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19 Luglio 2024 20:09
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Banca Popolare di Bari. Le azioni calano del 20% ma salgono gli stipendi dei manager

Il settimanale L'Espresso fa i conti in tasca al management della banca barese: il presidente Marco Jacobini ha guadagnato 700mila euro, 50mila in più del 2014. Nel frattempo la Banca Popolare di Bari ha rilevato attività, passività e rapporti di clientela della Banca Popolare delle Province Calabre (Bppc), posta in liquidazione coatta amministrativa dal Ministero dell'Economia su proposta della Banca d'Italia

CdG BPB sedeIl settimanale L’Espresso nel numero in edicola ha fatto  i conti in tasca alla Banca Popolare di Bari dedica un’inchiesta all’istituto bancario governato dalla famiglia Jacobini dal titolo ‘Banca nostra che comandi a Bari’.  La potente Popolare della città, governata 
da mezzo secolo dalla stessa famiglia, si prepara 
a trasformarsi in una società per azioni. Tra bilanci in perdita e manovre sui titoli. Perché nulla  cambi nel più grande istituto di credito del Sud

Vista dalla Puglia, la crisi delle Popolari gronda promesse e propositi di riscossa – scrive nel suo articolo di Vittorio Malagutti –  E a dire il vero, fino a poche settimane fa, da queste parti arrivavano solo gli echi lontani della  tempesta che nel giro di pochi mesi ha spazzato via Vicenza e Veneto Banca. A Bari, però, adesso la musica è cambiata. A fine aprile è arrivato il taglio del valore delle azioni: da 9,53 a 7,5 euro, con una perdita secca del 21 per cento in un solo colpo. Una sorpresa difficile da digerire per gli oltre 7 mila soci della Popolare di Bari, che con quasi 15 miliardi di attivi, 385 filiali, oltre 3mila dipendenti, è la più grande banca del Sud, una delle poche rimaste indipendenti”.

CdG marco iacobini
il presidente della BPB Marco Jacobini

L’inchiesta porta alla luce i bilanci della banca e mette in risalto come l’anno nero degli azionisti non sia coinciso con le difficoltà della famiglia Jacobini, che “da oltre mezzo secolo tiene in pugno la Popolare di Bari“. “Nell’anno nero della Popolare di Bari, tutti i manager di punta hanno visto aumentare il loro stipendio, a cominciare dal presidente Marco Jacobini, che ha guadagnato 700 mila euro, 50mila in più del 2014″, scrive Malagutti.

Ma le difficoltà in Puglia esistono anche per il quotidiano La Repubblica (edizione di Bari)  ed il settimanale L’ Espresso, che vengono venduti da domenica in edicola in abbinamento a 2,50 euro, quanto invece veduti separatamente costano 1.50 e 3 euro, quindi vengono venduti a metà prezzo !

Schermata 2016-06-04 alle 13.32.06La Banca Popolare di Bari nel frattempo ha rilevato attività, passività e rapporti di clientela della Banca Popolare delle Province Calabre (Bppc), posta in liquidazione coatta amministrativa dal Ministero dell’Economia su proposta della Banca d’Italia. A renderlo noto con un comunicato è l’istituto pugliese, in cui si afferma che verrà assicurata la tutela di tutti i creditori della banca. “Gli sportelli della Bppc resteranno aperti regolarmente da domani e potranno essere svolte tutte le operazioni bancarie, senza variazioni ma sotto la responsabilità della Banca Popolare di Bari. Bppc è finita in liquidazione a seguito di una difficile situazione economica e di perdite.“

Parlando con il settimanale L’ Espresso, il presidente della Popolare di Bari rifiuta la parola crisi. “Crisi, quale crisi ?” ha detto recentemente”  Jacobini  erede  della famiglia che da oltre 50 anni controlla la più importante banca pugliese “vogliamo la CariChieti candidandosi all’acquisto della banca abruzzese azzerata nel novembre scorso da un decreto del Governo.

Malagutti nel suo articolo ricorda  che a Bari  “a fine aprile è arrivato il taglio del valore delle azioni: da 9,53 a 7,5 euro, con una perdita secca del 21 per cento in un solo colpo“. Un risultato “difficile da digerire per gli oltre 70mila soci della Popolare di Bari, che con quasi 15 miliardi di attivi, 385 filiali, oltre 3mila dipendenti, è la più grande banca del Sud una delle poche rimaste indipendenti“.

La banca barese guidata da Jacobini ha raccolto quasi 800 milioni di euro piazzando titoli a migliaia di risparmiatori, infatti come ricorda L’ Espresso, nel 2014 sono state vendute 200 milioni di obbligazioni subordinate, investimento sicuramente ad alto reddito (6,5% anno) ma sicuramente meno garantito dei classici bond, come hanno scoperto negli ultimi mesi i clienti di banche liquidate, a partire da Banca Etruria.

Grazie all’incredibile vendita di obbligazioni, il numero dei soci della Popolare di Bari sono cresciuti in maniera esponenziale, infatti soltanto 6 anni il capitale sociale della Banca era suddiviso fra i suoi 50mila soci, ora saliti agli attuali 70mila. Un problema non indifferente è, come giustamente ricorda Vittorio Malagutti nel suo servizio-inchiesta, la circostanza che le azioni della Banca Popolare di Bari non sono quotate in Borsa, e quindi chi vuole vendere le azioni acquistate deve attenersi di anno alla valutazione degli amministratori e quindi sottoposta alla decisione finale dell’assemblea dei soci. In pratica lo stesso sistema che ha già dato pessimi risultati nelle recenti crisi bancarie cha hanno coinvolto Veneto Banca e la Banca Popolare di Vicenza.

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Nel 2015 per far fronte alle richieste dei soci della Banca Popolare di Bari, l’istituto ha ricomprato azioni proprie dai soci per un valore di circa 15 milioni di euro. “Tutto sotto controllo” hanno dichiarato  Jacobini ed i suoi collaboratori all’ Espresso,  anche se lo scorso 18 marzo sono passate di mano per un controvalore di oltre 2 milioni di azioni della Popolare barese. Un risultato incredibile, inaspettato e mai verificatosi in precedenza, quando il “mercatino” interno della compravendita di azioni era stato aperto soltanto 5 volte con scambi ridotti di poche decine migliaia di azioni.

Alla fine dello scorso marzo 2016, segnala L’ Espresso, “la banca presieduta da Jacobini ha approvato il peggiore bilancio della sua storia: 475 milioni di perdite, che si sono ridotti a 297 grazie ad alcun partite fiscali positive (una tantum) per 177 milioni. Il vistoso peggioramento rispetto al 2014, che si era chiuso con 24 milioni di profitti, è dovuto in parte (271 milioni) alle rettifiche sui valori di alcune attività in bilancio“.

Malagutti nel suo articolo, come sempre puntuale e documentato, porta ad esempio “la quota di controllo della Cassa di Orvieto e una rete di filiali comprate a peso d’oro alcuni anni fa e oggi molto svalutate alla luce di una situazione di mercato ben più complicata“. Anche nel portafoglio crediti della banca barese sono state fatte “grandi pulizie”. Gli accantonamenti sui prestiti a rischio, rispetto al 2014, sono  più che raddoppiati arrivando a 264 milioni.

Alla Banca Popolare di Bari sostengono che la cura adottata dall’istituto bancario abbia già generato i primi effetti positivi, e segnalano “senza però fornire cifre precise, che i risultati dei primi mesi dell’anno si sono fin qui rivelati migliori rispetto alle attese.“. In realtà la strada verso il rilancio è ancora tutta da percorrere, e la Popolare barese è attesa alla trasformazione in società per azioni, resa obbligatoria dal decreto del Governo dello scorso inverno, che rende obbligatorio per le 10 maggiori banche cooperative a trasformarsi in società per azioni.

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