Elezioni presidenziali francesi: la tv degli altri

Elezioni presidenziali francesi: la tv degli altri

Signorilità e compostezza che in Italia sono difficilissimi da trovare non solo a livello nazionale ma, ovviamente, anche nella costellazione delle tv locali, che pullulano di chiassosi replicanti.

di Paolo Campanelli

È un dato di fatto, differenti paesi hanno differenti modi di presentare la politica, per questo abbiamo approfittato dell’esito annunciato delle elezioni presidenziali francesi per un piccolo confronto a livello di comunicazione televisiva.

Abbiamo voluto provare a confrontare lo stile con cui le televisioni estere hanno coperto l’evento, agevolati in questo dalla scontatezza degli argomenti. Astensione, schede bianche, immenso sollievo istituzionale, rumorosa sconfitta della destra radicale, quelli che “non col banchiere, né con la fascista” vittoria del tradizionale trinomio (libertè, egalitè, fraternitè) sulle fake news reazionarie e poco altro.

Ci siamo così addentrati tra tv satellite, digitale e web per catturare immagini e sensazioni e possiamo serenamente valutare come modi e prassi informative siano completamente diversi dalle modalità di comunicazione che siamo costretti a subire in Italia. E se le modalità dei canali allnews appaiono uniformate in modi, tempi e grafica, quanto meno nella fase strettamente informativa, lo stesso non può essere detto per i dibattiti a commento del voto.

Si passa dall’arredamento minimalista ad ambientazioni futuribili e spigolose di plastica, con commentatori sempre sobri e compunti, che parlano “uno per volta” rispettando, in tutte le lingue, i tempi imposti dai conduttori. Ed ecco la prima sostanziale differenza rispetto alla volgarità essenziale della comunicazione politica italiana. Certo, i telespettatori esteri non potranno scommettere su chi sarà il primo (o la prima) a pronunziare la fatidica frase “io non l’ho interrotta, adesso Lei mi ascolti in silenzio” ma, in compenso possono aspirare ad una comunicazione composta e fruibile.

La nostra piccola indagine ci ha quindi consentito di apprezzare meglio le differenze nell’approccio comunicativo che, a livello europeo, consente di evitare alla pazienza dei telespettatori l’italico malcostume del “siamo tutti vincitori” e la intollerabile sfilata di inossidabili vecchi tromboni, fan del riciclo pieni di prosopopea e degli onnipresenti tuttologi. Non ci è ugualmente parso di individuare nei programmi esteri il “Generone” televisivo italico, fatto di vallette, criminologi e pubblici ministeri.

Il modello, condiviso in ogni lingua, è quindi quello della vecchia televisione in bianco e nero, con ciò chiarendo senza dubbio che la comunicazione rissosa all’italiana, non è il futuro della informazione ma, una nostrana inarrestabile caduta di stile. In ogni caso, è stato agevole apprezzare forma, toni e modo di porgere le rispettive opinioni, con garbo e rispetto per lo spettatore. Signorilità e compostezza che in Italia sono difficilissimi da trovare non solo a livello nazionale ma, ovviamente, anche nella costellazione delle tv locali, che pullulano di chiassosi replicanti.

Il malcostume sicuramente si evidenzierà anche nelle passerelle televisive legate alle prossime tornate elettorali con particolare riferimento alle amministrative. Ecco, se l’Europa deve proprio chiederci qualcosa, potrebbe allora agevolare l’adozione di una comunicazione politica più sobria, asciutta e rispettosa. Ma non illudiamoci, anzi prepariamoci all’invasione dei replicanti di Cetto Laqualunque e delle dark ladies della destra patinata.

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