Chiedevano il “pizzo” ai pescatori. Arrestate 6 persone dai Carabinieri e Capitaneria di Porto-Costiera a Taranto e provincia

Chiedevano il “pizzo” ai pescatori. Arrestate 6 persone dai Carabinieri e Capitaneria di Porto-Costiera a Taranto e provincia

Sono in corso numerose perquisizioni con l’ausilio anche di cani di ricerca armi ed esplosivi. All’attività, eseguita da circa 50 militari, concorrono motovedette della Guardia Costiera e dei Carabinieri ed un elicottero dell’Arma.

Alle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto ed i militari della Capitaneria di Porto–Guardia Costiera tarantina, utilizzando  50 militari, e l’utilizzo di  motovedette della Guardia Costiera e dei Carabinieri ed un elicottero dell’Arma, con cui hanno dato esecuzione, nel capoluogo ionico e nel comune di Statte, a 6 provvedimenti cautelari (1 in carcere e 5 agli arresti domiciliari), emessi dal GIP del Tribunale di Taranto, su richiesta della Procura della Repubblica ionica. L’attività ha interessato altrettanti soggetti ritenuti variamente responsabili di: associazione per delinquere finalizzata all’estorsione in danno di titolari di impianti di mitilicoltura ubicati nel Mar Piccolo di Taranto e di pescherie del capoluogo e della provincia ionica ed al furto aggravato di prodotti ittici.

L’attività investigativa conclusasi oggi è  la prosecuzione dell’ “operazione Piovra” conclusa il 27 aprile 2016, sempre dai Carabinieri del Comando Provinciale e della Capitaneria di Porto–Guardia Costiera di Taranto, con l’esecuzione di ordinanze di custodia cautelare a carico di 13 persone, accusate di vessare gli operatori di categoria, tra cui i fratelli Damiano, Giovanni e Massimo Ranieri, tutti pregiudicati tarantini, quest’ultimo colpito invece da autonoma ordinanza cautelare in carcere emessa dallo stesso G.I.P. ed eseguita contestualmente, in quanto a lui veniva contestata la minaccia aggravata nei confronti di un operatore ittico che si era reso artefice di un tentativo di affrancarsi con i propri colleghi dalla pressione estorsiva, promuovendo un servizio di guardiania sugli impianti di coltivazione.

Le attività tecniche dei due organi inquirenti, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica ionica,  venivano avviate presso la Casa Circondariale di Taranto, a partire dal mese di maggio 2016, accreditavano l’ipotesi che l’attività di polizia appena condotta non avesse annullato il fenomeno estorsivo e che fosse invece continuato, da parte di soggetti vicini agli arrestati, con  il protrarsi di estorsioni e furti in danno degli imprenditori del settore mitilicolo ed in senso più ampio ittico.

I colloqui intercettati tra  Massimo Ranieri, detto  “il Gorilla”, ed i familiari autorizzati a parlare con lui nella sala colloqui della locale Casa Circondariale accreditavano tale scenario, documentando preliminarmente la prosecuzione dell’attività illecita da parte di Cosimo Danieri (classe 1989), detto “Cioccolata” figlio del detenuto Damiano il quale, facendo valere una sorta di “diritto ereditario” dell’illecita pratica di estorsione, spendendo il nome del padre – e con il pretesto del pagamento delle spese legali per l’instaurato procedimento penale – avvicinava i miticoltori, pretendendo la consegna di denaro ed in qualche occasione anche di mitili da rivendere in nero, minacciando in caso di diniego, il furto del prodotto dagli impianti.

Lo scenario cambiava dal 27 luglio 2016, allorquando il 42enne Massimo Ranieri ( a lato nella foto) veniva scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare.

Dopo un brevissimo periodo di assestamento, il pregiudicato estrometteva di fatto il nipote Cosimo dal giro delle estorsioni, promuovendo e costituendo un’autonoma associazione per delinquere composta dalla moglie 42enne e dai due figli gemelli 19enni ed allargata al collaboratore Rodolfo Fiorino , 31enne, unico componente “esterno” del sodalizio, tutti incensurati. In dettaglio, come emerso nel corso delle indagini, il Ranieri coordinava le attività estorsive indicando i nomi delle vittime, dalle quali pretendeva “il rispetto” (da qui il nome dell’operazione) e dirigendo i propri sodali a riscuotere le indebite dazioni che avevano cadenza settimanale.

La moglie Elisa Scrima fungeva da raccordo, fornendo le necessarie istruzioni al telefono ai figli Cosimo e Simone ed al Fiorino ed, da considerarsi a tutti gli effetti le figure operative dell’organizzazione, quali “esattori”, mentre la donna assolveva altresì alle mansioni di “tesoriera” degli illeciti proventi del gruppo.

 

Se necessario interveniva di persona il “Gorilla”  per condurre a più miti consigli coloro che non erano intenzionati a pagare o consegnar pesce e frutti di mare, violando le prescrizioni imposte dal suo status di sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di Statte, sino a quando non decideva di trasferire il proprio domicilio in Taranto.

Cosimo Ranieri

L’estromissione dalle riscossioni estorsive di Cosimo Ranieri , figlio di Damiano, aveva come conseguenza l’avvio dell’attività di pusher nel Rione Tamburi e in Città Vecchia da parte dello stesso, che così compensava la cessazione di guadagni provenienti dalle estorsioni a lui precluse dallo zio.

Le indagini dei Carabinieri e della Guardia Costiera, oltre che alle intercettazioni telefoniche ed ambientali, si sono svolte con complessi servizi di osservazione video-fotografica eseguiti da terra ed a bordo di natanti, che consentivano anche di immortalare i momenti in cui, secondo un consolidato “modus operandi” documentato anche nell’operazione “Piovra”, venivano passate le indebite somme compendio di reato, accreditando, rispetto all’ “operazione Piovra” di cui si è detto prima, non solo condotte illecite a carico di mitilicoltori, ma anche di titolari di pescherie del capoluogo e dell’hinterland. A seguito delle disposizioni dell’Autorità Giudiziaria Massimo Ranieriè stato tradotto in carcere, mentre i rimanenti arrestati sono stati posti in regime di arresti domiciliari.

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