GOVERNO, IL PREMIER CONTE A CACCIA DELLA MAGGIORANZA AL SENATO

GOVERNO, IL PREMIER CONTE A CACCIA DELLA MAGGIORANZA AL SENATO

LA DIRETTA VIDEO DAL SENATO Attesa per la conta a Palazzo Madama, Udc vota “no”. Per il segretario del Pd Zingaretti, la strada è stretta. Quello in atto, attacca Giorgia Meloni di FdI , è solo un “vergognoso mercimonio”.

di REDAZIONE POLITICA

Dopo aver incassato la fiducia ieri sera alla Camera grazie al supporto dell’ex forzista Renata Polverini e sette ex M5s del Gruppo Misto, ottenendo 321 sì, 6 in più della maggioranza assoluta, oggi per Giuseppe Conte c’è l’esame più difficile da superare: la prova della fiducia al Senato.

Il premier è arrivato a Palazzo Madama alle 9:30, cominciando a parlare alle 9:44, ricordando per prima cosa la scomparsa di Emanuele Macaluso, storico dirigente comunista, definito “un grande protagonista della vita politica e culturale italiana“. Conte nel suo intervento ha ripercorso l’intervento di ieri alla Camera, ma oggi il passaggio al Senato sarà più delicato.  E’ la giornata più lunga, la più significativa quella che il premier Conte affronta a Palazzo Madama. E lo si capisce subito, quando riafferma che “mai come in questo momento la politica è chiamata a propria missione“.

In diretta dal Senato della Repubblica, le comunicazioni del Presidente del Consiglio sulla situazione politica dopo l’uscita di Italia Viva dalla maggioranza di governo. Fuori portata la vetta di 161 voti favorevoli, la maggioranza assoluta, il Governo Conte punta ad arrivare almeno a quota 155.

Fino al pomeriggio seguirà il dibattito parlamentare, il senatore Matteo Renzi, leader di Italia Viva parlerà nel primo pomeriggio. Ancora in forse i voti dell’Udc che ufficialmente per bocca del suo segretario Lorenzo Cesa ha confermato il suo voto contrario al Governo Conte, mentre alcuni ex fuoriusciti del Movimento Cinquestelle come Gregorio De Falco daranno il loro sostegno. Tra i senatori a vita certa la presenza di Liliana Segre, mentre Carlo Rubbia e Renzo Piano non saranno in aula. I senatori di Italia Viva potrebbero replicare l’astensione già tenuta ieri alla Camera.

“La decisione di Renata Polverini di votare alla Camera a favore della fiducia al governo Conte è stata fatta con trasparenza. Va dato atto all’onorevole Polverini di essere stata molto coerente. E’ giusto secondo me votare secondo coscienza, pensando soltanto a fare il bene del Paese. Penso che al Senato vedremo altre novità“, ha dichiarato a Cusano Italia Tv il deputato Andrea Romano (Pd).

Per il leader della Lega Matteo Salvini “L’unica soluzione è il voto” e entrando in Senato per partecipare al voto di fiducia aggiunge “Sull’abolizione dei senatori a vita non ho cambiato idea“.

Giuseppe Conte nel suo intervento ha sottolineato “posso parlare a testa alta, senza arroganza perché in  questi mesi abbiamo posto le basi per il rilancio e la crescita”. Ed arriva, la prima stoccata del premier: “In questi giorni ci sono state continue pretese, continui rilanci concentrati peraltro non casualmente sui temi palesemente divisivi rispetto alle varie sensibilità delle forze di maggioranza. Di qui le accuse, a un tempo di immobilismo e di correre troppo, di accentrare i poteri e di non aver la capacità di decidere. Vi assicuro che è complicato governare con chi mina continuamente un equilibrio politico pazientemente raggiunto dalle forze di maggioranza“. Conte si chiede se “c’era davvero bisogno di questa crisi? Con questa crisi – aggiunge il capo del governo –  la classe politica tutta rischia di perdere il contatto con la realtà“.

Italia viva dovrebbe astenersi anche oggi, nonostante l’astio per Conte non sia stato attenuato dal suo discorso di ieri, in cui il premier si è detto “sgomento” per la scelta “incomprensibile” degli ormai ex alleati e ha però accolto in extremis la loro richiesta sulla delega dei servizi segreti. Nelle file di Renzi c’è attesa per la scelta dei socialisti di Nencini, nei cui confronti ieri sera l’ex premier è parso irritato a “MaratonaMentana” su La7ha una diversa sensibilità rispetto al governo” .

all’interno della diretta video del Senato, tutti gli interventi dei senatori in aula

Il dibattito al Senato verrà intervallato da una pausa sanificazione. Intorno alle 17.30 dovrebbe arrivare l’eventuale replica del premier. Poi le dichiarazioni di voto e la “chiama” dei senatori per la votazione. Infine il risultato finale della fiducia intorno alle 20.30. Nella mattinata hanno la preso la parola i senatori Casini, Nencini, Balboni, Pittella, Gallone, Pepe, Fantetti, Maiorino, Caligiuri, Bonino, Cangini, Buccarella, Di Nicola, Urso, Mangiavalori. Floridia, Lonardo, Gasparri ecc. (tutti gli interventi sono contenuti nel video della seduta del Senato n.d.r.).

A Palazzo Madama prenderanno la parola Teresa Bellanova e lo stesso Matteo Renzi: “Non c’è stata volontà di costruire una agenda condivisa“, è l’invettiva di ieri di Ettore Rosato nei confronti del premier. Il pallottoliere di Palazzo Madama continua a essere mobile: le stime oscillano tra i 154 voti a favore del governo fino a quelle più ottimistiche che prefigurano quota 158. Ma la partita aperta con le dimissioni delle ministre di Italia Viva certamente non finirà con il voto nelle aule parlamentari.

Il centrodestra cerca intanto di riunione in riunione, di serrare i ranghi: l’Udc fa sapere non passerà al ‘nemico‘ e l’unica via, per la coalizione guidata da Salvini, Meloni e Berlusconi, passa per le dimissioni del premier. Quello in atto, attacca Giorgia Meloni, è solo un “vergognoso mercimonio”.

Al momento, dopo il “non possumus” di Forza Italia, con la quale sarebbe nata la maggioranza Ursula, un “niet” è giunto anche dallUdc, che in Senato ha tre seggi (De Poli, Binetti e Saccone) e che ha ribadito la propria aderenza al centrodestra; altrettanto hanno fatto i tre di Cambiamo-Idea (Romani, Berruti, Quagliariello). Si tratta dei due partiti a cui la maggioranza guarda con maggiori speranze per dar vita ad un gruppo parlamentare, che a Palazzo Madama richiede non solo 10 seggi, ma anche un simbolo che si sia presentato alle ultime elezioni (come l’Udc). Anche Popolo protagonista, che ha tre deputati alla Camera e una senatrice (Tiziana Drago) per ora attende: “Noi oggi non voteremo la fiducia – ha detto Gianluca Rospi ma siamo sempre aperti ad una discussione costruttiva“.

Quindi in Senato ci si ferma a quota 152, che secondo qualche ottimista potrebbe salire di un paio di unità, con i sì dell’ultimo momento. Ben lontani dalla maggioranza assoluta (161) o anche dalla maggioranza “politica” di 158, quella che tiene conto dei soli senatori eletti (315) e non dei quelli a vita (6). Ai 148 della maggioranza, va sottratto il pentastellato Castiello che è malato di Covid, ma vanno aggiunti l’ex M5s Gregorio De Falcotre senatori a vita: Mario Monti, Elena Cattaneo e Giuliana Segre, che ha deciso di venire a Roma a votare nonostante i medici gliel’avessero sconsigliato e Tommaso Cerno. Gli ottimisti sperano in qualche senatore di Forza Italia, ma uno di quelli indicati, Andrea Causin, smentisce ed assicura: “Mi atterrò alle indicazioni del gruppo“.  

La partita al Senato in ogni caso è molto complicata e lunga, ecco che cosa succederebbe, con questi diversi scenari:

Il governo Conte ottiene più di 160 voti

Che Conte raggiunga la maggioranza assoluta di 161 voti è improbabile. Se però questo scenario — ripetiamo, improbabile — dovesse materializzarsi, grazie all’intervento di “volenterosi” (secondo l’ultima definizione del premier) in grado di sostituire i voti di Italia Viva, il governo potrebbe proseguire con tranquillità la sua azione.

Conte ottiene un numero di voti tra 155 e 160

Conteggi e riconteggi frenetici attribuiscono alla coalizione derenzizzata tra i 152 e i 159 voti, con l’apporto di senatori “volenterosi” secondo l’ultima definizione del premier , il cui numero esatto resterà incerto fino all’ultimo. La maggioranza potrebbe accontentarsi di 155 voti, nella speranza di arruolare altri sostenitori in seguito: o nella migliore delle ipotesi rilanciando l’azione di governo con la prospettiva di inserirli nella lista che Conte pare sempre più intenzionato a presentare quando si tornerà a votare. Superando quota 155 voti a favore, il governo potrebbe proseguire con relativa tranquillità. Di più: fonti della maggioranza spiegavano ieri che sopra i 155 sarebbe “una vittoria“.

Conte ottiene un numero di voti tra 150 e 154

La navigazione per Conte sarebbe pericolosa nei prossimi giorni, e nelle prossime settimane sotto quota 155. Il suo tentativo sarebbe quello di andare avanti, evitando le dimissioni: ma il potere di condizionamento di Italia Viva che ha già preannunciato e promesso battaglia nelle commissioni sarebbe molto alto.

Conte ottiene meno di 150 voti

Per il governo si tratterebbe di una sconfitta difficile da ignorare, anche se è vero che nella storia della Repubblica ci sono stati 12 governi che non raggiungevano la maggioranza assoluta, a partire da quello di Alcide De Gasperi del 1947.

La posizione del Quirinale

Il capo dello Stato non sta aiutando Giuseppe Conte a reperire i suoi “volenterosi”, se ne guarda bene, anzi lo aveva avvertito: senza gruppi parlamentari finirai nel pantano. Però adesso non può e non vuole nemmeno mettersi di traverso alla campagna acquisti. Se il premier Conte strapperà la fiducia, anche con una maggioranza stiracchiata, anche restando sotto quota 161, potrà comunque andare avanti come se nulla fosse. Certo, sarà “politicamente indebolito“, un premier ammaccato, precario, instabile, magari incapace di reggere a lungo di fronte alla pandemia e di gestire gli aiuti del Recovery Plan: tuttavia legittimo. “Noi non diamo patenti né impartiamo cresime” commentano fonti del Quirinale. Un lavoro che spetta alle Camere, dove bisogna avere i voti per governare.

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