ENI-NIGERIA:LA PROCURA DI MILANO RIMANE SENZA PROVE. TUTTI ASSOLTI “NON CI FURONO TANGENTI”

ENI-NIGERIA:LA PROCURA DI MILANO RIMANE SENZA PROVE. TUTTI ASSOLTI “NON CI FURONO TANGENTI”

Nella sua arringa difensiva l’avvocato Paola Severino ha affermato che “La Procura ha dato un’immagine distorta dell’assegnazione del blocco petrolifero, le circostanze suggestive di cui dispongono i pm non hanno neanche il rango di indizio” aggiungendo con grande ironia processuale “Visto che i pm definiscono le mail di Shell lo specchio olandese, ricordo allora che nella pittura fiamminga lo specchio olandese era appunto lo specchio deformante”.

di REDAZIONE CRONACHE

Dopo più di tre anni di processo di primo grado tutti gli imputati sono stati assolti “perché il fatto non sussiste” in relazione alle accuse della Procura di Milano che ha visto imputate di corruzione internazionale le società petrolifere Eni e Shell ed altre tredici persone per una presunta tangente da 1,092 miliardi di dollari che secondo i magistrati inquirenti sarebbe stata versata dalle due compagnie petrolifere ad alcuni politici della Nigeria per ottenere la concessione del blocco Opl245 al largo delle coste del Paese africano .

Secondo la Procura di Milano si trattava dellapiù grande tangente pagata da una compagnia italiana” per aggiudicarsi i diritti di esplorazione del giacimento africano, ma alla luce delle evidenze processuali è stato accertato che quella super tangente in realtà non è mai esistita. Il collegio giudicante della settima sezione penale del Tribunale di Milano, presieduta da Marco Tremolada, hanno raso al suolo l’impianto accusatorio con una sentenza emessa dopo circa sei ore di camera di consiglio. Quindi secondo il Tribunale di Milano non vi è stato alcun pagamento illecito.

Assolti l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, il suo predecessore Paolo Scaroni, l’ex ministro del petrolio della Nigeria, Dan Etete, quattro ex manager di Shell, ex dirigenti di Eni e alcuni intermediari fra i quali Vincenzo Armanna, ex vicepresidente di Eni Nigeria, Roberto Casula, ex capo divisione esplorazioni di Eni, l’ avvocato Emeka Obi, che avrebbe fatto da intermediario nell’operazione, Ciro Antonio Pagano, all’epoca dei fatti managing director di Nae, e l’ex-giornalista Luigi Bisignani, anch’egli accusato di aver fatto da mediatore. 

l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi

Nel processo le difese hanno sostenuto che il contratto era stato firmato con il governo africano e che i soldi sono stati versati su un conto bancario di Londra intestato all’esecutivo governativo della Nigeria. Nella sua arringa difensiva l’avvocato Paola Severino ha affermato che “La Procura ha dato un’immagine distorta dell’assegnazione del blocco petrolifero, le circostanze suggestive di cui dispongono i pm non hanno neanche il rango di indizio” aggiungendo con grande ironia processuale “Visto che i pm definiscono le mail di Shell lo specchio olandese, ricordo allora che nella pittura fiamminga lo specchio olandese era appunto lo specchio deformante“.

La Procura ambrosiana aveva chiesto in aula condanne a 8 anni di carcere per Scaroni e Descalzi e 10 anni per Etete. L’avvocato Paola Severino, difensore dell’amministratore delegato della compagnia petrolifera ha commentato: “Finalmente a Claudio Descalzi è stata restituita la sua reputazione professionale ed a Eni il suo ruolo di grande azienda, dopo decine di udienze, migliaia di documenti esaminati, finalmente una sentenza restituisce a Descalzi intatta la sua reputazione di manager e all’Eni il suo ruolo di grande azienda italiana, di cui siamo tutti orgogliosi”.

l’avvocato Paola Severino ex ministro guardasigilli

L’accusa contro Shell ed Eni si basava sulle dichiarazioni dell’imputato Vincenzo Armanna, ex-dirigente Eni licenziato nel 2013 che aveva riferito della presunta retrocessione di 50 milioni di dollari ad alti dirigenti Eni secondo quanto gli sarebbe stato raccontato da Victor Nwafor ufficiale dei “servizi” di sicurezza della Nigeria, Il quale però nel corso della sua deposizione testimoniale in Tribunale a Milano, ha riferito di non aver mai visto Armanna, il quale ha cercato di identificare altri due Victor come la sua vera fonte: per il secondo i giudici non hanno accolto la richiesta di convocazione in aula, mentre il terzo Victor presentatosi in aula, anche lui ha smentito i racconti di Armanna. Alla fine del dibattimento la Procura di Milano è rimasta senza testimonianze decisive , senza alcun riscontro, e nonostante un’ondata di perquisizioni, sequestri, e rogatorie internazionali, i magistrati dell’accusa non hanno potuto provare la versione del loro teste principale Armanna.

nella foto, Luigi Bisignani, assolto dalle accuse della Procura di Milano

Anche l’ avvocato Nerio Diodà, difensore del gruppo Eni ha commentato: “È un risultato di grande civiltà giuridica, per me, che rappresento Eni, i suoi circa tremila dipendenti e un centinaio di società in giro per il mondo è un onore poter dire che è estranea a qualsiasi illecito penale e amministrativo. Ci sono voluti anni, impegni, confronti anche duri, ma l’esito è da considerare una garanzia di giustizia equilibrata per tutti i cittadini”. L’ avvocato Enrico de Castiglione, difensore di Scaroni aggiunge : “Speriamo di aver finito questo calvario, perché il mio assistito è sotto processo da dodici anni ed è stato assolto in tutti i gradi di giudizio con formula piena“, così come anche Eni, “per il caso di presunta corruzione internazionale Saipem-Algeria”.

Con una nota stampa anche l’ ENI manifesta il suo compiacimento: “Eni ha sempre mantenuto piena fiducia nell’equilibrato svolgimento dell’istruttoria assicurato dal Tribunale, e desidera oggi esprimere il proprio ringraziamento a tutti gli stakeholder che hanno creduto nella correttezza dell’operato della società e del suo management, non facendo mai mancare la propria fiducia, rispettandone le attività e la reputazione“.

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