Non c’è ineleggibilità per l’ex presidente del Coni Giovanni Malagò alla presidenza della Figc. É quanto afferma oggi, giovedì 18 giugno, in sostanza l’Anac, nel parere richiesto dal ministro dello Sport Andrea Abodi per le norme sul ‘pantouflage’ nelle cariche apicali del sistema sportivo. “Con nota acquisita al prot. ANAC n. 54595 del 5 giugno 2026, il Ministro per lo sport e i giovani ha chiesto a questa Autorità di fornire elementi istruttori utili ai fini della predisposizione della risposta alla interrogazione parlamentare n. 4-03036 del 19 maggio 2026, depositata dal Senatore Roberto Marti, presidente della 7ª Commissione permanente del Senato, Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport. Oggetto dell’atto di sindacato ispettivo è l’applicazione della disciplina del c.d. pantouflage – nella specie l’articolo 53, comma 16-ter, d.lgs. n. 165/2001 – agli ex vertici del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), tenuto conto della candidatura alla presidenza della Federazione italiana giuoco calcio (FIGC) dell’ex Presidente del CONI, Giovanni Malagò“, spiega l’Anac.
“Più in particolare, nell’interrogazione in esame sono state evidenziate alcune criticità relative alla candidabilità e la conseguente eleggibilità del dott. Malagò alla carica apicale di Presidente federale di FIGC, in considerazione dei poteri di regolazione e di controllo esercitati dal CONI nei confronti delle Federazioni sportive nazionali. Esaminata la questione, il Consiglio dell’Autorità ha deliberato di comunicare le seguenti considerazioni”, prosegue l’Anac.
“Occorre innanzitutto evidenziare che nell’anno 2025 è stato introdotto nel nostro ordinamento un nuovo regime di incompatibilità successiva previsto dall’articolo 3, comma 3-bis, del decreto-legge n. 25/2025, che a sua volta rinvia alla previsione contenuta nell’articolo 29-bis della legge n. 262/2005. L’articolo 3, comma 3-bis, decreto-legge n. 25/2025 dispone, infatti, che “Ai componenti di tutti gli organi collegiali delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e di tutte le autorità indipendenti, che assumano determinazioni obbligatorie destinate ad avere, direttamente o indirettamente, effetti nei confronti di soggetti privati determinati, si applica il regime di incompatibilità previsto dall’articolo 29-bis, comma 1, primo e secondo periodo, della legge 28 dicembre 2005, n. 262, in deroga a qualunque diversa disposizione, la quale cessa di avere efficacia limitatamente ai componenti di detti organi”, continua l’Autorità anti corruzione.

“Il Presidente del CONI è componente di diritto sia del Consiglio (art. 4, comma 1, d.lgs. n. 242/1999) che della Giunta (art. 6, comma 1, d.lgs. n. 242/1999) e, in quanto tale, svolge, al pari degli altri componenti degli stessi organi collegiali, le medesime funzioni a questi attribuite. Ne consegue che anche l’incarico di Presidente, pur dotato di poteri autonomi e ulteriori rispetto a quelli dell’organo collegiale di cui fa parte, è soggetto al medesimo regime di incompatibilità successiva degli altri componenti”, continua l’Anac.
“Ciò chiarito circa l’incarico in provenienza, al fine di verificare la sussistenza dell’incompatibilità successiva prevista dell’articolo 3, comma 3-bis, del decreto-legge n. 25/2025, occorre esaminare l’incarico in destinazione di Presidente federale della FIGC. A tal fine, si evidenzia che la disposizione citata rinvia alla previsione contenuta nell’articolo 29-bis della legge n. 262/2005, la quale, letta in combinato disposto con la norma di rinvio, richiede che il rapporto avviato al termine dell’incarico presso l’organo collegiale rientri tra i “rapporti di collaborazione, di consulenza o di impiego. Considerato il tenore letterale della disposizione, gli incarichi di presidente o di membro di organi collegiali degli enti privati in destinazione non sono riconducibili ad alcuna delle suddette categorie“, prosegue la nota.
“Ne consegue che, nel caso di specie, difetta uno dei presupposti di applicabilità della disciplina delle incompatibilità successive prevista dall’articolo 3, comma 3-bis, decreto-legge n. 25/2025, con ciò rendendo non necessario l’esame degli ulteriori presupposti richiesti dalla disposizione medesima. Il presente parere è reso con riferimento alle disposizioni sopra richiamate e restano fermi gli eventuali ulteriori profili di incompatibilità, inconferibilità, incandidabilità e ineleggibilità eventualmente esistenti anche sulla base della normativa sportiva applicabile”, conclude l’autorità anticorruzione guidata dal presidente Giuseppe Busìa.

Abodi: “Contributo a piena legittimità elezioni Figc”
“Ringrazio il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Giuseppe Busia e tutta la sua struttura per aver dato un riscontro tempestivo in seguito all’interrogazione che mi è stata sottoposta. Con questo parere è stato raggiunto l’obiettivo comune di poter arrivare lunedì allo svolgimento delle elezioni della Figc contribuendo a garantirne la piena legittimità. Sarà mia cura dar conto al Sen. Marti per informare il Parlamento degli esiti dell’attività istruttoria posta in essere, presso Coni e Anac, a seguito della sua interpellanza”, ha dichiarato il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi.

Ennesima figuraccia per il senatore leghista Marti, nella sua caccia alle streghe, telepilotata dai soliti noti. Vedere uno come Marti, che nel 2015 quando era deputato in Parlamento con Forza Italia per poi seguire nei Cor di Raffaele Fitto prima di accasarsi nelle file della Lega di Salvini. Secondo la ricostruzione della Guardia di finanza, l’ex assessore alla Casa di Lecce, Attilio Monosi, si interessò per assegnare una casa al fratello del boss della Sacra Corona Unita “su esplicita richiesta di omissis e di Damiano D’Autilia“, ex consigliere comunale. Ed è dietro quell’omissis riportato dal gip del tribunale salentino Giovanni Gallo nell’ordinanza di custodia cautelare che ha colpito 7 persone lo scorso venerdì che l’inchiesta della procura di Lecce sui voti ottenuti in cambio delle case popolari assume maggiore rilievo. come rivelò il Nuovo Quotidiano di Puglia, il nome coperto da “omissis” è quello di Roberto Marti, nel frattempo diventato senatore della Lega.
“Restituzione degli atti all’autorità giudiziaria per l’eventuale trasmissione della richiesta di autorizzazione in questione al Senato della Repubblica”. È quanto stabilì ’Assemblea della Camera dei Deputati che doveva pronunciarsi sulla richiesta di autorizzazione per l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche riguardanti il senatore della Lega Roberto Marti, relative all’inchiesta “Case popolari”. Al termine della seduta, il relatore Andrea Del Mastro Delle Vedove concluse i lavori sostenendo che, vista l’incompetenza della Camera, gli atti dovevano intanto ritornare al gip Giovanni Gallo. che a sua volta doveva inviarli al Senato della Repubblica per avere una risposta sulla spinosa questione dell’utilizzo delle intercettazioni.
Marti è attualmente indagato dalla Procura di Lecce
La Procura di Lecce ha recentemente aperto un fascicolo di indagine sul caso della sabbia spostata da un tratto di spiaggia libera a uno stabilimento balneare, il lido “Pizzo” di Gallipoli, in provincia di Lecce di proprietà di due parlamentari salentini della Lega, il senatore Roberto Marti e il deputato Salvatore Di Mattina. I Carabinieri forestali, che indagano sulla vicenda, hanno depositato una prima informativa relativa alle attività svolte in questi giorni.





