Affaire Casalino, Odg Lombardia archivia

Affaire Casalino, Odg Lombardia archivia

Dura la reazione del deputato del Partito democratico Michele Anzaldi. “Per l’Ordine dei giornalisti della Lombardia definire i dirigenti del ministero dell’Economia ‘pezzi di me…’, gente ‘da far fuori’, con cui arrivare ‘ai coltelli’ non è una violazione dei diritti fondamentali delle persone, quindi insultare e minacciare non merita alcuna sanzione”

di Giovanna Rei

ROMA – L’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha deciso di archiviare l’istruttoria su Rocco Casalino, relativa al messaggio audio nel quale il portavoce di Palazzo Chigi insultava e attaccava i tecnici del ministero dell’Economia, accusati di fare ostruzionismo e di non riuscire a trovare le coperture per le misure della manovra. Il Consiglio di disciplina territoriale era stato chiamato a verificare se le dichiarazioni di Casalino, giornalista professionista, il loro tenore e l’uso del linguaggio fossero “pertinenti, continenti e compatibili con gli articoli 2 e 11 della legge professionale numero 69 del 3 febbraio 1963“.

Dura la reazione del deputato del Partito democratico Michele Anzaldi. “Per l’Ordine dei giornalisti della Lombardia definire i dirigenti del ministero dell’Economia ‘pezzi di me…’, gente ‘da far fuori’, con cui arrivare ‘ai coltelli’ non è una violazione dei diritti fondamentali delle persone, quindi insultare e minacciare non merita alcuna sanzione – scrive il deputato dem su Facebook -. Lo ha stabilito il Consiglio di disciplina, archiviando l’istruttoria su Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio che quelle parole voleva che uscissero sulla stampa, addirittura in forma anonima, tanto da dirle a vari cronisti, quindi voleva che avessero il massimo risalto possibile“.

“Nessuna conversazione rubata, ma – sottolinea Anzaldiinsulti contro pubblici ufficiali da far uscire sui media. E come sanzione non c’è soltanto la radiazione dall’Albo, la più dura. C’è anche il semplice avvertimento, la censura, la sospensione. Niente di tutto questo. Per l’Ordine dei giornalisti insultare un funzionario pubblico, additarlo sulla stampa come persona da cacciare significa rispettare i diritti fondamentali delle persone. Una decisione che lascia sbalorditi. Speriamo che, quanto meno, non faccia da precedente per futuri insulti e minacce“.

Ma l’ Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha dimenticato un “precedente” di Casalino, che il 13 luglio scorso quando i deputati del Movimento 5 Stelle avevano organizzato una piccola manifestazione nella piazza di fronte alla Camera per festeggiare il ricalcolo dei vitalizi degli ex parlamentari approvato dall’ufficio di presidenza. Alla manifestazione erano presenti una decina di deputati con palloncini, spumante e bicchieri. Tra i deputati c’era anche il nostro collega Salvatore Merlo, giornalista del quotidiano IlFoglio che in un suo articolo pubblicato ha descritto la scena. L’organizzatore della coreografia messa in piedi dai deputati del Movimento, ha raccontato Merlo, è stato Rocco Casalino, ex concorrente del Grande Fratello, portavoce del presidente del Consiglio e da anni capo della comunicazione del Movimento.

Merlo ha descritto in maniera piuttosto ironica Casalinoe la sua attività di spiegare ai deputati come comportarsi, in modo che la manifestazione riuscisse nella maniera migliore. «“Amore, amore”, urla Rocco a un deputato, battendo le mani, “tienilo più in alto quel palloncino!”», ha scritto per esempio. Casalino, che con il Foglio si
è già scontrato parecchie volte in passato
, stando a quanto scrive Merlo, gli avrebbe rivolto una frase provocatoria:

«Adesso che il Foglio chiude, che fai?

Mi dici a che serve il Foglio? Perché esiste?»

La frase di Casalino sembrava un non tanto velato riferimento al fatto che il Foglio percepisce finanziamenti pubblici in quanto cooperativa giornalistica. Casalino per giustificarsi, a posteriori aveva sostenuto che la sua era “una battuta” rivolta a Merloin un momento informale di festeggiamenti per i vitalizi. Sono certo che Salvatore Merlo ne fosse ben consapevole, considerando che ho specificato anche con lui che stavo scherzando. Credo fortemente nella libertà di stampa e nel pluralismo dell’informazione“.

Peccato che Casalino non abbia proferito parola quando i suoi datori di lavoro del M5S, a partire da Luigi Di Maio hanno dato ai giornalisti degli epiteti come “puttane“, “sciacalli“, “infami“. O forse parlavano fra di loro…?

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