Notificata dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari un’ordinanza cautelare emessa dal Gip su richiesta della Dda del capoluogo regionale pugliese , dopo l’interrogatorio preventivo, a carico nei confronti di sei persone, tutte della provincia di Foggia, chiamate a rispondere delle accuse, contestate a vario titolo, di associazione per delinquere, furto aggravato, porto e detenzione illegale di arma da fuoco e ricettazione. Due persone sono state arrestate ed associate in carcere, una posta ai domiciliari, un indagato è sottoposto all’obbligo di dimora, e gli altri due hanno l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria.
Gli indagati sono ritenuti vicini all’organizzazione criminale con base a Cerignola, dedita agli assalti con tecnica paramilitare ai furgoni portavalori, in grado di procurarsi i mezzi (auto, armi da guerra, esplosivi) necessari al compimento delle rapine. Sette altri presunti componenti della banda a cui è stata contestata anche l’aggravante del metodo mafioso, erano stati arrestati lo scorso 10 luglio scorso .
Tra gli episodi oggetto delle indagini emerge l’assalto avvenuto il 6 novembre 2024 lungo la statale 96 nei pressi di Toritto , durante il quale il gruppo operativo si avvalse di materiale esplosivo e fucili d’assalto Ak 47 Kalashnikov, sparando contro le guardie giurate. In quella occasione, il furgone trasportava denaro contante per circa 1 milione di euro. Tuttavia, non è stato possibile accertare con esattezza l’ammontare del denaro di cui il gruppo riuscì ad impossessarsi, perché in parte venne distrutto nel corso della stessa rapina.

Tra gli altri episodi criminali contestati nell’ordinanza cautelare, anche il furto di ben 4 autobus di linea, avvenuto ad Ostuni (BR) il 15 aprile 2025, chiaramente finalizzato ad utilizzare quei mezzi per realizzare altri assalti. Sono state anche rinvenute e sequestrate ben 7 autovetture di provenienza delittuosa, ritrovate in un autoparco di Trinitapoli /Foggia)
Nel corso delle indagini sono emersi anche elementi che inquadrano il contesto di connivenze di cui godono in Cerignola alcuni indagati Le indagini si sono avvalse di intercettazioni ambientali, pedinamenti e delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.
Per la prima volta è stato riconosciuto il metodo mafioso, che la DDA di Bari ha ritenuto di contestare in considerazione di una serie di elementi, come l’identità dei soggetti agenti contigui ai contesti della criminalità organizzata attiva sul territorio; le modalità del fatto connotate da ferocia spregiudicata attuata con modalità plateali ed eclatanti, dall’adozione di tecniche operative di tipo paramilitare, da una complessa e accurata pianificazione preventiva, con impiego massivo di uomini, mezzi, armi anche da guerra ed esplosivi, tutti elementi evocativi della matrice di riferimento, tanto che da tempo gli assalti ai portavalori in tutto il territorio nazionale risultano un “brand” criminale tipicamente attribuito alla criminalità organizzata cerignolana, così da ingenerare quella particolare coartazione e conseguente intimidazione proprie di quel tipo di organizzazioni, non solo nei territori di origine, ma in tutti quelli dove di fatto questa tipologia di delitto si è nel tempo manifestata.





