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28 Maggio 2026 22:13

Gli italiani nella fotografia Censis: il piacere dal porno in coppia al sesso via social. Il boom dei “rapporti a tre”

I dati del Rapporto 'Il piacere degli italiani. Come cambiano i costumi sessuali', realizzato su un campione rappresentativo di 1.000 italiani tra i 18 e i 60 anni

E’ l’Italia sotto le lenzuola fotografata nell’ultimo Rapporto Censis dal titolo ‘Il piacere degli italiani. Come cambiano i costumi sessuali’, realizzato su un campione rappresentativo di 1.000 italiani tra i 18 e i 60 anni. Dal porno guardato in coppia ai partner sessuali cercati sui social fino a foto e video ripresi durante i rapporti. “Il piacere degli italiani. Come cambiano i costumi sessuali» è la ricerca sui comportamenti sessuali degli italiani realizzata 25 anni dopo la precedente. Restituisce la fotografia di un Paese che ha spostato in avanti i confini dell’intimità. Mille persone tra 18 e 60 anni sono ora lo specchio di ciò che siamo diventati. O di ciò che siamo sempre stati, ma che non raccontavamo.

Rispetto alla ricerca compiuta 25 anni fa, che voleva rappresentare una sorta di versione italiana del Rapporto Kinsey (prima analisi scientifica e statistica del comportamento sessuale di uomini e donne), e che seguiva il lancio della celebre «pillola blu» per il trattamento della disfunzione erettile maschile, il nuovo Rapporto del 2025 ha potuto beneficiare di una più alta disponibilità delle persone – donne in primis, appunto – a parlare del proprio rapporto con il sesso, anche riguardo alle pratiche più estreme e intime.

Dal Rapporto Censis, risulta che l’8,6% delle persone con relazione stabile tradisce. Il 68,5% degli italiani ritiene che subire un tradimento comprometta irreparabilmente la relazione.

Porno in coppia o in solitaria?

Secondo il rapporto, il 59,3% degli italiani guarda porno da solo e in particolare lo fa il 76,6% degli uomini e il 41,5% delle donne; il 66,2% dei 18-34enni, il 56,6% dei 35-44enni e il 55,6% dei 45-60enni. In coppia invece guarda il porno il 26% degli italiani 18-60enni (il 27,3% dei maschi e il 24,6% delle femmine), il 23,7% dei giovani, il 25,5% degli adulti e il 27,8% dei 45-60enni. Nascono “nuove geometrie”: I rapporti a tre o tra più persone, un tempo marginali, sono cresciuti. Tra le donne si passa dallo 0,7% del 2000 al 6,8% di oggi; tra gli uomini dal 3,2% al 20,1%. Non è solo una questione di numeri: è il segno di una cultura che si è progressivamente liberata dai tabù. E guardando ai partner, cosa cambia? Il 59,6% delle donne aveva avuto un solo partner nel 2000; oggi quella quota è crollata al 27,6%. Chi ne ha avuti sei o più è passata dall’8,4% al 21,8%. In una generazione, le donne italiane hanno riscritto la propria biografia sessuale. O hanno smesso di nasconderla.

Sesso, social e web

Ma non solo : il 32,5% degli italiani con età tra 18 e 60 anni dichiara di avere conosciuto partner sessuali tramite social media. Ricevono immagini di tipo pornografico il 37% dei 18-34enni, il 32,2% dei 35-44enni, il 26,9% dei 45-60enni; praticano il sexting il 43,4% dei 18-34enni, il 33,6% dei 35-44enni, il 19,2% dei 45-60enni; inviano immagini pornografiche il 31,2% dei 18-34enni, il 21,8% dei 35-44enni, il 14,3% dei 45-60enni; praticano la masturbazione a distanza con altre persone il 28,3% dei 18-34enni, il 23,8% dei 35-44enni, il 14,5% dei 45-60enni; si fotografano o si riprendono per video durante i rapporti sessuali il 15,9% dei 18-34enni, il 17,9% dei 35-44enni, l’11,6% dei 45-60enni.

I ragazzi aspettano di più, le ragazze meno

Un’altra inversione riguarda l’età del primo rapporto sessuale. Nel 2000, il 46,7% dei maschi aveva avuto la prima esperienza sessuale prima dei 18 anni. Nel 2025, quella percentuale è scesa al 29,4%. I giovani uomini italiani sono diventati, nell’arco di una generazione, meno precoci. Le donne vanno nella direzione opposta: dal 29,3% al 35,8%. C’è poi il tema dell’identità. Il 16,3% degli intervistati non si riconosce in una definizione di genere netta ed esclusiva.

La coppia regge. I single arrancano

La coppia non scompare, si trasforma: l’80,4% degli italiani ha rapporti solo con il partner stabile. E il 68,9% di chi è in coppia è soddisfatto della propria vita sessuale, contro il 29,8% dei single. Il desiderio non muore con la stabilità: il 67% degli italiani crede che la noia nella coppia si possa prevenire. La soddisfazione, però, non è distribuita in modo uniforme. Tra chi vive una relazione stabile, il 68,9% si dichiara appagato; tra i single, il dato crolla sotto il 30%. A ridefinire le relazioni è anche il digitale. Un italiano su tre (32,5%) ha conosciuto partner sessuali tramite social media. La pornografia, poi, entra nella quotidianità: il 59,3% guarda porno da solo -il 76,6% degli uomini, il 41,5% delle donne – e il 38,9% è convinto che insegni cose nuove, utili alla propria sessualità.

Italia Paese di monogami?

L’80,4% degli italiani (tra i 18 e i 60 anni) ha rapporti sessuali esclusivamente con la persona con cui ha una relazione stabile di coppia, il 12% solo con la o le persone che frequenta occasionalmente e il 6,2% con le persone con cui ha una relazione sessuale stabile e con altri partner occasionali. Il 67% degli italiani (il 63% tra gli uomini e il 71,2% tra le donne) ritiene che nei rapporti di coppia che durano nel tempo non necessariamente prevale la noia, poiché è possibile prevenire tale rischio. .

Italiani e consenso

Sul fronte del consenso, il 66,1% degli italiani ritiene sempre possibile comprendere quando una donna non desidera un rapporto sessuale. Ne sono convinti il 60,6% degli uomini e il 71,7% delle donne; il 60% dei 18-34enni, il 69,5% dei 35-44enni e il 68,8% dei 45-60enni. Tuttavia, il 47% degli italiani concorda con l’idea che indossare determinati abiti o adottare taluni comportamenti come l’uso di droghe o l’eccessiva assunzione di alcol espongano le donne al rischio di subire violenza sessuale. Lo pensa il 39,2% dei 18-34enni, il 46,8% dei 35-44enni, il 52,6% dei 45-60enni, il 47,1% dei maschi e il 46,9% delle femmine.

La presentazione a Roma del Rapporto Censis “Il piacere degli italiani”

L’identità di genere

Il 16,3% degli intervistati non si riconosce in una identità di genere netta ed esclusiva, solo maschile o solo femminile. A pensarlo è anche il 21,9% dei 18-34enni, il 18,6% dei 35-44enni e l’11,1% dei 45-60enni. Tra coloro che hanno conoscenza di cosa siano i movimenti Lgbtqia+, il 58,3% ritiene che siano importanti perché combattendo le discriminazioni migliorano la società. Per il 75,7% degli italiani (e l’81% dei giovani) in Italia ci sono ancora troppe discriminazioni nei confronti delle persone non cisgender e o non eterosessuali.

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