Csm: semaforo verde al trasferimento punitivo del Pm Sirignano. Baldi rientra in Cassazione

Csm: semaforo verde al trasferimento punitivo del Pm Sirignano. Baldi rientra in Cassazione

Sono triplicati i fascicoli pervenuti alla commissione per le incompatibilità organismo del Csm quello deputato a valutare e decidere sulle eventuali incompatibilità dei magistrati. Un forte aumento delle pratiche causato non soltanto dell’indagine della procura di Perugia che ha coinvolto vari magistrati ( seppur non indagati ) che sono stati intercettati con Luca Palamara.

ROMA – Il Consiglio Superiore della Magistratura ha deciso questa sera a stragrande maggioranza il trasferimento d’ufficio punitivo per il pm della procura nazionale antimafia Cesare Sirignano (non indagato) ma finito davanti all’organo di autogoverno delle toghe per le varie intercettazioni telefoniche captate dal trojan installato sul cellulare di Palamara, contenuta nell’inchiesta della Procura di Perugia sulla “cricca” di toghe e politici che gravitava intorno a Luca Palamara, ed i deputati Luca Lotti (Pd) e Cosimo Ferri (Italia Viva), magistrato in aspettativa. 

A pesare sul magistrato Sirignano un’intercettazione emersa dalla maxi-inchiesta sul trojan (microspia ambientale) del cellulare di Luca Palamara: «Nino Di Matteo un mezzo scemo, stia fuori dalla Dna» e poi ancora «Barbara Sargenti, pm della Dna ed ex pm romana? Una che deve prendere botte sui denti».

il pm Cesare Sirignano

Il caso di Sirignano era importante anche perché a chiederne il trasferimento era stata la prima commissione del Csm, cioè quella che competente per le incompatibilità delle toghe. “Per noi è importante il giudizio del plenum sulla congruità del lavoro istruttorio. Fare tornare in commissione questa pratica avrebbe il significato di un voto di sfiducia verso l’operato della Prima Commissione ed uno stop inevitabile ai procedimenti futuri”, ha detto il togato Ardita, presidente della commissione.

Il pm Sirignano nella sua autodifesa ha cercato di opporsi la scelta del Consiglio Superiore della Magistratura. “l mio trasferimento sarebbe ingiusto, e mi farebbe perdere la fiducia nella giustizia. Per 7 minuti di conversazione verrebbe bruciata la mia vita professionale, 26 anni di sacrifici” ha detto Sirignano intervenendo nel plenum di oggi durato oltre due ore, così giustificandosi “Ho commesso errori ma non quelli che mi sono contestati, è una vicenda paradossale. I presupposti alla base della richiesta di trasferimento sono infondati, lo dicono le carte

21 i voti a favore del trasferimento a fronte di soli tre voti a favore dell’archiviazione del caso,per la quale ha votato solo Unicost, la corrente di riferimento di Sirignano e dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara

il magistrato Nino Di Matteo

Il consigliere indipendente Nino Di Matteo, intervenendo nel dibattito nel plenum del Csm, aveva espresso parere favorevole alla proposta di trasferimento d’ufficio per Cesare Sirignano pm della Procura Nazionale Antimafia, la cui imbarazzante posizione è finita sotto i riflettori del Consiglio per alcuni colloqui telefonici avuti con Luca Palamara, il pm romano finito sotto inchiesta per corruzione, aventi come contenuto la nomina del procuratore capo di Perugia . Secondo Di Matteo, il suo collega Sirignano avrebbe portato all’interno della Procura Antimafia degli “interessi correntizi”.

“Sarei ipocrita se non dicessi che fin dall’inizio ho seguito queste vicende. Le attività professionali mie e del dottor Sirignano si sono incrociate in Antimafia per quasi 2 anni, per questo avevo pensato di astenermi e di non partecipare al voto. Forse sarebbe stato più comodo astenermi e lavarmi le mani ma sono un consigliere del Csm e su una questione così importante e di interesse generale non posso astenermi“, ha detto Di Matteo.

“Il dott. Sirignano parlando della DNA, cioè dell’ufficio che ha compiti importantissimi di coordinamento e di impulso rispetto a tutte le attività antimafia d’Italia, invece di respingere al mittente, ha avallato – ha proseguito Di Matteo le pretese di Palamara di portare nel cuore dell’Antimafia interessi correntizi, piuttosto che il merito e la capacità“. Sirignano, secondo Di Matteo, “anche nell’audizione di ieri davanti al Plenum, ha affermato che anche per questioni così importanti come le nomine e gli assetti della DNA ‘se non hai l’appoggio della tua corrente non hai dove andare’ e ha ribadito ‘avevamo come dominus Palamara‘”.

“Stiamo parlando dell’assunzione di questo criterio, a criterio condiviso per regolare le attività di contrasto alla mafia. E questo per me è molto grave”, ha proseguito Di Matteo. “Dagli atti emerge che Sirignano non si limitava a subire le scelte di Palamara, ma lo rassicurava affermando in più occasioni che delle richieste di Palamara ne avrebbe parlato con il Procuratore Nazionale o con il politico Ferri. Cioè le correnti, per il dott. Sirignano, dovevano entrare nella determinazione del lavoro della Procura antimafia. ‘Ne parliamo con Federico e con Cosimo’, erano le sue risposte a Palamara. Questo risulta dalle intercettazioni. Stiamo parlando dell’assunzione di questo criterio, a criterio condiviso per regolare le attività di contrasto alla mafia. E questo per me è molto grave”, ha concluso Di Matteo.

Per il togato di Unicost Michele Ciambellini, occorreva invece archiviare il procedimento a carico di Cesare Sirignano perché “la procedura di trasferimento” deve “essere applicata con adeguate garanzie di approfondimento del fatto“. Secondo Ciambellini, “la procedura doveva essere sospesa per pregiudizialità del procedimento disciplinare. Non è una materia in cui possono essere emessi provvedimenti esemplari, ma solo provvedimenti giusti. L’audizione del collega ha dimostrato la fondatezza di una diversa ricostruzione dei fatti che doveva essere approfondita“, aveva concluso Ciambellini.

il consigliere “laico” del Csm Stefano Cavanna

Per il membro laico del Csm Stefano Cavanna (indicato dalla Lega – n.d.r.)  ha votato a favore del trasferimento per incompatibilità, per la pratica di maggioranza “dalla bocca del dott. Sirignano e dal suo difensore abbiamo sentito cose devastanti sulla magistratura“, ed è quindi necessario trasferirlo. “Trovarsi davanti ad un pm di tale levatura che rivendichi candidamente che tutte le nomine inevitabilmente vengano fatte con il Cencelli delle correnti– ha proseguito Cavanna nel suo intervento al Csmnon è un bello spettacolo. Per il dott. Sirignano è scontato che questa era ed è la regola, per lui si dibatte sull’appartenenza, non sulle qualità professionali“.

Da cittadino non avrei mai pensato che al Csm mi sarei trovato davanti a cose di questo genere” ha sottolineato il consigliere laico -. “Ieri ha chiaramente affermato che negli uffici i criteri guida sono legati all’appartenenza alla corrente . Siamo alla gestione personalistica della cosa pubblica”.

Secondo le dichiarazioni del magistrato Sirignano, conclude Cavannasi diventa capo degli uffici per amicizia e non bravura. Ieri mi sono spaventato perché se il magistrato nominato è anche bravo è perché ci va di fortuna. Sono molto scorato. In Csm, in questo periodo, siamo alle prese con una spaventosa matassa inestricabile di rapporti”.

il presidente della 1a Commissione, Sebastiano Ardita

Sono triplicati i fascicoli pervenuti alla commissione per le incompatibilità organismo del Csm quello deputato a valutare e decidere sulle eventuali incompatibilità dei magistrati. Un forte aumento delle pratiche causato non soltanto dell’indagine della procura di Perugia che ha coinvolto vari magistrati ( seppur non indagati ) che sono stati intercettati con Luca Palamara. I dati emergono proprio dall’intervento di Sebastiano Ardita, che oggi ha fatto un bilancio dell’attività svolta: nel 2018 la precedente consiliatura in 9 mesi furono aperte solo 4 pratiche, a fronte delle 15 che sono state aperte nel 2019 dalla nuova commissione.

Nei primi due mesi del 2020 prima dell’emergenza coronavirus – la commissione ha aperto già dieci pratiche ed altre potrebbero presto maturare. Si tratta in grande parte di un blocco distinto rispetto all’inchiesta di Perugia, spesso aperte d’iniziativa della Commissione, che hanno riguardato anche vertici giudiziari, rispetto a segnalazioni di semplici giudici o di magistrati sottoposti. “Questo vuol dire che non siamo stati forti coi deboli – ha detto Arditae lo abbiamo fatto in silenzio. Ma deve essere l’assemblea plenaria a validare questo lavoro e a dire se va bene o no, e a darci la fiducia su questo modo di operare, non sulla singola pratica, ma sul modo di operare”. In poche parole, i trasferimenti di magistrati per casi d’ incompatibilità sono solo all’inizio…

L’inchiesta della Procura perugina (competente su eventuali reati commessi dalla Procura di Roma) ha portato alle dimissioni di cinque consiglieri “togati” del Csm, che ha determinato un vero e proprio ribaltone nei rapporti di forza all’interno dell’ organo di autocontrollo della magistratura.

Fulvio Baldi e Luca Palamara

Torna a fare il magistrato l’ex-capo di gabinetto del ministro Bonafede

Rientra nella magistratura, come sostituto procuratore della procura generale della Cassazione: Fulvio Baldi, ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, dimessosi venerdì scorsodopo la pubblicazione delle sue intercettazioni con Palamara. L’ ex-capo di gabinetto è stato riammesso tra le toghe dopo delibera approvata dal Csm (22 voti a favore, 2 contrari, cioè Nino Di Matteo e il membro laico di Forza Italia Alessio Lanzi).

Proprio Di Matteo aveva chiesto di posticipare la votazione su Baldi richiamando le intercettazioni nelle quali «Baldi si mostra disposto a far dipendere questioni importanti da logiche correntizie, e ricordando il ruolo della procura generale della Cassazione “organo che esercita l’azione disciplinare a carico dei magistrati“.

Il Capo dello Stato e presidente del CSM Sergio Mattarella

Uno scenario imbarazzante per la giustizia che vede magistrati divisi per correnti e bande contrapposte, logiche sulle carriere tutt’altro che “meritocratiche” e per niente trasparenti: una vera e propria guerra sotterranea che continua da troppo tempo, deflagrata dopo il terremoto Palamarae non accenna a placarsi. Ma il Capo dello Stato, Mattarella è ancora Presidente del Csm ?. 

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