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8 Settembre 2026 23:24

Anche i magistrati a 5 stelle piangono

L’articolo che Scarpinato ha invocato a propria difesa, l’art. 68, è esattamente quello che il M5S di cui fa parte ha osteggiato per anni come simbolo del privilegio di casta, quello contro cui hanno costruito interi consensi elettorali urlando “Intercettateci tutti”, quello che hanno usato come clava contro la Prima Repubblica e i suoi eredi.

Era il 2019 quando il M5S dichiarava ufficialmente sul Blog delle Stelle:Sull’articolo 68 della Costituzione il Movimento 5 Stelle è sempre stato ed è inamovibile: niente immunità, niente insindacabilità. Nessuna protezione per i politici che devono rispondere delle loro azioni individuali.” Facciamo quindi un salto temporale al 2024. La Procura di Caltanissetta trasmette alla presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Chiara Colosimo (FdI) documenti relativi a un filone d’indagine sulla strage di via d’Amelio, documentazione che comprende le intercettazioni e i messaggi scambiati da Scarpinato con Natoli. Molte conversazioni riguardano la “preparazione” dell’audizione di Natoli davanti alla Commissione: Scarpinato concorda con Natoli le frasi da dire, suggerendogli domande, argomenti da trattare e documenti da depositare. Una clamorosa ingerenza nella genuinità della deposizione di un teste davanti agli altri commissari.

Tra le frasi intercettate, Scarpinato si rivolge a Natoli: E tu tira fuori questa storia, perché ti farò questa domanda.” E ancora: “Sai che intenzioni ho? Di seppellire la Colosimo sotto una montagna di documenti.” A questo punto Scarpinato fa la cosa giuridicamente corretta: sollecita il Senato a sollevare il conflitto di attribuzioni davanti alla Consulta. La strada è quella giusta. Senonché la Giunta delle immunità, a maggioranza centrodestra, respinge la richiesta.

Scarpinato si trova davanti a un bivio. Decide allora di ricorrere direttamente contro la Commissione Antimafia davanti alla Corte Costituzionale. Scavalca il Senato. Scavalca la procedura. Come al solito certi (ex) magistrati credono di essere degli intoccabili

Probabilmente Scarpinato si era abituato da decenni ad essere lui a stabilire come si interpretano le regole. E questa certezza lo ha tradito permettendo alla Corte Costituzionale di impartirgli una lezione come quelle che si impartiscono agli studenti del primo anno di giurisprudenza. Infatti la Consulta con l’ordinanza numero 106 depositata ieri 16 giugno 2026, ha spiegato con la pazienza e lucidità giuridica di un professore che la strada percorribile esisteva: il singolo senatore può ricorrere individualmente davanti alla Consulta, ma solo contro il Senato che ha deciso di non tutelarlo, non contro la Commissione. Quella era la porta giusta. Scarpinato, brandendo inutilmente la Costituzione, ha cercato di sfondare la porta sbagliata.

L’articolo che Scarpinato ha invocato a propria difesa, l’art. 68, è esattamente quello che il M5S di cui fa parte ha osteggiato per anni come simbolo del privilegio di casta, quello contro cui hanno costruito interi consensi elettorali urlando “Intercettateci tutti”, quello che hanno usato come clava contro la Prima Repubblica e i suoi eredi. Oggi quello stesso articolo della Costituzione si è trasformato secondo Scarpinato ed i suoi “protettori” del M5S nello slogan opposto: “Non potete intercettarmi”. Peccato però che la Corte Costituzionale non sia stata d’accordo. E nessuno di loro parla più.

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