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7 Marzo 2026 00:32

Benzina, rincari e speculazioni dopo l’attacco a Teheran: allarme sul prezzo dei carburanti

Dopo l'attacco di USA e Israele all' Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz, le quotazioni del petrolio sono schizzate . Con l'aumento delle quotazioni dei prodotti raffinati, scrive il Mimit, si sono registrati "immediati e sensibili adeguamenti al rialzo" dei prezzi consigliati dalle principali compagnie petrolifere. "Aumenti che non risultano ancora giustificati da una reale carenza di prodotto raffinato sul mercato".

Ancora una volta con l’avvio di una nuova guerra in Medio Oriente arriva subito la speculazione dei petrolieri con aumenti folli ed ingiustificati sui prezzi dei carburanti. Un film visto e rivisto moltissime volte e che dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran è nuovamente attivo presso tutte le stazioni di rifornimento di benzina, . Il rischio, che ormai è una triste realtà, è che si siano delle pericolose ripercussioni sulle tasche degli italiani, con una conseguente nuova stangata per le famiglie. Le quotazioni di petrolio e gas sono già schizzate al rialzo, con i primi effetti sui listini dei carburanti e conseguenze che a breve potrebbero estendersi anche a bollette e prezzi dei prodotti trasportati.

Le grandi compagnie petrolifere, dal canto loro, parlano di scorte in rapida diminuzione e di aumenti contenuti rispetto agli squilibri finanziari. Il principale indice sul greggio, l’americano Brent, ha superato stabilmente gli 80 dollari al barile (con un aumento fino al 15% rispetto a fine febbraio) e la quotazione del gasolio è arrivato a superare i mille dollari per tonnellata (salendo fino al 35% rispetto al periodo pre-guerra). Significa 20 centesimi al litro per il gasolio e 7 centesimi al litro per la benzina. Gli aumenti di riflesso sul prezzo dei carburanti alla pompa sono stati in effetti più contenuti, ma di certo più rapidi di quanto avvenuto in concomitanza con altre crisi, come il primo attacco americano e israeliano all’Iran dello scorso giugno.

Rispetto alle quotazioni del 27 febbraio scorso, pari a circa 72 dollari al barile, oggi il Brent viaggia attorno ai 79 dollari, con un repentino aumento del +9,7% , Il Wti sale invece dai 66,5 dollari al barile del 27 febbraio agli attuali 72,80 dollari, con una impennata del +9,4%. Tensioni che iniziano a farsi sentire sui listini dei carburanti alla pompa: il prezzo medio della benzina in modalità self passa infatti da una media nazionale di 1,672 euro al litro del 27 febbraio a una media di 1,681 euro/litro del 2 marzo, mentre nello stesso periodo il gasolio sale da 1,723 a 1,736 euro al litro sulla base dei dati Mimit.

Il prezzo di benzina e diesel è continuato a salire, il gasolio al distributore è arrivato al prezzo record da ottobre 2023 raggiungendo in molti casi i 2 euro al litro. Le quotazioni del petrolio, complice la guerra di Usa e Israele contro l’Iran, hanno ripreso a salire: il Brent ha sfondato quota 85 dollari al barile. Effetto immediato per gli automobilisti visto che la quotazione internazionale del gasolio, di nuovo sopra i mille dollari la tonnellata, è al massimo dal 14 settembre 2023, quella benzina dal 15 gennaio 2025, come segnala Staffetta Quotidiana evidenziando come “con queste quotazioni, i riflessi sui prezzi dei carburanti alla pompa sono inevitabili e immediati: verde al massimo dal 2 luglio 2025, diesel al massimo dal 29 ottobre 2023″.

Il trend è destinato a crescere nel fine settimana, con il gasolio in modalità “self service” proiettato verso quota 1,9 euro/litro – mentre la media nazionale in modalità ‘servito‘ è già arrivato ai 2 euro al litro“. Nel dettaglio, secondo la rilevazione di Staffetta Quotidiana, Eni ha aumentato di 2 centesimi al litro i prezzi consigliati della benzina e di 5 quelli del gasolio. Per IP si registra un rialzo di 6 centesimi su entrambi i prodotti.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso

Al momento, come indicato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy,, il prezzo dei carburanti è mediamente inferiore ai 2 euro al litro, pur essendo aumentato di alcuni decimi. Viene giustificato che ci troviamo in una situazione di relativa sicurezza rispetto alle forniture di petrolio, in uno scenario ben diverso da quello successivo all’invasione della Russia in Ucraina, dove i prezzi salirono oltre i 2,20 euro al litro. In ogni caso, il Governo è chiamato a rispondere agli aumenti e sono già stati programmati i tavoli per dibattere l’andamento dei mercati energetici, dei prodotti petroliferi e le ricadute sull’inflazione.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha confermato che sono già stati segnalati i casi di sospetta speculazione presso i distributori di carburanti. Iniziato infatti il monitoraggio e il controllo dei punti vendita dove il prezzo di benzina e diesel supera il costo reale, già in aumento a causa dell’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran.

Nei prossimi giorni, infatti, se i prezzi del petrolio non invertiranno il trend, i listini alla pompa di benzina e gasolio rischiano di subire sensibili incrementi, con effetti diretti sul pieno. L’aumento delle quotazioni del petrolio è derivato dalla decisione di Teheran di ridurre il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, punto chiave per il commercio energetico globale. Nello stretto circola all’incirca un quinto delle spedizioni giornaliere mondiali di petrolio e qualsiasi interruzione può far salire i prezzi dell’energia e destabilizzare i mercati globali.

Lo scenario resta preoccupante se si considera che anche i beni di consumo aumenteranno di conseguenza al costo del carburante che incide sensibilmente sui costi di trasporto. Infatti, le aziende, i negozi sono riforniti tramite un sistema di trasporto su gomma che viaggia, nella maggior parte dei casi, su mezzi a gasolio. Quindi anche una cifra apparentemente piccola può avere ricadute più ampie sul portafoglio degli italiani. È stato calcolato, fin dai primi giorni dopo l’attacco, un aumento della spesa media di circa 200 euro all’anno.

La speculazione dei distributori

Resta elevata e visibile agli occhi dei consumatori il rischio speculazione che non può essere trascurato. Infatti, se il prezzo di benzina e diesel sui mercati aumenta in maniera moderata, alcuni distributori invece speculano sulla crisi alzando i listini oltre le reali quotazioni. Ed è su questo operato speculativo che il Governo vuole agire, monitorando le segnalazioni e attivando i controlli della Guardia di Finanza. Nei giorni scorsi è stato potenziato il monitoraggio del Garante dei prezzi. Tutta la filiera è sotto osservazione, ma sotto la lente di ingrandimento finiscono in particolare i listini prezzi consigliati (in realtà stabiliti) delle compagnie.

Il Garante dei prezzi. ha chiesto alle principali compagnie petrolifere chiarimenti sulle variazioni dei prezzi, soprattutto per quanto riguarda benzina e gasolio. In questo maniera il Garante e il Governo stesso hanno modo di verificare e confrontare i dati dei listini con la media effettiva dei distributori. Le quotazioni alle stelle hanno inoltre un impatto diretto sulle bollette del gas, ma anche su quelle della luce, come ha spiegato il ministro della Difesa Guido Crosetto durante il confronto con le commissioni di Camera e Senato.

Secondo le valutazioni di Staffetta quotidiana queste sono le medie dei prezzi praticati comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del made in Italy ed elaborati rilevati alle 8 di ieri mattina su circa 20mila impianti:

  • benzina self service a 1,744 euro/litro (+20 millesimi, compagnie 1,750, pompe bianche 1,732);
  • diesel self service a 1,867 euro/litro (+52, compagnie 1,876, pompe bianche 1,849); 
  • benzina servito a 1,879 euro/litro (+20, compagnie 1,921, pompe bianche 1,800); 
  • diesel servito a 1,996 euro/litro (+51, compagnie 2,039, pompe bianche 1,915);
  • Gpl servito a 0,697 euro/litro (+3, compagnie 0,708, pompe bianche 0,686);
  • Metano servito a 1,445 euro/kg (+22, compagnie 1,447, pompe bianche 1,443); 
  • Gnl 1,229 euro/kg (+1, compagnie 1,236 euro/kg, pompe bianche 1,225 euro/kg). 

Questi sono invece i prezzi applicati dalle compagnie petrolifere nei distributori presente sulle autostrade:

  • benzina self service 1,836 euro/litro (servito 2,092), 
  • gasolio self service 1,949 euro/litro (servito 2,206), 
  • Gpl 0,833 euro/litro, 
  • metano 1,494 euro/kg, 
  • Gnl 1,291 euro/kg.

Le regioni con gli aumenti maggiori

Considerando l’intera rete nazionale, dall’inizio della crisi il gasolio è cresciuto di oltre 10 centesimi al litro, mentre la benzina registra un aumento superiore ai 7 centesimi. Il diesel si trova ai livelli più alti da oltre due anni, mentre la benzina è tornata sui massimi degli ultimi tre mesi. Le associazioni dei consumatori sottolineano inoltre che molti rifornimenti sono ancora effettuati utilizzando scorte acquistate circa quattro mesi fa, quando i prezzi all’ingrosso erano decisamente più bassi, quindi speculando sulla crisi a danno dei cittadini.

Dal 4 al 6 marzo sono stati registrati aumenti sensibili al distributore. I rincari hanno coinvolto sia la benzina che il diesel, ma quest’ultimo in misura maggiore. Gli aumenti non sono omogenei su tutto il territorio e l’Unione Nazionale Consumatori, basandosi sulle medie regionali, ha stilato una classifica delle regioni dove il prezzo è aumentato di più. Il prezzo del gasolio al self-service in due giorni è aumentato secondo questo schema:

Il Governo Meloni teme che l’aumento dei costi energetici possa avere ricadute più ampie sull’economia, con effetti su bollette, trasporti e prezzi alimentari. Per questo la premier Giorgia Meloni ha avvertito che l’obiettivo è evitare fenomeni speculativi lungo tutta la filiera. “Dobbiamo impedire che l’aumento dell’energia provochi un’esplosione dei prezzi, a partire da carburanti e beni di prima necessità”, ha spiegato. La stessa presidente del Consiglio ha poi aggiunto: “Abbiamo già sentito in queste ore il presidente di Arera che ha già attivato i meccanismi che servono a evitare fenomeni speculativi, ha una apposita task force soprattutto per monitorare i prezzi del gas, faremo tutto quello che possiamo per non darla vinta” a chi dovesse speculare e “sono pronta ad aumentare le tasse ad aziende che dovessero speculare sulle bollette”. Nel frattempo, il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha convocato la Commissione di allerta prezzi, coinvolgendo anche Guardia di finanza e le Associazioni dei consumatori. Un dossier sui carburanti è già stato trasmesso alle Fiamme Gialle per le verifiche del caso.

Sono stati quindi rafforzati i controlli della Guardia di finanza su tutta la filiera distributiva dei carburanti, su indicazione del Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro delle Imprese e del Made in Italy. Gli interventi delle Fiamme Gialle saranno finalizzati da un lato a verificare l’osservanza delle norme in materia di trasparenza e pubblicità dei prezzi al consumo, dall’altro ad analizzare l’andamento dei valori di mercato dei prodotti energetici, in tutte le fasi di commercializzazione, anche allo scopo di far emergere eventuali accordi anticoncorrenziali. Allo stesso tempo, tenuto conto che rapide oscillazioni dei prezzi al consumo possono alimentare il rischio di maggior ricorso a canali illeciti di approvvigionamento, sarà intensificato il controllo economico del territorio, per far emergere eventuali condotte di evasione o di frode. 


La nota del ministero

“Sulla rete dei distributori italiani non risultano diffusi fenomeni speculativi, al netto di una ventina di casi già segnalati da Mister Prezzi e ora all’esame dei militari delle Fiamme Gialle. L’attenzione si sta quindi concentrando sui passaggi a monte della filiera dei benzinai“. Lo afferma il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Con l’aumento delle quotazioni dei prodotti raffinati, scrive il Mimit, si sono registrati “immediati e sensibili adeguamenti al rialzo” dei prezzi consigliati dalle principali compagnie petrolifere. “Aumenti che non risultano ancora giustificati da una reale carenza di prodotto raffinato sul mercato”.

Le possibili soluzioni

Preoccupato Emanuele Orsini presidente di Confindustria, , che sollecita un nuovo decreto. “È un problema sia per le imprese che per le famiglie italiane” afferma. “Bisogna bloccare le speculazioni finanziarie sull’energia perché a una settimana dal conflitto i prezzi sono improponibili“. C’è poi una richiesta arrivata da più parti: riattivare il meccanismo delle accise mobili. “Si può sfruttare – ricorda il Codaconsuna norma esistente che, semplificando una misura già introdotta nel 2008, consente di utilizzare ‘l‘extra-gettito‘ Iva garantito dai rincari dei carburanti per ridurre le accise su benzina e gasolio, mantenendo sotto controllo i prezzi alla pompa».

Critiche le opposizioni parlamentari che chiedono al Governo un intervento urgente sugli ‘extra-profitti’ per aiutare i cittadini e ricordano come il Governo Meloni abbia eliminato gli sconti sulle accise introdotti dall’esecutivo Draghi nel 2022 (che però costavano 9 miliardi l’anno). I partiti del centrosinistra chiedono anche la riforma del mercato elettrico che regoli il prezzo dell’energia al gas, il rafforzamento dei poteri di controllo sui mercati e un piano d’investimenti sulle rinnovabili.

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