorso, onde sismiche. Il  «in parte inammissibili e in parte infondate».

La Puglia aveva tirato in ballo persino un progetto di ricerca sul monitoraggio e conservazione dei cetacei in Italia, e il principio di precauzione in base al quale non ci sono abbastanza elementi per dire se gli “air gun” sono rischiosi. Ma anche questo risibile nuovo tentativo si è rivelato inconsistente.  Infatti il Consiglio di Stato ha stabilito che “I motivi sono in parte infondati e in parte inammissibili.” mentre “l’istruttoria svolta dai Ministeri appellati appare nel complesso completa, articolata e rispettosa dell’iter normativo nella sua interezza”.

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