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6 Ottobre 2022 17:09
6 Ottobre 2022 17:09

Ecco chi sarebbe la donna “anonima” che accusava il Sen. Matteo Richetti (Azione)

La donna non è nuova a situazioni analoghe dalle quali si è salvata in secondo grado, dopo essere stata condannata, soltanto grazie all'intervenuta prescrizione

Il senatore di Azione Matteo Richetti è stato accusato di abusi sessuali da una donna attraverso un racconto pubblicato da un sito napoletano “Fanpage” che ha fatto parlare di se in un recente passato anche per degli scoop montati “ad hoc” per i quali non ha mai fornito le prove integrali delle proprie accuse, infatti resta anche da accertare se le presunte prove fornite dalla donna a Fanpage siano reali o artefatte. 

Secondo il quotidiano “Domani“, la donna spacciata come “Ambra avrebbe un nome e cognome: Lodovica Mairè Rogati, 42enne, attrice nata a Roma ma italo-britannica, presidente di un’associazione “Io non ci sto”, impegnata contro la violenza sulle donne, la quale a sua volta sarebbe indagata per “stalking” dopo una denuncia presentata dal politico.

La Rogati ha fondato nel 2012 l’associazione Io non ci sto per ribadire il suo impegno nella difesa dei diritti dei più deboli. “Nasce da un profondo desiderio di cambiare le cose. Dal forte bisogno di sentirsi parte attiva in un Mondo ormai quasi del tutto privo di valori, di rispetto, di opportunità, di speranza, di Amore. Ho voluto trasformare il dolore vissuto sulla mia pelle e nel mio cuore in forza, e soprattutto coraggio, per provare a migliorare la vita di chi soffre, di chi subisce violenza, di chi è rimasto solo, di chi si è abbandonato alla vita smettendo di credere che le cose possano realmente cambiare”, si legge sulla pagina internet: ”‘Io non ci sto’ tenterà di dar voce a chi non può parlare e a chi non è mai stato ascoltato. Non ci sarà quindi una sola causa per la quale lotterò, non ci sarà un solo obiettivo ma tanti”.

Andando a curiosare sul suo sito internet, la Rogati si presenta come interprete, sceneggiatrice, autrice e conduttrice televisiva, la quale è un volto già noto al pubblico del piccolo e grande schermo. Dall’esordio nella sit-com “Sottopeso” a “Tabù Show”, passando per il film “Deadly Kitesurf”, con diverse le esperienze prima del “grande salto”. L’attrice, infatti, nel 2007 è stata co-protagonista nel film “Matrimonio alle Bahamas” accanto a Massimo Boldi, “Il commissario Manara”,Il giovane Montalbano” ed una piccola parte ininfluente in “Loro” film del regista Paolo Sorrentino.

Secondo i legali del senatore sarebbe stata lei in forma anonima a sostenere con Fanpage di essere stata abusata dal braccio destro politico di Calenda. Ma a galla è venuto altro. Lodovica Mairè Rogati venne denunciata nel 2010 dall’ex compagno Giorgio Galimberti, campione di tennis. Secondo l’accusa dei magistrati del tribunale di Rimini la donna non aveva accettato la fine della relazione, al punto tale da spedire alla nuova compagna dell’uomo un filmato hard di lei con l’atleta. Il giudice di pace la condannò in primo grado a 600 euro di multa e ad un risarcimento di 7 mila euro. Nel 2016, in appello, arrivò l’assoluzione perché “il fatto non sussiste”.

Ma un episodio successivo avvenuto nel 2013 è ben più delicato. Ludovica Mairè Rogati accusò l’ex fidanzato e un altro uomo di averla stuprata nel garage di casa sua, e non solo…ma persino di essere trafficanti internazionali di droga. Accuse pesanti, ritenute prive di fondamento e verità dai giudici, che la rinviarono a giudizio con l’accusa di calunnia,  ovvero il reato di chi accusa qualcun altro davanti a un’autorità giudiziaria  sapendo che in realtà è innocente e per stalking. Quattro giorni prima dell’abuso inventato, la Rogati aveva minacciato il suo ex: “Io ti rovino la vita, non mi sfidare perché non hai nemmeno idea di quello che sono capace di fare”. Nel 2016 il pubblico ministero chiese 6 anni di carcere, ma la condanna arrivò a 4 anni. Il processo si è poi prescritto in appello, ma l’attrice ha dovuto rifondere 50 mila euro alle parti civili.

Nel novembre 2021 dopo una serie di insulti arrivati sulle pagine social del senatore Richetti e persino della sua famiglia, il politico co-fondatore di Azione ha depositato una denuncia alla Polizia Postale. Nella denuncia si parlerebbe anche di messaggi volgari ricevuti dallo stesso senatore. Il 13 settembre 2022, cioè due giorni prima della pubblicazione dell’articolo di Fanpage, il sen. Richetti ha deposita un’altra denuncia nel quale si parla di un dossier diffamatorio nei suoi confronti, fatto pervenite a diverse testate giornalistiche. Richetti afferma anche che alcune sue collaboratrici sarebbero state contattate da una giornalista freelance. Che le avrebbe “invitate a rivelare eventuali approcci sentimentali subiti”. Sarebbe stata proprio la giornalista freelance ad aver mostrato a Richetti i messaggi che Fanpage gli attribuisce.

Il 16 novembre 2021 Ludovica Mairè Rogati sarebbe stata oggetto di una perquisizione in relazione alle accuse a suo carico, per le quali la pm Alessia Natali della Procura di Roma nel mese di maggio 2022 avrebbe chiesto l’archiviazione perché le indagini non hanno consentito di trovare elementi che colleghino “la donna ai messaggi sui social e sulla sua utenza telefonica di cui si è lamentato Richetti nella prima denuncia“. In via teorica, sarebbe possibile affermare che la donna definita da Fanpage come “Ambra” non sia Lodovica Rogati. Ma gli avvocati del senatore Richetti sostengono che quanto sostenuto dalla procura sarebbe altamente improbabile e frutto di indagini poco approfondite, ed infatti fonti di polizia hanno confermato al quotidiano “Domani” che in realtà si tratterebbe proprio di lei.

La Rogati un anno fa è stata nuovamente iscritta nel registro degli indagati. “Le date e le circostanze dei due incontri citate dalla testimone e dallo stessa difesa di Richetti tornano — scrive Domani — . In più, la donna intervistata parla di una perquisizione subita dopo il rendez vous del 16 novembre (quello dei presunti abusi)». Il quotidiano aggiunge di avere conferme dalla Polizia che sono stati svolti accertamenti proprio in casa della Rogati.

Il quotidiano La Repubblica è in possesso degli atti di indagine relativa a un’altra vicenda in cui è protagonista la donna. L’artista avrebbe minacciato il 15 febbraio 2022 la titolare di un centro estetico a Roma Nord, Esthetique Med Lab, colpevole di non averle fatto lo sconto: “Vi state mettendo contro i poteri forti, io faccio parte di una redazione che fa inchieste sui pagamenti in nero“, ha detto la Rogati secondo quanto riferito dal personale del centro ai Carabinieri.

Quella che segue è una testimonianza resa dal compagno della proprietaria del centro estetico, raccontata agli investigatori dell’ Arma dei Carabinieri, lo scorso aprile: “Ho sentito la voce di una donna (Rogati, ndr) che chiedeva di ottenere uno sconto sul prezzo, voleva pagare di meno perché secondo lei il conto non era congruo al trattamento effettuato. La dipendente che la stava seguendo si è spostata nel corridoio e ha chiamato la mia compagna per chiederle come comportarsi. Quando la cliente e la dipendente sono andate verso la cassa, Rogati continuava a ripetere che il prezzo non era giusto, che le aveva rovinato gli occhi perché non le aveva fatto indossare gli occhialini e che lei aveva filmato tutto. A questo punto la donna ha iniziato ad alzare il tono della voce, urlava e diceva: ‘Vi state mettendo contro i poteri forti, io faccio parte di una redazione che fa inchieste sui pagamenti in nero’. Quando è uscita ha sbattuto la porta del negozio e ha detto che avrebbe mandato la Guardia di finanza“. La Rogati in quel caso non avrebbe specificato se il quotidiano in questione fosse Fanpage.

In una nota diffusa dal senatore Matteo Richetti si legge: “Come noto, negli ultimi giorni, la testata Fanpage.it ha avviato nei miei confronti una campagna diffamatoria senza precedenti. Mi sono convinto, dall’evoluzione dei fatti di questi giorni, e in particolare da quanto rivelato dall’accurata inchiesta della testata “Domani” non certo vicina ad Azione, che si tratti di un’operazione politica, ordita per danneggiare me come candidato, e soprattutto la lista Azione-Italia Viva-Calenda a pochi giorni dal voto”.  “Lo confermano – aggiunge la nota di Richettiuna serie di circostanze che è opportuno ricordare:

La giornalista autrice dell’inchiesta (su Fanpage – n.d.r.) ha contattato Azione per la prima volta lo scorso aprile sulla base delle accuse di una persona che, a quanto ci consta, aveva inviato dossier nei miei confronti a numerose testate. ‘Sorprendentemente’, la vicenda è stata tirata fuori solo una settimana prima delle elezioni.

Contrariamente a quanto affermato da Fanpage, l’articolo non era ‘su base anonima’ ma è stato mirato direttamente contro di me, pubblicando – seppur tagliata – una foto dalla quale ero perfettamente riconoscibile visto che era stata per lungo tempo la copertina della mia pagina FB, ed infatti il mio nome è stato riconosciuto immediatamente sia per il commento di un account fake (aperto a settembre e chiuso pochi secondi dopo) pubblicato sulla pagina Fanpage che si è ben guardata dal bloccarlo, sia dai giornalisti che hanno iniziato a telefonarmi immediatamente.

Gli articoli di Fanpage hanno omesso qualsiasi riferimento ai procedimenti penali per stalking e diffamazione avviati da altre persone negli anni passati nei confronti della mia accusatrice, uno dei quali sfociato in una condanna a 4 anni. A specifica domanda in televisione, ieri il direttore di Fanpage ha affermato letteralmente ‘a noi non non risultano precedenti di questo tipo‘. Trattandosi di informazioni facilmente reperibili (soprattutto in una ‘inchiesta’ di 5 mesi), è evidente l’intenzione di Fanpage di nascondere all’opinione pubblica elementi di valutazione essenziali per fornire una versione unilaterale e faziosa della storia

Fanpage – prosegue il comunicato del senatore di Azione – si è rifiutata di approfondire la denuncia per stalking da me presentata nei confronti della persona in questione nonostante l’offerta del mio legale di mettere a disposizione qualsiasi informazione al riguardo. Le perquisizioni seguite alla mia denuncia sono state anzi bollate da Fanpage come ‘intimidazione‘ nei confronti della denunciante; un’accusa gravissima a procura e forze dell’ordine fatta senza alcun elemento di prova; così come nessuna prova è stata fornita delle presunte molestie di un poliziotto alla denunciante.

– Nell’articolo si danno per autentici dei messaggi falsamente attribuiti a me, senza che Fanpage abbia indicato alcuna prova al riguardo. Non solo, la testata ha rifiutato di esaminare il mio telefono per verificarne l’assenza, nonostante la mia offerta in tal senso.

– L’assenza di qualsiasi verifica è stata confermata dal direttore di Fanpage che in una trasmissione televisiva ha definito i messaggi coerenti con gli ‘interrogatori svolti‘, il che è evidentemente assurdo, visto che si riferiva ai colloqui con la denunciante. La verità è che Fanpage ha intenzionalmente omesso qualsiasi verifica dell’autenticità dei messaggi.

– Nell’articolo si fa riferimento ad altri fatti che coinvolgerebbero mie collaboratrici, salvo poi non fornire nessun elemento al riguardo.

– Nelle ultime ore, sono stato contattato da altre persone che hanno denunciato comportamenti analoghi da parte della mia accusatrice.

Alla luce di quanto sopra, ho dato mandato ai miei legali di agire in sede civile, penale e disciplinare nei confronti di Fanpage e di tutti i soggetti coinvolti in questa vicenda sia per i danni recati a me e alla mia famiglia, che per la gravissima distorsione del processo democratico che costituisce l’evidente obiettivo del killeraggio avviato nei miei confronti pochi giorni prima del voto. Stiamo anche valutando le iniziative da intraprendere contro tutti coloro che hanno fatto dello sciacallaggio in questi giorni, rilanciando – spesso con toni diffamatori – le assurde accuse avanzate nei miei confronti”, conclude.

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