Avviso ai naviganti…. lo scoop su Boffo era FALSO, condannata la talpa per «accesso abusivo» ad archivio giudiziario

Avviso ai naviganti…. lo scoop su Boffo era FALSO, condannata la talpa per «accesso abusivo» ad archivio giudiziario

Una notizia dedicata ad alcuni signori, markettari e pennivendoli che vanno a caccia di polpette avvelenate sul nostro direttore Antonello Gennaro. Mescolando decreto a finta informativa, il quotidiano «Il Giornale» (proprietà Berlusconi) costruì campagna a sfondo sessuale. Condanna a 2 anni di carcere al cancelliere che violò il casellario giudiziario

Dino Boffo

nella foto Dino Boffo ex-direttore dell’ Avvenire

Dopo quasi 5 anni dal falso “scoop” giornalistico di Vittorio Feltri all’epoca dei fatti  neodirettore de Il Giornale  contro il direttore di Avvenire Dino Boffo, poco “gradito” al centrodestra per i suoi editoriali critici dei comportamenti del premier Berlusconi, finalmente ieri è arrivata una inattesa sentenza di condanna di primo grado, che rivela  a sorpresa che il “killeraggio” giornalistico utilizzò in maniera distorta e taroccata il lavoro di una «talpa» giudiziaria di una Procura della Repubblica, quella di Santa Maria Capua Vetere. Adesso si è scoperto che fu un cancelliere in servizio al Casellario Giudiziario – che è stato per questo condannato ieri a 2 anni dalla giudice Paola Lombardi per “accesso abusivo a sistema informatico” in concorso con un mandante “allo stato ignoto” – ad estrarre illegalmente e cioè senza alcuna autorizzazione dell’ Autorità Giudiziaria il 12 marzo 2009 dalla banca dati nazionale la copia del certificato penale di Boffo, che venne poi diffuso e  stampato sul quotidiano berlusconiano  il 28 agosto 2009 con qualche cancellatura…… e attestante il decreto penale di condanna del 2004 del Tribunale  Terni di Boffo  a 516 euro di sanzione pecuniaria per la contravvenzione di “molestie alle persone” relativa ad alcune telefonate del 2001 (notizia che già Panorama aveva normalmente pubblicato).

Su questo documento, non ottenibile in quella modalità da nessuno e nemmeno su richiesta di un ente pubblico o persino dell’interessato, gli articoli de Il Giornale impiantarono a partire dal 28 agosto  un’ informativa di polizia clamorosamente falsa ammiccante a degli inesistenti moventi sessuali.  Quanto rendeva Vittorio Feltri sicuro di possedere “documenti al sicuro nei nostri cassetti” e quindi “prove chiare e inequivocabili” che “Boffo è privo dei requisiti morali per fare il moralista”, e “non lo affermiamo noi in base alle chiacchiere raccolte in portineria, ma il Tribunale di Terni. Ecco che cosa risulta dal casellario giudiziale (riportiamo letteralmente)”: invece erano tutte  falsità letteralmente inventate contenute  nell’editoriale e nelle cronache inesistenti nel procedimento reale di Terni  sul direttore dell’ Avvenire che secondo il Giornale era “attenzionato dalla Polizia come noto omosessuale”, su “telefonate sconce“, su “intercettazioni telefoniche“, su “pedinamenti volti a intimidire” una donna “onde lasciasse libero il marito”.

 È stata una pm della Procura di Monza, Caterina Trentini, a individuare e passare per competenza ai colleghi campani la traccia di 3 sospetti accessi abusivi al certificato di Boffo, che ieri con i suoi avvocati di parte civile Francesco Isolabella e Nicola Pietrantoni ha anche ottenuto il diritto a un risarcimento del danno. Uno risultava operato da una cancelliera di Teramo, ma il giorno stesso dell’articolo di Feltri; e uno da una cancelliera di Brescia, ma il giorno dopo: insomma, sempre violazioni ma per curiosità. Il terzo accesso abusivo risaliva al 12 marzo 2009, quando il dipendente giudiziario Francesco Izzo, cancelliere nella Procura di Santa Maria Capua Vetere, risultava interrogato il sistema su “Dino Boffo”. Incriminato dal pm Gregorio Scarfò, il cancelliere ha ripetutamente negato. Prima ha prospettato di aver dato in passato la propria password ad alcuni tecnici manutentori, i quali  lo hanno  però smentito. Poi ha detto che in ufficio si era soliti lasciare accesi i pc quando ci si allontanava, ma in questo caso sono stati i suoi colleghi di stanza a smentirlo. Una consulenza tecnica ha escluso incursioni dall’esterno , che ha inoltre rilevato come il cancelliere, 1 minuto prima e 2 minuti dopo la ricerca su Boffo, tra i propri normali adempimenti d’ufficio aveva fatto ben due interrogazioni al sistema informatico. Resta da scoprire chi abbia commissionato l’intrusione, e sia poi stato l”informatore attendibile, direi insospettabile“, per dirla con le parole abbozzate da Feltri nel 2009 – che “mi consegnò la fotocopia del casellario giudiziario” in realtà taroccata dall’innesto della velina anonima.
CdG verita
COMMENTO. Abbiamo pubblicato questa notizia per far capire ai nostri lettori ed a “qualcuno” che ci risulta all’opera da tempo a Taranto intento a costruire materiale diffamatorio nei confronti del nostro Direttore Antonello de Gennaro. In passato contro de Gennaro ci hanno provato gli hackers del “Tiger Team” di Telecom Italia (arrestati) al servizio di Tronchetti Provera (condannato) . Quindi….accomodatevi, troverete pane duro per i loro denti !
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